Economia
La Cina completa il collegamento del gasdotto per il gas russo
L’house organ del Partito comunista Cinese in lingua inglese, il quotidiano Global Times, ha riferito il 4 dicembre che una parte fondamentale del gasdotto che fornisce gas naturale russo alla Cina, e a Shanghai in particolare, è stata completata il 3 dicembre.
Si tratta di un tunnel di 10 km sotto lo Yangtze – il Fiume Azzurro – costruito in 28 mesi e che conterrà tre metanodotti, ciascuno di 1,4 metri di diametro.
L’agenzia stampa di Stato Xinhua ha riferito il 3 dicembre 2019 che «il gasdotto Cina-Russia sulla rotta est è entrato in funzione» il 2 dicembre 2019, diventando il primo gasdotto a fornire gas naturale russo alla Cina».
I presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin hanno assistito congiuntamente alla cerimonia di lancio per telefono.
«Il gasdotto ha una sezione di 3.000 km in Russia, conosciuta come la Potenza della Siberia, e un tratto di 5.111 km in Cina», ha riferito Xinhua.
«Il gasdotto dovrebbe fornire alla Cina 5 miliardi di metri cubi di gas russo 2023. Si prevede che la quantità aumenterà fino a 38 miliardi di metri cubi all’anno dal 2024, in base a un contratto trentennale del valore di 400 miliardi di dollari firmato tra la China National Petroleum e il gigante del gas russo Gazprom nel maggio 2014».
L’accordo del maggio 2014 tra Russia e Cina è una pietra angolare degli attuali sviluppi in Eurasia.
Nel mentre i cinesi completano titaniche infrastrutture per il gas russo, le tubature che lo portano in Europa sono bombardate (come i Nord Stream) o minacciate (come il Turk Stream).
Come riportato da Renovatio 21, Putin durante il suo discorso alla Settimana dell’Energia di Mosca di due mesi fa ha dichiarato di essere pronto a riaprire i rubinetti per gli europei.
La risposta è stata il continuo supporto militare ed economico all’Ucraina, che il gas russo transitante per il suo territorio in direzione UE, come noto, lo rubava.
Immagine di Rogerd via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Cina
La Cina supera il trilione di dollari di surplus commerciale
Per la prima volta, il surplus commerciale della Cina ha superato i mille miliardi di dollari nei primi 11 mesi del 2025. Mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite di circa un terzo a causa dei dazi, le esportazioni verso Europa, Australia e Sud-est asiatico sono aumentate.
Gran parte di questa impennata è stata trainata dalla forte crescita dei beni high-tech, che ha superato del 5,4% l’aumento delle esportazioni complessive. Le esportazioni di automobili hanno registrato un boom, sostituendo Giappone e Germania in termini di quota di mercato. Le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 24,7% nello stesso periodo e le esportazioni di cantieristica navale sono aumentate del 26,8%.
Il canale all-news cinese CGTN ha pubblicato un articolo che attacca le narrative occidentali di «sovracapacità» o «dumping» come spiegazioni del boom delle esportazioni cinesi.
«Per i politici e i leader dell’industria occidentali, la questione non è come presentare la Cina come un rivale, ma come riconoscere le realtà strutturali che rappresenta. Comprendendo il surplus come parte del panorama economico globale, si apre l’opportunità di adattare le strategie, esplorare le complementarietà, promuovere la collaborazione e ricercare miglioramenti dell’efficienza che vadano a vantaggio di entrambe le parti».
Vari allarmi sulla tenuta dell’economia cinese erano stati lanciati negli ultimi anni.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina, dopo la guerra dei dazi di Trump, è ancora impegnata in un conflitto con gli USA e i satelliti occidentali per i chip.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
Hollywood al capolinea: Netflix vuole comprare Warner Bros
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Economia
L’ex proprietario di Pornhub vuole acquistare le attività del gigante petrolifero russo
Bernd Bergmair, l’ex proprietario di Pornhub, starebbe valutando l’acquisto delle attività internazionali del gigante petrolifero russo sanzionato Lukoil. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando fonti riservate.
A ottobre, gli Stati Uniti hanno colpito Lukoil con sanzioni che hanno costretto la compagnia a dismettere le proprie partecipazioni estere, stimate in circa 22 miliardi di dollari. Lukoil aveva inizialmente accettato un’offerta del trader energetico Gunvor per l’intera controllata estera, ma l’operazione è saltata dopo che il Tesoro americano ha accusato Gunvor di legami con il Cremlino.
Secondo Reuters, Bergmair avrebbe già sondato il dipartimento del Tesoro statunitense per una possibile acquisizione. Interpellato tramite un legale, ha né confermato né smentito, limitandosi a dichiarare: «Lukoil International GmbH rappresenterebbe ovviamente un investimento eccellente; chiunque sarebbe fortunato a possedere asset del genere», senza precisare quali porzioni gli interessino o se abbia già contattato l’azienda. Un portavoce del Tesoro ha declinato ogni commento.
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Il finanziere austriaco è l’ex azionista di maggioranza di MindGeek, la casa madre di Pornhub, la cui identità è emersa solo nel 2021 dopo anni di strutture offshore. Il Bergmair ha ceduto la propria partecipazione nel 2023, quando la società è stata rilevata da un fondo canadese di private equity chiamato «Ethic Capital», nella cui compagine spicca un rabbino. Il patrimonio dell’uomo è stimato intorno a 1,4 miliardi di euro, investiti principalmente in immobili, terreni agricoli e altre operazioni private.
Il mese scorso, il Tesoro statunitense ha autorizzato le parti interessate a intavolare negoziati per gli asset esteri di Lukoil; l’approvazione è indispensabile poiché, senza licenza, ogni transazione resterebbe congelata. La finestra concessa scade il 13 dicembre.
Fonti giornalistiche indicano che diversi player, tra cui Exxon Mobil e Chevron, avrebbero manifestato interesse, ma Lukoil preferirebbe cedere il pacchetto in blocco, complicando le trattative per chi punta su singoli asset. L’azienda ha reso noto di essere in contatto con più potenziali acquirenti.
Mosca continua a condannare le sanzioni occidentali come «politiche e illegittime», avvertendo che finiranno per danneggiare chi le ha imposte». Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito il caso Lukoil la prova che le «restrizioni commerciali illegali» americane sono «inaccettabili e ledono il commercio globale».
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Immagine di Marco Verch via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
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