Persecuzioni
Nella nuova Siria gli alberi di Natale sono dati alle fiamme. Vi sarà una Crociata per salvare i cristiani?
I cristiani hanno tenuto proteste per le strade di varie parti della Siria, dopo che un gruppo di miliziani islamici ha incendiato un albero di Natale a Damasco all’inizio di questa settimana.
L’incidente ha suscitato rabbia tra i residenti locali, che vedono l’atto come un attacco deliberato alla loro comunità e identità religiosa.
Le nuovissime autorità islamiste di Damasco hanno attribuito l’incendio doloso a elementi jihadisti stranieri che operano nella regione e si sono impegnate a indagare e a consegnare alla giustizia i responsabili.
Un video pubblicato online lunedì mostrava un gruppo di uomini mascherati che accendevano un fuoco alla base dell’albero, che svettava su una rotonda nella cittadina a maggioranza cristiana. Rapporti non confermati affermano che gli uomini hanno impedito alla gente del posto di spegnere l’incendio.
Nel giro di poche ore, è circolato un altro video che mostrava un ribelle non identificato in piedi con un prete cristiano accanto all’albero, promettendo che sarebbe stato «completamente restaurato» entro la vigilia di Natale. Il ribelle ha affermato che dietro l’incendio c’erano otto combattenti stranieri e che erano stati arrestati.
One day after the #Christmas tree was lit in Al-Sqailbiyyah, in the Hama countryside, it was set on fire by a group of foreign fighters affiliated with HTS. pic.twitter.com/s0Iof3DcAc
— Greco-Levantines World Wide (@GrecoLevantines) December 23, 2024
🇸🇾 Christmas tree burned down by rebels in Syria.
The militants on the round simply don’t shine by “Diversity” rules. pic.twitter.com/krj6T3gxDY
— Lord Bebo (@MyLordBebo) December 23, 2024
Christmas tree burned by Islamists in a Christian village in Syria (Suqailabiyya).
This is the tolerance and freedom they are talking about. pic.twitter.com/Xw6AjcRg7b
— Masculinity † (@Masculinity0) December 23, 2024
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’organizzazione con sede nel Regno Unito allineata ai ribelli, ha riferito che gli uomini erano stranieri, appartenenti al gruppo islamista Ansar al Tawhid.
Nonostante il ribelle non identificato abbia promesso di restaurare l’albero, centinaia di cristiani hanno protestato a Suqaylabiyah e Damasco lunedì e martedì. «Se non ci è permesso di vivere la nostra fede cristiana nel nostro Paese, come facevamo prima, allora non apparteniamo più a questo posto», ha detto un dimostrante all’agenzia AFP.
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«La Siria è libera, i non siriani se ne vadano», ha scandito un gruppo a Damasco, riferendosi ai jihadisti stranieri che hanno ingrossato le fila dei ribelli durante il loro assalto riuscito alla capitale all’inizio di questo mese.
Christian protesters continue taking to the streets across Damascus pic.twitter.com/Swomi5UGbh
— OstensibleOyster (@Ostensiblay) December 24, 2024
Le cronache riportano che sarebbero state in particolare colpite chiese ortodosse, perché ritenute legate alla Russia, sponsor principale del governo di Assad.
We reject fighters from Chechnya or any other foreign fighters.
As Christians and Muslims, we stand united as one people.
This is the message the protesters are trying to deliver to the people of Damascus:
Raise your cross; the raising of the cross is salvation.ما بدنا… pic.twitter.com/KEZaLU3MNd
— Greco-Levantines World Wide (@GrecoLevantines) December 24, 2024
Un filmato non verificato mostrerebbe, tra urla di giubilo della folla, l’innalzamento di una croce nel luogo dove l’albero è stato dato alle fiamme.
SYRIA
THIS IS POWERFUL
Christians DEFIANTLY raise a Cross in place of their Christmas Tree which was set on fire by Western backed Jihadist THUGS this evening pic.twitter.com/MqAVYqy82C
— Catholic Arena (@CatholicArena) December 23, 2024
I jihadisti di Hayat Tahrir-al-Sham (HTS) hanno lanciato un’offensiva a sorpresa nelle province settentrionali siriane di Idlib e Aleppo alla fine del mese scorso. Dopo che la città di Aleppo è caduta nel giro di pochi giorni, il gruppo è avanzato verso sud verso Damasco, catturando le città di Suqaylabiyah, Hama e Homs lungo il percorso prima di essere raggiunti dai militanti dell’Esercito siriano libero (FSA) armati dagli Stati Uniti per un’ultima spinta sulla capitale.
Mentre l’esercito si ritirava e le forze ribelli entravano nei sobborghi della città, l’ex presidente siriano Bashar Assad è fuggito in Russia, dove gli è stato concesso asilo.
Sotto Assad, ai cristiani siriani e ad altre minoranze religiose era consentito praticare apertamente la propria fede. Con HTS al comando, molti ora temono di dover affrontare persecuzioni.
HTS è stata fondata nel 2017 con la fusione di Jhabat al-Nusra, una propaggine siriana di Al-Qaeda, e altri gruppi islamisti. Nonostante la sua storia di islamismo violento, il leader di HTS Abu Mohammed al-Jolani ha promesso di rispettare i diritti delle minoranze siriane. Tuttavia, al-Jolani non è arrivato a promettere di salvaguardare specificamente i cristiani.
Il gruppo islamista, già definito ufficialmente come «terrorista» con tanto di taglia da 10 milioni di dollari ora ritirata sul suo capo Abu Mohammad al-Jolani, «non ha annunciato nulla sulla sospensione delle nostre celebrazioni… ma ci sono cristiani che non vogliono uscire a festeggiare perché temono di essere attaccati da individui armati e ribelli», ha detto all’AFP un manifestante a Damasco.
Malgrado le rassicurazioni – che sarebbero state fatte dai terroristi fondamentalisti islamici pure a vescovi ed autorità religiose cristiane – è chiaro cosa accadrà ora ai cristiani di Siria, cioè un’ecatombe non dissimile a quanto accaduto nei decenni successivi all’invasione dell’Iraq da parte degli USA, con la successiva malvagia occupazione americana che di fatto fece fuggire i cristiani iracheni e permise (se non fomentò direttamente) la creazione dell’ISIS, che perseguitò i fedeli di Cristo in maniera sanguinaria.
È stato detto che i neocon, che programmarono (se non provocarono…) la guerra in Iraq ora, negli sgoccioli della demente presidenza Biden, stanno semplicemente portando a termine il loro decennale disegno di distruzione delle nazioni ritenute ostili – a Israele, soprattutto. Che di mezzo vi sia un’ecatombe di cristiani non importa nulla all’élite, che di fatto non condivide la religione ancora maggioritaria in USA e in Occidente.
Ora, l’unica speranza per i cristiani di Siria – che professano ininterrottamente la fede di Gesù da prima di San Paolo, dicono con orgoglio – è un intervento da parte di Paesi cristiani affinché la cristianità sia protetta: in una parola, una Crociata.
Putin, difendendo Bashar al-Assad (grande protettore, come suo padre, della minoranza cristiana, anche perché lui stesso parte di una minoranza, quella sciita degli alauiti) e martellando l’ISIS con centinaia di missioni aeree al giorno ai tempi della guerra, si era posto de facto come difensore dei cristiani, sia pur in modo, se possiamo dire, dissimulato.
Ora al ministero della Difesa USA è stato nominato un ex soldato che ha tatuata enorme sul petto la Croce di Gerusalemme e sul bicipite la scritta in caratteri gotici «DEUS VULT» – cioè, i segni massimi della storia e della necessità delle Crociate.
Vedremo se si tratta solo di pose, o se qualcosa sarà fatto per fermare la futura strage per persecuzione anticristiana che si sta aprendo per i fedeli di Siria.
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Persecuzioni
Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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