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Biden ha incontrato 14 soci in affari di suo figlio Hunter

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Nonostante le ripetute smentite di aver mai parlato con suo figlio Hunter dei rapporti d’affari all’estero di quest’ultimo, il canale TV americano Fox News ha riferito giovedì che il presidente Joe Biden ha incontrato almeno 14 soci in affari di Hunter da Stati Uniti, Messico, Ucraina, Cina e Kazakistan.

 

Abbandonato in negozio di riparazioni di computer del Delaware qualche tempo prima delle elezioni del 2020 e portato alla luce da articoli del New York Post – per la pubblicazione dei quali l’antico quotidiano è stato bandito da Twitter durante la campagna elettorale 2020 – il laptop di Biden junior conterrebbe presunte prove di numerosi accordi esteri in cui uomini d’affari offrivano decine di milioni di dollari per presentazioni a Joe Biden, oltre a inquietanti prove di uso di droghe e di molto disinvolte relazioni con prostitute (forse pure caricate online su Pornhub?) da parte dell’Hunter, nonché, aveva raccontato l’ex sindaco di Nuova York Rudolph Giuliani, anche materiale ancora più indicibile.

 

«Non ho mai parlato con mio figlio dei suoi affari all’estero», aveva insistito Biden nel 2019. Quando il mese scorso il giornale britannico Daily Mail ha pubblicato un messaggio vocale del 2018 in cui Biden parlava con Hunter di un accordo con la compagnia petrolifera cinese CEFC, la linea ufficiale è rimasta la stessa , con il segretario stampa della Casa Bianca Karine Jean-Pierre che ha ribadito che «ciò che ha detto il presidente è ancora valido».

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio mese si è scoperto che il presidente Biden ha venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter: invece che esseri usati per allievare l’aumento insostenibile patito dai cittadini americani alla pompa di benzina, il presidente ha mandato le riserve strategiche alla Cina – e curiosamente proprio ad una azienda che lavora con il figlio… Alcuni membri del Partito Repubblicano giudicano questo fatto come degno di un processo di impeachment, ma, esattamente come avviene per ogni altra oscenità dei Biden (dalla droga alla prostituzione, ai sospetti di atti simil-incestuosi, ai ripetuti segni di demenza di Joe) niente si muove davvero contro l’ultimo pupazzo dell’establishment del Deep State – e non solo di quello.

 

In molti infatti accusano Biden di essere una marionetta degli interessi del Partito Comunista Cinese. Secondo un libro uscito qualche mese fa, i Biden avrebbero guadagnato 31 milioni di dollari da individui con «legami diretti con gli apparati cinesi di spionaggio., ma si parla anche di affari diretti con il giro del presidente cinese Xi Jinpingo.

 

Secondo Fox News, Joe Biden ha incontrato gli uomini d’affari messicani Miguel Aleman Velasco e Miguel Aleman Magnani nel 2014, facendo fare alla coppia un tour della Casa Bianca. Un anno dopo, Biden avrebbe parlato in video con il miliardario messicano Carlos Slim e tutti e tre i messicani – con cui Hunter stava facendo affari o con cui stava negoziando in quel momento – li avrebbero visitati nella residenza della vicepresidenza a Washington DC.

 

In un messaggio di testo trovato sul laptop, Hunter ha detto al suo socio in affari, Jeff Cooper, di aver parlato con suo padre dell’accordo che coinvolgeva Slim.

 

Secondo quanto riferito, Joe Biden ha anche incontrato l’ex presidente colombiano Andres Pastrana Arango ed Eric Schwerin, un altro dei partner commerciali di Hunter, nel 2012, prima di cenare con Arango e Juan Esteban Orduz, un uomo d’affari colombiano, più tardi quello stesso giorno.

 

I file del laptop mostrano che durante un’unica cena nel 2015, Joe Biden ha incontrato i soci in affari di Hunter dal Kazakistan, dall’Ucraina e dalla Russia, incluso un dirigente di Burisma Holdings, la società energetica ucraina che ha pagato a Hunter 50.000 dollari al mese dal 2014 al 2018 sedersi sul suo board. Il giorno seguente, il dirigente di Burisma ha inviato un’e-mail a Hunter, ringraziandolo per avergli «dato l’opportunità di incontrare tuo padre».

 

Lo stesso dirigente, Vadim Pozharski, aveva contattato Hunter nel 2014 chiedendo «consigli su come utilizzare la propria influenza» per contrastare un’indagine del governo sull’azienda, secondo quanto riportato dal New York Post nel 2020.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2014 l’allora vicepresidente Biden andò in Ucraina e chiese a presidente e primo ministro la destituzione di un procuratore generale che, guarda caso, indagava anche sull’azienda che pagava il figlio Hunter. Il presidente, non si sa se in un momento di demenza senile, ha confessato in pubblico l’episodio durante un incontro al Council for Foreign Relation.

 

 

Al momento della cena, Hunter stava lavorando a un accordo petrolifero tra Burisma e una compagnia energetica cinese in Kazakistan, riferisce il Daily Mail.

 

Come riportato da Renovatio 21, i legami dei Biden con la casta kazaka sono emersi anche a inizio 2022, quando esplosero le rivolte in varie città del Kazakistan. Un gruppo anti-corruzione kazako produsse anche una foto di Hunter, suo padre e l’ex capo dell’Intelligence kazaka Karim Massimov, poi messo in carcere dal presidente assediato Kassim-Jomart Tokaev con l’accusa di alto tradimento. Nella foto vi è anche Kenes Rakishev, un giovane membro dell’oligarcato kazako molto ben connesso  finanziariamente e politicamente, che secondo Forbes è una delle 50 persone più influenti del Paese

 

Tra gli altri contatti che si sono incontrati con Joe Biden c’era secondo quanto riferito Francis Person, un ex consigliere dell’allora vicepresidente che nel 2015 ha fatto pressioni sulla famiglia Biden per conto di una società immobiliare cinese. La persona era anche in corsa per il Congresso nella Carolina del Sud in quel momento, con Biden senior che si recava nello stato per raccogliere fondi per lui.

 

Tony Bobulinski, l’ex CEO di una joint venture tra Hunter e una compagnia energetica cinese, ha detto in una intervista a Tucker Carlson nel 2020 che Joe Biden ha parlato con suo figlio di questo accordo e di altri.

 

«Ho visto il vicepresidente Biden dire di non aver mai parlato con Hunter dei suoi affari», ha detto Bobulinski a Fox quell’ottobre. «Ho visto in prima persona che non è vero, perché non erano solo affari di Hunter, hanno detto che stavano mettendo in gioco il nome della famiglia Biden e la sua eredità».

 

Alcune delle informazioni nell’ultimo servizio  di Fox sono già state rese pubbliche da altri organi di stampa, mentre alcune sono nuove.

 

Hunter Biden parrebbe davvero coinvolto anche nella questione dei biolaboratori ucraini finanziati dagli USA, che la Russia accusa di produzione di armi biologiche all’interno di una determinata operazione militare che vedrebbe coinvolti Big Pharma e membri e sostenitori miliardari del Partito Democratico USA.

 

Come riportato da Renovatio 21, gli USA avevano un contratto in Ucraina per la ricerca COVID-19 tre mesi prima che il COVID-19 esistesse ufficialmente. È noto inoltre che in quei laboratori si studiassero i coronavirus di pipistrello, esattamente come a Wuhano. I riferimenti dei contatti di Hunter Biden con società coinvolte è stata cancellata da Wikipedia.

 

I Repubblicani hanno ottenuto il contenuto del laptop e hanno promesso di avviare indagini se dovessero riprendere il Congresso questo novembre.

 

Hunter è anche indagato dai pubblici ministeri federali per presunte violazioni fiscali e di lobbying per potenze straniere.

 

Tuttavia, non è stato accusato di reato.

 

Potreste esserlo voi, invece, se scaricate dal forum 4chan il materiale trafugato di recente dal suo account iCloud, ha detto più o meno scherzosamente qualche commentatore americano: voi che le guardate potreste andare in galera per averlo fatto; Hunter Biden, che quelle cose le ha fatte e le ha pure registrate, invece no.

 

Così va il mondo.

 

 

 

 

 

 

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Politica

Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump auspicherebbe che il presidente della FIFA Gianni Infantino diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.

 

Anbche il Washington Post ha citato una fonte vicina a Trump, secondo la quale il presidente ritiene che Infantino sia «rispettato da tutti in tutto il mondo» e che possieda una «speciale capacità di unire le persone». Non è tuttavia chiaro se il dirigente calcistico di origine svizzera sia interessato all’incarico, ha precisato il quotidiano.

 

Infantino avrebbe sviluppato un legame stretto con Trump, conferendogli a dicembre il primo Premio Nobel per la Pace della FIFA, dopo che il presidente statunitense aveva più volte sostenuto di meritare il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi volti a porre fine ai conflitti. La loro amicizia è finita sotto i riflettori durante i Mondiali di calcio FIFA, co-organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

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Poco prima degli ottavi di finale, la FIFA ha inaspettatamente sospeso la squalifica di una giornata comminata alla stella statunitense Folarin Balogun. Trump ha in seguito confermato di aver chiamato personalmente Infantino per chiedere una revisione della sanzione, che considerava ingiusta.

 

La UEFA, organo di governo del calcio europeo, ha condannato la decisione qualificandola come un caso senza precedenti di ingerenza politica. Anche l’UE ha criticato duramente la FIFA per aver revocato la squalifica.

 

Infantino, tuttavia, ha negato di aver svolto alcun ruolo nella decisione riguardante il giocatore americano. Gli Stati Uniti sono stati eliminati dopo la sconfitta per 4-1 contro il Belgio.

 

Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sarà scelto entro la fine dell’anno, dato che il mandato di Antonio Guterres terminerà a dicembre. Il suo successore dovrà prima ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, e successivamente dell’Assemblea Generale. Tutti i precedenti titolari dell’incarico erano stati in passato politici o diplomatici.

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Sebbene il potere decisionale effettivo risieda nei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale rappresenta il principale volto dell’organizzazione sulla scena globale.

 

Trump, che ha costruito una carriera di successo come conduttore del reality show televisivo The Apprentice, ha assegnato incarichi governativi a diversi ex atleti e figure del mondo dello spettacolo. Durante il suo secondo mandato ha nominato Linda McMahon, co-fondatrice ed ex CEO della lega di pro-wrestling (ossia la lotta simulata del compianto Hulko Hogan e compagni) WWE, segretaria all’Istruzione.

 

Infantino aveva ricevuto anche grandi critiche per un supposto favoritismo nei confronti dell’Argentina, squadra apprezzata da Trump ma soprattutto dai vertici dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, in una scenetta gustosa, Infantino durante la premiazione finale ha cercato di spiegare con mestizia a Trump che non poteva essere nella foto finale con la squadra vincitrice, la Spagna, che alza la coppa. Con estrema probabilità, Trump sapeva tutto, ma ha optato per il photobombing,

 

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Gender

Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»

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Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.   La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.   Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.   «Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».

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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.   Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.   L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.   La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.   Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.   «Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».

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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.   In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.   Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».   La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere   Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.   La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».  

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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.   L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».   La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».   Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.

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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.   L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.   Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.  

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Politica

Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è intromesso nella cerimonia di premiazione della Coppa del Mondo FIFA, consegnando personalmente il trofeo alla Spagna dopo che i campioni d’Europa hanno sconfitto i campioni in carica dell’Argentina per 1-0 ai tempi supplementari al MetLife Stadium di East Rutherford, nel Nuovo Jersey.

 

Domenica, Trump ha raggiunto il presidente della FIFA Gianni Infantino sul palco della cerimonia. I video girati nello stadio hanno mostrato i due accolti da un misto di applausi e fischi mentre entravano in campo per la premiazione.

 

Prima che Trump consegnasse il trofeo al capitano della Spagna, Rodri, sono state consegnate le medaglie ai giocatori di entrambe le squadre.

 

Il presidente degli Stati Uniti è rimasto quindi al centro del podio, dove i giocatori si erano riuniti per la tradizionale cerimonia di premiazione. Infantino ha apparentemente spostato delicatamente Trump di lato per dare più spazio alla squadra, ma è rimasto accanto ai giocatori mentre Rodri alzava la coppa, creando un momento leggermente imbarazzante.

 

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L’episodio ha scatenato un’ondata di condanne e derisione online, con alcuni che hanno suggerito che a Trump si sarebbe dovuto dire che non è un membro della nazionale di calcio spagnola. Altri hanno contrapposto l’insistenza del presidente americano nel voler apparire nella foto con gli spagnoli alle sue recenti invettive contro Madrid. All’inizio di questo mese, Trump aveva dichiarato in una conferenza stampa della NATO che la Spagna era una «causa persa», mentre l’anno passato ha ventilato l’ipotesi di un’espulsione di Madrid dalla NATO.

 

«Non vogliamo più fare affari commerciali con la Spagna», aveva detto, lamentandosi del fatto che Madrid è «un pessimo partner nella NATO» e che «sono senza speranza. Gente cattiva».

 

La verità è che il presidente americano, genio incontrastato nell’uso dei media, conosce il valore iconico dell’immagine finale, quindi non ha resistito alla possibilità di un photobombing presidenziale. Le polemiche e le prese in giro a breve spariranno, la foto con la i giocatori spagnuoli – e Trump – che alzano la Coppa resterà per sempre.

 

Ad ogni modo, continuano le polemiche sul vertice FIFA Gianni Infantino, considerato succube del presidente statunitense, al punto da accogliere l’incredibile suggerimento di annullare un cartellino rosso per un componente della sfortunata selezione USA.

 

La Spagna ha dominato grandemente la finale, costringendo il portiere argentino Emiliano Martinez a ben 12 parate. La squadra del cattolico Luis de la Fuente ha registrato i primi 20 tiri in porta della partita.

 

L’Argentina è rimasta in dieci uomini poco prima dell’inizio dei tempi supplementari, dopo l’espulsione di Enzo Fernandez per doppia ammonizione. Lo stile di gioco falloso e bullesco della squadra sudamericana ha scatenato critiche da ogni parte.

 

Il subentrato Ferran Torres ha finalmente sbloccato il risultato al 106° minuto, insaccando da distanza ravvicinata dopo un colpo di testa di Nico Williams su cross di Pedro Porro.

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La vittoria ha assicurato alla Spagna il suo secondo titolo mondiale maschile, 16 anni dopo il trionfo in Sudafrica nel 2010. Con la vittoria della squadra femminile nel torneo del 2023, la Spagna è diventata anche il primo paese a detenere contemporaneamente i titoli mondiali sia maschile che femminile.

 

La sconfitta ha impedito all’Argentina di conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo e ha posto fine in modo deludente a quella che probabilmente è stata l’ultima apparizione di Messi ai Mondiali. Il 39enne ha faticato a incidere contro la difesa spagnola, dopo aver contribuito a portare l’Argentina alla sua seconda finale consecutiva.

 

Prima della partita, Messi aveva alimentato le voci sul suo ritiro condividendo l’immagine di un paio di scarpini con la scritta «El Último Tango» – «L’ultimo tango». Al fischio finale, non è riuscito a trattenere le lacrime, vedendo svanire le speranze dell’Argentina di difendere il titolo.

 

La memoria di questa partita sarà per sempre segnata dall’infamia del comportamento violento e infantile degli argentini, che dopo il fischio di chiusura hanno scatenato risse e prodotto atti di mancanza di rispetto indegni, come voltare le spalle mentre la squadra vincitrice viene premiata. Essendo che il risultato è stato ampiamente meritato, visto il gioco superiore degli spagnuoli (con ulteriori reti valide annullate per falli che sembrano in realtà sospette simulazioni), va compreso che si tratta di una vera, intollerabile immaturità da parte dei giocatori argentini, Messi incluso, che mentre piange a favor di steadycam si accorge della rissa fatta partire dai suoi compagni di squadra ma non fa nulla per fermarli: il problema del campione, dunque, non è solo la mancanza di carisma.

 

Per questo spettacolo indegno – che ha compreso l’evidente mancanza di ossequio istituzionale verso il presidente Trump e soprattutto verso il presidente del Messico Claudia Sheinbaum, la FIFA ha aperto un’inchiesta, che speriamo porti ad una squalifica, magari lunga anni, per la nazionale di Buenos Aires.

 

Trump è diventato il primo presidente statunitense in carica ad assistere a una finale di Coppa del Mondo sul suolo americano. Prima della partita, ha salutato il torneo allargato a 48 squadre come un grande successo e ha dichiarato che gli Stati Uniti sono diventati «un Paese di calcio».

 

Trump sembrava propendere per l’Argentina, pur rifiutandosi di fare una previsione esplicita. «Non prenderò posizione, ma penso che sia molto difficile scommettere contro Messi. È fantastico», aveva detto in precedenza a Fox Sports, aggiungendo di aver «sempre apprezzato» sia Messi che il suo storico rivale Cristiano Ronaldo.

 

Due giocatori argentini, Lisandro Martinez e Cristian Romero, si sono rifiutati di stringere la mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la cerimonia di premiazione della medaglia d’argento, dopo la sconfitta per 1-0 dell’Argentina contro la Spagna nella finale dei Mondiali.

 

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Martinez ha evitato di stringere la mano sia a Trump che al presidente della FIFA Gianni Infantino, mentre Romero ha salutato Infantino ma ha evitato Trump, stringendo invece la mano alla presidente messicana Claudia Sheinbaum e al primo ministro canadese Mark Carney.

 

Alcuni, guardando le immagini, hanno sostenuto che il capitano dell’Argentina Lionello Messi di fatto abbia quasi snobbato Trump, che invece sembrava volergli parlare.

 

Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta.

 

In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.

 

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