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Cosa c’è nel libro del cardinale Müller?

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In un libro-intervista pubblicato in italiano da Solferino, il 27 gennaio 2023, intitolato In buona fede, scritto a quattro mani con la giornalista del quotidiano italiano Il Messaggero Franca Giansoldati, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto di la Congregazione per la dottrina della fede, critica il modo in cui papa Francesco affronta alcuni temi delicati, ed è preoccupato per la «confusione dottrinale» che regna intorno al sinodo sulla sinodalità.

 

 

L’agenzia romana I.Media ripresa da cath.ch il 29 gennaio, cita diversi estratti del libro. Innanzitutto il cardinale Müller nega di essere un «avversario» di Francesco: «Chi fa critiche costruttive è accusato […] di essere un nemico di Francesco».

 

Tuttavia, «se ci sono cose da segnalare per migliorare la situazione generale, l’unico modo è parlare chiaro», dice, prendendo l’esempio di santa Caterina da Siena che ebbe «parole durissime contro i papi, ma mai contro il papato».

 

Certo, l’ex prefetto della Congregazione della Fede riviene sul suo brutale licenziamento avvenuto il 30 giugno 2017, come un «fulmine a cielo sereno», ma le sue critiche più aspre prendono di mira i più stretti consiglieri del Papa. Deplora l’esistenza di un «cerchio magico che gravita attorno a Santa Marta, formato da persone […] non preparate dal punto di vista teologico».

 

Ritiene che in Vaticano «sembra che ormai le informazioni circolino in modo parallelo, da una parte sono attivi i canali istituzionali purtroppo sempre meno consultati dal pontefice, e dall’altra quelli personali utilizzati persino per le nomine dei vescovi o dei cardinali».

 

Il cardinale Müller indica il caso di mons. Gustavo Zanchetta, «controverso, perché godeva di uno status privilegiato di amico del Papa». Quest’ultimo, condannato per abusi ai danni di seminaristi nel suo Paese, era stato impiegato per diversi anni dal Papa nella banca vaticana.

 

Più in generale, il porporato tedesco denuncia il trattamento di favore riservato ai sacerdoti italiani condannati per abusi. Questi, afferma, beneficiano dell’intercessione di «amici influenti» a Santa Marta che «i chierici di nazionalità polacca, americana o di altra nazionalità non hanno», e che sono condannati dalla giustizia della Chiesa.

 

 

Autoritarismo e clientelismo

Non è certo, ci sembra, che questa influenza ufficiosa sia all’origine di tutte le disgrazie e le decisioni arbitrarie che il cardinale Müller denuncia.

 

Dice così di non comprendere l’intervento del Papa nella diocesi di Tolone: ​​il Papa ha vietato a mons. Dominique Rey di ordinare quattro futuri sacerdoti «perché appartenevano alla categoria dei conservatori».

 

Pur riconoscendo di non sapere se ci siano altri problemi dietro questa vicenda, ritiene che il Papa abbia usurpato le prerogative del vescovo in carica. Anche la diocesi di Tolone sarà oggetto di una visita canonica nei prossimi mesi.

 

Il cardinale Müller cita anche il caso di un vescovo del centro Italia che sarebbe stato «licenziato» perché aveva espresso il suo disaccordo con «alcune misure anti-COVID» prese dal Governo. «Il Papa non avrebbe dovuto poterlo mettere sotto accusa», insiste, ricordando che può farlo solo se il vescovo mette a rischio la fede cattolica o l’unità della Chiesa.

 

Infine, il presule tedesco deplora la sostituzione, per ragioni ideologiche, di mons. Livio Melina alla guida del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Quest’ultimo è stato sostituito da mons. Vincenzo Paglia «che non ha competenze specifiche in questo campo», un affronto – secondo lui – al principio della «libertà accademica».

 

 

Fallimento della riforma della Curia

Quanto alla riforma della Curia romana, l’ex prefetto è molto severo contro la nuova costituzione apostolica Prædicate Evangelium. Secondo lui, questa riforma ridurrebbe la Curia romana «a una corporazione che lavora per fornire assistenza ai “clienti”, le conferenze episcopali».

 

Sottolinea anche il paradosso dell’annunciato «decentramento», visto che al contrario «si sono rafforzate le maglie dell’accentramento». Attribuisce il «difetto di fabbrica» di questa riforma al «sentimento antiromano» del conclave che ha eletto papa Francesco nel 2013. La riforma, sostiene, sarebbe stata chiesta dai «cardinali latinoamericani» che intendono «costruire una Chiesa a loro immagine».

 

Al tempo stesso, rileva che l’Annuario pontificio ora cita «Vicario di Cristo e successore di Pietro» come titoli «storici» (e quindi più effettivi) del Papa, segno per lui di «una forma latente di negazione del fondamento petrino del papato».

 

Deplora, inoltre, una Curia dove «i controlli esterni, le verifiche» prendono il sopravvento sull’aspetto spirituale. Sul tema dell’evangelizzazione, si allarma per la mancata reazione alla scristianizzazione in Europa, considerando che il «nichilismo strisciante» che sta colpendo oggi il Vecchio Continente ne mette in pericolo la sopravvivenza.

 

Ben lungi dall’essere un tradizionalista, il porporato non si oppone comunque ad alcuna riforma. Prevede anche la nomina di laici e donne a posti importanti della Curia. Cita in particolare quelle del segretario di Stato, del sostituto, del presidente del Governatorato della Città del Vaticano o anche dei nunzi.

 

Vicino alla teologia della liberazione

Il magistero di papa Francesco è criticato in modo più sfumato: il Documento sulla fratellanza umana [cofirmato con il Grande Imam di Al-Azhar, 4 febbraio 2019] manifesta ai suoi occhi una «buona intenzione», ma sembra anche a lui «elitario», il che gli fa dubitare di poter «penetrare nella massa dei fedeli musulmani». Sottolinea anche l’attualità della Laudato si’ [24 maggio 2015], ma invita a difendere la vita umana dal suo inizio alla sua fine, tanto quanto la natura.

 

Sul piano economico e sociale, il cardinale tedesco, che ricorda la sua vicinanza alla teologia della liberazione del suo «caro amico» Gustavo Gutiérrez, deplora le conseguenze del «supercapitalismo» e difende la sovratassazione dei più ricchi.

 

Denuncia la tentazione antidemocratica che spinge i ricchi, accusandoli di incoraggiare un Grande Reset – grande ripristino –, a controllare ancora di più le masse, soprattutto dopo la crisi pandemica. A differenza di Francesco, si dice contrario all’idea di un salario universale, ma giustifica la posizione del Papa con le situazioni di estrema povertà che esistono in America Latina.

 

 

Timori sulla sinodalità

A proposito di sinodalità, il teologo tedesco ritiene che il termine sinodo promosso dal Pontefice sia diventato «un termine generico». Vede nel suo impiego il segno che una «democratizzazione, una protestantizzazione de facto» sarebbe «in corso» nella Chiesa cattolica. Critica in particolare le proposte «teologicamente insostenibili» del Cammino sinodale tedesco aperto nel 2019, di fronte alle quali, secondo lui, la Santa Sede si è mostrata compiaciuta.

 

In Germania, a suo avviso, la Chiesa sta affrontando una situazione «molto peggiore di uno scisma» perché la Chiesa locale si sta volontariamente separando da Roma, abbandonando le fondamenta del cristianesimo. «Si tratta dunque di apostasia», assicura, attaccando in particolare la promozione dell’intercomunione che «cambia il senso dell’Eucaristia». Afferma che «il rischio è la fine del cristianesimo in Germania».

 

Inoltre, il cardinale Müller si rammarica dell’ambiguità di papa Francesco sulla questione dell’omosessualità o del suo «sostanziale silenzio» su quella dell’indissolubilità del matrimonio. Deplora anche le contraddizioni sull’aborto, soprattutto quando il Papa ha riconosciuto al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il diritto di fare la comunione.

 

 

La questione liturgica

Il porporato tedesco denuncia gli «effetti negativi» del Traditionis custodes, contro la liberalizzazione della messa tridentina voluta da Benedetto XVI. Per lui dietro questa decisione ci sono i membri della Pontificia Università Benedettina Sant’Anselmo di Roma, «più ideologi che teologi», che hanno «manipolato» il Papa.

 

Ritenendo questa decisione non solo «ingiusta» ma «fonte di inutili tensioni», afferma che il problema principale resta la difesa del sacramento dell’Eucaristia, che a suo dire è sempre meno vissuto o compreso dai cristiani.

 

Sulla questione dell’ordinazione sacerdotale delle donne, il cardinale Müller si dice contrario, affermando che non c’è bisogno di parlarne. D’altra parte, riferisce di aver scritto diversi libri sulla possibilità del diaconato femminile, e si dice aperto alla discussione su questo punto.

 

 

Critiche alla diplomazia vaticana con la Cina

Il cardinale tedesco si dice particolarmente preoccupato per il pericolo rappresentato dalla Cina nella società odierna, paragonando Xi Jinping a Benito Mussolini, Adolf Hitler e Stalin. «Con il diavolo non si può scendere a patti», ha detto a proposito dell’accordo segreto firmato nel 2018 tra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi.

 

Secondo lui, il Vaticano ha facilitato il lavoro della Cina, che vuole che i sacerdoti cinesi diventino agenti della sua propaganda. Afferma di aver consultato «una lettera inviata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che autorizzava i sacerdoti cinesi a firmare una carta che impone [dei] corsi di indottrinamento».

 

«La Chiesa cattolica cinese non deve diventare una sorta di chierichetto dello Stato», dice l’alto presule, riferendosi alle analoghe critiche mosse da Francesco al Patriarca Cirillo al quale ha rimproverato di aver benedetto la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina.

 

Il porporato deplora il trattamento riservato dalla Santa Sede e dal Papa al cardinale Joseph Zen, grande oppositore di Pechino.

 

Si rammarica in particolare che il Vaticano non abbia preso una posizione chiara per difenderlo durante il suo arresto lo scorso maggio, e critica aspramente il silenzio della Santa Sede su Taiwan e Hong Kong. «Con i regimi illiberali [come quello di Pechino] la Chiesa non deve scendere a compromessi», insiste.

 

 

Denuncia del rapporto CIASE

Interrogato sulla crisi degli abusi nel clero, il porporato denuncia i «grossolani errori» commessi dal CIASE in Francia, mettendo in discussione il metodo utilizzato che ha portato a un «numero di vittime anomalo, esagerato, manifestamente gonfiato».

 

Si è anche detto sfavorevole alle commissioni d’inchiesta istituite dai governi, che gli sembravano avere «l’unico scopo di paralizzare la Chiesa e non quello di analizzare un fenomeno aberrante da schiacciare».

 

Il cardinale Müller sostiene che il rapporto dell’arcidiocesi di Monaco sugli abusi del gennaio 2022 sia stato «uno strumento di propaganda per indebolire la figura del papa emerito in Germania», dove ha rappresentato un freno al cammino sinodale tedesco. Il presule tedesco, però, disapprova la scelta del defunto papa di dimettersi nel 2013. Per lui l’esistenza di un papa emerito ha creato confusione e diviso la Chiesa cattolica in due fazioni.

 

 

La missione del prossimo Papa

Contrario a una rinuncia di Francesco, il cardinale Müller ritiene che alcuni incoraggino l’attuale Papa a dimettersi «per orientare meglio il prossimo conclave e individuare, chissà, un giovane candidato vicino alle riforme che nel frattempo sono state avviate».

 

Critica i «tentativi di tanti gruppi di pressione» che mirano a influenzare i voti, citando la Comunità di Sant’Egidio, i gesuiti, i salesiani o anche i cardinali africani. Farlo, dice, è «ontologicamente proibito».

 

«Il prossimo conclave dovrà necessariamente riportare la Chiesa alla sua essenza», ha detto. Il successore di Francesco dovrà fare i conti in particolare con il fatto che ci sono «sempre più vescovi nel mondo che agiscono come se avessero dimenticato di essere pastori interessati alla vita eterna e alla difesa dei principi morali».

 

Secondo l’alto presule, il futuro pontefice dovrà anche difendere i «valori non negoziabili» della Chiesa sulla sessualità oltre ad affrontare i rischi che comporta l’apparizione di un’ideologia «post-umana». In quanto tale, si dice particolarmente preoccupato «dalla corrente transumanista».

 

In definitiva, l’opera appare come un’accusa a tutto campo, ma il cardinale Müller rimane ancora legato al Concilio e alle riforme postconciliari. Deplora energicamente gli eccessi – fin troppo visibili sotto il governo di Francesco – senza però risalire alle cause profonde.

 

Attacca vigorosamente i sintomi, senza toccare la fonte del male. Non vuole una Chiesa allineata servilmente allo spirito del mondo moderno, senza mettere in discussione il Concilio che ha promosso questa apertura.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)

 

 

 

 

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Mons. Schneider: la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica»

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In un’intervista pubblicata giovedì sul sito AdVaticanum, dedicata al titolo di Corredentrice della Madonna, alla soppressione della Messa tradizionale in latino e al dialogo interreligioso, il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha illustrato il proprio giudizio sul significato di «sinodalità».

 

Schneider ha sostenuto che il senso di «sinodalità» sia stato lasciato volutamente indefinito e ambiguo, così che ciascuno possa interpretarlo secondo i propri fini.

 

In questo concetto di sinodalità sarebbe implicito un «piano concreto per adattare gradualmente la dottrina e la struttura della Chiesa cattolica alle chiese protestanti e persino allo spirito di questo mondo in materia di sessualità e moralità», ha aggiunto il prelato.

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La sinodalità, in sostanza, «adatta la Chiesa cattolica a questo mondo» e sostituisce la costituzione divina della Chiesa con «strutture e metodi democratici di stampo protestante, inventati dall’uomo», ha affermato il vescovo. «Questo è un metodo molto pericoloso, che deve essere fermato».

 

Sua Eccellenza ha descritto la sinodalità come il punto più alto del «modernismo», perché incarna il «relativismo completo», in particolare il relativismo morale.

 

«Si tratta perlopiù di ecclesiastici che hanno perso la fede, o che non sono più interessati a evangelizzare e convertire le persone per farne veri discepoli di Cristo e membri del Corpo Mistico di Cristo», ha dichiarato monsignor Schneider. Ciò che è «vietato» nel processo sinodale è «la Messa tradizionale in latino» e l’affermazione del «costante insegnamento della Chiesa riguardo alla struttura della Chiesa», ha aggiunto.

 

In precedenza, nel corso dell’intervista, il vescovo ha riproposto l’idea che il Vaticano emani una costituzione apostolica – di portata ancora maggiore rispetto a un motu proprio – per sancire il diritto della Messa tradizionale in latino a essere celebrata liberamente, in un ripudio della Traditionis Custodes.

 

Monsinor Schneider ritiene che un documento del genere dovrebbe prevedere la «coesistenza» della Messa della Tradizione e del Novus Ordo per realizzare una «Pax Liturgica Leonina».

 

Il vescovo ha poi offerto ulteriori precisazioni sulla fede alla luce di dichiarazioni e prassi problematiche da parte di prelati vaticani.

 

In primo luogo ha affermato che i fedeli possono usare il titolo di «Corredentrice» per descrivere la Beata Vergine Maria, nonostante l’attuale Dicastero per la Dottrina della Fede sostenga che tale termine sia «sempre inappropriato».

 

«I fedeli possono ancora usarla, perché esistono messali approvati dai papi, anche con un formulario di Messa, con il titolo di Mediatrice di tutte le Grazie. Pertanto, dovrebbero dire: «Questa Messa deve essere eliminata da tutti i messali», il che sarebbe assurdo», ha osservato Schneider. Ha inoltre sottolineato che questi titoli erano usati dai Dottori della Chiesa.

 

Il vescovo ha criticato anche gli incontri di dialogo interreligioso, spesso tenuti negli ultimi decenni in un contesto religioso o politico. Il loro problema principale, ha detto, è che relativizzano la Chiesa di Cristo e la trattano come se fosse «uguale» alle altre religioni.

 

Il vescovo Schneider ha invece proposto «un incontro e un dialogo interreligioso nella vita quotidiana», come quello praticato in Kazakistan, dove cattolici, ortodossi e musulmani si incontrano, si congratulano a vicenda per le rispettive festività e pregano gli uni per gli altri.

 

«E questo ci mantiene più uniti in armonia e pace rispetto a queste enormi conferenze in cui si incontrano solo i leader e i politici le usano» per i propri fini «relativizzando il nostro Signore Gesù Cristo». «Dovremmo dire subito alla gente, ai cattolici: per favore, amate il vostro prossimo, amate anche gli altri, andate loro incontro, aiutateli nella vita di tutti i giorni. E questo contribuirà maggiormente alla pace e all’armonia interreligiosa».

 

Interrogato su come fosse possibile che la Conferenza Episcopale Cattolica del Kazakistan avesse «reso obbligatoria la Comunione in ginocchio e sulla lingua, vietando la Comunione sulla mano», e continuasse a escludere i ministri straordinari e le ministranti, monsignor Schneider ha ricondotto la questione alla storia del Paese, sostenendo che la sua nazione era stata forgiata dal fuoco sotto il regime bolscevico, quando i cattolici erano costretti a praticare la loro fede «in clandestinità».

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Riferendosi agli attuali vescovi del Paese, li ha definiti «gli eredi dei martiri e dei confessori del Kazakistan. E nutrivano una venerazione così profonda per la Santa Eucaristia, una venerazione così profonda. Non potevano immaginare di ricevere il Signore stando in piedi», ha affermato Schneider, che ha ricordato di aver vissuto da bambino il periodo delle persecuzioni religiose.

 

Si è rammaricato del fatto che Papa Paolo VI, nonostante gli «avverti dei vescovi», avesse «aperto il diluvio» permettendo la Comunione sulla mano.

 

«Ritengo che la Comunione sulla mano abbia causato irriverenza e sacrilegi nella Chiesa e continui a causarli. È una delle ferite più profonde nel corpo della Chiesa e deve essere sanata, naturalmente, lentamente», ha affermato il prelato, autore di un libro sull’argomento intitolato Dominus Est («È il Signore»).

 

Tuttavia «la prima cosa da fare per ristabilire la salute del corpo della Chiesa è fermare la Comunione sulla mano. E questo deve essere fatto di nuovo dal Papa. La Santa Sede ha aperto il diluvio, e la Santa Sede deve richiuderlo. E naturalmente, con passi graduali, ma bisogna farlo»

 

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La morte di Emma Bonino (e dei media cattolici)

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Muore a 78 anni Emma Bonino: radicale, femminista, anticattolica più che anticlericale, nemica giurata di ogni ordine naturale prima che soprannaturale, negatrice della ragione prima che della fede. Ed è già partita la multipolare processione per renderle omaggio.   Queste righe non sono per Emma Bonino, se non per ribadire, anche in questo caso come per ogni nemico di Cristo che senza segni pubblici di pentimento lascia questa vita, l’intimo sentimento di «timore e tremore» che ci deve accompagnare al pensiero del giudizio di Dio. E possa la sua misericordia toccare anche il cuore più indurito.   Queste righe non sono per Emma Bonino perché sarebbero righe superflue e la loro lettura tempo sprecato. È talmente grande e profonda la voragine di devastazione morale, civile, umana che questa donna lascia dietro di sé (quasi al pari del suo mentore e «inventore» politico Marco Pannella), che qualsiasi commento in merito non avrebbe senso.   Queste righe sono prima di tutto per chi si dichiara e vuole con tutto se stesso vivere da cattolico, senza aggettivi, da cattolico integrale. Ognuno di noi deve tremare di fronte alla severità con cui giudica (e deve giudicare) la condotta pubblica di Emma Bonino. Perché se è vero che la malizia delle sue battaglie ideologiche richiede il massimo rigore della denuncia e la totale presa di distanza da parte dei personaggi pubblici, è anche vero che saremo giudicati «con lo stesso giudizio» (1) col qualche giudichiamo; quanta più intransigenza richiede la buona battaglia, tanta più abnegazione dobbiamo usare nel combatterla e tanta più severità nel giudicare noi stessi.   Queste righe sono poi per quei «cattolici» che in queste ore alterneranno scandalosi silenzi ad ancor più scandalosi panegirici nei confronti della Bonino e della cultura che ha incarnato.

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Su Vatican News (2), «di lei si ricorda l’impegno, assieme a Marco Pannella, contro la fame del mondo» (sic!); o ancora «si ricorda il significativo risultato che Lista Emma Bonino ebbe alle europee del 13 giugno, quando ottenne l’ 8,46% dei voti riuscendo ad eleggere 7 europarlamentari» (niente di meno); infine, si fa memoria della visita a sorpresa che le fece nel 2024 Papa Francesco «offrendole dei cioccolatini e dei fiori e salutandola con il saluto piemontese “cerea”».   Dei 6 milioni di esseri umani sterminati anche grazie al suo contributo politico, sim sala bim, non c’è traccia; o meglio, vi si accenna soltanto per dire che la Bonino è «salita alla ribalta del mondo politico per il suo impegno nel partito Radicale, e come leader delle campagne dello stesso partito che, negli anni ‘70, legalizzarono l’aborto e il divorzio». Un giudizio morale in proposito? Neanche mezzo. Del resto, chi è Vatican News per giudicare? Solo il portale di informazione ufficiale della Santa Sede.   Su Avvenire (3), quotidiano della CEI, troviamo un articolo dallo psichedelico titolo Addio a Emma Bonino, che divise sulla vita umana ma seppe anche unire. Leggiamo che tra le tante battaglie «umanitarie, femministe, contro la guerra, le discriminazioni, la pena di morte e le armi», ne condusse altre, «come quella per la legalizzazione dell’aborto», in cui «assunse posizioni inaccettabili contro la vita umana, anche nelle modalità».   E questo è il massimo livello di critica cui pare si possano spingere gli organi di informazione ufficiali della Chiesa Cattolica di fronte a una gigantessa della dissoluzione morale e civile; per poi tornare subito su toni mielosi e note di colore: «Con i suoi turbanti policromi sfoggiati con naturalezza, Bonino torna in pista appena i medici glielo consentono, restando fedele ai suoi impegni». Quali? Distruzione della famiglia naturale, liberalizzazione di droga, eutanasia, omosessualismo, immigrazionismo e altre conquiste di libertà.   Stendiamo poi un velo pietoso sugli elogi provenienti da qualsiasi angolo del mondo politico, anche sedicente conservatore (per non parlare dei funerali di Stato che gridano vendetta al Cielo).   Ora, un celebre comico italiano si chiedeva, molti anni fa, a proposito di un certo operato politico: «Ma cosa deve fare uno, perché se ne possa parlar male?». Parafrasando, ci chiediamo: cosa deve fare un nemico della Chiesa, oggi, perché da qualche remoto angolo istituzionale possa levarsi un timido accenno di condanna?   La verità è che i responsabili di questo nichilismo, «posseduti dal timore, vogliono che la Chiesa nelle sue lotte, sia come loro, pusillanime; e perché essa è madre di eroi, la accusano di essere imprudente e temeraria. Il liberalismo cattolico è schiavo di una tirannia crudele: la tirannia dell’opinione.   E bisogna vederli i liberali cattolici, impegnati a conquistare aura popolare, strascinarsi in mezzo alle turbe per ottenere da loro un segno di approvazione, un applauso, che il vento porta via.   Bisogna vederli fatti oggetto di scherno delle esigenze capricciose di moltitudini incostanti, difendere con eguale debolezza il sì ed il no, ed approvare oggi ciò che ieri hanno combattuto.   Sansone è il liberale cattolico, a cui la perfida Dalila tagliò la capigliatura che gli donava la forza, per consegnarlo legato al disprezzo e alle burle dei filistei. Vi fu un nobile uomo che pronunciò queste parole: «Si adhuc hominibus placerem, Christi servus non essem» (Se io cercassi di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo).   Cotesto uomo fu San Paolo, e cotesto uomo è tutto cattolico, senza soprannome e senza epiteto. Il liberalismo cattolico è la perfidia e il tradimento personificati. Un cattolico liberale tra i liberali è un disertore della Chiesa, perché dice che è cattolico; tra i cattolici è una spia del campo nemico, perché dice che è liberale. Disertore e spia sono traditori. Che fa un cattolico tra i liberali? Vende Cristo.   Che fa un liberale tra i cattolici? Inganna gli uomini, però non ingannerà Dio: «Deus non irridetur» (Gal. 6,7)». (4)   Vincenzo Gubitosi   Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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Il diavolo suona il flauto

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Le ripugnanti bestemmie pronunciate in alcune istituzioni ecclesiastiche non suscitano alcuna reazione da parte delle autorità, troppo impegnate a sinodalizzare.

 

Un articolo (1) pubblicato sul sito web della Conferenza Episcopale Tedesca, katholisch.de, ha scatenato proteste in tutti i media cattolici conservatori. Il testo recensisce, senza la minima analisi critica, un libro pubblicato da Simone e Claudia Paganini, professori di teologia, esegesi e filosofia, entrambi considerati ferventi cattolici. (2)

 

Il libro cerca tracce di disturbi psicologici in diverse figure bibliche: depressione in Mosè, disturbo ossessivo-compulsivo in Giobbe (visto che offre sacrifici per i possibili peccati dei suoi figli), tendenze maniacali in Giuditta, propensione all’alcolismo in Gesù stesso (dato che i suoi avversari lo chiamano ubriacone) e narcisismo in Dio, poiché afferma di essere l’unico Dio. E questo è tutto ciò che ci serviva.

 

Di fronte a questa ripugnante bestemmia, stiamo ancora aspettando i comunicati che annunciano il divieto di ogni preghiera pubblica nei santuari di Lourdes o Mariazell per tali autori e per tutti coloro che li raccomandano, come la Conferenza Episcopale Tedesca. Quale reazione ci potrebbe essere? «E allora?» direbbe Gesù (3), secondo il vangelo apocrifo di padre Arnaud Alibert, caporedattore di La Croix.

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Come per le controversie sulle unioni contro natura, ci verrà detto che questa non è la cosa più importante (4). Ciò che è urgente è la sinodalità e la denuncia dei peccati contro l’ecologia (5). La Chiesa è stordita da incontri sinodali, mistagogici e kerygmatici, ed è ossessionata dai cubetti di ghiaccio e dalle specie in via di estinzione .

 

Si narra che un monaco del deserto vide, in lontananza vicino a un eremo, uno sciame di demoni che cercavano invano di indurre un eremita al peccato. Altrove, vicino a una grande città, si ergeva un singolo demone che suonava il flauto. Un anziano spiegò al monaco che in quella città il demone non aveva motivo di trovarsi, poiché gli umani svolgevano il suo lavoro. Tuttavia, il fedele monaco diede loro ben più filo da torcere.

 

Nelle sue regole per il discernimento degli spiriti, Sant’Ignazio analizza il fenomeno nel modo seguente:

 

«Riguardo a coloro che passano da un peccato mortale all’altro, il nemico di solito fa quello di offrire loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con delizie e piaceri sensuali, per trattenerli e farli sprofondare ulteriormente nei loro vizi e peccati. Lo Spirito Buono, al contrario, agisce in loro in modo opposto: suscita turbamento e rimorso nella loro coscienza, facendo loro sentire i rimproveri della ragione».

 

Nella Chiesa conciliare, il diavolo può suonare il flauto.

 

Abate Nicola Cadiet

 

NOTE

1) https://katholisch.de/artikel/70153-experten-viele-biblische-figuren-zeigen-psychische-auffaelligkeiten

2) Basato su un’intervista rilasciata a Die Zeit: https://www.zeit.de/2026/38/zwischen-wahn-und-weisheit-simone-claudia-paganini-bibel-psychische-erkrankungen.

3) https://www.la-croix.com/a-vif/mariage-de-cristiano-ronaldo-la-star-du-foot-et-le-pape-sur-un-meme-terrain-20260821

4) https://www.vaticannews.va/fr/pape/news/2026–04/conference-de-presse-leon-xiv-vol-papal.html

5) https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260821_prendersi-cura-casa-comune_it.html

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine da FSSPX.News

 

 

 

 

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