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Ambiente

L’uomo che risolse la siccità in Africa con l’energia solare

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Risolvere i problemi dell’Africa, possibile?  È la domanda a cui implicitamente le forze immigrazioniste (Partito Democratico, ONG, Chiesa Cattolica) rispondono, nemmeno vergognandosi, «no». Ovvio che le cose non stanno così. Tecnologia e determinazione possono permettere all’Africa di fiorire – se solo lo si desiderasse davvero.

 

Renovatio 21 intervista il professor Mario Pagliaro, Chimico al CNR ISM (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e docente di nuove tecnologie dell’energia al Polo Fotovoltaico della Sicilia. Il professor Pagliaro guida a Palermo un Gruppo di ricerca i cui risultati sono riflessi in oltre 250 pubblicazioni scientifiche internazionali e in 22 libri, molti dei quali poi divenuti testi di riferimento nel loro settore. È fra gli scienziati maggiormente citati a livello internazionale nel campo della chimica (top 1%). Nel 2013, Silicon ha pubblicato un ampio articolo dedicato alle sue attività scientifiche e formative.

 

Fortemente consigliata è la lettura del suo libro Helionomics, snella e approfondita opera di divulgazione sulla rivoluzione socio-economica che porterà l’energia solare in tutto il mondo.

«Padre Verspieren risolve crisi siccità a metà anni Settanta in Mali tramite l’energia solare»

 

Il professor Pagliaro ha appena pubblicato uno studio su padre Vespieren. Un uomo che in Africa è ancora celebrato come eroe. «Padre Verspieren risolve crisi siccità a metà anni Settanta in Mali tramite l’energia solare» dice lo studioso.

 

Professor Pagliaro, ci racconti.

«1950, Cartagine. Bernard Verspieren, ex bon vivant figlio della famiglia di industriali miliardari di Roubaix, è ordinato sacerdote. Ordine dei Missionari d’Africa, meglio conosciuto come Pérès Blancs. Nessuno può immaginare che sarà lui che, trasformando la sovrabbondanza di sole n Sahel in fonte di enormi quantità di acqua dolce, trasformerà per sempre la questione della siccità, da sempre strumento per assoggettare i colonizzati fino a farne giustificazione della ferocia maltusiana».

Padre Verspieren con la madre il giorno della sua ordinazione

 

Continui…

«1973. Dominique Campana ascolta a Parigi un seminario su questa tecnologia fotovoltaica basata sul silicio. Le viene un’idea: usarla per pompare l’acqua in Africa, per metà colonia francese. Contatta un suo amico ingegnere alla Guinard, produttrice delle omonime pompe. Il padrone, lungimirante e futuro ministro del commercio di Mitterand dal 1986 all’88, gli dice: “OK, ma niente batterie. Le batterie fanno schifo, si rompono sempre e pure prendono fuoco”. Vanno insieme a Lione dall’unico fisico che si occupa di fotovoltaico in tutta la Francia. Si chiama Jean Alain Roger. Avrebbe dovuto da decenni ricevere il Nobel per la fisica e pure quello per la pace. Invece, non lo conosce nessuno».

 

«Una quantità d’acqua enorme, doppia di quella di una pompa con generatore a gasolio»

Cosa si inventarono?

«Roger risolve la questione: quale motore elettrico accoppiare con i pannelli fotovoltaici e con la pompa, che pesca dalla falda. Entrambi – luce solare e livello della falda – variano durante la giornata e con la stagione. E risolse anche il problema di come dimensionare i pannelli. Roger prende la Campana come studentessa del dottorato in ingegneria elettrica. Vanno in Corsica, sulle montagne del Sud. E nell’Aprile del 1976 mettono in funzione la prima pompa solare fotovoltaica senza batterie al mondo. L’albero della pompa è lungo 10 metri. I pannelli hanno una potenza di soli 500 watt. Motore a magneti permanenti. Sono in un un’allevamento di pecore. Collegano tutti i componenti e…».

 

Cosa succede?

«Una quantità d’acqua enorme, doppia di quella di una pompa con generatore a gasolio. La notizia esce in Francia. Padre Verspieren, che dal 1974 gestisce la società di trivellazione Mali Acqua Viva la legge. E parte. Resta stupefatto. Nel Luglio dell’anno successivo fa installare la prima pompa in Mali: acqua a go-go pescata a circa 18 m di profondità per irrigare di tutto.  A Febbraio del 1978 di fronte La Stampa africana inaugura nel villaggio agricolo di Nabasso, in Mali, la seconda pompa di sollevamento ad energia solare diretta. Tre pannelli quadrati made in USA per una potenza complessiva di 1300 W danno fino a 14 metri cubi di acqua al giorno. Niente carburante. Niente batterie. Nulla se non attendere il sorgere del sole. Verspieren, che ha studiato da ingegnere agronomo prima della vocazione, tiene un memorabile discorso».

 

Che cambiamenti introduce nella società africana?

«Il Padre sa che anche in Africa alle cose regalate gli uomini non danno valore. E che bisogna formare i manutentori. Parte allora con un programma che in due anni li porterà ad avere 16 pompe, per una potenza fotovoltaica complessiva che non arriva a 22 kW, ma con la capacità di produrre ogni giorno 1,5 milioni di litri (1500 metri cubi) di acqua. Ogni villaggio deve compartecipe alle spese. E deve essere in grado di riparare le pompe. Verspieren accetta l’invito di Palz, il pioniere francese del solare che aveva organizzato il seminario seguito dalla Campana, e nell’Ottobre del 1980 va a relazionare a Cannes alla Conferenza europea del solare».

 

Un altro discorso memorabile?

«”Messieurs” dice rivolgendosi in francese ai delegati, “mi rivolgo a voi come cliente”. E dopo averli ringraziati per aver sviluppato questa tecnologia formidabile parla di “ennemis du photovoltaique” che dopo aver visitato le installazioni in Mali attribuisce il lavoro dei manutentori, che escono almeno 6 volte all’anno, ai pannelli. “Quando in realtà a rompersi sono le pompe”. Quindi – incredibile dictu – spiega a tecnologi e scienziati cos’è che non va con i loro pannelli. Dando il via al primo grande ciclo di Innovazioni che inizierà a far scendere il prezzo della tecnologia fotovoltaica. “Le resine che usate per incapsulare le celle solari” spiega. “Al sole del Mali si sciolgono. Ancor peggio il silicone che usate per sigillarle. Con il disboscamento in Mali gli insetti non trovano più resina a sufficienza, e vengono a mangiarsi quella dei nostri pannelli”».

 

Un Padre francese ha letteralmente mostrato al mondo che con questa tecnologia è possibile eradicare la siccità, e portare lo sviluppo agricolo – quello fondante qualsiasi vera, grande autonomia – in tutta l’Africa

E Fuori dalla Francia questa rivoluzione non ha eco?

«Passano pochi anni e, grazie a un tecnologo e imprenditore americano presente in sala poi cacciato dai nuovi acquirenti della sua azienda, l’industria del fotovoltaico cambia il sigillante e incapsulante. Passando anche al vetro temperato. Chiave dell’innovazione, i test reali in Africa riportati da Verspieren»

 

Il progetto in Africa continua?

«Fra il 1983 e il 1986, il Padre fa cambiare tutte le pompe con quelle nuove prodotte da Grundfos. Richiedono un un’intervento ogni 2 anni e mezzo, cioè quasi mai. E hanno solo bisogno dell’inverter inventato nel frattempo da un simpatico e geniale ingegnere australiano. Vanno infatti a corrente alternata, mentre le prime andavano a corrente continua: quella prodotta dai pannelli.I pannelli usati in Mali sono essenzialmente americani. Dal 1982 una joint venture franco-americana li produce ad Angoulome. Ma si tratta di uno stabilimento che assembla la celle provenienti dagli USA. La tecnologia chiave, infatti, è quella della produzione delle celle di silicio cristallino. Cioè la grande industria metallurgica che lo ottiene dalla sabbia. Gli altri, per quanto strano possa sembrare, li producono aziende interamente controllate dalle major petrolifere (ci sarà anche Eni). Tutte hanno infatti necessità di disporre di moduli fotovoltaici per proteggere gli oleodotti dalla corrosione; ovvero per ponti radio remoti».

 

Eletto Mitterand, Verspieren incontra Attali, capo del suo staff. «Non possiamo metterci contro i petrolieri». L’Europa chiude col fotovoltaico

Quindi la solarizzazione dell’Africa partì allora?

«Wolfgang Palz, potente funzionario della Commissione europea, fa finanziare un primo progetto per portare le pompe solari in tutto il Sahel. Funziona, ma il 30% dei pannelli – come gli avrebbe spiegato Verspieren – vengono rapidamente trafugati. In Africa c’è sete di elettricità. “Nei primi anni Cinquanta quando arrivai in Africa” dice il Padre a Cannes nel 1980 “una donna mi offrì la sua acqua che aveva trasportato per 6 miglia. Molti anni dopo sono stato io a portare nel suo villaggio le pompe ad energia solare. Perché il Signore ha detto ‘a chiunque abbia sete avrete dato da bere, vi dico che lo avete fatto a Me'”».

 

Verspieren trova appoggio in patria?

«1981, eletto Mitterand, incontra Attali, capo del suo staff. “Non possiamo metterci contro i petrolieri” scriverà e dirà molti anni dopo riferendosi alle intenzioni degli alleati comunisti. L’Europa chiude col fotovoltaico. Nessun investimento né in ricerca né soprattutto su nuovi impianti. Eppure, un Padre francese ha letteralmente mostrato al mondo che con questa tecnologia è possibile eradicare la siccità, e portare lo sviluppo agricolo – quello fondante qualsiasi vera, grande autonomia – in tutta l’Africa».

 

Passeranno 30 anni perché il sistema scientifico e industriale cinese, ormai largamente presente in tutta l’Africa, riscopra l’intera opera di Padre Verspieren

E Roger?

«Roger, il fisico dell’Università di Lione che ha inventato la tecnologia, già nel 1982 pubblica uno studio in cui dimostra come la pompa di sollevamento con motore fino a 5 kW di potenza conviene più di quella diesel. Passeranno 30 anni perché il sistema scientifico e industriale cinese, ormai largamente presente in tutta l’Africa, riscopra l’intera opera di Padre Verspieren, scomparso nel 2003 a Parigi, e di Jean Alain Roger.

 

I cinesi?

«Dominatori assoluti dell’intera industria del solare, i cinesi hanno portato il fotovoltaico a tali livelli di efficienza e a costi così bassi che il mercato delle pompe da sollevamento e irrigazione ad energia solare nel 2018 ha superato il miliardo di dollari. Cresce ad un tasso annuo superiore al 12%. Con le pompe da irrigazione fotovoltaiche ormai usate anche in Spagna, Italia, Australia e in oltre 100 Paesi di tutti i continenti.»

 

Non sono informazioni prive di attualità. È notizia di questi giorni quella per cui il mercato delle batterie affronta il crollo dell’offerta mentre il Coronavirus rallenta la produzione delle fabbriche cinesi.

 

Grazie professor Pagliaro.

 

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Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»

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Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».

 

All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».

 

Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».

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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».

 

Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».

 

Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».

 

Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».

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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.

 

Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.

Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.

 

L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Morti di caldo, morti di inciviltà

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Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.   È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.   Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.

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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.   Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.   Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.   Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.   Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.   In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.   In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.

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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?   Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.   Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.   Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.   Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.   Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.   Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.

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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.   Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.   Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.   Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.   E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).   Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.   Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»  

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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?   Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.   C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.   La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.   E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.   Roberto Dal Bosco

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Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo

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Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.

 

Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.

 

In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.

 

Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.

 

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Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.

 

A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.

 

Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».

 

Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.

 

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 Immagine screenshot da Twitter

 

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