Militaria
Merz: Kiev può colpire in profondità la Russia con armi tedesche
La Germania non limiterà più la capacità dell’Ucraina di lanciare attacchi a lungo raggio in profondità nel territorio russo, incluso l’uso di armi di fabbricazione tedesca, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz. Mosca ha ripetutamente avvertito Berlino che una simile mossa renderebbe la Germania una partecipante diretta al conflitto.
Kiev dovrebbe essere in grado di difendersi «efficacemente» dalla Russia, ha dichiarato il cancelliere all’evento EuropaForum di lunedì. La capacità di colpire solo obiettivi sul proprio territorio è insufficiente, ha sostenuto il Merz.
«Faremo tutto il possibile per continuare a sostenere militarmente l’Ucraina», ha dichiarato il cancelliere. «Non ci sono più restrizioni di gittata per le armi fornite all’Ucraina, né dagli inglesi né dai francesi, né da noi né dagli americani».
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Il neocancelliere non ha fornito dettagli sulla fornitura di missili Taurus a lungo raggio, un tema controverso durante il precedente governo di Olaf Scholz. L’ex cancelliere si è sempre opposto all’idea, sostenendo che avrebbe portato a una pericolosa escalation del conflitto.
I missili Taurus hanno una gittata operativa di 500 km, il che significa che potrebbero essere utilizzati per attaccare obiettivi in profondità nel territorio russo, potenzialmente raggiungendo persino la capitale. La Russia ha ripetutamente avvertito la Germania che le consegne in Ucraina renderebbero Berlino un partecipante diretto al conflitto.
Lunedì Merz ha dichiarato che Berlino sta «discutendo attivamente» possibili consegne con Londra e Parigi.
Il Cremlino ha definito «pericolose» le ultime dichiarazioni della cancelliera tedesca. Le azioni di Berlino vanno contro i tentativi di risolvere pacificamente il conflitto ucraino, ha avvertito il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. «Se tali decisioni sono state prese, sono contrarie al nostro desiderio di trovare una soluzione politica, a tutti gli sforzi per risolvere» il conflitto, ha affermato.
Le dichiarazioni del cancelliere giungono mentre Russia e Ucraina hanno avviato colloqui di pace diretti per la prima volta in oltre tre anni, dopo il ritiro unilaterale di Kiev dai negoziati nel 2022.
Merz rimane scettico riguardo a una risoluzione pacifica del conflitto. Il presidente russo Vladimir Putin «considera ovviamente le offerte di colloqui un segno di debolezza», ha affermato lunedì, aggiungendo che «dobbiamo prepararci a far sì che questa guerra duri più a lungo di quanto chiunque di noi possa desiderare o immaginare».
Mosca ha ripetutamente dichiarato di essere aperta ai colloqui di pace, ma preferirebbe una soluzione duratura al conflitto a una tregua temporanea. I colloqui di Istanbul si sono svolti dopo che Putin ha suggerito di riprendere il processo di pace senza precondizioni.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre l’allora ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock in visita a Kiev era stata di fatto insultata dall’omologo ucraino Dmytro Kuleba che in conferenza stampa congiunta aveva accusato la Germania di perdere tempo con le decisioni sulle forniture militari, quando il risultato, disse con boria piuttosto rara in diplomazia, è noto a tutti: la Germania alla fine darà i missili all’Ucraina, ha assicurato Kuleba guardando la Baerbock, pure nota per il suo filoucrainismo totale (ha dichiarato che sosterrà Kiev anche contro il volere degli elettori, e che l’Europa è in guerra con la Russia).
Come riportato da Renovatio 21, i democristiani tedeschi della CDU, partito di Merz, spinge da tempo per la fornitura dei Taurus a Kiev. Due anni fa Sevim Dagdelen, membro del partito d’opposizione tedesco Die Linke, aveva espresso preoccupazione per i Taurus, temendo che questi missili, destinati a essere consegnati a Kiev da Berlino, potrebbero essere potenzialmente dotati di testate nucleari.
Come riportato da Renovatio 21, un audio trapelato sui media russi ad inizio 2024 testimoniava discussioni tra alti funzionari dell’esercito tedesco riguardo all’attacco sul ponte di Crimea. La portavoce degli Esteri Maria Zakharova ha dichiarato che la Germania deve ancora essere «denazificata».
A marzo il vicepresidente della commissione di sorveglianza del Parlamento tedesco Roderich Kiesewetter aveva dichiarato che l’edificio del Ministero della Difesa russo o la sede dei servizi segreti nazionali nel centro di Mosca sono obiettivi legittimi da attaccare.
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Marine USA arrestato per l’omicidio di una donna a Okinawa. La catena dell’orrore continua
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Militaria
L’Estonia si prepara a minacciare San Pietroburgo
L’Estonia si starebbe preparando a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo. Lo riporta il Financial Times.
Tallinn ha presentato il previsto rafforzamento militare come una forma di deterrenza, qualora Mosca decidesse di «mettere alla prova» la NATO. La leadership russa ha però ripetutamente dichiarato di non avere alcuna intenzione di attaccare il blocco guidato dagli Stati Uniti, e ha avvertito che un conflitto diretto con la NATO rischierebbe di degenerare in una guerra nucleare.
Lunedì un quotidiano britannico ha scritto che l’Estonia sta dispiegando ulteriori truppe lungo il confine con la Russia e sta acquisendo sistemi missilistici tattici in grado di raggiungere San Pietroburgo. Tra questi figurano i lanciatori HIMARS di fabbricazione statunitense e i lanciatori sudcoreani Chunmoo, entrambi capaci di sparare proiettili a lungo raggio.
Secondo il reportage, durante l’esercitazione Spring Storm di quest’anno l’Estonia si è addestrata anche con la Gran Bretagna all’uso dei droni kamikaze Nyan, che dal territorio estone possono raggiungere la seconda città più grande della Russia.
Lo Stato baltico ha un esercito permanente di soli 4.200 soldati, ma prevede di integrarlo con decine di migliaia di riservisti se le tensioni con la Russia dovessero intensificarsi.
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Il mese scorso, in una conferenza pubblica, il ministro della Difesa Martin Herem aveva detto che Tallinn non poteva permettersi di tenere a lungo sul campo le truppe mobilitate. «Ho detto scherzando che se arrivassimo nella zona arancione e ci mobilitassimo, ma la Russia non attaccasse, allora sarebbe economicamente più corretto attaccare noi stessi», ha affermato. «Almeno sapremmo quando inizierà e non sprecheremmo cibo e aria invano».
Il presidente russo Vladimir Putin ha risposto con un proverbio: «Il circo se n’è andato, ma i pagliacci restano». Ha aggiunto che Mosca non ha intenzione di attaccare l’Estonia né alcun altro membro della NATO.
Commentando l’articolo del Financial Times, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha fatto eco alle parole del presidente, osservando che il pezzo appartiene alle pagine umoristiche.
I diplomatici russi avevano già citato le dichiarazioni di Herem come esempi di quella che definivano una retorica aggressiva da parte di alti funzionari dei Paesi NATO. Il Ministero degli Esteri russo ha formalmente avvertito il blocco di non attaccare il territorio russo né di imporre un blocco all’exclave di Kaliningrad, affermando che la risposta del Paese potrebbe coinvolgere «tutte le armi» a sua disposizione.
Estonia, Lettonia e Lituania hanno aumentato in modo netto le spese militari negli ultimi anni e, secondo quanto riportato, starebbero cercando ulteriori fondi per gli acquisti dal bilancio dell’UE. Secondo il quotidiano finlandese Iltalehti, i tre Stati baltici avrebbero chiesto a Bruxelles di fornire con urgenza 500 milioni di euro di finanziamenti aggiuntivi, evocando lo scenario di una possibile «messa alla prova della NATO» da parte della Russia.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso che l’Estonia si stava preparando a testare una serie di prototipi di bunker, destinati a far parte di una linea di fortificazione lungo il confine di 294 chilometri con la Russia.
All’epoca l’allora primo ministro estone Kaja Kallas, ora Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, aveva dichiarato che Paesi NATO stanno già addestrando truppe in Ucraina, europee a essersi schierandosi apertamente con il presidente francese Emmanuel Macron, il quale aveva enigmaticamente iniziato a dire che non si può escludere un dispiegamento formale di truppe NATO in Ucraina per impedire una vittoria russa nel conflitto, affermando quindi oscuramente che questa politica mantiene Mosca nel dubbio sulle intenzioni dell’euroblocco.
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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la Kallas è stata investita da uno grave scandalo che ha coinvolto suo marito, con media estoni che hanno riferito come l’azienda di logistica del consorte presidenziale abbia continuato ad operare in Russia dopo lo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca lo scorso febbraio. La presidente, nota come falco-anti russo inflessibile, aveva insistito pubblicamente sul fatto che «tutti gli affari con la Russia devono cessare» finché i combattimenti continuano. Nonostante la tempesta mediatica la Kallas disse che non aveva intenzioni di dimettersi.
Russia ed Estonia hanno dissidi di confine forse ingenerati da Google Maps. Il Paese baltico quest’anno ha rinunciato ad ospitare un importante l’europeo di scherma per negare il visto ai russi.
Lo scorso inverno l’Estonia aveva esaurito la legna da ardere secca nel pieno di un inverno insolitamente freddo, e la carenza è aggravata dall’impennata dei prezzi dell’elettricità, che ha reso antieconomico lo sfruttamento di nuove scorte.
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Militaria
Mosca pronta alla guerra con la NATO per difendere Kaliningrad. Anche nucleare?
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