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Droga

Le overdosi sono il triplo delle morti COVID a San Francisco

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Il numero di decessi per overdose ha quasi triplicato quello dei decessi per COVID nel 2020.

 

I dati della città rivelano che ci sono stati un totale di 713 decessi per overdose, rispetto ai 261 decessi per COVID-19 nel 2020.

 

La città aveva già da anni una crisi in corso riguardo alla droga e ai senza tetto, che la pandemia ha fatto precipitare.

 

Il numero di decessi per overdose ha quasi triplicato quello dei decessi per COVID nel 2020

Chiunque conosce San Francisco ha ben presente un segmento della sua arteria principale, Market Street, invasa da homeless (che spesso sono veterani di Iraq e Afghanistan, o casalinghe che hanno perso tutto a causa della crisi degli oppioidi) e dall’odore di orina – specialmente all’altezza della sede di Twitter. In alto, il palazzo con l’insegna del social network, in basso, il disastro umano più sfrenato. Di tanto in tanto, Limousine e auto ancora più care escono dal garage dello stabilimento, mentre fuori esseri umani si iniettano droga, si denudano, si accampano in tende, berciano, urlano tutta la loro patologia mentale.

 

Lo stato di catastrofe antropologica di San Francisco è oramai ammesso da tanti osservatori. Secondo un rapporto del Dipartimento della sanità pubblica, San Francisco distribuisce ogni anno 4,45 milioni di siringhe ai tossicodipendenti. Queste finiscono a terra assieme alle deiezioni di questi ultimi.

 

Il sindaco London Breed ha dichiarato un investimento di 13,2 milioni per prevenire le overdosi, ma si tratta di una cifra limitata. Altri supervisor (il termine sanfrancescano per i consiglieri comunali) stanno ora spingendo per le notorie «stanze del buco», strutture dove i tossici possono bucarsi in «sicurezza»: si tratta della famosa politica di «riduzione del danno», che, come riportato da Renovatio 21, negli anni è stata finanziata internazionalmente dalla filantropia di George Soros. Già a primavera, si dice, strutture di questo tipo potrebbero essere operative.

 

Se San Francisco, la capitale mondiale della tecnologia elettronica e biologica, della finanza scientifica, dei «diritti civili» etc. diventa come Calcutta, un paio di domande su tecnologia, finanza, «diritti civili» bisognerebbe cominciare a porsele

Una giornalista sanfrancescana, Jenny Shao, ha parlato di un peggioramento assoluto negli ultimi anni: «prima, eri in grado di camminare per le strade … e non dovevi cercare di camminare in punta di piedi sui corpi senza sapere se fossero vivi o morti».

 

L’idea di vedere a terra in strada corpi di cui non si conosce lo stato vitale riporta alla mente immagini che per decenni sono state legate a Calcutta, che per parte del XX secolo (soprattutto dopo l’ondata di profughi della guerra Pakistan-Bangladesh) era diventata una sorta di apocalittica capitale del Terzo Mondo, con corpi ammassati sulle strade.

 

Se San Francisco, la capitale mondiale della tecnologia elettronica e biologica, della finanza scientifica, dei «diritti civili» etc. diventa come Calcutta, un paio di domande su tecnologia, finanza, «diritti civili» bisognerebbe cominciare a porsele.

 

 

 

 

 

Immagine di Javi Velazquez via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

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Bizzarria

Papa Tequila: Bergoglio dice di voler curare il ginocchio con i superalcolici

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È divenuta virale la clip di Papa Francesco che afferma di voler curare il dolore al ginocchio con la Tequila, un potente superalcolico messicano.

 

Il video, che originariamente sembra essere stato postato sul social cinese TikTok, mostra Bergoglio in Piazza San Pietro intento a parlare dalla papamobile con un gruppo di seminaristi della Legione di Cristo, movimento fondato dal molto controverso sacerdote messicano Maciel Degollado.

 

Usando la lingua spagnuola,  il Bergolio ha detto ai praticanti messicani che, sebbene possa essere un «capriccio», ciò che realmente sarebbe necessario per lenire il suo dolore articolare sarebbe «un po’ di tequila».

 

 

 

Sarebbe comodo dire che tutti gli orrori visti nel mondo cattolico questi anni, quindi, potrebbero essere dettati da uno stato di ebbrezza. Non ci risulta che nessun papa, neanche per ischerzo, abbia mai parlato di superalcolici.

 

Purtroppo, non è così: non è l’ubriachezza, che ha distrutto la chiesa, ma il modernismo, ossia la trasformazione del Vaticano in un ente in via di programmatica autodemolizione.

 

Mentre Bergoglio ride, e parla di Tequila, il cardinale Zen, novantenne, sta affrontando la Cina comunista, che pochi giorni fa lo ha arrestato.

 

Mentre Bergoglio ride, sacerdoti vengono torturati all’ombra del suo accordo sino-vaticano.

 

Mentre Bergoglio scherza, la fede viene erosa e distrutta – in ogni angolo della terra. Chi si può ancora fidare di una chiesa di fatto atea, anzi, guardando a Pachamama et similia, completamente paganizzata, satanizzata?

 

Bergoglio può tentare di essere simpatico (non lo è, non lo era prima, non lo sarà mai) parlandoci di Tequila come farmaco. La realtà è che egli ha imposto a tutto il suo Paese, e a miliardi di cattolici, un farmaco genetico sperimentale mRNA.

 

Renovatio 21 è stata tra i primi a parlare dell’effetto dell’obbligo vaccinale in Vaticano, intervistando una guardia svizzera che per non sottomettersi al siero genico si è, con grande dolore, allontanato da Roma.

 

Il tutto mentre Bergoglio incontra segretamente il CEO di Pfizer.

 

Ecco, la voglia di ridere ci è passata completamente.

 

Ricordiamo che il primo volo interamente vaccinato – cioè, sierizzato mRNA – della storia umana lo inventò il Bergoglio per la sua visita in Iraq: i giornalisti potevano essere ammessi in aereo solo se vaccinati.

 

Chissà se in volo la tequila la servivano.

 

 

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Droga

Un nuovo Pablo Escobar: il «trafficante di droga più pericoloso» al mondo estradato negli USA

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Il narcotrafficante omicida e signore della guerra colombiano Dairo Antonio Usuga David, noto anche come «Otoniel», è stato estradato mercoledì negli Stati Uniti per scontare la pena per traffico di droga, nonostante le obiezioni delle sue vittime.

 

«Voglio segnalare che Dairo Antonio Usuga alias “Otoniel” è stato estradato; trafficante di droga più pericoloso del mondo, assassino di leader sociali e agenti di polizia, abusatore di bambini e adolescenti. Oggi trionfano la legalità, lo stato di diritto, la forza pubblica e la giustizia», ​​ha scritto su Twitter il presidente colombiano Ivan Duque.

 


I familiari delle vittime di Otoniel si erano opposti all’estradizione, chiedendo di mantenere il boss in Colombia in modo che potesse essere processato per crimini contro l’umanità in un tribunale nazionale.

 

Il presidente Duque ha affermato che il trafficante di droga dovrà ancora affrontare la giustizia in Colombia.

 

«Questo criminale è stato estradato per scontare condanne per traffico di droga negli Stati Uniti», ha detto. «Ma voglio essere chiaro che una volta che saranno serviti, tornerà in Colombia per pagare i crimini commessi contro il nostro Paese».

 

Non ci è quindi immediatamente chiaro cosa succederà in caso i giudici USA dovessero comminare l’ergastolo.

 

Dopo una caccia all’uomo durata sette anni, Otoniel è stato  catturato vicino al confine con Panama in ottobre. L’operazione ha coinvolto 500 soldati e 22 elicotteri. Il rilevamento della sua posizione è stato facilitato dal rilevamento dei membri del cartello che gli stavano portando un tipo specifico di farmaco per curare la sua malattia renale.

 

Prima del suo arresto, Washington aveva offerto una taglia di 5 milioni di dollari per la posizione del potente narcotrafficante, mentre Bogotà ne offriva 800 mila. Al momento della sua cattura erano stati emessi 132 mandati di cattura. Tra le accuse, l’aver inviato dozzine di carichi di cocaina negli Stati Uniti, l’aver ucciso agenti di polizia nonché l’aver reclutato minori e abusato sessualmente di bambini, riporta Reuters.

 

Otoniel era leader del famigerato Clan del Golfo, ritenuto uno dei più grandi esportatori di cocaina al mondo. È stato accusato di aver portato negli Stati Uniti almeno 73 tonnellate di cocaina tra il 2003 e il 2012.

 

Usuga era un membro dell’Ejército Popular de Liberación («Esercito popolare di liberazione»), un gruppo di guerriglia comunista, fino allo scioglimento nel 1991. Si è poi unito all’AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), un gruppo paramilitare di estrema destra colombiano legato al narcotraffico.

 

Secondo alcuni, l’arresto di Otoniel è il più grande colpo per il traffico di droga della Colombia dall’assassinio di Pablo Escobar nel 1993.

 

 

 

 

 

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Droga

Ecco i droni dei cartelli della droga messicani: 9.000 incursioni di droni nello spazio aereo statunitense

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I cartelli della droga messicani hanno condotto oltre 9.000 incursioni di droni nello spazio aereo statunitense nel solo 2021.  Lo ha riferito il sito del gruppo attivista Judicial Watch la scorsa settimana. 

 

Judicial Watch ha parlato con un alto funzionario della sicurezza interna, ha intervistato funzionari federali della Customs and Border Protection (CBP) del settore della Rio Grande Valley in Texas, e ha persino presentato una richiesta al Freedom of Information Act (FOIA) alla CBP per indagare sull’uso di droni da parte dei cartelli della droga messicani per sorvegliare le agenzie federali, statali, di contea e cittadine e condurre attività nefaste al confine.

 

I funzionari del CBP sul campo hanno detto al gruppo di attivisti conservatori che i cartelli hanno utilizzato droni per la sorveglianza durante il traffico di esseri umani e le operazioni di traffico di droga negli Stati Uniti. Hanno inoltre detto che i droni, molti dei quali possono essere facilmente acquistati su Internet o presso un grande rivenditore, vengono utilizzati per individuare le lacune nella copertura dei confini, oltre a creare deviazioni in alcune aree per confondere gli agenti del CBP mentre i trafficanti si muovono verso altre località.

 

Vi è inoltre un uso ulteriore per i droni: il trasporto di droghe letali.

 

Brandon Judd, il presidente del sindacato che rappresenta 20.000 agenti del CBP, ha detto a Judicial Watch che i droni stanno anche «lasciando cadere pacchi di fentanil» negli Stati Uniti.

 

«Volano in determinati luoghi, li lasciano cadere a terra il fentanil e tornano in Messico», ha detto Judd.

 

Judd ha detto che i droni non sono «di livello militare» e «possono essere acquistati ovunque». Non ha menzionato quali marchi di droni sono ampiamente utilizzati dai cartelli, ma si può solo presumere che sia il produttore cinese di droni DJI, popolarissimo anche qui da noi, e ben visibile anche nelle immagini del conflitto ucraino. Donald Trump fu il primo presidente USA a mettere al bando i droni cinesi per usi pubblici.

 

Il fentanil è una droga mortale che sta mietendo centinaia di migliaia di vittime: si tratta di un oppioide 50 volte più potente dell’eroina. In USA, da qualche lustro oramai, i morti di fentanil (come il musicista Prince, ad esempio) non si contano; molti sono reduci della crisi degli oppiodi, che divenuti dipendenti dalle sostanze a causa di prescrizioni mediche di Big Pharma (in particolare, l’oppioide a lento rilascio chiamato Oxycontin), trovano poi in strada il fentanil, che li uccide.

 

Come riportato da Renovatio 21, in USA si ritiene che il principale luogo di produzione del fentanil sia la Cina, che si serve poi dei cartelli messicani per far entrare la droga nel Paese, e devastare così il tessuto sociale americano. Si tratta, a guardarla di una prospettiva storica, di una bella vendetta sull’Occidente anglofono che umilià Pechino con le due Guerre dell’Oppio…

 

I cartelli della droga messicani già hanno usato i droni di recente, militarizzandoli: si sono viste immagini di un drone di un cartello che bombarda un cartello rivale.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo stesso tipo di uso assassino dei droni è stato visto negli ultimi mesi in Siria e in Iraq.

 

Nel frattempo, gli USA scatenano sul confine robocani a caccia di immigrati clandestini. Mentre i narcotrafficanti gli volano sulla testa portando la sostanza della morte o magari anche vere e proprie bombe.

 

Così è l’America di Biden. Ritardata, inefficace, imbelle fino al grottesco.

 

 

 

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