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Protesta

Isole Salomone, la protesta dà fuoco al Parlamento e a Chinatown. L’Australia manda le truppe

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La violenza scuote la capitale delle Isole Salomone (uno Stato insulare del Sud Pacifico) da vari giorni nonostante il lockdown, con i manifestanti che hanno preso di mira il quartiere cinese locale.

 

I leader locali che stanno subendo la protesta hanno speso parole di fuoco per condannare i disordini, che sono però oramai fuori controllo.

 

L’Australia, a cui il premier salomonese ha chiesto aiuto, ha quindi dichiarato che avrebbe inviato truppe per sedare i disordini.

 

L’Australia, a cui il premier salomonese ha chiesto aiuto, ha dichiarato che avrebbe inviato truppe per sedare i disordini 

Il fumo si è alzato sulla capitale Honiara giovedì, un giorno dopo che i manifestanti che chiedevano le dimissioni del primo ministro hanno dato fuoco al Parlamento e a molti altri edifici.

 

 

Le crescenti rivolte, alimentate dalle rimostranze interne sulle priorità di sviluppo e dalla decisione del Paese di trasferire il riconoscimento diplomatico da Taiwan alla Cina, hanno portato il primo ministro Manasseh Sogavare a chiedere aiuto alla vicina Australia. Il suo omologo australiano si è quindi impegnato a inviare circa 120 soldati e agenti di polizia per mantenere la pace.

 

«Il nostro scopo qui è fornire stabilità e sicurezza per consentire i normali processi costituzionali nelle Isole Salomone», ha detto il premier australiano Scott Morrison in una conferenza stampa giovedì. «Non è in alcun modo intenzione del governo australiano intervenire negli affari interni delle Isole Salomone. Questo sta a loro da risolvere».

 

 

 

Morrison ha detto che due dozzine di agenti di polizia australiani erano diretti a Honiara, dove presto sarebbero stati raggiunti da più di 40 soldati e 50 poliziotti aggiuntivi. Il dispiegamento, secondo quando detto, sarebbe «una questione di settimane».

 

In un discorso nazionale alla fine di mercoledì, Sogavare ha definito i disordini un «triste e sfortunato evento volto a far cadere un governo democraticamente eletto» e ha annunciato un lockdown di 36 ore a Honiara.

 

 

«Centinaia di cittadini hanno preso la legge nelle loro mani», ha detto, sostenendo di essere stati «sviati da alcune persone senza scrupoli» di cui non ha fatto il nome ma che ha detto che avrebbero «affrontato il peso totale della legge».

 

Molti dei manifestanti sono giunti a Honiara, sull’isola di Guadalcanal, da Malaita, l’isola più popolosa della nazione arcipelagica del Pacifico meridionale, a circa 1.000 miglia a nord-est dell’Australia.

 

Le tensioni sono ribollite tra le due isole da quando il governo nazionale ha cambiato alleanza diplomatica da Taiwan alla Cina nel 2019

Le tensioni sono ribollite tra le due isole da quando il governo nazionale ha cambiato alleanza diplomatica da Taiwan alla Cina nel 2019, una mossa osteggiata dal premier di Malaita, Daniel Suidani, che ha affermato che sarebbe stata offerta una tangente per sostenere il passaggio. Sogavare ha negato l’accusa.

 

 


Suidani ha promesso che Malaita non si sarebbe mai impegnata con Pechino e ha revocato le licenze delle imprese di proprietà di etnia cinese, attirando un rimprovero dal governo nazionale. Le tensioni sono aumentate a maggio quando Suidani ha cercato cure mediche a Taiwan, un viaggio che il governo ha definito «non autorizzato».

 

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha dichiarato giovedì che la Cina ha prestato grande attenzione agli sviluppi nelle Salomone e ha sostenuto gli sforzi del governo per fermare la violenza. Qualsiasi tentativo di interrompere le relazioni tra la Cina e le Isole Salomone sarebbe inutile, ha affermato. Pechino, che rivendica Taiwan come suo territorio, ha eliminato i restanti partner diplomatici di Taipei dall’elezione di Tsai Ing-wen a presidente nel 2016.

 

 


Martedì, i membri del Parlamento di Malaita hanno rilasciato una dichiarazione esprimendo paura per le proteste pianificate a Honiara e invitando Suidani a «richiamare il nostro popolo, i nostri fratelli e figli dal compiere azioni così potenzialmente pericolose e violente».

 

Suidani ha affermato che le proteste, alle quali non ha partecipato, sono state il risultato del governo che ha ignorato le preoccupazioni della gente su questioni come il cambio diplomatico e i progetti infrastrutturali.

 

«Qualunque cosa il governo voglia che la gente sappia, deve alzarsi e dirglielo» ha dichiarato mercoledì al Guardian. «Non possono scappare dai problemi. Non risolverà nulla».

 

 


Centinaia di manifestanti hanno iniziato a radunarsi davanti al palazzo del Parlamento nazionale mercoledì mattina, gridando a Sogavare di dimettersi, secondo i video pubblicati online dai giornalisti locali.

 

A mezzogiorno, si poteva vedere il fumo provenire da una capanna d’erba vicino al Parlamento, dove a volte si radunano i legislatori.

 

Ben presto, la capanna è stata avvolta dalle fiamme. Poi una stazione di polizia e diversi edifici a Chinatown, tra cui almeno un negozio di proprietà cinese, sono stati dati alle fiamme.

 

 


Come riportato da Renovatio 21, la partita nel Pacifico è oggi caldissima.

 

La tensione tra Cina e USA (alleati di Australia e Taiwan) si gioca tra ridde di incrociatori, test di armi ipersoniche, nonché sommergibili.

 

I sommergibili venduti da USA e UK a Canberra, che ha stracciato malo modo un contratto con i francesi, sono al centro di una nuova intesa chiamata AUKUS volta ovviamente al contenimento della Cina.

 

Il vertice degli eventi sarà la guerra a Taiwan, che secondo Taipei potrebbe avvenire con un’invasione da parte di Pechino prevista per il 2025.

 

L’escalation in corso può portare senza dubbio ad una vera guerra nucleare sul teatro del Pacifico.

 

Quanto all’Australia, il Paese divenuto simbolo dell’incubo-lockdown, sta utilizzando i militari per il contenimento pandemico della sua stessa popolazione da mesi.

 

È stato reso noto in settimane che nello Stato australiano dei Territori del Nord l’esercito ha ora iniziato a trasferire i positivi al COVID in appositi «campi di quarantena» dove concentrare gli infetti.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Protesta

Altra manifestazione massiva contro le restrizioni. A Norimberga.

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Continuano in Germania le manifestazioni di popolo contro le restrizioni vaccinali.

 

«Wie sind die rote linie» recita uno striscione visto in più occasioni: noi siamo la linea rossa.

 

Il popolo scandisce, durante la lunga processione, una parola inequivocabile, «Freiheit!», «libertà!».

 

Le immagini che vedete qui sotto vengono da una città speciale, che ha un significato simbolico non di poco conto: Norimberga.

 

 

 

 

Per lungo tempo le demo, come chiamano in Germania le manifestazioni di protesta, non erano consentite.

 

Dopo le brutalità di Berlino la scorsa estate, le violenze della repressione si sono riaffacciate anche alle manifestazioni di queste settimane.

 

E non solo violenza fisiche: indimenticabile è stata la scena del poliziotto che dice al manifestante «Sie haben jegliche Menschlichkeit verloren», cioè «Lei ha perso ogni umanità».

 

Come riportato da Renovatio 21, il giornale tedesco Die Welt ha rivelato, citando fonti interne al potere berlinese, che il governo è seriamente preoccupato per la quantità di persone, tutte determinatissime, che si vedono alle manifestazioni.

 

 

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Molotov, spari e poliziotti feriti. Ancora scontri in Guadalupa: le immagini

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Ancora disordini in Guadalupa, territorio d’oltremare della Francia che negli ultimi mesi ha visto la popolazione insorgere contro le autorità.

 

Lo scorso venerdì ecco una nuova ondata di violenze, con scontri tra forze di polizia e manifestant che protestano contro le restrizioni pandemiche.

 

Secondo quanto riferito dalla prefettura locale, verso gli agenti sarebbero stati indirizzati spari e bottligie molotov. Un poliziotto sarebbe stato ferito da un proiettile.

 

«La prefettura condanna questi atti indicibili e offre il suo sostegno al ferito», si legge in un comunicato ufficiale.

 

 

 


 

 

 

 

A dicembre, la città di Basseterre in Guadalupa ha visto diverse centinaia di persone prendere d’assalto l’edificio del consiglio regionale. All’epoca, secondo quanto riportato, i deputati regionali stavano tenendo l’ultima sessione plenaria dell’anno e hanno dovuto essere evacuati dall’aula prima che di essere raggiunti dai manifestanti.

 

L’incidente di dicembre è avvenuto poco dopo che le autorità locali hanno imposto il coprifuoco a causa delle crescenti violenze durante le proteste contro il COVID-19 a novembre. Il presidente francese Emmanuel Macron all’epoca aveva descritto la situazione della Guadalupa come «molto esplosiva».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia, dopo la prima rivolta anti-lockdown sull’isola, decise di mandare a sedare la situazione le forze speciali.

 

C’è da registrare anche un altro fatto rilevante: Parigi per tranquillizzare i rivoltosi aveva promesso anche la creazione di un vaccino di tipo «tradizionale», cioè non mRNA. Fatto che apre una crepa abissale in tutto quello che ci hanno raccontato: che l’mRNA era la tecnologia giusta, che un vaccino ha bisogno di anni e anni di ricerche, che non abbiamo altra possibilità se non quella di confidare nei prodotti di Big Pharma come Pfizer  e Moderna etc.

 

 

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Grande manifestazione a Bruxelles. Scontri con le forze dell’ordine: le immagini

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La manifestazione nella capitale belga di domenica 23 gennaio contro  le restrizioni pandemiche ha registrato scontri e tensioni.

 

Le forze dell’ordine hanno sparato un abbondante numero di lacrimogeni.

 

Immancabili, anche qui, gli onnipresenti idranti, grande costante della repressione pandemica europea.

 

Secondo il quotidiano Belga Le Soir in piazza sarebbero scese circa 50 mila persone. È facile, guardando le immagini, pensare che i partecipanti fossero molti, molti di più.

 

Come testimoniano i video circolati in rete, la manifestazione era stata, in larga parte, totalmente pacifica. Tuttavia, pesanti scontri hanno fatto vedere scene di vera guerriglia urbana, con danni agli edifici UE.

 

Secondo alcuni organizzatori, i disordini sarebbero stati perpetrati da un gruppo di antifa, che dai video sembra molto ben organizzato e determinato. Tutti hanno il volto coperto.

 

 

Come visto ad Amsterdam a inizio mese, la presenza nella protesta di veterani ha aiutato a de-escalare situazioni di tensione.

 

 


Tensione dinanzi a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea.

 

 


Attaccato l’ingresso dell’Unione Europea.

 

 

Scene di guerriglia vera sulle strade. Cannoni ad acqua in azione. La polizia, munita come ad Amsterdam di cani di razza pastore olandese, ha usato lacrimogeni.

 

 

 

 


Agenti di polizia in tenuta antisommossa sono stati colpiti da lanci di oggetti e costretti a ripiegare

 

 

In una situazione, si è visto un furgone della polizia costretto a fuggire.

 

 

 

 

 

Uno degli organizzatori della manifestazione, Alexander Ehrlich, ha dichiarato che stavano coordinandosi con la polizia per evacuare centinaia di migliaia di manifestanti pacifici fuori dalla rivolta animata, a suo dire, dagli antifa.

 

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