Sorveglianza
I rivoltosi di Minneapolis utilizzano sistemi di riconoscimento automatico delle targhe?
Le rivolte scoppiate a Minneapolis, aggravatesi dopo la sparatoria di sabato che ha visto la morte dell’attivista Alex Pretti, appaiono chiaramente come il frutto di una rete di estrema sinistra altamente organizzata, dotata di esperienza, risorse finanziarie consistenti e una struttura coordinata.
Un’inchiesta condotta da Fox Digital ha rivelato che «una rete coordinata di chat crittografate, avvisi stradali e tracciamento degli agenti dell’ICE in un sofisticato database esaminato da Fox News Digital mostra che gli agitatori erano già mobilitati sulla scena in cui è stato ucciso Alex Pretti, 37 anni, pochi minuti prima che venissero sparati i colpi».
«Gli agenti dell’ICE e della Border Patrol erano lì per arrestare un criminale immigrato illegale, e Pretti e altri erano lì, fuori da una ciambellaia, per incontrarli come parte di un piano strategico di interferenza organizzata nelle operazioni delle forze dell’ordine». La rete degli «agitatori» dispone quindi di «logistica, messaggistica e coordinamento disciplinati».
Un ex Berretto Verde ha paragonato queste proteste alle insurrezioni incontrate dalle forze americane e alleate in Afghanistan e Iraq.
As a former Special Forces Warrant Officer with multiple rotations running counterinsurgency ops—both hunting insurgents and trying to separate them from sympathetic populations—I’ve seen organized resistance up close. From Anbar to Helmand, the pattern is familiar: spotters,…
— Eric Schwalm (@Schwalm5132) January 25, 2026
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Uno degli strumenti chiave utilizzati finora dai rivoltosi è il controllo in tempo reale delle targhe automobilistiche. Video diffusi sui social media mostrano gruppi che circondano veicoli identificati – a torto o a ragione – come appartenenti ad agenti dell’immigrazione. Messaggi intercettati dalle chat di gruppo su Signal evidenziano un sistema di monitoraggio attivo: le targhe sospette vengono segnalate da militanti sul campo a Minneapolis e verificate attraverso la rete.
Potrebbe essere tale sistema alla base della minaccia di morte ricevuta dall’autista del giornalista sotto copertura James O’Keefe, sfuggito al linciaggio da parte dei fondamentalisti progressisti sulle strade di Minneapolis. Una volta messosi in salvo, l’O’Keefe ha mostrato che un SMS da un numero non rintracciabile intimava al suo autista di fuggire dallo Stato entro un’ora altrimenti lui e la «banda di nazisti» di O’Keefe sarebbero stati uccisi. Secondo il giornalista, è possibile che fossero risaliti al numerio di telefono tramite la targa dell’auto, che era a noleggio. I rivoltosi dispongono quindi oltre che di tecnologie eìanche di entrature ad alto livello in database pubblico-privati.
L’area delle Twin Cities (come chiamano negli USA la’rea metropolitana di Minneapolis-Saint Paul) è densamente coperta da centinaia di telecamere per il riconoscimento automatico delle targhe (ALPR). «È plausibile che i rivoltosi stiano sfruttando questi dispositivi, magari con la collaborazione diretta di autorità locali?» si chiede Infowars.
Secondo la testata statunitense, messaggi trapelati indicano che alti funzionari governativi locali e statali sembrano coinvolti nel coordinamento delle proteste. La complicità delle forze dell’ordine locali è tale che il capo della polizia del Minnesota avrebbe dichiarato che la legittimità legale dell’uccisione di Pretti non conta, mentre le immagini dell’assalto all’Homes 2 Suites Hotel di domenica sera mostrano veicoli della polizia di Minneapolis che si allontanano dalla zona, lasciando un unico agente federale insanguinato a presidiare l’ingresso principale e a chiedere ai giornalisti perché la polizia locale non fosse presente.
Un articolo apparso sulla stampa locale nel novembre 2025 indica che nell’area delle Twin Cities operano attualmente oltre 300 telecamere ALPR, i cui dati vengono elaborati da un avanzato sistema di intelligenza artificiale per consentire il tracciamento in tempo reale degli spostamenti delle persone e delle eventuali infrazioni nel contesto urbano.
La maggior parte di questi dispositivi è fornita da una specifica azienda: ogni volta che un veicolo passa davanti a una telecamera, vengono registrati targa, posizione e caratteristiche identificative dell’auto (colore, graffi, ammaccature), inserendo tutto in un database accessibile alle forze dell’ordine.
L’articolo paragona il sistema a «un localizzatore piazzato dalla polizia sulla tua auto». Le telecamere non si limitano alla targa: «Le telecamere a schiera sono in grado di rilevare razza, genere e quante persone sono presenti nell’auto», il che potrebbe teoricamente permettere di avvisare in anticipo sul numero esatto di agenti federali in arrivo in una determinata zona, consentendo una risposta calibrata.
L’accesso al sistema è aperto anche a privati e aziende. «Nel suo annuncio del nuovo “Business Network” a giugno» l’azienda «si è vantata della possibilità per le aziende di abbonarsi alle “Hotlist”, che avvisano gli abbonati della posizione di determinate auto che passano davanti a qualsiasi lettore di targhe» dell’azienda, «indipendentemente da chi sta utilizzando la telecamera».
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Ciò implica la possibilità di inviare notifiche automatiche agli abbonati sulla presenza di veicoli specifici in aree precise della città.
L’articolo evidenzia inoltre abusi già documentati: alcuni agenti di Minneapolis sono stati sorpresi a utilizzare le telecamere per rintracciare ex partner, condurre ricerche nazionali su una donna del Texas che aveva abortito e condividere informazioni con l’ICE. La medesima azienda ha vinto una causa nello Stato della Virginia che ha garantito agli agenti l’accesso al sistema senza mandato.
Al momento non esiste prova definitiva che i rivoltosi e i loro eventuali complici stiano sfruttando questo potente apparato per monitorare il traffico nelle Twin Cities. Tuttavia, considerando il livello di organizzazione e la collusione istituzionale emersi finora, l’ipotesi appare inquietantemente plausibile.
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Immagine di Myotus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Sorveglianza
Ecco il lockdown per l’afa
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Sorveglianza
Chat control, il Parlamento Europeo ha esteso fino al 2028 il programma di sorveglianza sui nostri telefoni
Il Parlamento Europeo ha prorogato fino all’aprile 2028 la legislazione «Chat Control», un programma di sorveglianza della messaggistica privata presentato come strumento contro il materiale pedopornografico, dopo che una manovra procedurale ha permesso l’approvazione del provvedimento nonostante la maggioranza dei parlamentari avesse votato contro.
Il 9 luglio, il Parlamento europeo ha adottato una proroga di Chat Control 1.0, un’esenzione temporanea e volontaria dalle norme sulla privacy nell’UE, apparentemente volta a individuare materiale pedopornografico online. Il regolamento rimarrà ora in vigore fino al 3 aprile 2028, dando alle istituzioni europee più tempo per negoziare un nuovo quadro normativo. Comunemente noto come Chat Control 2.0, il nuovo regolamento renderebbe obbligatorio il controllo dei messaggi e delle foto private, anche sui servizi crittografati come WhatsApp e Signal.
L’estensione Chat Control 1.0 è stata approvata dopo un iter procedurale che ha impedito una votazione diretta sul merito della legge stessa.
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«È una vergogna che lo strumento Chat Control sia stato approvato dal Parlamento europeo», ha dichiarato Svenja Hahn, presidente del partito ALDE e europarlamentare tedesca, in un commento a EUTechLoop. «Apre le porte alla sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private dei nostri cittadini europei, invece di concentrarsi sulla lotta mirata contro gli abusi sessuali sui minori, come proposto dal Parlamento. La sorveglianza delle chat private, promossa dagli Stati membri dell’UE, rappresenta una minaccia per la nostra libertà e la nostra democrazia. Dobbiamo continuare a lottare contro Chat Control».
Alla base di Chat Control 1.0 c’è il Regolamento (UE) 2021/1232, che consente una deroga temporanea alle leggi europee sulla privacy per permettere ai fornitori di utilizzare sistemi automatizzati per rilevare materiale pedopornografico. Tale deroga è scaduta il 3 aprile di quest’anno, ma le discussioni per prorogarla si sono bloccate a causa dell’opposizione di diverse organizzazioni che hanno espresso preoccupazione per le implicazioni umanitarie del regolamento proposto.
Come riportato da EuroNews, a marzo i membri del Parlamento europeo hanno respinto una proposta per prorogare Chat Control 1.0, dopo che i negoziati non hanno portato a un accordo. È stato approvato un emendamento che impone di limitare il monitoraggio ai singoli utenti o ai gruppi già sospettati per ordine di un’autorità giudiziaria, impedendo così l’accesso indiscriminato alla corrispondenza delle comunicazioni private con sede nell’UE.
Successivamente, a giugno, la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ha riaperto il fascicolo legislativo al Consiglio europeo, chiedendo all’UE di «trovare un accordo su una seconda lettura di questo fascicolo».
Il 2 luglio, il Consiglio ha quindi presentato, come propria «iniziativa», la proposta emendata che era stata appena respinta dal Parlamento, imponendo una seconda lettura, ovvero un nuovo ciclo di dibattito e votazione. Poiché la proposta è diventata la «posizione ufficiale» del Consiglio europeo, il regolamento del Parlamento europeo richiede la maggioranza assoluta – non dei presenti, ma di tutti gli eurodeputati – per emendarla. Ciò ha reso considerevolmente più difficile per gli oppositori ribaltare il disegno di legge.
Il 9 luglio, durante il dibattito, una prima votazione ha mostrato una maggioranza semplice a favore del rigetto della posizione del consiglio. Si è quindi tenuta una seconda votazione, che tuttavia non ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per ribaltare il testo modificato. Di conseguenza, la proposta non è stata respinta. La legge è stata quindi approvata e Chat Control 1.0 è stata prorogata fino al 3 aprile 2028.
Tuttavia, la versione modificata di Chat Control 1.0 ha introdotto una clausola che esclude le comunicazioni crittografate end-to-end (ad esempio, su WhatsApp e Signal) dall’ambito di applicazione del regolamento, indipendentemente dal fatto che siano crittografate ora, lo siano state in passato o lo saranno in futuro.
I servizi di posta elettronica come Gmail e iCloud, l’archiviazione cloud protetta da crittografia lato server e la messaggistica diretta non crittografata su Instagram e Facebook rimangono esposti e fortemente incentivati a effettuare scansioni volontarie. Prima della sospensione dell’aprile 2026, la sola raccolta di piattaforme Meta rappresentava quasi la totalità delle segnalazioni inviate alle autorità di contrasto europee.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa Apple aveva dichiarato l’introduzione di modifiche agli iPhone progettate per scovare casi di abusi sessuali su minori. Già un lustro fa, dietro al nobile intento di combattere la pedofilia, non è difficile vedere che si tratta di un nuovo limite eroso dal capitalismo di sorveglianza.
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Dall’autunno del 2026 inizieranno i lavori per la versione definitiva 2.0, che introdurrà il monitoraggio «obbligatorio e preventivo» direttamente sui dispositivi utilizzati da tutti i cittadini dell’UE. Il nuovo quadro normativo dovrebbe essere approvato entro luglio 2028 e includere la cosiddetta scansione lato client. A tal fine, un algoritmo viene installato direttamente sul telefono o sul computer dell’utente e analizza il contenuto mentre viene digitato, prima che venga crittografato e inviato.
Si tratta di un ipertotalitarismo bioelettronico de facto, che sta venendo lanciato sotto i nostri occhi. E la pandemia con i suoi green pass, come ripetiamo su Renovatio 21, ne è stata solo la prova generale.
Come sempre, la lotta all’orrore della pedopornografia viene brandita dal sistema come motivazione per aumentare la sorveglianza dell’individuo, imponendo metodi di controllo sempre più capillari. È un bel paradosso: Bruxelles, che ricordiamo è città nota per le voci sulla terrificante pedofilia delle sue élite, per proteggerci dai pedofili accresce il suo potere.
La nuova manovra, che segue l’attacco alle grandi piattaforme pornografiche internet, nasconde quindi un’orrore più grande: quello della nuova piattaforma del totalitarismo europeo, una tecnocrazia basata su sorveglianza e controllo come mai abbiamo veduto nella storia umana.
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Sorveglianza
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