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Persecuzioni

Israele, cristiani attaccati 83 volte in tre mesi

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Un’organizzazione ebraico-israeliana indipendente ha documentato 83 episodi di molestie, suddivisi in 76 casi, compiuti da ebrei religiosi ai danni di cristiani in Israele tra aprile e giugno di quest’anno. Lo riporta LifeSite.

 

Il Religious Freedom Data Center (RFDC) è un ente apolitico fondato nel giugno 2023 da cittadini ebrei israeliani e diretto da Yisca Harani, studiosa di cristianesimo ed educatrice interreligiosa.

 

I risultati confermano le ripetute proteste dei prelati cristiani della regione, come il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e documentano un aumento costante di tali casi, concentrati soprattutto nella Città Vecchia di Gerusalemme, che comprendono sia aggressioni fisiche sia forme aggressive di intimidazione.

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Secondo il rapporto trimestrale ufficiale della RFDC, gli sputamenti da parte di ebrei contro i cristiani sono rimasti la forma predominante di molestia, con 47 episodi, pari al 56% del totale. Altre categorie includono aggressioni verbali (8 episodi – 10%), comportamenti minacciosi (6 episodi – 7%), lancio di rifiuti in proprietà cristiane (5 episodi – 6%), danneggiamento di cartelli (6 episodi – 7%) e ulteriori aggressioni fisiche (4 episodi – 5%). Altri 7 atti sono descritti semplicemente come «altro», rappresentando il 9%.

 

A Gerusalemme sono stati registrati 68 incidenti, quasi l’89% del totale, di cui 46 all’interno della Città Vecchia. La Via del Patriarcato Armeno si è distinta come zona ad alto rischio con 18 incidenti. Sul Monte Sion si sono verificati 9 incidenti. Un numero inferiore di incidenti si è registrato a Gerusalemme Ovest e fuori dalla capitale, tra cui ad Haifa e in Galilea.

 

Uno dei casi più gravi si è verificato il 28 aprile, quando Yonah Schreiber, un colono ebreo di 36 anni, ha brutalmente aggredito una suora cattolica, correndole alle spalle e sbattendola a terra sul selciato, per poi tornare indietro e prenderla a calci. L’episodio è avvenuto sul Monte Sion, vicino al Cenacolo, dove Gesù Cristo celebrò l’Ultima Cena con i suoi apostoli e istituì la Santa Eucaristia.

 

Le immagini video hanno ripreso l’aggressione e la polizia ha sporto denuncia ufficiale.

 

Un altro episodio degno di nota, descritto come «violento» e «razzista» da diverse testate giornalistiche, si è verificato il 14 maggio, durante la Marcia delle Bandiere degli ebrei sionisti attraverso i quartieri musulmani e cristiani della Città Vecchia di Gerusalemme. I manifestanti hanno sputato in direzione della Chiesa del Pretorio e di una statua della Vergine Maria sulla Via Dolorosa e in Via San Francesco.

 

Quel giorno la RFDC ha documentato numerosi casi con prove video, evidenziando la natura pubblica e dimostrativa degli atti.

 

Il 23 maggio, presso la Chiesa del Redentore, alcuni agitatori ebrei hanno bussato con forza alla porta chiusa e gridato «Morte ai cristiani», costringendo l’organista a fuggire da una porta laterale. La RFDC ha classificato l’episodio come un atto di minaccia e ha fornito assistenza per la presentazione di una denuncia alla polizia

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Sono in aumento gli atti aggressivi, commessi in pieno giorno. In un altro episodio, un uomo «ha urlato insulti contro Gesù e si è avvicinato in modo minaccioso a due suore cattoliche sulla metropolitana leggera di Gerusalemme», si legge nel rapporto. «Le molestie sono cessate in seguito a un intervento».

 

Anche l’incitamento all’odio online ha avuto un ruolo di primo piano nel rapporto. Il 16 giugno, una revisione di Google Maps ha interpretato erroneamente alcuni versetti biblici del Deuteronomio che incitavano alla distruzione di luoghi cristiani, tra cui l’abbazia della Dormizione. La RFDC ha segnalato il caso e ha trasmesso le prove alle autorità.

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I dati rivelano una chiara tendenza all’aumento di tali incidenti. Il RFDC ha registrato 107 incidenti nel 2024 e 181 nel 2025. Entro la metà del 2026 erano già stati registrati 120 incidenti, di cui 76 solo nel trimestre aprile-giugno. Ciò significa che il 2026 è sulla buona strada per superare il totale dell’anno precedente.

 

Il rapporto della RFDC osserva che «negli ultimi anni, questi atti si sono svolti sempre più apertamente, in pieno giorno e, a volte, in modo deliberatamente dimostrativo».

 

La copertura mediatica di Vatican News sul rapporto ha evidenziato che molti episodi si verificano in pieno giorno, «a volte con genitori che incoraggiano i figli a imitarli», mentre i responsabili agiscono «con crescente audacia e arroganza… senza timore di conseguenze».

 

Nell’aprile del 2023, quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo governo sionista di Benjamin Netanyahu – che aveva nominato ministri suprematisti ebrei anticristiani come Itamar Ben-Gvir – il Patriarca latino Cardinale Pizzaballa avvertì che la nuova mancanza di applicazione della legge aveva incoraggiato gli estremisti ebrei ad attaccare i cristiani.

 

«La frequenza di questi attacchi, di queste aggressioni, è diventata qualcosa di nuovo», disse Pizzaballa all’epoca. «Queste persone si sentono protette… che l’attuale clima culturale e politico possa giustificare, o tollerare, azioni contro i cristiani».

 

Tra questi crimini d’odio anticristiani si annoverano il tentativo di ebrei religiosi di aggredire un vescovo e un sacerdote ortodossi durante la Divina Liturgia della domenica mattina, la distruzione di una statua di Gesù Cristo nella Chiesa della Flagellazione, bande che attaccano i pellegrini e commettono atti di vandalismo, la profanazione di cimiteri cristiani, ulteriori episodi di sputi sui cristiani e, in altre occasioni, l’incendio delle loro chiese.

 

Inoltre, i leader della Chiesa sottolineano continuamente che tali crimini rimangono per lo più impuniti dal sistema giudiziario penale israeliano locale, il che contribuisce a incoraggiarne l’escalation.

 

Tale impunità si estende agli attacchi terroristici ebraici contro cristiani e altri palestinesi nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate da Israele.

 

Nel luglio dello scorso anno, dopo che questi terroristi israeliani avevano distrutto terreni agricoli, incendiato luoghi sacri e terrorizzato famiglie cristiane nella città di Taybeh, in Cisgiordania, i prelati di Terra Santa hanno accusato le forze dell’ordine locali di «facilitare e consentire» tali attacchi non applicando le leggi a tutela dei diritti umani fondamentali della popolazione palestinese occupata.

 

Tali giudizi sono stati confermati da ministri israeliani, sia in carica che in pensione, i quali corroborano la complicità di funzionari del governo israeliano nel facilitare questi crimini in corso attraverso l’occultamento delle prove, l’incoraggiamento o assicurandosi che «i terroristi [ebrei] non vengano arrestati».

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Tre giorni dopo la dichiarazione dei prelati in merito ai crimini terroristici a Taybeh, un carro armato israeliano ha aperto il fuoco contro la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, uccidendo tre persone e ferendone nove, tra cui il parroco.

 

All’epoca Pizzaballa espresse dubbi sul fatto che l’attacco fosse stato un errore – come aveva affermato il governo israeliano – mentre altre fonti riportavano che le autorità ecclesiastiche sospettavano che l’attacco fosse «un atto deliberato di rappresaglia» per le dichiarazioni dei prelati cristiani contro gli attacchi terroristici ebraici a Taybeh avvenuti tre giorni prima.

 

In una dichiarazione in risposta a questo attacco terroristico israeliano contro i civili, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha condannato «l’attacco a civili innocenti e a un luogo sacro», sottolineando al contempo che «questa tragedia non è più grande o più terribile delle tante altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi. Morte, sofferenza e distruzione sono ovunque».

 

A questo proposito, dal 7 ottobre 2023 Israele ha ucciso direttamente almeno 73.377 palestinesi, tra cui circa 22.000 bambini e 33.000 donne e ragazze. A questi si aggiungono almeno 1.254 uccisi dall’inizio del «cessate il fuoco» dell’11 ottobre 2025, a seguito delle oltre 4.000 violazioni di tale accordo da parte di Israele.

 

Le persecuzioni anticristiane in Israele sono diventate mainstream negli ultimi mesi grazie alla copertura mediatica di personaggi come Tucker Carlson, che l’ha denunciata in più occasioni recandosi fisicamente in Giordania.

 

Come riportato da Renovatio 21, continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa.

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L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.

 

A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Persecuzioni

Tribunale israeliano assolve l’estremista giudeo che aveva aggredito una suora

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Un tribunale israeliano ha assolto Yona Simcha Schreiber da responsabilità penale per il brutale attacco a una suora cattolica francese a Gerusalemme, sostenendo che al momento dell’aggressione soffriva di una grave condizione mentale. Lo riporta LifeSite.   Il tribunale di primo grado di Gerusalemme ha emesso mercoledì la sentenza sul 36enne residente nell’insediamento di Peduel, in Cisgiordania, condannandolo a un ricovero ospedaliero fino a sei anni.   Il 28 aprile un colono ebreo ha aggredito con violenza una suora minuta, ricercatrice presso la Scuola francese di ricerca biblica e archeologica, riconoscibile dall’abito religioso. Ha preso la rincorsa, l’ha scaraventata a terra facendole sbattere la testa sul selciato e provocandole un capogiro. Pochi istanti dopo è tornato e l’ha presa a calci mentre era ancora a terra, poi ha aggredito un passante che aveva tentato di fermarlo.

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La suora ha riportato contusioni al viso e alla gamba e ha avuto bisogno di cure immediate.   L’episodio è avvenuto sul Monte Sion, vicino al Cenacolo, dove Gesù Cristo celebrò l’Ultima Cena con gli apostoli e istituì la Santa Eucaristia. Un video ha ripreso l’aggressione.   Lo Schreiber è stato accusato di aggressione con lesioni personali motivata da ostilità verso un gruppo religioso, oltre che di aggressione semplice.   Secondo il Jerusalem Post, il giudice Ophir Tischler ha detto che le prove dimostravano che lo Schreiber aveva compiuto gli atti contestati, ma ha accolto la tesi dello psichiatra distrettuale secondo cui Schreiber «era psicotico al momento dei fatti e non era in grado né di comprendere la natura delle sue azioni né di impedirsi di compierle»; di conseguenza è stato ritenuto non penalmente responsabile.   Secondo l’ordinanza, il ricovero di Schreiber — a partire dal 24 agosto — non potrà superare i sei anni, pena massima prevista per il reato più grave del caso.   Non si tratta però di un termine fisso, ma solo di un tetto massimo. Una commissione psichiatrica può autorizzare la scarcerazione anticipata se ritiene che le condizioni mediche lo consentano.   Dopo un’iniziale disponibilità dell’accusa ad accettare l’assoluzione con ricovero, è stato chiesto un breve rinvio quando lunedì si è presentato l’avvocato della suora, che ha detto di non essere stato informato adeguatamente dell’alibi psichiatrico.   L’avvocato della suora, Zaki Sahlia, ha contestato le conclusioni della perizia, sostenendo che la scelta di Schreiber di colpire proprio la religiosa, e non altre persone presenti, metteva in dubbio che la presunta malattia bastasse a spiegare la violenza.   Sahlia ha anche collegato il fatto a un più ampio schema di molestie e attacchi contro il clero cristiano a Gerusalemme. Nell’udienza conclusiva ha indicato che la suora, pur non a suo agio con l’alibi psichiatrico, ha accettato la decisione del tribunale.   Durante l’udienza finale del processo a Schreiber, mercoledì, l’accusa ha detto di aver adempiuto ai propri obblighi verso la suora aggredita, di aver ascoltato la sua versione, ma di essersi allineata al parere psichiatrico. Accusa e difesa hanno quindi chiesto insieme al tribunale di assolvere l’aggressore.   «Ci auguriamo che le cure mediche lo aiutino a recuperare completamente le sue capacità», ha dichiarato l’avvocato d’ufficio di Schreiber, Idan Gamlieli. «È importante sottolineare che comprendiamo il difficile stato d’animo della querelante e le auguriamo una pronta guarigione dalle conseguenze di questo spiacevole incidente».   Come riportato da Renovatio 21, la suora aveva detto di pregare per la conversione del suo aggressore.   La sentenza è stata letta in un clima di allarme per i ripetuti attacchi di coloni ebrei contro palestinesi cristiani, i loro luoghi di culto a Gerusalemme e in Cisgiordania, e contro la popolazione palestinese in generale: attacchi per i quali, secondo il testo, gli autori non vengono regolarmente chiamati a rispondere dalle autorità israeliane.

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Il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha collegato pubblicamente questa escalation al clima politico sotto l’attuale governo del premier Benjamin Netanyahu, formatosi alla fine del 2022.   Nella primavera del 2023 il cardinale francescano disse che gli estremisti «si sentono protetti… che l’attuale clima culturale e politico può giustificare, o tollerare, azioni contro i cristiani». Definì la frequenza di tali attacchi «qualcosa di nuovo».   I leader della Chiesa si sono lamentati più volte del fatto che molti autori non subiscono quasi alcuna conseguenza e che molti aggressori vengono considerati affetti da problemi psichici piuttosto che da dolo.   Oltre alle aggressioni contro la città cristiana di Taybeh in Cisgiordania, tra i crimini d’odio anticristiani figurano il tentativo di giudei radicali di aggredire un vescovo e un sacerdote ortodossi durante la Divina Liturgia domenicale, la distruzione di una statua di Gesù Cristo nella Chiesa della Flagellazione, attacchi e vandalismi contro pellegrini da parte di bande ebraiche radicali, la profanazione di cimiteri cristiani, gli sputi sui cristiani e, in altre occasioni, l’incendio delle loro chiese.   I leader ecclesiastici sottolineano inoltre che questi crimini restano in gran parte senza sanzioni nel sistema giudiziario israeliano locale, e che ciò ne favorisce l’aumento.   «Constatiamo che la maggior parte degli episodi nel nostro quartiere sono rimasti impuniti», ha detto padre Aghan Gogchian, cancelliere del Patriarcato armeno. Nella dichiarazione dell’aprile 2023 il sacerdote ha espresso delusione perché le forze dell’ordine non perseguono gli autori con le accuse gravi che, a suo avviso, meriterebbero, ma li trattano come persone con malattie mentali.   «La polizia cerca di presentare ogni attacco come un episodio isolato e di dipingere gli aggressori come persone mentalmente instabili», ha dichiarato Amir Dan, portavoce della Custodia francescana di Terra Santa, al Times of Israel nel marzo 2023. «Così facendo, la polizia si sottrae a ogni responsabilità».   Yossi Eli, giornalista ebreo israeliano che per un giorno si è travestito da prete cattolico e nel 2023 ha raccontato le molestie subite da altri ebrei, ha respinto l’alibi spesso usato dai funzionari israeliani, secondo cui i correligionari autori di questi crimini sarebbero «malati di mente».   «La nostra indagine ha dimostrato che gli attacchi non sono assolutamente opera di malati di mente, bensì di persone con la mente lucida che semplicemente odiano qualcosa in cui non credono», ha scritto Eli in un tweet. «Sono stati sottoposti al lavaggio del cervello per credere che Gesù sia malvagio. Giovani estremisti, bambini e, cosa più tragica, soldati – «gente perbene» – stanno esprimendo il loro odio verso il cristianesimo».   Il sistema «giudiziario» israeliano è «progettato per creare l’apparenza di responsabilità, impedendo al contempo qualsiasi conseguenza reale».   A ulteriore conferma, secondo il testo, di una corruzione del sistema penale israeliano, un rapporto di aprile dell’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor documenta torture sessuali «sistematiche e ampiamente praticate» ai danni di detenuti palestinesi, considerate «parte di una politica statale organizzata» che gode della «piena protezione delle più alte autorità politiche, militari e giudiziarie».   Presentando le conclusioni sulla complicità dei funzionari nel sistema giudiziario, l’analisi afferma che la magistratura israeliana «non ha funzionato come un meccanismo efficace di accertamento delle responsabilità». Al contrario, «è stato storicamente e sistematicamente utilizzato per consolidare l’impunità per i crimini commessi contro i palestinesi, rendendo di fatto la magistratura la prima linea di difesa per le violazioni israeliane e i loro autori».   Pertanto, come ripetuto da almeno alcuni ex e attuali membri della Knesset, il rapporto Euro-Med sostiene che la copertura del sistema «giudiziario» israeliano crea complicità con i crimini contro i palestinesi, e che ciò è intenzionale:   «I dati disponibili non indicano un errore procedurale occasionale o una mancanza di capacità, bensì un fallimento strutturale nella “volontà” di condurre indagini serie e procedimenti efficaci, trasformando le indagini interne in procedure formali volte a creare l’apparenza di responsabilità, impedendo al contempo qualsiasi conseguenza reale e garantendo la protezione pratica dei colpevoli e della catena di comando, anziché ricercare la verità o la giustizia per le vittime».

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A sostegno di queste conclusioni, l’organizzazione contrappone l’enorme numero di denunce contro soldati israeliani per crimini contro i palestinesi al tasso molto basso di incriminazioni, che storicamente «non ha superato lo 0,81%».   In un altro caso ancora più eclatante, cinque soldati israeliani incriminati nel 2025 dopo la diffusione di un video che li ritraeva mentre violentavano brutalmente un detenuto palestinese a Sde Teiman si sono visti cadere tutte le accuse. I presunti stupratori si erano mostrati mascherati in TV affermando che avrebbero vinto in tribunale, mentre un parlamentare della Knesset difese lo stupro pubblicamente.   Lo scandalo aveva contribuito alle dimissioni dell’ex avvocato generale militare delle IDF, il maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, che riconobbe di aver autorizzato la diffusione del filmato «per contrastare la falsa propaganda». Il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu – che aveva definito il video di violenza anale sul detenuto palestinese «il più grave attacco di PR» subito dallo Stato Giudaico e aveva quindiminacciato di querelare il New York Times per un articolo sull’argomento – ha accolto con favore la decisione, affermando che «Israele deve perseguire i suoi nemici, non i suoi eroici combattenti».   I brevi arresti per gravi violenze sessuali hanno scatenato rivolte di fazioni di coloni che, in loro difesa, hanno preso d’assalto le strutture in cui erano detenuti. L’episodio ha anche aperto un dibattito in una commissione della Knesset, dove un parlamentare israeliano ha sostenuto con forza che è accettabile stuprare o torturare in altro modo i detenuti palestinesi.   Secondo l’atto d’accusa, la vittima ha riportato fratture alle costole per le percosse, una perforazione polmonare e una lacerazione rettale interna per la quale è stata operata.   Dopo il ritiro delle accuse, il ministro della Guerra Israel Katz si è scusato con loro per l’«ingiustizia» subita e il premier Benjamin Netanyahu ha definito le accuse una «calunnia del sangue». Da allora godono di una certa notorietà in un Paese in cui, secondo il testo, almeno il 75% degli israeliani ebrei si dichiara favorevole al genocidio di Gaza, ritenendo che «non ci siano innocenti a Gaza».   Come riportato da Renovatio 21abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa lo stesso esercito israeliano ha iniziato delle indagini riguardante il video che ritrae soldati dello Stato Ebraico che gettano cadaveri di palestinesi dai tetti.   Nel frattempo sono emersi u vari social network video che paiono ritrarre militari israeliani mentre saccheggiano abitazioni nel sud del Libano e si riprendono mentre «scherzano» rovinando i beni.   Come riportato da Renovatio 21, in un altro caso un prigioniero palestinese ha sostenuto di essere stato rinchiuso in una bara per due settimane. In altri casi allucinanti si è parlato di prigionieri e prigioniere stuprati in ogni orifizio da cani addestrati.

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Cina

Almeno 10 vescovi clandestini consacrati in segreto dopo l’accordo tra Vaticano e Cina

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Un vescovo cattolico cinese della Chiesa clandestina ha dichiarato  che «almeno 10» vescovi clandestini sono stati consacrati in segreto dopo la firma dell’accordo tra Vaticano e Cina, per salvaguardare la fede nella Cina comunista. Lo riporta LifeSiteNews.

 

In un’intervista al Catholic World Report (CWR) sulla situazione della Chiesa in Cina, pubblicata il 23 agosto, il vescovo clandestino — non affiliato all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese ufficiale e rimasto anonimo — ha detto che «almeno 10 nuovi» vescovi clandestini sono stati consacrati di nascosto nella regione del Fujian da quando l’intesa sino-vaticana è stata formalizzata nel 2018, per assicurare la sopravvivenza della fede in uno «stato di emergenza».

 

Il presule ha aggiunto che, nell’ambito dell’accordo, il Vaticano ha approvato i vescovi scelti dal Partito Comunista Cinese (PCC), e che questo ha portato i cattolici cinesi a dubitare della reale attenzione della Santa Sede nei loro confronti.

 

Il prelato ha precisato che il numero esatto di questi vescovi consacrati in segreto per i fedeli clandestini non è noto, ma ha stimato che si tratti di «almeno 10 nuovi vescovi», spiegando inoltre che le consacrazioni occulte sono partite per il timore che «l’integrità della fede cattolica possa risentirne» a causa del crescente controllo statale legato all’accordo sino-vaticano.

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Si ritiene che l’accordo ufficialmente segreto tra Cina e Vaticano, firmato nel 2018, riconosca la «Chiesa» approvata dallo Stato cinese e consenta al Partito Comunista Cinese (PCC) di nominare i vescovi. Il Papa, almeno sulla carta, manterrebbe un potere di veto, anche se nella pratica il controllo resterebbe al PCC. L’intesa presumibilmente permette anche di rimuovere vescovi legittimi e sostituirli con prelati graditi al PCC.

 

In questo modo l’accordo facilita al PCC il tentativo di piegare i cattolici cinesi alla propria ideologia. L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per quattro anni.

 

Il vescovo clandestino ha detto a CWR che i fedeli cinesi dubitano della sollecitudine del Vaticano per il loro bene spirituale, proprio perché la Santa Sede riconosce i vescovi scelti dal PCC. Ha citato in particolare il caso di due sacerdoti, padre Wu Jianlin e padre Li Jianlin, «eletti» vescovi ausiliari di Shanghai e Xinxiang durante l’interregno papale dello scorso anno.

 

Dopo l’elezione al soglio, papa Leone XIV ha riconosciuto questi uomini come vescovi: un fatto che, ha sottolineato il vescovo clandestino, i cattolici cinesi non hanno dimenticato.

 

Papa Leone ha continuato a riconoscere i vescovi designati dal PCC.

 

Come riportato da Renovatio 21, a luglio il pontefice ha approvato le consacrazioni di Joseph Chang Yanfeng a vescovo della Mongolia Interna e di Francis Xavier Duan Yongkun a ordinario di Bameng, secondo le regole dell’accordo segreto con il PCC.

 

L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.

 

Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.

 

Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.

 

Negli anni trascorsi dall’attuazione dell’accordo, la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.

 

L’accordo ha portato ad un aumento della persecuzione religiosa, che la Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina ha descritto come una conseguenza diretta dell’accordo. Nel suo rapporto del 2020, la Commissione ha scritto che la persecuzione testimoniata è «di un’intensità che non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale».

 

Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.

I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».

 

Da quando l’accordo segreto è stato firmato, diversi prelati cattolici di spicco, tra cui il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, lo hanno criticato aspramente. Il cardinale novantaquattrenne ha definito l’accordo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e ha persino accusato il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi.

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Come riportato da Renovatio 21, la Cina a giugno ha consacrato un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV. Si tratta di Giuseppe Chang Yanfeng, messo a capo della diocesi di Chifeng, il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.

 

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.

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Persecuzioni

Un’altra chiesa incendiata in America

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La scorsa settimana l’ex Friendship Baptist Church di Cleveland, Ohio, un edificio della metà degli anni 1890 nato come sinagoga e poi divenuto luogo di culto battista, è stata completamente distrutta da un vasto incendio nelle prime ore del mattino.   Quasi sessanta vigili del fuoco hanno combattuto le fiamme per ore. Il tetto è crollato. I resti sono stati successivamente demoliti. All’inizio le autorità hanno dichiarato che la causa era sconosciuta.   I vigili del fuoco locali hanno in seguito confermato che l’incendio era di origine dolosa. Non si ritiene che le motivazioni siano di natura finanziaria. Sono previsti arresti, mentre gli investigatori proseguono la procedura per l’emissione del mandato di perquisizione. L’edificio era rimasto vuoto per anni dopo il calo della congregazione. Il tenente dei vigili del fuoco di Cleveland, Mike Norman, ha definito la perdita «irresocievole» e ha stimato i danni in circa 500.000 dollari.  

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Il diciannovenne John McManamon è stato arrestato e accusato di incendio doloso in relazione all’incendio. Gli inquirenti hanno dichiarato che una telecamera di sorveglianza ha ripreso in tempo reale un’auto vicino alla chiesa prima che scoppiasse l’incendio. Le autorità sostengono che tre individui siano entrati nell’edificio per partecipare a una tendenza dei social media nota come «urban mining». McManamon è comparso in tribunale dopo l’arresto ed è stato rilasciato su cauzione di 10.000 dollari.   Secondo il mandato di arresto, una foto recuperata da un post sui social media, scattata all’interno della chiesa, ha rivelato che l’incendio aveva molteplici punti di origine distinti. Le telecamere di sorveglianza in tempo reale hanno ripreso un veicolo fuori dalla chiesa. I sospetti avrebbero lasciato la proprietà 28 minuti dopo essere entrati e l’edificio ha bruciato per circa un’ora prima che venisse effettuata la prima chiamata di emergenza. Poiché gli inquirenti hanno accertato che in totale tre persone sono entrate nell’edificio, si prevedono ulteriori mandati di arresto e arresti imminenti per i restanti complici.   A causa della gravità dell’incendio, i restanti muri in pietra di 15 metri hanno perso la loro integrità strutturale e rappresentavano un immediato pericolo di crollo, costringendo le squadre di emergenza a demolire completamente i resti storici.   Non si tratta di un episodio isolato. Si inserisce in una lista sempre più lunga di siti cristiani storici ridotti in cenere, mentre il linguaggio ufficiale si limita a «sconosciuto», «sotto indagine» o «accidentale», e l’attenzione politica resta selettiva.   Solo poche settimane prima una chiesa di 164 anni a Leicester, in Gran Bretagna, aveva subito gravi danni. La chiesa di St Andrew’s in Jarrom Street, costruita nel 1862 e progettata da Sir George Gilbert Scott, era stata colpita da un incendio dopo le 23:00 del 28 luglio.  

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I vigili del fuoco hanno lottato contro le fiamme per tutta la notte. L’incendio è divampato al piano terra e si è propagato al tetto. In seguito le autorità hanno dichiarato che la causa più probabile è stata accidentale, dato che l’edificio era chiuso e non vi erano segni di effrazione. Le funzioni religiose sono riprese nella sala parrocchiale. Il Papa ha inviato una lettera di solidarietà. I lavori di riparazione potrebbero richiedere anni.   L’incendio di Leicester ha fatto seguito alla completa distruzione della storica chiesa metodista di Kings Hall a Southall, nella zona ovest di Londra, avvenuta a febbraio. Più di dieci autopompe e circa settanta vigili del fuoco sono intervenuti per domare l’edificio ultracentenario, ridotto in gran parte in cenere. La reazione del governo è stata tiepida.   Pochi giorni dopo l’allora Primo Ministro Keir Starmer aveva espresso chiara preoccupazione per un incidente di sicurezza avvenuto alla Moschea Centrale di Manchester durante il Ramadan sottolineando  lo stanziamento di fino a 40 milioni di sterline per rafforzare la sicurezza di moschee, scuole musulmane e centri comunitari. Rimase invece in silenzio riguardo alla chiesa di Southall e al più ampio fenomeno degli attacchi contro i luoghi di culto cristiani.   I dati del National Churches Trust hanno registrato centinaia di attacchi contro le chiese, inclusi incendi dolosi, e migliaia di reati commessi in proprietà ecclesiastiche negli ultimi anni, con fondi per la sicurezza per sito di gran lunga inferiori rispetto a quelli destinati a moschee o sinagoghe.   Negli Stati Uniti, a Buffalo, l’ex chiesa e santuario di Sant’Anna, risalente a 140 anni fa, è stata colpita da diversi incendi quest’anno, dopo essere stata venduta nel 2022 a un gruppo affiliato al Downtown Islamic Center per essere convertita in un centro comunitario islamico.   Due incendi divampati in quattro giorni a luglio sono stati confermati come dolosi. Le autorità locali hanno espresso frustrazione per la mancata messa in sicurezza dell’edificio storico, ormai abbandonato.   A giugno la South Bushwick Reformed Church di Brooklyn, un edificio di 173 anni, è stata completamente distrutta da un incendio doloso. Inizialmente le cause erano state indicate come oggetto di indagine, prima che i vigili del fuoco confermassero che si trattava di un incendio appiccato intenzionalmente.   Una persona sospetta è stata vista fuggire in un video; non è seguito alcun arresto. La città ha respinto un piano di conservazione e ha ordinato la demolizione.   Poche settimane prima una chiesa di 138 anni ad Astoria, nel Queens, aveva subito gravi danni a causa di un incendio di vaste proporzioni, seguito da un rapido avvio delle procedure di demolizione.   In Canada gli incendi dolosi contro le chiese sono più che raddoppiati dopo il 2021. Un rapporto del Macdonald-Laurier Institute ha rilevato che meno del 4% dei casi ha portato a un’incriminazione. Uno degli esempi più recenti è la chiesa di Saint-Romain, in Quebecco, costruita nel 1893 e distrutta da un incendio ad aprile, il cui incendio è stato trattato come doloso.   Mesi fa la storica chiesa cattolica di San Paolo Montréal, in Quebecco, è stata ridotta quasi in macerie da un enorme incendio. A inizio 2024 due storiche chiese cristiane in Canada sono state date alle fiamme intenzionalmente.   Dalla primavera del 2021, ben oltre 100 chiese, la maggior parte cattoliche, sono state bruciate o vandalizzate in tutto il Canada. Tali attacchi alle chiese sono avvenuti poco dopo la scoperta di tombe anonime in scuole residenziali ora chiuse, un tempo gestite dalla Chiesa in alcune parti del Canada, nella primavera dello scorso anno, uno scandalo anticlericale in realtà già smontato come bufala da tempo, al quale tuttavia ha dato nuova vita la visita di Bergoglio nel Paese con annesse scuse e riti di negromanzia pagana con i First Nation, gli indigeni canadesi. Nello stesso periodo altre due storiche chiese cristiane in Canada erano state date alle fiamme intenzionalmente.   In un solo anno recente in Francia si sono registrati quasi cinquanta incendi o tentativi di incendio doloso ai danni di chiese e luoghi di culto cristiani.   La profanazione delle chiese in Francia – almeno di quelle che non sono in vendita – è un fenomeno continuo ed agghiacciante. Al vandalismo si aggiunge spesso la piromania.   Come riportato da Renovatio 21, in precedenti incidenti, giovani satanisti locali sono stati giudicati colpevoli di incendio doloso e di altri atti di vandalismo anticristiano. A novembre era stata vandalizzata persino la chiesa parrocchiale di Lourdes.   Sono stati perpetrati anche attacchi islamici. Solo di recente, nella notte tra il 14 e il 15 luglio, una chiesa del XIX secolo con una struttura metallica nel XIV arrondissement di Parigi, Notre-Dame-du-Travail (Nostra Signora del Lavoro), è stata ricoperta di graffiti ostili, tra cui «Sottomettetevi ad Allah, infedeli, pregate 5 volte al giorno» e “Bast … Gesù, un solo dio Allah». Anche l’organo della chiesa è stato distrutto.

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la chiesa di Saint-Martin-des-Champs a Parigi fu attaccata con una bomba molotov.   Mesi fa un incendio è scoppiato presso la cattedrale gotica di Rouen. Le immagini della scena non possono che ricordare un altro incendio devastante scoppiato nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi nel 2019. Anche quell’incendio era scoppiato durante i lavori di ristrutturazione e aveva finito per distruggere l’iconica guglia di Notre Dame   Nel mese di maggio una chiesa del XIX secolo a Montenach è stata completamente distrutta da un incendio.   Cinque mesi fa un incendio ha devastato la Vondelkerk, la prima chiesa dedicata al Sacro Cuore ad Amsterdam.     Gli edifici storici cristiani scompaiono mentre i cambiamenti demografici continuano e le priorità politiche restano selettive.  

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Immagine screenshot da Twitter  
 
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