Connettiti con Renovato 21

Politica

Ben-Gvir pubblica un video AI coni palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

Pubblicato

il

Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».

 

Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.

 

Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.

 

In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.

 

Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.

 

Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.

 

«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».

 

Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.

 

A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.

 

Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».

 

In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.

 

Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

Aiuta Renovatio 21

In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

 

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

Pubblicato

il

Da

Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.   La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.   Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.   Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.   Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

Sostieni Renovatio 21

Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.   Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.   Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confrontopolitico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.   Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.   Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.   Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.   Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.   Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
Continua a leggere

Politica

Il vicepresidente USA JD Vance: «non mi sorprenderei se l’Anticristo camminasse tra noi»

Pubblicato

il

Da

Il vicepresidente JD Vance ha espresso le sue considerazioni sull’Anticristo e sulla fine dei tempi in un recente podcast.

 

Durante un’intervista con il podcaster evangelico Bryce Crawford, Vance ha detto che, pur essendo «affascinato» dalla fine dei tempi, non si «concentra troppo su di essa».

 

«Credo ci siano aspetti del mondo che mi fanno non scandalizzare se l’Anticristo camminasse tra noi. Ma, ripeto, cerco di non pensarci troppo».

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Penso che siamo nei tempi ultimi? Non lo so» ha detto nella medesima intervista il vicepresidente USA in cui promuove il suo nuovo libro Communion. «Credo che sia probabilmente nocivo spiritualmente per me di concentrarmici troppo, perché ci sono cose che devo fare: devo essere bravo con mia moglie, devo essere bravo con i miei figli, devo essere il miglior leader possibile per gli Stati Uniti d’America».

 

«Per cui credo che concentrarsi o esserne affascinati troppo può essere molto sbagliato» ha dichiarato il Vance.

 

Come riportato da Renovatio 21, Vance, nato nel luteranesimo randomatico dell’America profonda e sposato ad una indù, è un convertito al cattolicesimo.

 

In passato il vicepresidente ha paragonato più volte l’aborto ad un sacrificio umano, posizione non più sostenuta, per lo meno apertamente, dall’establishment ecclesiastico. Per Vance «la vita non nato è sacra agli occhi di Dio».

 

Come riportato da Renovatio 21, Vance in passato si era opposto al coinvolgimento degli USA nella guerra tra Iran e Israele. A marzo era emerso che l’Iran avrebbe preferito il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner. In questi anni Vance ha dichiarato di non volere la guerra con la Russia.

Vance è inoltre un critico dell’Europa attuale che «si è ritirata dai suoi valori fondamentali».

 

Mentore della carriera del vicepresidente JD Vance è stato Peter Thiel, creatore con Elon Musk di PayPal e poi investitore tecnologico (fu il primo a puntare su Facebook) ora particolarmente attaccato per il suo ruolo in Palantir, società di controllo datacentrico che spaventa moltissimi anche per i suoi toni assertivi: ha pubblicato quattro mesi fa un vero e proprio manifesto tecno-politico.

Sostieni Renovatio 21

È arcinoto l’interesse di Thiel per la figura dell’Anticristo. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi. Un’altra conferenza a tema anticristico è stata annullata tre mesi fa a Vienna.

 

In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Politica

L’Islanda vota contro la ripresa dei negoziati di adesione all’UE

Pubblicato

il

Da

L’Islanda ha respinto per un margine ristretto l’ipotesi di riprendere i negoziati per l’adesione all’UE, secondo quanto comunicato dall’emittente pubblica RUV. I precedenti negoziati erano stati sospesi 13 anni fa.   Il referendum di sabato ha fatto registrare un’elevata partecipazione, con oltre 225.000 persone recatesi alle urne su una popolazione di poco più di 394.000 abitanti. Al termine dello spoglio dei voti di domenica, RUV ha reso noto che il 52,8% si è pronunciato contro la ripresa dei negoziati di adesione, mentre il 47,2% si è dichiarato favorevole.   La scheda elettorale sottoponeva agli elettori un’unica domanda: «L’Islanda dovrebbe riprendere i negoziati di adesione all’Unione europea?».   La capitale Reykjavik ha votato «Sì», mentre nelle zone rurali la popolazione si è espressa in maniera netta contro l’adesione all’UE, mettendo in evidenza una frattura tra le due realtà del Paese.

Sostieni Renovatio 21

La prima ministra islandese Kristrun Frostadottir aveva promesso di indire un referendum entro il 2027, ma lo ha anticipato a causa delle tensioni geopolitiche, tra cui le minacce del presidente statunitense Donald Trump di annettere la vicina Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.   A gennaio, Billy Long, il candidato di Trump per la carica di ambasciatore in Islanda, aveva avanzato l’ipotesi che il Paese potesse diventare il «52° stato» degli Stati Uniti, con lui stesso in veste di governatore. In seguito, però, si è scusato definendo la dichiarazione uno scherzo.   Prima del voto, gli alleati della Frostadottir avevano descritto l’UE come un’ulteriore tutela per il Paese, mentre gli euroscettici sostenevano che Bruxelles stessa si stesse militarizzando e adottando un atteggiamento sempre più conflittuale. L’Islanda è già membro fondatore della NATO e mantiene ampi rapporti militari con Washington.   I favorevoli alla ripresa dei negoziati hanno inoltre sostenuto che una più stretta integrazione nell’UE potrebbe favorire una maggiore stabilità economica e valutaria, attribuendo al Paese un’influenza più ampia sulle norme che già applica tramite lo spazio economico europeo.   Gli oppositori si sono concentrati soprattutto sulla sovranità, sull’agricoltura e, in particolare, sulle zone di pesca islandesi, mettendo in guardia sul fatto che l’adesione potrebbe sottoporre un settore strategicamente cruciale alla Politica comune della pesca dell’UE.     «La Commissione Europea prende semplicemente atto dei risultati del referendum in Islanda. La Commissione rispetta la scelta del popolo islandese» è il freddo comunicato del portavoce della Commissione Europea..   Mentre le dichiarazioni dei vertici istituzionali (come la Commissione UE o il Presidente António Costa) mantengono una rigorosa facciata di diplomazia e freddo rispetto formale, la reale stizza dei funzionari europei e degli eurodeputati emerge nei retroscena di Bruxelles e nei commenti politici più diretti.   «Il manuale della Brexit faceva totalmente parte di questa campagna. Il “No” ha vinto alimentando la retorica della paura e una pericolosa illusione di sovranità isolata» avrebbe detto ad Euronews una voce dell’ambiente europarlamentare.   Vi sono poi i sospetti sollevati da Bruxelles riguardano presunte interferenze esterne e disinformazione.   «Per quanto Bruxelles finga di ignorare la batosta al referendum islandese, la brace brucia ancora sotto la cenere… C’è il forte sospetto di ingerenze esterne che hanno cavalcato lo scetticismo per indebolire l’asse europeo nel Nord Atlantico» dice una fonte vicina alla Commissione Europea riportata dall’ANSA.   Insomma, anche a Reichiavicco, hastatoPutin.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Bryan Pocius via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0  
Continua a leggere

Più popolari