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«Ubi Spiritus Domini, ibi Libertas»: resistere all’obbligo vaccinale legge iniqua

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Renovatio 21 pubblica l‘omelia di Don Daniele Di Sorco, FSSPX, alla Santa Messa di domenica 5 dicembre presso il Priorato di Rimini della Fraternità San Pio X.

 

 

Cari fratelli,

 

Perché le folle accorrevano a vedere San Giovanni Battista?

 

Di certo non erano interessati al fatto che lui seguisse le ultime opinioni di moda. Perché San Giovanni Battista non era una canna sbattuta dal vento, non era qualcuno che cambiava idea secondo quello che gli è più comodo o secondo quello che le persone pensano.

 

E San Giovanni Battista  non era neppure qualcuno vestito di vesti lussuose, perché ci dice Gesù, Ecce, qui mollibus vestibus vestiuntur, in domibus regum sunt – in quelli che si vestono di morbide vesti, di vesti lussuose, stanno nei palazzi dei re.

 

Qual è la ragione, cari fedeli, per la quale in certi casi non si può, o addirittura non si deve ubbidire all’autorità legittimamente costituita?

Ci potremmo chiedere perché questa folla invece appunto di rivolgersi alle persone costituite a un’autorità, ai loro sovrani ai loro capi religiosi vanno da San Giovanni Battista?

 

Perché?

 

Ebbene perché questi ebrei non avevano più fiducia nelle loro autorità. Non avevano più fiducia nell’autorità politica: lo sappiamo bene all’epoca la Palestina apparteneva ai romani, che praticavano una falsa religione e che opprimevano il popolo giudaico.

 

Ma non avevano neppure fiducia nella loro autorità religiosa: all’epoca i sacerdoti erano reclutati per la maggior parte nella classe dei sadducei, e i sadducei, pur dicendosi fedeli di Abramo negavano l’immortalità dell’anima, negavano la Provvidenza, negavano l’esistenza degli angeli.

 

Ecco perché queste folle non sapendo più a chi rivolgersi vanno da San Giovani Battista che come dice Gesù è veramente un profeta, e anzi è più che un profeta perché appunto è colui che prepara più direttamente la Sua via.

 

Questa autorità certamente va ubbidita, ma questa autorità al tempo stesso ha dei limiti

Eppure cari fedeli questa mancanza di fiducia nell’autorità e questo ricorrere, per così dire, ad un’autorità alternativa è qualcosa che ci pone delle domande.

 

È veramente legittimo fare così?

 

Del resto noi ricordiamo le parole di San Paolo che ci dice che colui che resiste al potere dell’autorità costituita resiste al comandamento di Dio e ancora di più lo stesso santo afferma e coloro che quindi resistono al comandamento di Dio preparano la propria dannazione.

 

Quindi San Paolo, come del resto anche San Pietro in un altro passo, inculca il rispetto dovuto e l’obbedienza all’autorità legittima.

 

Epperò, se noi leggiamo quel passo degli Atti degli apostoli in cui gli apostoli sono interrogati dal Sinedrio, i sacerdoti impongono lordi non parlare più di Nostro Signore Gesù Cristo, vediamo che essi rispondono: bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

 

Quindi questa autorità certamente va ubbidita, ma questa autorità al tempo stesso ha dei limiti.

 

Questa autorità, sia l’autorità ecclesiastica sia anche l’autorità civile e politica, è stata stabilita da Dio non per agire arbitrariamente, secondo i gusti e gli interessi di colui che la detiene, ma è stata stabilita in vista del bene comune

Il nostro signore Gesù Cristo nel Vangelo di oggi ce lo conferma perché non distoglie le folle dall’andare da San Giovanni Battista. Non dice a queste persone tornate, chiedete ai vostri sacerdoti, ma dice: sì,  Giovani Battista è un profeta e voi dovete ascoltarlo anche se non è l’autorità legittimamente costituita.

 

Qual è la ragione, cari fedeli, per la quale in certi casi non si può, o addirittura non si deve ubbidire all’autorità legittimamente costituita?

 

Ebbene, perché questa autorità, sia l’autorità ecclesiastica sia anche l’autorità civile e politica, è stata stabilita da Dio non per agire arbitrariamente, secondo i gusti e gli interessi di colui che la detiene, ma è stata stabilita in vista del bene comune.

 

In altre parole l’autorità proprio come lo indica il suo nome che viene dal latino augesco, «aumentare», «crescere», è fatta per il bene dei sudditi. Chi comanda lo deve fare in vista del bene di coloro che sono comandati.

 

Questo però vuol dire che se l’autorità prendere delle decisioni che vadano contro il bene comune, l’autorità abusa del suo, va contro la sua finalità è di conseguenza non può e non deve essere obbedita perché appunto si oppone a una verità superiore che è quella di Dio sia nella legge naturale sia nella legge rivelata.

 

Ora, cari fedeli, esistono due modi con cui una legge una decisione dell’autorità può essere ingiusta:

 

Esistono dei diritti che sono antecedenti all’autorità dello Stato dei diritti che ci sono garantiti la natura stessa e da Dio. Per esempio il diritto di sposarsi se non si hanno impedimenti. Per esempio il diritto di spostarsi liberamente. Per esempio il diritto di mantenere convenientemente la propria famiglia. Il diritto ad esercitare una professione

La prima e quando l’autorità ci comanda un peccato: era il caso, lo sapete, nell’impero romano quando ad esempio gli imperatori comandavano a tutti di sacrificare ai falsi dèi. Questo è un peccato e di conseguenza questo ordine era ingiusto ed anche quello che succede oggi per esempio quando la legge impone a un farmacista di vendere dei prodotti contraccettivi. In questo caso si parla di legge disonesta ed è chiaro che un fedele non può mai seguirla, perché seguendola commetterebbe un peccato andrebbe contro la legge di Dio.

 

Però cari fratelli esiste anche un secondo caso in cui la legge è ingiusta, cioè quando l’autorità comanda qualcosa che non è necessariamente un peccato, ma qualcosa che in ogni modo va contro i diritti dei sudditi.

 

Perché sì, cari fedeli, esistono dei diritti che sono antecedenti all’autorità dello Stato dei diritti che ci sono garantiti la natura stessa e da Dio. Per esempio il diritto di sposarsi se non si hanno impedimenti. Per esempio il diritto di spostarsi liberamente. Per esempio il diritto di mantenere convenientemente la propria famiglia. Il diritto ad esercitare una professione.

 

Ebbene, se lo Stato se non è per punire un delitto, si oppone a questo, emana una legge che è iniqua e vessatoria.

 

Certo seguire questa legge non sarebbe un peccato, però questa legge essendo iniqua, è legittimo opporsi a questa legge. Perché appunto questa legge va contro i legittimi diritti garantitici da Dio e dalla natura. L’autorità abusa emanando una tale legge.

 

Questa legge essendo iniqua, è legittimo opporsi a questa legge. Perché appunto questa legge va contro i legittimi diritti garantitici da Dio e dalla natura. L’autorità abusa emanando una tale legge

Queste cose che vi dico, non sono una mia invenzione e non sono neppure la posizione della Fraternità San Pio X. Le ho citate, quasi alla lettera, da un libro scritto da un ufficiale del Sant’Uffizio, monsignor De Magistris negli anni Sessanta – il Sant’Uffizio che, come voi sapete bene, è  questa autorità preposta alla salvaguardia della Fede – e questa del resto è anche la comune Dottrina  cattolica.

 

La dottrina cattolica non ci insegna un’obbedienza cieca o incondizionata all’autorità qualunque cosa essa faccia. ma riconosce nell’autorità dei limiti che sono intrinseci e conseguenti alla natura stessa dell’autorità.

 

Ora, cari fedeli, non sono obbligato a ricordarvi che cosa accadrà domani. Lo sapete fin troppo bene. Non voglio neppure affrontare la questione del vaccino sotto il profilo della morale individuale: di questo l’affare la Fraternità si è già occupata e si potrebbero certo dire molte cose.

 

Non voglio neppure affrontare il vaccino sotto il profilo della questione medica: non solo perché non sono competente, ma perché anche qui esorbiteremo i limiti di questa predica.

 

E non voglio neppure, da ultimo, cercare di indovinare le intenzioni nascoste di chi ci impone tutto questo, per quale motivo lo fa.

 

La dottrina cattolica non ci insegna un’obbedienza cieca o incondizionata all’autorità qualunque cosa essa faccia. ma riconosce nell’autorità dei limiti che sono intrinseci e conseguenti alla natura stessa dell’autorità

Con questo non voglio dire che sono argomenti non interessanti, ma voglio dire che sono argomenti complicati su cui adesso non possiamo dilungarci e su cui, entro certi limiti, sono anche legittime opinioni diverse.

 

Quello di cui mi voglio occupare qui è la questione politica, cioè la questione dell’autorità rispetto al bene comune. In altre parole, l’avete capito, voglio occuparmi qui dell’obbligo vaccinale, perché l’obbligo vaccinale è una legge che lo Stato ci impone.

 

Ora, la legge impone l’obbligo vaccinale punendo chi non lo rispetta con pene molto gravi, per esempio con la perdita del lavoro, per esempio col divieto di spostarsi, e poi la punisce con uno stigma sociale, perché le persone che la pensano diversamente su questo punto sono censurate, sono trattate come untori, sono oggetto veramente di disprezzo e di odio.

 

Tutte cose, lo capite bene cari fedeli, che sarebbero legittime soltanto come pene di un delitto grave e certo. È evidente se qualcuno avesse commesso un furto o un omicidio dovrebbe essere punito e queste potrebbero essere delle pene legittime.

 

Ora, non farsi il vaccino costituisce un delitto grave è certo? Di sicuro non costituisce un delitto grave, perché noi sappiamo ed oramai è palese che questa malattia è pericolosa per un numero infinitesimale di persone: si parla dell’1%.

 

In secondo luogo questo delitto non è certo perché circa l’efficacia e la sicurezza di questo vaccino sono stati sollevati dubbi più che legittimi da persone competenti, confermati dai dati statistici, e per di più dubbi che trovano riscontro nell’atteggiamento stesso del governo, perché se il governo fosse sicuro dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini, ebbene si prenderebbe la responsabilità di imporlo come un obbligo palese e non surrettizio.

Questo provvedimento dell’obbligo vaccinale e delle pene che ne conseguono è un provvedimento sproporzionato rispetto al risultato che vuole ottenere e di conseguenza essendo sproporzionato, è una legge iniqua, è una legge e vessatoria

 

La conseguenza si impone. Questo provvedimento dell’obbligo vaccinale e delle pene che ne conseguono è un provvedimento sproporzionato rispetto al risultato che vuole ottenere e, ripeto, e senza volerci pronunciare sulla legittimità morale del vaccino direttamente, e di conseguenza essendo sproporzionato, è una legge iniqua, è una legge e vessatoria.

 

Ora, di fronte alla legge e vessatoria, noi l’abbiamo visto, di fronte all’abuso che l’autorità fa del suo potere, noi possiamo e dobbiamo resistere.

 

E come resistiamo? Ebbene in due modi: il primo tipo di resistenza e la resistenza che si chiama passiva, cioè molto semplicemente non ubbidire alla legge.

 

Noi non siamo tenuti ad obbedire questa legge se dubitiamo. Non dobbiamo crearci nessun scrupolo di coscienza, ma attenzione: spesso la disobbedienza passiva non basta, ci vuole anche una disobbedienza attiva.

 

È evidente non siamo nelle condizioni di fare di più ma possiamo almeno usare i canali a nostra disposizione per manifestare la nostra contrarietà a quest’obbligo, per sottolineare l’ingiustizia ed anche ricorrere alle vie legali per opporsi alle pene che il governo infligge arbitrariamente e ingiustamente a chi non si sottopone a quest’obbligo iniquo.

 

Noi non siamo tenuti ad obbedire questa legge se dubitiamo. Non dobbiamo crearci nessun scrupolo di coscienza, ma attenzione: spesso la disobbedienza passiva non basta, ci vuole anche una disobbedienza attiva

Voi capite bene, cari fedeli, che questo è veramente l’atteggiamento del cristiano, cioè un atteggiamento che rispetta le autorità e le obbedisce quando questa autorità si dirige nella direzione del bene comune, ma che invece sa resistere a questa autorità quando questa abusa del potere che le è stato conferito da Dio.

 

Qualcuno dirà, ed è già stato detto: è strano voi cattolici siete contro la libertà di coscienza,  siete contro la libertà di espressione e adesso invece la sostenete sulla questione dei vaccini… Ebbene significa non capire la dottrina cattolica che certo è contro la libertà di parola quando questa libertà è usata permettere in questione delle cose certe: se uno usa la propria libertà di parola per dire che è legittimo rubare che è legittimo uccidere, è evidente che questa libertà lo Stato può e deve impedirla.

 

Ma quando si tratta invece di cose che sono opinabili, o quando si tratta di cose che si oppongono al giusto uso e l’autorità, allora il cristiano non soltanto può, ma deve alzare la voce con tutti i mezzi che sono a sua disposizione.

 

Ed è per questo che, come dice San Gerolamo nella frase che ho citato all’inizio di questa predica, ubi Spiritus Dei, ibi Libertas. Dove è lo spirito di dio, li c’è la vera libertà. Non la libertà che consiste nella possibilità di fare il male, ma la libertà che consiste nello scegliere fra beni legittimi senza essere impediti dall’abuso dell’autorità.

 

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo e così sia.

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 

 

Don Daniele Di Sorco

 

 

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Pensiero

Il viaggio di Bergoglio in Canada: il commento di Mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica questo commento di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

REDDE RATIONEM VILLICATIONIS TUÆ, JAM ENIM NON POTERIS VILLICARE

 

 

«My wife, 

when asked who converted her to Catholicism, 

always answers, “the devil”».

G.K. Chesterton

 

 

Non è un caso se Satana è chiamato διάβολος, nel duplice significato di mentitore e accusatore.

 

Satana mente perché odia la Verità, ossia Dio nel Suo essere. Mente perché se affermasse il vero scoprirebbe i propri inganni. Mente perché solo con la menzogna egli può essere anche accusatore dei nostri fratelli, «colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio» (Ap 12. 10).

 

E come la Vergine Santissima, tabernacolo della Verità incarnata, è advocata nostra, così Satana è nostro accusatore e ispiratore dei falsi testimoni contro i giusti. 

 

La Rivoluzione – che è capovolgimento del kosmos divino per instaurare il chaos infernale – non avendo argomenti per screditare la Chiesa di Cristo e la società cristiana che da essa è ispirata e guidata attraverso i secoli, ricorre alla calunnia e alla manipolazione della realtà.

 

La Cancel Culture non è altro che il tentativo di mettere sotto processo la Civitas Dei per condannarla senza prove, imponendo la civitas diaboli come suo contraltare di presunta libertà, di uguaglianza, di fraternità. Per far ciò, come è evidente, essa impedisce alle masse la conoscenza e il sapere, perché il suo inganno è fondato sull’ignoranza e sulla malafede. 

 

Questa premessa è necessaria per comprendere la gravità del comportamento di chi usurpa il potere vicario derivante dalla suprema Autorità della Chiesa per calunniarla e accusarla dinanzi al mondo, in una grottesca parodia del processo di Cristo dinanzi al Sinedrio e a Pilato.

 

Anche in quell’occasione l’autorità civile ascoltò le false accuse mosse contro Nostro Signore, e pur riconoscendo la Sua innocenza, per accontentare il popolo sobillato dai Sommi Sacerdoti e dagli scribi del popolo Lo fece prima flagellare e coronare di spine, e poi Lo mandò a morte, facendoLo crocifiggere con il più umiliante dei supplizi.

 

Abusarono dunque della loro autorità spirituale i membri del Sinedrio, come abusò dell’autorità civile il Prefetto della Giudea. 

 

La stessa farsa si è ripetuta nel corso della Storia mille e mille volte, perché dietro ad ogni menzogna, dietro ad ogni accusa infondata contro Cristo e contro il Suo Corpo Mistico che è la Chiesa si nasconde il diavolo, il mentitore, l’accusatore.

 

Ed è evidente, oltre ogni ragionevole dubbio, che questa azione satanica sia ispiratrice degli eventi riportati dalla stampa in questi giorni, dai perfidi mea culpa di Bergoglio per le presunte colpe della Chiesa Cattolica commesse in Canada ai danni delle popolazioni indigene, alla partecipazione del medesimo a riti pagani e cerimonie infernali di evocazione dei morti. 

 

Sulle «colpe» dei Missionari gesuiti, penso abbia risposto esaurientemente Corrispondenza Romana (qui), enumerando le efferatezze a cui furono sottoposti i Martiri del Canada per mano degli Indiani Irochesi.

 

Lo stesso dicasi per le presunte accuse relative alle Indian residential schools che lo Stato aveva affidato alla Chiesa Cattolica e agli Anglicani per civilizzare gli indigeni e favorire l’assimilazione della cultura cristiana del Paese.

 

Scopriamo così che «gli Oblati [di Maria Immacolata] erano gli unici difensori della lingua e del modo di vita tradizionale degli Indiani del Canada, a differenza del governo e della chiesa anglicana, che insistevano per una integrazione che sradicava gli indigeni dalle loro origini».

 

Apprendiamo parimenti che il presunto «genocidio culturale» degli indigeni di cui doveva occuparsi la Commission de vérité et réconciliation nel 2008 si è poi trasformato, senza alcuna base di verità né di verosimiglianza, in «genocidio fisico», grazie a una campagna mediatica assolutamente falsa, sostenuta dal premier Justin Trudeau, pupillo di Klaus Schwab e notorio fautore del globalismo e dell’Agenda di Davos. 

 

Ma se la verità è stata riconosciuta anche ufficialmente da esperti e da storici non di parte, ciononostante il culto della menzogna ha proseguito il proprio inesorabile iter, per culminare nelle scuse ufficiali del capo della Chiesa, pretese da Trudeau e immediatamente fatte proprie da Bergoglio, il quale non vedeva l’ora di umiliare ancora una volta l’istituzione che indegnamente rappresenta.

 

Nella smania di assecondare la narrazione ufficiale e di compiacere i loro padroni, Trudeau e Bergoglio considerano come un trascurabile dettaglio la totale inesistenza di prove sulle fantomatiche fosse comuni in cui sarebbero stati sepolti segretamente centinaia di bambini.

 

Basterebbe questo a dimostrare la loro malafede e la pretestuosità delle accuse e dei mea culpa; anche perché la stampa di regime chiede le teste dei nemici del popolo con processi sommari, ma si guarda bene dal riabilitare gli innocenti accusati falsamente. 

 

Lo scopo di questa turpe operazione mediatica è sin troppo scontato: gettare discredito sul passato della Chiesa Cattolica, colpevole delle peggiori efferatezze, per legittimare la sua persecuzione presente, tanto da parte dello Stato quanto da parte della stessa Gerarchia.

 

Perché quella Chiesa, la Chiesa Cattolica «intollerante», «rigida, che predicava il Vangelo a tutte le genti e che lasciava martirizzare i propri Missionari da tribù immerse nella barbarie del paganesimo, non deve esistere più, non deve «fare proselitismo» – «una solenne sciocchezza», «un peccato gravissimo contro l’ecumenismo» – e non deve pretendere di avere alcuna Verità da insegnare alle nazioni per la salvezza delle anime.

 

E Bergoglio ci tiene a far sapere di non aver nulla a che vedere con quella Chiesa, così come di quella Chiesa detesta la dottrina, la morale e la liturgia, al punto da perseguitare senza pietà i tanti fedeli che ancora non si sono rassegnati a seguirlo verso il baratro dell’apostasia e che vorrebbero onorare Dio con la Messa Apostolica. 

 

Non che alcuno abbia mai pensato che Jorge Mario possa in qualche modo essere cattolico: ogni sua esternazione, ogni gesto, ogni movimento tradisce una tale insofferenza per ciò che ricorda anche lontanamente Nostro Signore, da rendere ormai superflui i suoi attestati di irreligiosità e di empietà sacrilega.

 

Vederlo assistere impassibile ai riti satanici di evocazione dei morti compiuti da uno sciamano aggrava fino all’inverosimile lo scandalo di aver reso culto idolatrico all’infernale pachamama nella Basilica Vaticana, profanandola. Sopra il luogo della sepoltura del Principe degli Apostoli.

 

Chiedere perdono per le colpe inesistenti dei Missionari è un atto spregevole e sacrilego di sottomissione al Nuovo Ordine Mondiale che trova perfetta corrispondenza negli omertosi silenzi e nelle scandalose protezioni di cui Bergoglio è responsabile nei confronti delle vere vittime di abusi dei suoi protetti.

 

Potremo sentirlo chiedere perdono in Cina, in Africa, tra i ghiacci dell’Antartide, ma mai lo sentiremo pronunciare un mea culpa per gli abusi e i crimini commessi in Argentina, per gli orrori della lavender mafia di McCarrick e dei suoi complici, e di quelli che ha promosso come suoi collaboratori.

 

Mai lo sentiremo formulare scuse credibili per essersi prestato a fare da testimonial alla campagna vaccinale, che oggi sappiamo essere la causa di un numero terrificante di morti improvvise e di effetti avversi. Per queste colpe egli non si batterà mai il petto, anzi ne va fiero e sa che un gesto di sincero pentimento non sarebbe apprezzato dai suoi mandanti, non meno colpevoli di lui. 

 

Eccoci dunque dinanzi al mentitore, all’accusatore. Eccoci davanti allo spietato persecutore dei buoni chierici e fedeli di ieri e di oggi, e zelante alleato dei nemici di Cristo e della Chiesa. Feroce avversario della Messa Cattolica, ma ecumenico partecipante di riti satanici e di cerimonie pagane. Un uomo diviso nell’anima dal suo duplice ruolo di capo della setta che occupa il Vaticano e di inquisitore della Chiesa Cattolica.

 

Al suo fianco, in questa squallida performance, il chierichetto Trudeau, che propaganda la dottrina gender e l’ideologia LGBTQ in nome dell’inclusività e della libertà, ma che non ha esitato un attimo a reprimere le giuste e legittime rivolte della popolazione canadese, privata dei propri diritti fondamentali con la scusa dell’emergenza pandemica. 

 

Una bella coppia, non c’è che dire! Entrambi sponsorizzati nella loro carriera dall’élite globalista anticristiana. Entrambi messi a capo di un’istituzione col compito di demolirla e di disperderne i membri. Entrambi traditori del proprio ruolo, della giustizia, della verità. 

 

Questi processi sommari potranno forse essere apprezzati da contemporanei in malafede o ignoranti, ma non reggono il giudizio della Storia, e men che meno quello inappellabile di Dio. 

 

Verrà il giorno in cui costui sarà chiamato a rendere conto della sua amministrazione: «Redde rationem villicationis tuæ: jam enim non poteris villicare» (Lc 16, 2), dice il padrone nella parabola del Vangelo di ieri.

 

Fino a quel momento, come battezzati e membra vive del Corpo Mistico, preghiamo e facciamo penitenza, per allontanare da noi i castighi che questi scandali attirano sulla Chiesa e sul mondo.

 

Invochiamo l’intercessione dei Martiri del Canada, oltraggiati dall’accusatore seduto sul Trono di Pietro, perché ottengano presso il Trono di Dio la liberazione della Chiesa dal presente flagello.

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

1 Agosto 2022

S. Petri ad Vincula

Ss. Martyrum Machabæorum

 

Renovatio 21 pubblica questo scritto per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine screenshot da YouTube, ricolorata

 

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Spirito

Negromanzia papale in mondovisione. Bergoglio partecipa ad un rito pagano che invoca «il sacro circolo degli spiriti»

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Nel quarto giorno del suo «pellegrinaggio» apostolico in Canada, papa Francesco si è unito a un rituale pagano indiano di «smudging» («purificazione») durante la sua visita in Quebec, partecipando alla pratica indigena prima di pronunciare un lungo discorso in cui ha espresso «profonda vergogna e dolore» per il ruolo svolto dai membri della Chiesa cattolica nella storia del Canada.

 

Arrivato a Quebec City, dopo brevi presentazioni, Bergoglio, insieme a dignitari civili, è stato accolto nella sala dei ricevimenti mentre un uomo indigeno cantava e suonava un tamburo. Secondo il presentatore, una «tradizionale lampada Inuit è stata accesa».

 

Come parte della prevista cerimonia di benvenuto, un anziano della nazione Huron-Wendat ha aperto il procedimento avviando quella che è nota come una «purificazione rituale nelle quattro direzioni», usando erba e piume di animali per diffondere il fumo rituale nella stanza.

 

 

Come scrive il sito pro-life canadese LifeSiteNews, il rituale, che scimmiotta l’uso dei sacramenti e dei sacramentali cattolici, «è un chiaro atto di superstizione pagana», che ricorda la venerazione del Santo Padre dell’idolo pagano pdella Pachamama in Vaticano nel 2019.

 

Al pontefice quindi è stata presentata una piuma di tacchino e un’erba dolce, poi gli è stato chiesto a tutti di partecipare a un «cerchio in spirito», da cui «possiamo visualizzare un fuoco sacro». Ha aggiunto che «il fuoco sacro unisce tutto ciò che esiste nella creazione».

 

«Noi onoreremo la terra, il vento, l’acqua e il fuoco», ha dichiarato l’anziano indigeno con classiche parole esoteriche. «Noi onoreremo l’aspetto minerale, quello vegetale e quello umano».

 

Continuando il rituale, con schemi e contenuti tipici della magia rituale, l’anziano ha detto che «chiederà all’Est di aprire la sua porta in modo che possiamo avere accesso in quella direzione. Come per il Sud, aprirò anche la sua porta per avere accesso a quella direzione», ha aggiunto mentre sventolava ritualmente l’erba fumante con la piuma di tacchino.

 

«Chiederò all’Ovest e di aprire quella porta», che ha chiamato oscuramente «la porta della nonna», aggiungendo infine che «onorerà la direzione settentrionale», che l’anziano sedicente autoctono ha chiamato «la direzione dei nonni».

 

A tutti i presenti è stato chiesto di mettere le mani sul cuore. Le riprese video mostrano che  papa Francesco, così come i vescovi e i cardinali di alto rango in prima fila tra l’udienza, eseguono tutti l’ordine cerimoniale pagano impartito loro.

 

Per «aprire le quattro direzioni» l’anziano sciamano ha fischiato quattro volte attraverso uno strumento in osso prima di dire: «Chiedo alla nonna occidentale di darci accesso al sacro cerchio degli spiriti in modo che possano essere con noi, così possiamo essere uniti e più forti insieme».

 

C’è stato un tempo, nella chiesa, che tale «accesso al sacro cerchio degli spiriti» era chiamato con un nome preciso, negromanzia. E condannato e perseguito dall’autorità cattolica. Ma ora, nella neochiesa conciliare, anche quello diventa permesso – anzi, promosso in prima persona, in mondovisione, dallo stesso romano pontefice…

 

C’è da comprendere come questo rituale di accesso al mondo degli spiriti sia presente in tutto l’esoterismo – cioè nel contrario della religione cattolica. Lo si trova perfino nei riti di iniziazione della ‘Ndrangheta, dove, forse per influenza della setta massonica, si fanno invocazioni ad una «santa catena» di spiriti del triumvirato risorgimentale (cioè massonico) italiano: «Sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna, formo la santa catena, nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole di uomo d’umiltà, formo la santa società».

 

 

Tornando allo scandalo in Canada, dopo il rituale pagano, Francesco ha pronunciato un discorso in cui condannava la «colonizzazione ideologica», lamentando una passata «mentalità colonialista» che, secondo lui, «trascurava la vita concreta delle persone e imponeva determinate modalità culturali predeterminate».

 

Al contrario, Bergoglio è sembrato sostenere con veemenza i riti pagani dei popoli indigeni, affermando che «la Santa Sede e le comunità cattoliche locali sono impegnate concretamente a promuovere le culture indigene attraverso forme specifiche e appropriate di accompagnamento spirituale, che prevedano l’attenzione alle loro tradizioni culturali, costumi , lingue e processi educativi, nello spirito della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni».

 

Proprio così: sì al paganesimo, e sotto l’egida ONU – due cose a cui il Vaticano odierno è sottomesso.

 

In precedenza, durante la sua visita in Canada, il papa, indossando il tradizionale copricapo indigeno, aveva assistito a una «danza di guarigione», piena di tamburi che apparentemente dovrebbero imitare «il battito del cuore di madre terra» – cioè, tradotto amazzonicamente, della Pachamama, la madre terra, l’idolo preferito di Bergoglio.

 

Ha detto il leader religioso indiano: «dall’Ovest abbiamo il vento, l’ossigeno che respiriamo, questo è il governo della madre terra. E sul lato nord abbiamo la madre terra, a madre terra è ciò che siamo. La madre terra è tutta la vita vegetale, la madre terra, nostra madre, è anche la madre di tutta la vita degli insetti, la madre terra è anche la madre di tutti gli animali sulla terra, nell’acqua, nell’aria».

 

«La madre terra, è ovviamente, la madre di tutta l’umanità», ha aggiunto il leader «spirituale».

 

Il processo di paganizzazione di cui il papa è tramite se non organizzatore è oramai innegabile. E imbarazzante. Disperante.

 

 

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Pensiero

All’ombra del paganesimo papale

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Considero Corrado Guzzanti uno tra i più grandi artisti italiani, e da decenni. Lo ho scritto varie volte anche su queste pagine.

 

Il suo genio è tale che ho sopportato anche la cifra anticristiana di molti suoi sketch del passato. Avevo notato che c’era sempre qualcosa di eccessivamente acido, come se fosse in cerca di una vera dimensione di blasfemia, anche quando, di questi tempi, essa non è più interessante.

 

Tuttavia, c’è da dire che la verve comica anticattolica ad un certo punto generò un personaggio interessante, Padre Pizarro. Egli è l’emblema del prete modernista, che non crede più a nulla (al punto che non sa nemmeno bene cosa sia il crocefisso che ha al collo: «‘na specie de più»), che è imbevuto di teorie moderne che ritiene abbiano sepolto la credenza nella religione («teoria dee superstringhe, «buchi neri supermassivi… quasar, pulsar, oceani de materia oscura, de fasci neutrini, de antimateria», etc.), che considera la chiesa moderna come un grande spettacolo, al pari delle serie TV tipo Il trono di spade, che, ad un certo punto, stava per soffiare al Vaticano il personaggio di Padre Georg Gaenswein.

 

 

Padre Pizarro mi è stato citato da un sacerdote tradizionalista, il più acuto che abbiamo, in una recente conversazione: lo considera un esempio perfetto, molto realistico, dell’odierno zeitgest pretesco. Non credono più a nulla, e lo dicono pure, non se ne vergognano. Con più o meno capacità, «gestiscono» qualcosa di indefinito, una baracca che è toccata loro in sorte. Non è sbagliato farsi scappare una risata.

 

Non è Padre Pizarro però lo sketch anticattolico che più mi ha colpito dell’opera di Guzzanti.

 

Attorno all’era Monti, se n’era uscito con un altro programma TV, non riuscitissimo. Del resto fa così: forse per questioni interiori, sparisce per lunghi periodi, dove sembra meditare personaggi e scenette, talvolta con una profondità inopportuna.

 

Ecco che tra i tanti siparietti, non tutti divertenti, ne salta fuori uno disturbante.

 

Guzzanti interpreta papa Ratzinger, allora regnante, che scende delle cupe scale, inabissandosi nei sotterranei vaticani con in mano una candela. Il papa mormora fra se, con stridulo accento tedesco, alcune frasi. «La khiesa è in crande difficoltàh… gli skantali ci stanno tvavolgendoh»

 

Quindi vediamo Ratzinger tirare fuori da un muro statuine di divinità pagane antiche.

 

«Tuh Minervah, tea tella sapienzah, concedimi il lume della tua saccezzah… e tuh Marte, Tio della Gveva, fai a pezzi i miei nemicci attei e blasfemi… e tuh cupido, smetti di scagliare fvecce tra omo e omo».

 

«O antiki dei… vi abbiamo copevto per dvemila anni dietvo qvesto monoteismo di facciata, lasciandovi in pacce, come d’accovdo… adesso solennemente vi implovo, tovanate per un solo giorno al vostvo posto»

 

 

Lo sketch non fa ridere – oggi soprattutto, ma neanche allora. Il significato pesantissimo della scenetta, immagino, è che la chiesa ha esaurito il suo potere, e incapace di capire come fare, invece che rivolgersi a Dio – che ovviamente non esiste, è la finzione baracconesca tenuta in piedi dai padre Pizarro – tenta di ripiegare sugli dèi del paganesimo.

 

Guzzanti, anche in questo caso, ha più ragione di quanto non sappia.

 

Quella che per lui è satira anticattolica, è verità accertata. Lo è oggi, ma lo era anche quando pensava lo sketch. Da «laico» egli non può comprenderlo. Del resto, se lo capisse, non cercherebbe di farne spezzoni divertenti: perché quando la realtà è più deformata della finzione comica, c’è poco da ridere.

 

Ora, che il ritorno del paganesimo sia una cifra del papato di Bergoglio, crediamo non è più disputabile.

 

Ricordiamo, per esempio, lo spettacolo di videomapping sulla Basilica di San Pietro del dicembre 2015.

 

Animali, bestie feroci, proiettate sulla Santa Sede – ecco la scimmia, che secondo la, fino a poco fa, era una bestia che si associava al Diavolo (simia Dei) e da cui certamente l’uomo non discende. Ecco il leone – questo particolarmente interessante, perché San Pietro sorge laddove i cristiani, pur di non abiurare alla Vera Fede, accettavano di essere sbranati. Un’immagine che sa di vendetta. A produrre, una congerie di sigle, alcune con nomi di divinità pagane, con qualche nome interessante che spunta, come quello di un Rothschild.

 

 

Rammentiamo la storia della Pachamama.

 

La divinità amazzonica che doveva riassumere la portata «sudamericana» del nuovo papato, perché al contempo dea della Terra – quindi «ecologica», surrogato indio di Gaia, il malevolo titano greco adotatto dall’ambientalismo occidentale  – e della giungla, dove le fiere sbranano gli uomini, e gli uomini vivono come selvaggi (con qualche parroco in cerca della dispensa per il cuncubinato amazzonico, ma questa è un’altra storia).

 

L’avvento della Pachamama nei discorsi religiosi fu sconvolgente. Preghiere alla Pachamama, lo sappiamo, arrivarono anche nelle parrocchie più semplici – arrivarono soprattutto là, con milioni di fedeli che, probabilmente, sono andati quindi in chiesa per pregare un idolo pagano.

 

L’istituzione del culto della Pachamama non è stato un affare secondario per il Vaticano. Quando a fine ottobre 2019 un giovane cattolico austriaco prese le statuette della Pachamama disposte nella chiesa di Santa Maria Traspontina e le buttò nel Tevere, fu scioccante vedere la reazione: fu comunicato, praticamente subito, il ritrovamento da parte dei Carabinieri.

 

 

Un attimo: hanno mandato i carabinieri a recuperare gli idoli?

 

E volete dirci che le hanno ritrovate davvero? Bisogna quindi riaggiornare Eraclito: «non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume… ma trovare nello stesso punto le effigi della Pachamama sì». Tutto scorre, tranne le Pachemame – grazie ai caramba.

 

Chi ha trovato la storia incogrua, ha dovuto ricredersi. Perché a parlarne fu lo stesso papa Bergoglio, che «come vescovo della diocesi», chiese «perdono alle persone che sono state offese da questo gesto».

 

Insomma: ne parla il Pontefice stesso. È coinvolta l’Arma dei Carabinieri. Viene annunciata ai media l’integrità dei simulacri pagani spariti.

 

A questa Pachamama, anzi, al suo culto, la nuova chiesa cattolica sembra tenerci tantissimo. Troppo.

 

È stato notato che le statuette della dea sudamericana, che «erano lì senza intenzioni idolatriche» ( incredibile excusatio non petita dalle auguste labbre dello stesso Bergoglio), stavano a Santa Maria Traspontina, ai limiti del Vaticano. Perché dicevano i fini osservatori, non avevano ancora il coraggio di portare un culto pagano dentro le Sacre Mura. Ci sarebbero arrivati per Draghi, come in una finestra di Overton dello stradario Roma-Vaticano.

 

Invece, almeno un vero rito pagano nel Sacro Palazzo c’era già stato. Non parliamo della famosa leggendaria Messa Nera che si sarebbe tenuta mezzo secolo fa, ma di un episodio molto recente.

 

Nell’estate 2017 si tenne una serata di spettacoli giapponesi in Vaticano. L’occasione, par di capire, era la celebrazione del 75° anniversario dei rapporti diplomatici fra lo Stato Città del Vaticano e il Giappone.

 

La compagnia del tradizionale Teatro Nō era in Italia per una data al Teatro Olimpico di Vicenza, dove presentava il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina.

 

 

Okina, leggiamo nelle comunicazioni date a Vicenza all’epoca «non è, propriamente, uno spettacolo di Teatro Nō (…)Si tratta, piuttosto, di una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità».

 

«Il rituale inizia ancor prima dell’entrata in scena. L’interprete di Okina deve purificarsi prima di iniziare la rappresentazione, preparando il corpo e la mente. Tra le offerte che vengono presentate all’altare ci sono il men-bako (il baule delle maschere) che contiene le maschere usate per la rappresentazione e il sake che viene usato per il rituale».

 

«Okina ha l’atmosfera del tutto particolare e il pubblico diviene testimone di una cerimonia sacra che lo introduce in un’aura mistica e sacrale».

 

Un rituale. Una cerimonia. Una funzione religiosa. Insomma: un atto pagano, un rito di un culto non cristiano. Dentro al Vaticano.

 

Praticamente, fummo i soli al mondo ad esserne sconvolti, anche solo per il fatto che lo scoprimmo vedendone un breve video dal profilo Instagram di un’amica che vi aveva partecipato. Di tracce di questo evento ce ne sono pochissime.

 

Tuttavia, è successo. Rito pagano in Vaticano. Laddove c’erano coloro che avevano combattuto e vinto il paganesimo, sono tornati i seguaci degli altri dèi. Laddove c’è la casa dei cristiani, hanno rimesso i leoni. Il principio ci è chiarissimo.

 

Ora, qualcuno si sta scandalizzando per questo «rito di purificazione» degli indiani canadesi (pardon, first people) al quale si sarebbe sottoposto Bergoglio, arrivato laggiù per chiedere scusa (sport nazionale della chiesa conciliare, et pour cause) per quella che pare proprio essere una bufala smontata poco tempo fa: il genocidio di bambini autoctoni da parte delle istituzioni cattoliche.

 

Ma che importa se non è vero? Oramai sappiamo che la verità, come la realtà,  non sono fondamentale: fatti il vaccino di due anni fa in tre dosi, anche per le varianti nuovissime. Non rileva nulla che non ha senso alcuno: fallo e basta, altrimenti ti licenzio. E il papa, il lettore lo sa bene, è esattamente di questa partita.

 

 

Quindi, eccotelo a chiedere scusa per una fake news anticattolica, una poverissima leggenda nera istantanea. O forse, il papa, sta facendo qualcos’altro? Non è che sta chiedendo scusa perché i suoi predecessori hanno convertito gli indiani? Non è che, quindi, sta chiedendo scusa al paganesimo?

 

La foto del papa gesuita con il copricapo pennuto dice tantissimo, sì. L’aspetto pateticamente carnevalesco, così plasticamente espresso, è quello che ci dice meno.

 

Quello che sentiamo dirci dal papa, a chiare lettere, è che il paganesimo deve ritornare.

 

Questo è il papato del ritorno del paganesimo. Dubbi a riguardo, non possono essercene.

 

Il lettore potrebbe chiedere: ma quindi, che senso ha questo paganesimo papale?

 

Ebbene, la risposta che troverete su Renovatio 21 la potete immaginare. Che cos’è il paganesimo? In termini semplici, è un culto in cui l’uomo è sottomesso ad una moltitudine di esseri potenti e capricciosi, dove non è Dio che si sacrifica per l’uomo (come Nostro Signore Gesù Cristo) ma è l’uomo che deve sacrificare agli dèi.

 

E cosa deve sacrificare l’uomo alle divinità pagane?

 

Beh, lo sapete, qual è il sacrificio più prezioso che si possa offrire: è il sacrificio umano.

 

Il sacrificio dei bambini, soprattutto. Come ai tempi di quel dio pagano chiamato Moloch, ma anche di molti altri, di tutti gli altri dèi di ogni culto precristiano. E postcristiano.

 

Il lettore può aver capito cosa lega l’aborto, la pedofilia, le vaccinazioni pediatriche, il suicidio medico e il nuovo corso della Chiesa. Tutto questo è un unico vero disegno, è il problema dell’ora presente.

 

Ne parliamo spesso qui, fino alla nausea. Siamo nel tempo del ritorno del sacrificio umano.

 

Qualcuno lassù deve averlo capito: se torna il paganesimo, torna anche il sacrificio umano. È questo è l’obbiettivo finale.

 

Un mondo in cui la dignità dell’uomo – questa cosa preziosa, insegnata ai cristiani da Dio stesso – è finalmente tolta di mezzo. Cancellata. Resa spendibile. Puoi sfruttare l’uomo (la donna, il bambino, il vecchio) come desideri: sfruttarlo, stuprarlo, schiavizzarlo, ingannarlo. Ucciderlo, se ti va. O, ancora meglio: convincerlo a uccidere, ad uccidersi – legalmente.

 

Di questo stiamo parlando: della perversione di ogni fibra dell’essere umano. Della Necrocultura. Della dimensione, oramai raggiunta, dove si potrà dare la morte a piacere. E quindi, procedere con quantità massive di sacrifici umani.

 

Questo è quello che vogliono gli «dèi». Ve lo abbiamo già raccontato. In Ucraina oggi ciò è divenuto piuttosto visibile.

 

Ma chi sono questi dèi?

 

Qui possono rispondere le scritture. Salmo 95, versetto 5: Omnes dii gentium daemonia, «gli dèi dei gentili sono demoni». Questo versetto è oggi tradotto dalla Bibbia CEI come «Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla». Capito: non sono demoni. Sono «un nulla». Non esistono. 

 

Adesso realizziamo: si tratta di negare la loro esistenza, per spalancare loro la porta e lasciarli di nuovo liberi nel mondo degli uomini. Il pastore che invita il lupo, lo evoca, e gli indica il gregge.

 

Il mondo ri-paganizzato (dall’ecologismo, dal modernismo e dall’idolatria tout court promossa dal paganesimo papale) non può che riportare in superficie i vecchi prìncipi di questo mondo, assetati di sangue più che mai dopo la lunga pausa.

 

Sono gli esseri a cui l’umanità assassina e pervertita non può che finire a consacrare i suoi figli sopravvissuti. 

 

La ripaganazzazione è la ri-possessione diabolica del mondo – con il contorno di milioni di sacrifici umani.

 

Questo pare proprio essere il compito del Vaticano bergogliano.

 

Fino a quando il Signore della Vita non lo spazzerà via.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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