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Epidemie

Test sierologici, immunità e false speranze

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La tanto sognata «Fase 2» — lo sappiamo — è un disastro da ogni punto di vista. L’ultimo DPCM, decretando in maniera del tutto incostituzionale che alcuni esercizi potranno riaprire — forse — soltanto a giugno, è riuscito a scontentare tutti, condannando al fallimento  pressoché certo migliaia e migliaia di attività – e quindi  alla rovina di migliaia e migliaia famiglie,.

 

D’altronde non ci si poteva aspettare di meglio da chi ha deciso di affidare la ripartenza del Paese ai Colao e agli Arcuri, i quali per cercare di capire il tasso di immunità nazionale hanno puntato tutto sul tracciamento delle persone attraverso una app e sui test sierologici 

 

Per meglio comprendere a che punto siamo arrivati, vorrei soffermarmi un attimo, come già fatto in passato, sui tanto dibattuti test sierologici,.

I test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG, anticorpi indispensabili per capire se si è entrati in contatto con il nCoV, non possono in alcun modo sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei

 

Partiamo fugando ogni dubbio: i test sierologici sono analisi del sangue, tramite prelievo al braccio o una goccia di sangue dal polpastrello (stesso procedimento utilizzato per lo stick glicemico), in grado di determinare se una persona è entrata in contatto con SARS-CoV-2. 

 

Precisiamo, quindi, che non si tratta affatto di test diagnostici in grado di dimostrare se la persona è affetta da COVID-19. Allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG, anticorpi indispensabili per capire se si è entrati in contatto con il nCoV, non possono in alcun modo sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei, secondo gli stessi protocolli indicati dall’OMS — dove viene peraltro specificato che per il loro uso nell’attività diagnostica d’infezione in atto da SARS-CoV-2 siano indispensabili ulteriori evidenze sia per dimostrare loro performance, sia per dimostrare la loro utilità operativa. 

 

La realtà è che sul tema dell’immunità nessuno ci ha realmente capito nulla ma tutti continuano a parlarne a caso. A parte il Dott. Andrea Crisanti, che ha almeno avuto l’umiltà di ammettere che non esiste ancora alcuna comprovata evidenza scientifica per quanto concerne il tasso dei livelli anticorpali, risultando precoce e persino inutile parlare, ad oggi, di immunità e di vaccino.

 

La realtà è che sul tema dell’immunità nessuno ci ha realmente capito nulla ma tutti continuano a parlarne a caso. A parte il Dott. Andrea Crisanti, che ha almeno avuto l’umiltà di ammettere che non esiste ancora alcuna comprovata evidenza scientifica per quanto concerne il tasso dei livelli anticorpali

Facendo altresì riferimento ad una circolare del Ministero della Salute, anche la stessa Regione Emilia-Romagna, in prima linea per sottoporre tutti gli operatori sanitari ai test sierologici, in una comunicazione di qualche giorno fa ha ammesso che «al momento attuale le conoscenze in merito alla risposta immunitaria da infezione da virus SARS- CoV-2 non sono consolidate».

 

Nonostante questo, abbiamo assistito nelle scorse ore al lancio di coriandoli da parte dei tanti scienziati da salotto per l’arrivo dello studio cinese condotto da alcuni ricercatori dalla Chongqing Medical University e pubblicato su Nature Medicine, il quale confermerebbe che a 19 giorni dai sintomi il 100% dei pazienti esaminati (285) avevano sviluppato le IgG contro Sars-CoV-2. Epperò con livelli diversi.

 

Roberto Burioni, twittando la lieta notizia che potrebbe fungere da incoraggiamento per l’individuazione di un vaccino (musica per le orecchie dei siringaioli che albergano i «comitati scientifici»), inciampa proprio sul tema delle quantità variabili di produzione di anticorpi:

 

«Seppure in quantità variabili i pazienti guariti da Covid-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l’immunità».

 

Questo significa ingannare le aspettative, perché il problema non è lo sviluppo di anticorpi, ma quanti se ne sviluppano e quanto la loro efficacia sia attualmente affidabile. 

 

Il problema non è lo sviluppo di anticorpi, ma quanti se ne sviluppano e quanto la loro efficacia sia attualmente affidabile

A contrastare poi l’ottimismo per un solo studio, vi sono le analisi condotte dalla Fudan University su 175 pazienti dimessi dall’ospedale di Shanghai e ritenuti guariti dall’infezione. 

 

Secondo quanto affermato da questi altri ricercatori cinesi, in circa un terzo dei soggetti la resistenza al coronavirus risulterebbe molto scarsa, mentre in altri pazienti addirittura non vi sarebbe alcuna traccia di immunizzazione.

 

Questo significherebbe che tra quei guariti ci possono essere soggetti capaci di infettarsi per una seconda volta. I ricercatori ammettevano la preoccupazione soprattutto per lo scarso sviluppo di anticorpi registrato nei giovani che hanno manifestato sintomi lievi: i titoli anticorpali più bassi sono stati rilevati nella fascia di età fra i 15 e i 39 anni, mentre quelli più alti in quella 60-85. 

 

Ricerca dell’Università di Fudan: in circa un terzo dei soggetti la resistenza al coronavirus risulterebbe molto scarsa, mentre in altri pazienti addirittura non vi sarebbe alcuna traccia di immunizzazione

Questo significherebbe avere in ogni caso una finestra larghissima di popolazione presumibilmente priva della copertura da qualsivoglia immunità.

 

Nel mentre però l’azienda farmaceutica americana Abbott, che ha appena vinto il bando indetto dal governo per la fornitura dei test sierologici nel nostro Paese, ha in programma di fornire gratis un primo lotto di 150.000 kit disponibile dal 4 maggio e promettendo l’arrivo di 4 milioni di test entro la fine del prossimo mese.

 

Il nuovo test, secondo quanto garantisce l’azienda farmaceutica americana, avrebbe dimostrato specificità e sensibilità superiori al 99% 14 giorni o più dopo l’insorgenza dei sintomi.

 

Allo stesso tempo la Abbott ha voluto precisare che «l’affidabilità di questi test non è mai al 100% (ossia che non generino mai falsi negativi né falsi positivi) e soprattutto che non c’è alcuna certezza scientifica che le persone che siano venute in contatto con il nuovo coronavirus abbiano poi sviluppato gli anticorpi».

Questo significherebbe che tra quei guariti ci possono essere soggetti capaci di infettarsi per una seconda volta

 

Se è vero che la sensibilità superiore al 90% voluta dal nostro governo di geniacci sembrerebbe essere stata ampiamente raggiunta dai test della Abbott, si deve però sempre tenere presente che un responso negativo potrebbe venire da un soggetto che solo recentemente si è contagiato — è il cosiddetto «effetto finestra negativa» — e che per ovvie ragioni non ha ancora sviluppato anticorpi, motivo per il quale, come già detto, se i suddetti test non saranno affiancati a tamponi di massa serviranno probabilmente a poco, nonostante l’ipotetico alto grado di sensibilità di quelli messi a disposizione dai vincitori del bando.

 

Le immunoglobuline, cioè i famosi IgM, iniziano solitamente a comparire nel sangue dopo sette giorni dall’attacco del virus: ciò vuol dire che tanto dipenderà dal periodo in cui molti di questi test saranno effettuati. Il loro valore dovrebbe invece scendere dopo la terza settimana dal contagio.

 

Le immunoglobuline G, invece, cioè le famose IgG, cominciano a comparire nel sangue dalla seconda settimana dopo l’infezione.

Qualsiasi saranno gli esiti dei milioni di test, essi fino a prova contraria non varranno  come patente di immunità o come salvacondotto perché, come già convenuto, non esistono ancora sufficienti evidenze

 

In ogni caso, qualsiasi saranno gli esiti dei milioni di test, essi fino a prova contraria non varranno  come patente di immunità o come salvacondotto perché, come già convenuto, non esistono ancora sufficienti evidenze. 

 

In poche parole e per concludere: la famosa «Fase 2», oltre ad essere affidata ad incompetenti scelti da altri incompetenti, sarà all’insegna di un app di dubbia legittimità e a test di dubbia efficacia e validità. 

 

Si salvi chi può.

 

 

 

Cristiano Lugli 

 

 

 

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.

 

Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?

Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.

 

Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?

Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.

 

Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?

La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.

 

E cosa ha fatto il ministero?

Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.

 

Perché non si sono fermati?

Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.

 

Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?

Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.

 

Perché?

Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo?

Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.

 

A cosa ha portato tutto questo?

Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».

 

Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?

Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».

 

Cosa è successo durante l’udienza?

Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».

 

Solo un ricatto?

Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

 

Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.

Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.

 

I politici vaccinisti stanno cambiando idea?

Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.

 

Quale valore ha la Commissione in questo momento?

I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.

 

Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?

Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

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Epidemie

Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.   Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».   «Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.   LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.   La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.   La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.   Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.   Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.   A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».   Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.   Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.   Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.   «La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.   «Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».   «C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».  

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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.   Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.   Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.   Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.    

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Epidemie

Virus sconosciuto e per il quale non esiste un vaccino si sta diffondendo negli Stati Uniti

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Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il metapneumovirus umano (HMPV) si sta diffondendo negli Stati Uniti, in particolare in California e nella regione dei Grandi Laghi. Lo riporta Epoch Times.

 

I sintomi includono tosse, febbre e congestione nasale e, a differenza di virus respiratori più noti, per l’HMPV non esistono vaccini o trattamenti conosciuti, ha affermato il CDC.

 

I pazienti ricoverati in ospedale ricevono in genere cure di supporto, o ossigeno se necessario, e liquidi per via endovenosa per prevenire o trattare la disidratazione.

 

Dei test nazionali risultati positivi ai virus respiratori nella settimana conclusasi il 28 febbraio, il 5% è risultato positivo all’HMPV, la percentuale più alta per l’HMPV da metà 2025. La percentuale è inferiore a quella dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale (VRS), ma superiore a quella del COVID-19, secondo il National Respiratory and Enteric Virus Surveillance System.

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La California e il Nuovo Jersey sono tra gli stati che hanno recentemente segnalato casi di HMPV. Secondo l’ente di controllo epidemico statunitense CDC, casi sono stati registrati in tutte le regioni del paese.

 

Specialisti affermano che i sintomi sono solitamente lievi, ma che il virus può portare a complicazioni più gravi, in particolare nei bambini piccoli, negli anziani e in altre persone con un sistema immunitario più debole.

 

Secondo uno studio pubblicato a febbraio, i ricercatori della Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università di Pittsburgh e di altre istituzioni hanno affermato che l’HMPV inizia solitamente a circolare più tardi nella stagione rispetto all’influenza e al virus respiratorio sinciziale.

 

Gli scienziati hanno scoperto che il virus raggiunge il picco anche più tardi, spesso ad aprile, e affermano che lo studio dimostra che l’HMPV è «una causa importante» di sintomi respiratori sia nei bambini che negli adulti.

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