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Eutanasia

Sucidio assistito in Veneto, cosa sta succedendo?

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In Veneto si è appena sfiorata l’approvazione di una legge regionale sul suicidio assistito. Sarebbe stato il primo caso in Italia: curiosamente non capitava in regioni «rosse» come l’Emilia o la Toscana, ma in quella che si credeva una delle regioni più cattoliche d’Europa, governata da quasi tre lustri da un esponente di spicco di un partito, la Lega Nord, che in teoria è espressione delle tradizioni popolari.

 

I motivi per cui Zaia, che aveva iniziato il suo mandato nel 2010 negando la pillola abortiva RU486 negli ospedali veneti, si sia spostato su posizioni di laicismo spintissimo (fecondazione assistita fino a 50 anni, centri di cambio sesso…) lasciano molti osservatori interdetti, e privi di vere spiegazioni. Tuttavia, nonostante la velocità con cui si è manifestato, il progetto dell’eutanasia veneta sembra, almeno per il momento, essere stato fermato.

 

Abbiamo parlato della situazione con il Dottor Alberto Zelger, già consigliere comunale e provinciale a Verona, città è stato candidato sindaco nel 2022. Lo conosciamo per il suo indefesso, autentico, afflato pro-life, tuttavia negli ultimi anni si è speso generosamente su temi come il green pass e la guerra ucraina. Anche questa volta, non ha perso tempo ed ha organizzato una rete di resistenza alla Cultura della Morte che stava per fare un grande passo dentro la sua regione.

 

Dottor Zelger, cosa stava accadendo in Veneto?

Nel maggio scorso il consiglio regionale aveva già approvato una mozione favorevole al suicidio assistito, forse senza nemmeno valutarne le conseguenze. Nel frattempo l’Associazione Luca Coscioni stava lavorando per una proposta di legge atta a velocizzare il percorso di suicidio ammesso dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale; una proposta di legge d’iniziativa popolare, che poi è stata presentata in Regione il 30 giugno con 9000 firme.

 

Cosa dice la sentenza?

La sentenza della Corte si basava sulla legge 219/2017 (Consenso informato e DAT) per stabilire la parziale abrogazione dell’art. 580 del Codice Penale (Istigazione o aiuto al suicidio) limitatamente al caso in cui il paziente possieda i seguenti requisiti: 1) è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali; 2) è affetto da una patologia irreversibile; 3) ha una patologia che è «fonte di sofferenze intollerabili»; 4) è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

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In che modo è stata recepita?

È apparso come uno spiraglio, attraverso il quale i fautori del suicidio assistito mirava ad inserirsi per promuovere a livello regionale ciò che non riuscivano ad ottenere a livello nazionale, cioè l’eutanasia di Stato. Verso metà giugno il consigliere regionale Stefano Valdegamberi ha pensato quindi di contrapporre alla proposta Coscioni una proposta alternativa sull’assistenza domiciliare e sulle cure palliative, chiedendo anche il mio aiuto

 

Come è stata organizzata l’opposizione alla legge?

Ho contattato professori di diritto costituzionale e di bioetica per redigere un testo da sottoporre a Valdegamberi. Lui lo ha integrato in collaborazione col consigliere Nicola Finco e lo protocollò all’inizio di agosto. Il progetto di legge in questione fu sottoscritto da tre consiglieri regionali: Stefano Valdegamberi (che è il primo primo firmatario), Nicola Finco e Fabiano Barbisan. Il progetto è stato illustrato nella conferenza stampa del 31 ottobre scorso a palazzo Ferro Fini, sede della Regione Veneto. Ha fatto molto scalpore, perché ha mandato in frantumi la quasi certezza del Presidente Zaia di far approvare senza scosse il progetto di legge sul suicidio assistito.

 

Cosa prevedeva la legge regionale?

La proposta degli attivisti eutanatici prevedeva tempi molto ristretti (27 giorni) per la verifica dei requisiti stabiliti dalla Corte Costituzionale e per l’esecuzione del suicidio. Teniamo presente che nel frattempo i vescovi del Triveneto avevano pubblicato un documento contrario a questa proposta e che l’Avvocatura di Stato, su richiesta del presidente del consiglio Ciambetti, aveva dichiarato che la materia non era di competenza regionale.

 

E quindi il presidente della Regione cosa ha fatto?

Zaia ha deciso di andare avanti lo stesso, supportato dal suo Ufficio legislativo, ma sapeva che la legge sarebbe stata impugnata dal governo davanti alla Corte Costituzionale; solo che per la sua abrogazione poteva passare anche un anno. Posso immaginare che nel frattempo tutti gli amanti del suicidio d’Italia avrebbero potuto venire in Veneto a farsi ammazzare e altre Regioni avrebbero potuto approvare leggi simili, creando una diffusa cultura della morte e inducendo infine il Parlamento a legiferare sull’eutanasia

 

In che modo la legge è stata «respinta»?

Ho cercato di diffondere la notizia a tutti i miei contatti, soprattutto a quelli coi quali avevo collaborato in precedenza. Comunicando coi social abbiamo attivato gruppi di preghiera, monasteri, tante famiglie e singole persone, affinché dedicassero preghiere e digiuni per chiedere a Dio, tramite la Madonna, di scongiurare questa calamità.

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Ci sono state altre manifestazioni oltre quella del 16 gennaio?

Il 13 dicembre, quando il Presidente Zaia è venuto a Verona a presentare un suo libro, organizzammo un presidio di circa 50 persone con due grandi striscioni: «NO A ZAIA ARCOBALENO» e diversi cartelli del tipo: «SI all’assistenza domiciliare – NO al suicidio assistito», «NO all’ideologia gender nelle scuole», «Aiuti concreti per i caregivers», «I nostri cari hanno diritto all’assistenza», etc. Alcuni partecipanti urlavano slogan come «Zaia basta calpestare i valori tradizionali del popolo veneto…», «Zaia dov’è l’autonomia?», , «I soldi vanno spesi per la sanità vera, non per il cambio di sesso».

 

Avete contattato qualche consigliere regionale?

In seguito abbiamo invitati i nostri simpatizzanti ad inviare messaggi e riflessioni sul tema a tutti i consiglieri regionali, dato che la Commissione Sanità aveva iniziato l’iter di approfondimento della proposta Coscioni con diverse audizioni. La Commissione si è riunita 5 volte: il 31 ottobre, il 13 e 16 novembre, e il 7 e 13 dicembre. Lo Statuto regionale prevede che le proposte di legge d’iniziativa popolare giungano in consiglio entro 6 mesi dalla presentazione; la proposta avrebbe dovuto quindi essere portata in aula entro il 31 dicembre. C’era anche il bilancio da approvare e ciò non è stato possibile, ma è stata portata in aula al primo consiglio del mese, cioè il 16 gennaio.

 

Arriviamo così alla giornata della discussione e della protesta.

Per l’occasione ho organizzato un presidio a Venezia davanti a palazzo Ferro Fini, chiamando a raccolta persone da varie parti del Veneto e d’Italia, con l’obiettivo di sostenere i consiglieri pro-life e far capire a tutti gli altri che il popolo veneto preferisce la solidarietà all’abbandono di chi soffre, e respinge ogni induzione ai suicidio, mascherata da falsa pietà e da una libertà di scelta che non esiste; quale libertà può mai avere chi sta soffrendo abbandonato da tutti (medici e persone care), in quanto isolato in una RSA o in un ospedale chiuso alle visite per COVID.

 

Cosa è accaduto in aula?

Il dibattito in consiglio è iniziato alle 10:30 ed è arrivato alla prima votazione (articolo per articolo) intorno alle 19:00. Lo Statuto e il Regolamento consiliare prevedono che una proposta venga approvata solo se ottiene la maggioranza dei voti dei consiglieri presenti. Il consiglio è composto da 51 consiglieri, compreso il Presidente Zaia. È iniziata la votazione dell’Art.1. In aula c’era solo 50 consiglieri (uno era andato via); per l’approvazione ci volevano 26 voti favorevoli, ma ce ne sono stati solo 25, con 22 contrari e 3 astenuti. L’art. 1 è stato bocciato. Idem per l’art.2. Dopodiché l’Ufficio legislativo ha fatto sapere al presidente del consiglio (Ciambetti) che l’intera proposta, senza articolo 2, non aveva più senso.

 

E quindi?

Sulla base di precedenti analoghi, la proposta di legge è stata rinviata alla Commissione Sanità, con votazione unanime, da dove difficilmente uscirà una seconda volta, sia perché Zaia è stato sconfitto e non credo abbia interesse a ripescare il progetto, sapendo che solleverà ulteriori polemiche, sia perché bisognerebbe approvare un emendamento che riscriva completamente la proposta originaria, essendo stato respinto il suo principale articolo

 

Ora cosa succederà alla legge? Uscita dalla porta potrebbe tornare dalla finestra

Difficilmente potrà accadere prima delle prossime elezioni, cioè maggio-giugno 2025. Ma vigileremo.

 

C’è una spaccatura nella Lega?

Credo proprio di sì, basata anche su altre questioni, come i numerosi voltafaccia del partito su altri temi: guerra, COVID, green pass, UE, Euro, … Inoltre, sui temi etici la Lega si era spesso vantata di difenderli e molti nel partito non hanno gradito lo scivolamento di Zaia verso posizioni radicali. E Salvini che dice «io avrei votato contro» senza bloccare Zaia, è del tutto insufficiente, perché significa che il partito non ha una posizione definita su questioni che interessano tante famiglie che finora l’hanno votato.

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C’è una valenza di questo voto sugli equilibri politici nazionali, specialmente tra i due maggiori partiti di governo, in vista delle prossime elezioni?

Non solo per questo. Anche per quando ho detto sopra. Su questioni essenziali la Lega, ma anche Fratelli d’Italia, sembrano agire in continuità col governo Draghi: sudditi dell’UE, degli USA, della NATO e forse anche dell’OMS (speriamo di no), mentre le nostre aziende chiudono, i disoccupati crescono, le ideologie galoppano (gender, CO2, ecoterrorismo, …) e arriva pure la censura. Meno male che i trattori si muovono.

 

Zaia sembra essersi appoggiato interamente al progetto dell’Associazione Luca Coscioni. Com’è possibile per una figura politica che aveva sempre cercato di mantenere buoni rapporti con le istituzioni e l’elettorato dei cattolici?

Le ipotesi sono molte e non vorrei fare il complottista, però diciamo che secondo me ha tradito gli ideali del popolo veneto.

 

C’è stato un pronunciamento dei vescovi locali?

Come ho detto sopra, i vescovi del Triveneto hanno pubblicato u bel documento sul suicidio assistito, in opposizione alla proposta di legge.

 

Il Veneto era chiamato «la sacrestia d’Italia». Com’è possibile che una legge della Cultura della Morte venga introdotta a partire proprio dalla regione più «bianca»?

Perché i Veneti lavorano e tendenzialmente si fidano dei loro rappresentanti. Certo è cresciuto il laicismo, ma la base veneta è profondamente ancorata ai valori umani e cristiani tradizionali. Ora questa base si sente tradita. Zaia segue altre ispirazioni; vorrebbe anche il 3° mandato, che poi è il 4°. In pratica il Veneto diverrebbe uno «Zaiastan». La gente potrebbe essere stufa e voler cambiare.

 

Quanti hanno pregato affinché la legge non passasse?

Credo qualche centinaio di persone.

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Eutanasia

Australia, decessi per eutanasia sono aumentati del 400%

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Nello Stato di Victoria, in Australia, i casi di eutanasia sarebbero cresciuti del 400% nell’arco di cinque anni, e la regione intende allargare ancora la normativa a partire dal prossimo anno. Lo riporta Right to Life UK.   Secondo il rapporto annuale uscito all’inizio di questo mese, tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026 i casi di eutanasia sono aumentati del 59,09%, passando da 88 a 140. Nello stesso periodo i decessi per suicidio assistito ed eutanasia sono stati 512, il 31,62% in più rispetto ai 389 dell’anno precedente, e hanno rappresentato l’1,1% di tutti i decessi nello Stato, quasi il quadruplo dello 0,3% registrato nel primo anno di applicazione, il 2019-2020.   In un solo anno le persone che hanno chiesto il suicidio assistito o l’eutanasia senza aver avuto accesso alle cure palliative sono salite da 118 nel 2024-2025 a 179 nel 2025-2026, con un incremento superiore al 50%. Dal 2019, quando lo Stato ha iniziato a consentire queste pratiche, fino alla fine di giugno di quest’anno, 2.188 persone hanno posto fine alla propria vita in questo modo. Tra l’anno di riferimento 2020-21 e quello 2025-26 l’aumento è stato del 153,47%.

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Dei 512 decessi del 2025-2026, 372 (72,66%) sono stati suicidi assistiti, con assunzione della sostanza letale da parte della persona, e 140 (27,34%) eutanasie, con somministrazione da parte di un medico. Nell’anno solo tre richieste sono state rinviate per un’ulteriore valutazione della capacità decisionale; dal giugno 2019 i rinvii di questo tipo sono stati complessivamente 38.   Nel 2027 entrerà in vigore un ampliamento rilevante della legge, approvato a soli sei anni dall’avvio del regime, nel giugno 2019. Le modifiche del governo del Victoria estendono da sei a dodici mesi il periodo di prognosi entro cui si può accedere alla pratica per tutte le patologie: in precedenza i dodici mesi valevano solo per le malattie neurodegenerative. Cade il divieto per i medici di sollevare di propria iniziativa il tema con i pazienti ritenuti prossimi alla fine della vita, e gli operatori che si oppongono per motivi di coscienza dovranno comunque fornire informazioni.   È stato eliminato l’obbligo di una terza valutazione per chi ha una malattia neurodegenerativa. L’intervallo tra la prima e l’ultima richiesta scende da nove a cinque giorni. L’accesso è aperto anche a chi ha vissuto in Australia per soli tre anni, senza essere cittadino o residente permanente. Sono state inoltre semplificate le autorizzazioni e allentati i requisiti per i medici, ed è stata introdotta una nuova figura con compiti amministrativi, per favorire l’adesione al programma.   Il Comitato di revisione sul suicidio assistito volontario, nel nuovo rapporto annuale, «prevede un’ulteriore crescita delle richieste [di suicidio assistito ed eutanasia] a seguito della modifica legislativa».   L’eutanasia in Australia, incubata da lustri, è stata via via approvata da tutti gli Stati australiani.   Come riportato da Renovatio 21, nel Victoria le morti per eutanasia erano aumentate del 31% ancora quattro anni fa. Da allora lo Stato, che fu epicentro del lockdown pandemico, ha avuto un continuo aumento della VAD, «assistenza alla morte volontaria». A inizio anno è emerso che in Australia Occidentale il suicidio assistito è aumentato dle 63%.   Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa si ebbe il caso di un‘infermiera australiana che aveva donato gli organi dopo l’eutanasia. Negli stessi mesi, nel Paese cominciarono le discussioni riguardo a terminare la regola del «donatore morto» ed avviare quindi la possibile eutanasia del donatore.   L’eutanasia agli antipodi è stata promossa anche da George Carey, ex arcivescovo di Canterbury, vertice della cosiddetta chiesa anglicana. Tre anni fa fu stabilita la possibilità di accedere all’eutanasia per un pedofilo 81enne in carcere.  

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Eutanasia

L’Olanda effettua la prima eutanasia in assoluto su un bambino di 24 mesi

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Un bambino di quasi 24 mesi è stato il primo minore di 12 anni a essere sottoposto a una procedura di eutanasia nei Paesi Bassi, dopo le modifiche alla legge olandese sull’eutanasia.

 

L’episodio è avvenuto alla fine dello scorso anno, dopo che un medico e una commissione avevano stabilito che il bambino conduceva una vita di sofferenza destinata a non migliorare nel tempo.

 

Nato prematuramente a 26 settimane, il bambino ha riportato gravi danni cerebrali, paralisi cerebrale e cecità parziale. Il piccolo presentava anche problemi di muco che ostruivano la respirazione e crisi epilettiche intermittenti che, a quanto risulta, non potevano essere controllate con i farmaci.

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Secondo quanto riportato dal giornale britannico The Sun, i medici avevano in precedenza valutato che il bambino «non soffriva in modo insopportabile e continuo» e che «l’epilessia causava un notevole disagio, ma le crisi epilettiche non erano continue». «La loro conclusione è stata che esistevano ancora alternative ragionevoli, come le opzioni palliative e altri farmaci che avrebbero potuto portare a un migliore controllo delle crisi epilettiche», afferma la testata inglese.

 

Poiché però le crisi convulsive non rispondevano ai farmaci, il medico avrebbe chiesto un secondo parere a un altro dottore, il quale avrebbe riscontrato che «l’insopportabile sofferenza del bambino era chiaramente visibile».

 

La Regeling beoordelingscommissie Late Zwangerschapsafbreking, Levensbeëindiging bij Pasgeborenen en Levensbeëindiging kinderen 1-12 jaar («Commissione di valutazione per l’interruzione della gravidanza in fase avanzata e l’interruzione della vita nei neonati e nei bambini 1-12 anni»), organismo che si occupa del controllo dei casi di interruzione attiva della vita nei neonati e nei minori,  ha condiviso il parere del medico, dichiarando:

 

«Tutti gli aspetti dell’essere umano – per quanto riguarda le capacità motorie, il comportamento e la personalità – erano gravemente compromessi e non sarebbero migliorati (…) Nonostante tutti gli interventi medici e non medici, i genitori e il medico non hanno riscontrato alcun miglioramento nelle condizioni del bambino ed erano convinti che il piccolo stesse soffrendo in modo insopportabile e senza alcuna prospettiva di sollievo».

 

La notizia dell’eutanasia di un bambino di età inferiore ai 12 anni era già emersa a giugno, ma l’età effettiva del bambino è stata resa nota solo ora.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro della Salute Sophie Hermans aveva dichiarato che nei Paesi Bassi era è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai 12 anni, sostenendo che fosse la prima volta.  La procedura era stata eseguita in base alle norme introdotte nel 2024, che consentono ai medici del Paese di porre fine alla vita di bambini malati terminali in circostanze eccezionali. Il ministro non aveva rivelato l’età, il sesso o le condizioni di salute del bambino.

 

Prima della modifica legislativa dell’inizio del 2024, l’eutanasia era legale solo per i neonati e per i bambini di età superiore ai 12 anni. Il caso, che ha suscitato molte polemiche, segue la recente notizia di una nonna in Canada sottoposta a eutanasia contro la sua volontà.

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I Paesi Bassi sono stati il primo Paese al mondo ad approvare una legge sull’eutanasia nel 2002. In precedenza, nel 2014, il Belgio ha approvato una legge sull’eutanasia per i minori e, secondo quanto riportato, in base a tale legge sono stati uccisi due bambini di 9 e 11 anni che soffrivano di «sofferenze insopportabili».

 

Secondo i comitati regionali per la revisione dell’eutanasia dei Paesi Bassi, nel 2025 sono stati registrati oltre 10.000 casi di eutanasia, pari a circa il 6% di tutti i decessi a livello nazionale.

 

Nel 2025 un rapporto indicava un aumento del 60% nei casi di eutanasia olandese per «sofferenza psicologica» e malattia mentale. Il rapporto indica un aumento complessivo del 10% nel tasso di eutanasia dal 2023 al 2024, con quasi 10.000 olandesi morti per eutanasia nel 2024. Come riportato da Renovatio 21, la questione dell’eutanatizzazione in Olanda di persone con autismo o disabilità intellettuale è risalente.

 

Come riportato da Renovatio 21, la finestra di Overton sull’eutanasia dei bambini autistici (e sui danneggiati da vaccino) è aperta da diverso tempo. Da notare che uno studio di due anni fa dimostrava che di fatto l’eutanasia delle persone autistiche in Olanda era già iniziata.

 

Renovatio 21 lo aveva preconizzato apertis verbiis già nel lontano settembre 2017, in quella che fu forse la prima (o al massimo la seconda) conferenza pubblica . Era un incontro pubblico organizzato da Renovatio 21 a Reggio Emilia sul tema caldo di cui giorni: l’obbligo vaccinale per i nostri figli – la famosa «legge Lorenzin», che ha impedito a tanti bambini non vaccinati di frequentare le scuole materne, praticamente un test per quanto sarebbe successo tre anni dopo con sieri mRNA e green pass.

 

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L’eutanasia infantile è forse una delle più platiche dimostrazioni del ritorno del sacrificio umano nella nostra società. Una regressione che, più che metafisica, è programmatica. Il ritorno di Baal e Moloch, degli dèi pagani antichi che chiedevano di essere adorati con il massacro dei figli.

 

La civiltà cristiana si è basata, per millenni, sull’opposto: sulla difesa della vita nascente, in qualsiasi sua forma di salute, perché essa è Imago Dei, perché la sua protezione è iscritta nel cuore degli uomini come legge naturale. Lo sforzo del nemico, nei secoli, è quello di pervertire il cuore degli uomini, cancellare la legge naturale, e spianare la strada a stragi infinite, come come desiderio di colui che è «omicida fin da principio» (Gv 8:44).

 

Un mondo che uccide i suoi bambini attende giocoforza la sua punizione.

 

Dal Vangelo secondo San Marco (18,6): «Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare».

 

Cosa dovrebbero fare, quindi, coloro che non scandalizzano i bambini, ma li uccidono?

 

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Eutanasia

Fine vita in Veneto: la reazione dei vescovi

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Sul fronte bioetico del fine vita sembra che anche in un certo progressismo, o comunque nella generale acquiescenza al modernismo, si conservi una forma di resistenza della Chiesa Cattolica italiana. Ma c’è un «ma»…   Com’è noto, il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito (un tempo sanzionato dal codice penale come «omicidio del consenziente»), cioè l’aiuto prestato a una persona gravemente malata che chiede di morire in modo da consentirle di suicidarsi in autonomia. È la quarta Regione italiana a farlo, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima governata dal centrodestra (se ancora hanno senso queste distinzioni).   La legge veneta ha stabilito solo una procedura amministrativo-sanitaria per garantire «tempi certi», e non il relativo «diritto», già introdotto surrettiziamente nel nostro ordinamento dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/2019 (c.d. caso Cappato-Dj Fabo). Il fatto ha dato modo ad alcuni prelati cattolici di ribadire il «no» della Chiesa a qualunque forma di eutanasia.

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Primo fra tutti è intervenuto, il giorno stesso, il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, con una Dichiarazione in cui ha espresso «amarezza» per l’affermazione di «un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile», anche per via del «soggettivismo interpretativo» sull’insopportabilità della sofferenza.   È seguita poi, l’11 settembre, la Dichiarazione congiunta dei Vescovi del Triveneto, che ha negato a tale legge il valore di «alternativa razionale all’accompagnamento delle persone fragili», come anche l’etichetta di «conquista di civiltà».   Infine, è intervenuto sul tema anche il card. Zuppi, presidente della CEI, prontamente invitato da Corrado Augias a parlarne in una puntata della trasmissione La torre di Babele del 15 settembre. Mons. Zuppi, ribadendo la contrarietà all’eutanasia, ha posto l’accento sull’importanza di «accompagnare» i malati con la vicinanza.   Dunque, il rifiuto di ogni «diritto» a violare la vita innocente è stato ribadito. L’affermazione del valore della vita umana pure. Cosa è mancato? Le motivazioni autenticamente cattoliche, da un lato, il vigore della condanna dall’altro. Partiamo dalle prime:   1) La vita umana è da tutelare per la sua «dignità» (Mons. Moraglia) e per la «struttura intrinsecamente relazionale e sociale della persona» (Conferenza Episcopale Triveneto), ma nessun accenno all’anima immortale creata a immagine e somiglianza di Dio. Duole dirlo, ma fa spavento, nei documenti episcopali citati, la totale assenza del richiamo alla vita come dono di Dio aperto alla dimensione dell’eternità;   2) Mancano i riferimenti più elementari, come al quinto comandamento, «Non uccidere», e quindi alla signoria del Creatore sulla vita umana, di cui l’uomo non è arbitro assoluto;   3) Dio, Gesù, la croce, il valore salvifico della sofferenza, la partecipazione all’opera della Redenzione, i Novissimi : non compare neanche una di queste parole;

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D’altra parte, si riscontra, pur nel giusto rifiuto di una pratica antiumana e delittuosa nella sua essenza, una grande debolezza non solo di argomenti ma anche di modi; una perdita di vigore e una sorta di timidezza nell’affrontare il tema che si possono riscontrare soprattutto nell’intervista al card. Zuppi. Il porporato è apparso quasi in difficoltà davanti a un Augias più borioso e incalzante che mai.   Invece di invertire l’onere della prova, magari ricordando che a rivendicare simili posizioni ideologiche si offende Dio, si disprezza il Sangue di Cristo e si rischia l’inferno, mons. Zuppi non ha saputo (o voluto) andar oltre la categoria della carità cristiana verso i più deboli. Non a caso, al termine di una conversazione senza intoppi, Augias ha ribadito di stimare «in maniera suprema» il cardinale.   E come non ricordare, allora, di fronte a un tanto inquietante attestato, il Vangelo di Luca (6, 26): «Vae, cum bene vobis dixerint omnes homines»…   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0  
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