Connettiti con Renovato 21

Terrorismo

Strage terrorista anche in Benin. In Ciad attacco al palazzo presidenziale sventato

Pubblicato

il

L’esercito beninese ha subito pesanti perdite a seguito di un attacco terroristico a una posizione nei pressi del confine con il Burkina Faso e il Niger, secondo una dichiarazione rilasciata giovedì dal colonnello Faizou Gomina, capo della Guardia nazionale del Paese.

 

Il colonnello Gomina ha affermato che l’incidente avvenuto mercoledì nel dipartimento settentrionale di Alibori «ha inferto un duro colpo» al paese dell’Africa occidentale.

 

«La posizione attaccata (…) era una delle più forti e militarizzate», ha riferito Gomina, incoraggiando l’esercito a «svegliarsi». «Abbiamo battaglie da vincere», ha affermato il militare.

 

Mentre il colonnello Gomina non ha fornito un bilancio ufficiale delle vittime, la principale forza di opposizione del Paese, il partito «I Democratici», ha detto a Reuters che circa 30 soldati sono stati uccisi. L’agenzia stampa francese AFP ha anche citato una fonte della sicurezza che ha detto che 28 militari beninesi sono morti nell’assalto.

Acquistate le Maglie Crociate

«Stiamo continuando le operazioni di bonifica. Finora sono stati neutralizzati quaranta aggressori», ha detto all’AFP una fonte militare anonima.

 

Il Paese da 13,7 milioni di abitanti ha subito negli ultimi anni attacchi nel suo nord, in mezzo alla crescente diffusione di conflitti jihadisti nei vicini Mali, Burkina Faso e Niger, dove gruppi estremisti hanno scatenato la violenza per oltre un decennio. Almeno 121 ufficiali militari beninesi sono stati uccisi tra il 2021 e il dicembre 2024, secondo una fonte diplomatica citata dall’AFP.

 

Nel 2022, l’ex colonia francese ha schierato quasi 3.000 truppe per combattere le incursioni transfrontaliere e rafforzare la sicurezza nel Nord. Tuttavia, a dicembre, i militanti avrebbero ucciso tre soldati che sorvegliavano un oleodotto nella regione nord-orientale, in seguito a un precedente attacco a un parco nazionale vicino al confine con il Burkina Faso a giugno.

 

Mali, Burkina Faso e Niger hanno reciso i legami di difesa con alcuni partner precedenti, ovvero Francia e Stati Uniti, accusandoli di non essere riusciti a porre fine alla violenza decennale attraverso una missione militare decennale nel Sahel. Le tre ex colonie francesi hanno anche recentemente accusato l’Ucraina di sostenere il terrorismo nel Sahel dopo che i funzionari di Kiev avrebbero fornito informazioni ai ribelli per un’imboscata a fine luglio in cui sono morti decine di soldati maliani, nonché appaltatori russi del Gruppo Wagner.

 

Il mese scorso, il leader di transizione del Niger, il generale Abdourahamane Tchiani, ha accusato Parigi di aver tentato di destabilizzare il suo Paese e la regione del Sahel finanziando gruppi terroristici con base in Nigeria e Benin. Il governo nigeriano nega le accuse.

 

Anche in un altro Paese dell’area, il Ciad, vi è tensione.

 

Secondo il portavoce del governo Abderaman Koulamallah, il recente attacco al palazzo presidenziale del Ciad è stato portato a termine da un gruppo di uomini «drogati» e armati di coltelli e machete.

 

Il funzionario ha rilasciato questa dichiarazione durante un’intervista alla televisione nazionale giovedì, minimizzando ogni possibilità che l’incidente sia stato un atto terroristico, ha riferito Reuters.

 

«Si tratta di persone che provenivano da un certo quartiere di N’Djamena che non nominerò. Non avevano armi da guerra, il loro tentativo è stato disorganizzato e del tutto incomprensibile», ha detto Koulamallah, secondo la testata.

 

Il palazzo presidenziale della nazione del Sahel nella capitale N’Djamena è stato attaccato mercoledì sera, con segnalazioni di pesanti colpi di arma da fuoco nel centro della città. Tutte le strade che conducono all’edificio sono state chiuse al traffico e le vie vicine all’ufficio del presidente sono state bloccate da veicoli blindati.

 

In precedenza, Koulamallah aveva affermato che 19 persone, tra cui 18 militanti e una guardia presidenziale, erano state uccise nell’attacco sventato, durato circa un’ora.

 

Giovedì, ha detto che gli aggressori, che sembravano ubriachi e sotto l’effetto di droghe, si sono recati alla presidenza a bordo di uno o due veicoli che sembravano essersi rotti all’ingresso. Sono scesi e hanno accoltellato le quattro guardie presidenziali in servizio, uccidendone una e ferendone due, ha riferito Koulamallah, che è anche ministro degli Esteri del Ciad. Ha aggiunto che sei degli aggressori sono stati arrestati.

Aiuta Renovatio 21

Il governo del Ciad è stato coinvolto in un conflitto mortale durato decenni con i ribelli, tra cui il gruppo terroristico Boko Haram con base in Nigeria, che ha condotto incursioni transfrontaliere. Almeno 40 soldati dello stato senza sbocco sul mare sono stati uccisi in un’imboscata da presunti terroristi lo scorso ottobre.

 

L’ex colonia francese era sotto il governo militare dopo che Mahamat Idriss Deby aveva preso il potere nel 2021 come leader ad interim dopo che suo padre, Idriss Deby Itno, era stato ucciso combattendo i ribelli. Nel maggio 2024, il paese è passato al governo civile dopo che Deby aveva vinto le elezioni tenutesi quel mese.

 

A novembre, N’Djamena ha rescisso il suo patto di sicurezza con la Francia, affermando che il trattato non rifletteva più la sicurezza e le realtà strategiche del Ciad, così come le legittime aspettative del governo per la «piena espressione» della sovranità del paese. Burkina Faso, Mali e Niger, tutte ex colonie francesi, hanno intrapreso azioni simili contro Parigi, accusandola di non essere riuscita a sconfiggere i jihadisti nella regione del Sahel.

 

All’inizio di questa settimana, il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato le nazioni africane per non aver apprezzato l’assistenza della Francia nella lotta ai terroristi e ai separatisti nell’ultimo decennio. In risposta, Koulamallah ha affermato che le osservazioni di Macron «riflettono un atteggiamento sprezzante nei confronti dell’Africa».

 

Benin e Ciad si aggiungono alla lista di ex colonie francesi dove la recrudescenza del terrorismo si è manifestata con l’incontrovertibile fine dell’influenza francese e l’arrivo di quella russa.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il Mali aveva accusato i francesi di doppio gioco, cioè – disse il primo ministro Maiga, di addestrare e sostenere gli stessi terroristi che diceva di voler combattere nella regione.

 

Un’ONG russa all’epoca dichiarò che i media francesi stavano lavorando per coprire i crimini militari di Parigi nel Paese africano.

 

A fine 2023 il Mali erano riuscito a riconquistare la città settentrionale di Kidal, che era in gran parte sotto il controllo dei separatisti di etnia tuaregga, che i funzionari hanno accusato di aver destabilizzato la regione.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato fa l’antica città maliana di Timbuctù, detta anche «la perla del Sahel» e sito designato come patrimonio dell’umanità UNESCO, sarebbe caduta nelle mani del Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani (JNIM), sigla terrorista legata ad Al Qaeda.

 

Lo stesso presidente del Burkina Faso ha dichiarato che vi è nell’area un enorme afflusso di armi «ucraine» che finiscono nelle mani dei terroristi takfiri. Medesime accuse sulle armi fornite all’Ucraina finite a destabilizzare l’Africa fu fatta due anni fa dal presidente nigeriano Muhammadu Buhari.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Terrorismo

Nuova misteriosa esplosione ad Aleppo: l’ultima di una serie

Pubblicato

il

Da

Una violenta esplosione si è verificata nella notte di ieri vicino ad Aleppo, importante città del nord della Siria, costringendo gli abitanti della zona a lasciare le case, con scoppi ripetuti visibili a chilometri di distanza.   Lo scoppio è avvenuto in una base militare di un centro periferico, ferendo almeno quattro persone; è seguita una catena di esplosioni che ha sparso schegge su tutta l’area.   L’agenzia di stampa statale siriana SANA ha poi citato il ministero delle Emergenze e della Gestione dei Disastri, secondo cui un deposito di munizioni sarebbe stato fatto esplodere.  

Sostieni Renovatio 21

Mentre procedevano le evacuazioni, le squadre di soccorso erano in «stato di massima allerta… a causa delle continue esplosioni», dopo non essere riuscite all’inizio ad avvicinarsi per i boati persistenti e successivi.   Un testimone nel quartiere di Hamdaniyeh ad Aleppo ha detto all’agenzia AFP di un’«enorme esplosione» e che chi era in zona poteva vedere «grandi fiamme in lontananza».   Di solito la prima paura dei siriani è di essere di nuovo colpiti dai caccia israeliani, scenario ripetutosi centinaia di volte negli ultimi anni di guerra. Non sono uscite dichiarazioni iniziali sulle cause del disastro.   Sotto il nuovo governo Jolani, insediatosi da poco, si sono però già verificati diversi incidenti legati a munizioni e depositi militari. Ad esempio, all’inizio di settembre un deposito di armi del ministero della Difesa è andato a fuoco e 14 persone sono morte.   Il Paese soffre ora di prezzi del carburante altissimi, mentre si tenta di contenere l’inflazione, di salari fermi e di sforzi per riavviare l’economia postbellica. La recente revoca delle sanzioni imposte da Washington nell’era Assad non ha ancora dato effetti immediati.   Le proteste sono durate diversi giorni in varie città, dopo che i nuovi governanti di Damasco hanno cancellato all’improvviso i sussidi sui carburanti per la popolazione. Il 13 settembre la decisione del governo ha fatto salire di colpo i prezzi del diesel del 40% e quelli della benzina del 28%, dopo non solo anni ma decenni di controlli e sussidi statali.   È noto che Israele abbia di recente occupato la Siria meridionale, con il pretesto di difendere i drusi, nonché condotto operazioni per impedire che la Siria disponga di armi o munizioni avanzate o pesanti. Nelle operazioni, lo Stato Giudaico è arrivato ad effettuare manovre di disturbo elettronico dei caccia degli ulteriori stakeholder della nuova Siria, i turchi.   Il Paese era già stato devastato da una guerra per procura e da pesanti sanzioni americane, per non parlare dell’occupazione decennale da parte delle truppe statunitensi dei giacimenti di petrolio e gas nel Nord-Est della Siria, che ha strozzato la popolazione nel tentativo di rovesciare il leader laico baathista Bashar al-Assad.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, colloqui tenuti a Parigi tra gli israeliani e le nuove autorità jihadiste damascene un anno fa erano ufficialmente falliti.   L’ex capo dell’antiterrorismo statunitense Joe Kent sei mesi fa ha affermato che gli USA hanno «lavorato direttamente» con i terroristi in Siria per conto dello Stato Ebraico.   Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva definito i nuovi regnanti «jihadisti educati». ex capo della Direzione dell’Intelligence militare israeliana Tamir Hayman in un’intervista alla Radio dell’esercito ha affermato «il caos in Siria è vantaggioso. Lasciamoli combattere tra loro».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Terrorismo

Alleanza di gruppi armati vuole rovesciare il premier dell’Etiopia

Pubblicato

il

Da

Sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.

 

L’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza, presentata domenica, comprende il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (TPLF), il Movimento Nazionale Amhara Fano e l’Esercito di Liberazione Oromo, insieme a quattro formazioni minori.

 

In una dichiarazione congiunta i gruppi hanno accusato il Partito della Prosperità di Abiy di aver imposto un regime «dittatoriale» e di spingere il Paese dell’Africa orientale verso la disintegrazione. «Noi, le forze popolari che si preoccupano della sopravvivenza del popolo etiope, abbiamo la responsabilità storica di rovesciare questo regime», hanno dichiarato, promettendo un governo di transizione inclusivo incaricato di porre fine a «tutte le guerre» e di organizzare un dialogo nazionale e costituzionale.

Sostieni Renovatio 21

L’alleanza ha invitato le truppe governative e i loro comandanti «a unirsi e a diventare partner nella lotta per salvare il Paese». Ha inoltre chiesto il sostegno delle organizzazioni civiche e della comunità internazionale.

 

La portavoce di Abiy, Billene Seyoum, ha detto lunedì ll’agenziaa Reuters che i gruppi collaborano da tempo con il sostegno finanziario della vicina Eritrea. Asmara ha più volte smentito le accuse di aiuto a quelle formazioni.

 

Il governo etiope sostiene che il suo dialogo nazionale serve ad affrontare le divisioni politiche e i conflitti interni.

 

L’Etiopia ha faticato a trovare una stabilità duratura da quando l’accordo di pace del novembre 2022 ha chiuso la guerra del Tigrè, durata due anni e costata centinaia di migliaia di morti. Fano ha combattuto accanto alle truppe federali contro le forze del Tigrè prima di voltarsi contro il governo nel 2023. L’Esercito di Liberazione Oromo lotta contro le forze federali dal 2018. I nuovi scontri e i presunti attacchi con droni nel Tigrè hanno indebolito ulteriormente l’accordo di pace.

 

I membri dell’alleanza si sono impegnati a risolvere le loro divergenze «pacificamente». I gruppi Amhara e Tigrè rivendicano in modo opposto il Tigrè occidentale, passato al Tigrè dopo la ridefinizione dei confini regionali all’inizio degli anni Novanta. I nazionalisti Amhara contestano quella ripartizione e le loro forze hanno preso il controllo dell’area durante la guerra del Tigrè.

 

Lunedì le Nazioni Unite si sono dette «profondamente preoccupate» per il peggioramento della sicurezza in Etiopia, compresa la nascita della nuova coalizione armata e le notizie di insicurezza persistente e attacchi con droni. Il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric ha invitato tutte le parti a evitare azioni o parole che possano inasprire ulteriormente le tensioni e a tornare al dialogo, affermando che «l’azione militare non risolverà le divergenze politiche né affronterà le rimostranze di fondo».

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.

 

Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.

 

L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.

 

Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Continua a leggere

Terrorismo

Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito

Pubblicato

il

Da

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha riabilitato la fedina penale dell’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane Elor Azaria, condannato per omicidio colposo per aver sparato a morte a un palestinese ferito e inabile a Hebron nel 2016.   Il caso risale al 2016, quando Azaria, all’epoca sergente e paramedico delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), fu ripreso mentre sparava ad Abdel Fattah al-Sharif, presunto aggressore armato di coltello, nel quartiere di Tel Rumeida a Hebron.   Secondo le ricostruzioni dell’incidente, al-Sharif e un altro palestinese, Ramzi Aziz al-Tamimi al-Qasrawi, si avvicinarono a una postazione militare israeliana e accoltellarono un soldato israeliano, ferendolo lievemente. Qasrawi fu poi ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane. Al-Sharif fu colpito, gravemente ferito e lasciato a terra. Pochi minuti dopo Azaria lo raggiunse e gli sparò alla testa.

Sostieni Renovatio 21

La sparatoria è stata filmata da un attivista per i diritti umani. Azaria è stato condannato per omicidio colposo e condannato a 18 mesi di carcere, nonostante l’accusa avesse chiesto una pena da tre a cinque anni. La sua condanna è stata poi commutata in 14 mesi ed è stato rilasciato nel maggio 2018 dopo aver scontato nove mesi di pena.   Il filmato di Azaria che spara a un palestinese già inerme ha suscitato indignazione internazionale. Il ministero degli Esteri palestinese lo ha definito un’esecuzione extragiudiziale e un crimine di guerra, affermando che il video «ha demolito tutti gli slogan scanditi dai leader dell’occupazione sull’etica dell’esercito israeliano».   L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha descritto l’accaduto come un «omicidio extragiudiziale in strada». L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito la condanna di Azaria «eccessivamente mite», avvertendo che rafforzerà «la cultura dell’impunità». Il caso ha inoltre diviso l’opinione pubblica israeliana e contribuito alle tensioni tra i leader politici e i militari, portando in seguito alle dimissioni dell’allora ministro della Difesa Moshe Ya’alon.   Nonostante le polemiche, l’ufficio di Herzog ha annunciato sabato di aver ridotto il periodo rimanente prima che la fedina penale di Azaria potesse essere cancellata, di fatto ripulendola.   «Il presidente ritiene che le circostanze nel loro complesso, il tempo trascorso e il rammarico da lui espresso giustifichino la possibilità di iniziare un nuovo capitolo della sua vita», ha dichiarato l’ufficio del presidente, aggiungendo che Azaria, che aveva 20 anni al momento della condanna, ha espresso rammarico nella sua richiesta. Ciò contrasta con le dichiarazioni rilasciate da Azaria nella sua prima importante intervista dopo la scarcerazione, quando affermò di non provare «alcun rimorso», sostenendo di aver agito in quel modo perché credeva che l’attentatore rappresentasse ancora una minaccia.   Il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha accolto con favore la decisione, affermando che «la cancellazione della fedina penale di chi ha ucciso un terrorista» lo rende «molto felice». Il ministro della Difesa Israel Katz l’ha definita una «decisione umana e giusta».   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), tuttavia, si sono opposte alla decisione. La condanna di Azaria rappresentava un raro caso di sentenza di un tribunale militare israeliano contro un soldato per un’azione mortale sul campo. I procuratori militari sostenevano che Azaria stesse cercando vendetta piuttosto che reagire a una minaccia concreta. Secondo la stampa israeliana, il capo di Stato Maggiore delle IDF, il Tenente Generale Eyal Zamir, si è formalmente opposto alla riabilitazione di Azaria, sostenendo che non si fosse assunto pienamente la responsabilità delle sue azioni né avesse dimostrato un sincero pentimento.   Le uccisioni extragiudiziali e mirate perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi sono da tempo oggetto di attenta analisi internazionale. Organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani hanno accusato le forze israeliane di uccisioni illegali ed extragiudiziali. Il governo sostiene che le sue forze agiscono legalmente contro gli individui coinvolti nella pianificazione o nell’esecuzione di attacchi.   Un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che le forze e i coloni israeliani hanno ucciso 1.096 palestinesi nella sola Cisgiordania dal 7 ottobre 2023, un quinto dei quali erano bambini, sottolineando che molti casi hanno sollevato preoccupazioni in merito a «esecuzioni extragiudiziali e altri usi illegali della forza».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Organizzazioni israeliane e internazionali per i diritti umani hanno inoltre affermato che i procedimenti giudiziari contro i soldati israeliani per l’uccisione di palestinesi sono rari. Il mese scorso, dopo che l’esercito ha annunciato indagini interne sulla morte della bambina palestinese Hind Rajab nel 2024 e di 15 operatori umanitari nel 2025, l’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha sottolineato quello che ha definito lo scarso successo del sistema di giustizia militare nell’ottenere condanne.   «Rispetto al numero di denunce presentate contro soldati e comandanti che commettono reati, non vengono emessi praticamente atti d’accusa. Nei rari casi in cui comandanti o soldati vengono condannati, ricevono pene ridicolmente lievi rispetto alla gravità del reato», ha affermato il portavoce dell’organizzazione.   Secondo un rapporto dell’agosto 2025 dell’organizzazione londinese Action on Armed Violence, l’88% delle 52 indagini militari israeliane su presunte violazioni a Gaza e in Cisgiordania, rese pubbliche, erano ancora in fase di valutazione senza esito pubblico oppure erano state archiviate senza aver riscontrato alcun illecito. Solo in un caso su 52 si è conclusa una condanna al carcere.   Secondo un rapporto del West Bank Protection Consortium, un gruppo di organizzazioni umanitarie internazionali, soldati e coloni israeliani ricorrono sistematicamente alla violenza sessuale e alle molestie per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case nella Cisgiordania occupata.   Come riportato da Renovatio 21, agghiaccianti storie di stupro da parte dell’esercito dello Stato Giudaico di prigioniere e prigionieri palestinesi tramite oggetti e persino cani addestrati stanno emergendo di recente.
A marzo l’esercito israeliano aveva ritirato le accuse contro i soldati accusati di aver abusato sessualmente di un prigioniero palestinese in un centro di detenzione di guerra nella base di Sde Teiman. Il caso di alto profilo ha profondamente diviso la società israeliana.   Lo scandalo aveva contribuito alle dimissioni dell’ex avvocato generale militare delle IDF, il maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, che riconobbe di aver autorizzato la diffusione del filmato «per contrastare la falsa propaganda». Il premier Beniamino Netanyahu aveva definito la fuga di notizie «forse il più grave colpo d’immagine subito da Israele dalla sua fondazione». Il ministro della Difesa Israel Katz aveva accusato i detrattori dei soldati di diffondere «accuse del sangue», nome che si dà .   Come riportato da Renovatio 21, i militari accusati dello stupro a novembre erano apparsi mascherati in TV e avevano difeso apertamente le proprie azioni, denunciando una persecuzione ingiusta e promettendo di «lottare per la giustizia».

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, alcuni politici israeliani si sono sentiti di difendere lo stupro anale del prigioniero palestinese, con conseguente scandalo generale anche presso la stessa opinione pubblica dello Stato Ebraico.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa lo stesso esercito israeliano ha iniziato delle indagini riguardante il video che ritrae soldati dello Stato Ebraico che gettano cadaveri di palestinesi dai tetti.   Come riportato da Renovatio 21, abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Josh Levinger via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0  
Continua a leggere

Più popolari