Spirito
«Ubi Spiritus Domini, ibi Libertas»: resistere all’obbligo vaccinale legge iniqua
Renovatio 21 pubblica l‘omelia di Don Daniele Di Sorco, FSSPX, alla Santa Messa di domenica 5 dicembre presso il Priorato di Rimini della Fraternità San Pio X.
Cari fratelli,
Perché le folle accorrevano a vedere San Giovanni Battista?
Di certo non erano interessati al fatto che lui seguisse le ultime opinioni di moda. Perché San Giovanni Battista non era una canna sbattuta dal vento, non era qualcuno che cambiava idea secondo quello che gli è più comodo o secondo quello che le persone pensano.
E San Giovanni Battista non era neppure qualcuno vestito di vesti lussuose, perché ci dice Gesù, Ecce, qui mollibus vestibus vestiuntur, in domibus regum sunt – in quelli che si vestono di morbide vesti, di vesti lussuose, stanno nei palazzi dei re.
Qual è la ragione, cari fedeli, per la quale in certi casi non si può, o addirittura non si deve ubbidire all’autorità legittimamente costituita?
Ci potremmo chiedere perché questa folla invece appunto di rivolgersi alle persone costituite a un’autorità, ai loro sovrani ai loro capi religiosi vanno da San Giovanni Battista?
Perché?
Ebbene perché questi ebrei non avevano più fiducia nelle loro autorità. Non avevano più fiducia nell’autorità politica: lo sappiamo bene all’epoca la Palestina apparteneva ai romani, che praticavano una falsa religione e che opprimevano il popolo giudaico.
Ma non avevano neppure fiducia nella loro autorità religiosa: all’epoca i sacerdoti erano reclutati per la maggior parte nella classe dei sadducei, e i sadducei, pur dicendosi fedeli di Abramo negavano l’immortalità dell’anima, negavano la Provvidenza, negavano l’esistenza degli angeli.
Ecco perché queste folle non sapendo più a chi rivolgersi vanno da San Giovani Battista che come dice Gesù è veramente un profeta, e anzi è più che un profeta perché appunto è colui che prepara più direttamente la Sua via.
Questa autorità certamente va ubbidita, ma questa autorità al tempo stesso ha dei limiti
Eppure cari fedeli questa mancanza di fiducia nell’autorità e questo ricorrere, per così dire, ad un’autorità alternativa è qualcosa che ci pone delle domande.
È veramente legittimo fare così?
Del resto noi ricordiamo le parole di San Paolo che ci dice che colui che resiste al potere dell’autorità costituita resiste al comandamento di Dio e ancora di più lo stesso santo afferma e coloro che quindi resistono al comandamento di Dio preparano la propria dannazione.
Quindi San Paolo, come del resto anche San Pietro in un altro passo, inculca il rispetto dovuto e l’obbedienza all’autorità legittima.
Epperò, se noi leggiamo quel passo degli Atti degli apostoli in cui gli apostoli sono interrogati dal Sinedrio, i sacerdoti impongono lordi non parlare più di Nostro Signore Gesù Cristo, vediamo che essi rispondono: bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.
Quindi questa autorità certamente va ubbidita, ma questa autorità al tempo stesso ha dei limiti.
Questa autorità, sia l’autorità ecclesiastica sia anche l’autorità civile e politica, è stata stabilita da Dio non per agire arbitrariamente, secondo i gusti e gli interessi di colui che la detiene, ma è stata stabilita in vista del bene comune
Il nostro signore Gesù Cristo nel Vangelo di oggi ce lo conferma perché non distoglie le folle dall’andare da San Giovanni Battista. Non dice a queste persone tornate, chiedete ai vostri sacerdoti, ma dice: sì, Giovani Battista è un profeta e voi dovete ascoltarlo anche se non è l’autorità legittimamente costituita.
Qual è la ragione, cari fedeli, per la quale in certi casi non si può, o addirittura non si deve ubbidire all’autorità legittimamente costituita?
Ebbene, perché questa autorità, sia l’autorità ecclesiastica sia anche l’autorità civile e politica, è stata stabilita da Dio non per agire arbitrariamente, secondo i gusti e gli interessi di colui che la detiene, ma è stata stabilita in vista del bene comune.
In altre parole l’autorità proprio come lo indica il suo nome che viene dal latino augesco, «aumentare», «crescere», è fatta per il bene dei sudditi. Chi comanda lo deve fare in vista del bene di coloro che sono comandati.
Questo però vuol dire che se l’autorità prendere delle decisioni che vadano contro il bene comune, l’autorità abusa del suo, va contro la sua finalità è di conseguenza non può e non deve essere obbedita perché appunto si oppone a una verità superiore che è quella di Dio sia nella legge naturale sia nella legge rivelata.
Ora, cari fedeli, esistono due modi con cui una legge una decisione dell’autorità può essere ingiusta:
Esistono dei diritti che sono antecedenti all’autorità dello Stato dei diritti che ci sono garantiti la natura stessa e da Dio. Per esempio il diritto di sposarsi se non si hanno impedimenti. Per esempio il diritto di spostarsi liberamente. Per esempio il diritto di mantenere convenientemente la propria famiglia. Il diritto ad esercitare una professione
La prima e quando l’autorità ci comanda un peccato: era il caso, lo sapete, nell’impero romano quando ad esempio gli imperatori comandavano a tutti di sacrificare ai falsi dèi. Questo è un peccato e di conseguenza questo ordine era ingiusto ed anche quello che succede oggi per esempio quando la legge impone a un farmacista di vendere dei prodotti contraccettivi. In questo caso si parla di legge disonesta ed è chiaro che un fedele non può mai seguirla, perché seguendola commetterebbe un peccato andrebbe contro la legge di Dio.
Però cari fratelli esiste anche un secondo caso in cui la legge è ingiusta, cioè quando l’autorità comanda qualcosa che non è necessariamente un peccato, ma qualcosa che in ogni modo va contro i diritti dei sudditi.
Perché sì, cari fedeli, esistono dei diritti che sono antecedenti all’autorità dello Stato dei diritti che ci sono garantiti la natura stessa e da Dio. Per esempio il diritto di sposarsi se non si hanno impedimenti. Per esempio il diritto di spostarsi liberamente. Per esempio il diritto di mantenere convenientemente la propria famiglia. Il diritto ad esercitare una professione.
Ebbene, se lo Stato se non è per punire un delitto, si oppone a questo, emana una legge che è iniqua e vessatoria.
Certo seguire questa legge non sarebbe un peccato, però questa legge essendo iniqua, è legittimo opporsi a questa legge. Perché appunto questa legge va contro i legittimi diritti garantitici da Dio e dalla natura. L’autorità abusa emanando una tale legge.
Questa legge essendo iniqua, è legittimo opporsi a questa legge. Perché appunto questa legge va contro i legittimi diritti garantitici da Dio e dalla natura. L’autorità abusa emanando una tale legge
Queste cose che vi dico, non sono una mia invenzione e non sono neppure la posizione della Fraternità San Pio X. Le ho citate, quasi alla lettera, da un libro scritto da un ufficiale del Sant’Uffizio, monsignor De Magistris negli anni Sessanta – il Sant’Uffizio che, come voi sapete bene, è questa autorità preposta alla salvaguardia della Fede – e questa del resto è anche la comune Dottrina cattolica.
La dottrina cattolica non ci insegna un’obbedienza cieca o incondizionata all’autorità qualunque cosa essa faccia. ma riconosce nell’autorità dei limiti che sono intrinseci e conseguenti alla natura stessa dell’autorità.
Ora, cari fedeli, non sono obbligato a ricordarvi che cosa accadrà domani. Lo sapete fin troppo bene. Non voglio neppure affrontare la questione del vaccino sotto il profilo della morale individuale: di questo l’affare la Fraternità si è già occupata e si potrebbero certo dire molte cose.
Non voglio neppure affrontare il vaccino sotto il profilo della questione medica: non solo perché non sono competente, ma perché anche qui esorbiteremo i limiti di questa predica.
E non voglio neppure, da ultimo, cercare di indovinare le intenzioni nascoste di chi ci impone tutto questo, per quale motivo lo fa.
La dottrina cattolica non ci insegna un’obbedienza cieca o incondizionata all’autorità qualunque cosa essa faccia. ma riconosce nell’autorità dei limiti che sono intrinseci e conseguenti alla natura stessa dell’autorità
Con questo non voglio dire che sono argomenti non interessanti, ma voglio dire che sono argomenti complicati su cui adesso non possiamo dilungarci e su cui, entro certi limiti, sono anche legittime opinioni diverse.
Quello di cui mi voglio occupare qui è la questione politica, cioè la questione dell’autorità rispetto al bene comune. In altre parole, l’avete capito, voglio occuparmi qui dell’obbligo vaccinale, perché l’obbligo vaccinale è una legge che lo Stato ci impone.
Ora, la legge impone l’obbligo vaccinale punendo chi non lo rispetta con pene molto gravi, per esempio con la perdita del lavoro, per esempio col divieto di spostarsi, e poi la punisce con uno stigma sociale, perché le persone che la pensano diversamente su questo punto sono censurate, sono trattate come untori, sono oggetto veramente di disprezzo e di odio.
Tutte cose, lo capite bene cari fedeli, che sarebbero legittime soltanto come pene di un delitto grave e certo. È evidente se qualcuno avesse commesso un furto o un omicidio dovrebbe essere punito e queste potrebbero essere delle pene legittime.
Ora, non farsi il vaccino costituisce un delitto grave è certo? Di sicuro non costituisce un delitto grave, perché noi sappiamo ed oramai è palese che questa malattia è pericolosa per un numero infinitesimale di persone: si parla dell’1%.
In secondo luogo questo delitto non è certo perché circa l’efficacia e la sicurezza di questo vaccino sono stati sollevati dubbi più che legittimi da persone competenti, confermati dai dati statistici, e per di più dubbi che trovano riscontro nell’atteggiamento stesso del governo, perché se il governo fosse sicuro dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini, ebbene si prenderebbe la responsabilità di imporlo come un obbligo palese e non surrettizio.
Questo provvedimento dell’obbligo vaccinale e delle pene che ne conseguono è un provvedimento sproporzionato rispetto al risultato che vuole ottenere e di conseguenza essendo sproporzionato, è una legge iniqua, è una legge e vessatoria
La conseguenza si impone. Questo provvedimento dell’obbligo vaccinale e delle pene che ne conseguono è un provvedimento sproporzionato rispetto al risultato che vuole ottenere e, ripeto, e senza volerci pronunciare sulla legittimità morale del vaccino direttamente, e di conseguenza essendo sproporzionato, è una legge iniqua, è una legge e vessatoria.
Ora, di fronte alla legge e vessatoria, noi l’abbiamo visto, di fronte all’abuso che l’autorità fa del suo potere, noi possiamo e dobbiamo resistere.
E come resistiamo? Ebbene in due modi: il primo tipo di resistenza e la resistenza che si chiama passiva, cioè molto semplicemente non ubbidire alla legge.
Noi non siamo tenuti ad obbedire questa legge se dubitiamo. Non dobbiamo crearci nessun scrupolo di coscienza, ma attenzione: spesso la disobbedienza passiva non basta, ci vuole anche una disobbedienza attiva.
È evidente non siamo nelle condizioni di fare di più ma possiamo almeno usare i canali a nostra disposizione per manifestare la nostra contrarietà a quest’obbligo, per sottolineare l’ingiustizia ed anche ricorrere alle vie legali per opporsi alle pene che il governo infligge arbitrariamente e ingiustamente a chi non si sottopone a quest’obbligo iniquo.
Noi non siamo tenuti ad obbedire questa legge se dubitiamo. Non dobbiamo crearci nessun scrupolo di coscienza, ma attenzione: spesso la disobbedienza passiva non basta, ci vuole anche una disobbedienza attiva
Voi capite bene, cari fedeli, che questo è veramente l’atteggiamento del cristiano, cioè un atteggiamento che rispetta le autorità e le obbedisce quando questa autorità si dirige nella direzione del bene comune, ma che invece sa resistere a questa autorità quando questa abusa del potere che le è stato conferito da Dio.
Qualcuno dirà, ed è già stato detto: è strano voi cattolici siete contro la libertà di coscienza, siete contro la libertà di espressione e adesso invece la sostenete sulla questione dei vaccini… Ebbene significa non capire la dottrina cattolica che certo è contro la libertà di parola quando questa libertà è usata permettere in questione delle cose certe: se uno usa la propria libertà di parola per dire che è legittimo rubare che è legittimo uccidere, è evidente che questa libertà lo Stato può e deve impedirla.
Ma quando si tratta invece di cose che sono opinabili, o quando si tratta di cose che si oppongono al giusto uso e l’autorità, allora il cristiano non soltanto può, ma deve alzare la voce con tutti i mezzi che sono a sua disposizione.
Ed è per questo che, come dice San Gerolamo nella frase che ho citato all’inizio di questa predica, ubi Spiritus Dei, ibi Libertas. Dove è lo spirito di dio, li c’è la vera libertà. Non la libertà che consiste nella possibilità di fare il male, ma la libertà che consiste nello scegliere fra beni legittimi senza essere impediti dall’abuso dell’autorità.
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo e così sia.
Sia lodato Gesù Cristo.
Don Daniele Di Sorco
Catastrofi
Terremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione
Circola ora in rete un filmato in cui è possibile vedere fedeli cattolici che proseguono a pregare mentre un terremoto scuote la chiesa durante una Santa Messa tradizionale nella cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bogotà, in Colombia.
Si tratta del sisma che ha colpito il Paese sudamericano questa settimana.
Durante una Messa in rito tradizionale del 10 agosto, il devastante terremoto di magnitudo 7.4, il più forte registrato in Colombia nel XXI secolo, ha scosso la cappella proprio nel bel mezzo della consacrazione. Nonostante le circostanze, il celebrante e i fedeli sono rimasti in assoluto silenzio e hanno continuato il rito.
Le immagini sono state riportate dall’account X di Infovaticana.
IMPRESIONANTE. Así reaccionó el sacerdote y los fieles que asistían Misa tradicional cuando el terremoto les sorprendió en plena consagración. Las imágenes son de la Capilla de Nuestra Señora del Perpetuo Socorro en Bogotá. pic.twitter.com/ZdqH5OixKO
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 12, 2026
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Il terremoto ha provocato almeno 111 morti e oltre 700 feriti, facendo crollare numerose case, ospedali e altri edifici.
LifeSite riporta un altro video di quel giorno mostra una statua della Beata Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, che ha resistito incredibilmente al terremoto.
A statue of the Virgin Mary holding the infant Jesus withstood the powerful 7.4-magnitude earthquake that struck Colombia.
Video: Notisias Suroeste pic.twitter.com/ntNJpUdtSK
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) August 11, 2026
Un ulteriore video circolante in rete mostra un’immagine incorniciata della Madonna di Guadalupe che sarebbe stata ritrovata completamente intonsa tra le macerie in seguito al grande terremoto.
A framed image of Our Lady of Guadalupe was reportedly found completely intact amid the rubble following the 7.4-magnitude earthquake that struck Colombia. pic.twitter.com/vBiPjmWIZ7
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) August 14, 2026
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Nel corso della storia recente non sono mancati episodi in cui oggetti religiosi cattolici sono stati ritrovati intatti dopo catastrofi devastanti. Dopo il terremoto del 2016 che colpì il Centro Italia, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquata del Tronto fu recuperato, a mesi di distanza, un tabernacolo sepolto dalle macerie: al suo interno le quaranta ostie consacrate risultarono perfettamente integre, senza tracce di muffa o alterazione, e ancora con il loro profumo originario, fatto che molti interpretarono come segno di speranza. Simili ritrovamenti riguardano statue della Madonna rimaste illese tra le rovine di chiese crollate anche Ecuador.
Anche gli incendi hanno offerto testimonianze analoghe: nel 2025 nelle fiamme che distrussero la chiesa di Corpus Christi a Los Angeles, il tabernacolo in ottone e le vetrate delle stazioni della Via Crucis emersero intatti.
In Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti.
Nel 2023 in Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano, quest’anno, un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti. Un ciborio con ostie intatte è stato trovato anche dopo l’incendio di una chiesa di Manila nel 2020.
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Possiamo dire di aver veduto con i nostri occhi, e udito con le nostre orecchie, un evento non dissimile quando, durante la cerimonia di consacrazione dei quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) a Ecône , in Isvizzera.
Riprendiamo l’articolo di Renovatio 21 «Ecône e il vero ordine mondiale»:
«Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna».
«Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque».
«A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile».
Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
«La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima».
Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto (…) I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale».
«Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».
«Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo».
Per il fedele rimasto cattolico – il fedele della Santa Messa della Tradizione – il Cielo è qualcosa di concreto. Esso agisce, come la terra, secondo la disposizione di colui «qui foecit coelum et terram», il loro creatore.
Ci chiediamo, allora: il fedele rimasto cattolico, dunque, può temere davvero tempeste e terremoti?
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Immagine: Messa tridentina nella chiesa cattolica di San Giovanni Nepomuceno a Prostějov, Repubblica Ceca, 16 aprile 2023.
Immagine di Novis-M via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata.
Epidemie
Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere
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Spirito
Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo
Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.
Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».
Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».
«Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.
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«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.
«C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.
Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.
Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».
«Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.
Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».
«Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.
Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».
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Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.
Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».
«Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»
«Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.
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