Eutanasia
Gemelle Kessler, Necrocultura Dadaumpa
Alice ed Ellen Kessler erano diventate membri della Deutsche Gesellschaft fur Humanes Sterben (società tedesca per la morte umana) da oltre sei mesi e avevano deciso di morire insieme il 17 novembre. Secondo quanto riportato da una testata bavarese, un avvocato e un medico della DGHS avrebbero condotto dei colloqui preliminari con le famose gemelle e alla data stabilita si sarebbero recati nella loro casa di Grunwald per «assisterle».
In Germania il suicidio assistito è stato depenalizzato nel 2020 dalla Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato incostituzionale una norma che lo proibiva. La sentenza in questione stabiliva infatti che deve esserci «margine sufficiente affinché un individuo possa esercitare il proprio diritto a una morte autodeterminata».
La Corte Costituzionale ha specificato altresì che nessuno può essere obbligato a favorire il suicidio assistito e ha lasciato al Parlamento la facoltà di introdurre una legislazione sul tema, ma finora i tentativi di arrivare a una legge sono tutti falliti. In Germania è consentito ricorrere a tale pratica solamente ad alcune condizioni: colui o colei che intende ricorrervi deve dimostrare di agire responsabilmente e di propria spontanea volontà, di essere maggiorenne e di avere riconosciuta la propria capacità giuridica.
Inoltre, chi assiste il richiedente non può eseguire personalmente l’atto, perché ciò sarebbe da considerare una pratica di «eutanasia attiva», che invece è vietata. La morte avviene tramite l’infusione endovenosa di un’alta dose di anestetico barbiturico che provoca, in breve tempo, l’arresto cardiocircolatorio del soggetto ricevente.
In un’intervista rilasciata nel 2019 al Quotidiano Nazionale Ellen Kessler aveva manifestato la volontà che le loro ceneri fossero unite a quelle della mamma e del cane: «ne abbiamo parlato noi due e abbiamo deciso di fare così, di stare tutte in un’urna. Anche il cane (…) lo spazio ci vuole. La gente è sempre di più, invecchia sempre di più, la morte purtroppo c’è per tutti e quindi la soluzione è questa: una tomba e un’urna per tutti. Molti in Germania adesso si fanno cremare e seppellire sotto un albero nella foresta (…) Non vogliamo certo finire in un asilo per anziani o per malati. Abbiamo un testamento biologico secondo cui se succede qualcosa di grave ci sono degli ospedali speciali che curano senza allungare la vita. Il mio sogno è andare a letto e non svegliarmi più, la morte più bella che ci possa essere».
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Mentre in un’intervista rilasciata lo scorso anno al quotidiano Bild le Kessler avevano dichiarato di non voler sopravvivere l’una all’altra e avevano anche aggiunto che una vita senza dignità non vale la pena di essere vissuta.
La loro decisione, tuttavia, non può essere compresa appieno senza considerare il contesto filosofico in cui si inserisce. In questa prospettiva, il materialismo del pensiero moderno identifica il principio vitale dell’essere umano nell’attività cerebrale, mentre la tradizione filosofica su cui la civiltà occidentale ha fondato il suo diritto e la sua morale, almeno fino alla metà del secolo scorso, afferma che l’uomo è composto di anima e corpo e ha nell’anima razionale il principio vitale che lo caratterizza. Tale principio pur essendo nel corpo non si trova in nessun organo, tessuto o funzione perché è di natura spirituale.
Pertanto, ciò che sostanzia l’essere umano non è l’autocoscienza e nemmeno la sua capacità di interagire con l’ambiente ma la presenza in lui dell’anima razionale che include l’uso di queste funzioni. La vita inizia con l’infusione da parte di Dio Creatore dell’anima nel corpo e termina con la separazione da esso, nel momento in cui l’organismo si dissolve nei suoi elementi costitutivi.
Ci troviamo di fronte a due concezioni dell’esistenza umana diametralmente opposte: una che riconosce e difende il suo valore intrinseco, l’altra che riconosce il suo valore solo a determinate condizioni. Nell’ottica cristiana l’uomo è Imago Dei mentre in quella del pensiero moderno è un mero agglomerato di organi e funzioni al pari di qualsiasi altro essere vivente; ancora, nell’ottica cristiana la dignità della persona umana è ontologica, mentre in quella del pensiero moderno dipende dalla persistenza o meno di determinate funzioni intellettive: la sofferenza fisica e/o psichica viene considerata un danno oggettivo alla qualità della vita di un essere umano che viene talvolta ritenuto motivo sufficiente per giustificarne l’eliminazione.
La concezione filosofica dell’esistenza che hanno espresso in vita le gemelle Kessler è esattamente quella che la Necrocultura diffonde con ogni modalità possibile e in tutti i campi. La loro fine rappresenta, in fondo, ciò che lo stato moderno si aspetta che ciascuno di noi faccia, ossia togliere il disturbo quando la nostra condizione non ci consente più di produrre o essere utile agli altri o alla comunità nel suo complesso.
Va da sé che il cosiddetto principio dell’autodeterminazione rappresenta il classico specchietto per le allodole: l’eutanasia e il suicidio assistito conducono necessariamente all’eliminazione di tutti coloro che non hanno una qualità di vita ritenuta sufficiente secondo i parametri della modernità, come abbiamo visto nei casi di Charlie Gard e Alfie Evans uccisi dalla giustizia inglese in ossequio al loro best interest, solo per fare qualche esempio. L’eliminazione programmata e obbligatoria dell’essere umano è un approdo che rischia di diventare solo questione di tempo.
La scelta delle gemelle Kessler diventa il simbolo di un conflitto sempre più evidente nella nostra società: da una parte una visione che riconosce alla vita umana un valore intrinseco, indipendente da condizioni di efficienza o autonomia; dall’altra una concezione che lega la dignità alla qualità percepita dell’esistenza e che vede nella fragilità e nella sofferenza un limite intollerabile.
Di fronte a questa deriva culturale, è necessario ribadire che la dignità umana non è negoziabile e non dipende dalle condizioni in cui ci si trova.
Alfredo De Matteo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificatra
Eutanasia
Australia, decessi per eutanasia sono aumentati del 400%
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Eutanasia
L’Olanda effettua la prima eutanasia in assoluto su un bambino di 24 mesi
Un bambino di quasi 24 mesi è stato il primo minore di 12 anni a essere sottoposto a una procedura di eutanasia nei Paesi Bassi, dopo le modifiche alla legge olandese sull’eutanasia.
L’episodio è avvenuto alla fine dello scorso anno, dopo che un medico e una commissione avevano stabilito che il bambino conduceva una vita di sofferenza destinata a non migliorare nel tempo.
Nato prematuramente a 26 settimane, il bambino ha riportato gravi danni cerebrali, paralisi cerebrale e cecità parziale. Il piccolo presentava anche problemi di muco che ostruivano la respirazione e crisi epilettiche intermittenti che, a quanto risulta, non potevano essere controllate con i farmaci.
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Secondo quanto riportato dal giornale britannico The Sun, i medici avevano in precedenza valutato che il bambino «non soffriva in modo insopportabile e continuo» e che «l’epilessia causava un notevole disagio, ma le crisi epilettiche non erano continue». «La loro conclusione è stata che esistevano ancora alternative ragionevoli, come le opzioni palliative e altri farmaci che avrebbero potuto portare a un migliore controllo delle crisi epilettiche», afferma la testata inglese.
Poiché però le crisi convulsive non rispondevano ai farmaci, il medico avrebbe chiesto un secondo parere a un altro dottore, il quale avrebbe riscontrato che «l’insopportabile sofferenza del bambino era chiaramente visibile».
La Regeling beoordelingscommissie Late Zwangerschapsafbreking, Levensbeëindiging bij Pasgeborenen en Levensbeëindiging kinderen 1-12 jaar («Commissione di valutazione per l’interruzione della gravidanza in fase avanzata e l’interruzione della vita nei neonati e nei bambini 1-12 anni»), organismo che si occupa del controllo dei casi di interruzione attiva della vita nei neonati e nei minori, ha condiviso il parere del medico, dichiarando:
«Tutti gli aspetti dell’essere umano – per quanto riguarda le capacità motorie, il comportamento e la personalità – erano gravemente compromessi e non sarebbero migliorati (…) Nonostante tutti gli interventi medici e non medici, i genitori e il medico non hanno riscontrato alcun miglioramento nelle condizioni del bambino ed erano convinti che il piccolo stesse soffrendo in modo insopportabile e senza alcuna prospettiva di sollievo».
La notizia dell’eutanasia di un bambino di età inferiore ai 12 anni era già emersa a giugno, ma l’età effettiva del bambino è stata resa nota solo ora.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro della Salute Sophie Hermans aveva dichiarato che nei Paesi Bassi era è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai 12 anni, sostenendo che fosse la prima volta. La procedura era stata eseguita in base alle norme introdotte nel 2024, che consentono ai medici del Paese di porre fine alla vita di bambini malati terminali in circostanze eccezionali. Il ministro non aveva rivelato l’età, il sesso o le condizioni di salute del bambino.
Prima della modifica legislativa dell’inizio del 2024, l’eutanasia era legale solo per i neonati e per i bambini di età superiore ai 12 anni. Il caso, che ha suscitato molte polemiche, segue la recente notizia di una nonna in Canada sottoposta a eutanasia contro la sua volontà.
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I Paesi Bassi sono stati il primo Paese al mondo ad approvare una legge sull’eutanasia nel 2002. In precedenza, nel 2014, il Belgio ha approvato una legge sull’eutanasia per i minori e, secondo quanto riportato, in base a tale legge sono stati uccisi due bambini di 9 e 11 anni che soffrivano di «sofferenze insopportabili».
Secondo i comitati regionali per la revisione dell’eutanasia dei Paesi Bassi, nel 2025 sono stati registrati oltre 10.000 casi di eutanasia, pari a circa il 6% di tutti i decessi a livello nazionale.
Nel 2025 un rapporto indicava un aumento del 60% nei casi di eutanasia olandese per «sofferenza psicologica» e malattia mentale. Il rapporto indica un aumento complessivo del 10% nel tasso di eutanasia dal 2023 al 2024, con quasi 10.000 olandesi morti per eutanasia nel 2024. Come riportato da Renovatio 21, la questione dell’eutanatizzazione in Olanda di persone con autismo o disabilità intellettuale è risalente.
Come riportato da Renovatio 21, la finestra di Overton sull’eutanasia dei bambini autistici (e sui danneggiati da vaccino) è aperta da diverso tempo. Da notare che uno studio di due anni fa dimostrava che di fatto l’eutanasia delle persone autistiche in Olanda era già iniziata.
Renovatio 21 lo aveva preconizzato apertis verbiis già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica . Era un incontro pubblico organizzato da Renovatio 21 a Reggio Emilia sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.
Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
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L’eutanasia infantile è forse una delle più platiche dimostrazioni del ritorno del sacrificio umano nella nostra società. Una regressione che, più che metafisica, è programmatica. Il ritorno di Baal e Moloch, degli dèi pagani antichi che chiedevano di essere adorati con il massacro dei figli.
La civiltà cristiana si è basata, per millenni, sull’opposto: sulla difesa della vita nascente, in qualsiasi sua forma di salute, perché essa è Imago Dei, perché la sua protezione è iscritta nel cuore degli uomini come legge naturale. Lo sforzo del nemico, nei secoli, è quello di pervertire il cuore degli uomini, cancellare la legge naturale, e spianare la strada a stragi infinite, come come desiderio di colui che è «omicida fin da principio» (Gv 8:44).
Un mondo che uccide i suoi bambini attende giocoforza la sua punizione.
Dal Vangelo secondo San Marco (18,6): «Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare».
Cosa dovrebbero fare, quindi, coloro che non scandalizzano i bambini, ma li uccidono?
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Eutanasia
Fine vita in Veneto: la reazione dei vescovi
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