Pensiero
Israele e Iran, guerra tra teocrazie. Nell’assenza dello Stato Cristiano
Qualcuno ha notato quanto bizzarra, e innaturale, fosse l’invocazione alla fine del video in cui Trump annunziava di aver bombardato i siti atomici dell’Iran. Su Renovatio 21, come abbiamo scritto, pensiamo che vi sarebbe un accordo di qualche tipo tra la Casa Bianca e Teheran, con il presidente intento – come già fece con l’assassinio di Soleimani – a placare la sete di sangue dell’«alleato» israeliano e del Deep State guerrafondaio.
Di fatto, si trattava dell’eliminazione delle motivazioni addotte dallo Stato degli ebrei – fruste, ripetute a loop e inflitteci per decenni come in un crossover tra Pierino e il lupo e Il giorno della marmotta: «l’Iran è a poche settimane dall’ottenere l’atomica!» – per una guerra più grande, nella quale, deve pensare Trump, e impossibile che Washington non sia risucchiata.
Non è andata benissimo: la tregua programmata è stata segnata da continui attacchi da ambo le parti, e Donaldo ha mollato una presidenziale F-bomb (cioè la parola «the fuck», che possiamo tradurre come «cazzo») a favore di stampa mondiale. Iran e Israele «non sanno che cazzo stanno facendo».
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Nel video di cui parlavamo sopra, con alle spalle Vance, Rubio e il segretario alla Difesa Hegseth, tutti con volto terreo (forse ciascuno per ragioni diverse…) c’era un riferimento meno prosaico: Trump aveva parlato, forse senza nemmeno troppa convinzione, di Dio.
«Dio benedica Israele, Dio benedica gli Stati Uniti» aveva concluso il biondo 45° e 47° presidente, con questa bizzarra, problematica anteposizione dello Stato Ebraico alla sua stessa Nazione, la superpotenza americana.
Trump ha capito che Dio c’entra con questa guerra, ma forse non ha compreso tutto-tutto.
Perché essenzialmente a chiunque serve tanta onestà intellettuale per inquadrare davvero la situazione. E cioè il fatto che la guerra tra Iran e Israele è una guerra tra due teocrazie.
Ebbene sì, cari miei. A noi cristiani, tra chiese vuote e vario immoralismo di Stato – più aborti, pornografie, multiculturalismi – è stata venduta l’idea del progresso che ha schiacciato la religione da ‘mo, viviamo in uno Stato «laico» (vabbè: i nostri lettori sanno che significa «massonico», cioè aderente ad un’ulteriore religione…), siamo cittadini del presente dove è in atto, è oramai ultimato quello che il sociologo Max Weber (1864-1920) chiamava Entzauberung der Welt, il «disincantamento del mondo».
L’umanità si affranca dalla religione e dalle sue irrazionalità «magiche» perché sempre più salda nella sua fede nella scienza, nella realtà cartesiana, misurabile, che domina il pensiero moderno occidentale. La tecnica vince sullo spirito: «Non occorre più ricorrere a mezzi magici per dominare gli spiriti o per ingraziarseli, come fa il selvaggio per il quale esistono potenze del genere. A ciò sopperiscono i mezzi tecnici e il calcolo razionale» scrive il Weber (che, poveretto, crede che il capitalismo venga dall’etica protestante, e con questo pensiero ha infettato l’universo) nel libro La scienza come professione (1919).
La religione è alle nostre spalle, dai, su, al punto che chi non è perfettamente ateo, nelle sinistre mondiali che costituiscono da decenni l’establishment occidentale, può definirsi, come faceva Romano Prodi, con l’espressione a luci rosse «cattolico adulto». La religione è un fenomeno selvaggio, dice Weber, o infantile, dicono i democristiani adiposi. Si può tollerare come residuo finito nella modernità, ma certo non si può assegnare ad essa alcun potere decisionale.
Ci dovrebbe sorprendere, quindi, che si stanno facendo la guerra due Stati retti tecnicamente sulla religione: Israele, Stato etnonazionalista basato sulla religione ebraica, e la Repubblica Islamica dell’Iran, fondata da una rivoluzione fatta da chierici sciiti.
Sì: una guerra fra teocrazie, e se qualcuno ha un modo diverso di definirla, o ha qualche argomento per obiettare, è libero di far partire la discussione.
E quindi, alla faccia di tanti marxisti (tra cui vari nostri lettori, che salutiamo comunque con affetto) e soprattutto di tanti liberali (per i quali la religione è accettabile fino a che non si impiccia con il mercato e i suoi sfruttamenti padronali) vediamo come neanche qui non sia l’economia alla base della Storia: sotto a tutto la situazione, pare muoversi qualcosa di più grande ed incontrollabile del danaro.
Sotto a questo rivolgimento storico, si muove lo Spirito. Si combattono due Paesi retti da un’ideologia religiosa, o meglio, da una religione tout court. Intorno, non è che va meglio: le monarchie del Golfo, come quella Saudita, sono anche quelle in realtà teocrazie, Stati retti da una sorta di connubio tra trono e altare. Hamas, che altro non è che la proiezione palestinese dei Fratelli Musulmani – organizzazione da cui discende tutto l’islamismo e il jihadismo degli ultimi tre quarti di secolo – chiede, con grande semplicità, uno Stato Islamico al posto dello Stato Ebraico (ed è proprio in virtù di questa idea inaccettabile, per il momento inaccettabile, per la comunità mondiale che Israele l’ha in passato finanziata come nemico interno dell’OLP).
Amiamo ricordare come ad un certo punto nel decennio scorso, all’altezza del massimo vigore dell’ISIS, lo Stato Islamico, controllava zone della Siria a ridosso di Israele: lo Stato Islamico e lo Stato Ebraico confinavano, ma uno Stato Cristiano era impossibile da trovare sulla mappa. Interessante.
Direte: ma sono Paesi orientali. Sì? Israele possiamo definirlo come un Paese non-occidentale, quando in tantissimi hanno due passaporti (americano e israeliano, francese e israeliano, italiano e israeliano, etc.) e la quasi maggioranza della popolazione parla una lingua indoeuropea, il russo? E l’Iran, anche quello parla una lingua indoeuropea, il farsi, più simile alle nostre che a quella degli arabi, verso i quali gli iraniani provano un senso di distinzione totale… basta vedere, come accade spesso di recente, le foto di Teheran prima degli ayatollah, per capire che si tratta di un Paese che definire «occidentale» non sarebbe completamente folle (non lo stesso possiamo dire di Arabia Saudita, Pakistan, Dubai, e pure magari della Turchia che sta nella NATO e vuole stare nell’UE…)
Insomma, due Paesi dell’era moderna si fanno la guerra e sono entrambi nazioni fondate sulla religione. Strano? No, solo a noi può sembrar così, e non solo per l’overdose di illusione democratica iniettataci a forza dopo il 1945.
Il fatto che non riteniamo possibile che lo Stato moderno sia profondamente religioso è perché qualcuno ci ha vaccinati contro tale idea. Qualcuno ha imposto all’Europa (all’Italia, alla Germania, alla Francia) la convinzione che lo Stato deve essere «laico» e perfino mai nominare la divinità nelle sue carte: è il caso della nostra Costituzione – la più bella del mondo, no? – che i padri costituenti democristiani firmarono anche se mai conteneva la parola «Dio», cosa che sembra avesse irritato La Pira, il quale poi deve però essersene fatto una ragione.
Sta nella logica: i partiti democristiani, come evidente in Italia e Germania, servivano al contrario esatto di quello che dicevano voler fare. Servivano a tenere il Cristianesimo lontano dalla democrazia, o meglio, tenere Cristo totalmente fuori dallo Stato.
L’Iran è una Repubblica Islamica, Israele è lo Stato dei giudei: sulla scene si stanno scontrando, con tanto di tintinnio di sciabole atomiche, due monoteismi su tre. E il terzo? E quello più diffuso al mondo? Quello che negli ultimi secoli ha informato le nazioni più avanzate del pianeta?
No, il Cristianesimo non è contemplato sulla scena. Perché lo sforzo fatto con evidenza almeno dal 1789 in poi è quello di distruggere e impedire la rinascita dello Stato Cristiano, in qualsiasi forma. Uno Stato Cristiano manca – in Medio Oriente, in Europa, in America, in Asia, in Africa – perché è la cosa che i padroni del mondo vogliono evitare con ogni mezzo possibile.
Nella guerra presente tra la teocrazia islamica e quella ebraica, dovrebbe brillare, quindi, l’assenza di una nazione cristiana – qualcosa introvabile in qualsiasi punto dello scacchiere. Dovrebbe saltare agli occhi l’inesistenza, sulla scena mondiale, su questo piano storico, dello Stato Cristiano.
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I lettori di Renovatio 21, hanno già sentito altre volte questo discorso, che riteniamo fondamentale per la nostra esistenza, quella dei nostri figli, per la sopravvivenza dell’umanità stessa. Senza uno Stato che torni ad essere morale, senza uno Stato Cristiano, siamo in balia della Necrocultura e della sua devastazione spirituale e biologica.
Di più: senza lo Stato Cristiano, saremo oggetto degli attacchi – manipolatori o perfino cinetici – degli Stati rimasti aderenti a religioni che, sì, in alcuni casi possono tollerare la violenza, pure in attacco. La religione giustifica tutto: il mondo del disincanto «laico» invece è talmente privo di motivazioni da produrre l’impotenza dei suoi uomini.
La guerra fra teocrazie dovrebbe insegnarci, quindi, che senza un ritorno dello Stato Cristiano siamo tutti in pericolo. Chi ora ridacchia, forse non vede cosa stanno diventando le nostre periferie, con i maranza che invocano Allah, e che, finita la sbornia dell’anarco-tirannia di cui sono agenti inconsapevoli pagati con canzonette trap e video Instagram, sappiamo potranno riciclare il loro risentimento in gruppi jihadisti pagati dalle teocrazie straniere.
Vogliamo andare fino in fondo, e dire un’altra cosa che molti possono ritenere folle, fantascientifica, inconcepibile: non solo senza lo Stato Cristiano non abbiamo alcun futuro, ma l’umanità intera non lo ha se Gerusalemme, la città di nostro Signore, non sarà riconquistata da chi è in grado di riportare la Pace fra i popoli, da chi professa la Pace come fine stesso del comportamento umano, come condizione a cui deve tendere l’anima e il mondo.
Chi ha orecchi da intendere, intenda.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Nick Leonard via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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