Persecuzioni
Tucker Carlson scopre le persecuzioni israeliane contro i cristiani
Tucker Carlson sta raccontando al mondo un tema di cui, fuori da Renovatio 21, si parla pochissimo: la persecuzione subita dai cristiani in Israele. Lo riporta LifeSite.
L’abuso sistematico delle popolazioni cristiane ha costituito tema centrale delle interviste condotte da Tucker Carlson in Terra Santa, trasmesse il 4 febbraio. Inoltre, il noto conduttore ha evidenziato l’ironia del fatto che i cristiani negli Stati Uniti siano rimasti largamente ignari di come il sostegno praticamente incondizionato del loro governo a Israele stia opprimendo i loro fratelli cristiani nella regione.
Come ha spiegato il celebre giornalista e podcasterro nel suo discorso introduttivo, le riprese sono state realizzate sul posto, lungo la riva orientale del «fiume Giordano e a circa 150 metri dal luogo in cui Gesù, il Salvatore cristiano, Dio in terra, fu battezzato da Giovanni Battista». All’interno dei confini del Regno di Giordania, ma a sole 25 miglia da Gerusalemme, Carlson ha intervistato l’arcivescovo anglicano di Gerusalemme Hosam Naoum e Saad Mouasher, un cristiano giordano e presidente della Jordan Ahli Bank che in precedenza ha studiato negli Stati Uniti.
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Naoum è un cittadino palestinese di Israele che Carlson ha descritto, ridacchiando, come «nato, in effetti, nella città natale di Gesù, Nazareth» e il cui padre «era letteralmente un falegname».
Alla domanda su come versino i cristiani in Terra Santa, l’arcivescovo anglicano ha ricordato che la loro presenza risale a 2.000 anni, ma il costante e marcato calo demografico dalla creazione di Israele nel 1948 sta mettendo a rischio la loro continuità. Nel 1947-48, le forze ebraiche costrinsero più di 700.000 palestinesi a fuggire per salvarsi la vita, abbandonando case, terre e mezzi di sussistenza. L’esercito sionista impedì loro di fare ritorno.
Queste persone, insieme ai loro discendenti, costituiscono più di 5,9 milioni di rifugiati distribuiti tra Gaza (dove rappresentano il 70 percento della popolazione complessiva), Giordania, Libano, Siria e Cisgiordania, con il diritto al ritorno in patria ancora riconosciuto dal diritto internazionale.
«La popolazione cristiana si è ridotta della metà nel ’48 perché molti hanno dovuto lasciare quella che è la mia terra natale», ha spiegato Naoum a Carlson. «Metà della popolazione palestinese ha dovuto essere espulsa in altri luoghi», diventando rifugiati. «Quindi, quando parliamo di rifugiati palestinesi oggi, tutti provenivano da quello che oggi è il vero Israele». Ha inoltre illustrato l’impatto dell’occupazione militare illegale israeliana del territorio palestinese, in corso da 58 anni, sulle comunità cristiane.
Riguardo a Betlemme, ha precisato: «La città è circondata dal muro di separazione che separa Gerusalemme da Betlemme». Insieme alle restrizioni alla circolazione e ai viaggi imposte dall’esercito israeliano, tali misure stanno «costringendo molte persone a lasciare il Paese». Ha affermato che circa 50 anni fa a Betlemme vi erano 100.000 residenti cristiani, mentre «oggi ne abbiamo meno di 30.000», un dato che sembra aver lasciato sbalordito Carlson.
Spostando l’attenzione sul trattamento riservato ai cristiani in Israele e in Cisgiordania, il prelato anglicano ha descritto un clima di crescente ostilità da parte degli estremisti ebrei, ormai integrati nella coalizione di governo del Paese.
Tali aggressioni comprendono sputi sul clero cristiano, soprattutto a Gerusalemme, atti vandalici contro le chiese e «azioni sgradevoli contro il clero», che il prelato ha evitato di descrivere davanti alle telecamere, apparentemente per il grado di indecenza che ciò avrebbe comportato.
«Stanno facendo cose davvero vergognose, sai, davanti alle porte delle chiese», ha spiegato Naoum. «È stato ripreso dalle telecamere molte volte».
Nell’estate del 2023, il giornalista televisivo israeliano Yossi Eli ha indagato sui «crimini d’odio crescenti contro i cristiani a Gerusalemme», vestendosi per un giorno da prete cattolico e subendo sputi e derisioni da parte di altri ebrei nella Città Vecchia di Gerusalemme.
Dopo aver indossato l’abito francescano, fu «sputato addosso appena cinque minuti dopo essere uscito» per attraversare la Città Vecchia. Poco dopo fu deriso da un uomo in ebraico, e in seguito sputato addosso da un bambino di 8 anni e da un soldato, al passaggio di un gruppo di soldati. Il servizio documenta anche episodi in cui un prete armeno viene aggredito da un giovane ebreo; dopo essersi difeso, il prete viene arrestato dalla polizia israeliana, mentre i suoi aggressori restano impuniti.
Inoltre, questi estremisti ebrei urinano, defecano e sputano alle porte delle chiese cristiane, eppure la polizia israeliana quasi mai incrimina tali individui per le molestie e le umiliazioni inflitte, incoraggiando così ulteriori reati.
Il Naoum ha inoltre accusato le autorità di polizia israeliane di aver imposto restrizioni ingiustificate alla libertà di culto cristiana a Gerusalemme e nella regione più ampia di Israele, con il pretesto della sicurezza, evidenziando in particolare le restrizioni «senza precedenti» sul numero di pellegrini autorizzati a partecipare alla celebrazione del Sabato Santo del Fuoco presso la tomba vuota di Gesù Cristo nella Chiesa del Santo Sepolcro la notte prima di Pasqua.
Il giordano riferisce che il governo israeliano ha inasprito il limite massimo di pellegrini ammessi, da 10.000 a circa 1.500. Tuttavia, grazie a un «miracolo» di negoziati, i cristiani potrebbero arrivare a un numero di circa 3.000 persone. Nel 2023, i leader cristiani in Terra Santa hanno definito queste restrizioni «irragionevoli», «senza precedenti», «pesanti» e inutili per una cerimonia annuale che si è svolta in sicurezza nello stesso modo per secoli.
All’inizio di questo mese, il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, ha sottolineato a un gruppo di diplomatici che l’accesso ai luoghi sacri è un diritto sacro, radicato in secoli di fede e accordi sullo status quo, definendo queste restrizioni senza precedenti sul numero di fedeli autorizzati a partecipare a tali eventi liturgici, accompagnate da un’aggressiva applicazione delle misure di polizia, apparentemente per garantire la sicurezza, come violazioni inaccettabili della libertà di culto e della dignità umana.
L’arcivescovo ha anche denunciato «l’escalation di violenza dei coloni (israeliani)» in Cisgiordania, affermando che dal 7 ottobre 2023 questi attacchi terroristici sono «aumentati drasticamente», con obiettivi che si estendono oltre «quartieri e villaggi musulmani», includendo anche città cristiane e raccontando degli attacchi dei terroristi israeliani contro la città cristiana di Taybeh la scorsa estate, tra cui un incendio appiccato nei pressi del cimitero della città e dell’antica chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo.
I terroristi coloni hanno anche vandalizzato le proprietà con graffiti minacciosi e hanno violato le fattorie private «per molestare gli agricoltori cristiani», ha detto Naoum, ricordando un recente attacco di coloni nei pressi di Birzeit, in cui, a suo dire, una donna cristiana è stata colpita alla testa con una pietra e poi l’esercito israeliano ha arrestato suo figlio. Quando Carlson gli ha chiesto perché il figlio fosse stato arrestato, l’arcivescovo ha risposto: «Perché aveva cercato di difendere la madre e per questo motivo era stato arrestato».
Nel tentativo di confrontare il trattamento riservato ai cristiani in Israele e nei territori palestinesi occupati con quello del Paese in cui si trovavano, la Giordania, Carlson ha chiesto a Naoum: «Ci sono attacchi contro i cristiani in Giordania?», al che lui ha risposto: «Questa domanda mi fa ridere».
Avendo la responsabilità pastorale delle comunità anglicane in Giordania, l’arcivescovo ha affermato che, nonostante la Giordania sia musulmana al 98%, si sente molto più a suo agio «perché so di essere libero in questo Paese. Posso essere me stesso senza preoccuparmi di essere sputato addosso», o cose del genere.
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A spiegare questa dinamica in un’intervista successiva è stato Saad Mouasher, che ha ricordato come cristiani e musulmani convivano in Medio Oriente da 1.500 anni. Sebbene rappresentino solo il 2-3% della popolazione, i cristiani prosperano in Giordania, sono benestanti e ben rappresentati.
«Quindi, i cristiani sono rappresentati al Senato, in Parlamento, nel governo, nell’esercito, nel settore privato, anche se siamo una minoranza», ha spiegato il dirigente bancario giordano, contestando l’idea diffusa nelle nazioni occidentali dopo l’11 settembre «che l’Islam sia intrinsecamente ostile al cristianesimo», affermando: «Sono totalmente in disaccordo».
Ha proseguito dicendo che «non si è mai sentito discriminato in quanto cristiano» in Giordania, anche se a volte tra i suoi amici e conoscenti sorgono discussioni e divergenze naturali riguardo alla teologia.
Sottolineando il contrasto tra il trattamento riservato ai cristiani da entrambe le parti del confine, Carlson ha affermato che la realtà è interessante, poiché non «crede che alla maggior parte degli americani verrebbe in mente che un cristiano possa essere trattato meglio qui in Giordania che in Israele».
E dopo aver riconosciuto la grande sofferenza del popolo palestinese, sia cristiano che musulmano, sotto il peso dell’occupazione israeliana, Carlson ha osservato che «l’America sta pagando per questo, e l’America è un paese a maggioranza cristiana». Quindi, sebbene possano esserci divergenze sulla politica estera, «non credo che molti americani siano favorevoli a una politica estera che opprima i loro fratelli cristiani».
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Persecuzioni
Tribunale israeliano assolve l’estremista giudeo che aveva aggredito una suora
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Cina
Almeno 10 vescovi clandestini consacrati in segreto dopo l’accordo tra Vaticano e Cina
Un vescovo cattolico cinese della Chiesa clandestina ha dichiarato che «almeno 10» vescovi clandestini sono stati consacrati in segreto dopo la firma dell’accordo tra Vaticano e Cina, per salvaguardare la fede nella Cina comunista. Lo riporta LifeSiteNews.
In un’intervista al Catholic World Report (CWR) sulla situazione della Chiesa in Cina, pubblicata il 23 agosto, il vescovo clandestino — non affiliato all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese ufficiale e rimasto anonimo — ha detto che «almeno 10 nuovi» vescovi clandestini sono stati consacrati di nascosto nella regione del Fujian da quando l’intesa sino-vaticana è stata formalizzata nel 2018, per assicurare la sopravvivenza della fede in uno «stato di emergenza».
Il presule ha aggiunto che, nell’ambito dell’accordo, il Vaticano ha approvato i vescovi scelti dal Partito Comunista Cinese (PCC), e che questo ha portato i cattolici cinesi a dubitare della reale attenzione della Santa Sede nei loro confronti.
Il prelato ha precisato che il numero esatto di questi vescovi consacrati in segreto per i fedeli clandestini non è noto, ma ha stimato che si tratti di «almeno 10 nuovi vescovi», spiegando inoltre che le consacrazioni occulte sono partite per il timore che «l’integrità della fede cattolica possa risentirne» a causa del crescente controllo statale legato all’accordo sino-vaticano.
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Si ritiene che l’accordo ufficialmente segreto tra Cina e Vaticano, firmato nel 2018, riconosca la «Chiesa» approvata dallo Stato cinese e consenta al Partito Comunista Cinese (PCC) di nominare i vescovi. Il Papa, almeno sulla carta, manterrebbe un potere di veto, anche se nella pratica il controllo resterebbe al PCC. L’intesa presumibilmente permette anche di rimuovere vescovi legittimi e sostituirli con prelati graditi al PCC.
In questo modo l’accordo facilita al PCC il tentativo di piegare i cattolici cinesi alla propria ideologia. L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per quattro anni.
Il vescovo clandestino ha detto a CWR che i fedeli cinesi dubitano della sollecitudine del Vaticano per il loro bene spirituale, proprio perché la Santa Sede riconosce i vescovi scelti dal PCC. Ha citato in particolare il caso di due sacerdoti, padre Wu Jianlin e padre Li Jianlin, «eletti» vescovi ausiliari di Shanghai e Xinxiang durante l’interregno papale dello scorso anno.
Dopo l’elezione al soglio, papa Leone XIV ha riconosciuto questi uomini come vescovi: un fatto che, ha sottolineato il vescovo clandestino, i cattolici cinesi non hanno dimenticato.
Papa Leone ha continuato a riconoscere i vescovi designati dal PCC.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio il pontefice ha approvato le consacrazioni di Joseph Chang Yanfeng a vescovo della Mongolia Interna e di Francis Xavier Duan Yongkun a ordinario di Bameng, secondo le regole dell’accordo segreto con il PCC.
L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.
Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.
Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.
Negli anni trascorsi dall’attuazione dell’accordo, la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.
L’accordo ha portato ad un aumento della persecuzione religiosa, che la Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina ha descritto come una conseguenza diretta dell’accordo. Nel suo rapporto del 2020, la Commissione ha scritto che la persecuzione testimoniata è «di un’intensità che non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale».
Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.
I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».
Da quando l’accordo segreto è stato firmato, diversi prelati cattolici di spicco, tra cui il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, lo hanno criticato aspramente. Il cardinale novantaquattrenne ha definito l’accordo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e ha persino accusato il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina a giugno ha consacrato un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV. Si tratta di Giuseppe Chang Yanfeng, messo a capo della diocesi di Chifeng, il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.
Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.
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Immagine di Fayhoo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Persecuzioni
Un’altra chiesa incendiata in America
🇺🇸A vacant Cleveland church more than 100 years old was destroyed by a massive fire early Friday.
Friendship Baptist Church, originally built in the 1890s as a synagogue, went up in flames around 2 a.m. Firefighters said the building was a total loss.pic.twitter.com/LwEYW6qGgM — NewsForce (@Newsforce) August 24, 2026
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Another historic church “mysterious” goes up in flames.
St. Andrew’s Church in Leicester suffered devastating fire damage overnight. It’s quite a coincidence that Jews are being murdered outside synagogues, historic churches are burning, yet nothing seems to happen to mosques.… pic.twitter.com/4mjVp4GSAh — Ncole ✡︎ (@ncole_r) July 29, 2026
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