Ambiente
Le prove di un aumento degli eventi meteorologici estremi sono «piuttosto limitate»: studio
Una nuova ricerca ha scoperto che ci sono poche prove che gli eventi meteorologici estremi siano in aumento, nonostante le continue affermazioni ripetute dai media mainstream, da politici e dai loro cosiddetti «esperti». Lo riporta LifeSite.
Secondo uno studio pubblicato questo mese dal Fraser Institute, un’organizzazione del Canada, mentre le temperature globali sono aumentate «moderatamente» dal 1950, l’affermazione che gli eventi meteorologici estremi siano in aumento in modo significativo non è supportata da prove scientifiche.
«Mentre i media e gli attivisti politici affermano che le prove dell’aumento dei danni derivanti dall’aumento delle condizioni meteorologiche estreme sono ferree, è tutt’altro», ha scritto nel suo riassunto l’autore dello studio Kenneth Green, membro senior del Fraser Institute. «In effetti, è piuttosto limitato e di scarsa affidabilità».
«Le affermazioni sulle condizioni meteorologiche estreme non dovrebbero essere utilizzate come base per impegnarsi in regimi normativi a lungo termine che danneggeranno gli attuali standard di vita canadesi e lasceranno le generazioni future in condizioni peggiori» continua il ricercatore.
La ricerca di Green, che ha esaminato i dati del noto Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC), ha scoperto che molti tipi di condizioni meteorologiche estreme «non mostrano segni di aumento e in alcuni casi stanno diminuendo».
«La siccità non ha mostrato una chiara tendenza all’aumento, così come le inondazioni (…) L’intensità e il numero degli uragani non mostrano alcuna tendenza in aumento. A livello globale, gli incendi non hanno mostrato una chiara tendenza all’aumento del numero o dell’intensità, mentre in Canada gli incendi sono effettivamente diminuiti in numero e in aree consumate dagli anni Cinquanta ad oggi».
Lo studio spiega che l’affermazione secondo cui «gli eventi meteorologici estremi stanno aumentando in frequenza e gravità, spinti dalle emissioni di gas serra da parte dell’umanità» è ampiamente accettata.
«Sulla base di tali affermazioni, i governi stanno adottando normative sempre più restrittive nei confronti dei consumatori canadesi di prodotti energetici, e in particolare del settore energetico canadese», osserva Green. «Queste normative impongono costi significativi all’economia canadese e possono esercitare una pressione al ribasso sul tenore di vita del canadese».
I risultati di Green fanno eco a una ricerca del 2023 che ha rivelato che gli incendi sono diminuiti a livello globale mentre la copertura mediatica è aumentata del 400%.
L’affermazione dello studio è confermata dai dati satellitari del Global Wildfire Information System, che registra un consistente calo nell’estensione delle aree bruciate a partire dai primi anni 2000. Nonostante ciò, l’anno scorso il primo ministro canadese Justin Trudeau ha comunque deciso di attribuire la colpa degli incendi insolitamente gravi del Canada al «cambiamento climatico».
«Stiamo assistendo sempre più di questi incendi a causa del cambiamento climatico», ha detto Trudeau ai canadesi nel giugno 2023, nonostante la Royal Canadian Mounted Police (RCMP) abbia arrestato diversi sospetti piromani in un certo numero di province tra cui Nuova Scozia , Yukon , Columbia Britannica, e Alberta .
«Questi incendi stanno influenzando la routine quotidiana, la vita, i mezzi di sostentamento e la qualità dell’aria», ha aggiunto. «Continueremo a lavorare – qui a casa e con partner in tutto il mondo – per affrontare il cambiamento climatico e affrontarne gli impatti».
Allo stesso modo, organi di stampa come la Canadian Broadcasting Corporation (CBC), che riceve il 70% del suo budget operativo tramite i soldi dei contribuenti del governo federale, hanno pubblicato titoli come: «L’aumento degli incendi estremi è collegato direttamente alle emissioni delle compagnie petrolifere in un nuovo studio».
«Gli incendi boschivi canadesi sono l’ultimo costoso disastro climatico che i conti pubblici non riescono a catturare», si legge in un altro titolo della CBC, come ricordato da LifeSite. «Il cambiamento climatico sta aumentando il rischio di incendi nel Paese, dicono gli esperti», aveva attestato all’epoca Global News, un altro mezzo di informazione sovvenzionato dal governo di Ottava.
Come riportato da Renovatio 21, in Italia sta operando un gruppo di scienziati, chiamato Clintel, che in risposta alle dichiarazioni di allarme del papa e del presidente della Repubblica hanno dichiarato che «non c’è alcuna emergenza climatica».
Clintel aveva pubblicato nel 2023 una dichiarazione firmata da 11 scienziati in cui veniva dichiarato che le inondazioni in Romagna non erano correlate ai cambiamenti climatici.
Anche un gruppo di scienziati russi lo scorso anno ha pubblicato un saggio in cui si confuta la tesi antropogenica del cambiamento climatico.
Lo scienziato oxoniano e ricercatore CERN Wade Allison, matematico e fisico, la scorsa primavera ha pubblicato un documento in cui dimostra che l’eolico «fallisce su ogni aspetto». Anche il colosso industriale tedesco Siemens, e con esso l’intera Germania, sta realizzando l’inaffidabilità dell’energia eolica e della sua tecnologia – che si sta dimostrando pure un pessimo investimento, ancorché inserito nell’agenda Zero-carbonio del gruppo estremista WEF.
Il Cambiamento Climatico è, di fatto, una grande teoria del complotto portata avanti da gruppi estremisti che vanno da Ultima Generazione al World Economic Forum di Davos, enti che hanno curiosamente gli stessi fini.
Su come funziona il finanziamento dei gruppi ecofascisti della cosiddetta «Piovra verde» vi è stato al Bundestag un discorso di spiegazione assai chiaro di una parlamentare del partito Alternative fuer Deutschland, che ha raccontato gli interessi di individui miliardari e fondi di investimento ultramiliardari nel finanziare l’attivismo climatico a fronte di investimenti effettuati in aziende di transizione energetica.
Come riportato da Renovatio 21, il reporter tedesco Norbert Häring, editorialista del quotidiano economico Handelsblatt e membro del «Consiglio ombra della BCE» (una sorta osservatorio critico della BCE costituito da un gruppo di economisti europei), in un articolo del suo blog ha denunciato il sistema di linee guida istituite per i giornalisti al fine di promuovere la propaganda del cambiamento climatico.
Le linee guida impongono ai «giornalisti climatici» di evitare di discutere argomenti con i critici, invece di utilizzare metodi di psicologia di massa per evitare il problema e ottenere la persuasione della popolazione dei lettori.
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Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
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Morti di caldo, morti di inciviltà
Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.
È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.
Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.
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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.
Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.
Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.
Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.
Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.
In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.
In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.
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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?
Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.
Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.
Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.
Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.
Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.
Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.
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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.
Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.
Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.
Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.
E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).
Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.
Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»
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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?
Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.
C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.
La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.
E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.
Roberto Dal Bosco
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Ambiente
Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo
🇷🇸🇭🇷 A sunken German flotilla has surfaced in Serbia due to the shallowing of the Danube, Reuters reports.
The rusting hulks of the German flotilla, sunk in 1944 during the retreat before the Red Army, are reportedly posing a threat to shipping. pic.twitter.com/WwacLDGlgC — Маrina Wolf (@volkova_ma57183) August 1, 2026
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