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Psicofarmaci

«I demoni nella mente». La campionessa olimpica Simone Biles vittima degli psicofarmaci?

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In queste Olimpiadi appena concluse un episodio soprattutto ci riempi di angoscia e disgusto. Quello che riguarda Simone Biles.

 

La giovanissima ginnasta aveva vinto 4 ori e un bronzo ai giochi di Rio nel 2016. All’epoca fummo inondati di informazioni sulla sua storia personale: finita in casa di affidamento, viene adottata dal nonno materno e la nuova moglie. Si allena 32 ore alla settimana, per cui la famiglia opta per l’homeschooling. La famiglia è molto cattolica…

 

Tutti incantati dalla ragazzina di colore che ce l’ha fatta.  La magia sembra perdurare anche durante queste disgraziate olimpiadi edochiane (cioè, di Tokyo) del 2020 – cioè 2021. Quando annuncia che si ritira dalle competizioni, i giornali di tutto il mondo la giustificano in ogni modo. Anzi, di più: la innalzano a livelli munchauseniani.

 

Il Washington Post scrive che porta il peso di essere la GOAT, acronimo che sta per  Greatest of All Times, la migliore di tutti i tempi, e pazienza se lì a bordo pista c’era Nadia Comaneci, la più grande atleta del XX secolo nonché prima ad aver ottenuto il punteggio massimo di 10. Il giornale di Amazon ci fa sapere che ora il suo hashtag su Twitter è associato all’emoji della capra, che si dice appunto goat in inglese.

 

Perché i giornali di tutto il mondo hanno dimenticato gli oscuri trascorsi con gli psicofarmaci della Biles, di cui pure avevano scritto qualcosa un lustro fa?

Quindi ecco che accusano i «twisties», nuovo termine della ginnastica artistica che tutto il mondo ora ha imparato a conoscere: il twisty è un blocco mentale dell’atleta che perde la sua consapevolezza spaziale durante un esercizio intenso. Simone ne soffrirebbe, e quindi andrebbe compatita all’istante (gli altri atleti, si vede, no).

 

Poi ecco il colpo di scena: si è ritirata perché è una vittima degli abusi sessuali di Larry Nassar, il medico delle atlete USA dal 1996 al 2017. Il dottor Nassar avrebbe abusato di 150 ginnaste. La Biles, secondo un tweet dell’ex ginnasta Andrea Orris, sarebbe molto traumatizzata.

 

La stampa va oltre: nel bel mezzo della crisi della ragazza, la BBC e tutta una serie di testate mondiali la definiscono superhuman. Superumana.

 

A nostro parere non c’è nulla di sovrumano in qualcuno che si ritira in questo modo opaco, e per certi versi egoico in modo quasi tirannico (il mondo è ai suoi piedi, il mondo la implora di competere…) da una parte dei giuochi: perché non è tornata a casa a curarsi, è rimasta fino alla gara in cui ha voluto essere, saltando tutte le altre.

 

Così come, per citare uno che di superuomini dovrebbe saperla lunga, «umano, troppo umano» ci è sembrato il discorso che ha fatto subito quando ha deciso di collassare la sua Olimpiade.

 

«Sto combattendo con i demoni». Sì, la ragazza dice di avere «i demoni nella mente».

 

Ecco, più che sovrumano, ci sembra preternaturale. Anzi no: ci sembra un effetto naturalissimo, se ci ricordiamo una storia in cui la Biles era finita qualche anno fa.

 

Perché i giornalisti di tutto il mondo possono essersene dimenticati, Renovatio 21 invece la rammenta perfettamente.

 

Nel 2016 scoppia lo scandalo sul doping russo. Si tratta, con ogni evidenza, di un’arma geopolitica lanciata contro Putin, che negli ultimi anni dell’era Obama lo aveva surclassato in ogni modo, Crimea e Siria in primis.

 

Ci potrebbe quindi essere la Russia dietro all’hackeraggio della WADA, l’ente mondiale antidoping, nell’estate di quell’anno.

 

Saltano fuori elenchi di atleti olimpici statunitensi possibilmente dopati, dalle sorelle Venus e Serena Williams in giù.

 

«Simone Biles potrebbe passare alla storia dello sport come la prima atleta narcolettica a vincere quattro medaglie d’oro in una sola olimpiade»

Tutti gli atleti USA avrebbero assunto sostanze proibite grazie allo scudo dell’uso terapeutico: se prendi quel farmaco perché hai una malattia, non è esattamente doping. La chiamano TUE, «Therapeutic Use exemption». Basta dire che hai quella malattia.

 

E quindi eccoti che nella lista trovi la nuova eroina atletica americana, fresca degli ori brasiliani.

 

La Biles avrebbe fatto uso di anfetamine e psicofarmaci. In una disciplina dove la concentrazione è tutto, è possibile considerarlo doping?

 

«Simone Biles potrebbe passare alla storia dello sport come la prima atleta narcolettica a vincere quattro medaglie d’oro in una sola olimpiade», scherzavano alcuni dei massimi esperti di antidoping italiani. A riportarlo era Repubblica del 14 ottobre 2016. Non è chiaro se se ne siano ricordati cinque anni dopo quando dovevano scrivere della misteriosa disfunzione dell’atleta a Tokyo.

 

Era riportata anche una bella scaletta cronologica.

 

«Nel settembre del 2012, quindi subito dopo le olimpiadi di Londra, all’inizio del quadriennio olimpico di Rio, la Biles viene autorizzata ad assumere 15mg al giorno di anfetamine per via orale (ha appena 15 anni). L’autorizzazione viene rinnovata nel 2013 e nel 2104».

 

«Nel 2015 la sua patologia ha un’evoluzione e si passa dall’anfetamina al dexmetilfenoidato (una sostanza dagli effetti non dissimili) con un’autorizzazione che scadrà nel 2018».

 

«Le date sono importanti perché è una coincidenza perlomeno suggestiva che nel 2013, cioè proprio a un anno di distanza dall’inizio della terapia a base di anfetamine, che la Biles diventa la Biles, comincia cioè a stupire e a vincere gare» ammette il quotidiano romano.

 

«Se l’autenticità delle carte fosse confermata – spiegava a Repubblica una fonte autorevole – non ci sarebbe alcun illecito. Certo risulta comunque quantomeno singolare che una atleta di quel livello abbia gareggiato alle olimpiadi sotto gli effetti di una terapia che di solito si prescrive ai narcolettici».

 

Una narcolettica che volteggia in aria come una trottola: di per sé quasi una barzelletta, o una nuova possibilità di civiltà sportiva – esistono le paralimpiadi per narcolettici? Lì la Biles vincerebbe a man bassa.

 

«Nel 2013, cioè proprio a un anno di distanza dall’inizio della terapia a base di anfetamine, che la Biles diventa la Biles, comincia cioè a stupire e a vincere gare»

Possiamo dire che nell’ambiente in molti sapevano, compresa qualche collega italiana surclassata, che all’epoca ammiccò a possibili indagini. Anche tra coloro che si occupano di PED (performance enhancing drugs, cioè il doping che va dagli anabolizzanti alle sostanze nootropiche, cioè di potenziamento del cervello) la storia è risaputa ed è stata discussa in qualche tweet varie volte.

 

I giornali del mainstream, invece no: ed è questa la notizia.

 

«Ho l’ADHD e ho preso farmaci da quanto ero una bambina» si è giustificata all’epoca la Biles. L’ADHD, il Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività, è una sindrome sempre più diagnosticata ai bambini americani – un’idea di per sé rifiutata con forza da alcuni psichiatri, che la definiscono alla stregua di una nuova malattia inventata (una volta si diceva: «bimbo discolo», «distratto», etc.) dall’influenza di Big Pharma sulla classe medica.

 

Perché, se diagnosticata, l’ADHD apre alla prescrizione di anfetamine come l’Adderall, uno psicofarmaco che dai bambini è tracimato – spesso legalmente, ma anche no – verso altre categorie adulte: le casalinghe che vogliono avere energie, gli studenti unversitari che vogliono stare svegli a studiare per gli esami, e non ultimi – cosa decisiva per il caso in questione – gli atleti, come per esempio i giocatori di football americani, dove la focalizzazione è tutto.

 

L’Adderall, scrive Wikipedia, «provoca effetti come euforia, desiderio sessuale, un miglior controllo cognitivo come migliorare l’attenzione, la concentrazione e l’impulsività. A queste dosi, induce effetti fisici come diminuzione del tempo di reazione, resistenza alla fatica e una maggiore forza muscolare». Insomma, pare proprio sia doping.

 

Vale la pena di ricordare gli effetti collaterali: a livello fisico, ipertensione, ipotensione, tachicardia, dolore addominale, diarrea, nausea inappetenza, cambio della libido, digrignare die denti, perdita del controllo della vescica, rinite, tic nervosi, vista offuscata, insonnia, secchezza delle fauci.

 

Da un punto di vista psicologico, abbiamo cambi di umore, ansia, senso di grandiosità, irritabilità, comportamenti ossessivi e, per gli utilizzatori più addentro, la cosiddetta «psicosi da anfetamina», un disturbo mentale caratterizzato da sintomi psicotici (ad esempio allucinazioni, ideazione paranoide, deliri, pensiero disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato) che coinvolge e si verifica tipicamente a seguito di dosi elevate psicostimolanti.

Perché nessuno, davvero nessuno, neanche in questo caso dove gli effetti della psico-droga legale potrebbero essere autoevidenti, se la sente di mettere in discussione delle terapie che, invece che benessere, creano demoni?

 

La dipendenza da Adderall e di altre sostanze simili (come il Ritalin) riempie le cronache americane di storie mostruose: famiglie distrutte, carriere universitarie troncate, carriere sportive disintegrate. Dolori che poi magari si curano con gli oppioidi, e da lì alla morte – su Renovatio 21 lo abbiamo scritto spesso – in USA il passo è divenuto brevissimo.

 

Ora, pare che, come accade in vari Paesi Africani, in Giappone alcuni psicofarmaci non possano entrare per legge. «Se portate Adderall in Giappone per qualsiasi motivo, rischiate l’arresto e la reclusione» scrive nelle FAQ un sito di scambi studenteschi di Kyoto. «Attualmente, l’unico farmaco usato per trattare l’ADHD legale in Giappone è Concerta. Sebbene il Ritalin sia disponibile in Giappone per il trattamento dei disturbi del sonno, non è prescritto ai pazienti con ADHD».

 

Le regole farmaceutiche in Giappone sarebbero quindi belle stringenti. Ecco che qualcuno ha ipotizzato che la Biles possa aver sperimentato una sindrome di astinenza da psicofarmaco: possibile.

 

O è anche possibile il contrario: i «demoni» con cui ha lottato la Biles sono generati dall’unione delle droghe che assume con la pressione che prova nel momento più importante degli ultimi cinque e dei prossimi quattro anni.

 

Il documentarista e sollevatore di pesi Chris Bell, autore di film sugli steroidi e sugli abusi di farmaci, ha indagato la faccenda, prima ipotizzando a Rio l’uso di Adderall, poi quello di Ritalin e Focalin.

 

Qualcuno ha ipotizzato che la Biles possa aver sperimentato una sindrome di astinenza da psicofarmaco

«Nel 2016 Simone Biles ha rivelato di avere l’ADHD e per questo  prende Ritalin e Focalin. Ha ricevuto un’esenzione per uso terapeutico nel 2016 e ha portato a casa 4 medaglie d’oro a Rio. Avanti veloce a Tokyo 2020 e il Ritalin è illegale al 100% in Giappone. Un po’ mi chiedo cosa sia successo» scrive in un tweet.

 

In un altro  tweet si pone la vera domanda: «Mentre sto cercando di scoprire se Simone Biles stava usando farmaci per l’ADHD o no mi sono imbattuto in un documento di 10 pagine pubblicato dal Team USA sulle regole per portare le anfetamine in Giappone che mi porta a una domanda più oscura. Quanto del Team USA è sotto lo speed legale?». Lo speed è il modo in cui gli americani chiamano le anfetamine illegali vendute per la strada.

 

La domanda che si pone Bell è di tipo sportivo.

 

Noi ci racconteremmo se ci rispondessero ad altri due tipi di questione.

 

Perché i giornali di tutto il mondo hanno dimenticato gli oscuri trascorsi con gli psicofarmaci della Biles, di cui pure avevano scritto qualcosa un lustro fa?

 

Perché nessuno, davvero nessuno, neanche in questo caso dove gli effetti della psico-droga legale potrebbero essere autoevidenti, se la sente di mettere in discussione delle terapie che, invece che benessere, creano demoni?

 

 

 

 

 

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Immagine di Agência Brasil Fotografias via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Bioetica

«Se possono obbligarti a fare un vaccino di cui non hai bisogno, che cosa non possono fare?»

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Gli obblighi vaccinali riguardano «il potere», ha dichiarato Tucker Carlson in una trasmissione TV di Fox News della scorsa settimana.

 

«Queste richieste sono così ovviamente irrazionali, che costringerti ad accettarle senza lamentarti è il punto centrale dell’esercizio».

 

«Queste richieste sono così ovviamente irrazionali, che costringerti ad accettarle senza lamentarti è il punto centrale dell’esercizio»

In un appassionato monologo mandato in onda lo scorso lunedì, l’editorialista TV americano ha notato «è una forma di sadomasochismo, è dominio e sottomissione. Si tratta di potere. Se riescono a farti prendere medicine che non vuoi o di cui non hai bisogno, hanno vinto. Tu sei loro. Tu appartieni a loro. Vogliono questo».

 

«I vaccini – che sono molto meno efficaci di quanto ci era stato detto inizialmente, potenzialmente pericolosi per alcuni e completamente inutili per decine di milioni di altri – sono ora, tuttavia, obbligatori praticamente per tutti in America» ha detto Carlson.

 

«È una forma di sadomasochismo, è dominio e sottomissione. Si tratta di potere. Se riescono a farti prendere medicine che non vuoi o di cui non hai bisogno, hanno vinto. Tu sei loro. Tu appartieni a loro. Vogliono questo»

«Allora perché? Perché esattamente questa è la politica? Nel suo discorso al Paese della scorsa settimana, Joe Biden non si è preso la briga di spiegare perché. A questo punto non sono necessarie spiegazioni. Il tuo consenso non è più necessario».

 

Etichettando il discorso di Biden sull’0bbligo vaccinale come «il discorso più controverso e divisivo mai pronunciato da un moderno presidente americano», Carlson ha osservato che il punto centrale su cui Biden ha martellato è che «i tuoi concittadini americani sono pericolosi per te. Potrebbero ucciderti. E questo include la tua famiglia».

 

«Se possono obbligarti a prendere un vaccino di cui non hai bisogno, che cosa non possono fare?» si è chiesto.

 

«A questo punto non sono necessarie spiegazioni. Il tuo consenso non è più necessario»

«Perché non ti faranno assumere psicofarmaci se sei persistentemente disobbediente? Esprimi la visione sbagliata, fatti un’iniezione di torazina. Perché non potrebbero farlo? Qual è il loro principio limitante?»

 

Non è una domanda retorica. Uno Stato senza basi morali, dove può fermarsi? Se lo Stato moderno arriva a calpestare non solo la dignità dell’uomo e la legge naturale, ma perfino la sua stessa Carta Costituzionale (cioè, la sua ragione di essere), dove può limitarsi?

 

«Si può immaginare un gruppo di medici della CNN che spiega che saremmo tutti molto più al sicuro se i propagandisti malati di mente della destra radicale ricevessero le cure di cui hanno bisogno e smettessero di diffondere le loro pericolose teorie del complotto. Quindi dare loro farmaci psicotropi è una questione urgente di salute pubblica. Ti sembra inverosimile?»

 

«Perché non ti faranno assumere psicofarmaci se sei persistentemente disobbediente? Esprimi la visione sbagliata, fatti un’iniezione di torazina. Perché non potrebbero farlo? Qual è il loro principio limitante?»

A noi qui non sembra inverosimile. Di fatto Renovatio 21 si occupa da anni di un tema fondamentale per la saluta pubblica, quello delle droghe sintetiche legali chiamate «psicofarmaci». Una loro somministrazione obbligata non ci sembra, a questo punto, fantascienza: l’intera Nazione, l’intero mondo è sottoposto oggi ad un TSO ben peggiore.

 

Quanto alla spaccatura dalla società, noi abbiamo un modo di chiamarla: guerra biotica. Una popolazione divisa artatamente, in cui una parte viene aizzata contro l’altra, forte del mandato dell’establishment.

 

È la meccanica da incubo, oramai presente più o meno inconsciamente nel discorso di molti, che sta dietro alle guerre civili, ma qui si tratta di un conflitto nuovo, non più etnico o ideologico, ma biologico, biomolecolare, biotico – legato al bios, alla vita stessa.

 

 

Carlson Warns: “If The Powers That Be Can Force You To Get A Shot, What Can’t They Make You Take”

 

 

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Droga

Dietro al rave dello scandalo: l’opportunismo, le politiche di Soros e i traffici internazionali di pastiglie

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Il rave in Toscana è finito. Il più grande pugno tirato nella faccia della popolazione internata dal COVID – dai gestori di discoteche chiuse, agli attivisti ora denunciati perché scesi in piazza a protestare contro il green pass – si è spento.

 

La faccenda in apparenza ha dell’incredibile. Un gruppo franco-spagnolo organizza una mega-festa con 15 palchi e almeno 10 mila partecipanti su di una proprietà privata – un altro diritto che probabilmente è evaporato nel bienni pandemico.

 

Di più: lo fanno su un campo dell’ex sindaco del Paese, un uomo di destra che assiste stupefatto allo svolgersi degli eventi. C’è scappato il morto, forse due. Una ragazza ha avuto le doglie e partorito. I cani hanno ucciso le pecore che pascolavano, ma si parla anche di vari poveri fido morti di caldo. Chetamina a 5 euro, LSD a 10. Le farmacie della zona, hanno detto, hanno finito le siringhe. Ricoveri per coma etilico e overdose. Due presunti stupri denunciati.

 

Non vogliamo nemmeno immaginare cosa il povero proprietario – un allevatore – si troverà a dover pulire. Vetri, preservativi usati, qualche siringa. La bonifica potrebbe non finire mai. Gli animali dovrebbero tornare a pascolare lì?

 

Tuttavia, le domande che premono sono altre.

Il ministero degli Interni potrebbe aver scelto di non interrompere la festa perché i possibili conseguenti tafferugli, cioè l’ultima cosa che vuole un governo  in questo preciso momento

 

Soprattutto, perché non è stato fermato con la forza? Di rave bloccati dalla polizia si ha memoria. Questa volta non è successo, e i raver sono andati avanti indisturbati – come zombie, a vedere dalle foto – a ballare drogati per giorni anche dopo che lo scandalo era sui telegiornali delle otto. È la TAZ – la zona temporaneamente autonoma teorizzata dal filosofo anarco-pedofilo Hakim Bey – realizzata nell’estate 2021. Tunz-tunz-tunz

 

Ci sono diverse risposte a questa domanda.

 

La prima: il ministero degli Interni potrebbe aver scelto di non interrompere la festa perché i possibili conseguenti tafferugli. Cioè, l’ultima cosa che vuole un governo, e specie un ministro apertamente schierato con le politiche sociali e migratorie di sinistra,  in questo preciso momento.

 

Il lettore che segue Renovatio 21 sa che un esempio di recente c’è già stato, in Francia, due mesi fa: la battaglia al rave di Ille-et-Vilaine, in Bretagna, dove negli scontri «di estrema violenza» tra la polizia e i festaioli ad un ragazzo è stata mozzata la mano.

 

 

Il bagno di sangue, così poco telegenico, è stato risparmiato

Per fronteggiare una massa di 10 mila persone ci vogliono quantità di manganelli poco fotogeniche, soprattutto di questi tempi, dove in molti sta montando l’idea di vivere in una società repressiva. Creare nel cuore di agosto una Tien’An Men techno non è l’ideale per la carriere di molti, e la tenuta del governo (nonostante abbiamo visto che siano proprio talvolta i «sinceri democratici» delle testate dell’oligarcato chiedere il golpe militare).

 

Che il ministro e la sua cintura di decisori abbia preso nota? Difficile a dirlo, considerando la superficialità con cui ha trattato la questione del green pass, passando da mezzi avvertimenti a frasi confusionarie in pochi giorni..

 

Tuttavia, il bagno di sangue, così poco telegenico, è stato risparmiato.

 

Un’altra risposta potrebbe essere che si tratti di un favore elettorale: anche i techno-fattoni, pensano i ministri di area PD, votano, come votavano i centri sociali, che talvolta sono perfino riusciti a mandare in Parlamento qualche loro non indimenticabile sgherro.

 

Eppure, sarebbe anche questo un errore. Chi conosce il mondo dei Technival sa quanto siano apolitici, perché il nichilismo neuronale risultante dalla combo anfetamina più musica elettronica occupa tutta la loro vita, e non hanno davvero tempo di pensare a cose complicate come le elezioni, le leggi, il futuro, la famiglia, etc. Ma tant’è: i no-vax in piazza (che, invece, votano eccome) si possono reprimere, i raver smandibolatori no.

 

Quindi: non hanno caricato per l’illusione ottica di un possibile opportunismo politico?

 

Quindi: non hanno caricato per l’illusione ottica di un possibile opportunismo politico?

La verità è che ci sarebbe un’altra domanda da farsi. Che è forse ancora più basilare.

 

Chi c’è dietro ai rave? Sono davvero un fenomeno spontaneo, senza padroni, senza finanziatori?

 

Difficile dirlo, perché si tratta di eventi ed organizzazioni di per sé davvero opache, nomadi, chiuse – segrete al punto che anche i luoghi delle feste . Tuttavia, ci ha colpita una delle descrizioni del rave finita sui giornali: «c’erano i “laboratori” della riduzione del danno dove le sostanze venivano preventivamente analizzate per non correre rischi inutili» scrive il Corriere di oggi.

 

Cioè, vi erano  dei banchetti dove testavano la droga che si acquistava, con «opuscoli con informazioni di base diffusi fra i presenti per evitare comportamenti dannosi». Cioè, ripetiamo l’espressione, quella che si chiama «riduzione del danno».

 

Qui bisogna alzare le antenne: la «riduzione del danno» è da sempre uno dei cavalli di battaglia di George Soros, per i cui programmi ha versato miliardi. La gente oggi tende a dimenticarlo, ritenendolo solo il miliardario dietro a certe rivoluzioni colorate, all’attacco alla lira e alla sterlina, e all’immigrazione totale che stiamo vivendo: no, Soros è stato anche uno dei più grandi sostenitori globali della droga libera.

 

Anni fa Soros scrisse di suo pugno un articolo per il Financial Times in cui ricordava come il suo approccio fosse diverso da quello dei governi nazionali:

 

Chi c’è dietro ai rave? Sono davvero un fenomeno spontaneo, senza padroni, senza finanziatori?

«La guerra alla droga è stata un fallimento da mille miliardi di dollari… Per oltre quarant’anni i governi di tutto il mondo hanno speso enormi somme su politiche repressive. Questo a discapito di programmi che funzionano». L’allusione è alle politiche della cosiddetta riduzione del danno, delle quali il Soros è munifico sostenitore. «Non è stato solo uno spreco di danaro: è stato controproducente»

 

«Il proibizionismo e la lotta alle droghe hanno fatto più male che bene… Per anni, la mia Open Society Foundation ha supportato programmi di riduzione del danno come lo scambio di siringhe…»

 

Insomma, dietro all’idea che la droga sia inarrestabile, e quindi non vada in alcun modo combattuta, ma ne vadano solo mitigati gli effetti, ci sono i miliardi del solito miliardario Soros.

 

Al momento, non sappiamo quale associazione che si interessa di «riduzione del danno» abbia stampato i dépliant in libera distribuzione al rave della Tuscia, né se quei «volontari» ai banchetti fossero in qualche modo stipendiati…

 

Sappiamo però che l’interesse delle forze globaliste per l’argomento c’è – eccome. Un mondo con la droga libera è un mondo di intossicati; un mondo di intossicati è davvero più facile da comandare (e anche: più economico) rispetto ad uno fatto di famiglie e cittadini responsabili…

 

Un altra domanda che nessuno si fa è: da dove viene quella immane quantità di droga consumata nei rave, così come nelle discoteche italiane dove ogni anno, in genere, ci scappa il morto con relativo e transeunte scandalo?

 

«Il proibizionismo e la lotta alle droghe hanno fatto più male che bene… Per anni, la mia Open Society Foundation ha supportato programmi di riduzione del danno come lo scambio di siringhe…» George Soros

Negli anni Novanta si bisbigliava che a produrla fossero le stesse farmaceutiche: del resto, come l’eroina fu inventata e commercializzata dalla Bayer, l’ecstacy, o MDMA – cioè la droga principalmente consumata con la musica elettronica – fu sintetizzata dalla Merck. Non c’è prova del fatto che Big Pharma produca oggi queste droghe e le smerci sottobanco: si tratta di una sorta di cospirazionismo drogastico-farmaceutico, che si diffonde tra le chiacchiere notturne di ragazzini storditi.

 

Tuttavia, ci sono invece prove del fatto che nel traffico di pastiglia siano attivi cittadini di un determinato Paese mediorientale, lo Stato di Israele.

 

Il quotidiano francese Liberation scriveva il 23 luglio 2001 che la mafia israeliana «ha dirottato il mercato delle droghe sintetiche». L’11 agosto dello stesso anno, anche Le Figaro confermava che «l’Ecstasy è il campo di caccia privato del sottobosco criminale israeliano».

 

«Gli Israeliani sono al centro del commercio dell’ecstasy» scrive il 1 novembre 2009 Haaretz analizzando un documento dello U.S. State Department. «Negli anni recenti, il crimine organizzato israeliano, con qualche legame presso le organizzazioni criminali della Russia, hanno preso controllo della distribuzione della droga in Europa, secondo un documento del Bureau for International Narcotics and Law Enforcement Affairs». Lo stesso documento mostra pure come «gruppi criminali israeliani hanno le mani sulla distribuzione di ecstasy in Nordamerica»

 

Grazie alla multinazionalità israeliana – i cittadini dello stato ebraico hanno in genere più di un passaporto, e legami con USA, Russia, Europa – la rete di traffico messa in piedi dagli israeliani e vastissima e profonda

 

Sono coinvolte diverse famiglie, coinvolte in faide con autobombe, esecuzioni,  e omicidi vari.

 

Una delle principali famiglie, Abergil sono oggetto negli USA di ogni capo di imputazione: assassinii, riciclaggio, estorsioni, frode, controllo di casinò illegali, collusione con una gang di Latinos (i Vineland Boyz) nella sua guerra criminale contro un cartello di rivali messicani.

«Gli Israeliani sono al centro del commercio dell’ecstasy» scrive il 1 novembre 2009 Haaretz

 

L’Olanda è uno degli snodi principali per gli israeliani, con milioni di pasticche spedite ovunque, dall’Europa a ogni Stato degli USA.

 

Perfino in luoghi dove i tentacoli della diaspora non dovrebbero arrivare compaiono kapò dello smercio israeliano di metanfetamina: nel settembre del 2000, la polizia giapponese arresta un cittadino israeliano per lo smuggling di almeno 25.000 pastiglie su suolo nipponico.

 

Se non credete alla vastità del fenomeno, è sufficiente rammentare il caso del ministro Gonen Segev, un pediatra della zona di Haifa che fu non solo deputato alla Knesset (il parlamento israeliano), ma pure ministro dell’energia e delle infrastrutture  1995 sia sotto il governo di Yitzhak Rabin e sotto il successivo governo presieduto da Shimon Peres. Non un politico qualsiasi: si considera che il suo voto fu fondamentale per il passaggio degli accordi di Oslo presso la Knesset.

 

Ebbene, nel 2004 l’ex-ministro di Tel Aviv viene arrestato all’aeroporto di Amsterdam mentre si imbarca su di un volo per Israele. Dice alle autorità aeroportuali che quelle pillolette colorate che gli hanno trovato siano delle M&Ms, avete presente, i variopinti cioccolatini che piacciono ai bambini. Invece erano migliaia e migliaia di pasticche di ecstasy.

 

Non fermare il rave, indirettamente, corrisponde al non fermare questa marea di psicofarmaci illegali che infiltrano il cervello della nostra gioventù

Insomma, l’onorevole, già ministro di un Paese che dispone di almeno 200 testate atomiche non dichiarate», trasportava ecstasy in quantità.

 

Ora, sarebbe bello capire quali percorsi hanno seguito le pastiglie consumate per istupidire e tenere in piedi i 10 mila raver del viterbese. Sarebbe bello sapere questo, e tante altre cose.

 

Del resto, attraverso i confini italiani, con gli ultimi governi, sono entrati milioni di clandestini – figuriamoci dunque quante pasticchette potrebbero essere passate.

 

Non fermare il rave, indirettamente, corrisponde al non fermare questa marea di psicofarmaci illegali che infiltrano il cervello della nostra gioventù.

 

E chi si droga ad una festa d’estate con psicofarmaci legali, mai dirà di no a quelli legali, soprattutto in annate in cui il lockdown ne ha moltiplicato il consumo – in perfetta legalità civile ed etica medica.

Per noi, da dovunque la si guardi, si tratta di un unico fenomeno, una vera catastrofe cerebrale generazionale, con i ragazzi trasformati sempre più consapevolmente in zombie assuefatti a sostanze sintetiche.

 

Altro che «riduzione del danno».

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Eugenetica

Huxley, Orwell e la guerra biotica

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In un articolo per American Thinker, Patricia McCarthy racconta che nel 1949, qualche tempo dopo la pubblicazione di 1984 di George Orwell, Aldous Huxley, l’autore di Il mondo nuovo (1931), che allora viveva in California, scrisse a Orwell. Huxley aveva brevemente insegnato francese a Orwell quando era studente al liceo a Eton. Huxley generalmente elogia il romanzo di Orwell, che a molti sembrava molto simile a Brave New World , nome originale de Il mondo nuovo, suggerendo educatamente che la sua versione di ciò chesarebbe successo in futuro è più veritiera e realistica di quella immaginata da Orwell.

 

Huxley ha osservato che la filosofia della minoranza dominante in 1984  è il sadismo, mentre secondo Huxley sarebbe più semplice, e probabile, raggiungere il controllo di pubblico ignorante e ignaro  con altri mezzi.

 

Huxley ha osservato che la filosofia della minoranza dominante in 1984  è il sadismo, mentre secondo Huxley sarebbe più semplice, e probabile, raggiungere il controllo di pubblico ignorante e ignaro  con altri mezzi

Le masse di Huxley, infatti, sono sedotte da una droga che intorpidisce la mente – il soma – mentre la sottomissione delle masse in Orwell avviene per tramite del sadismo e della paura.

 

Nella sua lettera ad Orwell, l’Huxley scrive che «entro la prossima generazione credo che i governanti del mondo scopriranno che il condizionamento infantile e la narco-ipnosi sono più efficienti, come strumenti di governo, dei club e delle prigioni, e che la brama di potere può essere altrettanto completamente soddisfatta suggerendo alle persone di amare la loro servitù come fustigandoli e calciandoli all’obbedienza».


Questa forma di condizionamento mentale a cui è sottoposta la massa, e sin dall’infanzia, è in questo biennio maledetto più visibile che mai.

 

«Masse di persone dipendenti dalla droga, legali e illegali. La maggior parte delle pubblicità che vanno in onda in televisione sembrano essere per farmaci da prescrizione, alcuni miracolosi ma la maggior parte inutili. Poi è arrivato il COVID, un virus molto probabilmente armato dal laboratorio finanziato da Fauci con i dollari dei contribuenti a Wuhan, in Cina. I poteri sono stati tragicamente deferiti ai malvagi Fauci che da tempo speravano proprio in un’occasione del genere» scrive McCarthy. 

Le masse di Huxley, infatti, sono sedotte da una droga che intorpidisce la mente – il soma – mentre la sottomissione delle masse in Orwell avviene per tramite del sadismo e della paura.

 

All’improvviso, c’è stata l’opportunità di testare i vaccini mRNA, in studio da quasi vent’anni. Sono stati autorizzati come misura di emergenza, benché ancora altamente sperimentali. Questi vaccini non sono affatto vaccini, ma una forma di terapia genica. Ci sono potenziali conseguenze disastrose lungo la strada. Gli esperimenti del governo sulla popolazione, in USA e non solo, non sono una novità. Ora però il mengelismo, l’uso indiscriminato di cavie umane in barba ad ogni Codice di Norimberga possibile, è slatentizzato come non mai.

 

Anzi: la pandemia ha reso il fare esperimenti sugli esseri umani non solo possibile, ma anche giusto, auspicabile. E fare esperimenti sugli esseri umani significa poterne disporre il sacrificio. Quindi, si tratta forse di una distopia ancora più profonda, allucinante, di quelle di Huxley ed Orwell. 

 

«Mesi fa, Fauci, et al. concordavano sul fatto che i bambini corrono poco o nessun rischio di contrarre il COVID, di trasmetterlo, e men che meno di morire a causa di esso» continua American Thinker. «Ora Fauci chiede che tutti i ragazzi vengano vaccinati entro la fine dell’anno! Perché? Non correvano il rischio di contrarla più di un anno fa».

«Lo scopo del propagandista – ha scritto Huxley è far dimenticare a un gruppo di persone che alcuni altri gruppi di persone sono umani».

 

Per quanto ci riguarda, non ci stupiamo: ai sacrifici umani di bambini siamo abituati, in Italia li paga il Servizio Sanitario Nazionale con gli aborti e le provette per le coppie sterili, e ancora più pregno di significato è il fatto che molti di questi sacrifici umani di innocenti finiscono per diventare materiale di ricerca scientifico-industriale per farmaci, cosmetici e alimentari – come nel caso delle linee cellulari usate per i vaccini.

 

Nella sua lettera al collega distopista, Huxley scrive pure che «il modo più sicuro per organizzare una crociata a favore di una buona causa è promettere alle persone che avranno la possibilità di maltrattare qualcuno. Essere in grado di distruggere con buona coscienza, essere in grado di comportarsi male e chiamare il tuo cattivo comportamento “giusto”. Indignazione: questo è il massimo del lusso psicologico, il più delizioso dei piaceri morali». 

 

Si prepara una guerra, una guerra biotica – una guerra intestina fra la popolazione dei singoli Paesi tra l’establishment e la larga fetta di popolazione pronta ad accettare perfino le modifiche genetiche e una minoranza che vede in tutta questa follia solo follia e menzogna, una minoranza odiata in virtù del suo stesso dato biologico, della sua vita, del bios, vissuta secondo la legge naturale.

«Lo scopo del propagandista – ha scritto Huxley è far dimenticare a un gruppo di persone che alcuni altri gruppi di persone sono umani».

 

Ed eccoci ai pogrom contro i tremendi «no-vax», i «negazionisti», i renitenti alla siringa genetica che vanno «cacciati», «stanati» – i giornali utilizzano esattamente questi termini, con una semantica che sta tra l’arte venatoria (con i non siringati nel ruolo di bestie in fuga) e la guerra.

 

Crediamo sia esatto parlare così: si prepara una guerra, una guerra biotica – una guerra intestina fra la popolazione dei singoli Paesi tra l’establishment e la larga fetta di popolazione pronta ad accettare perfino le modifiche genetiche e una minoranza che vede in tutta questa follia solo follia e menzogna, una minoranza odiata in virtù del suo stesso dato biologico, della sua vita, del bios, vissuta secondo la legge naturale.

 

Tal Zaks, Chief Medical Officer di Moderna, ha affermato che questi nuovi vaccini stanno «hackerando il software della vita». I vaccinisti affermano che non l’ha mai detto – ma importa davvero pochissimo, perché lo ha fatto.

 

Bill Gates ha definito i vaccini «un sistema operativo»: con Microsoft egli è il monopolista del sistemi operativi per computer di tutto il mondo. Con i vaccini, egli diventa quindi il padrone del sistema operativo dell’intera umanità, perfino a livello molecolare

Bill Gates ha definito i vaccini «un sistema operativo»: pensateci un secondo, con Microsoft egli è il monopolista del sistemi operativi per computer di tutto il mondo. Con i vaccini, egli diventa quindi il padrone del sistema operativo dell’intera umanità, perfino a livello molecolare.

 

Si chiede la McCarthy: «Ci sarà nella prossima generazione o giù di lì un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro servitù e produrre la dittatura senza lacrime, per così dire, producendo una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in modo che le persone siano di fatto private delle loro libertà loro, ma godranno di tale condizione?».

 

Risponde Renovatio 21: certo, questo farmaco c’è già. Non alludiamo solo agli psicofarmaci, il cui consumo è aumentato a dismisura durante il lockdown. Non ci riferiamo solo agli esperimenti di Deep Brain Stimulation, con cui stanno già sperimentando l’alterazione della mente umana tramite componenti elettroniche interfacciate con il cervello.

 

Ci riferiamo alla tecnica CRISPR, all’idea che i bambini del futuro saranno «autorizzati» solo se fatti in provetta, e magari resi più docili dall’editing di alcuni geni legati all’irrequietezza, allo stimolo, all’ambizione, al senso di giustizia… Del resto, ce lo hanno già detto in faccia: fare bambini geneticamente modificati «sarà come vaccinarli».

 

Il bambino naturale non sarà più ammesso a scuola, così come oggi si discute di non farci più entrare quello non vaccinato. Si tratta di una conseguenza logica e perfino giusta: i vaccinati mRNA sono di fatto già geneticamente alterati; la popolazione che si è sottoposta alla siringa genetica anti-COVID è transumanista, o quantomeno transumanizzata in senso letterale

Il bambino naturale non sarà più ammesso a scuola, così come oggi si discute di non farci più entrare quello non vaccinato. Si tratta di una conseguenza logica e perfino giusta: i vaccinati mRNA sono di fatto già geneticamente alterati; la popolazione che si è sottoposta alla siringa genetica anti-COVID è transumanista, o quantomeno transumanizzata in senso letterale.

 

«Questo è esattamente ciò che il progressismo sta lavorando duramente per ottenere: una popolazione farmacologicamente compromessa, felice di essere curata da un’enorme macchina statale. E mentre milioni di persone in tutto il mondo si sono arrese al vaccino e all’isteria mascherata, altri milioni, circa 1,3 miliardi, non vogliono far parte di questa mania del vaccino del governo» conclude l’American Thinker nel suo articolo sull’epistolario Huxley-Orwell.

 

Proprio così: tra queste due fazioni si prepara uno scontro, all’apparenza assai squilibrato, e perso in partenza per la povera minoranza che ha scelto di rimanere umana. Tuttavia, non siamo sicuri che la parte preponderante, con tutta la sua immane macchina mondiale bio-digitale (e militare), possa vincere.

 

Perché noi dalla nostra parte abbiamo il vertice dell’universo tutto: la Vita.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Dalla guerra civile alla «guerra biotica»

 

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