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Economia

L’Eugenetica e la Quarta Rivoluzione Industriale (parte II)

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Il mondo di oggi è stretto tra due possibili futuri: da un lato un’alleanza multipolare in difesa degli stati nazionali sovrani si è organizzata attorno a un paradigma di pensiero a lungo termine, ottimismo scientifico e cooperazione vantaggiosa per tutti, mentre un paradigma unipolare di governo mondiale , lo spopolamento e il pensiero a somma zero spingono a un programma di Grandi Reset, pandemie controllate e guerre.

 

Ottenere informazioni su questi due paradigmi opposti è importante ora più che mai e un punto di partenza importante è la mente inquietante degli architetti del Great Reset che oggi stanno spingendo la società verso una «Quarta Rivoluzione industriale» in cui si ritiene che l’automazione e L’Intelligenza Artificiale renderà obsoleta la maggior parte dell’umanità.

Gli architetti del Great Reset oggi stanno spingendo la società verso una «Quarta Rivoluzione industriale» in cui si ritiene che l’automazione e L’Intelligenza Artificiale renderà obsoleta la maggior parte dell’umanità

 

Come il famoso filosofo del World Economic Forum Yuval Harari ha ripetutamente descritto questa prospettiva: «La tecnologia può sconvolgere la società umana e il significato stesso della vita umana in molti modi, dalla creazione di una classe globale inutile all’ascesa del colonialismo dei dati e delle dittature digitali».

 

Nel primo articolo di questa serie, ho passato in rassegna la riorganizzazione del movimento eugenetico dopo la seconda guerra mondiale in quanto ha seguito la richiesta di Sir Julian Huxley che «l’impensabile sia reso, ancora una volta pensabile».

 

In questo secondo segmento, faremo un salto indietro nel tempo per capire meglio cosa ha causato l’ascesa della perversione della scienza nota come «eugenetica» come nuova religione scientifica nel 19° secolo, prima di continuare con la terza parte («da Russell a Wiener: L’ascesa della cibernetica e del transumanesimo»).

«La tecnologia può sconvolgere la società umana e il significato stesso della vita umana in molti modi, dalla creazione di una classe globale inutile all’ascesa del colonialismo dei dati e delle dittature digitali»

 

 

I presupposti del sistema chiuso del darwinismo sociale

Ci sono alcune cose fondamentali che dovrebbero essere comprese sulla scienza dell’eugenetica, altrimenti nota come «la scienza della pulizia del patrimonio genetico umano dall’inquinamento indesiderato» emersa alla fine del XIX secolo.

 

Questa «scienza» è nata dall’applicazione delle teorie di Darwin sulla selezione naturale e sulla «sopravvivenza del più adatto» all’eliminazione degli inadatti da parte della società umana e si basava su alcuni presupposti fondamentali, non ultimi dei quali inclusi:

L’eugenetica è «la scienza della pulizia del patrimonio genetico umano dall’inquinamento indesiderato» emersa alla fine del XIX secolo

 

1) che l’umanità è un sistema interamente modellato da forze materiali di vincoli ambientali e genetici,

 

2) che questo sistema era fondamentalmente chiuso e quindi entropico (soggetto a leggi immutabili di rendimenti decrescenti guidati da un’inevitabile morte termica),

 

3) che la forza creativa delle mutazioni genetiche guida la comparsa di nuovi meccanismi biologici era fondamentalmente casuale e

 

4) che questa casualità poteva essere superata solo dall’ascesa di una nuova era di ingegneri sociali che gestissero l’umanità a tutti i livelli: economico, psicologico, culturale e persino genetico.

 

Immaginando l’era futura in cui la scienza dell’eugenetica avrebbe sostituito le religioni del mondo, il fondatore della scuola Sir Francis Galton (cugino di Charles Darwin) rifletté nel 1905: «È facile lasciar correre l’immaginazione sulla supposizione di un’accettazione sincera di l’eugenetica come religione nazionale».

 

Immaginando l’era futura in cui la scienza dell’eugenetica avrebbe sostituito le religioni del mondo, il fondatore della scuola Sir Francis Galton (cugino di Charles Darwin) rifletté nel 1905: «È facile lasciar correre l’immaginazione sulla supposizione di un’accettazione sincera di l’eugenetica come religione nazionale»

 

La fine del XIX secolo: uno scontro di due sistemi

Le scoperte rivoluzionarie di paradigma fatte nella scienza e nell’arte di governo alla fine del 19° secolo hanno portato a una nuova era petrolchimica/elettronica.

 

Nuove scoperte nella fisica atomica fatte da Beckerel, Roentgen, Curie, Rutherford, Planck ed Einstein stavano inoltre cambiando l’idea dell’umanità di spazio, tempo, energia e materia.

 

L’applicazione pratica di queste scoperte sotto forma di progresso scientifico e tecnologico al servizio dell’umanità stava rapidamente distruggendo le fondamenta delle presunte «leggi della popolazione» di Thomas Malthus che presumevano che l’invenzione umana non avrebbe mai potuto superare i limiti della natura che richiedono sempre un “sacerdozio scientifico” controllare la crescita della popolazione al di sopra del controllo delle nazioni.

 

Nonostante si stesse realizzando una speranza genuina per una nuova era di scoperte e progresso, qualcosa di più oscuro era in gioco.

 

Fu in quel momento che le forze guida che rappresentavano l’Impero britannico erano impegnate a cercare di risolvere una sfida esistenziale: la sovranità nazionale si era dimostrata molto più forte di quanto previsto dall’oligarchia finanziaria con sede a Londra e stava emergendo qualcosa di nuovo che poteva minare per sempre i sistemi hobbesiani di geopolitica a somma zero .

Laddove il sistema americano era un sistema fondamentalmente aperto, basato com’era sul progresso tecnologico illimitato e sulla sottomissione del denaro alla sovranità nazionale, il sistema britannico era fondamentalmente chiuso, basato sul culto e il controllo del denaro da parte di finanzieri privati, schiavitù del debito e speculazione

 

La conservazione dell’unione in gran parte grazie a un’alleanza strategica Russia-USA ha provocato una grave sconfitta per le forze britanniche sia nella City di Londra che a Wall Street, la schiavitù del sud e il Canada britannico.

 

Un nuovo sistema globale stava rapidamente emergendo quando gli statisti ammiratori di Lincoln adottarono rapidamente il «sistema americano di economia politica» per liberare le loro nazioni dalla manipolazione dell’Impero.

 

Laddove il sistema americano era un sistema fondamentalmente aperto, basato com’era sul progresso tecnologico illimitato e sulla sottomissione del denaro alla sovranità nazionale, il sistema britannico era fondamentalmente chiuso, basato sul culto e il controllo del denaro da parte di finanzieri privati, schiavitù del debito e speculazione. Dove uno si concentrava sulla produzione, l’altro veniva solo saccheggiato parassitariamente.

 

Henry C. Carey (principale consigliere economico di Abraham Lincoln) aveva reso esplicita questa dicotomia prevedendo la natura globale dell’imminente guerra civile statunitense elaborata nel suo Harmony of Interests del 1852:

 

«Due sistemi sono davanti al mondo; l’uno mira ad aumentare la proporzione di persone e di capitale impegnati nel commercio e nei trasporti, e quindi a diminuire la proporzione impegnata nella produzione di merci con cui commerciare, con necessariamente diminuito ritorno al lavoro di tutti; mentre l’altro mira ad aumentare la proporzione impegnata nel lavoro di produzione, e diminuire quella impegnata nel commercio e nei trasporti, con aumento del rendimento a tutti, dando all’operaio buon salario, e al proprietario del capitale buoni profitti… Uno guarda al pauperismo , ignoranza, spopolamento e barbarie; l’altro nell’accrescere ricchezza, benessere, intelligenza, combinazione di azioni e civiltà. Si guarda alla guerra universale; l’altro verso la pace universale. Uno è il sistema inglese; l’altro possiamo essere orgogliosi di chiamare il sistema americano»

 

Nel 1872, Carey era impegnato a dirigere una schiera internazionale di economisti in tutto il mondo che assistevano dozzine di governi nell’attuazione di questo sistema quando scrisse un trattato economico anti-malthusiano chiamato Unity of LawFu qui che il grande economista espose integralmente la sua teoria complessiva della scienza economica come sistema a somma non zero di cooperazione e crescita creativa tra grandi culture:

«Tutte le grandi nazioni della terra dovrebbero trarre profitto dallo sviluppo dei poteri, mentali e fisici, di ciascuno e di ogni altro; ognuno e tutti crescendo in potere di autodirezione man mano che ognuno ottiene sempre più potere per controllare e dirigere le grandi forze naturali»

 

«Tutte le grandi nazioni della terra dovrebbero trarre profitto dallo sviluppo dei poteri, mentali e fisici, di ciascuno e di ogni altro; ognuno e tutti crescendo in potere di autodirezione man mano che ognuno ottiene sempre più potere per controllare e dirigere le grandi forze naturali; l’armonia di tutti gli interessi internazionali è perfetta e completa come sappiamo essere quella degli individui di cui sono composte le nazioni».

 

Nel 1890, la visione ottimistica di Carey di una nuova epoca per la civiltà fu magnificamente espressa dal primo governatore del Colorado e dall’ex guardia del corpo di Lincoln, William Gilpin, la cui Cosmopolitan Railway del 1890 presentava studi approfonditi di progetti ferroviari che univano tutte le parti del mondo insieme sotto una nuova cultura di progresso scientifico e tecnologico per tutti. Gilpin è stato esplicito sul fatto che questo sistema sarebbe stato finanziato dalle banche nazionali generando credito produttivo a lungo termine, protezionismo e istruzione universale per il bene di tutti.

 

Gilpin ha scritto di questo futuro mondo post-coloniale:

 

«Le armi del reciproco massacro sono scagliate via; le passioni sanguinarie trovano un freno, la maggioranza della famiglia umana si trova ad accettare gli insegnamenti essenziali del cristianesimo. In pratica.. Si scopre spazio alla virtù industriale e al potere industriale. Le masse civilizzate del mondo si incontrano; si illuminano reciprocamente e fraternizzare per ricostituire i rapporti umani in armonia con la natura e con Dio. Il mondo cessa di essere un campo militare, incubato solo dai principi militari della forza arbitraria e dell’abietta sottomissione. Un nuovo e grandioso ordine nelle vicende umane si inaugura da queste immense scoperte ed eventi concomitanti».

 

 

L’impero colpisce ancora

Gli imperi non scompaiono mai senza combattere e l’impero britannico non ha fatto eccezione. Prima che la guerra civile orchestrata dai britannici negli Stati Uniti fosse finita, una nuova grande strategia imperiale fu riformulata nel centro nevralgico ideologico di Cambridge e della Royal Society.

 

«Le armi del reciproco massacro sono scagliate via; le passioni sanguinarie trovano un freno, la maggioranza della famiglia umana si trova ad accettare gli insegnamenti essenziali del cristianesimo. In pratica.. Si scopre spazio alla virtù industriale e al potere industriale. Le masse civilizzate del mondo si incontrano; si illuminano reciprocamente e fraternizzare per ricostituire i rapporti umani in armonia con la natura e con Dio. Il mondo cessa di essere un campo militare, incubato solo dai principi militari della forza arbitraria e dell’abietta sottomissione. Un nuovo e grandioso ordine nelle vicende umane si inaugura da queste immense scoperte ed eventi concomitanti»

Da queste reti è nata una nuova generazione di gestione imperiale sotto forma del Club X diHuxley (c.1865) guidata da un giovane misantropo di talento di nome Thomas Huxley (alias: «il mastino di Darwin») che è stato incaricato di formulare una nuova grande strategia per la salvaguardia dell’impero.

 

Sapendo che il livello più importante della guerra si trova nelle concezioni scientifiche possedute dalla società (dal momento che il nostro standard per l’autoregolamentazione politica è in ultima analisi fondato e informato da standard e leggi che si trovano in natura), l’X Club di Huxley mirava a unire tutti i principali rami di fisica, biologia, economia e sociologia sotto una singolare interpretazione coerente basata sulla scienza gradualista, descrittiva, riduzionista.

 

Questa sarebbe una nuova scienza unificata e internamente coerente che appianerebbe l’evidenza di tutti i salti creativi che modellano tutta la natura vivente e non vivente.

 

Questo gruppo si rese conto che se la natura potesse essere modellata come un processo chiuso, decadente e casuale, allora sarebbe anche privo di qualsiasi nozione effettiva di principio, giustizia o moralità.

 

Sebbene le teorie di Malthus (e i loro corollari economici nelle opere di Mill, Smith e Ricardo) avessero precedentemente svolto il compito di «giustificare scientificamente» l’impero, era necessario qualcosa di più sofisticato poiché il mondo stava rapidamente vedendo attraverso la frode, come dimostrò Carey nel suo ampiamente letto Unity of Law (1872):

 

«Malthus fu portato a inventare una legge di popolazione per mezzo della quale sollevare i ricchi ei potenti da ogni responsabilità per lo stato di cose esistente; assicurando loro che la povertà e la miseria da cui erano circondati ovunque erano dovute al fatto che il Creatore aveva inviato sulla terra un gran numero di persone per le quali non aveva fornito alcuna tavola alla quale avrebbero potuto mangiare, nessun materiale da aiuto di cui potrebbero essere rivestiti; fornendo così la teoria con l’aiuto della quale scrittori successivi sono stati in grado, come supponevano, di provare che, nelle isole britanniche, l’uomo era diventato “una droga” e “la popolazione una seccatura”».

 

Per mettere in moto la nuova grande strategia imperiale, furono presto messi online due nuovi think tank.

 

La prima delle due si chiamava la Fabian Society creata nel 1884 da un nido di intellettuali amanti dell’eugenetica guidati da Sidney e Beatrice Webb insieme al «massacratore di mangiatori inutili» George Bernard Shaw. Ben presto il gruppo attirò tra i suoi membri importanti luminari imperiali, tra cui lo studente di Thomas Huxley H.G. Wells, Lord Halford Mackinder, John Maynard Keynes e Lord Bertrand Russell. Il gruppo fondò presto una scuola da cui indottrinare giovani talentuosi membri dell’élite globale chiamata London School of Economics.

Questi think tank coordinerebbero la politica britannica con un duplice obiettivo: 1) la distruzione di tutto il pensiero creativo del sistema aperto nell’economia politica e nella scienza 2) la sottomissione della razza a un nuovo ordine feudale globale gestito da una classe superiore

 

Nel 1902, un secondo gruppo di esperti chiamato Round Table Group fu fondato a Oxford sotto il controllo dei «patrioti della razza» George Parkin e Lord Alfred Milner. Ben presto furono creati rami di «tavole rotonde» in tutto il Commonwealth anglosassone, come delineato negli studi sull’Anglo-American Establishment del professor Carrol Quigley, pubblicati postumi.

 

Il finanziamento di questo gruppo è stato pagato dalle fortune del magnate razzista dei diamanti Cecil Rhodes e il suo mandato è stato illustrato nel testamento di Rodi del 1877:

 

«Formiamo lo stesso tipo di società, una Chiesa per l’estensione dell’Impero britannico. Una società che dovrebbe avere i suoi membri in ogni parte dell’Impero britannico che lavorano con un obiettivo e un’idea, dovremmo avere i suoi membri collocati nelle nostre università e nelle nostre scuole e dovremmo guardare i giovani inglesi passare per le loro mani, solo uno forse su mille avere la mente e i sentimenti per un tale oggetto, dovrebbe essere messo alla prova in ogni modo, dovrebbe essere messo alla prova se è perseverante, in possesso di eloquenza, incurante dei piccoli dettagli della vita, e se ritenuto tale, quindi eletto e vincolato giurando di servire per il resto della sua vita nel suo Paese. Dovrebbe quindi essere sostenuto se senza mezzi dalla Società e inviato in quella parte dell’Impero dove si sentiva che era necessario».

 

Lord Bertrand Russell e la sua coorte David Hilbert che hanno lanciato un nuovo progetto nel 1900 che avrebbe tentato di incatenare l’intero universo in una piccolissima scatola matematica priva di ogni vitalità creativa. Questa scatola avrebbe presto preso il nome di «cibernetica» e «teoria dei sistemi informativi». Questo sistema sarebbe poi servito come base per la crescita del Transumanesimo, dell’Intelligenza Artificiale e della Quarta Rivoluzione Industriale

Il Rhodes Trust aprì un negozio a Oxford dove i giovani talenti di tutto il Commonwealth furono presto sottoposti a lavaggio del cervello sotto borse di studio Rhodes diventando una nuova generazione di sommi sacerdoti imperiali guidati dall’editto di Rhodes che stabiliva una nuova Chiesa dell’Impero britannico. Questi think tank coordinerebbero la politica britannica con un duplice obiettivo: 1) la distruzione di tutto il pensiero creativo del sistema aperto nell’economia politica e nella scienza 2) la sottomissione della razza a un nuovo ordine feudale globale gestito da una classe superiore.

 

Nel suo manifesto intitolato Imperial Federation (1892), l’uomo che sarebbe diventato il cofondatore e direttore del Rhodes Trust (George Parkin), scrisse dell’inevitabile crollo dell’impero, a meno che le «forze disgregatrici» degli Stati nazionali sovrani non potessero essere distrutto:

 

«La nostra capacità di organizzazione politica ha raggiunto il limite massimo? Per il popolo britannico questa è la questione delle domande. Nell’intera gamma di possibili variazioni politiche in futuro non c’è una questione di così vasta portata, non solo per il nostro popolo ma per il mondo in generale, come la questione se l’Impero britannico rimarrà un’unità politica… o se cederà forze di disgregazione, consentirà di dividere il flusso della vita nazionale in molti canali separati».

 

Questi nuovi think tank non hanno perso tempo a mettere in atto una nuova grande strategia.

 

Una delle forze primarie che avrebbero guidato l’applicazione della scienza anti-creativa dell’impero era il leader della Fabian Society e apostolo di Cambridge, Lord Bertrand Russell e la sua coorte David Hilbert che hanno lanciato un nuovo progetto nel 1900 che avrebbe tentato di incatenare l’intero universo in una piccolissima scatola matematica priva di ogni vitalità creativa.

 

Questa scatola avrebbe presto preso il nome di «cibernetica» e «teoria dei sistemi informativi» dai discepoli di Russell e Hilbert.

 

Questo sistema sarebbe poi servito come base per la crescita del Transumanesimo, dell’Intelligenza Artificiale e della Quarta Rivoluzione Industriale.

 

 

Matthew Ehret

 

 

Articolo pubblicato su gentile concessione dell’autore. 

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Prima parte

Eugenetica, Grande Reset, Intelligenza Artificiale e transumanismo: una storia (parte I)

 

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Economia

Il Canada minaccia di interrompere l’elettricità agli USA. Il premier dell’Ontario a Trump: «baciami il sedere!»

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Il premier dell’Ontario, Doug Ford, ha minacciato di sospendere le forniture di elettricità e di minerali strategici agli Stati Uniti qualora il presidente Donald Trump prosegua nell’inasprimento della guerra commerciale con il Canada, suscitando una replica accesa da parte di Trump.

 

Lo scontro è scoppiato poche ore dopo l’annuncio di Trump che i dazi su auto, camion, componenti auto e acciaio canadesi saliranno al 50% dal 1° gennaio 2027. La mossa è arrivata dopo il fallimento dei negoziati della scorsa settimana e dopo un ulteriore dazio del 50% scattato sabato su importazioni canadesi per circa 20 miliardi di dollari.

 

«Tutto è sul tavolo. Farò tutto il necessario», ha dichiarato Ford all’Associated Press lunedì, precisando che l’Ontario potrebbe alzare i prezzi dell’elettricità o interromperne del tutto l’esportazione.

 

«Forniamo energia a 1,5 milioni di case e aziende», ha aggiunto, avvertendo che se Trump insisterà nel tentativo di smantellare l’industria manifatturiera canadese, «farebbe meglio ad avere una scorta di batterie».

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Trump ha risposto su Truth Social, definendo «spacconate» le parole di Ford e attaccando personalmente il premier, prima di intimare ai leader canadesi di «mettersi in riga».

 

«Qualcuno dovrebbe far rigare dritto questi pagliacci, altrimenti le conseguenze per il Canada saranno molto PEGGIORI!», ha scritto Trump, definendo ancora il primo ministro Mark Carney «Governatore Carney», sostenendo che gli Stati Uniti sono «molto più grandi, più ricchi e più forti» e che il Canada «non potrebbe sopravvivere» senza il vicino meridionale.

 

«Ho un sacco di spazio sul sedere, quindi ha un sacco di spazio per baciarmi il sedere», ha replicato Ford in una conferenza stampa lunedì.

 

Ford ha sostenuto che Ottawa dovrebbe valutare ritorsioni sempre più dure, comprese restrizioni su petrolio, potassio e minerali strategici. La premier del Quebec, Christine Frechette, la cui provincia è un grande fornitore di energia idroelettrica, ha detto di non seguire al momento la linea di Ford, pur non escludendola in vista di una «nuova fase» della controversia in Canada.

 

Il Ford, va ricordato, ha sostenuto l’invocazione da parte del governo Trudeau della legge sulle emergenze in risposta alla protesta dei camionisti antivaccinisti che scuoteva il Canada in lockdown, repressa con la violenza della polizia e persino il nuovo fenomeno della debancarizzazione dei manifestanti.

 

Il Canada resta di gran lunga il primo fornitore estero di elettricità per gli Stati Uniti, anche se a livello nazionale la dipendenza è contenuta. I dati dell’EIA indicano che nel 2025 gli USA hanno importato circa 24,5 terawattora dal Canada ed esportato circa 16 terawattora, con una dipendenza netta pari allo 0,2% del consumo totale americano.

 

L’esposizione è però molto più marcata negli Stati di confine come New York, Michigan e Minnesota, dove l’energia canadese può risultare cruciale nei picchi di domanda.

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Nel frattempo il boom dell’Intelligenza Artificiale sta mettendo sotto pressione le reti regionali, mentre le big tech accelerano la costruzione di enormi data center iperscalabili ad alto consumo. Nel luglio 2026 lo Stato di Nuova York ha imposto una moratoria di un anno sui permessi ambientali discrezionali per le nuove infrastrutture iperscalabili, in attesa di norme volte, tra l’altro, a tutelare la stabilità della rete e i consumatori.

 

L’Ontario ha già usato in passato la minaccia del dazio sull’elettricità. Nel marzo 2025 Ford aveva imposto una sovrattassa del 25% sulle esportazioni verso i tre Stati, poi sospesa dopo che Trump aveva minacciato di raddoppiare i dazi su acciaio e alluminio canadesi.

 

Lunedì anche Carney ha risposto all’ultima minaccia tariffaria di Trump, accusando Washington di voler smantellare l’industria automobilistica canadese imponendo condizioni ritenute inaccettabili da Ottawa. Dopo che il Canada ha abbandonato i colloqui venerdì sera, Carney ha detto che gli Stati Uniti «hanno chiesto troppo e offerto troppo poco» e ha annunciato dazi di ritorsione equivalenti a partire dall’8 settembre.

 

Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Trump, in seguito al fallimento dei colloqui commerciali tra i due Paesi, ha affermato che il Canada vuole «i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo». «Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo!!! Inoltre, per molti anni ha imposto dazi doganali esorbitanti ai nostri bravi agricoltori. Basta!!!» ha scritto nel suo post su Truth social.

 

Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.

 

A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».

 

Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.

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Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.

 

Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.

 

Ad aprile The Donald aveva ammesso che l’anschluess del Canada era improbabile. Tuttavia, come ognuno sa, sapere cosa farà l’attuale presidente USA risulta talvolta molto difficile.

 

L’annessione del Canada rimane ad ogni modo conforme alla dottrina geopolitica «emisferica» esposta e perseguita nel primo anno del secondo mandato Trump, la cosiddetta «dottrina Donroe» (cioè Donald più Monroe) che vede, secondo un plurisecolare pensiero geostrategico, l’ampliamento del dominio USA nel continente come il «destino manifesto» di Washington.

 

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Immagine di Eurasia Group via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

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Economia

Washington lancia un’offensiva economica contro l’Iran

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Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha reso noto un nuovo pacchetto di sanzioni ai danni dell’Iran e ha avvertito che qualsiasi nazione continui a mantenere rapporti finanziari con Teheran rischia di essere tagliata fuori dal sistema del dollaro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’Iran in un «paese emarginato economicamente».   Le misure colpiscono quasi 60 soggetti – società, persone fisiche e navi – operanti in più giurisdizioni, accusati di trafficare «tecnologie nucleari e missilistiche illecite» con l’Iran, di sostenere le «operazioni informatiche» iraniane e di trasportare petrolio iraniano, come comunicato lunedì dal Dipartimento del Tesoro. Più di un terzo dei destinatari – 21 – ha sede in Cina.   Il Tesoro ha inoltre segnalato asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi come settori che potrebbero finire sotto sanzioni secondarie.   Durante la conferenza stampa di lunedì Bessent ha annunciato l’avvio dell’«Operazione Esclusione Economica», definita «un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo».   Il segretario del Tesoro USA ha precisato che Washington punirà ogni Paese che non interrompa i propri rapporti economici con Teheran: «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha detto, aggiungendo che «il conto alla rovescia è appena iniziato».

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Secondo i dati più aggiornati della Banca Mondiale, l’Iran esporta verso 147 Paesi e importa da 114. Interrogato su come gli Stati Uniti pensino di costringere circa tre quarti delle nazioni del mondo a cessare i commerci con l’Iran, Bessent ha riferito che il presidente Donald Trump ha chiamato diversi leader nel fine settimana «con richieste specifiche di cessare le loro interazioni» con Teheran e che a ciascuno è stata assegnata «una scadenza precisa» per adeguarsi.   L’Iran ha replicato che «nemmeno una goccia» di petrolio uscirà dal Golfo qualora la regione si allineasse al piano americano.   Bessent non ha voluto entrare nei dettagli, spiegando ai giornalisti che «non faremo nomi» e che non avrebbe «stabilito delle tempistiche». Alla domanda se Washington si aspetti che la Cina, principale partner commerciale dell’Iran, rispetti le sanzioni, non ha dato una risposta netta.   «Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso la diplomazia discreta. E ci confrontiamo apertamente con ogni Paese per comunicargli le nostre aspettative. Noi sappiamo chi sono. Loro sanno chi sono», ha dichiarato, aggiungendo che «nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi».   A Teheran le minacce sono state liquidate. Il negoziatore di alto livello Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X, dopo la conferenza di Bessent: «Gli americani sanno che nessuno si lascia ingannare dalle loro spacconate».   «Gli Stati Uniti non sono in una posizione economica tale da poter ulteriormente limitare le proprie relazioni con altri Paesi», ha osservato il Ghalibaffo. «I partner commerciali dell’Iran, sia attraverso i media che tramite i messaggi che ci hanno inviato, hanno chiarito di non tenere minimamente in considerazione queste dichiarazioni».   Domenica Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Ormuzzo» se gli Stati del Golfo aderiranno alla campagna di pressione economica USA. Se Trump «vuole fare qualcosa, reagiremo in modo dirompente», ha aggiunto.   Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Trump aveva minacciato l’Iran di un «D-Day economico» dopo la scadenza, senza risultati, della finestra di 60 giorni per negoziare escludendo un ritorno al tavolo, tuttavia lunedì il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, i cui poteri sono stati appena ampliati, è arrivato a Teheran nel tentativo di riaprire i colloqui.  

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Economia

L’UE sblocca 90 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di armi

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La Commissione europea ha dato il via libera all’acquisto di nuove armi per l’Ucraina per un importo di 6,1 miliardi di euro, come annunciato dalla Commissione lunedì. Questa tranche rientra in un prestito di 90 miliardi di euro concesso da Bruxelles a Kiev all’inizio di quest’anno a titolo di aiuti finanziari e militari.

 

Di fronte alla crescente pressione sul campo di battaglia, Kiev sta intensificando le richieste di un’erogazione più rapida degli aiuti, poiché dipende in misura rilevante dai finanziamenti esteri per colmare un deficit di bilancio sempre più ampio e sostenere il proprio sforzo bellico contro la Russia. Mosca sostiene che gli aiuti militari occidentali all’Ucraina, che gravano sui contribuenti, non fanno altro che prolungare il conflitto.

 

Ad aprile, l’UE ha approvato un prestito di emergenza di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, di cui 30 miliardi destinati al sostegno del bilancio e 60 miliardi agli aiuti militari per il biennio 2026-2027. Il prestito, garantito da un debito comune dell’UE e rimborsabile solo qualora Kiev riceva riparazioni di guerra dalla Russia, è stato approvato dopo il fallimento dei piani per il sequestro dei beni sovrani russi congelati in Occidente. Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno ottenuto l’esenzione dal programma.

 

Questa nuova tranche si aggiunge ai 16 miliardi di euro già stanziati per gli appalti, di cui 8,35 miliardi sono già stati trasferiti a Kiev. Secondo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, i 6,1 miliardi di euro stanziati serviranno a finanziare sistemi di difesa aerea e missilistica, missili, munizioni e radar.

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A febbraio, il Consiglio Europeo ha imposto «condizioni rigorose» all’Ucraina per l’ottenimento dei fondi, precisando che Kiev è tenuta ad acquistare armi e attrezzature militari esclusivamente da aziende con sede nell’UE, in Ucraina, nello Spazio economico europeo e nell’Associazione europea di libero scambio. Gli acquisti da paesi terzi sono ammessi in caso di necessità urgente, ad esempio quando un prodotto per la difesa non risulta disponibile nell’UE.

 

Secondo l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, l’Unione Europea ha destinato 195 miliardi di euro all’Ucraina dall’escalation del conflitto con la Russia, avvenuta quattro anni fa. La cifra aggiornata è stata resa nota in un momento di crescente malcontento e divisioni tra gli Stati membri riguardo al protrarsi degli aiuti militari e finanziari di Bruxelles a Kiev.

 

Gli aiuti finanziari e militari dell’UE all’Ucraina hanno suscitato critiche da parte di funzionari, sia in carica sia in pensione, all’interno e all’esterno del blocco. All’inizio di questo mese, l’ex primo ministro ucraino Nikolay Azarov ha affermato che l’Occidente non recupererà mai i prestiti concessi a Kiev.

 

L’eurodeputato tedesco Fabio De Masi del partito Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) ha avvertito che i fondi arricchiranno «oligarchi corrotti».

 

Come riportato da Renovatio 21, il partito tedesco AfD chiede che l’Ucraina paghi riparazioni di guerra.

 

Nel frattempo, il premier slovacco Robert Fico ha promesso di opporsi al prestito di armi per Kiev. Notizie recenti sostengono che pure la mafia italiana starebbe comprando armi «scomparse» dall’Ucraina.

 

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 Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

 

 

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