Genetica
Vaccini per il COVID-19, quali tecnologie?
L’industria farmaceutica sta sviluppando più di 100 vaccini contro il coronavirus usando una serie di tecniche, alcune delle quali sono ben consolidate e altre non sono mai state approvate per uso medico prima.
La maggior parte di questi vaccini prende di mira le cosiddette proteine del picco che coprono il virus e lo aiutano a invadere le cellule umane. Il sistema immunitario può sviluppare anticorpi che si attaccano alle proteine spike e fermano il virus.
Le tecnologie in campo sono differenti e spaventosamente inedite
Vaccini a virus intero
Cioè vaccini inattivati e attenuati dal vivo.
La maggior parte dei vaccini in uso oggi incorpora una forma inattivata o indebolita di un virus che, in teoria, non dovrebbe essere in grado di causare malattie. Quando le cellule immunitarie le incontrano, producono anticorpi.
I vaccini a virus intero vengono vengono coltivati in vasche piene di cellule galleggianti, che possono essere cellule animali (uovo, cane, insetto) o cellule da linea cellulare umana di feto abortito
Produrre questo tipo di vaccini comporta la coltivazione di virus in grande quantità. Questi vaccini vengono vengono coltivati in vasche piene di cellule galleggianti, che possono essere cellule animali (uovo, cane, insetto) o cellule da linea cellulare umana di feto abortito.
Le procedure di coltivazione possono richiedere mesi per produrre un lotto di nuovi vaccini.
I vaccini convenzionali per influenza, varicella, morbillo, parotite e rosolia rientrano tutti in questa categoria.
La biofarmaceutica Sinovac e la principale azienda che sta sviluppando questo tipo di vaccino per il COVID-19.
I rischi di questo tipo di vaccinazione classica sono conosciuti e ripetutamente avveratisi in tragedie internazionali. Ricordiamo il disastro più recente, quei focolai di poliomielite in Africa causati da mutazione del ceppo nel vaccino utilizzato sulla popolazione. «L’inizio è stato causato da un virus di tipo 2 contenuto nel vaccino – scriveva nel 2019 il Guardian – Il tipo 2 è un virus selvaggio che è stato eliminato anni fa, ma in rari casi il virus vivo nei vaccini per la poliomielite orale può mutare in una forma in grado di innescare nuovi focolai della malattia».
Ricordiamo il disastro più recente, quei focolai di poliomielite in Africa causati da mutazione del ceppo nel vaccino utilizzato sulla popolazione
Vaccini Genetici
Cioè vaccini che usano parte del codice genetico del coronavirus.
Vaccini a DNA
Un certo numero di vaccini sperimentali per coronavirus non rilasciano virus interi. Forniscono invece istruzioni genetiche per la costruzione di una proteina virale. La proteina può quindi stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi e aiutare a montare altre difese contro il coronavirus.
Non esistono vaccini a DNA approvati per l’uso nell’uomo
Nel 2010 la Bill and Melinda Gates Foundation ha iniziato a finanziare pesantemente i vaccini a DNA e RNA
Nel 2010 la Bill and Melinda Gates Foundation ha iniziato a finanziare pesantemente i vaccini a DNA e RNA.
Nello stesso anno, La DARPA, il dipartimento di ricerca e sviluppo per i nuovi sistemi d’arma del Ministero della Difesa USA, iniziò a finanziare gli sforzi per creare «vaccini multiagente a base di DNA sintetico» che sarebbero stati consegnati nel corpo umano tramite «elettroporazione non invasiva» e fu rapidamente promossa nei rapporti dei media come un modo per produrre rapidamente vaccini rispetto ai tradizionali metodi di produzione di vaccini. L’elettroporazione è una tecnica per aprire dei pori della membrana cellulare per introdurre nelle cellule il DNA o altre sostanze chimiche come chemioterapici
Vaccini a RNA
Alcuni ricercatori vogliono fare a meno del DNA e invece iniettare nelle cellule l’RNA messaggero.
Le cellule leggono l’mRNA e producono proteine di picco che provocano una risposta immunitaria.
La società biotecnologica Moderna ha recentemente completato un piccolo studio sulla sicurezza con otto volontari che hanno mostrato risultati promettenti in anticipo contro il coronavirus.
Non esistono vaccini approvati per l’RNA
Entrambi i vaccini RNA e DNA possono essere prodotti più rapidamente rispetto ai metodi tradizionali.
Non esistono vaccini approvati per l’RNA, ma sono in sperimentazione clinica per la MERS e altre malattie.
Tra le aziende coinvolte, la capofila Moderna, Pfizer (la ) e BioNTech, la tedesca CureVac e altri.
Per il COVID-19, miliardario e «filantropo» globale della salute Bill Gates ha detto di essere «eccitato» rispettoai vaccini a RNA
In particolare, è proprio questa classe di vaccino per la quale il miliardario e «filantropo» globale della salute Bill Gates ha detto di essere «eccitato» rispetto ad altri candidati per il vaccino Covid-19
Vaccini a vettori virali
Vaccini che utilizzano Adenovirus o altri virus
I virus sono efficaci nella penetrazione nelle cellule. Dagli anni ’90, i ricercatori hanno studiato come usarli per fornire geni nelle cellule per immunizzare le persone contro le malattie.
Dagli anni ’90, i ricercatori hanno usato virus fornire geni nelle cellule per immunizzare le persone contro le malattie
Per creare un vaccino contro il coronavirus, diversi team hanno aggiunto il gene della proteina spike a un virus chiamato adenovirus.
L’adenovirus si insinua nelle cellule e scarica il gene.
Diversi vaccini con vettori virali sono usati per vaccinare animali contro la rabbia e il cimurro. Johnson & Johnson ha sviluppato vaccini contro l’Ebola e l’HIV usando un adenovirus: entrambi ora sono in fase di trial.
Tra le aziende che stanno sviluppando questo tipo di vaccini per il Coronavirus vi sono la Johnson & Johnson, la cinese CanSino, l’Università di Oxford etc.
Il problema i vaccini a vettore virale è che il corpo del paziente potrebbe riconosce il vettore come estraneo e quindi generare immunità; è considerabile che l’immunità al virus vettore potrebbe essere addirittura precedente all’inoculazione
Il problema di questo tipo di vaccini è che il corpo del paziente potrebbe riconosce il vettore come estraneo e quindi generare immunità; è considerabile che l’immunità al virus vettore potrebbe essere addirittura precedente all’inoculazione.
«Alcune carenze della tecnologia vaccinale a vettori virali (come la genotossicità e la bassa espressione transgenica) possono essere superate mediante l’uso di vettori ibridi». La genotossicità è « la capacità di alcuni agenti chimici di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula causando mutazioni ed inducendo modificazioni all’interno della sequenza nucleotidica o della struttura a doppia elica del DNA di un organismo vivente»
Vaccini a base di proteine
Cioè vaccini che usano una proteina coronavirus o un frammento proteico.
Vaccini a particella virus-simile
Alcuni vaccini sono particelle che contengono pezzi di proteine virali. In teoria non dovrebbero causare malattie perché non sono virus reali, ma possono comunque mostrare al sistema immunitario l’aspetto delle proteine del coronavirus.
Per esempio il vaccino per HPV rientra in questa categoria.
Tra le aziende che stanno ricercando questa soluzione vi sono Medicago, Doherty Institute e altri.
«Uno dei maggiori problemi dei vaccini VLP è la mancanza di attivazione immunitaria
Sul sito Researchgate, un utente risponde ad un altro rispetto al mancato uso dei vaccini VLP su larga scala: «Uno dei maggiori problemi dei vaccini VLP è la mancanza di attivazione immunitaria nel generare una robusta risposta IgG a cellule B , unita a una risposta specifica a cellule T. Senza un qualche tipo di TLR o di citochina, le risposte di segnalazione tendono ad essere sul lato debole se iniettate sistemicamente».
Vaccini ricombinanti
Il lievito o altre cellule possono essere progettati per trasportare il gene di un virus e lanciare proteine virali, che vengono quindi raccolte e immesse in un vaccino.
Il bugiardino di Engerix B, un vaccino ricombinante per l’epatite B, riporta che «raramente, dopo iniezioni di vaccino come Engerix-B si sono verificati sintomi temporanei come svenimento, vertigini, alterazioni della vista, intorpidimento o formicolio o movimenti simil-convulsivi»
Un vaccino contro il coronavirus di questo tipo conterrebbe intere proteine spike o piccoli pezzi di proteina.
Questa categoria include alcuni vaccini per l’herpes zoster e l’epatite B.
Tra le aziende, hanno scelto la strada per il vaccino per Coronavirus la Novavax e altri.
Il bugiardino di Engerix B, un vaccino ricombinante per l’epatite B, riporta che «raramente, dopo iniezioni di vaccino come Engerix-B si sono verificati sintomi temporanei come svenimento, vertigini, alterazioni della vista, intorpidimento o formicolio o movimenti simil-convulsivi».
Eugenetica
Screening genetico preconcezionale: una nuova forma di eugenetica?
La revisione della legge francese sulla bioetica, prevista ogni sette anni, è programmata per il 2028, dopo l’ultima revisione avvenuta nel 2021. Il processo è in corso: il Comitato consultivo nazionale di etica (CCNE) ha condotto le consultazioni nazionali sulla bioetica da gennaio a maggio 2026 e ha poi pubblicato una sintesi dei contributi lo scorso luglio. Il CCNE dovrebbe pubblicare il suo parere complessivo in autunno, che servirà da base per la futura legislazione.
Nella sintesi del Comitato, un punto spicca: lo screening genetico preconcezionale (PGS). Sebbene limitate, le informazioni presentate dimostrano che questa pratica è relativamente nota, nonostante sia vietata dalla legge salvo in circostanze molto specifiche. Tuttavia, è fortemente promossa da diverse parti interessate, tra cui l’Accademia Nazionale di Medicina (ANM).
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Lo screening genetico preconcezionale
Il 19 marzo 2026, l’Imagine Institute, in collaborazione con l’Agenzia francese per la biomedicina (ABM) e il CCNE (Comitato consultivo nazionale di etica), ha organizzato un simposio sul tema «Genetica e società». L’obiettivo generale era «anticipare i dibattiti sulla legge in materia di bioetica» al fine di «arrivare al dibattito parlamentare con una prospettiva più matura», secondo quanto affermato da Marine Jeantet, direttrice generale dell’ABM.
Spiega di voler «anticipare i dibattiti sulla legge di bioetica» per «arrivare al dibattito parlamentare con una prospettiva più matura». Sottolinea: «Attenzione, il divario con l’opinione pubblica si sta ampliando», avverte. «Dobbiamo coinvolgere l’opinione pubblica… dobbiamo preparare il terreno per il dibattito pubblico», esorta. In altre parole, preparare il terreno e plasmare l’opinione pubblica.
È interessante notare come la DGP sembri essere il tema centrale della giornata. Descritta come una «questione fondamentale di movimento» nella prossima revisione della legge sulla bioetica dal professor Stanislas Lyonnet, genetista medico presso l’Istituto Imagine, essa emerge in numerosi interventi, sempre in una luce favorevole e sempre senza riserve, osserva Gènéthique.
Il 30 giugno 2026, l’ANM ha adottato a larga maggioranza il testo di una relazione sul DGP (Test diagnostici e prenatali), elaborata da un gruppo di lavoro, sottolineando che essa rappresentava una posizione ufficiale dell’Accademia. Il DGP, si legge nella relazione, «mira a identificare, in entrambi i partner di una coppia che intende avere figli, le anomalie genetiche che potrebbero causare gravi malattie nel bambino».
Le anomalie genetiche in questione possono causare malattie come la fibrosi cistica, l’atrofia muscolare spinale o la distrofia muscolare di Duchenne. Nei portatori sani, se entrambi i genitori presentano tale anomalia, la probabilità di avere un figlio affetto è del 25%.
Il rapporto rileva che la coppia può: 1) assumersi il rischio; 2) richiedere la diagnosi genetica preimpianto (PGD) – o selezione dell’embrione – durante le tecniche di procreazione assistita; 3) ricorrere alla diagnosi prenatale (PND) con la possibilità di aborto; 4) optare per la donazione di gameti; oppure 5) ricorrere all’adozione. In pratica, le opzioni 2 e 3 sono le più comunemente scelte.
Il rapporto dell’ANM sottolinea che questi test sono attualmente illegali, poiché i test genetici per i futuri genitori sono consentiti solo se un membro della famiglia è affetto da una malattia genetica o se il primogenito ne è affetto. Prendendo atto dell’autorizzazione della diagnosi prenatale (PGD) in alcuni Paesi e delle leggi vigenti in materia di riproduzione, il rapporto chiede la legalizzazione di questi test.
Cita in particolare l’evoluzione della posizione del CCNE sulla questione, che si mostrava piuttosto riluttante nel parere n. 83 del 2003, ma favorevole nel parere n. 129 del 2018. Ma ciò non sorprende affatto, dato che il CCNE, nonostante il suo titolo altisonante che include la parola «etica», ha una posizione di mera geometria variabile, che dovrebbe riflettere l’evoluzione della società francese.
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Elenco delle patologie da sottoporre a screening
Tale screening può essere limitato. «I geni analizzati nel DPG sono quelli responsabili di gravi malattie infantili incurabili», specifica il rapporto. Ma, aggiunge, «il limite degli elenchi ufficiali di geni è la loro natura fissa e la difficoltà di aggiornarli». Questa affermazione era già stata fatta durante il simposio menzionato: «La possibilità di approvare una legge di questo tipo implica la disponibilità di un elenco che possa poi essere modificato nel tempo».
Mentre alcuni prevedono una riduzione della lista grazie ai progressi terapeutici, altri si concentrano principalmente sulla sua espansione. È proprio qui che risiede il pericolo. Jacques Testart, il «padre» del primo bambino francese concepito in provetta, ha dichiarato nel 2022, in circostanze analoghe: «se mi sono opposto alla diagnosi genetica preimpianto (PGD) per quasi quarant’anni, è perché non esistono ostacoli che ne limitino l’uso e quindi contrastino l’eugenetica che essa incarna».
Una volta aperto il vaso di Pandora – e purtroppo, troppi lo sono già – non si può più tornare indietro, si corre a perdifiato verso il futuro, un processo che può durare anni, persino decenni, ma che alla fine si conclude sempre. Le varie pressioni provenienti dai laboratori, dai test privati disponibili online, dai futuri genitori e dall’ideale del bambino «perfetto» finiscono per prevalere.
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Un’eugenetica «invisibile e indolore»
È comunque notevole che sia il simposio del 19 marzo sia il rapporto dell’ANM si siano sentiti in dovere di anticipare l’obiezione di natura eugenetica. La professoressa Bana Jabri, a capo dell’Imagine Institute, ha spiegato al simposio: «quando la questione dello screening per i portatori asintomatici verrà discussa in Assemblea Nazionale, sarà necessario spiegare che ‘questo non ha nulla a che vedere con l’eugenetica”».
Per quanto riguarda il rapporto dell’ANM, esso dedica un lungo paragrafo all’argomento. Inizia citando il Consiglio di Stato: «(L’eugenetica) può derivare anche da posizioni individuali assunte da genitori o medici da una prospettiva di rifiuto della disabilità, arrivando persino a desiderare “il bambino perfetto”», un’osservazione del tutto giustificata.
Ma il resto del testo si limita a fare affidamento sull’autorità del CCNE, che nel suo parere n. 138 afferma: «non si può attribuire alle scelte individuali dei futuri genitori l’intenzione di migliorare la specie», al fine di confutare l’accusa. Una risposta del tutto irrilevante, come il lettore può constatare.
Inoltre, non si tratta solo di posizioni individuali. È importante ricordare che è stato lo Stato a legalizzare l’aborto, fondamento di questo sistema. È stato lo Stato a offrire test – rimborsati dalle assicurazioni – per individuare la sindrome di Down nei neonati. È stato lo Stato a rafforzare questo «razzismo» nei confronti delle persone con disabilità, rendendo obbligatorio lo screening prenatale per la sindrome di Down.
È stato lui, di recente, a condannare un medico per non aver prescritto gli esami diagnostici per la sindrome di Down, a seguito di un’ecografia che ne aveva suggerito la diagnosi: il medico è stato condannato a risarcire i genitori per l’onere finanziario derivante da tale errore. È dunque lo Stato a creare tutte le condizioni per consentire la «scelta individuale» di interrompere una gravidanza a causa della presenza di un cromosoma in più nel bambino.
Nonostante le loro smentite, politici e medici hanno alimentato una mentalità apertamente eugenetica nella popolazione. Jacques Testart ha sottolineato con forza questo punto: «la scienza, come il diritto, ha permesso lo sviluppo di una nuova eugenetica che può essere definita liberale, mite, compassionevole o persino democratica». Un’eugenetica «completamente invisibile e indolore». Tanto che non viene nemmeno più chiamata eugenetica.
Alcuni penseranno che le Linee Guida per la Procreazione Familiare (DPG) non aggiungerebbero molto orrore a ciò che già esiste. Probabilmente è vero. Ma se adottate, rafforzerebbero il pensiero eugenetico in tutti i settori. È già profondamente radicato nei decisori, in diversi medici e nei futuri genitori. Alla fine si radicherà in modo irrevocabile in tutto ciò che riguarda il concepimento.
E un giorno ci risveglieremo nel «Mondo Nuovo» profetizzato da Aldous Huxley.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Genetica
23andMe ha ottenuto un risarcimento di 46,8 milioni di dollari per i dati genetici rubati
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Genetica
Accelerati i piani per le sperimentazioni genetiche della rigenerazione dentale
Nel 2023, l’azienda farmaceutica giapponese Toregem Biopharma ha annunciato di aver scoperto un nuovo metodo per inibire un gene responsabile della soppressione della crescita dei denti, aprendo la strada a una prospettiva rivoluzionaria in odontoiatria, fino ad allora ritenuta impossibile. Lo riporta Futurism.
L’obiettivo è, usando alterazioni genetiche delle quali pare non esservi più pudore, far crescere nuovi denti vivi per sostituire quelli danneggiati, un’idea radicale in un settore che in genere offre opzioni limitate oltre alle protesi mobili o agli impianti.
«Il nostro obiettivo finale è offrire una soluzione clinica avanzata e scientificamente fondata per la crescita di denti derivati dai tessuti stessi del paziente», ha dichiarato all’epoca Honoka Kiso, presidente di Toregem. «L’idea di far crescere nuovi denti è il sogno di ogni dentista», ha dichiarato Katsu Takahashi, co-fondatore e ricercatore principale, al quotidiano giapponese The Mainichi nello stesso anno.
Ora, l’azienda ha raccolto circa 5,3 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento, il che le consentirà di «accelerare ulteriormente lo sviluppo clinico», secondo un comunicato stampa, compresi i piani per una sperimentazione clinica di Fase 2 con partecipanti umani in Giappone.
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Il comunicato stampa non ha fornito una tempistica precisa e Toregem è ancora nelle prime fasi di sviluppo del suo trattamento. Tuttavia, ci sono segnali che giustificano l’ottimismo. In uno studio del 2021, l’azienda ha dimostrato che il suo anticorpo neutralizzante può sopprimere una proteina, denominata USAG-1, che inibisce la crescita dei germi dentali. L’azienda ha affermato di essere riuscita a ripristinare i denti in topi nati senza denti a causa di una carenza di Runx2, un gene «interruttore principale» che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo scheletrico e dentale.
In uno studio del 2024, l’azienda ha sostenuto che lo stesso approccio potesse funzionare anche sugli esseri umani. Uno studio clinico di Fase 1, condotto su partecipanti maschi adulti, ha testato la sicurezza del metodo lo scorso anno, ma i risultati finali sono ancora in sospeso.
Sebbene Toregem voglia immettere sul mercato il suo trattamento entro il 2030, gli esperti nutrono ancora alcuni dubbi sulla sua effettiva efficacia sugli esseri umani.
Innanzitutto, come ha dichiarato lo scorso anno a New Scientist Mary MacDougall, preside della facoltà di odontoiatria dell’Università della British Columbia, questo approccio potrebbe funzionare solo nei bambini, che possiedono ancora numerose cellule epiteliali dentali, fondamentali per lo sviluppo dei denti. Gli adulti, che hanno perso i denti e sono quindi privi di molte di queste cellule, potrebbero non avere la stessa fortuna. La MacDougalla ha inoltre sostenuto che indirizzare il farmaco ad agire specificamente su un singolo dente potrebbe non essere possibile, con il rischio di innescare una crescita dentale indesiderata su più denti.
Come previsto, dopo il COVID e il suo vaccino genico, c’è sempre meno pudore riguardo l’uso della genetica in campo biomedico: per farsi ricrescere i denti il pazient deve sottoporsi ad una modificazione genica, non diversamente da quanto accaduto quando ha porto il deltoide alla siringa mRNA cui lo Stato lo aveva di fatto obbligato.
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