Connettiti con Renovato 21

Politica

Zelens’kyj e Trudeau applaudono un autentico nazista: ovazione del Parlamento canadese per un ex SS

Pubblicato

il

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj e il primo ministro del Canada Justin Trudeau hanno salutato un ex membro della famigerata divisione galiziana delle SS, che combatté per i nazisti nella seconda guerra mondiale, mentre partecipavano a una sessione parlamentare a Ottawa, secondo le immagini condivise dall’Associated Press.

 

Una delle foto, scattata venerdì alla Camera dei Comuni, mostrava un sorridente Vladimir Zelens’kyj che stringeva il pugno e Justin Trudeau che applaudiva a qualcuno fuori dall’immagine.

 

La didascalia di AP spiega che i due leader «riconoscono Yaroslav Hunka, che era presente e combatté con la prima divisione ucraina nella Seconda Guerra Mondiale prima di emigrare in Canada».

 

Ciò che l’agenzia di stampa americana descrisse come «la prima divisione ucraina» era in realtà la 14a divisione Waffen Grenadier delle SS, nota anche come 1ª divisione galiziana.

 

Altre agenzie hanno battuto la notizia in maniera simile, come AFP che ha descritto Hunka, 98 anni, come un «veterano di guerra canadese-ucraino».

 

I video del parlamento hanno mostrato anche che i parlamentari hanno fatto una standing ovation all’ex combattente dell’unità nazista.

 

 

La 1ª divisione galiziana fu creata dai nazisti nel 1943, quando l’Unione Sovietica stava prendendo il sopravvento sul fronte orientale. Comprendeva circa 80.000 volontari, principalmente ucraini, provenienti dalla regione della Galizia, che si estende in quella che oggi è la Polonia sudoccidentale e l’Ucraina occidentale.

 

L’unità partecipò a brutali operazioni anti-guerriglia in Polonia e Ucraina sovietica e fu accusata di massacri e altre atrocità contro le popolazioni civili polacca, ebraica e russa. Fu schiacciato dall’Armata Rossa nel luglio 1944. Il gruppo fu quindi ribattezzato Esercito nazionale ucraino, prima di arrendersi agli alleati occidentali dopo la caduta di Berlino nel maggio 1945. Dopo la guerra, alcuni membri della 1ª divisione galiziana fuggirono in Canada, che ospita una grande quota della diaspora ucraina.

Sostieni Renovatio 21

Durante il suo discorso al parlamento canadese, Zelens’kyj ha affermato che il Canada è sempre stato il «lato positivo della storia» durante le guerre precedenti e ha ringraziato il governo di Trudeau per il sostegno fornito all’Ucraina nel conflitto con la Russia – il cui presidente Putin, rammentiamo, disse che proprio la denazificazione era uno degli obiettivi dell’operazione militare speciale di Mosca.

 

Alla fine di agosto, Zelens’kyj ha pubblicato sui social media un’immagine in cui si vedeva un soldato ucraino che indossava lo stemma della 1– divisione galiziana. Le truppe di Kiev sono state anche avvistate indossando stemmi della famigerata 36ª divisione Waffen Grenadier delle SS, una delle peggiori unità penali naziste, la 3a divisione SS Panzer «Totenkopf», e svastiche assortite e altri simboli di estrema destra.

 

Come riportato da Renovatio 21, non si trattava della prima volta che Zelens’kyj sui social mostrava soldati ucraini con mostrine naziste. Pochi giorni fa l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko è stato immortalato sui suoi canali social mentre indossava un Sonnenrad, simbolo esoterico SS assai gettonato nell’Ucraina odierna.

 

Come scrive RT, l’Ucraina è l’unico paese al mondo che ha integrato apertamente le milizie neonaziste nelle sue forze armate nazionali. Queste unità una volta venivano descritte dai media occidentali come «neo-naziste», ma tale definizione dopo lo scoppio del conflitto con la Russia è venuta meno, pure quando le agenzie di stampa si trovano ad intervistare un soldato ucraino che ha scelto come nome di battaglia «Adolf».

 

A ridosso delle polemiche per l’omaggio alle SS nel cuore della politica canadese, vi è stata tuttavia anche qualche reazione di rammarico e condanna.

 

Il presidente della Camera dei Comuni canadese Anthony Rota si è scusato per aver onorato un uomo ucraino che prestò servizio nelle forze Waffen SS di Adolf Hitler durante la seconda guerra mondiale, definendolo «un eroe ucraino e canadese».

 

«Venerdì 22 settembre, nel mio intervento successivo al discorso del presidente dell’Ucraina, ho riconosciuto una persona nella tribuna», ha detto Rota in una dichiarazione domenica. «Successivamente sono venuto a conoscenza di ulteriori informazioni che mi fanno pentire della mia decisione di farlo».

 

«Senza menzionare Hunka per nome, Rota ha ribadito che l’ucraino è un suo elettore. “Desidero in particolare estendere le mie più sentite scuse alle comunità ebraiche in Canada e in tutto il mondo. Mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni».

 

Il  Centro Amici di Simon Wiesenthal ha affermato che è «incredibilmente inquietante vedere il Parlamento canadese alzarsi per applaudire un individuo che era membro di un’unità delle Waffen-SS, un ramo militare nazista responsabile dell’omicidio di ebrei e altri e che fu dichiarata organizzazione criminale durante il Processo di Norimberga», aggiungendo che «non dovrebbe esserci confusione» sul fatto che l’unità in cui Hunka aveva prestato servizio fosse responsabile dell’uccisione di civili «con un livello di brutalità e malizia inimmaginabile».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Centro Wiesenthal in passato aveva già attaccato il Canada per il suo ruolo, divenuto materia pubblica, nell’addestramento di truppe neonaziste ucraine prima del conflitto.

Aiuta Renovatio 21

Anche il B’nai Brith, noto ente dell’ebraismo internazionale, ha reagito, definendo gli onori assegnati a Hunka «più che oltraggiosi», sottolineando quindi che «non sono accettabili scuse che non forniscano al pubblico anche una spiegazione dettagliata di come ciò possa aver avuto luogo nel cuore della nostra democrazia».

 

I membri sopravvissuti della Divisione Galiziana e i loro sostenitori tengono marce e manifestazioni annuali in Ucraina. I membri dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), i cui leader collaborarono anche con la Germania nazista durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale, sono celebrati come «combattenti per la libertà» dalle autorità ucraine odierne.

 

Come riportato da Renovatio 21, i legami del nazionalismo integralista ucraino con la CIA e con i servizi segreti inglesi sono noti da decenni.

 

Risulta urgente ricordare quando, durante la protesta dei camionisti dello scorso, il premier canadese Trudeau, fuggito da Ottawa, accusò chi protestava di essere nazista. Nei primi due minuti della conferenza stampa bilingue, tenuta all’aperto in località segreta, Trudeau aveva affermato che «la libertà di espressione, riunione e associazione sono pietre miliari della democrazia, ma il simbolismo nazista, le immagini razziste… non lo sono».

 

 

C’è tuttavia nel potere canadese un personaggio ancora più significativo riguardo questo tema, la vicepremier e ministro delle Finanze, Chrystia Freeland.

 

Ex giornalista del Washington Post, già fra gli architetti del congelamento dei conti correnti dei dissidenti durante la protesta dei camionisti anti-vaccino, la Freeland ha origini ucraine abbastanza solide da parlare a Zelens’kyj nella lingua ora imposta anche alle regioni russofone.

 

Il nonno della Freeland, Mykhailo Khomiak, alias Michael Chomiak, era stato accusato in un articolo di Consortium News del 27 febbraio 2017 di essere l’editore ucraino in esilio di un quotidiano filo-nazista Krakivski Visti, che pubblicava a Cracovia, in Polonia. Il giornale, la stampa e gli edifici furono espropriati all’editore del quotidiano ebreo in lingua polacca Nowy Dziennik.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, la Freeland si era presentata ad una manifestazione filoucraina di piazza con una sciarpa rossonera tipica degli ucronazisti.

 

La Freeland è conosciuta per il suo coinvolgimento ravvicinato nel World Economic Forum, dove ha un ruolo diretto nel consiglio di fondazione.

 

Come noto, anche Trudeau è parimenti coinvolto nel gruppo estremista di Davos, al punto da essere uno dei pochi leader mondiali a parlare, apertis verbis, di Grande Reset, ad esempio durante un discorso del 2020, in pieno lockdown pandemico.

 

 

Documenti canadesi emersi l’anno scorso rivelerebbero il piano di usare il COVID per portare avanti l’agenda del WEF.  Le strane entrature del WEF nella sanità canadese durante il COVID sono state denunciate dal neopremier dello Stato Canadese dell’Alberta Danielle Smith.

 

Klaus Schwab del resto si era vantato pubblicamente di aver «penetrato» il governo canadese, con almeno cinque ministri con ampi rapporti con il WEF.

 

 

Secondo un articolo di Johnny Vedmore, il padre del guru del World Economic, Eugen Schwab, sarebbe stato coinvolto una filiale tedesca, supportata dai nazisti, di un’azienda di ingegneria svizzera nella guerra come principale appaltatore dell’esercito. Di Klaus invece si ricorda il lavoro in un’azienda che collaborava con il programma nucleare del Sud Africa dell’Apartheid.

 

All’ultima edizione del WEF a Davos, la Freeland in una tavola rotonda del World Economic Forum a Davos ha chiarito che guerra dell’Ucraina contro la Russia è necessaria per rilanciare l’economia globale.

 

«Non si tratta di fare un favore all’Ucraina. Ciò di cui stiamo parlando, fornendo armi all’Ucraina, come ha sottolineato in modo molto cruciale il presidente Zelens’kyj, fornendo all’Ucraina i soldi di cui ha bisogno per vincere la guerra, è in definitiva nel nostro stesso interesse».

 

Il lettore può vederlo: se si prende qualche appunto, e si uniscono i puntini, le cose, improvvisamente, possono apparire tanto, tanto chiare.

 

Renovatio 21 esiste per questo: motivo per cui, vi chiediamo, fate una donazione per permetterci di continuare.

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine screenshot da YouTube
 

 

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Bolsonaro jr. condannato a quattro anni di carcere

Pubblicato

il

Da

Una commissione composta da quattro giudici della Corte Suprema brasiliana ha pronunciato oggi una decisione unanime, ritenendo colpevole l’ex deputato brasiliano Eduardo Bolsonaro per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.   Le prove esaminate dalla commissione comprendevano video, post sui social media e interviste nelle quali Eduardo si vantava di essere stato negli Stati Uniti per sollecitare sanzioni contro il sistema giudiziario brasiliano, con l’obiettivo di ottenere la liberazione del padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per aver complottato un colpo di stato militare nel 2022 dopo la sconfitta elettorale contro Luiz Inacio Lula da Silva, per aver incitato alla rivolta e per aver tentato di rovesciare con la violenza la democrazia.   Eduardo è stato condannato in contumacia a quattro anni e due mesi di reclusione, dato che risiede negli Stati Uniti dal febbraio 2025 proprio per cercare il sostegno dell’amministrazione Trump alla liberazione del padre. Il giovane Bolsonaro ha chiesto all’amministrazione Trump di imporre sanzioni a tutti i giudici coinvolti nelle sentenze contro suo padre e dazi doganali sulle merci brasiliane. È stato inoltre accusato di «minacciare autorità e funzionari giudiziari» dopo aver avvertito di possibili sanzioni statunitensi contro il Brasile «se il procedimento non si fosse concluso» in modo favorevole a suo padre.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nell’agosto del 2025, il presidente Trump ha imposto dazi del 50% sulle importazioni brasiliane per protestare contro quella che ha definito la «caccia alle streghe» contro il padre, suo alleato politico. I giudici della Corte Suprema sono ben consapevoli della minaccia strategica che caratterizza l’intera vicenda Bolsonaro. Come ha sostenuto il giudice Cármen Lúcia, minacce come quelle proferite da Eduardo rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche stesse.   «Non vediamo più questo tipo di minaccia nella sua forma tradizionale. Oggi le democrazie non si estinguono con i carri armati nelle strade o con palesi dimostrazioni di forza, ma con l’indebolimento istituzionale che spesso avviene per paura».   Anche il giudice Flavio Dino ha avvertito che le azioni di Eduardo Bolsonaro rientrano in «un tentativo sistematico di delegittimazione al fine di indebolire la magistratura. Questa pratica si inserisce in una strategia più ampia osservata in diversi Paesi, ma purtroppo riscontrabile in Brasile con particolare intensità. Pochi Paesi si trovano attualmente ad affrontare un’ostilità così persistente nei confronti della propria Corte Suprema».   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre De Moraes ha bloccato un provvedimento che avrebbe ridotto drasticamente la pena detentiva dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per aver presumibilmente complottato un colpo di Stato dopo le elezioni del 2022, fatto che l’accusato nega con fermezza. Bolsonaro senior era stato arrestato a novembre a Brasilia, dove era agli arresti domiciliari. In seguito l’ex presidente brasiliano aveva dichiarato di avere un cancro alla pelle.   A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, il giudice supremo De Moraes è da sempre considerato acerrimo nemico dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo ha accusato di ingerenze in manifestazioni oceaniche plurime. Ad alcuni sostenitori di Bolsonaro, va ricordato, sono stati congelati i conti bancari, mentre ad altri è stata imposta una vera e propria «rieducazione».   La scorsa estate la Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli la settimana scorsa il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
Come riportato da Renovatio 21, il De Moraes si era scontrato anche Elone Musk, quando il giudice supremo aveva ordinato il blocco dei conti finanziari di Starlink nel Paese, nel contesto di una faida in corso sulla piattaforma di social media X riguardante la libertà di parola: l’establishment brasiliano chiedeva la censura di determinate voci politiche, cosa che Musk si era rifiutato di fare.   Musk aveva reagito in modo duro nei suoi post sui social, tornando a paragonare De Moraes – di cui ha chiesto le dimissioni o la messa in stato di accusa – a Darth Vader e a Lord Voldemort, e pubblicando un’immagine generata artificialmente del giudice supremo in galera.   L’imprenditore sudafricano è arrivato a dire che il vero potere in Brasile è nelle mani di De Moraes, definito tiranno travestito da giudice, mentre il presidente Lula è solo il suo cane da salotto. «Alexandre de Moraes è un dittatore malvagio che fa cosplay come giudice» dichiarato il Musk.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Palácio do Planalto via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Continua a leggere

Politica

Londra verso una crisi di governo?

Pubblicato

il

Da

Il Partito Laburista britannico, attualmente al governo, rischia di trascinare se stesso e l’intero Paese in un «disastro», avvertono parlamentari e commentatori politici, mentre il Primo Ministro Keir Starmer continua a ignorare le crescenti richieste di dimissioni, provenienti anche dal suo stesso partito.

 

La crisi di leadership del Partito Laburista ha raggiunto il punto critico questa settimana con la vittoria dell’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, alle elezioni suppletive di Makerfield, ottenendo il 55% dei voti. Ora i parlamentari laburisti si attendono che Burnham lanci una sfida a Starmer entro poche settimane, se non giorni, e molti membri del partito considerano apertamente il primo ministro un’anatra zoppa, esprimendo apertamente la volontà di rimuoverlo.

 

Lord Charles Falconer, membro laburista della Camera dei Lord ed ex ministro della giustizia nel governo di Tony Blair, è intervenuto sulla vicenda sabato, sostenendo che Starmer non ha «assolutamente alcuna autorità».

 

«Il motivo per cui non ha autorità è che tutti danno per scontato che Andy Burnham stia per sfidare il leader e tutti danno per scontato che vincerà», ha dichiarato a BBC Radio 4, definendo la situazione attuale «completamente insostenibile per il Paese». Falconer ha inoltre invitato il primo ministro a non aggrapparsi al potere e a favorire una rapida transizione, avvertendo che qualsiasi ulteriore ritardo sarebbe «dannoso» per il Paese.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Anche i parlamentari laburisti Zubir Ahmed e Peter Swallow hanno detto alla BBC di volere un nuovo primo ministro entro poche settimane. Secondo il Telegraph, ben 104 membri dello stesso partito di Starmer chiedono che egli fissi un calendario per le sue dimissioni.

 

Starmer e i suoi sostenitori all’interno del Partito Laburista sembrano invece indifferenti a queste pressioni. Un promemoria interno stilato dai fedelissimi del premier e ottenuto dal Guardian sosteneva che Burnham avrebbe perso consensi non appena si fosse candidato alla leadership e fosse stato sottoposto a un «vero esame». Anche Starmer stesso ha affermato venerdì che avrebbe contestato qualsiasi sfida alla sua leadership.

 

L’ex leader laburista Jeremy Corbyn ha dichiarato che il partito potrebbe aver completamente sbagliato approccio, concentrando la battaglia per la leadership sulle personalità anziché sulle politiche.

 

«L’impopolarità del governo deriva dalle minacce ai sussidi sociali, dalle continue politiche di austerità e da molte altre questioni, in particolare dai suoi attacchi piuttosto draconiani al diritto di riunione e alla libertà di parola», ha dichiarato a Sky News.

 

Le sue parole sono state riprese da Charles Moore, ex direttore del Daily Telegraph, dello Spectator e del Sunday Telegraph, ora membro della Camera dei Lord. In un articolo per il Telegraph, Moore ha sostenuto che il Partito Laburista potrebbe avviarsi verso un disastro con quello che ha definito il colpo di stato di Burnham, trascinando con sé l’intero Paese.

 

«Per gran parte di questo secolo, la maggior parte dei nostri politici al governo – laburisti e conservatori… non sono riusciti ad analizzare cosa non va. Se il Partito Laburista pensa che si possa rimediare semplicemente cambiando il leader con colpi di stato, questo fallimento continuerà», ha scritto.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Number 10 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

 

Continua a leggere

Politica

Ben Gvir: «tutto il Libano deve bruciare»

Pubblicato

il

Da

Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, tra i maggiori esponenti dell’ideologia suprematista ebraica, ha reagito alla morte di quattro soldati israeliani impegnati nell’invasione del Libano meridionale lanciando un appello infuocato per la distruzione completa del Paese.   In un messaggio pubblicato venerdì su X, Ben-Gvir ha affermato: «Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi dovrebbero piangere. Tutto il Libano deve bruciare!».   «Israele deve chiarire al mondo intero che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono sacrificabili. Tutto il Libano deve bruciare», ha ribadito dopo la netta condanna di Israele espressa dal presidente Donald Trump mercoledì.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

  «Il nostro dovere supremo è proteggere i cittadini di Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, e questo impegno ha la precedenza su qualsiasi altra considerazione», ha dichiarato in seguito all’utilizzo da parte dell’esercito israeliano di «tattiche simili a quelle di Gaza» in Libano, che hanno provocato lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone, la completa distruzione di città e villaggi, la morte di almeno 3.798 persone e il ferimento di 11.781, il tutto nel chiaro intento di allargare i confini del Paese verso Nord.   La violenza della dichiarazione è tale da aver spinto il social network di Elon Musk a porre una nota sul post: «Il suo post ha violato le regole di X. Tuttavia, X ha stabilito che potrebbe essere nell’interesse pubblico che il post rimanga accessibile».   Il Ben-Gvir ha aggiunto di aver trasmesso privatamente lo stesso messaggio al Primo Ministro Benjamin Netanyahu, invitandolo a respingere «risposte misurate e moderazione» e insistendo invece sul fatto che «bisogna scatenarsi. Annientare. Schiacciare».   In dichiarazioni pubbliche della scorsa settimana, il ministro aveva detto: «Non possiamo smettere di distruggere le case nel Libano meridionale. Non possiamo smettere, punto e basta. Non possiamo permettere che la popolazione del Libano meridionale ritorni (…) Dobbiamo continuare a controllare il territorio anche se Trump non è d’accordo».   ;

Sostieni Renovatio 21

Questa retorica è emersa nel contesto degli sforzi dell’amministrazione Trump per porre fine al conflitto regionale, dopo l’annuncio, all’inizio della settimana, di un Memorandum d’intesa (Memorandum of Understanding, MoU) tra gli Stati Uniti e l’Iran (e i loro alleati).   L’accordo quadro, firmato da Trump mercoledì, prevede la «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano», con l’impegno di «garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano».   Al vertice del G7, Trump ha criticato pubblicamente i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano, denunciando la distruzione sproporzionata di edifici in risposta a episodi di minore gravità ed esprimendo solidarietà al popolo libanese, definendo la «grande cultura» del Libano come «distrutta» e ha sostenuto che il suo popolo ora «vive all’inferno», affermando che Israele dovrebbe adottare un «tocco più morbido» invece di abbattere gli edifici «ogni volta che qualcuno di Hezbollah ci entra».   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha manifestato apertamente il suo dissenso nei confronti del Memorandum d’intesa tra Trump e l’Iran, promettendo martedì di mantenere l’occupazione israeliana del Libano meridionale e diffondendo una mappa della zona di occupazione prevista.   Ciò ha evidenziato l’indifferenza di Israele rispetto alla necessità di riaprire lo Stretto di Ormuzzo per scongiurare una catastrofe economica globale, come spiegato da Trump al G7. «Le riserve (di petrolio) si esauriranno tra circa quattro settimane», ha avvertito il presidente. «Ci sono riserve in tutto il mondo e noi le esauriremmo davvero. E arriverà un momento in cui non saremo più in grado di procurarcele. Volete vedere il caos?», ha provocato durante la conferenza stampa.   La visione del mondo di Ben-Gvir affonda le radici nell’ideologia della supremazia ebraica. È un seguace del defunto rabbino Meir Kahane e del suo movimento Kach, che sosteneva la supremazia ebraica, l’espulsione violenta dei palestinesi dalle loro terre e interpretazioni militanti della legge ebraica. Kach è stato escluso dalle elezioni israeliane per incitamento al razzismo ed è stato designato come organizzazione terroristica da vari Paesi.   Ben-Gvir ha definito pubblicamente il Kahane – misteriosamente assasinato in un vicolo di Brooklyn nel 1990 – un «santo» e un «eroe», tiene in casa un ritratto di Baruch Goldstein, responsabile del massacro della moschea di Hebron del 1994 in cui morirono 29 palestinesi, e si è legato a estremisti che invocano l’espulsione dei cristiani e l’incendio delle chiese in Terra Santa.   Nel 1995, un giovane Ben-Gvir divenne noto per aver staccato e sventolato lo stemma a forma di «C» dal cofano della Cadillac del Primo Ministro Yitzhak Rabin, poche settimane prima del suo assassinio. Mostrandolo alle telecamere in televisione, dichiarò: «siamo arrivati alla sua auto, arriveremo anche a lui».   Esprimendo il pensiero di molti ebrei, l’ex ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon ha condannato duramente questa ideologia, definendo la «supremazia ebraica» un «Mein Kampf al contrario», in cui «la razza superiore siamo noi». Lo Ya’alon ha messo in guardia sul fatto che tale politica alimenta violenza e pulizia etnica, trasformando Israele in un Paese «giudeo-nazista», e ha affermato che figure come Ben-Gvir e Bezalel Smotrich dovrebbero essere perseguite dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi contro i palestinesi.

Aiuta Renovatio 21

Ben-Gvir è inoltre legato ideologicamente al movimento sionista religioso eretico Chabad-Lubavitch, che promuove la supremazia ebraica attraverso concezioni mistiche. I loro insegnamenti sostengono che gli ebrei possiedano un’anima divina superiore, o scintilla divina, mentre le anime dei non ebrei deriverebbero da «kelipot» (gusci di impurità) che non contengono «assolutamente nulla di buono» e sarebbero quindi soltanto «anime animali».   Il diplomatico di lungo corso Alastair Crooke ha ammonito, in un’intervista rilasciata venerdì, che gli osservatori occidentali fraintendono profondamente la politica israeliana perché la analizzano con una lente razionale e laica, invece di considerare le dottrine e gli obiettivi eretici del movimento suprematista ebraico. In realtà, sostiene che elementi chiave — soprattutto all’interno di queste fazioni messianiche estremiste — sono guidati da credenze escatologiche incentrate sull’arrivo del loro «Moshiach» (Messia) che inaugurerà l’era messianica, riducendo tutti i non ebrei al servizio degli ebrei in un ordine gerarchico, scrive LifeSite.   Crooke afferma che Israele sta cercando di gestire il crollo del proprio paradigma strategico dopo anni di eccessi. Mentre alcuni israeliani mettono in discussione i conflitti senza fine e il costo umano per i soldati, i gruppi messianici sostengono che solo una grave crisi o «Armageddon» possa aprire la strada all’era messianica e alla Grande Israele. Questa cornice religiosa spiega perché le analisi puramente geopolitiche o razionali delle azioni israeliane spesso risultino inadeguate.   Recentemente Il Ben Gvir ha insultatoanche l’Italia definendola «il Paese delle ciabatte». La dichiarazione offensiva è arrivata a inizio giugno 2026 tramite un post di reazione su X, in cui Ben-Gvir ha scritto testualmente: «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte».   Il leader di Otzma Yehudit, il partito sionista secolarista al governo col Netanyahu,  ha rilasciato questa affermazione dopo aver appreso la notizia di essere stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. I magistrati italiani hanno aperto un fascicolo nei suoi confronti ipotizzando i gravissimi reati di sequestro di persona e tortura.L’inchiesta ruota attorno al caso della Global Sumud Flotilla: i militari israeliani avevano abbordato in acque internazionali le navi cariche di attivisti dirette a Gaza.   A testimoniare la posizione di Ben-Gvir è stato un video pubblicato da lui stesso sui social, nel quale si riprendeva mentre scherniva e dileggiava gli attivisti (tra cui cittadini italiani) costretti a restare legati, bendati e in ginocchio. Oltre all’insulto sul «Paese delle ciabatte», il ministro ha aggiunto in una nota ufficiale di «non essere per nulla intimorito» dall’azione giudiziaria di Roma.

Iscriviti al canale Telegram

A inizio giugno 2026 il ministro della Sicurezza aveva esplicitamente chiesto di catturare e imprigionare le donne e i giovani libanesi per usarli come arma di pressione contro Hezbollah. Durante una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano tenutasi il 9 giugno 2026, volta a discutere l’espansione delle operazioni militari in Libano, Ben-Gvir ha pronunciato parole riportate dai media internazionali e dal quotidiano Maariv.   «Iniziamo a pensare fuori dagli schemi riguardo a Hezbollah. Conquistare territori e uccidere molti terroristi è importante, ma dobbiamo anche arrestare le loro donne e i loro giovani e portarli nelle prigioni terroristiche. Questo è ciò che fa più male a loro» avrebbe detto secondo la testata israeliana.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.  Le foto e i video, pubblicati orgogliosamente sui profili social ufficiali del partito, mostravano il cappio da boia al centro del dolce Il cappio da boia al centro del dolce e laa scritta celebrativa in ebraico «congratulazioni al ministro Ben-Gvir, a volte i sogni diventano realtà», un riferimento esplicito al via libera della Knesset alla legge sulle esecuzioni.   Sulle torte erano raffigurate anche delle pistole e una mappa del territorio che includeva Gaza e l’intera Cisgiordania sotto la bandiera israeliana. Il cappio era già finito sui baveri dei rappresentanti di partito come spilla dorata. La forma e il colore della spilla imitavano volutamente i nastri gialli indossati dal resto della politica e della società israeliana in segno di solidarietà con gli ostaggi nelle mani di Hamas, scatenando la durissima reazione delle opposizioni e dei familiari dei rapiti.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Alexander Khanin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Continua a leggere

Più popolari