Connettiti con Renovato 21

Cina

Proteste antilockdown, Apple restringe il sistema di comunicazione fra gli smartphone dei cinesi

Pubblicato

il

La funzione AirDrop, che consente agli smartphone Apple di comunicare fra loro senza passare per la rete cellulare e internet, è stata ristretta negli iPhone dei cinesi, proprio durante l’insorgere delle colossali proteste spontanee che la popolazione sta inscenando contro i lockdown zero-COVID di Xi Jinping.

 

Pechino è alle prese con un fermento di insurrezione che non si vedeva dal tempo drammatico di piazza Tienan’men. Si apprende quindi che Apple avrebbe disabilitato dagli smartphone dei suoi clienti cinesi la funzione AirDrop, che consente di scambiare testi e file solo per prossimità da un telefono all’altro, senza che in alcun modo sia coinvolta la rete internet e la rete del segnale cellulare, che in Cina sono ampiamente presidiati dal controllo capillare del Partito Comunista Cinese.

 

Ciò renderebbe AirDrop ideale per proteste antigovernative in uno Stato di polizia, quale la Cina Popolare è a tutti gli effetti.

 

Apple avrebbe lanciato un aggiornamento software che limita l’uso di AirDrop in Cina a soli 10 minuti, rendendo impossibile ai manifestanti di comunicare fra loro senza finire nelle maglie del totalitarismo elettronico di Xi, né di inviare file a turisti o ad altri (sospettiamo che sia questo il modo tramite il quale le immagini della rivolta cinese, che abbiamo documentato su Renovatio 21, sono riuscite ad uscire dai confini del Regno di Mezzo).

 

Durante le dimenticate rivolte di Londra del 2011, quando furono saccheggiate intere aree della capitale britannica (una sorta di prova generale del 2020 di Black Lives Matter negli USA) la polizia ebbe problemi perché si accorse che la maggior parte dei rivoltosi, che non poteva forse permettersi uno smartphone di nuova generazione, utilizzava i BlackBerry, che avevano un sistema di messaggistica nativo che non passava per le reti tradizionali. Il caso di AirDrop in Cina – cioè un sistema di scambio di messaggi nativo, non connesso alla rete centralizzata e quindi sorvegliata dal potere – sembra non dissimile: solo che il potere pare aver imparato, e non solo dai saccheggi della Londra pre-Olimpica.

 

Vi è un recente precedente storico che potrebbe spiegare la mossa. Le autorità cinese sanno bene che AirDrop era stato usato durante le proteste di Hong Kong, brutalmente soppresse dalle forze di polizia dell’establishment locale ormai completamente controllato da Pechino.

 

Il sito Reclaim the Net sostiene che «Apple ha aiutato più volte Pechino a sopprimere il dissenso pubblico, principalmente ottemperando alle sue richieste di rimuovere le app utilizzate dai manifestanti per l’informazione e la comunicazione». Inoltre, continua il sito, «Apple aiuta anche il Partito Comunista Cinese a impedire agli utenti di rimanere privati ​​vietando le VPN nella regione».

 

Apple, che l’azienda privata più capitalizzata al mondo e nella storia – ad oggi vale 2,25 trilioni di dollari –  è pesantemente implicata negli affari cinesi, in quanto ha delocalizzata la produzione dei suoi prodotti in Cina. È stato riportato che tensioni si erano avute anche nelle fabbriche di produzione di Foxconn, il terzista di Apple che produce materialmente gli iPhone etc. Foxconn era divenuta nota dieci anni fa per un alto numero di suicidi fra i suoi dipendenti. La questione all’epoca aveva sollevato polemiche riguardo ad una «nuova schiavitù» da cui proverrebbero i nostri oggetti ipertecnologici.

 

Come riportato da Renovatio 21, già durante il grande lockdown di Shanghai di questa primavera c’erano state questioni agli stabilimenti Foxconn, con dipendenti quarantenati nel posto di lavoro. Ora è riportato che temendo un altro lockdown da passare in fabbrica, migliaia di lavoratori d starebbero scappando dagli stabilimenti di produzione degli iPhone.

 

Secondo quanto riportato, Apple starebbe valutando di chiudere l’accesso della sua piattaforma – che passa attraverso l’App store – al nuovo Twitter di Elon Musk, che ha appena liberato moltitudini di account che erano stati bannati per questioni politiche.

 

Non si tratta della prima volta che Apple «depiattaforma» una qualche realtà che sostiene qualcosa di giudicato sconveniente: nel 2018 si iniziò con la cacciata dall’App Store dell’applicazione della testata americana Infowars, che non può essere più scaricata, né, per chi già ce l’aveva, aggiornata. Fu depiattaformato, in seguito alle faccende del Campidoglio di Washington del 6 gennaio 2021, l’intero nuovo social media Parler, che si offriva di non censurare la libertà di espressione dei suoi utenti, a differenza di Facebook e di Twitter. Si è appreso recentemente che anche il sito di condivisione video Odysee, che funziona come YouTube e che ora afferma che Apple l’ha costretta a censurare alcuni termini di ricerca durante il COVID-19.

 

Commentatori americani stanno notando che, in Cina come in America, Apple sta eseguendo lo stesso schema: più che favorire i suoi consumatori, ma allinearsi ai grandi partiti al potere, che sono il Partito Comunista Cinese in Cina e il Partito Democratico in USA. I quali, come sa il lettore di Renovatio 21, hanno legami  profondi, che convergono, soprattutto, nella persona del presidente Joe Biden.

 

Elon Musk, che a quanto pare starebbe per andare alla guerra con Apple in caso di depiattaformazione di Twitter, starebbe pensando a costruirsi da sé uno smartphone in grado di competere con gli iPhone (posseduti da metà della popolazione americana) e magari senza la funzione di gatekeeping, esercitata dall’App Store.

 

Alzi la mano chi, a questo punto, non sarebbe disposto a comprarlo.

 

 

 

 

Continua a leggere

Cina

La Cina testa con successo un drone armato di fucile

Pubblicato

il

Da

Una delle principali aziende tecnologiche cinesi, Wuhan Guide Infrared, ha condotto con successo il test di un nuovo veicolo aereo senza pilota (UAV) armato di fucile, ottenendo una precisione mai registrata in precedenza.

 

Negli ultimi anni, le imprese cinesi hanno guidato lo sviluppo dei droni, con numerosi modelli civili che dominano ampiamente il mercato internazionale.

 

Secondo l’edizione di dicembre del Journal of Gun Launch and Control, il drone è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia per le Operazioni Speciali dell’esercito cinese. Nel corso della prova, ha sparato 20 colpi singoli con il fucile d’ordinanza contro un bersaglio delle dimensioni di un essere umano posto a 100 metri di distanza, rimanendo librato a circa dieci metri dal suolo.

 

Il drone avrebbe conseguito un tasso di successo del 100%, con dieci proiettili concentrati in un raggio di 11 centimetri.

 

A differenza di sistemi analoghi, questo nuovo UAV non necessita di un’arma appositamente progettata o modificata, ma impiega il normale fucile d’assalto in dotazione all’esercito cinese, come riportato dalla pubblicazione.

 

Tali risultati eccezionali deriverebbero da algoritmi avanzati di stabilizzazione e puntamento, oltre a un innovativo sistema di fissaggio. Inoltre, gli ingegneri cinesi avrebbero creato un software dedicato che calibra l’angolo di tiro in funzione della distanza, delle stime del vento e di altri fattori, ottimizzato attraverso simulazioni informatiche.

 

Il limite attuale del sistema consiste nella capacità di sparare solo colpi singoli.

Iscriviti al canale Telegram

In un altro sviluppo recente, lo scorso mese l’Aviation Industry Corporation of China (AVIC) ha annunciato il primo volo del suo drone pesante a reazione Jiutian (High Sky), in grado di trasportare e rilasciare fino a 100 piccoli UAV kamikaze guidati dall’Intelligenza Artificiale.

 

La «nave madre» del drone, con una capacità di carico utile massima di quasi sei tonnellate, era già stata mostrata in precedenza equipaggiata con diverse munizioni aria-superficie e aria-aria.

 

Secondo il produttore, il Jiutian può operare a quote fino a 15.000 metri e mantenere il volo per 12 ore consecutive.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina negli anni passati aveva varato anche una nave portaerei per droni.

 

Nel frattempo, secondo quanto riportato dalla CNN lo scorso settembre citando un generale dell’esercito, le forze armate statunitensi stanno cercando di colmare il divario nelle tecnologie moderne dei droni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artificialmente

Continua a leggere

Cina

La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca

Pubblicato

il

Da

L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino  al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.   Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.   È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».  

Sostieni Renovatio 21

L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.   L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.  

Aiuta Renovatio 21

La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.   All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.   Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.   Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
   
Continua a leggere

Cina

Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Dopo la cattura del presidente venezuelano, sono tornati al centro dell’attenzione le tensioni strategiche tra gli Stati Uniti e la Cina, che negli ultimi anni ha pesantemente investito in America Latina e nei Caraibi. La competizione tra le due potenze potrebbe tornare sul canale di Panama, che negli ultimi anni ha cercato di bilanciare interessi contrapposti, ma nel mirino di Washington potrebbero finire anche altri progetti infrastrutturali e investimenti nelle materie prime di Pechino.

 

Dopo la cattura e il rapimento del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, il presidente statunitense Donald Trump ha segnalato che gli Stati Uniti potrebbero rivolgere ora le loro attenzioni ad altri territori strategici e ricchi di risorse. Tra questi anche Panama e in particolare il suo canale, che, come il Venezuela, è un luogo su cui la Cina ha pesantemente investito negli ultimi anni.

 

L’influenza sul canale di Panama era una questione a gennaio dello scorso anno durante il discorso di insediamento di Trump, che aveva dichiarato che gli Stati Uniti si sarebbero ripresi il canale. Nella strategia sulla sicurezza nazionale, il documento pubblicato a inizio dicembre dall’attuale amministrazione, Washington aveva chiarito la propria volontà di «ripristinare la supremazia americana nell’emisfero occidentale» e «escludere i concorrenti non appartenenti all’emisfero», un neanche troppo velato riferimento a Pechino.

 

A pochi giorni di distanza, il governo cinese aveva pubblicato un proprio documento sulla regione dell’America Latina e dei Caraibi in cui riaffermava i legami diplomatici tra la Cina e la regione: «La Cina ha sempre dimostrato solidarietà incondizionata nei confronti del Sud del mondo, compresi l’America Latina e i Caraibi».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Si tratta di una risposta alle alleanze militari che gli Stati Uniti hanno stretto con i Paesi dell’Asia e che Pechino percepisce come una crescente ingerenza nel proprio «cortile di casa». Per questo le azioni degli Stati Uniti in Venezuela ora preoccupano soprattutto alcuni dei principali alleati asiatici di Washington come il Giappone e le Filippine. Allo stesso tempo, diversi Paesi dei Caraibi, come Guatemala, Haiti, Belize e altre isole più piccole mantengono ancora relazioni diplomatiche con Taiwan, un’altra questione su cui si sono concentrati gli sforzi di Pechino, che considera l’ex isola di Formosa una «provincia ribelle» e una questione prettamente interna su cui gli altri Paesi non devono avere voce in capitolo.

 

Secondo alcuni analisti, la competizione tra Cina e Stati Uniti in America Latina è appena iniziata. A partire dal 2018 la Cina ha siglato accordi di partenariato parte della Belt and Road Initiative con 24 Paesi sudamericani e in alcuni casi ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale. Uno dei progetti cinesi più ambiziosi della regione è il porto di Chancay, vicino a Lima, controllato per il 60% dall’impresa statale cinese COSCO.

 

Inaugurato a novembre 2024, da tempo definito «la porta d’accesso» della Cina in Sud America. Si tratta infatti del primo porto in grado di gestire enormi navi portacontainer: l’obiettivo è fare in modo che i prodotti sudamericani (soprattutto soia, rame, petrolio e litio) vengano scambiati con le merci cinesi, riducendo la dipendenza dai porti nordamericani e i costi logistici fino al 20%, permettendo di risparmiare 10 giorni di navigazione.

 

Come ha spiegato nei giorni scorsi al Wall Street Journal Leland Lazarus, ex diplomatico statunitense e oggi consulente per la difesa, Washington teme che alcuni di questi hub logistici possano trasformarsi in punti di supporto strategico per le forze armate cinesi. Secondo alcune relazioni del Dipartimento della Difesa americano, Cuba è uno dei Paesi in cui la Cina potrebbe aver considerato di installare una base militare.

 

Altre statistiche affermano che tra il 2009 e il 2019 Pechino ha trasferito equipaggiamenti militari per un valore complessivo di 634 milioni di dollari a cinque Paesi latinoamericani, con il Venezuela in testa alla lista. Mentre solo tra il 2000 e il 2018 Pechino ha investito 73 miliardi di dollari in materie prime e in particolare in quello che viene chiamato il Triangolo del Litio, formato da Argentina, Bolivia e Cile.

 

Panama, che nel 2017 ha riconosciuto la politica di «una sola Cina» recidendo i legami con Taiwan, rischia di essere il prossimo Paese in cui verranno alla luce tutte le tensioni tra Pechino e Washington. Dopo le affermazioni di inizio mandato di Trump, il Paese centramericano si era ritirato dalla Belt and Road Initiative. Nel tentativo di abbassare ulteriormente la disputa sul canale, il presidente panamense, José Raúl Mulino, a maggio non ha preso parte al CELAC, il vertice tra i leader sudamericani e il presidente cinese Xi Jinping.

 

Il 28 dicembre le autorità della città di Arraiján hanno rimosso un monumento dedicato al contributo dei lavoratori cinesi alla costruzione del canale di Panama durante il XIX secolo, un’azione che ha subito scatenato le ire di Pechino. «Il monumento era una testimonianza e un memoriale dell’amicizia secolare tra Cina e Panama e dell’enorme contributo dato dai lavoratori cinesi che hanno attraversato gli oceani, e alcuni dei quali hanno persino pagato con la costruzione con la propria vita», ha comunicato il ministero degli Esteri cinese.

Iscriviti al canale Telegram

Anche il presidente di Panama ha condannato l’atto: «non c’è alcuna giustificazione per la barbarie commessa dal sindaco di Arraiján nel demolire il monumento alla comunità cinese costruito sul Ponte delle Americhe», ha scritto in un post su Facebook, sottolineando che la comunità cinese a Panama «merita tutto il nostro rispetto. È necessario avviare immediatamente un’indagine. Un atto così irrazionale è imperdonabile».

 

Sul tavolo del governo panamense c’è ancora l’accordo annunciato da BlackRock a marzo di quest’anno: il consorzio aveva proposto un accordo da 22,8 miliardi di dollari per l’acquisto del 90% di Panama Ports da CK Hutchison, una società di Hong Kong che aveva dal 1996 il controllo dei porti di Balboa e Cristóbal, un tentativo di riportare il canale sotto il controllo di acquirenti allineati con gli Stati Uniti.

 

Il Brasile, al contrario, a maggio 2025 ha firmato 37 accordi bilaterali con la Cina, mentre la ferrovia Transoceanica che dovrebbe collegare l’Atlantico brasiliano al Pacifico peruviano attraversando l’Amazzonia e le Ande, seppur annunciata nel 2014, aspetta ancora di essere portata a termine. La Cina, però, da sempre ragiona su una logica di lungo periodo.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Presidencia Perú via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Più popolari