Intelligenza Artificiale
Google sigla un accordo con il Pentagono sull’Intelligenza Artificiale
Google ha raggiunto un accordo per fornire al Pentagono i suoi modelli di Intelligenza Artificiale destinati a uso secretato. Lo riporta il New York Times.
L’intesa è stata siglata nonostante le proteste interne all’azienda e le persistenti controversie sulle applicazioni militari della tecnologia. A partire dallo scorso anno, il Pentagono ha rapidamente ottenuto l’accesso all’intelligenza artificiale avanzata tramite accordi analoghi con i principali sviluppatori del settore.
Secondo le informazioni diffuse, l’accordo amplia un contratto da 200 milioni di dollari firmato nel 2025, che consente all’IA Gemini di Google di funzionare su reti classificate. Il colosso tecnologico ha confermato l’intesa, senza però fornire ulteriori dettagli.
«Siamo orgogliosi di far parte di un ampio consorzio… che fornisce servizi di AI a supporto della sicurezza nazionale», ha dichiarato la portavoce dell’azienda, Jenn Crider, aggiungendo che Google resta impegnata a garantire che l’IA non venga utilizzata per la sorveglianza di massa interna o per armi autonome senza supervisione umana.
Secondo quanto riportato per primo dalla testata della Silicon Valley The Information, il Pentagono potrà ora impiegare l’intelligenza artificiale di Google per «qualsiasi scopo governativo lecito», termini che ricalcano gli accordi stipulati con altri sviluppatori di IA.
Funzionari statunitensi sostengono che il nuovo contratto mira a garantire alle forze armate maggiore flessibilità ed evitare la dipendenza da un unico fornitore, integrando l’IA in operazioni sensibili come la pianificazione delle missioni e il puntamento delle armi. Tuttavia, l’accordo consentirebbe al Pentagono di richiedere modifiche ai filtri di sicurezza di Google, pur specificando che l’azienda non può porre il veto a decisioni «legittime per il governo», clausola che ha destato preoccupazione tra i critici.
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L’intesa ha scatenato polemiche interne a Google. In una lettera aperta pubblicata questa settimana, oltre 600 dipendenti, tra cui dirigenti di alto livello, hanno esortato l’amministratore delegato Sundar Pichai a interrompere l’utilizzo dell’AI dell’azienda in ambito militare, avvertendo che potrebbe essere impiegata in «modi disumani o estremamente dannosi». Hanno chiesto una moratoria su tali contratti, maggiore trasparenza e la creazione di un comitato etico per supervisionare le collaborazioni con le forze armate.
L’accordo arriva dopo la controversia tra il Pentagono e la startup Anthropic, che all’inizio di quest’anno si era rifiutata di allentare le misure di sicurezza relative alla sorveglianza e alle armi autonome. Il dipartimento della Difesa l’aveva definita un «rischio per la catena di approvvigionamento», escludendola di fatto da futuri contratti. Da allora Anthropic ha impugnato la decisione in tribunale.
Altre aziende hanno scelto un approccio diverso. OpenAI ha recentemente concluso un accordo per implementare i suoi modelli su reti classificate del Pentagono, mentre xAI di Musk ha integrato i suoi sistemi nella piattaforma interna di IA delle forze armate, GenAI.mil, utilizzata da milioni di persone.
La spinta del Pentagono verso l’IA ha provocato proteste da parte di lavoratori del settore tecnologico e attivisti, che mettono in guardia contro l’impiego della tecnologia in ambito militare senza adeguati controlli. Il mese scorso manifestanti si sono radunati davanti agli uffici di OpenAI con slogan come «No allo stato di sorveglianza basato sull’IA» e «Orwell ci aveva avvertito».
Il Pentagono ribadisce di non avere intenzione di utilizzare l’AI per la sorveglianza di massa sul territorio nazionale o per armi completamente autonome, ma continua a promuovere un ampio accesso ai sistemi avanzati per «qualsiasi uso lecito».
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Cina
IA cinese esce dal sistema di sicurezza integrato
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Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.
Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.
Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.
L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.
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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.
«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.
Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.
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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.
Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.
Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».
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Intelligenza Artificiale
Meta afferma che la sua IA è impazzita
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