Politica
Elezioni in Bulgaria, vince l’euroscettico Radev
Secondo i sondaggi preliminari all’uscita dai seggi, l’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha sconfitto l’ex primo ministro Boyko Borissov con un margine di 30 punti percentuali alle elezioni generali in Bulgaria.
Con circa il 96% dei voti scrutinati, la coalizione Bulgaria Progressista di Radev ha ottenuto il 44,7% dei consensi, seguita dal GERB-SDS di Borissov con il 13,4% e dal PP-DB del premier uscente Andrey Gyurov con il 12,9%. Il partito Varazhdane (V-ESN), fortemente scettico nei confronti dell’Unione Europea, ha ottenuto il 4,3% dei voti.
Questi risultati sono in linea con i sondaggi d’opinione all’uscita dai seggi, secondo i quali Alpha Research avrebbe ottenuto il 44,2% dei voti e il partito di Borissov si sarebbe classificato al secondo posto con il 13,4%.
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Le elezioni sono state le ottave del paese in cinque anni e un altro punto critico nella battaglia tra le forze politiche fermamente filo-europee e quelle sovraniste in Europa. In un ultimo messaggio pre-elettorale ai suoi sostenitori, il Borissov ha rassicurato gli elettori affermando che il suo partito avrebbe fornito «pieno sostegno all’Ucraina».
Il Radev si è impegnato a bilanciare le relazioni tra Est e Ovest, promettendo di costruire una «Bulgaria europea moderna», sviluppando al contempo «relazioni concrete con la Russia basate sul rispetto reciproco». Il Radev, che si oppone agli aiuti dell’UE all’Ucraina, ha anche promesso di spezzare la morsa della «mafia oligarchica» sulla Bulgaria.
Ex pilota da caccia che ha ricoperto la carica di presidente della Bulgaria tra il 2017 e il 2026, si è scontrato con Borissov durante il periodo in cui entrambi sono stati al potere, appoggiando le proteste anticorruzione del 2020 che hanno portato alla caduta di Borissov.
Come già accaduto in Ungheria lo scorso fine settimana, e in precedenza in Francia, Germania, Moldavia e Romania, l’UE ha attivato il suo «Sistema di risposta rapida» anche in Bulgaria. Questo insieme di strumenti di censura online conferisce alla Commissione Europea il potere di rimuovere la cosiddetta «disinformazione» dalle piattaforme dei social media durante il periodo elettorale.
La Bulgaria aveva richiesto l’attivazione del sistema di risposta rapida previsto dal Digital Services Act (DSA) dell’Unione Europea in vista delle elezioni anticipate, nel tentativo di contrastare potenziali interferenze straniere e campagne di disinformazione online. Sofia si è rivolta alle istituzioni europee per utilizzare il meccanismo previsto dal DSA, che consente di attivare consultazioni rapide con le grandi piattaforme online (come Meta, Google e TikTok) e la società civile con l’obiettivo è individuare e fermare in tempo reale contenuti manipolatori o disinformazione che potrebbero influenzare il voto.
Questa richiesta si inserisce in un quadro più ampio in cui il Consiglio dell’UE ha promosso il dispiegamento di gruppi di risposta rapida per assistere gli Stati membri contro le «minacce ibride». Si tratta a tutti gli effetti di censura politicamente motivata, pagata dal contribuente anche italiano.
L’influenza dei blocchi di potere più o meno occulti sul processo elettorale europeo è oramai sempre più alla luce del sole.
Come riportato da Renovatio 21, il fondatore dell’app Telegram Pavel Durov l’anno passato dichiarò che il governo francese aveva cercato di far sì che Telegram bloccasse le voci conservatrici in Romania prima del ballottaggio presidenziale del Paese.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Politica
AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?
Remarkable scenes in Germany as the @AfD smashes the oppposition by a huge margin in in the eastern state of Saxony-Anhalt
More than twice the ruling parties vote. Of course, discussion in Brussels is now about how to “Stop the AFD” not on listening to the people’s choice.… — Chay Bowes (@BowesChay) September 6, 2026
🇩🇪 AfD has made history in Saxony-Anhalt, surging to around 44% and coming within touching distance of an absolute majority.
The CDU collapsed from 37% to about 18%. Now the only way to keep AfD out of government may be a stretched anti-AfD coalition of CDU, SPD, Greens and the… pic.twitter.com/i2lxMCifW2 — Europa.com (@europa) September 6, 2026
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Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».
Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.
Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.
In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.
Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.
Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.
«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».
In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.
Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».
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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
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