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Obama «omosessuale e fumatore di crack»: riemerge l’accusatore, e ammicca ad una strana morte

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Il giornalista americano Tucker Carlson, ex colonna del canale Fox News con la trasmissione più seguita degli USA, ha intervistato per la sua nuova trasmissione pubblicata su Twitter Larry Sinclair, un uomo che nel 2008, durante la campagna elettorale, disse di aver fatto sesso e fumato crack con Barack Obam.

 

Sinclair ha una storia complicata: è stato in prigione negli anni Ottanta, e ha lavorato come prostituto. Le sue esplosive rivelazioni, che mise in un affidavit (una testimonianza giurata) e per le quali passò il poligrafo (la macchina della verità), furono ignorate dalla grande stampa, perché, dice, la campagna di Obama aveva minacciato chiunque riportasse la storia di Sinclair sarebbe stato tagliato fuori da ogni comunicazione del candidato e futuro presidente, allora visto come una figura semi-messianica.

 

Ripetendo quanto aveva detto tre lustri fa, Sinclair ha detto di essere stato presentato a Obama fuori da un bar di Chicago nel novembre 1999 e di non aver avuto idea che fosse un senatore dello stato dell’Illinois. Ha detto di aver avuto due volte rapporti sessuali con Obama e che i due uomini hanno fatto uso di crack insieme, raccontando che Obama avrebbe acquistato crack per suo conto e, in una limousine, avrebbe estratto dalla tasca una pipa per fumarlo.

 

 

Sinclair aveva dettagliato le sue accuse durante un briefing al National Press Club nel 2008 e in un libro pubblicato nel 2009. Nel libro affermava che Obama aveva anche una relazione gay con il direttore del coro della sua chiesa e che l’uomo era stato assassinato nel dicembre 2007, mentre l’allora senatore era candidato alla presidenza.

 

Anche se Sinclair non ha fatto menzione della dimensione sessuale del loro incontro durante il suo scambio con i funzionari della campagna, ha detto che alla fine del 2007 un uomo che si presentava come membro della campagna lo ha contattato diverse volte e ha sollevato il fatto che Sinclair e Obama si era dedicato al sesso gay. Sinclair ha detto di sospettare che lo stesso Obama avesse condiviso quell’informazione con Donald Young, la voce all’altro capo del telefono.

 

Young, un omosessuale, era il carismatico direttore del coro di 47 anni della Trinity United Church, la chiesa di cui Obama era membro. Secondo Sinclair, Young gli ha insinuato che anche lui aveva fatto sesso con Obama, dicendo che i due «erano intimi da anni».

 

Non molto tempo dopo, la vigilia di Natale del 2007, Young fu ucciso a colpi di arma da fuoco nel suo appartamento di Chicago. Secondo il rapporto della polizia non c’erano prove di una rapina. Nessun ingresso forzato. Sembrava trattarsi semplicemente di un omicidio.

 

Secondo quanto detto da Sinclair dell’intervista, la madre di Young, ex dipendente del dipartimento di polizia di Chicago, gli avrebbe confermato che suo figlio era stato amico del giovane politico e che secondo lei «era stato ucciso per proteggere il suo amico Obama» e che erano «amici intimi per anni».

 

Sinclair ha affermato che Obama saprebbe chi ha ucciso Donald Young. «Non ho dubbi su questo», ha detto Sinclair. Si tratta di accuse tremende, di rivelazioni sconvolgenti: eppure non sono state riportate, neanche ora, da nessun giornale, nemmeno quelli che hanno recensito l’intervista, magari per insultare Carlson.

 

Alla domanda sul perché la stampa di Washington non mostrasse interesse nel raccontare la sua storia, anche se gli elettori statunitensi stavano valutando Obama e gli altri candidati alle presidenziali del 2008, Sinclair ha detto a Carlson di essersi rivolto alla campagna di Obama per chiedere: «Perché non dite semplicemente “Ho fatto uso di coca e l’ho fatto di recente, nel 1999”. Dite solo la verità. Siate onesti».

 

Carlson ha affermato in un’intervista della scorsa settimana che i media non hanno seguito la storia perché la campagna di Obama ha minacciato di rifiutare loro l’accesso al candidato. «La quantità di bugie nei media a riguardo è stata incredibile… Questo accade continuamente, su e giù per il governo».

 

Carlson ha notato che Sinclair ha firmato una dichiarazione giurata e ha effettuato un test della macchina della verità per dare più credito alle sue accuse. Tuttavia, la sua credibilità è stata minata dal fatto che ha scontato una pena detentiva negli anni ’80 per crimini finanziari, inclusa la falsificazione di assegni. Sinclair si è candidato senza successo a sindaco di Cocoa, in Florida, nel 2018.

 

Nelle ultime settimane ci sono state un’ondata di notizie riguardanti la sessualità di Obama. Il suo fratellastro kenyota, Malik Obama, ha pubblicato un messaggio su Twitter a luglio sostenendo che l’ex presidente è «decisamente gay». Il post, riportato da diversi media, è arrivato in risposta a una lettera in cui Barack Obama denunciava la messa al bando di libri controversi nelle biblioteche pubbliche, compreso materiale grafico che illustra atti sessuali gay.

 

Il mese scorso, diversi media hanno riferito di una lettera recentemente riemersa che Obama, allora uno studente universitario di 20 anni, scrisse a un’ex ragazza. «Riguardo all’omosessualità, devo dire che credo che questo sia un tentativo di allontanarsi dal presente, un rifiuto forse di perpetuare la farsa infinita della vita terrena», diceva nella lettera del 1982. «Vedi, faccio l’amore con gli uomini ogni giorno, ma con l’immaginazione».

 

Obama ha sposato sua moglie Michelle nel 1992. La coppia ha due figlie, nate rispettivamente nel 1998 e nel 2001, entrambe prodotte tramite riproduzione artificiale.

 

Carlson aveva iniziato a ritirare fuori la storia dell’Obama gay qualche settimana fa. Tuttavia, la parte più sconvolgente, è quella che riguarda il direttore del coro Donald Young.

 

Come riportato da Renovatio 21, un giovane cuoco della magione di Martha’s Vineyard degli Obama, che aveva lavorato con il presidente alla Casa Bianca, è stato trovato morto in mare appena fuori dalla villa poche settimane fa.

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Cina

Peter Thiel ad Aspen: il papa «lavora per i comunisti cinesi»

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Il miliardario e investitore tecnologico Peter Thiel ha lanciato una serie di avvertimenti e previsioni provocatorie sul futuro dell’intelligenza artificiale e dell’Occidente, accusando papa Leone XIV di agire involontariamente come «agente comunista cinese» per aver chiesto una regolamentazione dell’IA. Lo riporta la CNN.

 

Nel suo intervento all’Aspen Ideas Festival in Colorado, ha anche messo in guardia contro una «presa di potere democratico-socialista» del Partito Democratico degli Stati Uniti.

 

Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica. Il Thiel tenuto il suo intervento durante un dibattito non registrato, insieme al politologo, noto per la sua teoria sulla «fine della storia», Francis Fukuyama. Ai giornalisti è stato permesso di prendere appunti.

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Durante l’evento, il Thiel ha attaccato direttamente il Vaticano, accusando Papa Leone XIV – il primo papa statunitense – di aver involontariamente favorito gli interessi cinesi promuovendo una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale.

 

A maggio, Leone XIV, con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata» e ha chiesto una maggiore regolamentazione internazionale di questa tecnologia. Poiché il messaggio del papa potrebbe influenzare alcuni americani, ma difficilmente verrebbe recepito dai cinesi, ha sostenuto Thiel, l’enciclica rischiava di rallentare solo una delle due parti della «corsa tra Stati Uniti e Cina» per lo sviluppo dell’IA.

 

Ciò significa che Leone «lavora per i comunisti cinesi», ha detto il Thiel. Il pubblico di Aspen ha accolto con risate la sua descrizione del papa come agente cinese.

 

Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.

 

Thiel ha sostenuto che l’Anticristo potrebbe manifestarsi non come un individuo, bensì come un governo mondiale che prende il potere promettendo di proteggere l’umanità da minacce esistenziali come l’IA o il riscaldamento globale.

 

La discussione tra Thiel e Fukuyama, intitolata «L’umanità alla fine della storia», ha rappresentato una netta svolta rispetto all’ultimo dibattito tra i due, avvenuto 14 anni prima.

 

Nel 2012, i due si sono concentrati principalmente sulle cause di quella che Thiel definisce «stagnazione tecnologica», discutendo di disuguaglianza di reddito, dei fallimenti delle tecnologie per le energie pulite e dello stallo dei progetti infrastrutturali statunitensi, come la ferrovia ad alta velocità.

 

Mentre il loro precedente confronto si era concentrato su questioni economiche, questa volta i due hanno inquadrato il destino della democrazia occidentale in termini più drastici. Fukuyama è noto per la sua tesi sulla «fine della storia», in cui ipotizzava che, dopo la Guerra Fredda, la democrazia liberale potesse rappresentare la forma di governo definitiva. Durante il dibattito ad Aspen, Fukuyama ha sostenuto che il pericolo maggiore risiede nell’abbandono delle istituzioni che hanno sostenuto la democrazia.

 

Thiel ha replicato affermando che quelle stesse istituzioni sono diventate motori di paralisi e che decenni di stagnazione tecnologica hanno spinto la politica occidentale verso una maggiore instabilità: «le strane modalità con cui la politica è andata fuori controllo mi stanno dicendo qualcosa di molto profondo».

 

Le posizioni politiche di Thiel hanno suscitato critiche da parte di alcuni scrittori e intellettuali, i quali sostengono che la sua sfiducia nelle istituzioni democratiche e il suo entusiasmo per un governo guidato dalle élite costituiscano una forma di «tecno-autoritarismo».

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In risposta all’argomentazione di Fukuyama secondo cui, nonostante il crescente estremismo, la democrazia liberale rimane il miglior sistema politico dell’umanità, Thiel ha avvertito che le forze di estrema sinistra stanno dominando sempre più la politica americana.

 

«Credo che ci sarà una presa di potere democratico-socialista all’interno del Partito Democratico», ha affermato Thiel.

 

Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i socialisti democratici autoproclamati hanno guadagnato influenza all’interno del Partito Democratico, in particolare con l’elezione dello scorso anno del sindaco di New York Zohran Mamdani, seguita quest’anno da una serie di vittorie di candidati socialisti democratici alle primarie per la carica di sindaco e per il Congresso.

 

«Il Partito Repubblicano non conta poi molto. È quello meno importante», ha detto Thiel. «Quando il Partito Democratico andrà al potere, questo Paese sarà finito».

 

Alla vigilia del 250° anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte degli Stati Uniti, Thiel ha anche sostenuto che la Rivoluzione americana è stata fondamentalmente fraintesa. «Ci sono tutte queste proteste anti-Trump: non vogliamo re, vogliamo lo stato di diritto», ha detto Thiel. Il finanziere ha inquadrato la Rivoluzione americana non come una campagna contro Re Giorgio III, ma come una rivolta contro un Parlamento britannico onnipotente, i cui legislatori esercitavano un controllo «totalitario».

 

Secondo la versione di Thiel, la Costituzione degli Stati Uniti fu concepita come correttivo al «governo tirannico degli avvocati» in Gran Bretagna, con una presidenza, a suo dire, pensata per essere «più potente di quella di Re Giorgio III». Il multimiliardario ha quindi contrapposto il sistema costituzionale degli Stati Uniti a quello dell’attuale Unione Europea, che ha descritto come una burocrazia stagnante e rigidamente regolamentata, in cui le persone sono «NPC» (i personaggi non giocabili dei videogiochi, espressione gergale odierna con cui si descrivono persone comuni senza particolare coscienza di ciò che accade) senza alcun potere decisionale.

 

«L’UE è l’imperio del diritto [Rule of Law]», ha affermato Thiel. «È come un’Intelligenza Artificiale difettosa.»

 

Thiel ha parlato di Palantir, la società di software da lui co-fondata, e della sua stretta collaborazione con agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono e l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE).

 

Nonostante intrattenga rapporti commerciali per miliardi di dollari con le istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, l’azienda «non è indissolubilmente legata» al «deep state statunitense», ha affermato Thiel, definendo i dirigenti dell’azienda «persone leali ma dissidenti» e ha dichiarato che né lui né l’attuale CEO di Palantir, Alex Karp.

 

Come riportato da Renovatio 21, recentemente Palantir, per mezzo di Karp, ha lanciato un vero e proprio manifesto riguardo allo Stato americano e alla situazione storica mondiale.

 

L’enorme influenza esercitata dalle aziende tecnologiche, ha affermato Thiel, è «uno degli aspetti davvero positivi degli Stati Uniti», perché significa che «i centri di potere sono distribuiti sul territorio nazionale».

 

Come esempio dei molteplici centri di potere, ha avanzato un’affermazione complottista infondata secondo cui l’azienda di Intelligenza Artificiale Anthropic, una «società progressista woke» a cui ha attribuito il merito di aver «vinto la corsa all’IA», e «truccato le elezioni del 2028» a sostegno dei Democratici. Anthropic, ha affermato Thiel, potrebbe utilizzare i suoi modelli di IA leader del settore per «sbaragliare completamente» qualsiasi tentativo ideologico che Elon Musk possa intraprendere nella direzione opposta attraverso X.

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Nonostante le sue posizioni politiche libertario-destroidi, Thiel ha affermato di preferire l’idea che gli Stati Uniti abbiano centri di potere concorrenti a una situazione come «Roma o Russia», poiché «non si vuole che tutto si concentri a Washington».

 

Thiel ha anche parlato del nome di Palantir, ispirato alle pietre magiche veggenti de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. I critici hanno notato che i personaggi che cercano di usare i poteri del palantír finiscono per essere manipolati dall’arcinemico della storia, Sauron.

 

Thiel sostenne che quelle persone fraintendono la storia di Tolkien. «Verso la fine, viene usata dai buoni», disse Thiel. L’eroe e futuro re, Aragorn, usa un palantír per affrontare Sauron, mostrandogli di essere ora in possesso della spada riforgiata dei suoi antenati. Sauron poi interpreta male questa informazione, commettendo un fatale errore strategico. «Chiunque vi racconti una versione diversa di Tolkien», ha affermato Thiel, «non sa nemmeno di cosa sta parlando, dal punto di vista letterario».

 

Dichiarazioni di Thiel contro la Cina si sono susseguite negli anni, comprendendo anche l’allarme secondo cui il Bitcoin sarebbe un’arma finanziaria della Repubblica Popolare creata per distruggere l’economia americana. È noto che il Thiel a sua volta ha fatto immani investimenti nella criptovalute, per poi uscirne poco prima di un crash, e dicendo anche di essere sicuro di aver incontrato il misterioro creatore del bitconio, Satoshi Nakamoto, «sulla spiaggia di Anguilla nel febbraio del 2000» ad un evento prodromico dell’era delle criptovalute.

 

L’interesse di Thiel e del CEO di Palantir Alex Karp per il Vaticano e il pensiero cattolico sono note. Thiel è discepolo diretto a Stanford del filosofo cattolico del sacrificio Réné Girard sulla cui teoria mimetica ha impostato la sua fortunatissima filosofia di investimento. Thiel è figlio di genitori tedeschi protestanti emigrati in America, e nonostante le sue posizioni para-transumaniste ha dichiarato in passato che il cristianesimo è la verità. Ora si sarebbe trasferito in Argentina temendo l’apocalisse.

 

Il Karp ha studiato in Germania con il filosofo dell’ermeneutica Jürgen Habermas, che con papa Ratzinger aveva vergato i libri Etica, religione e Stato liberale e Ragione e fede in Dialogo.

 

L’Aspen Institute è un elitario think tank internazionale nato negli Stati Uniti nel 1949, ufficialmente focalizzato sulla promozione della leadership e del dialogo su tematiche globali. Attraverso dibattiti e seminari geopolitici, unisce leader politici, accademici ed esponenti del mondo economico.

 

Tra le figure legate a questo network di potere spicca Giorgia Meloni, entrata a far parte dei soci della divisione italiana nel 2021. La premier italiana ha consolidato forti legami con l’establishment internazionale e, in particolare, con il magnate Elon Musk, che l’ha pubblicamente elogiata a New York nel 2024 definendola «onesta e premurosa». L’autore dell’ultima biografia estensiva su Musk, Walter Isaacson, è stato prima presidente della CNN e poi presidente dell’Aspen Institute, ruolo che ha ricoperto dal 2003 al 2018.

 

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Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»

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Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.   Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.   L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.

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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.   Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.   Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».   In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.   In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.   Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.   L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.

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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.   La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.   Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.   Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.

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Aria condizionata solo per i piani alti della Commissione Europea: ecco il feudalesimo Von der Leyen

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La sede della Commissione europea a Bruxelles ha spento l’aria condizionata ai piani inferiori durante un’ondata di caldo record, mentre gli uffici della presidente Ursula von der Leyen e di altri alti funzionari hanno mantenuto l’impianto di climatizzazione attivo, secondo quanto riportato venerdì dal sito Politico, che cita dipendenti e avvisi interni. Questa presunta disparità di trattamento ha fatto infuriare alcuni dipendenti, che l’hanno definita «feudalesimo» eurocratico.

 

I circa 3.000 dipendenti dell’edificio Berlaymont hanno ricevuto venerdì a mezzogiorno un SMS urgente che li avvertiva che, «a causa di condizioni meteorologiche estreme», l’impianto di climatizzazione dal primo al settimo piano sarebbe stato spento «per il resto della giornata», secondo quanto riportato dalla testata.

 

Tuttavia, la zona interessata dal blocco non riguardava i piani dall’ottavo al tredicesimo, dove operano i funzionari di più alto livello, tra cui la maggior parte dei 26 commissari e la stessa Von der Leyen.

 

«È come il feudalesimo», ha detto a Politico un funzionario della Commissione che lavorava a un piano inferiore, rimasto anonimo. Un secondo funzionario ha definito la situazione «una vergogna», mentre un terzo membro dello staff, all’ottavo piano, ha affermato che anche dove l’aria condizionata funzionava ancora, la temperatura interna si manteneva a 25,7 °C (78,3 °F).

 

Il blocco è scattato mentre il Belgio registrava la giornata più calda degli ultimi 50 anni, con Bruxelles che giovedì ha raggiunto i 34,6°C, battendo il record stabilito nel 1976. I meteorologi hanno avvertito che le temperature potrebbero salire fino a 40°C in alcune zone del Paese, mentre l’ondata di calore sta investendo gran parte dell’Europa occidentale.

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La leadership della Von der Leyen è stata funestata da scandali per anni, sebbene l’attenzione dei media si sia concentrata perlopiù non su dettagli insignificanti, bensì su controversie di grande rilevanza come il Pfizergate, quando un tribunale dell’UE ha stabilito che la presidente della Commissione europea non era riuscita a giustificare la mancata divulgazione di messaggi di testo scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni sul vaccino contro il COVID-19, del valore di miliardi di euro.

 

Per quanto riguarda controversie minori, nel 2021 von der Leyen – che da tempo si batte per un’economia verde e zero emissioni nette – è stata criticata per le notizie secondo cui avrebbe utilizzato jet privati per 18 dei suoi 34 viaggi ufficiali da quando si è insediata, incluso un breve tragitto di 50 km tra Vienna e Bratislava.

 

Nel 2022, un lupo uccise Dolly, il pony preferito di von der Leyen, nella proprietà di famiglia in Bassa Sassonia. Alcuni mesi dopo, in quello che fu ampiamente interpretato come una vendetta vera, la Von der Leyen si adoperò per declassare lo status di protezione dei lupi da parte dell’UE. Le associazioni ambientaliste affermarono che la decisione era dettata da «ragioni personali» piuttosto che da criteri scientifici, esprimendo al contempo la preoccupazione che potesse creare un precedente per l’indebolimento della protezione delle specie in via di estinzione.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso era emerso che la Commissione europea starebbe pianificando di invitare gli Stati membri dell’UE a ridurre il consumo di acqua di almeno il 10% entro il 2030. La legge segnerebbe la prima direttiva della Commissione sulla riduzione del consumo di acqua nella storia dell’UE.

 

L’ambientalismo, chi segue Renovatio 21, lo sa, altro non è che uno strumento di controllo sociale, tenuto in piedi dalla farsa climatica tramite personaggi improbabili (Greta Thunberg…) e soprattutto grandi investimenti di immani gruppi finanziari internazionali (facciamo un nome, BlackRockma non solo), quella «piovra verde» di cui una deputata AfD, Beatrix Von Storch, due anni fa ebbe il coraggio di parlare al Parlamento tedesco.

 

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