Misteri
Storia commerciale della tavoletta per evocare gli spiriti
Tutti abbiamo una qualche immagine delle tavolette usate per evocare gli spiriti: su supporto cartonato o ligneo, sono stampate l’alfabeto, i numero dallo zero al nove, le parole «sì» e «no», talvolta, in una variazione possibile, la parola «addio».
Si tratta dello strumento per eccellenza per le sedute spiritiche. Non sappiamo se sia quello utilizzato anche da Prodi e dagli amici nel 1978 per conoscere l’ubicazione del presidente DC Aldo Moro, in quei giorni rapito, ma immaginiamo fosse qualcosa di simile. (Gli spiriti peraltro ci avevano azzeccato: avevano detto Gradoli, e di fatto Moro stava in via Gradoli, nel palazzo in odore di servizi segreti dove anni dopo fu trovato il governatore del Lazio Marrazzo con alcuni trans sudamericani)
Da numerosi film, telefilm e altri prodotti della cultura popolare dell’ultimo secolo abbiamo imparato che il suo uso consiste nel «chiedere» allo spirito una determinata domanda, e vedere come risponde attraverso un indicatore, che è un tappo, o un pezzo di vetro, o qualcosa di simile sul quale i partecipanti pongono il dito. L’indicatore si muove attraverso la tavoletta andando a formare lettera per lettera la risposta.
Secondo alcuni questo rito era già in uso nell’età antica, durante la dinastia Song in Cina (960–1279) e forsanche da Pitagora. Tuttavia al fenomeno fu data una struttura e trovato un nome da due businessmen statunitensi di fine Ottocento, Elijah Jefferson Bond e Charles Kennard, che la misero in commercio nel 1890. Dieci anni dopo un impiegato del Kennard di nome William Fuld acquistò i diritti dell’«invenzione» dei due imprenditori, e ricominciò a confenzionarla dandole il nome con cui è ancora oggi conosciuta nel mondo anglofono, Ouija Board, «Tavoletta Ouija».
Si prega di notare, quindi, che si tratta di un vero marchio commerciale, che nel 1991 passò al produttore di giocattoli Hasbro.
Ouija, quindi è un brand, esattamente Kleenex, Mars o Coca Cola. Al momento Ouija non ha competitor: nessuna Pepsi osa introdursi in questo mercato. Perché, come spiega un recente articolo della newsletter di economia e marketing The Hustle, è un mercato a tutti gli effetti.
Le origini della tavoletta spiritica vanno ricercate nella storia del cosiddetto «burned-over district» (il «quartiere bruciato»), una serie di regioni centrali ed occidentali dello Stato di New York che nella prima parte dell’Ottocento furono segnate da inusuali fervori religiosi e spirituali. Lì ha avuto le sue visioni Joseph Smith, profetico fondatore del mormonismo. Lì avrebbero preso piede alcune sette apocalitiche come quella dei milleriti, che credevano che la Seconda Venuta di Gesù Cristo si sarebbe realizzata il 22 ottobre 1844. Lì avvenne l’esperimento utopico-distopico dell’Oneida Society, che prevedeva matrimoni di gruppo con coppie decise dalle commissioni e i bambini cresciuti dalla collettività invece che da padre e madre. L’elenco va avanti per molto.
Sempre nel burned-over district fecero la propria comparsa le sorelle Fox, che conducevano le prime sedute spiritiche intorno al 1848, portando alla formazione del Movimento Americano di Spiritualismo, che insegnava la comunione con i morti.
Le sorelle Fox sono solitamente considerate l’origine dell’interesse americano per lo spiritismo. Le Fox sostenevano di essere in grado di interpretare colpi su mobili e pareti come messaggi mandati dagli spiriti.
Tuttavia, già all’epoca alcuni cominciavano a sostenere che era possibile comunicare con il mondo dei morti tramite le «tavolette parlanti». Un articolo del 28 marzo 1886 del New York Daily Tribune descriveva quanto fosse facile costruire il «nuovo schema per la comunicazione misteriosa»: c’era solo bisogno di una tavola contrassegnata da lettere e numeri e una planchette (francese per “piccola tavola”) per indicarli.
Tra questi primi appassionati delle tavolette parlanti c’era il Charles Kennard, un imprenditore di fertilizzanti a Chestertown, nel Maryland, il quale, si dice, avesse in realtà pochi interessi oltre che al business. Il Kennard collaborò quindi con un becchino e falegname di nome E.C. Reiche per produrre e vendere una dozzina di tavolette spiritiche. Quando suggerì di avviare un’attività insieme, il Reiche non riuscì a vedere un profitto in qualcosa che le persone, pensava, potevano tranquillamente realizzare da sole.
Il Kennard tuttavia non demorse. Dopo che la sua attività di fertilizzanti si esaurì a causa della concorrenza e della siccità nel 1889, si trasferì a Baltimora per ricominciare. Lì, incontrò l’avvocato specializzato in brevetti Elijah Bond, il quale invece mostrò interesse per l’idea, anche perché la cognata Helen Peters sosteneva di essere una medium.
In alcune lettere scoperte dal presidente della Talking Board Historical Society (un’associazione che si occupa di storia della tavoletta) Robert Murch, il Kennard scrisse di una seduta spiritica tenuta dalla Peters nell’aprile 1890, durante la quale affermò di aver chiesto alla tavoletta come voleva essere chiamata. «O-U-I-J-A», scandì la tavola, aggiungendo al gruppo spiritista che l’espressione significava «buona fortuna».
Ouija non è una parola in alcuna lingua conosciuta. Alcuni hanno pensato che possa essere la crasi della parole francese oui («sì») e quella tedesca ja (sempre «sì»), tuttavia non vi è conferma. Lo storico della tavoletta Murch ha ipotizzato che potrebbe essere stato un errore di ortografia: forse volevano scrivere «Ouida», il soprannome di Maria Louise Ramé, una scrittrice che la medium Peters ammirava. Non c’è verso di capire se questa teoria dica il vero.
La fede nel prodotto crebbe nel Kennardo, che fondò la Kennard Novelty Company il 30 ottobre 1890, con altri investitori investitori: il colonnello Washington Bowie, John F. Green, Harry Welles Rusk e William H.A. Maupin. La missione dell’azienda era vendere tavolette Ouija come non ci fosse un domani.
L’avvocato Bond quindi depositò Ouija come marchio registrato; fu inoltre depositato anche un brevetto (ebbene sì) della tavoletta spiritica. Secondo le ricerche di Murch, l’ufficio brevetti aveva rifiutato dispositivi simili perché i loro creatori non potevano provare che evocassero gli spiriti. Bond risolse il problema portandosi appresso la cognata medium, incontrando impiegato dopo impiegato dell’ufficio brevetti fino ad arrivare al capo ufficio. Il quale disse che se quell’«aggeggio» avesse saputo scandire il suo nome, avrebbe rilasciato il brevetto. Il Bond e la Peters si misero all’opera e diedero la dimostrazione richiesta. Il brevetto fu ottenuto, e non solo quello: grazie all’episodio, era possibili pubblicizzare la tavoletta con la frase «proven at the patent office», «testato all’ufficio brevetti».
Nel 1892, le tavolette Ouija erano così popolari che la Kennard Novelty Company costruì ulteriori fabbriche a New York, Londra e Chicago e una seconda filiale a Baltimora. Le tavolette erano vendute per 1 dollaro, prezzo che corrisponde a circa 33 dollari di oggi. Non tutto andò liscio. Il becchino Reiche tornò a farsi vedere per chiedere una fetta dei ricavi. Il Kennard e il Mapin uscirono dall’azienda nel 1892, mentre l’avvocato Bond uscì dopo aver fallito la supervisione di una filiale nel Regno Unito.
Rimase il colonnello Bowie, che ribattezzò l’azienda come Ouija Novelty Company e vi arruolò tale William Fuld, suo amico e già verniciatore dell’azienda, per produrre le tavolette assieme al fratello Isaac. Per ragioni non conosciute, nel 1901 l’azienda siglò un accordo esclusivo con William Fuld, l’uomo che fece da vero propulsore al business degli strumenti medianici.
Nel 1918, il Fuld costruì una fabbrica a tre piani a Baltimora, spendendo 100 mila dollari dell’epoca (oggi sarebbero, 1,9 milioni). Lo fece per un motivo preciso: la tavoletta Ouija gli aveva detto di «prepararsi per il grande business».
Di fatto, la tavoletta divenne un fenomeno sociale che interessava gran parte della società. Hustle scrive che divenne un gioco popolare per gli appuntamenti romantici, cosa dipinta da Norman Rockwell in una copertina del 1920 della rivista Saturday Evening Post.
Analogo uso spiritico-romantico era fatto, si racconta, nelle festicciole di ragazze nubili, che chiedevano all’ al di là previsioni sul proprio destino sentimentale. Fiorirono canzoni come «Weegee Weegee Tell Me Do» (dove «weegee» è una pronuncia di «ouija»), «Ouija Mine» e «Ouija Board» che decantavano le meraviglie di questo utensile per la comunicazione spiritica. Saltava fuori, tuttavia, anche qualche caso bizzarro, come quello, invero molto particolare, di una modella di origine nativo-americana che nel 1930 riuscì a convincere un’amica ad uccidere una rivale in amore dicendole che ciò era stato ordinato da uno spirito attraverso la tavoletta…
Il successo spinse l’arrivo della concorrenza e la riemersione di vecchie figure, come i fratelli dei vari Kennard, Bond e dello stesso Fuld. Tuttavia William Fuld li sconfisse con un mix di querele e tattiche sul prezzo. La sua fabbrica non aveva veri nemici.
Il Fuld fu tuttavia ucciso proprio da essa. Nel 1927 cadde dal tetto e una costola rotta gli trafisse il cuore. Sul suo letto di morte, chiede ai figli di non vendere mai più le tavolette Ouija. Gli eredi assecondarono il desiderio paterno, fino a che più nessuno in famiglia voleva portare avanti il business. Nel 1966, la famiglia Fuld vendette la Ouija ad un noto produttore di giuochi da tavolo, Parker Brothers.
Secondo un’intervista del 1986 all’allora presidente dell’azienda, la Parker Brothers sborsò per la tavoletta Ouija qualcosa come 975 mila dollari, 8,9 milioni al cambio di oggi. Si trattava dell’acquisizione più costosa mai intrapresa dall’azienda, che nel 1935 per il Monopoli (un altro loro gioco da tavolo) aveva sborsato circa 500 dollari (cioè 10.800 dollari odierni). Tuttavia, l’investimento pagò, e l’azienda andò a breakeven due anni dopo, ripagandosi completamente della folle spesa.
La Parker arrivò a produrre qualcosa come 400 mila tavolette spiritiche all’anno, senza contare gli ordini dall’anno precedente: una quantità che non era affrontabile per l’azienda. Nel 1967 Parker Brothers vendette 2 milioni di Ouija, divenendo di gran lunga il prodotto più venduto del suo catalogo di 134 giochi da tavolo – incluso, incredibilmente, il Monopoli.
Nonostante il successo del suo prodotto medianico, la Parker, incapace di tenere il passo con il mercato dei giochi in pieno boom, fu ceduta alla corporation General Mills, dove Parker fu fusa con il marchio di forni Kenner. Una società chiamata Tonka acquisì Kenner Parker nel 1987 con un accordo del valore di 627 milioni di dollari (1,6 miliardi odierni).
Infine fu rivenduta al colosso dei giocattoli USA Hasbro per 516 milioni (1,1 miliardi attuali) nel 1991. Al momento, quindi, Hasbro dispone il brevetto e il marchio registrato Ouija, che occasionalmente dà in licenza ad altre aziende. Una versione ancora disponibile è fatta dalla Winning Moves, mentre scopriamo che esiste anche una versione lenzuolo del fantasmagorico strumento. Aziende che vogliono mettere sul mercato prodotti per Halloween basate sulla Ouija, devono pagare i diritti: candele, tazze, calzetti, portachiavi, vassoi…
La Hasbro non si è limitata allo sfruttamento della proprietà intellettuale dell’Ouija solamente con licenze date all’esterno. Nel 2014 ha prodotto il film horro Ouija, che ha avuto un tale successo da poter mandare in sala due anni dopo anche il sequel, Ouija: Origin of Evil, pure un discreto successo. Il primo Ouija, costato tra i 5 e gli 9 milioni di dollari, ha ottenuto incassi per 103,6 milioni, nonostante pessime recensioni.
Nel 1960 vi era già stato un film sul tema, chiamato 13 Ghosts, dove la planchette levitava indicando la disgrazia in arrivo.
Tuttavia il film che veramente è stato fondamentale per la Ouija in era moderna è stato, senza dubbio, L’esorcista (1973). La pellicola, considerata una delle vette del cinema horror e non solo, ancora oggi incute in molti spavento estremo se non riverenza. Nella trama, la 12enne Regan dice a sua madre che usa una tavoletta Ouija per parlare con uno spirito chiamato Capitan Howdy. Poco dopo viene posseduta da un demone che compirà cose atroci e preternaturali.
Con L’esorcista si ebbe la prima volta che la Ouija veniva descritta pubblicamente come possibile porta alle forze maligne, sentimento che prima era solo diffuso tra i gruppi religiosi ma non condiviso dalla società civile. L’idea del film di Friedkin, tuttavia, attechì.
Quindi, nel 2008, quando Hasbro ha rilasciato una Ouija rosa commercializzata per le ragazze e venduta esclusivamente presso la catena Toys R Us, alcuni chiesero il boicottaggio del colosso della distribuzione dei giocattoli, che peraltro ha dichiarato bancarotta nel 2017 (dopo anni, notarono i gruppi pro-life, in cui aveva contribuito a sostenere l’abortismo, che è ciò che uccide i loro clienti finali, i bambini).
I tempi sono decisamente cambiati: per una volta, in meglio.
Quanto al reale funzionamento della tavola, gli scientisti danno come spiegazione l’effetto ideomotorio, ciò la possibilità di condurre alcuni movimenti senza che ne siamo davvero consapevoli.
Altri osservatori, meno scientisti ma attenti a negare il soprannaturale, dicono che i movimenti sono veri, ma non indotti da spiriti, quanto piuttosto dall’inconscio dei partecipanti, come in una sorta di lettura junghiana per cui ad ogni realtà spirituale corrisponde sempre l’energia dell’inconscio personale e collettivo.
Altri ancora, sostengono che si tratti proprio degli spiriti: cioè, che la tavoletta si uno strumento davvero a buon mercato per mettersi in contatto con la dimensione ulteriore.
Qui si può innestare quello che era il pensiero cattolico fino a pochi decenni fa: i morti non possono in alcun modo comunicare con i vivi, insegnava la teologia.
E quindi, se qualcuno risponde articolatamente, e non può essere lo spirito di un morto (per esempio: gli spiriti di Don Sturzo e La Pira evocati da Prodi nel 1978), di chi si tratta?
La risposta, semplice semplice, la potete intuire: si tratta dei demòni.
Con la Ouija, in pratica, hanno brevettato e venduto a milioni di persone la negromanzia, un tempo praticata solo da stregoni e satanisti, oggi, nella catastrofe spirituale del mondo moderno, diffusa alle masse inconsapevoli. Intere popolazioni necromantizzate, stregonizzate. Pensate la distanza dai tempi della caccia alle streghe…
Qualcuno può vedere l’ironia di questo disegno che si dipana sulla storia, che è solo la risultanza della battaglia del bene contro i piani del Signore del Male.
Il quale non ha disdegnato, nel processo, di far pure qualche soldo. Del resto lo chiamano sterco del demonio, e agli uomini privi di fede piace tantissimo.
Il commercio tout court può essere commercio con i demoni. È una lezione da tenere a mente.
Misteri
Misteri, complotti e stranezze dell’ultimo attentato a Trump
D’un tratto, la stampa mondiale s’è svegliata complottista. Chi ha visto i giornaloni italiani (perfino) avrà notato: l’ultimo attentato a Trump è stato una messa in scena, fanno capire, tra occhiolini e gomitatine al lettore.
Massì dai: Trump vuole una nuova Sala da Ballo per la Casa Bianca, indi per cui ecco che ha usato il suo tentato omicidio alla White House Corrispondent Dinner (evento secolare, dove il presidente USA in smoking si incontra con i giornalisti, e pletore di celebrità varie ed avariate, per scherzare e farsi scherzare) come casus belli per il suo appetito architettonico: un giudice ha bloccato i lavori della nuova ala del Palazzo, dove dovrebbe sorgere un salone per ricevimenti dedicato a Charlie Kirk.
Si parlava l’anno scorso dell’ascesa di BlueAnon, nome con cui si indicava i complottismo di sinistra, imperante in certi social pro-democrat (come Blue Sky) che sparavano teorie ancora più allucinanti di quelle di QAnon. Ora ad essere blueanonizzata è l’intero establishment: tutti a puntare il dito contro la povera Karoline Leavitt, la portavoce molto incinta della Casa Bianca.
Nell’anticipare alla TV i contenuti del discorso del presidente – che in genere alla WHCD è ben divertente – aveva detto che «there will be shots fire», cioè «saranno sparati dei colpi». Sapeva qualcosa e voleva rivelarlo in mondovisione tutta tirata in abito da sera? Oppure si è trattato di un’espressione invecchiata mostruosamente nel giro di poche ore, come si è chiesto Tucker Carlson?
🚨 JUST NOW: Karoline Leavitt calls on everyone to watch tonight because Donald Trump will bring the heat and there will be “shots fired”
LET’S FREAKING GO 🔥 pic.twitter.com/GMkccJ7qvw
— MAGA Voice (@MAGAVoice) April 25, 2026
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I guai per la portavoce mica finiscono lì. Dopo l’allarme, una giornalista di Fox, presente sul posto, si collega al telefono con la diretta TV, e racconta di aver parlato col marito della Leavitt, il palazzinaro Nicholas Riccio (32 anni più anziano, ricordiamo en passant) che avrebbe detto alla Leavitt di «fare molta attenzione stasera». La linea, bizzarramente, cade mentre la corrispondente cerca di dire qualcosa di più.
Fox News Correspondent: “Karoline Leavitt’s husband leaned over and told me right as the WH Correspondents Dinner was starting, “You need to be very safe.””
“He was very serious when that said that to me, and he kinda looked around the room and said, ‘There are some–'”
*Call… https://t.co/bxwGvWdcA0 pic.twitter.com/RpUXKA3Grv
— Suppressed News. (@SuppressedNws1) April 26, 2026
Il giornalistone sincero democratico ha delle certezze: era tutto falso, guardate come fanno scappare via prima il vicepresidente Vance e poi Trump, che in effetti non pare fare un plissé (è abbastanza abituato, oramai). In realtà, non sembrano impanicati nemmeno gli ospiti, che hanno offerto l’immagine più plastica del loro mestiere: eccoteli beccati che, mentre uomini armati salgono sul palco per controllare la sala, si lanciano nella razzìa delle bottiglie di champagne. Si tratta della sintesi visiva migliore del mestiere del giornalismo oggi.
I am a senior coordinating producer for the White House Correspondents’ Association Dinner. I have worked eleven of these. I was backstage at the Washington Hilton when the shots were fired.
The first thing I heard was not the gunfire. It was glass.
A champagne flute hit the… pic.twitter.com/Y8rEAdqROZ
— Peter Girnus 🦅 (@gothburz) April 27, 2026
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Prima di procedere, vorremmo ricordare che fu a quella stessa cena che di fatto cominciò, sempre a partire da teorie della cospirazione discusse e derise, l’era politica di Trump. Nel 2011 The Donald era uno degli ospiti, e Obama, nel suo discorso che voleva essere divertente, si indirizzò direttamente a lui, canzonandolo perché notoriamente dubbioso sul certificato di nascita del presidente di padre kenyota (e mamma probabilmente CIA) cresciuto in Indonesia, Pakistan etc.
All’epoca Trump era il protagonista della trasmissione TV più popolare del Paese. Obama, rivolgendosi direttamente al biondo ospite, lo derise come complottista, paragonandolo a quelli che non credono allo sbarco sulla Luna . «Cosa è davvero accaduto a Roswell?» andò avanti il presidente negro tra le sghignazzate. «Dove sono Biggie e Tupac?», cioè i due rapper spariti probabilmente in faide tra ghenghe di cantanti-spacciatori afroamericani.
Battute scadute in maniera drammatica: a non credere allo sbarco sulla Luna ora sono in moltissimi, oggi. Di Roswell e gli UFO proprio Obama si è messo a parlare di recente, mentre è sparito nel nulla, con un’altra diecina di scienziati, un generale dell’aeronautica che lavorava nel mitico Hangar 18. Mentre riguardo ai neri morti, sappiamo che con la storia di Puff Daddy, da alcuni sospettato di essere il mandante, è emerso un giro epsteinante incredibile.
Insomma, meglio non ridere di certi misteri. E, aggiungiamo, anche di Trump. Chi lo derideva, come il presidente dalla sessualità discussa, poi se l’è ritrovato alla Casa Bianca. Questa però è un’altra storia.
Ci sono incongruenze maggiori. La prima è un tweet risalente al 2023, da parte di un utente sconosciuto che non ha postato altro, che non segue nessuno, che non fa nulla. Si chiama Henry Martinez.
L’unico tweet del tizio, con Pepe, il meme del rospo trumpiano, come foto di profilo, ha solo due parole: nome e cognome dell’attentatore.
Cole Allen
— Henry Martinez (@HenryMa79561893) December 22, 2023
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Osserviamo meglio. Il rospo del profilo è in smoking, esattamente come Trump. Il post non ha nulla: né hashtag, né trend, né contesto.
Tutto questo è ovviamente allucinante. Ma in Italia abbiamo la fortuna di avere David Puente, il mitico debunker che lavorava per Casaleggio prima e per Mentana poi, che c’ha la spiega in canna: «Questa tecnica è ben nota: 1) crea un account 2) imposta il profilo come privato con post nascosti 3) scrivi post con nomi o eventi (ad esempio, la data della morte del Papa) 4) se l’evento si verifica, cancella tutto il resto e lascia solo il post corrispondente 5) rendi pubblico il profilo 6) il profilo diventa virale e guadagna follower Quanti post ha l’utente? Solo uno: quello con il nome».
Genio. Ricordiamo il Puentes quando tentò di smontare, dal suo computerino, l’inchiesta di mesi di Seymour Hersh, premio Pulitzer, 60 anni di mestiere, fonti abissali dentro gli apparati americani, sul bombardamento del Nord Stream da parte di Biden. Lo avevamo apprezzato ancora quando – un po’ come Cato, il domestico dell’ispettore Closeau, addestrato ad attaccare chiunque entrasse, compreso lo stesso padrone di casa – quando si scagliò contro la sua stessa testata, Open, caduta in una fake news antirussa a caso, quella delle code di russi alla dogana con la Finlandia.
Con buona pace del David, spunta un’altra cosa ancora. L’immagine di copertina della pagina X (allora Twitter) di Martinez è uno strano insieme di colori digitali. Alcuni dentro – pareidolia, può dire lo scettico – ci vedono dentro una foto. L’immagine iconica di Trump che alza il braccio sotto la bandiera americana dopo l’attentato di Butler, Pennsylvania.
🚨👀🚨
Well, well…Let’s just say this fits too good, in regard to what happened last night.
— Autist The 17th (@AutistDivision) April 26, 2026
Qui si va verso la fantascienza: impazziscono, a questo punto, i forum reddit riguardanti il viaggio nel tempo. Tuttavia, nel concreto, la fantascienza più oscura, quanto concreta, fa capolino dietro alla figura dell’attentatore.
Non si tratta di un ebete qualsiasi, di quelli visti berciare e picchiare la gente in Minnesota in protesta con l’espulsione dei clandestini. Cole Allen, che si definisce «mezzo bianco e mezzo nero» (rara avis: prendete lo stesso Obama, cresciuto da mamma e nonni bianchissimi ma autodefinentesi afro) ha studiato in una delle università più prestigiose ed esclusive del pianeta, il politecnico californiano Caltech. Si tratta dell’accademia che fornisce gli scienziati alla NASA, che ha un’amplissima base a Los Angeles.
Non solo: l’Allen ha fatto una interneship presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL), il centro di ricerca a finanziamento federale che sviluppa i missili per lo spazio. Il lettore di Renovatio 21 conosce la storia: il JPL fu fondato dal giovane pioniere della missilistica Jack Parsons, la cui matrice culturale era fatta dapprima dalla protofantascienza dei racconti nelle rivista pulp del primo Novecento, poi dalla cosiddetta religione di Thelema: Parsons era il più prominente discepolo americano dell’inventore del satanismo moderno Aleister Crowley.
Una serie TV di un lustro fa chiamata Strange Angel, realizzata con piglio viscontiano e poi cancellata dalla rete, raccontava la vita di Parsons dagli esordi (dove bazzicava proprio il Caltech) ai megacontratti con l’aeronautica americana in guerra col Giappone, mentre la fede crowleyana lo impegnava in orge e banchetti con ogni freak della zona – compare nella sua villa, ad un certo punto, il fondatore di Scientology, allora semplice scrittore di sci-fi, L. Ron Hubbard – e riti esoterici complessi (la cosiddetta «messa cattolica gnostica»).
Ebbene sì: la conquista dello spazio da parte degli USA non solo è stata resa possibile dagli scienziati nazisti importati a fine conflitto con l’Operazione Paperclip, ma è stata iniziata da un vero e proprio zelota del satanismo applicato, che più tardi nella vita, prima di morire nel 1952 a 37 anni a causa di una violenta esplosione nel suo laboratorio casalingo a Pasadena, era stato ingaggiato dal neonato Stato di Israele, mentre di suo lavorava all’avvento dell’anticristo sulla Terra («il lavoro di Babalon», secondo il suo linguaggio).
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Come riportato da Renovatio 21, le storie attorno al JPL e alla vicenda di Parsons sono tornate alla ribalta negli ultimi mesi a causa della sequela di scienziati ed esperti di tecnologia avanzata (aerospazio, fusione, forse persino retroingegneria UFO) non più negabile, al punto che persino Trump ne ha parlato e l’FBI ha cominciato ad indagare. Le antenne si sono alzate, inoltre, quando il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di credere che gli UFO siano in realtà demoni, una teoria che avanza sempre più nella neodestra americana.
Se un collegamento tra l’attentatore e il lato oscuro della NASA può sembrare tenue, più preoccupante è quello che riguarda il «mago» che era esattamente al fianco di Trump quando è scoppiato l’allarme in sala.
Parliamo di Oz Pearlman, un «mentalista» – cioè una sorta di prestigiatore che indovina le cose – che aveva fatto molto parlare di sé nell’ultimo anno. Nel 2025 il Pearlman era stato ospite del primo podcast del mondo, The Joe Rogan Experience, dove aveva sconvolto – ed irritato assai – il suo ospite.
Il mentalista, fronte alta e sorrisone viscido che hanno un po’ tutti quelli del mestiere (ricordiamo le antiche apparizioni in RAI di Uri Geller, quello, conterraneo del nostro, che piegava i cucchiaini), chiede a Rogan di pensare al PIN della sua carta, ma di dirgli un altro numero da lui inventato: il Pearlman dice che è in grado di indovinarlo. Rogan dapprima rifiuta, poi accetta di farselo scrivere su un foglietto nascosto al pubblico.
Rogan quindi fornisce il codice «falso»: 2020 (in American i PIN hanno quattro cifre). Pearlman comincia a sparare una serie di spiegazioni francamente poco credibili – i maschi mentono sparando numeri più piccoli, assicura, e poi lui è in grado di prendere dati dalla reazione corporale di Rogan… – poi mostra al podcaster un foglietto.
NEW: Joe Rogan clearly uncomfortable after ‘mentalist’ Oz Pearlman successfully guesses his ATM PIN code on his recent show.
Pearlman: How’d I do, Joe? Is that your ATM PIN code?
Rogan: Yeah… I don’t like that. pic.twitter.com/PH9MWtH9gU
— Collin Rugg (@CollinRugg) June 4, 2025
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«È questo il tuo PIN», chiede il prestigiatore. «Sì, lo è» dice Rogan con espressione molto infastidita. «La cosa è che lo ho ricevuto per mail. Questa cosa non mi piace» dice il podcasterro al limite dell’imbarazzo e del fastidio.
A questo punto alcuni rivelano un possibile trucchetto dietro le capacità incredibili del mentalista: il Pearlman è un sabra, ossia un ebreo nato in Israele. Il padre ingegnere, emigrato nel 1985 negli USA, aveva il ruolo di tenente comandante nella marina israeliana. A questo punto si scatena la rete: un’informazione del genere la può aver ottenuta tramite database che gli hacker di Stato israeliano bucano come vogliono. È il pensiero di Alex Jones – recentemente dissato come «stupido» e «in bancarotta» dal presidente stesso – che assicura che il suo amico Rogan non metterebbe mai in scena una cosa del genere, e che non vi è altra spiegazione possibile.
E quindi, cosa sta succedendo? L’israeliano va nel podcast più seguito al mondo, ospitato da un uomo di cui tutti si fidano – onesto, diretto, intelligente, diligente: il sogno dell’americano medio odierno – ad umiliarlo dimostrandogli che nemmeno il suo conto in banca è al sicuro?
Cos’era, un messaggio, neanche tanto subliminale, a tutta la popolazione mondiale?
Domande che fioccavano già giorni fa. Poi arriva il nuovo attentato e, indovinate chi era esattamente al fianco di Trump nel momento del parapiglia?
I’ve seen a LOT of people questioning the reactions of Melania Trump, Karoline Leavitt, and Weijia Jiang last night at the White House Correspondents Dinner.
Oz Pearlman, a mentalist and the entertainment for the night, was in the middle of doing some sort of “guessing” trick.… pic.twitter.com/h4cSlnbRNp
— Evan Kilgore 🇺🇸 (@EvanAKilgore) April 26, 2026
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Massì, lui, il mago Pearlmanno, in piedi tra il presidente e Melania, con in mano un fogliettino per un giochetto suo.
Nel momento in cui non è più controverso dire che Trump è stato dirottato da Netanyahu nell’avventura disastrosa della guerra iraniana – e i meme sono inclementi –, nell’ora in cui apertis verbis improvvisamente si può parlare della sudditanza del gigante USA verso il nano Israele, dobbiamo pensare che sia una coincidenza?
O per caso era anche questo qui un messaggio preciso?
Carlson e tutta la fazione in rivolta contro la guerra in Iran – come il dimissionario capo dell’antiterrorismo Joe Kent – iniziano ad essere poco criptici: perché hanno bloccato le indagini sull’eventuale influenza straniera nell’attentato di Butler e nell’assassinio di Charlie Kirk?
La base MAGA, o ex MAGA, pure ribolle. Marjorie Taylor Green ha rilanciato negli scorsi giorni un lungo post su X di una politica locale repubblicana che racconta dei dubbi che comincia ad avere rispetto a Butler, in particolare dice di aver incontrato con altri colleghi Trump poco dopo l’attentato, e questi avrebbe fatto un discorso strano, dicendo che non avrebbe mai più parlato dell’accaduto.
Extremely important post worth the read and consideration.
Corey Comperatore’s family deserves to know the truth about Matthew Crooks and what happened in Butler on July 13, 2024.
President Trump, of all people, should be leading the charge.
Why isn’t he?
That’s the question. https://t.co/kTpoRHYsYZ— Marjorie Taylor Greene 🇺🇸 (@mtgreenee) April 18, 2026
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Di fatto le indagini – anche nel caso dell’altro attentatore, il filo-ucraino oltranzista Ryan Routh – sono mancate (il figlio però è stato subito arrestato per pedopornografia), e le pochissime cose che ci erano state dette sull’attentatore, Thomas Crooks, erano false: non era vero, ad esempio, che il nostro non aveva alcuna traccia in rete. Perché, quindi, questo insabbiamento? Perché la stessa vittima dell’attentato non vuole parlarne, né cercare la verità? Qui mancano davvero dei tasselli.
C’è molto che non sappiamo, ma possiamo immaginare. Una forza oscura, e millenaria, si muove sulla scena, ora in modo tracotante, al punto da lasciarsi vedere. È un grande errore. Ma, nel paradosso, una buona notizia per l’umanità.
Obbliga il nemico a rivelarsi, dice Sun Tzu. Il nemico, tra misteri e bizzarrie, tra stragi ed atti sorverchianti, si sta rivelando. Forse perché sa di avere poco tempo, il suo regno è in scadenza. E quindi, ha perso la saggezza, e la strategia.
No, il nemico non è più lucido. La sua hybris trascina nell’abisso anche Trump. Che con grande probabilità sapeva, ma, come in una storia antica, è comunque andato incontro alla sua tyche, al fato molesto che consegue alla sua scelta scellerata.
Più che una teoria della cospirazione, è una tragedia classica.
Roberto Dal Bosco
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Misteri
Ritrovata l’Arca di Noè?
Nuove scansioni radar in un sito in Turchia ritenuto il luogo di sepoltura dell’Arca di Noè mostrano uno scafo a forma di nave conservato in profondità nel terreno, così come cavità simili a corridoi, secondo i ricercatori. Lo riporta LifeSite.
Secondo un ricercatore, questi risultati «entusiasmanti» potrebbero dimostrare che l’Arca di Noè è reale. Nel 1959 un capitano dell’esercito turco scoprì una grande formazione rocciosa e minerale a forma di barca, incastonata nel terreno a circa 18 miglia a sud del monte Ararat, un luogo che, secondo le Scritture, coincide con il punto in cui si posò l’Arca di Noè. Il libro della Genesi afferma che «l’arca si posò sui monti dell’Ararat» (Gen 8,4).
I ricercatori hanno successivamente fatto notare che la lunghezza della formazione corrisponde esattamente alla lunghezza dell’Arca di Noè descritta nel libro della Genesi: 300 cubiti, ovvero 515 piedi.
Noah’s Ark Discovered! New Evidence from our Durupınar Site in Turkey
In the mountains of eastern Turkey, near Mount Ararat, lies a mysterious boat-shaped formation known as the Durupınar site.
First identified in 1959 by Captain İlhan Durupınar, this 157-meter-long (515… pic.twitter.com/hOxz3trRMc
— Noahs Ark Scans (@noahsarkscans) April 9, 2026
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Mentre alcuni geologi ritengono che la formazione geologica, composta in gran parte da limonite, sia interamente naturale, altri ricercatori credono che indichi il luogo di riposo dell’Arca di Noè e che potrebbe addirittura trattarsi dei suoi resti pietrificati.
Andrew Jones, ricercatore presso Noah’s Ark Scans, ha recentemente dichiarato a GB News che nuove scansioni radar hanno rivelato cavità parallele al di sotto della formazione, disposte come corridoi di una nave. «La cosa interessante è che questi vuoti si allineano sotto terra, e non sono casuali», ha affermato.
Secondo il New York Post, questi «corridoi» conducono a una cavità centrale che Jones chiama «l’atrio». Inoltre, le immagini termiche mostrano uno «scafo a forma di nave ancora conservato in profondità nel terreno», ha detto Jones a GB News.
Jones ha affermato che il suo gruppo di ricerca sta pianificando ulteriori indagini su queste cavità.
«Abbiamo un team che sta progettando un dispositivo robotico telecomandato in grado di scendere all’interno dei cunicoli ed esplorare i tunnel», ha affermato.
Il team di ricerca di Noah’s Ark Scans ha indicato quella che, a loro dire, è un’ulteriore prova che la formazione a forma di barca indicherebbe il luogo di riposo dell’Arca di Noè.
Le analisi dei campioni di terreno prelevati all’interno della formazione a forma di arca mostrano una quantità di materia organica tre volte superiore e una concentrazione di potassio superiore del 38% all’interno della struttura rispetto all’esterno.
«Questi cambiamenti sono coerenti con il processo di decomposizione del legno», ha affermato il team di ricerca. Noah’s Ark Scans afferma di essere «l’unico team a eseguire scansioni sotterranee avanzate» del sito geologico.
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Immagine screenshot da Twitter
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