Intelligenza Artificiale
La casa del CEO di OpenAI colpita da una molotov
Venerdì, l’abitazione del CEO di OpenAI, Sam Altman, è stata colpita da una molotov, secondo quanto dichiarato dalla polizia di San Francisco in un comunicato poi confermato dallo stesso Altman. L’individuo responsabile è stato successivamente arrestato dopo essersi presentato presso la sede centrale dell’azienda e aver presumibilmente minacciato di incendiarla.
Gli eventi si sono susseguiti nell’arco di circa un’ora. Secondo la polizia, un giovane di circa 20 anni si è avvicinato all’abitazione di Altman e ha lanciato un «ordigno incendiario», appiccando il fuoco a un cancello esterno, prima di fuggire a piedi.
Circa un’ora dopo, gli agenti sono intervenuti in seguito alla segnalazione di una persona corrispondente alla descrizione del sospettato che minacciava di appiccare un incendio in un altro edificio, successivamente identificato come la sede centrale di OpenAI a San Francisco. Il sospettato è stato arrestato e le accuse sono in fase di definizione. La polizia non ha rilasciato immediatamente commenti su un possibile movente.
OpenAI ha confermato entrambi gli episodi e un portavoce ha dichiarato che nessuno è rimasto ferito. Altman ha affrontato la situazione in un post sul suo blog, condividendo una foto della sua famiglia ed esprimendo la speranza che «le immagini abbiano potere» e possano contribuire a scoraggiare attacchi simili. Ha aggiunto di aver «sottovalutato il potere delle parole e delle narrazioni», sottolineando che l’incidente è avvenuto pochi giorni dopo «un articolo incendiario» su di lui e la sua azienda, probabilmente riferendosi a un’inchiesta del New Yorker che descriveva dettagliatamente accuse di inganno e falle nella sicurezza presso OpenAI, nonché alle critiche sul recente accordo da 50 miliardi di dollari con il Pentagono.
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Altman ha affermato di aver inizialmente ignorato le preoccupazioni, ma l’attacco lo ha spinto a riconsiderare le sue posizioni. Ha delineato riflessioni più ampie sull’IA e sulla regolamentazione, auspicando una riduzione della «retorica e delle tattiche». Ha definito «giustificate» le paure relative all’IA e ha sottolineato la necessità di «garantire la sicurezza in modo adeguato», sostenendo al contempo che essa debba essere «democratizzata».
L’incidente si verifica in un momento difficile sia per Altman che per OpenAI. L’azienda ha dovuto affrontare numerose critiche per l’accordo con il Pentagono che consente l’utilizzo della sua tecnologia in operazioni militari classificate. I critici avvertono che questi strumenti potrebbero permettere la sorveglianza senza mandato, e utenti e sviluppatori accusano l’azienda di dare priorità ai contratti governativi rispetto alla fiducia del pubblico.
In una causa che dovrebbe andare a processo alla fine di questo mese, il fondatore di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha citato in giudizio OpenAI e Altman, sostenendo che l’amministratore delegato lo avrebbe «manipolato» inducendolo a donare 38 milioni di dollari con la promessa che l’azienda sarebbe rimasta un’organizzazione senza scopo di lucro. Musk, cofondatore che ha lasciato l’azienda nel 2018, chiede la rimozione di Altman.
La sede centrale di OpenAI è già stata presa di mira in passato da manifestanti. Il mese scorso, attivisti contrari all’accordo con il Pentagono hanno scritto messaggi con il gesso all’esterno dell’edificio, tra cui: «Tecnologia al servizio dell’umanità, non della guerra», «No allo Stato di sorveglianza basato sull’IA» e «È ora di smettere?».
Lo scorso febbraio, la polizia ha arrestato cinque manifestanti che bloccavano l’ingresso nell’ambito di una protesta del gruppo Stop AI.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato ChatGPT con una «relazione» con un ragazzo sotto psicofarmaci e gli avrebbe fatto giurare di uccidere il CEO di OpenAI Sam Altman.
Un anno fa vi fu il caso dell’informatico di OpenAI Suchir Balaji, trovato morto in circostanze misteriose in casa. Il Balaji aveva cominciato ad agire come «gola profonda» dell’organizzazione. Il caso fu archiviato come suicidio, ma la madre sostiene che sia stato ucciso e ha dichiarato che suo figlio era in possesso di documenti che avrebbero potuto danneggiare l’azienda. «Aveva i documenti contro OpenAI»
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Intelligenza Artificiale
Indagine su OpenAI e il suo capo
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(🧵1/11) For the past year and a half, I’ve been investigating OpenAI and Sam Altman for @NewYorker. With my coauthor @andrewmarantz, I reviewed never-before-disclosed internal memos, obtained 200+ pages of documents related to a close colleague, including extensive private… pic.twitter.com/XdYhNIhoQ4
— Ronan Farrow (@RonanFarrow) April 6, 2026
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Intelligenza Artificiale
Milla Jovovich lancia un progetto basato sull’Intelligenza Artificiale che richiama Matteo Ricci
La star di Hollywood Milla Jovovich ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’Intelligenza Artificiale con MemPalace, uno strumento open-source per la gestione della memoria, pubblicato sulla piattaforma degli esperti informatici GitHub, una piattaforma in cui gli sviluppatori condividono e collaborano a progetti software.
Annunciando la novità martedì scorso la Jovovich, nota per ruoli in film come Resident Evil e Il quinto elemento, ha dichiarato di aver sviluppato il progetto con il collaboratore Ben Sigman, descrivendolo come un sistema gratuito progettato per migliorare il modo in cui l’intelligenza artificiale gestisce la memoria a lungo termine.
Secondo quanto riportato nei materiali del progetto diffusi quel giorno, lo strumento è stato pubblicato con una licenza open-source. L’ex supermodella ha affermato che MemPalace è «uno strumento di gestione della memoria basato su agenti che ha ottenuto un punteggio del 100% su LongMemEval… superiore a qualsiasi altro risultato pubblicato», aggiungendo che è disponibile per gli sviluppatori che desiderano utilizzarlo e modificarlo su GitHub.
Lei si è definita «l’architetto» del progetto, mentre Sigman ha guidato lo sviluppo tecnico e il lavoro di ingegneria alla base di MemPalace.
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L’idea alla base di MemPalace è nata dalla frustrazione per il modo in cui i sistemi di Intelligenza Artificiale esistenti recuperano le informazioni, ha affermato l’attrice di origine sovietica. «L’IA non è molto brava a trovare le cose… tutti i sistemi esistenti si basano ancora sulle parole chiave», ha detto, descrivendo gli approcci attuali come «goffi e disordinati».
Ha paragonato i sistemi esistenti a «un enorme magazzino… un mucchio di cianfrusaglie», affermando che gli utenti spesso faticano a trovare le informazioni pertinenti anche con file ben organizzati. «Volevo creare un nuovo modo per rendere l’archiviazione e il recupero dei documenti più intuitivi», ha dichiarato.
Il concetto si ispira all’antica tecnica del «palazzo della memoria», in cui le informazioni vengono organizzate spazialmente per facilitarne il recupero. Tale metodo è anche noto per essere stato divulgato in un libro cinese cinque secoli fa dal missionario gesuita Matteo Ricci.«Perché non creare un palazzo della memoria virtuale?», ha affermato la Jovovich, aggiungendo che il sistema divide le informazioni in «stanze» strutturate per migliorarne il recupero.
Secondo i suoi sviluppatori, LongMemEval, il benchmark citato dal progetto, è progettato per testare le capacità di memoria a lungo termine nei sistemi di intelligenza artificiale, tra cui il ragionamento multi-sessione e il tracciamento temporale tra le conversazioni.
La Jovovich non era precedentemente associata allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nata a Kiev da padre serbo e cresciuta negli Stati Uniti, ha lavorato prima nella moda, venendo fotografata ancora da Richard Avedon ancora bambina e sfilando per tutti i principali marchi dell’alta moda italiana ed internazionale, da Giorgio Armani a Calvino Klein.
Dopo aver interpretato pellicole di vario tipo, tra cui il kolossal Giovanna d’Arco (1999) per l’allora suo marito Luc Besson, la Jovovich sembra aver trovato un successo stabile con film fantascientifici di azione come la serie di derivazione videoludica Resident Evil, realizzati col marito regista britannico Paul W. S. Anderson.
Il metodo del «palazzo della memoria» è un’antica tecnica mnemonica usata fin dai tempi di Cicerone e Quintiliano. Funziona così: si immagina un luogo familiare (una casa, un palazzo, un percorso) con stanze e punti fissi. Ogni informazione da ricordare viene trasformata in un’immagine vivida, strana o emozionante e «depositata» in un punto preciso del palazzo mentale. Per richiamarla basta ripercorrere mentalmente il percorso.
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Il gesuita Matteo Ricci (1552–1610), considerato uno dei più grandi missionari e sinologi della storia, era giunto in Cina nel 1582 dove avrebbe adottato una strategia di inculturazione: vestì da mandarino, studiò la lingua e la cultura confuciana, traducendo testi europei in cinese e viceversa.
Nel 1596, a Nanchang, padre Ricci scrisse il Xiguo Jifa (西國記法), noto come «il Palazzo della memoria» (o «Trattato sull’arte mnemonica occidentale»). In quest’opera introdusse in Cina la millenaria tecnica europea del «metodo dei loci»: si immagina un edificio mentale (un palazzo con stanze, corridoi e luoghi fissi) in cui collocare immagini vivide e insolite associate alle informazioni da ricordare.
Ricci dimostrò la potenza del sistema memorizzando centinaia di ideogrammi cinesi in pochi minuti e insegnandolo ai letterati Ming. Lo scopo non era solo pratico: impressionare l’élite intellettuale cinese con una «meraviglia» occidentale per aprire la porta al dialogo culturale e, infine, alla fede cristiana.
Il palazzo della memoria divenne simbolo dell’incontro tra due civiltà: Ricci usò la mnemotecnica rinascimentale per conquistare la fiducia dei dotti cinesi, favorendo lo scambio scientifico e religioso che segnò l’inizio della sinologia moderna.
L’editore Adelphi ha pubblicato nel 2010 il libero del sinologo Jonathan D. Spence Il Palazzo della memoria di Matteo Ricci, che parla dell’avventura del gesuita maceratese«di quell’epoca in cui i gesuiti erano anche uomini temerari, che partivano verso i luoghi più remoti con l’intenzione non soltanto di convertire ma di capire chi vi abitava». Padre Ricci «patì in Cina traversie di ogni genere ma riuscì a offrire dell’Europa e della cristianità un profilo che si impresse profondamente nell’immaginario cinese, e divenne anzi un tramite obbligatorio verso l’Occidente (…) Al fine di entrare con sottile precisione in un sistema psichico totalmente alieno, utilizzò anche un’arte antica e segreta dell’Occidente, la mnemotecnica, elaborando un Palazzo della memoria che doveva fissare indelebilmente alcuni punti essenziali della dottrina cristiana
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Intelligenza Artificiale
La Russia testa un drone mortaio cingolato con braccio robotico integrato
Future of tactical artillery? Automated 82mm mortar module called “Bagulnik-82” (“wild rosemary”) mounted on Russian “Kuryer” drone platform #ArmoredWarfare pic.twitter.com/XdO4MgzrvW
— Armored Warfare (@ArmoredWar) April 6, 2026
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