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Epidemie

Coronavirus, lo smog della morte: la Cina sta bruciando migliaia di corpi infetti?

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Le prove che suggeriscono che il governo cinese sta nascondendo l’effettiva gravità dell’epidemia di coronavirus di Wuhan si stanno accumulando. Rapporti non confermati, di cui Renovatio 21 ha parlato in altri articoli, suggeriscono che il numero effettivo di vittime di coronavirus è molto più alto di quello che dicono i dati ufficiali.

 

È ufficiale dal 2 febbraio la nota del Consiglio Nazionale per la Sanità, la massima autorità sanitaria cinese, che ha ordinato una rapida cremazione per i resti delle vittime del Coronavirus nelle strutture vicino agli ospedali.

 

La massima autorità sanitaria cinese ha ordinato una rapida cremazione per i resti delle vittime del Coronavirus

Il corrispondente della radio pubblica tedesca Deutsche Welle aveva subito parlato della questione dei forni crematori. Proprio la scorsa settimana il controverso miliardario cinese in esilio Guo Wengui ha affermato che le vittime totali del Coronavirus sono ben oltre 50.000. Questo numero era la sua stima basata sul numero di corpi che i crematori cinesi bruciano ogni giorno. I dati sono emersi di recente per suggerire che la stima di Wengui potrebbe essere corretta.

Rising sulfur dioxide levels in Wuhan

 

Una mappa di calore presa da Windy.com, un sito ceco, mostra un’enorme quantità di livelli di anidride solforosa nell’aria intorno alla Cina continentale. L’aumento dei livelli di zolfo indica un rilascio di sostanza organica nell’aria, è stato sottolineato dall’account Twitter Intelwave, che sta portando avanti questa teoria.

Si è registrata un’enorme quantità di livelli di anidride solforosa nell’aria intorno alla Cina continentale. L’aumento dei livelli di zolfo indica un rilascio di sostanza organica nell’aria

 

Idealmente, potrebbero esserci diverse ragioni dietro l’improvviso picco. Potrebbero essere responsabili le centrali nucleari, i rifiuti e la combustione di carcasse di animali o le aree industriali. Ma i livelli elevati di quasi 1400 ug/ m^3 potrebbero indicare cremazioni di massa effettuate in queste aree. Per il contesto, il livello 80 ug / m ^ 3 è generalmente considerato pericolosamente alto. Il dato più rilevante dopo Wuhan è quello di Chongqing, una megalopoli della Cina sudoccidentale, con 800 ug/m^3. Per coincidenza, anche Chongqing è stato gravemente colpita dall’epidemia di coronavirus.

 

Il dato più rilevante dopo Wuhan è quello di Chongqing, una megalopoli della Cina sudoccidentale. Per coincidenza, anche Chongqing è stato gravemente colpita dall’epidemia di coronavirus.

Chongqing sulfur dioxide leves rise after coronavirus

 

I debunker, cioè quelli che devono dire a tutti i costi che è tutto sotto controllo e tutto va normalmente, si sono scatenati, parlando delle acciaierie della zona. In particolare, un sito di computer si è preso la briga di tentare di smontare l’allarme (testate amate da nerd, o presunte tali, sono spesso in prima linea per normalizzare l’opinione pubblica, perché il nerd è una figura che si adatta meravigliosamente al potere centralizzato, basta tirargli dietro un videogioco, un fumetto e magari pure una laurea in ingegneria, quindi il mondo gli diventa perfetto).

 

Il governo cinese ha chiuso molte importanti fabbriche, centrali elettriche a carbone ed impianti produzione per frenare l’epidemia di coronavirus. Quindi ci sono poche possibilità che le industrie possano essere responsabili dell’aumento dei livelli di zolfo nell’aria

Tuttavia, la teoria dello smog industriale non regge.

Come ricorda il sito CCN, il governo cinese ha chiuso molte importanti fabbriche, centrali elettriche a carbone ed impianti produzione per frenare l’epidemia di coronavirus. Quindi ci sono poche possibilità che le industrie possano essere responsabili dell’aumento dei livelli di zolfo nell’aria. E se si confrontano i livelli con altre parti del mondo, dove questi impianti sono operativi, il  contrasto è netto, evidente.

Sulfur dioxide levels in China

Alcune testate avrebbero raccolto le confessioni degli operatori dei centri di cremazione: «Dobbiamo raccogliere i corpi quando ci chiamano. Ogni giorno abbiamo bisogno di almeno 100 sacchi per i corpi. Non possiamo fermarci perché non possiamo lasciare i cadaveri fuori per molto tempo»

 

A causa del massiccio aumento dei livelli di zolfo, lo smog denso ha coperto la città di Wuhan. Alcune testate suggeriscono che questo smog proviene dai crematori alla periferia della città. Altre avrebbero raccolto le confessioni degli operatori dei centri di cremazione: «Dobbiamo raccogliere i corpi quando ci chiamano. Ogni giorno abbiamo bisogno di almeno 100 sacchi per i corpi. Non possiamo fermarci perché non possiamo lasciare i cadaveri fuori per molto tempo».

 

In pratica, in Cina starebbero respirando in quantità i loro stessi morti polverizzati. Una polvere umana che i cinesi, invece che spazzare sopra il tappeto, sparerebbero in aria.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che un’esposizione elevata o prolungata al biossido di zolfo può causare «gravi rischi per la salute». Il gas può svolgere un ruolo in problemi di salute come asma, infiammazione polmonare e ridotta funzionalità polmonare, affermano gli esperti
 

In pratica, in Cina starebbero respirando in quantità i loro stessi morti polverizzati. Una polvere umana che i cinesi, invece che spazzare sopra il tappeto, sparerebbero in aria.

«La SO2 può influenzare il sistema respiratorio e le funzioni dei polmoni e causare irritazione agli occhi», afferma l’OMS. L’infiammazione del tratto respiratorio provoca tosse, secrezione di muco, aggravamento dell’asma e bronchite cronica e rende le persone più inclini alle infezioni del tratto respiratorio. I ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e mortalità aumentano nei giorni con livelli più elevati di SO2.
 

«Quando SO2 si combina con acqua, forma acido solforico; questo è il componente principale della pioggia acida che è una causa di deforestazione».
 
Se fosse così, i morti dimenticati e bruciati tornebbero, come in una allucinante vendetta atmosferica, sottoforma di rovesci che intossicano i sopravvissuti.

 
Il Coronavirus per la Cina è letteralmente una maledizione dopo l’altra.
 

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Epidemie

La polio è tornata?

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La poliomelite è tornata, a partire dalla capitale (im)morale del mondo, Nuova York

 

Facendo riferimento al caso di un adulto nell’area metropolitana neoeboracena che è stato infettato dal virus della poliomielite e ha subito una paralisi a giugno, il commissario per la salute dello Stato di New York Mary Bassett ha avvertito in un comunicato del 4 agosto che «sulla base di precedenti focolai di poliomielite, i newyorkesi dovrebbe sapere che per ogni caso di poliomielite paralitica osservato, potrebbero esserci centinaia di altre persone infette».

 

Oltre al COVID e al vaiuolo delle scimmie, ecco quindi che torna l’antico nemico dell’uomo: la polio

 

«Insieme alle ultime scoperte sulle acque reflue, il Dipartimento sta trattando il singolo caso di poliomielite solo come la punta dell’iceberg con una diffusione potenziale molto maggiore. Man mano che impariamo di più, quello che sappiamo è chiaro: il pericolo della poliomielite è presente a New York oggi. Dobbiamo affrontare questo momento assicurandoci che gli adulti, comprese le persone in gravidanza, e i bambini piccoli di 2 mesi di età siano in regola con la loro immunizzazione, la protezione sicura contro questo virus debilitante di cui ogni newyorkese ha bisogno».

 

In pratica: è tornata la polio, vaccinatevi. E vaccinate soprattutto i neonati e le «persone in gravidanze», che vorrebbe dire donne, ma per le legge orwelliane del mondo genderizzato non si possono più chiamare così. Nel mondo in cui vive chi ci comanda, gli uomini possono rimanere incinti, e la polio è tornata.

 

Il problema quindi sembra essere il basso tasso di vaccinazione nelle contee colpite.

 

Al 1 agosto 2022, la contea di Rockland aveva un tasso di vaccinazione antipolio del 60,34% e la contea di Orange del 58,68%, rispetto alla media statale del 78,96% dei bambini che hanno ricevuto 3 vaccinazioni antipolio prima del secondo compleanno.

 

«Questa circolazione senza precedenti della poliomielite nella nostra comunità da una malattia devastante che è stata sradicata dagli Stati Uniti nel 1979 deve essere fermata. Tutti i bambini e gli adulti non vaccinati dovrebbero ricevere immediatamente una prima immunizzazione contro la poliomielite. Il Dipartimento della salute della contea di Rockland è qui per aiutare i residenti a ricevere le vaccinazioni» ha detto il commissario del Dipartimento della salute della contea di Rockland, la dott.ssa Patricia Schnabel Ruppert.

 

Le autorità, insomma, sono ripartite con una campagna di vaccinazione universale per un morbo che, ci avevano detto, grazie ai vaccini era stato eradicato…

 

La polio, ricordiamo, è la chiave di volta di tutta la politica vaccinale del XX secolo. È grazie ai vaccini Salk e Sabin che la sierizzazione universale è stata imposta al mondo intero, blocco comunista compreso, creando la narrativa del vaccino farmaco benigno e miracoloso.

 

Come noto, la vaccinazione antipolio, a causa di cellule di reni di scimmia macaco rhesus contenuti nel preparato, trasmise il virus delle scimmie SV40 possibilmente a miliardi di persone. SV40 è un virus acquiescente nei primati, ma che nell’uomo invece si attiva. Alcuni scienziati ritengono che l’SV40 sia cancerogeno possa essere correlato con l’aumento del cancro nella seconda metà del Novecento.

 

 La storia dell’ascesa del vaccino polio (e quindi, dell’intero edificio della politica vaccinale mondiale) è controversa e, secondo alcuni, criminale.

 

Come riportato 4 anni fa da Renovatio 21, è emerso come il vaccino antipolio potrebbe aver provocato in India 490 mila casi di paralisi.

 

Le autorità mediche, compresa la stessa OMS, hanno ammesso che negli ultimi anni i focolai di polio scoppiati in Africa abbiano origine non dal virus «selvaggio», ma da quello dei vaccini: in pratica, sono state le campagne di vaccinazione – finanziate da Bill Gates – a far tornare la poliomelite in Africa.

 

Un mese fa il governo britannico ha messo che un nuovo focolaio di poliomelite è stato «probabilmenente» causato dal vaccino.


 

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Epidemie

Il vaiolo delle scimmie è ora un’emergenza nazionale in USA

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’amministrazione Biden ha dichiarato l’epidemia di vaiolo delle scimmie un’emergenza sanitaria nazionale, a seguito di New York e delle Nazioni Unite . Ci sono stati quasi 7.000 casi negli Stati Uniti.

 

«Questo è un forte tentativo di cercare di elevare il messaggio più in alto di quanto non sia stato», ha detto a STAT Tom Inglesby, della Johns Hopkins University. Ha detto che molti medici non avevano familiarità con il vaiolo delle scimmie e non sapevano come testarlo.

 

«Le persone devono cercarlo, conoscerlo e fare test».

 

Circa il 98% dei casi riguarda uomini omosessuali e bisessuali. C’è un numero crescente di casi di donne e bambini, ma la maggior parte di questi sono contatti familiari o partner sessuali di casi confermati.

 

Secondo un rapporto su The Hill:

 

«L’annuncio arriva in mezzo a intense critiche secondo cui l’amministrazione Biden non ha riconosciuto la gravità dell’epidemia, portando a carenze di dosi di vaccino e test diagnostici anche se la domanda è aumentata vertiginosamente».

 

«La Nazione ha già acquistato gran parte della fornitura globale di Jynneos, l’unico vaccino contro il vaiolo delle scimmie autorizzato negli Stati Uniti, ma gran parte di esso è conservato congelato in una sostanza sfusa. Deve essere sottoposto a un processo chiamato “riempimento e finitura” per mettere il vaccino in fiale utilizzabili da spedire e quindi somministrare».

«Alcuni esperti di salute pubblica temono che gli Stati Uniti abbiano perso l’opportunità di contenere e persino eliminare il virus».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Epidemie

Torna la mascherina per i bambini a scuola: basterà un raffreddore

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Il 5 agosto l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le «Indicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (anno scolastico 2022 -2023)».

 

Si tratta di un documento «messo a punto da Iss, con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome» a cui guardare se vogliamo avere una risposta alla domanda fondamentale che via via pressa sempre di più: i nostri figli dovranno portare la mascherina a scuola?

 

La risposta è: dipende.

 

Si tratta infatti di «misure standard di prevenzione per l’inizio dell’anno scolastico che tengono conto del quadro attuale, dall’altro, ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio e al possibile cambiamento del quadro epidemiologico».

 

In pratica, di un «doppio livello», dove con l’aggravarsi dell’epidemia percepita nel Paese si implementeranno varie restrizioni, tra cui le «mascherine chirurgiche, o FFP2, in posizione statica e/o dinamica».

 

Insomma, la porta al mascheramento dei bambini è ancora aperta, così come quella al «distanziamento di almeno 1 m», «somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione», «consumo delle merende al banco» etc.

 

Questo, dicevamo, come «misure ulteriori, da implementare singolarmente o in combinazione».

 

Nelle «Misure di prevenzione di base attive al momento della ripresa scolastica», invece, abbiamo l’«utilizzo di dispositivi di protezione respiratoria (FFP2) per personale scolastico e alunni che sono a rischio di sviluppare forme severe di COVID-19». Ammettiamo di non capire bene cosa significhi: stanno forse parlando dei bambini non vaccinati?

 

Nelle misure base spicca anche il ruolo di una non meglio precisata «etichetta respiratoria». Si tratta di un’espressione nuovissima, inedita, ancorché grottesca (il «galateo del respirare»?), la cui piena significazione, pure qui, ci sfugge.

 

Il bambino, viene scritto, non può stare a scuola con «sintomatologia compatibile con COVID-19, quale, a titolo esemplificativo: sintomi respiratori acuti come tosse e raffreddore con difficoltà respiratoria, vomito (episodi ripetuti accompagnati da malessere), diarrea (tre o più scariche con feci semiliquide o liquide), perdita del gusto, perdita dell’olfatto, cefalea intensa».

 

Tuttavia, forse sempre nello spirito dell’avveniristica «etichetta respiratoria», veniamo informati che se i sintomi sono deboli, si potrà andare in classe, purché mascherati con la chirurgica o la FFP2.

 

«Gli studenti con sintomi respiratori di lieve entità ed in buone condizioni generali che non presentano febbre, frequentano in presenza, prevedendo l’utilizzo di mascherine chirurgiche/FFP2 fino a risoluzione dei sintomi, igiene delle mani, etichetta respiratoria» scrive il testo.

 

Quindi: basterà il banale raffreddore, e vostro figlio dovrà vedersi ridotto l’ossigeno dalla nuova «etichetta respiratoria».

 

Basterà un naso che cola, ed ecco che il diritto allo studio sarà subordinato alla museruola di Stato, benché dimostrata essere inutile e nociva per il bambino.

 

«La scuola rappresenta uno dei setting in cui la circolazione di un virus a caratteristiche pandemiche richiede particolare attenzione» dice l’introduzione del documento, che non tiene conto della valanga di studi che attestano il contrario, ad esempio quelle fatte avere al ministero dalla Salute da associazioni come la Rete Nazionale Scuola in Presenza, che ha raccolto tutta la letteratura con le evidenze scientifiche internazionali sull’argomento.

 

A vincere nelle direttive di Stato è l’idea, costante e strisciante, del bambino come untore. È quello che scriveva, in quel 2019 pre-pandemico, il campione del vaccinismo social Roberto Burioni: «I figli sono gioie, felicità, etc, ma anche maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto».

 

Soprattutto, il ministero pare non aver nemmeno lontanamente contezza della quantità di materiale riguardo alla dannosità delle mascherine per i bambini.

 

Lo ha dimostrato, ad esempio, una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica JAMA.

 

Ne ha parlato, ad esempio, l’Agenzia Tedesca per la difesa dei consumatori, dopo test su una quindicina di modelli.

 

Ha preso in considerazione la questione almeno un governo, quello irlandese, che l’anno scorso si è espresso contro le mascherine per i piccoli studenti.

 

Racconti più o meno aneddotici di malattie infantili causate dalle mascherine erano partiti già due anni fa.

 

Studi sulle microplastiche inalate indossando le mascherine, da adulti e bambini, stanno uscendo in questi mesi.

 

Inoltre, non possiamo dimenticare la quantità di danni allo sviluppo mentale dei bambini che il mascheramento globale e le altre restrizioni sembrano aver cagionato: bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni, bambini che non riconoscono i volti, logopedisti intasati, e miriadi di casi di quello che oramai chiamano «ritardo da COVID»

 

Quella delle mascherine sui bambini, ha scritto il dottor Robert Malone, è «una follia di massa che deve cessare».

 

Liberiamo i bambini dalle mascherine.

 

Intanto, Renovatio 21 ha sottotitolato un video che può aiutarvi a capire quanto la protezione delle mascherine sia efficace e necessaria.

 

 

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