Geopolitica
Trump promette al campione MMA che fermerà la guerra a Gaza
Il candidato alla presidenza del 2024 Donald J. Trump ha promesso che fermerà la devastante guerra di Israele a Gaza.
La promessa è stata fatta pubblicamente sabato sera ad un evento MMA in New Jersey dall’ex presidente all’ex atleta di arti marziali miste (MMA) e campione del circuito UFC Khabib Nurmagomedov, che è un musulmano del Daghestan.
Dopo la vittoria di Islam Makhachev su Dustin Poirier per il campionato dei pesi leggeri, Nurmagomedov, che ricopre ora il ruolo di allenatore del Makhachev, è stato sentito dire a Trump: «so che lei fermerà la guerra in Palestina».
Trump, che abitualmente pubblicizza il suo sostegno a Israele ma che si è dimostrato critico nei confronti della guerra a Gaza, ha risposto dicendo: «La fermeremo. Io fermerò la guerra».
La clip è stata ampiamente condivisa su X, e da allora ha fatto il giro su altre piattaforme di social media ottenendo molti elogi.
Khabib: I know you will stop the war in Palestine.
Donald Trump: We will stop it. I will stop the war. pic.twitter.com/Ve7eshXF1B
— Globe Eye News (@GlobeEyeNews) June 2, 2024
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Non è mancato, tuttavia, il caustico scetticismo di molti utenti. «Trump non lo farà. Ha letteralmente dato le alture di Golan a Israele. Ha spostato l’ambasciata a Gerusalemme. Venderà gli Stati Uniti per Israele. Sempre» ha scritto un utente su X. «Ha appena detto due settimane fa che a Israele dovrebbe essere permesso di finire il lavoro», ha scritto un altro. «Dice una cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. Così tutti riescono a proiettare su di lui quello che vogliono sentire».
???????? Donald Trump told Khabib that he’s his favorite fighter ???? pic.twitter.com/kSx2XahlLX
— Home of Fight (@Home_of_Fight) June 2, 2024
I commenti di Trump al campione MMA russo arrivano in un contesto di crescente frustrazione tra il personale dell’amministrazione Biden e gli elettori statunitensi per la gestione della guerra da parte del presidente, con un numero crescente di dimissioni del personale e segnalazioni di dissenso interno.
Tuttavia, mentre gli esperti affermano che l’ondata di elettori «non impegnati» alle primarie democratiche sta inviando a Biden il messaggio che la politica della sua amministrazione su Gaza gli costerà caro in vista delle elezioni presidenziali di novembre, la capacità di Trump di corteggiare gli elettori sulla Palestina è limitata.
Come riportato da Renovatio 21, il rapporto tra Trump e Netanyahu sembra essere compromesso sino all’irrecuperabile.
Un mese fa il candidato presidenziale non aveva escluso i tagli ad Israele, rivelando pure dettagli sull’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani che gli sarebbe stato consigliato dagli israeliani, che poi si sarebbero però tirati indietro. «È stato qualcosa che non ho mai dimenticato», ha detto Trump a TIME, aggiungendo che l’incidente «mi ha mostrato qualcosa».
Come riportato da Renovatio 21, secondo rivelazioni dello scorso anno dell’ex capo dell’Intelligence israeliana, sarebbe stato lo Stato Ebraico a convincere la Casa Bianca ad uccidere il generale iraniano.
Netanayhu, ha detto The Donald, durante l’intervista come TIME, «è stato giustamente criticato per ciò che è accaduto il 7 ottobre», riferendosi all’attacco di Hamas contro Israele. «E penso che abbia avuto un profondo impatto su di lui, nonostante tutto. Perché la gente diceva che non sarebbe dovuto succedere».
Benjamin Netanyahu è stato sostenuto negli anni dalla famiglia del genero di Trump Jared Kushner, il cui padre – controverso immobiliarista ebreo ortodosso finito in galera per una squallida storia di ricatti perfino a famigliari – era uno dei primi finanziatori di Bibi, il quale, si dice, quando era a Nuova York dormisse nella cameretta del Jared. Il personaggio si è fatto notare di recente per aver detto che «è un peccato» che l’Europa non accolta più profughi palestinesi in fuga da Gaza, per poi fare dichiarazioni entusiastiche sul valore delle proprietà immobiliari future sul lungomare della Striscia.
Il Jared – che è sospettato da molti di essere una «talpa» contro Donald, perfino nel caso del raid FBI a Mar-a-Lago – e la moglie, l’adorata figlia di Trump Ivanka, sarebbero stati lasciati fuori dalla nuova campagna per esplicita richiesta dell’ex presidente.
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Trump, in uno degli ultimissimi atti della sua presidenza, diede la grazia al traditore (e spia israeliana) Jonathan Pollard, analista dell’Intelligence USA artefice di una delle più grandi falla di segreti militari della storia degli apparati statunitensi.
Nei primi giorni del 2021, agli sgoccioli della presenza di Trump alla Casa Bianca, Pollard arrivò in Israele, dove lo attendevano ali di folla a festeggiarlo come un eroe (per aver tradito il loro principale alleato: incomprensibile fino al grottesco, a pensarci), tramite un jet privato messo a disposizione dal controverso magnate dei casino di Las Vegas – e finanziatore di quasi tutto il Partito Repubblicano USA come del Likud israeliano – Sheldon Adelson, morto poche ore dopo.
Come riportato da Renovatio 21, Trump il mese scorso ha dichiarato che il comportamento di Israele a Gaza ha causato un danno enorme alla percezione dello Stato ebraico nel mondo, mettendoli «nei guai» e incoraggiando l’antisemitismo.
Attacchi pubblici di Trump a Netanyahu si sono registrati già a fine 2021, mossa che gli valse uno screzio con i fondamentalisti protestanti americani, cioè i cristiano-sionisti che sostengono Israele per la profezia apocalittica secondo cui gli ebrei, ricostruendo il Terzo Tempio, genereranno il loro messia che sarà l’anticristo dei cristiani, accelerando la venuta di Cristo.
Tale teologia escatologica è in azione anche in questi giorni, come visibile nel caso della giovenca rossa, e di altri animali da sacrificio che hanno tentato di trafugare sul Monte del Tempio di Gerusalemme.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
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Geopolitica
Teheran: i Paesi che aiutano gli USA divengono «obiettivi legittimi»
L’Iran ha invitato i Paesi di tutto il mondo a non prestare aiuto agli Stati Uniti nella guerra contro Teheran, avvertendo che qualsiasi sostegno all’aggressione li renderebbe legittimi bersagli di rappresaglia.
Nelle ultime due settimane Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi reciproci dopo il fallimento del fragile cessate il fuoco all’inizio di questo mese. Il Pentagono si è concentrato principalmente su obiettivi nel sud e nel centro dell’Iran, mentre Teheran ha colpito installazioni militari statunitensi in tutta la regione. La ripresa delle ostilità ha interrotto il traffico marittimo nello Stretto di Ormuzzo e diverse navi mercantili sono state colpite.
Il generale di brigata Hossein Mohebbi, portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran), ha messo in guardia le nazioni di tutto il mondo dal sostenere l’aggressione statunitense.
«Qualsiasi Paese – che si tratti della Gran Bretagna, degli Stati del Golfo Persico o di altri – se appoggia gli Stati Uniti in guerra, diventerà un nostro obiettivo legittimo», ha dichiarato Mohebbi sabato. «Recentemente, i bombardieri B-1 statunitensi hanno utilizzato basi aeree in Gran Bretagna. Se collaboreranno, diventeranno obiettivi certi e legittimi per noi».
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All’inizio di quest’anno Londra era diventata uno dei principali centri nevralgici della guerra israelo-americana contro l’Iran, fungendo da punto di partenza per gli attacchi strategici statunitensi. Tuttavia Londra si era rifiutata di concedere l’accesso alle basi prima dell’attacco iniziale, alimentando ulteriormente le tensioni tra l’allora Primo Ministro Keir Starmer e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale si era lamentato di quello che considerava un sostegno insufficiente da parte di uno stretto alleato.
Un messaggio analogo è stato espresso dal vicepresidente del parlamento iraniano, Ali Nikzad, il quale ha avvertito che qualsiasi nazione «che funga da fonte di aggressione contro il nostro Paese sarà certamente un obiettivo legittimo» per l’esercito iraniano.
«Negli ultimi anni abbiamo tollerato qualsiasi violazione da parte dei governi europei. Avvertiamo questi governi, in particolare il nuovo governo del Regno Unito… e il governo dell’Ucraina, di non farsi pedine degli Stati Uniti e di astenersi dal intraprendere avventure che non li riguardano», ha dichiarato Nikzad domenica in una sessione parlamentare.
Il riferimento all’Ucraina segue un incidente avvenuto all’inizio di questo fine settimana, quando Kiev ha attaccato una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, uccidendo una persona e ferendone un’altra. Kiev ha riconosciuto l’attacco, affermando di aver preso di mira «navi utilizzate per il trasporto di merci militari destinate all’Iran» in quelle acque.
Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato l’attacco, affermando che «rischia di alimentare e di estendere ulteriormente le fiamme della guerra» e avvertendo di possibili ritorsioni per l’attacco «sconsiderato».
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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
L’amministrazione Trump sta valutando opzioni militari in Mali
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