Oligarcato
Donne nude, oggetti perversi ed ospiti VIP: pubblicati migliaia di documenti su Epstein
Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso disponibili online venerdì un’ampia raccolta di documenti riguardanti le indagini sul finanziere defunto e condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
I file sono stati pubblicati in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, legge firmata dal presidente Donald Trump che impone al Dipartimento di Giustizia di divulgare i materiali relativi alle indagini penali federali su Epstein e sulla sua storica complice Ghislaine Maxwell.
La cosiddetta «Biblioteca Epstein» è stata strutturata in quattro sezioni principali: atti processuali; documenti resi pubblici ai sensi dell’Epstein Files Transparency Act; materiali rilasciati in risposta a richieste del Freedom of Information Act; e fascicoli già trasmessi alla Commissione di vigilanza della Camera a settembre.
L’archivio comprende numerose fotografie che ritraggono Jeffrey Epstein, la complice condannata Ghislaine Maxwell e altre persone durante viaggi in luoghi come Bali (Indonesia), Marocco e Saint-Tropez (Francia). Molte immagini sono state fortemente oscurate, nel rispetto delle norme legali che impongono la rimozione di dati in grado di identificare possibili vittime o di contenuti pedopornografici.
Il dipartimento di Giustizia ha inserito un avviso sul sito che ospita i file, precisando di aver compiuto «tutti gli sforzi ragionevoli» per verificare e censurare le informazioni personali relative alle vittime e ad altri individui privati. Ha però avvertito che, data l’enorme quantità di materiale, alcune informazioni sensibili o non pubbliche potrebbero essere presenti in modo involontario. Il dipartimento ha inoltre segnalato che alcune sezioni della raccolta contengono descrizioni di abusi sessuali e potrebbero non essere idonee a ogni tipo di lettore.

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Non è ancora chiaro se la divulgazione di venerdì costituisca il rilascio integrale di tutto il materiale in possesso del dipartimento o soltanto di una parte, con i funzionari che hanno indicato la possibilità di ulteriori pubblicazioni.
Il Vice Procuratore Generale Todd Blanche aveva precedentemente annunciato che la diffusione avrebbe riguardato «diverse centinaia di migliaia» di documenti, aggiungendo che altri fascicoli potrebbero essere resi pubblici nelle prossime settimane. Tale calendario ha attirato attenzione, dal momento che la legge obbliga il dipartimento a divulgare tutti i documenti in suo possesso entro il 19 dicembre. Alcuni materiali restano comunque esclusi dalla pubblicazione, tra cui quelli legati a indagini ancora in corso, documenti che potrebbero identificare le vittime e qualunque immagine raffigurante abusi, morte o lesioni.
La pubblicazione arriva dopo mesi di pressioni politiche e dibattiti pubblici sul caso Epstein, tornato ciclicamente sotto i riflettori dalla morte del finanziere in una prigione di New York nel 2019, mentre era in attesa di processo per accuse federali di traffico sessuale. Legislatori e gruppi di advocacy chiedono da tempo maggiore trasparenza sulla conduzione delle indagini e sulla rete di complici di Epstein.
Le migliaia di documenti resi pubblici dall’amministrazione offrono uno sguardo approfondito e spesso disturbante sui materiali raccolti nel corso delle indagini federali sul defunto finanziere e condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
L’archivio comprende fotografie, registri telefonici, trascrizioni di interrogatori, atti del gran giurì, resoconti di viaggi e documenti investigativi interni. Numerosi file sono fortemente oscurati e parte di essi era già stata divulgata attraverso procedimenti giudiziari, richieste di accesso agli atti o comunicazioni precedenti al Congresso.
Una porzione rilevante della pubblicazione consiste in immagini scattate nelle residenze e nelle proprietà di Epstein. Una serie di foto appare documentare una perquisizione dell’FBI nella dimora di Epstein a Manhattan. Altre cartelle contengono scatti di una proprietà sulla spiaggia, presumibilmente l’isola di Little Saint James appartenente a Epstein.
I documenti includono numerose immagini a sfondo sessuale o allusivo, come fotografie di lettini da massaggio, oggetti erotici, donne in topless o nude e foto incorniciate esposte all’interno delle abitazioni di Epstein. Nella maggior parte dei casi, pesanti barre nere coprono volti e elementi identificativi, in conformità alle norme legali volte a proteggere possibili vittime e privati. Un singolo file raccoglie decine di immagini oscurate di donne nude, prive di contesto su data o luogo dello scatto. Una nota specifica che 33 fotografie raffiguranti ragazze minorenni non sono state digitalizzate, in quanto gli inquirenti le ritenevano contenenti materiale pedopornografico.
Nelle immagini, pubblicate senza date o spiegazioni, appaiono varie figure di alto profilo. Molte foto ritraggono l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, vicino a Epstein negli anni ’90 e nei primi 2000, che ha sempre affermato di ignorare i crimini del finanziere. Diversi scatti mostrano Clinton in piscina o in una vasca idromassaggio, insieme alla complice condannata di Epstein, Ghislaine Maxwell, e a un’altra persona con identità redatta. Altre immagini immortalano celebrità e personalità influenti, tra cui Michael Jackson, Richard Branson, Diana Ross, Chris Tucker e altri, spesso in contesti di cene, feste o viaggi.
Una fotografia sembra raffigurare il principe Andrea disteso sopra cinque individui con volti completamente oscurati, mentre Maxwell si trova in piedi alle loro spalle. Andrea, sottoposto per anni a scrutinio per la sua amicizia con Epstein e privato quest’anno del suo status reale, ha sempre negato qualunque condotta illecita.
Le autorità hanno precisato che le immagini sono state diffuse prive di contesto e che non emergono elementi indicanti comportamenti criminali legati agli abusi di Epstein per le persone ritratte. Il dipartimento di Giustizia ha ribadito che i documenti relativi a indagini in corso o contenenti materiale di abusi sessuali su minori restano riservati, come previsto dalla legge.
Un privato a riorganizzato i file in modo facilmente navigabile nel sito https://epstein-files-browser.vercel.app/
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Immagine da Twitter
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Oligarcato
Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»
Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.
Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.
L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.
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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.
Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.
Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».
In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.
In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.
Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.
L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.
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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.
La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.
Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.
Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.
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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0
Oligarcato
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