Eutanasia
Portogallo, la Corte Costituzionale invalida la legge sull’eutanasia
La Corte costituzionale (TC) del Portogallo, lunedì 30 gennaio 2023, ha invalidato la legge che depenalizza l’eutanasia, approvata dal parlamento portoghese a dicembre. I vescovi portoghesi hanno espresso la loro soddisfazione per la sentenza, che però sembra lasciare la porta aperta a una legge che mantenga l’essenza della norma bocciata.
I deputati dovranno redigere un nuovo testo per risolvere i dubbi sollevati dal tribunale nella mancata definizione del concetto di «sofferenza di grande intensità», che il presidente del TC, João Caupers, ha definito «intollerabile».
«La corte ha capito che il legislatore, anche dopo gli sforzi per chiarire alcuni dei concetti utilizzati nella versione precedente, ha scelto di andare oltre, modificando aspetti essenziali», ha detto Caupers nella sua sentenza, adottata con esigua maggioranza, 7 voti pro e 6 contro.
La legge definisce la sofferenza grave quella «fisica, psicologica e spirituale» che, secondo i giudici, non consente di sapere se si tratti di sofferenze «cumulative» o «alternative». I giudici chiedono se sia necessario o meno provare tutti e tre i tipi di sofferenza o se basti un solo tipo di sofferenza per essere considerata grave.
Problemi di forma
Nonostante la bocciatura del TC, la deputata socialista Isabel Moreira, promotrice del testo, si è rallegrata che si trattasse di una questione di forma e non di sostanza. «A quanto pare, i dubbi del TC poggiano su una sola parola [la congiunzione “e”]. I giudici vogliono che chiariamo se i concetti “fisico, psicologico e spirituale” siano cumulativi, cosa che per noi è già assolutamente esplicita. Ma se si tratta di correggere una parola, lo faremo», ha detto.
La deputata socialista ha apprezzato che la Corte abbia escluso altri dubbi fondamentali sollevati dal presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, che aveva precedentemente posto il veto, senza passare per il TC. Tra questi dubbi c’era il concetto di «malattia mortale», sostituito poi con «malattia grave e incurabile».
Su questo i magistrati non hanno espresso dubbi e, quindi, «gli eurodeputati capiscono che il concetto è chiaramente definito». Questa è la seconda volta che il TC ha annullato una legge sull’eutanasia per mancanza di specificità nei suoi termini.
Soddisfazione nel Vescovado
Il segretario della Conferenza episcopale portoghese (CEP) ha accolto con favore questa decisione. «La decisione del TC è in linea con la posizione della CEP, che ha sempre affermato l’incostituzionalità di qualsiasi iniziativa legislativa che metta in pericolo la vita, vale a dire la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito», ha detto all’agenzia Ecclesia padre Manuel Barbosa.
La CEP si è espressa contro la legge con una nota in cui i vescovi ritengono che l’approvazione di questa normativa violi «il fondamentale principio etico che comporta il divieto di provocare intenzionalmente la morte».
«Abbattendo questa barriera, si spera di fare progressi per ampliare le situazioni in cui si possa richiedere la morte assistita, con un reale impatto sociale», aggiunge la nota.
I vescovi portoghesi lamentano che la morte indotta sia presentata come «una risposta e una soluzione per le persone affette da malattie, terminali o meno, o dovute a gravi disabilità».
In un comunicato, la Federazione Portoghese per la Vita (FPV) ha dichiarato di «accogliere con grande gioia la decisione del TC. Nei sei anni da quando la morte su richiesta è stata introdotta in Parlamento, le associazioni professionali, il Consiglio etico nazionale per le scienze della vita e ampi settori della società civile si sono espressi contro».
«La morte su richiesta è stata respinta una volta in Parlamento, ha avuto il veto del Presidente della Repubblica ed è stata respinta due volte dal TC. Oggi è chiaro che non esiste una legge buona sull’eutanasia», si legge nella nota.
Il FPV «auspica che, per rispetto della democrazia, dopo l’evidente rifiuto della legalizzazione della morte su richiesta, i suoi sostenitori rispettino la società e gli organi di sovranità».
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Novo Liceu via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0).
Eutanasia
Australia, decessi per eutanasia sono aumentati del 400%
Nello Stato di Victoria, in Australia, i casi di eutanasia sarebbero cresciuti del 400% nell’arco di cinque anni, e la regione intende allargare ancora la normativa a partire dal prossimo anno. Lo riporta Right to Life UK.
Secondo il rapporto annuale uscito all’inizio di questo mese, tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026 i casi di eutanasia sono aumentati del 59,09%, passando da 88 a 140. Nello stesso periodo i decessi per suicidio assistito ed eutanasia sono stati 512, il 31,62% in più rispetto ai 389 dell’anno precedente, e hanno rappresentato l’1,1% di tutti i decessi nello Stato, quasi il quadruplo dello 0,3% registrato nel primo anno di applicazione, il 2019-2020.
In un solo anno le persone che hanno chiesto il suicidio assistito o l’eutanasia senza aver avuto accesso alle cure palliative sono salite da 118 nel 2024-2025 a 179 nel 2025-2026, con un incremento superiore al 50%. Dal 2019, quando lo Stato ha iniziato a consentire queste pratiche, fino alla fine di giugno di quest’anno, 2.188 persone hanno posto fine alla propria vita in questo modo. Tra l’anno di riferimento 2020-21 e quello 2025-26 l’aumento è stato del 153,47%.
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Dei 512 decessi del 2025-2026, 372 (72,66%) sono stati suicidi assistiti, con assunzione della sostanza letale da parte della persona, e 140 (27,34%) eutanasie, con somministrazione da parte di un medico. Nell’anno solo tre richieste sono state rinviate per un’ulteriore valutazione della capacità decisionale; dal giugno 2019 i rinvii di questo tipo sono stati complessivamente 38.
Nel 2027 entrerà in vigore un ampliamento rilevante della legge, approvato a soli sei anni dall’avvio del regime, nel giugno 2019. Le modifiche del governo del Victoria estendono da sei a dodici mesi il periodo di prognosi entro cui si può accedere alla pratica per tutte le patologie: in precedenza i dodici mesi valevano solo per le malattie neurodegenerative. Cade il divieto per i medici di sollevare di propria iniziativa il tema con i pazienti ritenuti prossimi alla fine della vita, e gli operatori che si oppongono per motivi di coscienza dovranno comunque fornire informazioni.
È stato eliminato l’obbligo di una terza valutazione per chi ha una malattia neurodegenerativa. L’intervallo tra la prima e l’ultima richiesta scende da nove a cinque giorni. L’accesso è aperto anche a chi ha vissuto in Australia per soli tre anni, senza essere cittadino o residente permanente. Sono state inoltre semplificate le autorizzazioni e allentati i requisiti per i medici, ed è stata introdotta una nuova figura con compiti amministrativi, per favorire l’adesione al programma.
Il Comitato di revisione sul suicidio assistito volontario, nel nuovo rapporto annuale, «prevede un’ulteriore crescita delle richieste [di suicidio assistito ed eutanasia] a seguito della modifica legislativa».
L’eutanasia in Australia, incubata da lustri, è stata via via approvata da tutti gli Stati australiani.
Come riportato da Renovatio 21, nel Victoria le morti per eutanasia erano aumentate del 31% ancora quattro anni fa. Da allora lo Stato, che fu epicentro del lockdown pandemico, ha avuto un continuo aumento della VAD, «assistenza alla morte volontaria». A inizio anno è emerso che in Australia Occidentale il suicidio assistito è aumentato dle 63%.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa si ebbe il caso di un‘infermiera australiana che aveva donato gli organi dopo l’eutanasia. Negli stessi mesi, nel Paese cominciarono le discussioni riguardo a terminare la regola del «donatore morto» ed avviare quindi la possibile eutanasia del donatore.
L’eutanasia agli antipodi è stata promossa anche da George Carey, ex arcivescovo di Canterbury, vertice della cosiddetta chiesa anglicana. Tre anni fa fu stabilita la possibilità di accedere all’eutanasia per un pedofilo 81enne in carcere.
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Eutanasia
L’Olanda effettua la prima eutanasia in assoluto su un bambino di 24 mesi
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Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
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Eutanasia
Fine vita in Veneto: la reazione dei vescovi
Sul fronte bioetico del fine vita sembra che anche in un certo progressismo, o comunque nella generale acquiescenza al modernismo, si conservi una forma di resistenza della Chiesa Cattolica italiana. Ma c’è un «ma»…
Com’è noto, il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito (un tempo sanzionato dal codice penale come «omicidio del consenziente»), cioè l’aiuto prestato a una persona gravemente malata che chiede di morire in modo da consentirle di suicidarsi in autonomia. È la quarta Regione italiana a farlo, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima governata dal centrodestra (se ancora hanno senso queste distinzioni).
La legge veneta ha stabilito solo una procedura amministrativo-sanitaria per garantire «tempi certi», e non il relativo «diritto», già introdotto surrettiziamente nel nostro ordinamento dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/2019 (c.d. caso Cappato-Dj Fabo). Il fatto ha dato modo ad alcuni prelati cattolici di ribadire il «no» della Chiesa a qualunque forma di eutanasia.
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Primo fra tutti è intervenuto, il giorno stesso, il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, con una Dichiarazione in cui ha espresso «amarezza» per l’affermazione di «un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile», anche per via del «soggettivismo interpretativo» sull’insopportabilità della sofferenza.
È seguita poi, l’11 settembre, la Dichiarazione congiunta dei Vescovi del Triveneto, che ha negato a tale legge il valore di «alternativa razionale all’accompagnamento delle persone fragili», come anche l’etichetta di «conquista di civiltà».
Infine, è intervenuto sul tema anche il card. Zuppi, presidente della CEI, prontamente invitato da Corrado Augias a parlarne in una puntata della trasmissione La torre di Babele del 15 settembre. Mons. Zuppi, ribadendo la contrarietà all’eutanasia, ha posto l’accento sull’importanza di «accompagnare» i malati con la vicinanza.
Dunque, il rifiuto di ogni «diritto» a violare la vita innocente è stato ribadito. L’affermazione del valore della vita umana pure. Cosa è mancato? Le motivazioni autenticamente cattoliche, da un lato, il vigore della condanna dall’altro. Partiamo dalle prime:
1) La vita umana è da tutelare per la sua «dignità» (Mons. Moraglia) e per la «struttura intrinsecamente relazionale e sociale della persona» (Conferenza Episcopale Triveneto), ma nessun accenno all’anima immortale creata a immagine e somiglianza di Dio. Duole dirlo, ma fa spavento, nei documenti episcopali citati, la totale assenza del richiamo alla vita come dono di Dio aperto alla dimensione dell’eternità;
2) Mancano i riferimenti più elementari, come al quinto comandamento, «Non uccidere», e quindi alla signoria del Creatore sulla vita umana, di cui l’uomo non è arbitro assoluto;
3) Dio, Gesù, la croce, il valore salvifico della sofferenza, la partecipazione all’opera della Redenzione, i Novissimi : non compare neanche una di queste parole;
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D’altra parte, si riscontra, pur nel giusto rifiuto di una pratica antiumana e delittuosa nella sua essenza, una grande debolezza non solo di argomenti ma anche di modi; una perdita di vigore e una sorta di timidezza nell’affrontare il tema che si possono riscontrare soprattutto nell’intervista al card. Zuppi. Il porporato è apparso quasi in difficoltà davanti a un Augias più borioso e incalzante che mai.
Invece di invertire l’onere della prova, magari ricordando che a rivendicare simili posizioni ideologiche si offende Dio, si disprezza il Sangue di Cristo e si rischia l’inferno, mons. Zuppi non ha saputo (o voluto) andar oltre la categoria della carità cristiana verso i più deboli. Non a caso, al termine di una conversazione senza intoppi, Augias ha ribadito di stimare «in maniera suprema» il cardinale.
E come non ricordare, allora, di fronte a un tanto inquietante attestato, il Vangelo di Luca (6, 26): «Vae, cum bene vobis dixerint omnes homines»…
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
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