Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La pazza teoria: Trump e Khamenei sono d’accordo?

Pubblicato

il

Una vertiginosa speculazione corre in queste ore in rete, e oltre: il presidente americano Trump e l’ayatollah Khamenei avrebbero, in sostanza, una sorta di accordo.

 

Per cui, corollario di questa pazza teoria, quello che staremmo vedendo non sarebbe altro che quello che il gergo politico americano chiama kabuki, che possiamo tradurre con «teatrino». E per soprammercato, dicono gli osservatori, non sarebbe nemmeno la prima volta che ciò accade tra Trump e Teheran.

 

La speculazione su questo paradossale scenario parte infatti dall’uccisione da parte degli Stati Uniti del leader militare iraniano Qasem Soleimani nel 2020 e dall’attacco di risposta dell’Iran, che secondo il presidente Trump è stato essenzialmente un atto di guerra.

 

In un’intervista rilasciata alla Fox News nel 2020, Trump aveva affermato che il regime iraniano aveva fatto sapere agli Stati Uniti che avrebbero colpito una determinata area «al di fuori del perimetro» per far sembrare che stessero reagendo all’attacco di Soleimani, quando in realtà era tutto uno spettacolo.

 

«Ci hanno fatto sapere: “non muovetevi. Vi dovremo colpire psicologicamente”. Sapevamo che non avrebbero colpito all’interno del forte e i media stavano dicendo, e ora lo rivelo», aveva dichiarato Trump all’epoca, spiegando che l’Iran stava semplicemente cercando di «mostrare forza» ai soggetti più intransigenti al suo interno, puntando intenzionalmente i missili dove non avrebbero danneggiato le truppe statunitensi e implorando Trump: «per favore, non attaccateci. Non vi colpiremo».

 


Sostieni Renovatio 21

Come noto, gli attacchi USA non hanno prodotto vittime, e sembrerebbe pure non vi siano vere fughe di radiazioni.

 

A portare avanti la teoria dell’accordo sostanziale Washington-Teheran è un commentatore molto noto sul social X, Lord Bebo.

 

Tenendo conto della dichiarazione di Trump del 2020, Lord Bebo ha scritto un riassunto come possibile spiegazione i raid di sabato:

 

  • 1) Gli impianti nucleari iraniani sono stati evacuati e le attrezzature sono state spostate con giorni di anticipo.

 

  • 2) Gli Stati Uniti hanno annunciato pubblicamente e reso visibili i prossimi attacchi. Abbiamo visto tutti i bombardieri muoversi sul posto e la copertura mediatica che prevedeva l’attacco.

 

  • 3) Gli Stati Uniti hanno quindi colpito un impianto nucleare iraniano vuoto, poiché gli iraniani lo sapevano e lo avevano evacuato.

 

  • 4) I satelliti statunitensi hanno mostrato l’evacuazione delle strutture da parte degli iraniani, quindi gli americani sapevano che le strutture erano vuote e non operative.

 

  • 5) Gli Stati Uniti e l’Iran avevano tenuto dei colloqui segreti in Oman pochi giorni prima, ma nessuno sa cosa fosse stato concordato.

 

  • 6) Trump ha sostanzialmente spiegato che un accordo del genere era già stato concluso in precedenza.

 

  • 7) L’unica conclusione logica è che l’Iran e gli Stati Uniti abbiano stretto un accordo segreto per porre fine alla guerra. – Gli Stati Uniti colpiscono le strutture vuote – L’Iran reagirà ma mancherà il bersaglio.

Iscriviti al canale Telegram

«Basta aspettare la risposta dell’Iran. Non le parole, ma la reazione fisica» scrive il Bebo. «Se non è troppo dura con le vittime, ma sembra grande… ho ragione. P.S.: È un’osservazione geopolitica che ho fatto. Potrei sbagliarmi. La gente deve capire che i governi non ci dicono la verità il più delle volte e che non tutto è come sembra. Le autorità hanno bisogno del consenso, quindi ti fanno degli spettacoli».

 

«Non arrabbiatevi. Consideratelo solo come un possibile scenario. Non sono qui per ripetere i discorsi dei media tradizionali di nessun paese, qui hai la sfumata posizione intermedia che ritengo giusta».

 

L’idea potrebbe trovare qualche conferma in notizie che escono dall’area.

 

Una fonte politica iraniana di alto rango avrebbe dichiarato all’agenzia di stampa della Penisola Arabica Amwaj Media che il team di Trump «avrebbe dato preavviso dei bombardamenti di siti nucleari e ha insistito sul fatto che fossero intesi come «un caso isolato».

 

Vi sarebbero insomma segnali del fatto che Trump voglia ripetere quanto accaduto nel gennaio 2020 con l’uccisione di Soleimani e la simbolica rappresaglia iraniana

 

Così si spiegherebbe lo strano, roboante videomessaggio delle scorse ore, che sembrava una dichiarazione di un conflitto finito piuttosto che di una guerra cominciata. In questo senso andrebbero pure letti i riferimenti continui ad Israele, sul quale pure Trump, in un inedito per un presidente USA, aveva invocato la protezione di Dio prima che addirittura per gli Stati Uniti.

 

Proprio Israele potrebbe essere l’oggetto di tutto il kabuki. Si tratta di una manovra per, nel medio termine, sbarazzarsi di Netanyahu, che continuerà a domandare istericamente altri attacchi ficcandosi in un vicolo cieco?

 

È noto come, nemmeno tanto dietro le quinte, Bibi non goda della simpatia di Trump. Probabilmente, il premier dello Stato Giudaico ha esaurito il credito anche presso altre capitali: è possibile pensare che anche Mosca sia un po’ stanca del personaggio, divenuto ancora più problematico da quando si è attorniato dalla gang messianca sionista (definizione del giornale israeliano Haaretz) che governa con lui e di cui lui oramai fa parte.

 

E Netanyahu, dicono in vari, è obbligato alla guerra (alle guerre) per altri motivi, non nobilissimi: lo aspettano, qualora perdesse l’incarico di premier, alcuni processi: questa è quantomeno la percezione che hanno molti suoi oppositori, che prima del 7 ottobre 2023, ricorderete, riempivano le città israeliane con oceaniche manifestazioni di protesta.

 

A questo punto tutto è possibile: sorprende vedere un politico della Florida (cioè, uno degli Stati dove l’elettorato ebreo conta di più), saltare sopra la pazza idea dello scontro solo simbolico con Teheran: Matt Gaetz, che forse ha qualche sassolino nella scarpa da quando lo hanno silurato come ministro della Giustizia USA (Attorney General), va oltre e in queste ore arriva a parlare di un Medio Oriente senza atomiche… comprese quelle di Israele.

Aiuta Renovatio 21

Avete letto bene: il giovane ex deputato floridiano chiede la fine del programma nucleare militare (segreto, illegale) dello Stato degli ebrei.

 

Ciò potrebbe rappresentare qualcosa di enorme: la castrazione atomica di Israele, una prospettiva semplicemente inimmaginabile. Toccare l’atomo dello Stato Ebraico può avere conseguenze incredibili. Alcuni sostengono che i Kennedy siano morti proprio per questo, perché si opponevano all’Israele nucleare.

 

Tuttavia, si tratta certamente, come per ogni progetto di disarmo atomico, di una prospettiva di pace. E Trump, ha detto varie volte, vuole che la pace sia il suo vero lascito.

 

C’è da credergli? C’è da pensare che stia davvero operando, nell’iperaruranio del dealmaker, con mosse di tale sofisticazione?

 

Adesso non possiamo dirlo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Geopolitica

Trump: «altre persone» potrebbero guidare la campagna di terra in Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente statunitense Donald Trump si è rifiutato di escludere un’offensiva di terra in Iran, affermando che forze alleate non meglio specificate potrebbero conquistare siti strategici chiave come l’isola di Kharg senza il coinvolgimento di truppe statunitensi, e minacciando di estendere i bombardamenti anche a centrali elettriche e ponti.   In un’intervista rilasciata martedì a Fox News, Trump ha affermato che avrebbe preso in considerazione un’operazione di terra «se la ritenesse opportuna».   «A volte serve una campagna sul campo, ma abbiamo altre persone che se ne occuperanno per noi… Comunque abbiamo già colpito l’isola di Kharg due volte, persino tre. Ho detto: “Colpite tutto tranne il petrolio!”»   Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese e rappresenta il principale sbocco per le entrate petrolifere.

Sostieni Renovatio 21

Prima del cessate il fuoco di aprile, ora violato, Trump aveva minacciato di impadronirsi dell’isola di Kharg «per impossessarsi del petrolio». Alla domanda se intendesse ancora impadronirsi dell’isola, Trump ha risposto: «Per quanto riguarda l’impossessarsene, se li degradassimo a sufficienza e in profondità, lo farei».   Il presidente ha inoltre promesso di intensificare la campagna aerea, affermando che gli attacchi statunitensi continueranno finché non deciderà che «è abbastanza».   «Continueranno finché non dirò basta. La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche. La prossima settimana toccherà ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti a meno che non si siedano al tavolo delle trattative».   Trump ha avvertito che all’Iran «non rimarrà nessuno» se non si raggiungerà un accordo, affermando che i funzionari statunitensi hanno trasmesso questo messaggio a Teheran «circa un’ora fa».   «Stiamo agendo con molta cautela nei confronti della popolazione civile», ha dichiarato Trump. In precedenza, aveva minacciato di radere al suolo l’Iran con bombardamenti, avvertendo che «un’intera civiltà morirà» se Teheran non si conformerà alle richieste di Stati Uniti e Israele.   L’invasione terrestre dell’isola di Kharg è estremamente difficile a causa della sua formidabile combinazione di barriere naturali e fortificazioni militari. Situata nel Golfo Persico, l’isola presenta scogliere ripide e coste rocciose che limitano drasticamente i punti di sbarco adatti alle truppe anfibie. Essendo il principale terminal petrolifero dell’Iran, l’area è protetta da una densa rete di difese aeree, batterie missilistiche costiere, artiglieria e campi minati marittimi. Questa concentrazione militare rende l’approccio vulnerabile a pesanti contrattacchi prima ancora di toccare terra.   L”Iran potrebbe bombardare facilmente dalla propria costa grazie alla fortissima vicinanza geografica con l’isola di Kharg. Questa ridotta distanza pone l’isola nel raggio di tiro immediato di quasi tutto l’arsenale costiero iraniano. In pratica, un incubo di artiglieria: i cannoni posizionati sul litorale continentale possono colpire Kharg senza bisogno di missili avanzati, e atterie di artiglieria missilistica campale saturerebbero le spiagge dell’isola in pochi minuti. In aggiunta Velivoli kamikaze decollerebbero dalle basi costiere per colpire installazioni o truppe fisse.   La costa iraniana agisce quindi come una gigantesca linea di tiro protetta, capace di bersagliare l’isola continuamente e impedire a forze ostili di utilizzarla come testa di ponte.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

Israele spinge la campagna di annessione della Cisgiordania

Pubblicato

il

Da

Israele ha approvato uno stanziamento di oltre 400 milioni di dollari per la costruzione di decine di nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, nonostante la condanna internazionale di quella che i critici definiscono un’annessione di fatto del territorio palestinese.

 

La Cisgiordania, conquistata da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, ospita circa 3 milioni di palestinesi e oltre 500.000 coloni israeliani. Insieme a Gerusalemme Est e Gaza, è considerata il nucleo di un futuro Stato palestinese nell’ambito della soluzione dei due Stati, sostenuta a livello internazionale.

 

Il governo israeliano ha annunciato martedì che il gabinetto di sicurezza ha stanziato 1,3 miliardi di shekel (375 milioni di dollari) per la creazione di 34 nuovi insediamenti in Cisgiordania. La decisione è stata comunicata dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, un colono della Cisgiordania che si occupa degli affari civili nel territorio e si è impegnato a impedire la creazione di uno Stato palestinese.

 

Definendo la decisione «storica» e «un giorno di festa per Israele e gli insediamenti», Smotrich ha affermato che presto verranno stanziati altri 1,075 miliardi di shekel per la costruzione di strade a servizio delle nuove comunità.

 

«Stiamo rafforzando la sicurezza dello Stato di Israele, stroncando l’idea di instaurare uno stato terrorista nel cuore del Paese e consolidando il nostro controllo sulla patria in Giudea e Samaria», ha dichiarato Smotrich, usando il termine biblico per la Cisgiordania.

 

Hamas ha condannato il piano definendolo un passo «pericoloso e criminale» verso l’annessione del territorio occupato,. Il gruppo islamista ha accusato Israele di voler ottenere il pieno controllo della Cisgiordania e ha esortato i palestinesi a intensificare la resistenza, chiedendo al contempo alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di andare oltre le condanne verbali e di adottare misure concrete per fermare l’espansione degli insediamenti.

Sostieni Renovatio 21

Israele ha dovuto affrontare crescenti critiche per le sue iniziative di insediamento in Cisgiordania. Sebbene i governi che si sono succeduti non abbiano mai formalmente annesso la regione, i critici, tra cui le Nazioni Unite, gli stati arabi e molti alleati occidentali, affermano che tale politica frammenta il territorio palestinese e mina ulteriormente la fattibilità di una soluzione a due stati.

 

Israele sostiene che la Cisgiordania sia un territorio conteso con profondi legami storici e biblici con il popolo ebraico.

 

Le approvazioni di insediamenti hanno raggiunto il record di 54 nel 2025 e 103 in totale con l’ultimo annuncio. All’inizio di quest’anno, il gabinetto di sicurezza ha trasferito maggiori poteri dai militari ai ministeri civili, ha introdotto una procedura per registrare i terreni della Cisgiordania come «proprietà statale» e ha permesso ai cittadini israeliani di acquistare terreni direttamente nel territorio.

 

Dall’inizio della guerra di Gaza nel 2023, la spinta verso gli insediamenti è stata accompagnata da un’escalation di violenza in Cisgiordania. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), almeno 117 comunità palestinesi sono state sfollate completamente o parzialmente a causa degli attacchi dei coloni, il cui numero è più che raddoppiato, passando da circa 850 nel 2022 a oltre 1.820 nel 2025.

 

L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem afferma che le operazioni militari israeliane e gli attacchi dei coloni hanno ucciso più di 230 bambini palestinesi dal 2023.

 

L’opinione pubblica israeliana è divisa sulla politica degli insediamenti. Un sondaggio del Jewish People Policy Institute del marzo 2025 ha rilevato che il 58% degli israeliani ebrei li considera un elemento di rafforzamento della sicurezza nazionale, mentre il 35% li vede come un peso. Tra gli israeliani arabi, il 63% li considera un fardello piuttosto che una risorsa per la sicurezza.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana il deputato statunitense Ro Khanna ha dichiarato di essere stato fermato da coloni israeliani armati durante una visita a un villaggio palestinese nella Cisgiordania occupata, sostenendo che le truppe delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) si fossero schierate dalla parte dei coloni anziché aiutare la sua delegazione.

 

Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.

 

Negli scorsi giorni terroristi ebrei provenienti da insediamenti israeliani illegali hanno nuovamente attaccato l’antica città cristiana di Taybeh, incendiando i suoi campi agricoli e cercando di bruciare le case, con segnalazioni di spari anche contro i civili.

 

Come riportato da Renovatio 21, Taybeh è stata obiettivo di attacchi mortali di coloni israeliani. I continui assalti dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Negli scorsi giorni l’esercito israeliano ha aggredito cristiani e musulmani palestinesi che stavano celebrando la festa di San Giorgio in un monastero cristiano a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.

 

Due mesi fa il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali aveva dichiarato che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa una festa mariana a Taybeh era stata interrotta dalle autorità israeliane. La festa è stata ripresa solo dopo l’intervento del cardinale Pierbattista Pizzaballa.

 

L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.

 

A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube


 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Trump ha appoggiato gli attacchi sauditi contro lo Yemen

Pubblicato

il

Da

Il presidente americano Donald Trump avrebbe autorizzato l’Arabia Saudita a lanciare una nuova operazione militare contro il movimento Houthi in Yemen. Lo riporta Axios, citando fonti.   La notizia arriva dopo la più seria escalation tra Arabia Saudita e Houthi degli ultimi anni, che, secondo la fonte, potrebbe portare al crollo di una tregua non ufficiale tra le parti e rischiare di ampliare il confronto tra Stati Uniti e Iran.   L’aeroporto internazionale di Sana’a, controllato dal gruppo sciita yemenita, è stato colpito lunedì mentre un aereo iraniano, che secondo le prime ricostruzioni trasportava una delegazione Houthi di ritorno dai funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, si avvicinava alla capitale. Il velivolo è stato costretto a dirottare verso la città portuale di Al Hudaydah, sul Mar Rosso.   Gli Houthi hanno accusato Riyadh di aver condotto l’attacco e hanno dichiarato la fine del cessate il fuoco con l’Arabia Saudita. In seguito, il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro l’aeroporto internazionale di Abha, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, e ha intimato alle compagnie aeree di non utilizzare lo spazio aereo saudita.   Secondo Axios, Riad aveva chiesto l’appoggio di Washington alcuni giorni prima dell’attacco. L’ambasciatore saudita ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio giovedì, e Rubio ha parlato con il ministro degli Esteri saudita. Trump ha poi avuto una conversazione telefonica con il principe ereditario Mohammed bin Salman, che ha richiesto e ottenuto il suo sostegno per l’operazione, ha riferito un funzionario statunitense alla testata.   Il governo yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha in seguito rivendicato la responsabilità dell’operazione e negato il coinvolgimento di Riad. Tuttavia, diverse testate giornalistiche hanno attribuito l’attacco all’Arabia Saudita, che non ha mai ufficialmente ammesso di averlo compiuto.   Sana’a è stata conquistata dagli Houthi, un movimento sciita filo-iraniano, nel 2014, il che ha provocato un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita l’anno successivo. Una tregua mediata dalle Nazioni Unite e introdotta nell’aprile 2022 è formalmente scaduta dopo sei mesi, ma ha sostanzialmente interrotto le ostilità dirette transfrontaliere.   L’ultima escalation minaccia anche un più ampio disgelo regionale. L’Arabia Saudita e l’Iran hanno ristabilito le relazioni diplomatiche nel 2023 grazie a un accordo mediato dalla Cina, mentre Riad ha mantenuto pubblicamente la neutralità durante il recente confronto tra Stati Uniti e Iran e, secondo quanto riferito, ha respinto le richieste statunitensi di utilizzare il suo territorio per operazioni militari contro l’Iran.   Nel mese di marzo, gli Houthi sono entrati nel più ampio conflitto regionale lanciando attacchi missilistici contro Israele a sostegno dell’Iran. Negli ultimi anni il gruppo sciita ha lanciato contro lo Stato degli ebrei missili balistici e, si dice, pure missili ipersonici, toccando anche l’aeroporto Ben Gurione, la principale aviosuperficie di Tel Aviv. Lo Stato Giudaico ha effettuato attacchi massicci e promesso, per bocca del premier Beniamino Netanyahu, di eliminare l’intera leadership Houthi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari