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Necrocultura

Il cardinale, la DC e lo sterminio degli italiani

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Tendo a dimenticarmi, talvolta, che il cardinale Ruini è ancora qui.

 

Lui, tuttavia, ha ciclicamente modo di ricordarcelo, spuntando fuori sui grandi media. Il prelato emiliano ha poc’anzi dato un’intervista al Corriere della Sera che ha destato scalpore.

 

Della conversazione dell’ex presidente CEI con il quotidiano «laico» la politica ha recepito soprattutto una piccola rivelazione (in realtà, una conferma di quanto già scritto nel libro Il colle d’Italia) di carattere storico. In pratica, subito dopo l’estate 1994 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, aveva invitato a pranzo Ruini, il cardinale Angelo Sodano e monsignor Jean-Louis Tauran per chiedere di «aiutarlo a far cadere il governo Berlusconi».

 

«Effettivamente andò così. La nostra decisione di opporci a quella che ci appariva come una manovra — al di là della indubbia buona fede di Scalfaro — fu unanime». Notare la bontà del cardinale verso il democristiano Scalfaro. «E pensare che Scalfaro era stato per me un grande amico».

 

L’ammissione dà un senso nuovo anche alle parole di Giovanni Agnelli, che anche lui confessò in tranquillità di aver ricevuto una telefonata dallo Scalfaro mentre a Natale 1994 era in crociera nei Caraibi. Secondo Repubblica, lo Scalfaro avrebbe «chiesto invano all’Avvocato di formare il nuovo governo, in nome dell’amor di patria».

 

«Dopo di me dovrebbero chiamare un cardinale o un generale» disse l’Agnelli, che immaginiamo pronunziare queste parole con il solito ghigno e l’inevitabile erre moscia. La realtà, prendiamo atto: è che l’erede dell’impero industriale para-statale fu ascoltato anche quella volta: chiamarono un cardinale, mentre per il generale, nel caso sia stata fatta anche quella telefonata, non sappiamo di chi si possa essere trattato, e neanche lo vogliamo sapere – perché parlare di generali e politica in Italia nella Prima Repubblica faceva suonare sirene d’allarme, mentre oggi… Vannacci.

 

Insomma, un piccolo colpo di palazzo, al cui racconto ora in Forza Italia stanno reagendo in molti. Erano tuttavia cose note.

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Come noto è il fatto che il vero golpe fu fatto, pochi anni prima, con Tangentopoli. Un’operazione certamente diretta dall’estero, pensano in tanti. Caduto il muro, il potere profondo americano – ciò che rende l’Italia un Paese a «sovranità limitata», espressione anticostituzionale che si usava e si usa con sempre minor pudore – doveva cambiare i cavalli. Craxi e il PSI gli avevano fatto qualche scherzetto: baciano Arafat, mandano i carabinieri a circondare i soldati americani a Sigonella. E la DC…

 

La DC è il vero tema dell’intervista, che giunge guarda caso proprio mentre si stanno per stappare le bottiglie per gli 80 anni dalla sua fondazione. È il macabro compleanno di una cosa morta, ma in verità, lo sappiamo, la DC non è mai davvero morta. E tenerla in vita, sotto forma di spezzatino frankensteiniano disseminata ovunque, è stato il lavoro di Ruini per decenni.

 

«Ed è stato un brutto modo di cadere» dice il cardinale nell’intervista, parlando della DC. «Quando accadde ci interrogammo, perché anche per noi si poneva un problema. Dissi subito: “Un altro partito dei cattolici è impossibile”. Percepii che, storicamente, non c’era più lo spazio».

 

«In quel periodo di passaggio da un partito all’altro ero molto ricercato da uomini politici della DC e di altre forze che volevano consultarmi. Da Mino Martinazzoli a Giovanni Spadolini».

 

Qui anche l’intervistatore di Via Solferino salta sulla sedia: ma cosa c’entra Giovanni Spadolini? Il capo del Partito Repubblicano, che del laicismo (che, in molti casi, è parola che sta a significare altro) ha fatto la sua bandiera esistenziale? Spadolini, e tutte le chiacchiere che si portava dietro?

 

«Spadolini venne da me per opporsi al cambio di nome della DC. Mi chiese di fare qualcosa per impedirlo». Insomma, Spadolini consulente del branding politico per i cattolici italici. «Ricordo le sue parole: “Da storico le dico che il nome Democrazia cristiana è il nome della vittoria dei cattolici. Partito popolare è invece il nome della sconfitta”. Gli risposi: “Presidente, sono d’accordo con lei, ma non decido io”».

 

C’è da ricordare, a questo punto, che il «laico» Spadolini nel 1981 divenne il primo presidente del Consiglio dei ministri non democristiano dal 1945. Quindi, vi erano commistioni, tra vescovi e «laici», sulle quali forse avevamo sorvolato, ma che sono effetto di un patto più profondo che lega la chiesa italiana – cioè la chiesa cattolica dopo il Concilio – ai poteri non-cristiani che hanno dato forma al disastro italiano pienamente visibile nell’ora presente.

 

La dottrina Ruini fu quella di aprire a Berlusconi, che invece aveva ricevuto tanta antipatia dai democristiani sopravvissuti ai giudici (Mino Martinazzoli, Rosa Russo Jervolino, Rosy Bindi), che infatti passarono in scioltezza agli ex-comunisti del PDS (poi DS poi PD: loro il brand hanno dovuto aggiornarlo).

 

Di più: Ruini immaginò che la diaspora della DC poteva essere una strategia in sé: ficcare in ogni partito una pattuglia di uomini vescovili, di modo da concorrere sempre comunque agli sterzi della politica.

 

«Nel 1995, nel suo discorso conclusivo al convegno ecclesiale di Palermo, Giovanni Paolo II dichiarò che la Chiesa non avrebbe dovuto coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito» dice Ruini. «Ma – aggiunse – ciò non implica in alcun modo una diaspora culturale dei cattolici.

 

Secondo il cardinale, Woytila «voleva dire che non si può ritenere compatibile con la fede l’adesione a forze politiche che si oppongono o non prestano attenzione ai principi della dottrina sociale della Chiesa: sulla persona, sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace. Fu una linea saggia e producente».

 

Ci chiediamo: «saggia e producente», esattamente, in cosa? Nell’intervista Ruini dà immediatamente risposta.

 

«Allungando un po’ lo sguardo, i momenti salienti furono il referendum sulla procreazione assistita: puntando sull’astensione ottenemmo il 74%», rivendica il porporato.

 

Ricordiamo al lettore brevemente di cosa si tratta: la riproduzione artificiale fu normata in Italia da una legge concepita da democristiani, la famosa legge 40/2004. In molti osservano che legge sembra scritta in modo tale da poter essere smontata in un secondo tempo dall’intervento di giudici di vario grado. La legge permette la produzione di esseri umani in laboratorio, ma in un certo numero. Quanto poi è scritto rispetto allo scarto degli embrioni cozza, ovviamente, con l’intoccabile legge 194/1978, che oltre agli embrioni consente di uccidere anche feti e bambini.

 

Soprattutto: la legge sui bambini sintetici voluta dai democristiani e difesa boicottando il referendum 2005 è, ad oggi, la causa della distruzione di centinaia di migliaia di embrioni l’anno, più esseri di quanti non se ne uccidano annualmente con l’aborto di Stato. Ricordiamo pure che, grazie al ministro Lorenzin – un’altra transitata dal NCD – la creazione di bambini in provetta è ora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè il massacro è pagato, esattamente come il feticidio 194, direttamente dallo Stato, dalle tasse del contribuente.

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E poi, quali altri ricordi, cardinale? «Più tardi l’opposizione alla legge del governo di Romano Prodi sui DICO, che apriva le porte al riconoscimento delle unioni tra omosessuali. Non ero più presidente della CEI, ma guidai ancora io quel passaggio».

 

«Grazie alla manifestazione del Family day quel provvedimento si fermò. Ecco, sia il referendum sia il Family Day furono esempi del modo in cui la Chiesa si posizionò in proprio, esprimendo direttamente la sua posizione».

 

Eccoci: il Family Day, quella serie di grandi eventi dove per un giorno i cattolici vanno in piazza a Roma e sembrano tantissimi (in genere, grazie alle parrocchie neocatecumenali della periferia della capitale, dove giocoforza ci sono tante famiglie numerose), una vera forza politica. Poi il giorno dopo sparisce tutto, e la Necrocultura politica segue il suo corso. Il cardinale gioisce per aver fermato i DICO di Prodi, ma pochi anni dopo ecco che ci ritroviamo con le Unioni Civili, cioè il matrimonio omosessuato. Non un gran lavoro.

 

Tuttavia, i Family Day sono importanti: perché consentono di gestire, e lanciare, figure politiche che poi rimangono persistenti nel tempo. È il caso di Eugenia Roccella, ex radicale abortista presentatrice del primo Family Day. Ce la ritroviamo eletta con Berlusconi, poi parte del dimenticato partito scissionista di Angelino Alfano NCD (nel quale, disse qualche cronaca, i vescovi pure potrebbero averci messo lo zampino), poi, dopo una pausa perché non eletta, d’un bleu rispunta in lista con FdI nel 2022 e viene immediatamente fatta sedere nello scranno del ministero della famiglia.

 

Le posizione della Roccella sono note: la 194 non si tocca («mi occupo del contrario»; «L’aborto? Non è roba mia, chiedetelo al ministro della Salute»), apertura ai bambini delle coppie gay con una bella sanatoria («la strada corretta è la stepchild adoption»).

 

È quindi utile chiedersi, per il lettore sbadato, chi fosse sul palco del secondo Family Day. Renovatio 21 ha cercato di descrivere il quadro in un articolo dell’ottobre 2022, quando era fresca la vittoria dei Meloni alle urne. Parlavamo di un «network democristiano» dietro a Giorgia, le cui posizioni su aborto etc. sono, casualmente, proprio quelle dei personaggi di Ruini, che con evidenza è riuscito ad infiltrarsi anche qui.

 

Perché, in fondo, si tratta della posizione del cardinale stesso: Ruini nel 2008 chiese di «non rivoltarsi» contro la 194. «L’ex presidente della CEI ha evitato, “parlando a titolo personale”, di utilizzare la parola “omicidio” per l’aborto» scriveva La Stampa, descrivendo un’intervista TV del cardinale con Giuliano Ferrara.

 

L’intervista termina con una strana dichiarazione di affetto del cardinale ad un’altra figura laica di alto livello Carlo Azeglio Ciampi e alla moglie 102enne. Su Ciampi, e sul suo ruolo nell’attacco che nel 1992 George Soros portò alla lira, abbiamo scritto altre volte.

 

Insomma, arrivati in fondo, non si scorge nel discorso del prelato non diciamo l’amarezza, ma anche la semplice constatazione di cosa davvero sia successo in Italia mentre lui stava nella stanza dei bottoni, con o senza DC.

 

La legge per l’aborto di Stato 194/1978 – una legge prodotta e votata da un governo democristiano, quello papale papale di Giulio Andreotti – ha prodotto, si dice, sei milioni di cittadini in meno. Un calcolo, come abbiamo visto altre volte, che è possibile considerare con l’unità di misura inventata per i danni delle bombe atomica, il megadeath, «megamorte». Ogni megadeath vale un milione di vittime.

 

L’Italia starebbe, in teoria, a 6 megamorti. Praticamente, è come se avessero nuclearizzato una grande regione, o anche due: considerate che a Hiroshima vi furono sul momento 66 mila morti, pari a 0,06 megadeath. All’Italia pare essere andata peggio. E ai megadeath della 194 aggiungiamo quelli degli embrioni distrutti dalla 40: per ogni bambino artificiale in braccio se ne uccidono quantità, forse 150 mila l’anno, forse di più.

 

In verità, c’è una considerazione aritmetica ulteriore, che non ho sentito fare in Italia. Associato all’aborto, vi è un ghost number, una cifra nascosta di persone che vengono a mancare.

 

Considerate che una bambina abortita nel 1978, nel 1980, nel 1982, potrebbe aver avuto già nei primi anni 2000 una figlia. E costei, se avesse partorito alla medesima età della madre, potrebbe aver avuto a sua volta una figlia in questi stessi anni che stiamo vivendo.

 

Proprio così: gli aborti della legge democristiano potrebbero essere, oggi, nonni.

 

Quindi, lo sterminio degli italiani, del quale il cardinale non sembra avere alcuna contezza, è di proporzioni molto, molto superiori a quanto si possa immaginare. È un massacro infinito, dai contorni metafisici – ricordate il detto ebraico, «chi salva un uomo salva l’umanità»? Ecco, realizziamo qui che uccidere un bambino significa distruggere, per sempre, la sua discendenza.

 

Una bomba atomica sganciata sull’Italia, sul suo futuro. Un’intera nazione – parole che deriva dall’etimo nascere – devastata nell’unica cosa che conta davvero: la vita dei suoi cittadini.

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Ma, di questa Nazione Non Nata, a chi importa? Gli italiani non nati votano? Pagano le tasse? Offrono l’8 per mille? No. Forse per questo, meritano di essere eliminati a piacimento, anche tutti. La parola per descrivere tale fenomeno è tornata recentemente di moda: genocidio.

 

Di tale abisso, che è stato creato da democristiani assieme ai vescovi, che dimostra l’esito anticristiano dello Stato moderno – il dominio violento ed assassino del più forte sul più debole – non c’è traccia nella riflessione di nessuno. Né cardinali, né intellettuali, al riparo nei loro pranzetti e nei loro stipendioni, paiono anche solo volersi avvicinare al pensiero.

 

Pensiamo all’articolo di Marcello Veneziani – uno che aveva già dimostrato la sua posizione sulla questione ai tempi della sentenza della Corte Suprema USA che de-federalizzò l’aborto – comparso oggi su La Verità a celebrare un convegno per gli 80 anni della Democrazia Cristiana, la quale, è scritto, «aderiva così profondamente alle fibre del nostro Paese da essere considerata un elemento naturale della nostra vita pubblica e privata».

 

La DC non è il partito che ha legalizzato lo sterminio di milioni di italiani e cancellazione della loro discendenza, ma è «quasi l’autobiografia degli italiani, come si disse pure del fascismo: il fascismo-Stato pretende di essere la versione paterna mentre la DC-Stato fu la versione materna».

 

Forse è così: una madre moderna, però, una madre che abortisce i propri figli in tranquillità, per edonismo (deve andare ad Ibiza, per far carriera, o difendere il clima) e per sciocchezza ed immoralità, senza nemmeno le motivazioni psicotiche di Medea. Perché la psicosi, per una società che uccide la propria prole, non può che essere è la norma.

 

E quindi, tornando al cardinale, vogliamo dirgli – noi sopravvissuti alla strage, noi che siamo chiamati a vivere i suoi postumi apocalittici – che la sua voce non vorremo interviste al Corriere, ma per ben altro: la realizzazione del fatto che le forze sedicenti cattoliche nel Paese hanno costruito una macchina di morte massiva che grida vendetta al cielo, e che ha preparato di fatto ad una società ancora più folle, tra obblighi di vaccini prodotti (guarda caso) con feti abortiti, islamizzazione (cioè: anarco-tirannia su base migratoria), biototalitarismo molecolare, crollo delle nascite, violenza e follia, alimentate magari da psicodroghe legali, in ogni dove – e non è ancora finita, perché l’obbligo di fare i bambini in provetta, con sicuro imprimatur papale, è dietro l’angolo – e le leggi, statene sicuri, saranno preparate dai democristiani e digerite dal Vaticano.

 

Bel lavoro, non c’è che dire.

 

E se, invece di parlare ai giornaloni, i responsabili stessero in silenzio, magari in un convento, a pregare e a meditare su quanto accaduto – e quanto sta venendo inflitto ai nostri figli, ai sopravvissuti di questo infinito massacro?

 

Il pentimento non era una cosa cattolica?

 

Forse. Ma di cattolico, caro cardinale Ruini, chi – cosa – è rimasto in Italia?

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di Grzegorz Artur Górski via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine modificata

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La guerra occulta oltre l’aborto

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervento del direttore Roberto Dal Bosco al convegno della giornata contro aborto ed eutanasia a Verona, Santuario Madonna di Lourdes, il 12 settembre 2026.   Buonasera,   Ringrazio la Confederazione, ringrazio il professor Viglione e ringrazio soprattutto Alfredo, che collabora con Renovatio 21 e che sta portando avanti con noi la battaglia sulla morte cerebrale. Stiamo capendo solo adesso quanto sia importante questo concetto, come diceva prima Alfredo.   Dirò cose terrificanti, offensive. Qualcuno di voi resterà offeso e magari vorrà lasciare la sala. È successo nel bresciano qualche mese fa: quello che dicevo non era stato accettato da una parte del pubblico. Vi chiedo la cortesia di praticare la correzione fraterna alla fine, quando ci saranno le domande. Io sono qua. Se ci sono cose particolarmente brutte, possiamo anche vederci fuori, perché questo è un luogo sacro. Per il resto, cerco di esprimere il mio pensiero e la mia analisi della situazione che osservo da decenni.   Ho intitolato questo intervento «La guerra occulta oltre l’aborto» perché sta succedendo molto di più dell’aborto. L’aborto, nel contesto attuale, è in verità uno stalking horse, una bella espressione angloide che in italiano rendiamo con «specchietto per le allodole», ma che in inglese rende molto meglio: è un bersaglio finto, un cavallo finto che ti mettono lì, così tutti tirano sul cavallo mentre la manovra viene fatta da un’altra parte. È un modo per rubare la nostra attenzione. Tra poco vi spiegherò, anche con dei numeri, che è proprio così.

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Ci sono associazioni e movimenti che si occupano di aborto a tempo pieno. Per esempio c’è una famosa associazione che, con tutto il lavoro delicato che fa, ha scelto di aprire una specie di negozio, con le vetrine sulla strada e le insegne luminose, magari anche lampeggianti. Non ho mai capito perché. Poi, ogni tanto, arriva una lesbica femminista arrabbiata che tira un uovo, finiscono sui giornali e partono le mail che chiedono soldi per combattere l’aborto, il gender e tutte queste cose. In tanti anni, non so quanti di voi hanno visto qualche risultato, magari anche mandando soldi.   In teoria, però, non siamo gli unici a occuparci di aborto. Un personaggio della stessa associazione, che nel 2022 fu anche eletta parlamentare, ma poi dovette lasciare il posto a Bossi, lavora per l’associazione Pro Vita e dice che sono le abortiste a voler modificare la 194. Quindi abbiamo i pro-vita che non vogliono modificare la 194. È un paradosso non nuovo che non so quanti di voi conoscano: è il paradosso stesso della legge 194, una legge genocida, autogenocida, assassina, che però fu fatta dai democristiani. Questo è il problema.   Voi sapete che esiste un libro che non tutti possiedono, io sì: Aborto, facciamolo da noi, curato da Eugenia Roccella negli anni Settanta, in cui si spiegava come fare l’aborto. È esattamente il manuale del boninismo, cioè di quello che faceva alla fine la Bonino, che si è vantata di aver ucciso 10.700 bambini. Lì era spiegato tutto: come funzionava l’aborto, il ruolo politico che aveva, e addirittura che si mettevano gli specchietti davanti alle donne che abortivano perché era una questione di autocoscienza. Vi erano le stupidaggini dell’idolatria marxista, dei gruppettari del tempo. Tutto questo orrore l’ha scritto questa signora, che adesso è ministro della Famiglia nel governo Meloni.   Non mi risulta, ma ditemi se sbaglio, che abbia mai detto: «Ripudio tutto, mi sono convertita, viva Maria, viva Gesù». Magari mi sbaglio io. Tuttavia, lei era stata inserita prima nel PDL, con Berlusconi, e le avevano fatto presentare il famoso Family Day, un altro grande stalking horse, un’altra grande gestione di cervelli per conto terzi. Le hanno detto: «Tu sei l’uomo di questo porporato». L’hanno messa nel PDL, poi lei ha tradito Berlusconi e ha fatto il famoso Nuovo Centrodestra, che ha fatto il governo con Renzi: lo sapete tutti, la storia con Letta, con Renzi, etc. A un certo punto, nel 2018, si era inabissata, nessuno la votava più, la Roccella era sparita. Poi, nel 2022, salta fuori con la Meloni.   Il motivo per cui risalta fuori e viene fatta direttamente ministro della Famiglia, con una prima dichiarazione del tipo «le famiglie gay non sono di mia competenza», è probabilmente che dietro c’è questo network democristiano che sta dietro alla Roccella e che la Meloni conosce, per ringraziare i cardinali di cui parlava prima il professore, quei porporati che alla fine sono d’accordo con l’aborto. Lo stesso Ruini, che gli ebeti di sinistra pensano sia il demonio tradizionalista cattivo, tante volte ha detto che la 194 non si tocca. L’ha ripetuto tantissime volte, perfino in televisione a Giuliano Ferrara, se non sbaglio nel 2008. Questa è la quota vescovile che c’è nel governo.  

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Ci sono poi altre associazioni, altre realtà pro-life che qualcuno qui conosce, con contraddizioni simili sull’aborto. Questa che vedete in diapositiva è l’ultima Marcia per la vita fatta durante la catastrofe pandemica. Che cosa è successo? Un signore molto semplice, molto bravo, di buon cuore, marchigiano credo, è andato alla Marcia per la vita con un cartello dove c’è scritto: «No ai vaccini fatti con i feti abortiti». Se c’è un momento in cui l’aborto doveva diventare il pensiero fisso di tutta l’umanità, e in particolare di quella cattolica, è stato durante la pandemia.   Lasciatemelo dire, perché la battaglia sull’uso dei feti abortiti nei vaccini ho cominciato a fiutarla nel 2014. Nel 2017, con la legge Lorenzin, sono entrato proprio nel vivo, perché avevo anche il bambino da mandare all’asilo: o davo il marchio della bestia biologico a mio figlio, o non poteva andare all’asilo. Nel 2019 abbiamo organizzato, come Renovatio 21, a Roma, l’unico convegno che sia stato fatto sul tema, col cardinale Burke e ricercatori italiani e americani. Il problema lo conosco bene.   Quando poi è saltato fuori il vaccino Pfizer, e tutti gli altri vaccini, quasi tutti erano fatti con cellule di feto abortito. Vi dico anche la linea cellulare: l’MRC-5, e, se volete quello russo o l’AstraZeneca, un’altra linea di feto abortito che si chiama HEK293. Era chiaro che il tema di una manifestazione contro l’aborto fatta durante la pandemia doveva essere i vaccini. Tanto più che la stessa organizzazione, quando feci la conferenza col cardinale Burke, pubblicò un articolo complimentandosi: lo scrisse Alfredo, mi ero dimenticato di questa cosa. Ad ogni modo, è sparito dal sito dell’associazione.   Insomma, tra le varie realtà che si intestano la battaglia sull’aborto c’è qualche problema, anche perché poi non si descrive bene l’aborto stesso. Ripeto, secondo me l’aborto è retroguardia, è una fregatura. Ma se parliamo proprio dell’aborto, voi sapete che adesso c’è la RU486, la famosa pillola della morte, e sapete che la sua adozione è stata molto lenta. C’era Silvio Viale, il medico che adesso ha qualche problema a Torino, dove ha le Molinette: è successo questo e quello. Alcune delle persone che abbiamo visto prima, abbiamo scoperto anni fa, avevano votato in commissione perché la RU486 andasse negli ospedali. La storia è stata stranissima.   Ebbene, vi do un dato per capire come funziona. Noi ci immaginiamo sempre l’aborto come una cosa chirurgica, il metodo Karman, Emma Bonino eccetera. In verità il 59,4% dei 65.746 aborti del 2023, ultimo dato disponibile dal Ministero, è fatto con la pillola RU486. Nessuno dei gruppi pro life che avete visto finora vi racconterà quello che sto per dire, cioè un’immagine di verità che voglio che vi si stampi nella testa, a meno che non ci sia già. Se qualcuno vomita, non mi interessa.   La RU486 è fatta di due pastiglie: una serve a uccidere il feto, l’altra a farlo espellere. Dove viene espulso il feto? Sei in ospedale, ma anche così, siccome la pillola viene assunta a casa, e durante la pandemia –questi numeri sono finti, perché sappiamo che le pillole RU486 si possono ordinare per posta, via internet, come qualsiasi altra sostanza, e vi arrivano a casa… C’è stato un caso clamoroso nel padovano, durante la pandemia: una ragazzina prende la pastiglia e partorisce, scende il feto e lo mette, credo, in giardino. Ai feti nel giardino ci arriviamo dopo. Normalmente, se si prende da casa, il feto finisce nel water.   Già quella è un’immagine precisa, che ha una sua diabolicità molto ironica, molto plastica. Prima si parlava un po’ dell’Imago dei, no? Ma in realtà il feto non finisce nel water, nel senso che tu lo vedi lì, sperando che non ci siano anche altri residui, poi tiri l’acqua. E quando tiri l’acqua, dove finisce il feto? Voi sapete che i feti sono ricchi essenzialmente di cellule staminali, di cui vanno a caccia gli atleti, i ricconi di tutti i tipi. alcuni Paesi permettevano, di andare a farsi una bella iniezione di staminali, forse anche embrionali, per il ginocchio, se avevi dei problemi ed eri un campione di qualche sorta.   I topi, le rane, i pesci, gli insetti: secondo me i topi sicuramente sono in grado di sentire le staminali, di odorare che quella è carne di prima qualità. Quindi il nostro feto espulso con la RU486 finisce divorato dai topi di fogna, dai pesci e da tutti gli altri animali che potete pensare che stiano nelle fogne. Immaginate: da una parte Gesù bambino, il bue, l’asinello; dall’altra le fogne, con dentro un feto che viene divorato dagli animali più schifosi. Questa è la realtà della RU486. Purtroppo nessuno ve la racconterà mai.

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Ma andiamo oltre. C’è una realtà numerica incontrovertibile, per la quale dobbiamo capire che l’aborto è uno specchietto per le allodole. Se calcoliamo il numero di embrioni uccisi in Italia (nel mondo non ne parliamo), l’aborto non è il primo modo in cui si uccidono gli embrioni. Parlo di quella cosa che non definiscono persona: la Corte Costituzionale nel ’75 diceva che non è persona perché nelle prime settimane no, ma dopo tre settimane e un giorno sì, tre settimane e tre minuti no. Ebbene, è la provetta che uccide più embrioni di tutti.   Poi parliamo della provetta, ma aggiungiamo una cosa: non sappiamo bene che cosa siano queste persone fatte in provetta. Non c’è una teologia della provetta, e ci arriviamo, ancora chiara. La riproduzione artificiale è finita nei LEA con la Lorenzin; è finita anche con Zaia come intervento sanitario pubblico, a spese nostre. Questo crea una quantità di embrioni sovrannumerari che fanno la seguente fine. Forse due di questi destini voi li conoscete; un terzo forse ve lo rivelo io per la prima volta oggi.   Il primo: gli embrioni vengono scartati, e questa è già una genetica nazista. Vengono guardati al microscopio: questo ha i metaboliti, questo non li ha, questo va via. Nota bene che gli scienziati hanno scoperto negli ultimi anni che alcuni embrioni che sembravano non promettenti poi vengono fuori come bambini normali. Gli scienziati hanno dato loro addirittura un nome, «embrioni mosaico», perché non riescono a concepire che la natura segua piani sconosciuti alla scienza. Idioti.   Altri embrioni vengono impiantati ma muoiono nell’impianto. Altri ancora, e questo è il terzo caso (in verità c’è anche un quarto), vengono impiantati e non muoiono. Qui ci sono due diramazioni: o diventano gemelli, oppure diventano chimere. Qualcuno sa cos’è una chimera? Vabbè, non vedo mani alzate. I movimenti pro life che non vi hanno mai parlato della realtà delle cose: la grande produzione di morte di embrioni in Italia, che dovrebbe interessare agli antiabortisti, crea mostri genetici. I due embrioni che sopravvivono si fondono, uno si sottomette all’altro, e viene fuori un essere umano che ha due DNA. In biologia questa si chiama chimera.   Ci sono quindi persone che hanno un codice genetico per una parte del corpo, mentre alcuni organi, per esempio l’apparato sessuale, hanno un altro codice genetico. In America ci sono vari casi di persone che non risultano genitori dei propri figli: scoprono di avere un fratello che non hanno mai avuto e mai visto quando salta fuori un test genetico, con la polizia che magari li porta via e li incrimina pure, perché dice: «tu hai rapito questo bambino, il figlio di tuo fratello». In altri casi, peggiori, nelle chimere umane abbiamo la crescita di occhi, capelli, muscoli appena sotto la pelle e sopra le persone. È una condizione che in natura esiste, in alcune scimmie di più, ma che con la fecondazione artificiale, dove butti dentro tutti questi embrioni, viene chiaramente moltiplicata. Anche questo non ce lo dicono.   Poi c’è il quarto destino dell’embrione: finire nel limbo dell’azoto liquido. Vengono crioconservati. Voglio notare che siamo in ambiente cattolico e non c’è neanche qui una teologia della crioconservazione: non sappiamo se siano vivi o morti, sono in un limbo vero. Nessuno ci ha mai messo davvero la testa, né a livello filosofico, né soprattutto a livello accademico-religioso. In Italia parliamo di 90-120.000 embrioni conservati: è l’ultima stima, fatta da una brava giornalista che si chiama Gioia Locati, che è andata in giro a prendersi un po’ di numeri. Sono 120.000 embrioni che stanno in azoto liquido in un frigo e non si capisce bene che fine faranno.   Qua andiamo veloci. Ci allontaniamo un attimo dall’aborto e arriviamo all’eutanasia, che nella regione in cui siete adesso è un fatto. Voglio farvi notare una cosa che ha un significato particolare. Zaia, che adesso non è più governatore, non è più presidente della Regione, ma è capo della giunta regionale, è stato lui a spingere, in maniera sospetta secondo qualcuno, questa legge. È una persona che viene dalla Lega, da un mondo da cui non ti aspetteresti che faccia il gioco aperto dell’Associazione Luca Coscioni. Ebbene, Zaia, quando è stato eletto nel 2010, in un momento meraviglioso di concordia con i neoeletti governatori della Lombardia, Maroni, e del Piemonte, Cota, tutti della Lega, come prima cosa hanno tolto insieme la RU486 dagli ospedali.   Uno si chiede: come riconciliamo questa cosa? Com’è che quello che ha introdotto l’eutanasia in Veneto la settimana scorsa era partito togliendo la RU486 dagli ospedali? La risposta è semplicissima. Dove non c’è un pensiero profondo, dove non c’è una fede, dove non c’è il soprannaturale nel pensiero di chi ci governa, di chi fa scelte qualsiasi, quello che si ottiene per forza è degrado, decadenza e la morte di massa che stiamo vedendo adesso.

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Poi abbiamo visto che la morte va avanti, c’è la predazione degli organi. Qui ha spiegato tutto Alfredo nell’intervento di prima. Non pensiate che questi demoni siano semplicemente una cosa che sta lì in aria: se faccio un incidente stradale, tornando a casa, è molto probabile che debba averci a che fare, nonostante io abbia dichiarato in tutti i modi che non voglio che mi si espiantino gli organi. Che è essenzialmente un altro aborto, di persone più o meno innocenti: forse non innocenti come effetti, ma in alcuni casi sì, anche di più, magari un santo. Può essere squartato. È il permesso di squartare una persona che non lo desidera, una persona più debole. È un altro grande capolavoro del sistema della morte.   Andiamo ancora più avanti. Non solo nel Massachusetts, come si diceva prima, c’è stata la firma della legge per l’aborto a termine, cioè fino a nove mesi. Ma c’è anche quello che sta succedendo adesso in Massachusetts, che ritengo veramente uno spartiacque, anche se non abbiamo tempo di parlarne: c’è questa signora che, sotto l’influsso degli psicofarmaci quanto volete, ha strangolato i suoi tre figli, e tutti sono d’accordo, fanno il tifo, dicono che vogliono liberarla.   Cito la Pontificia Accademia per la Vita, quella di Paglia, che in un libro dell’anno scorso dice che la procreazione assistita omologa, nelle sue forme, è di per sé una terapia, quindi di fatto è lecita. Una volta, quando si andava dal papa, si controllava che la moglie fosse la moglie, non la seconda moglie. Questi invece che vedete proiettati sono i figli di Musk, tutti fatti in provetta, con il pontefice. Attenzione: Musk vuole l’aumento della popolazione, ma tutta fatta in provetta.   Se non lo conoscete, lo conoscerete tra poco, o forse non lo conoscete più: questo è He Jiankui, il cinese che ha fatto le prime due bambine con il CRISPR, con l’ingegneria genetica. Diceva: «Così le ho salvate dall’AIDS, perché ho tolto [il recettore dell’HIV?]». In verità poi si è scoperto, e questo non l’ha detto nessuno, che lo stesso gene genera anche una memoria più forte, quindi ha creato due super bambine.   Qui avrei tante cose da dire, ma in verità parliamo essenzialmente di necrocultura. Tutto quello che abbiamo detto è necrocultura, la cultura della morte: abbiamo coniato questa parola. Se parliamo dei feti, succedono tutte queste cose: 34 bambini sepolti nel giardino di una dottoressa in Polonia; un altro caso in Pennsylvania, negli stagni; in Germania ce ne sono state una quantità. C’è tutta questa strana faccenda che riguarda i feti trovati in giro, come questo abbandonato sugli scogli.   Gli ultimi minuti li uso per spiegarvi due fenomeni che ho osservato negli anni e a cui non è stata data abbastanza attenzione. Il primo è il caso di Granarolo, a Bologna. Un ragazzo sinti va in un deposito di rifiuti, gestito da altri, si avvicina a dei barili perché probabilmente deve smaltirli, ne apre uno, e ce ne sono parecchi, e salta fuori che nel liquido galleggiano dei feti. Quanti? Non hanno detto: bisogna moltiplicare il numero di feti per i barili.   Da dove venissero, anche lì hanno tenuto il riserbo fino alla fine, fino a che non hanno spento completamente la storia, e hanno detto: «Sì, sì, vengono dal Sant’Orsola di Bologna», ospedale importante per la storia dell’aborto, perché ci stanno dei professori particolari. C’era il professor Flamigni che ha fatto anche il primo utero extracorporeo. Questa storia è sparita, eppure ci sono parecchie questioni: ci sono leggi che questa cosa infrange. C’è la legge, per esempio, sull’uso dei cadaveri.

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In verità era questa la cosa per cui probabilmente Alfredo mi aveva chiamato a parlare. Questo è il caso più sconosciuto e secondo me più interessante riguardo ai feti e all’aborto. Se uno segue un po’ le cronache locali (attenzione, non sono cose che finiscono sulle cronache nazionali), quello che accade è che ciclicamente, da quasi trent’anni, saltano fuori storie del genere: si trovano feti imbarattolati, sepolti sottoterra, dove c’è un po’ di verde, sia fuori città sia dentro città.   Terlizzi, Bari, 2006, cimitero: trovato sotterrato in modo maldestro un barattolo di vetro contenente un feto maschile di circa tre mesi, conservato in formalina. La Procura di Trani apre un fascicolo per occultamento di cadavere a carico di ignoti, e brancola nel buio ancora adesso.   2017, Benevento: rinvenimento di un barattolo di vetro con all’interno un oggetto dalle fattezze di un feto umano, vicino a un fiume, in campagna. Poi i carabinieri, mi sembra, hanno detto: «No, no, era un guanto, ci siamo sbagliati». Perché la notizia, quando esce, finisce su tutti i giornali locali, che vendono più copie così, la mettono in prima pagina, in locandina, e poi salta fuori la smentita. Qualcuno aveva seppellito un guanto dentro un barattolo e sembrava un feto: un guanto a forma di feto, di quelli che non compri neanche su Temu.   2017, cimitero di San Marco, Perugia: il custode segnala un barattolo abbandonato in un loculo, con all’interno un probabile feto umano.   Torino 2019: un passante ritrova in piazza Benefica un contenitore trasparente con un feto di 10-15 settimane conservato in liquido. I carabinieri indagano, qui, essendo al Nord, si muove anche la magistratura. Poi, come sempre, grande panico negli articoli, e poi salta fuori che il magistrato, secondo Repubblica, avrebbe trovato che il feto veniva dal Sant’Anna. Una volta capito l’ospedale da cui proviene, la storia è finita. Non ci si domanda chi sia la madre, perché sia uscito, come sia uscito dall’ospedale, se è uscito dall’ospedale, per chi sia stato messo lì e perché. Il magistrato dice che al Sant’Anna sono preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni. Questa è Repubblica, questa è la magistratura italiana più Repubblica: abbiamo trovato un feto, non sappiamo chi è, non sappiamo chi l’ha fatto, non sappiamo come sia uscito dall’ospedale, non sappiamo per chi e perché sia stato messo lì, però ci faremo un museo.   2023, Bassano: operazione antidroga tra i cespugli, i carabinieri trovano un feto sepolto. Anche lì succede un’altra cosa: spunta la pista satanica sui giornali, poi sparisce immediatamente. Continuano a saltare fuori questi feti nei barattoli.

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Uno si chiede, e andiamo verso la conclusione, che cos’è questa cosa, e io rispondo come mi rispondo sempre. È chiaro che una società che si decristianizza è una società che si ripaganizza, e il paganesimo, come è stato detto prima, che cos’è? È qualcosa di basato sul sacrificio umano, quindi è chiaro che si torna al sacrificio umano.   Tutto quello che abbiamo visto prima è il ritorno al sacrificio umano: l’eutanasia, la morte cerebrale, le provette, tutto quello che volete. Ma perché i barattoli, perché interrarli, perché metterli in giro? Ho solo delle ipotesi.   Noi cristiani abbiamo i capitelli. Che cosa sono i capitelli? Sono delle edicole, una specie di segnaposto che irradiano: avete presente le signore che vanno a pregarci nel mese di maggio, dove si fanno le messe. Questi forse sono capitelli del male, capitelli di una realtà che io dico addirittura post satanista, non più satanista. Chi li mette? Chi li fa? Se c’è una regia, perché non sono d’accordo su questa cosa, ma sono tanti casi, sono delle antenne. Stanno dicendo, piazzandole in ogni punto: qui irradiamo l’aborto, perché quelli sono aborti, irradiamo la cultura del male.   Questo è tutto quello che avevo da dirvi, pregandovi di combattere la Necrocultura, di combattere questo che abbiamo visto e che non possiamo definire in altro modo che regno sociale di Satana, e di combattere lo Stato moderno.   Il nostro Stato vuole dare i funerali di Stato a Emma Bonino, ed è giusto che lo faccia, perché quella è la vera funzione dello Stato: è la vostra morte, è la vostra distruzione. Lo Stato moderno funziona così: è una macchina, non pensa alle persone, pensa al sistema, pensa alla macchina. È per questo che adesso abbraccerà l’intelligenza artificiale per ucciderci.   Questo è quanto avevo da dire. Vi ringrazio e mi scuso per aver tardato.   Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata
 
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Necrocultura

Serial killer a piede libero in Michigan

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La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.

 

Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.

 

«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».

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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.

 

Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.

 

Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.

 

La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.

 

Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.

 

Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.

 

Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.

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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.

 

Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.

 

Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Eutanasia

Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna

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La 25 spagnola Noelia Castillo è morta giovedì dopo aver ricevuto farmaci letali in una struttura medica a Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona. Aveva chiesto di essere sola al momento del decesso, sebbene alcuni familiari fossero stati presenti poco prima. Un’amica intima, che sperava di convincerla a cambiare idea, sarebbe stata impedita dall’ospedale di vederla prima.   Noelia soffriva di disturbi psichiatrici, tra cui disturbo borderline di personalità, e aveva già tentato il suicidio. Nell’ottobre del 2022, a quanto pare in seguito ad anni di violenze sessuali e a una recente aggressione di gruppo, si gettò da una finestra del quinto piano nel tentativo di togliersi la vita, riportando una paraplegia irreversibile e un dolore cronico. In seguito, le fu riconosciuta una grave disabilità.   In un’intervista trasmessa il giorno prima della sua morte, Noelia disse di «non poterne più andare avanti», aggiungendo: «Finalmente ci sono riuscita, quindi vediamo se ora potrò finalmente riposare». Disse anche: «Nessuno della mia famiglia è d’accordo… ma che dire del dolore che ho sofferto in tutti questi anni?».   Nell’aprile del 2024, Noelia presentò domanda di eutanasia assistita a un organismo di controllo catalano, che approvò la sua richiesta, ritenendo che soddisfacesse i requisiti di legge. La decisione fu contestata dal padre, rappresentato dallo studio legale cattolico conservatore Abogados Cristianos, il quale sostenne che le condizioni di salute della madre compromettevano la sua capacità di decidere. Il caso passò attraverso diversi tribunali, con la Corte Suprema spagnola che confermò il suo diritto e il rigetto, all’inizio di questo mese, di un ultimo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.   Come riportato da Renovatio 21, non solo il Regno di Spagna ha spalancato le porte alla «dolce morte» (con anni di ampie discussioni anche sull’uccisione dei disabili), ma la regione autonoma della Catalonia – creatasi in opposizione separatista a Madrid e quindi al supposto re cattolico – è divenuto in questi anni patria del fondamentalismo eutanasico, con casi davvero grotteschi, come quello dell’assassino stragista che chiede, lamentando il dolore, di essere ucciso prima ancora di venir giudicato definitivamente.

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La stampa spagnuola descritto Noelia come una delle persone più giovani ad essersi sottoposta all’eutanasia nel Paese, che ha legalizzato la pratica nel 2021. La Spagna è uno dei diversi Stati europei che consentono il suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie gravi e incurabili o da gravi sofferenze, a determinate condizioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, alla fine del 2024 un totale di 1.123 persone si erano sottoposte alla procedura.   Il caso di Noelia , il primo in Spagna ad essere portato davanti a un giudice per pronunciarsi sull’eutanasia, ha attirato l’attenzione di tutto il Paese, alimentando il dibattito, anche tra esperti medici ed etici. Alcuni specialisti hanno dichiarato ad ABC che il caso soddisfaceva i criteri legali per la morte assistita, mentre altri lo hanno descritto come «un fallimento della società e della medicina», sollevando dubbi sulla sua capacità mentale e sul fatto che le opzioni terapeutiche alternative fossero state pienamente esplorate.   In un post su X, confermando la morte di Castillo, lo studio legale Abogados Cristianos ha chiesto modifiche alla legge, affermando che non tutela le persone vulnerabili. La sua presidente, Polonia Castellanos, ha scritto che «Noelia non è morta, è stata GIUSTIZIATA», criticando quella che ha definito una mancanza di cure adeguate e sostenendo che la morte non dovrebbe essere una soluzione per i giovani.   La vicenda offre un quadretto chiarissimo di cosa sta diventando l’Europa: una terra di degradazione e morte. La Necrocultura permette a chiunque di farsi uccidere dallo Stato moderno, mentre quest’ultimo importa milioni di immigrati che aumenteranno stupri e violenza. Un meccanismo perfetto di disintegrazione dell’essere umano: più attacchi alla dignità umana, più morte.   Mettiamocelo in testa: è questo quello che esattamente vuole lo Stato moderno, che altro non è che una macchina di morte programmata contro l’essere umano.

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