Cina
La Cina rade al suolo una chiesa dopo che i fedeli rifiutano di esporre la bandiera nazionale
Le autorità cinesi hanno demolito un’importante chiesa protestante nella Cina orientale dopo mesi di scontri con i parrocchiani che si opponevano alle richieste del governo di esporre la bandiera nazionale all’interno della chiesa, mettendo in luce il trattamento riservato ai cristiani contrari al progetto di sinizzazione dello Stato. Lo riporta LifeSiste.
Il 19 maggio, la demolizione della chiesa di Yazhong a Yayangzhen, nella contea di Taishun, è stata completata dopo mesi di tensioni tra le autorità locali e i membri della congregazione riguardo alle richieste governative sull’esposizione di simboli nazionali all’interno della chiesa. Secondo la testimonianza raccolta da ChinaAid da una fonte locale identificata solo come «Signor A», l’operazione è stata condotta in un clima di straordinarie misure di sicurezza che includevano un’ampia sorveglianza, posti di blocco, dispiegamento di polizia e restrizioni alle comunicazioni.
«L’atmosfera quel giorno era estremamente terrificante», ha dichiarato il signor A a ChinaAid. «La strada era piena di agenti e poliziotti delle forze speciali».
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La chiesa, nota anche come Chiesa di Yayang, apparteneva al movimento delle Chiese Locali, una tradizione protestante storicamente legata al predicatore cinese Watchman Nee e influenzata dal movimento chiamato British Closed Brethren. La congregazione aveva a lungo mantenuto un’identità religiosa indipendente nella regione montuosa del sud dello Zhejiang.
Secondo quanto riferito dal signor A, le autorità hanno iniziato a isolare l’area circostante la chiesa diversi giorni prima della demolizione. Sono stati istituiti posti di blocco fino a due chilometri dal sito e l’accesso è stato limitato al personale autorizzato. I residenti che vivevano vicino alla chiesa sarebbero stati trasferiti prima dell’arrivo delle squadre di demolizione. La fonte ha inoltre affermato che sono state dispiegate apparecchiature di sorveglianza in tutta l’area e che i funzionari hanno monitorato gli edifici vicini per osservare eventuali attività intorno alla chiesa.
Il signor A ha anche descritto quello che ha definito un blocco totale delle informazioni. Secondo il suo racconto, le persone sospettate di fotografare la chiesa subivano l’immediato intervento della polizia. Ha inoltre affermato che i membri dei gruppi di comunicazione della chiesa erano diventati riluttanti a condividere messaggi o immagini riguardanti la demolizione per timore di intercettazioni elettroniche e di un possibile arresto.
La disputa culminata nella distruzione della chiesa ebbe inizio nel 2025. Secondo ChinaAid, le autorità locali richiesero che la bandiera nazionale cinese fosse esposta all’interno del santuario e che venisse eretto un pennone presso la chiesa. I fedeli si opposero al provvedimento, sostenendo che introduceva simboli politici in un luogo di culto, continua LSN.
Nel giugno del 2025, i tentativi da parte del personale governativo di installare un’asta portabandiera avrebbero scatenato proteste e un prolungato stallo tra i membri della chiesa e le autorità locali.
Il signor A ha dichiarato che l’edificio della chiesa aveva precedentemente ricevuto l’approvazione ufficiale ed era stato costruito legalmente. Nonostante ciò, le autorità hanno avviato una campagna che si è intensificata nel corso di diversi mesi.
Il 15 dicembre 2025 si è svolta un’importante operazione, durante la quale un gran numero di agenti di polizia e personale di sicurezza avrebbero condotto azioni coordinate in diversi luoghi di ritrovo cristiani nella città di Yayang. Secondo quanto riportato, sono stati utilizzati droni per la sorveglianza aerea, cani poliziotto sono entrati nei locali delle chiese e oltre 100 fedeli sono stati dispersi e brevemente fermati. I fedeli hanno reagito intonando inni durante l’operazione.
La repressione si è poi concentrata sui leader e sui membri di spicco della chiesa. Secondo quanto riportato da ChinaAid, 22 membri rimangono in detenzione preventiva, tra cui i leader della chiesa Lin Enzhao e Lin Enci. Le autorità li avrebbero accusati di «aver fomentato disordini e provocato problemi», un’accusa spesso usata contro attivisti, dissidenti e membri di organizzazioni indipendenti in Cina.
Il signor A ha inoltre affermato che i rappresentanti del governo hanno offerto un risarcimento di 2 milioni di yuan cinesi (254.646 euro) in cambio del consenso alla demolizione della chiesa, ma la proposta è stata respinta. Ha anche dichiarato che ad alcuni detenuti è stato negato l’accesso agli incontri con i propri avvocati difensori, limitando così le possibilità di ricorso legale, scrive LifeSiteNews.
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La demolizione è avvenuta in un contesto più ampio di crescente pressione sulle comunità religiose in Cina. Wenzhou, spesso definita una delle regioni più cristiane della Cina, è stata al centro di una campagna di rimozione di croci su larga scala tra il 2014 e il 2016, durante la quale, secondo quanto riportato, sono state smantellate più di 1.000 croci di chiese.
Preoccupazioni simili sono state sollevate anche riguardo alle comunità cattoliche. Nell’aprile del 2026, Human Rights Watch ha riferito che le autorità cinesi avevano intensificato la sorveglianza, il controllo ideologico e le restrizioni amministrative nei confronti dei cattolici, in particolare dei membri delle comunità clandestine che non intendevano aderire all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, controllata dallo Stato. L’organizzazione ha affermato che detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, arresti domiciliari, torture e altre forme di pressione erano state utilizzate contro il clero e i fedeli che si opponevano all’integrazione nelle strutture religiose ufficiali.
Secondo Human Rights Watch, la pressione sui cattolici clandestini è aumentata negli anni successivi all’accordo riservato del 2018 tra la Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi. L’organizzazione ha affermato che le comunità cattoliche indipendenti hanno dovuto affrontare crescenti tentativi di sottoporle alla supervisione statale, mentre i sistemi di sorveglianza e le restrizioni all’attività religiosa si sono ampliati.
Come riportato da Renovatio 21, in questi anni vari ordini di demolizione sono stati emanati ed eseguiti contro chiese, case di suore sacerdoti, croci.
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Cina
Pechino respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali
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Cina
Trump accusa la Cina di «interferenze elettorali» nel voto 2020
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pronunciato un discorso serale alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza elettorale, annunciando il rilascio di documenti di intelligence declassificati che illustrano nel dettaglio presunte vulnerabilità nel sistema di voto.
«Ogni americano merita di sapere che quando esprime il proprio voto, questo verrà conteggiato correttamente», ha dichiarato Trump, sostenendo che il sistema attuale «è catastroficamente inadeguato» e risulta pericolosamente esposto agli attacchi informatici.
Trump ha accusato la Cina di aver compiuto «la più grande violazione di dati elettorali della storia», affermando che Pechino ha ottenuto informazioni su 220 milioni di elettori statunitensi, compresi nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche.
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Il presidente statunitense ha inoltre sostenuto che i operatori del Deep State all’interno delle agenzie di intelligence statunitensi «hanno lavorato attivamente per sopprimere e minimizzare le informazioni sulla portata delle sinistre interferenze cinesi nelle elezioni».
«Le agenzie di spionaggio statunitensi hanno iniziato a venire a conoscenza della violazione dei registri elettorali nel 2020», ha affermato Trump, accusando i funzionari di aver occultato la presunta violazione sia al presidente sia al pubblico.
La Casa Bianca ha reso disponibili quattro pacchetti di documenti scaricabili in coincidenza con il discorso presidenziale. Il primo include valutazioni dell’intelligence e altri rapporti datati tra gennaio 2020 e giugno 2026, che, secondo l’amministrazione, dimostrano «che gli avversari degli Stati Uniti, tra cui almeno Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, nonché gruppi non statali, hanno la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi».
La documentazione individua come particolarmente vulnerabili i database centralizzati di registrazione degli elettori, i registri elettorali elettronici e i siti web ufficiali delle elezioni. Cita inoltre informazioni di intelligence su un presunto complotto venezuelano per alterare digitalmente i risultati elettorali durante le elezioni del 2020 in quel paese.
La seconda serie di documenti riguarda la presunta acquisizione e lo sfruttamento da parte della Cina delle informazioni sugli elettori americani. La Casa Bianca sostiene che i dati di decine di milioni di elettori in 18 stati sono stati acquistati, rubati e hackerati, e che Pechino ha incaricato un’unità specializzata di utilizzarli.
Tuttavia, le informazioni relative alla registrazione degli elettori sono spesso pubbliche o reperibili commercialmente in molti stati, e il semplice possesso di tali dati non dimostra di per sé che le schede o i conteggi dei voti siano stati modificati.
Il terzo comunicato riguarda un’indagine sulla registrazione degli elettori a Muskegon, nel Michigan. La Casa Bianca afferma che gli incaricati hanno ammesso di aver firmato moduli a nome di altre persone, di aver presentato registrazioni per individui fittizi e di aver ricevuto buoni regalo in base al numero di domande raccolte.
Trump ha dichiarato che al direttore dell’FBI Kash Patel è stato ordinato di assicurare che il caso venga indagato a fondo e che eventuali reati sospetti siano deferiti alla magistratura.
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Il documento conclusivo cita una revisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna che avrebbe individuato circa 278.000 non cittadini iscritti nelle liste elettorali federali.
La Casa Bianca non ha precisato quanti di essi, se ve ne sono stati, abbiano effettivamente votato, e non ha sostenuto che i risultati elettorali statunitensi siano stati alterati durante le elezioni del 2020.
I Biden avevano diversi interessi con la Cina, con un libro – Red-Handed: How American Elites Get Rich Helping China Win – che sostiene che avrebbero guadagnato diecine di milioni di dollari da personaggi «con legami diretti con gli apparati cinesi di spionaggio». Vi sarebbero, secondo alcuni, affari diretti con il giro del presidente cinese Xi Jinpingo. Secondo certuni dissidenti cinesi che hanno lanciato accuse prima delle elezioni 2020, l’uomo del Delaware sarebbe stato un pupazzo di Pechino.
Sull’origine del capitale del fondo internazionale di Hunter Biden fece un’ammissione un professore pechinese ad una conferenza pubblica appena dopo le elezioni 2020.
«Ora vediamo che Biden è stato eletto. L’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment sono molto vicini a Wall Street, giusto? Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondo globale. Lo avete sentito? Chi lo ha aiutato a mettere in piedi il fondo?» dice Di Dongsheng, un professore all’Università Renmin di Pechino, nel discorso finito in TV.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Cervello
La Cina batte Neuralink di Musk nella commercializzazione di impianti cerebrali
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