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«Nuovo Ordine Mondiale»: Storia dello Stato profondo globale

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Il 4 febbraio 2021 un’incredibile serie di documenti originali è  stata pubblicata online in  forma anonima con la più ampia serie di prove riguardo al fatto che i servizi segreti britannici, GCHQ e MI6 che operano attraverso una moltitudine di organizzazioni di facciata come Bellingcat e l’Integrity Initiative abbiano lavorato senza sosta per oltre 6 anni per indebolire la Siria, la Russia e una serie di altri stati nazionali sovrani. Questi documenti possono essere trovati integralmente qui.

 

Per coloro che potrebbero non saperlo,  l’Integrity Initiative  è un gruppo di propaganda anti-russo finanziato per 140 milioni di dollari dal Ministero degli Esteri britannico.

Uno dei maggiori ostacoli alla visione di questo modus operandi gestito dall’Impero britannico si trova nella fede in una mitologia che è rimasta radicata nella psiche globale per oltre mezzo secolo e dalla quale dovremmo fare del nostro meglio per liberarci

 

L’esposizione della mano britannica dietro le quinte ci offre uno sguardo unico sulle reali forze storiche che hanno minato la vera tradizione costituzionale americana per tutto il 20° secolo, e anche la formazione organica di un mondo di repubbliche sovrane dal 19° secolo ad oggi.

 

Uno dei maggiori ostacoli alla visione di questo modus operandi gestito dall’Impero britannico si trova nella fede in una mitologia che è rimasta radicata nella psiche globale per oltre mezzo secolo e dalla quale dovremmo fare del nostro meglio per liberarci.

Sfatare il mito dell’«impero americano»

Sebbene sia stata promossa da oltre 70 anni una narrativa di lunga data secondo cui l’impero britannico è scomparso dopo la seconda guerra mondiale essendo stato sostituito dall’«impero americano», è la cosa più lontana dalla verità.

 

«Il fascismo nel dopoguerra inevitabilmente spingerà costantemente per l’imperialismo anglosassone e alla fine per la guerra con la Russia. Già i fascisti americani parlano e scrivono di questo conflitto e lo usano come scusa per i loro odi interni e le intolleranze verso certe razze, religioni e classi»

L’America, rappresentata costituzionalmente dai suoi più grandi presidenti (che sfortunatamente possono essere identificati dalla loro morte prematura mentre prestavano servizio in carica), non è mai stata colonialista ed è sempre stata favorevole a mettere a freno le istituzioni britanniche in patria mentre combatteva il pensiero coloniale britannico all’estero.

 

La battaglia di tredici anni di Franklin Roosevelt con il Deep State, che egli chiamava  i  «realisti economici che avrebbero dovuto lasciare l’America nel 1776»,  fu definita in termini chiari dal suo vicepresidente patriottico Henry Wallace che avvertì l’emergere di nuovo fascismo anglo-americano nel 1944  quando disse:

 

«Il fascismo nel dopoguerra inevitabilmente spingerà costantemente per l’imperialismo anglosassone e alla fine per la guerra con la Russia. Già i fascisti americani parlano e scrivono di questo conflitto e lo usano come scusa per i loro odi interni e le intolleranze verso certe razze, religioni e classi».

 

Il fatto è che già nel 1944 una politica dell’imperialismo anglosassone era stata promossa in modo sovversivo dai think tank britannici noti come il Round Table Movement e la Fabian Society, e le basi per la guerra fredda anti-russa erano già state gettate da quei fascisti americani gestiti dagli inglesi.

 

Non è un caso che questa politica fascista della Guerra Fredda sia stata annunciata in un  discorso del 5 marzo 1946 a Fulton, Missouri  nientemeno che dal seguace del Round Table Winston Churchill.

L’impero colpisce

Quando il Round Table Movement fu creato con i fondi del Rhodes Trust nel 1902, fu delineato un nuovo piano per creare una nuova élite tecnocratica per gestire il riemergere del nuovo impero britannico e schiacciare l’emergere del nazionalismo di ispirazione americana a livello globale.

 

Già nel 1944 una politica dell’imperialismo anglosassone era stata promossa in modo sovversivo dai think tank britannici noti come il Round Table Movement e la Fabian Society, e le basi per la guerra fredda anti-russa erano già state gettate da quei fascisti americani gestiti dagli inglesi

Questa organizzazione sarebbe composta da generazioni di borsisti della Rhodes Scholararship che avrebbero ricevuto il loro indottrinamento a Oxford prima di essere rimandati indietro per promuovere un programma di «Stato post-nazione» nei rispettivi paesi.

 

Questo programma seguiva in gran parte il mandato stabilito da Cecil Rhodes nel suo Settimo testamento,  che diceva «perché non dovremmo formare una società segreta con un solo obiettivo: la promozione dell’Impero britannico e il portare l’intero mondo incivile sotto il dominio britannico,  per il recupero degli Stati Uniti e per la realizzazione della razza anglosassone ma un impero?»

 

Con l’aiuto di un presidente anglofilo e razzista in America, le figure di spicco che organizzano questi think tank hanno prima avanzato un programma per creare una «Società delle Nazioni» come soluzione al «problema nazionalista» che all’umanità è stato detto «ha causato» la prima guerra mondiale.

 

Le forze nazionaliste in America rifiutarono l’idea che la Costituzione dovesse essere resa obsoleta e il piano per la governance globale fallì. Tuttavia ciò non ha impedito al Movimento della Tavola Rotonda di riprovare. Il principale controllore della  Round Table Lord Lothian (ambasciatore britannico negli Stati Uniti) si lamentò del «problema americano» nel 1918.

 

«C’è un concetto fondamentalmente diverso riguardo a questa questione tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sulla necessità di un controllo civilizzato sui popoli politicamente arretrati… Gli abitanti dell’Africa e di parti dell’Asia si sono dimostrati incapaci di autogovernarsi…. Tuttavia l’America non solo non ha idea di questo aspetto del problema, ma è stata indotta a credere che l’assunzione di questo tipo di responsabilità sia un imperialismo iniquo».

L’organizzazione della Round Table sarebbe composta da generazioni di borsisti della Rhodes Scholararship che avrebbero ricevuto il loro indottrinamento a Oxford prima di essere rimandati indietro per promuovere un programma di «Stato post-nazione» nei rispettivi paesi.

 

«Assumono un atteggiamento nei confronti del problema del governo mondiale esattamente analogo a quello che [prima] hanno assunto nei confronti del problema della guerra mondiale. Se sono lenti nell’apprendimento, saremo condannati a un periodo di rapporti tesi tra le varie parti del mondo anglofono. [Dobbiamo] far capire ai canadesi e agli americani che la partecipazione al fardello del governo mondiale è una responsabilità altrettanto grande e gloriosa della partecipazione alla guerra».

 

Un leader cinese della rivoluzione repubblicana di ispirazione americana del 1911 di nome Sun Yat-sen avvertì nel 1924 personalità del calibro di Lord Lothian e della Società delle Nazioni quando disse:

 

Questa organizzazione sarebbe composta da generazioni di borsisti della Rhodes Scholararship che avrebbero ricevuto il loro indottrinamento a Oxford prima di essere rimandati indietro per promuovere un programma di «Stato post-nazione» nei rispettivi paesi.

«Alcune nazioni chestanno impiegando l’imperialismo per conquistare gli altri e stanno cercando di mantenere le loro posizioni privilegiate come signori sovrani del mondo intero stanno sostenendo il cosmopolitismo [cioè governance globale / globalizzazione] e vogliono che il mondo si unisca a loro… Il nazionalismo è quel bene prezioso con cui l’umanità mantiene la sua esistenza. Se il nazionalismo decade, allora quando il cosmopolitismo fiorirà non potremo sopravvivere e saremo eliminati».

 

 

Nuovo nome. Stessa bestia

Nel 1919, il Table Round Movement cambiò il suo nome in  Istituto Reale per gli Affari Internazionali  (altrimenti detto «Chatham House») con il nome di Table Round («Tavola Rotonda») relegato al suo periodico geopolitico. In Canada e in Australia, nel 1928 furono create filiali sotto le rubriche di Canadian and Australian Institutes for International Affairs (CIIA, AIIA).

 

Tuttavia in America, dove la conoscenza del ruolo sovversivo dell’Impero britannico era più ampiamente nota, il nome «American Institute for International Affairs» era ancora troppo delicato. Invece il nome «Council on Foreign Relations» fu scelto e fu fondato nel 1921.

Cecil Rhodes nel suo Settimo testamento: «perché non dovremmo formare una società segreta con un solo obiettivo: la promozione dell’Impero britannico e il portare l’intero mondo incivile sotto il dominio britannico,  per il recupero degli Stati Uniti e per la realizzazione della razza anglosassone ma un impero?»

 

Collaborando con borsisti Rhodes and Fabiani, il CFR (e le sue controparti International Chatham House) si sono soprannominati «think tank indipendenti» che si sono interfacciati con borsisti Rhodes  Fabiani nel mondo accademico, nel governo e nel settore privato allo stesso modo con la missione di promuovere un’agenda di politica estera che era in linea con il sogno dell’Impero britannico di una «relazione speciale» anglo-americana.

 

Uno di questi Rhodes Scholar era William Yandall Elliot, che ha svolto un ruolo importante nel mentore di Henry Kissinger e di una generazione di geo-politici di Harvard, non ultimi dei quali Zbigniew Brzezinski, Pierre Elliot Trudeau e Samuel (Clash of Civilizations) Huntington.

 

 

 

Kissinger e la conquista britannica dell’America 

Sebbene ci siano voluti alcuni omicidi durante gli anni del dopoguerra, l’acquisizione da parte di Kissinger del Dipartimento di Stato ha inaugurato una nuova era di occupazione britannica della politica estera americana, per cui la repubblica è diventata sempre più il «gigante stupido» che funge da «braccio americano per cervelli britannici » usando le parole di Churchill.

 

«Il nazionalismo è quel bene prezioso con cui l’umanità mantiene la sua esistenza. Se il nazionalismo decade, allora quando il cosmopolitismo fiorirà non potremo sopravvivere e saremo eliminati» Sun Yat-sen

Mentre una generazione nichilista di giovani si sintonizzava sull’LSD e una vecchia guardia di patrioti che circondavano Wallace e Kennedy era caduta nella caccia alle streghe del «terrore rosso», la teoria geopolitica veniva nutrita come un dolce veleno nella gola di una nazione addormentata, sostituendo una politica di pace e «cooperazione vantaggiosa per tutti» avanzata da veri patrioti nazionalisti come FDR, Wallace e Kennedy, con un clone imperiale che si maschera da repubblica.

 

Sir Kissinger non fece altro che rivelare la sua totale fedeltà all’Impero britannico  il 10 maggio 1981  durante una conferenza di Chatham House in Gran Bretagna, quando descrisse il suo rapporto con il ministero degli Esteri britannico nei seguenti termini:

 

«Gli inglesi erano così questione di- di fatto utile il fatto che diventassero un partecipante alle deliberazioni interne americane, in una misura probabilmente mai praticata tra nazioni sovrane .. Nella mia incarnazione alla Casa Bianca, allora,  tenni il Ministero degli Esteri britannico meglio informato e più strettamente impegnato di quanto non facessi con il Dipartimento di Stato americano… era sintomatico ».

 

Durante questo periodo, Kissinger ha lavorato a stretto contatto con il direttore della CIA George Bush Senior, che in seguito è stato premiato con un cavalierato per il suo ruolo nel portare avanti la prima guerra pianificata dagli inglesi al Kuwait. Questa guerra ha posto le basi per la seconda ondata di guerre in Medio Oriente, a partire dall’operazione orchestrata dagli  anglo-sauditi nota come 9/11  e l’inaugurazione del nuovo «ordine statale post-nazione» di Kissinger e Blair.

Questa era l’era celebrata sia da Kissinger che da Bush in vari luoghi come «il Nuovo Ordine Mondiale»

 

Questa era l’era celebrata sia da Kissinger che da Bush in vari luoghi come «il Nuovo Ordine Mondiale».

 

 

Matthew Ehret

 

 

 

Articolo pubblicato su gentile concessione dell’autore. 

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Resistete. Perché siete più forti di qualsiasi cosa possa accadervi

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L’ora è scoccata. Il 15 ottobre 2021 la discriminazione biotica diventa realtà per milioni di persone. Lavoreremo solo se marchiati, biologicamente e elettronicamente.

 

È un tuffo in una dimensione oltre la schiavitù: ci faranno pagare per lavorare – e non solo i tamponi, forse ci faranno pagare, come propone Confindustria, anche per i «danni» che la nostra renitenza al siero mRNA potrebbe provocare alle aziende.

 

Per la modernità si tratta di una situazione senza precedenti. Non è stato così per la spagnola (50 milioni di morti, specie tra i 20 e i 40 anni) o per l’influenza di Hong Kong, che nel 1968 uccise forse 4 milioni di persone.

 

Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?

Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?

 

Non cercate una risposta. Tanto nessuno si sta ponendo la domanda.

 

Anzi, al momento, non occupatevi di astrazioni come questa, per quanto fondamentali possano sembrarvi.

 

Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo. Se state leggendo queste righe su questo sito, è probabile che essa vi abbia preservato dalla più grande minaccia del XXI secolo. Quindi, protegge la vostra lucidità. Proteggete la vostra anima.

 

Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo

Come tanti di noi, sarete obbligati a quello stupro nasale che chiamano tampone. Un piccolo TSO inflitto a milioni di persone.

 

Ad alcuni (ad esempio a chi scrive) il tampone fa malissimo.

 

Ad altri ha causato mesi di copiose perdite di liquido cerebrospinale.

 

Altri si sentono defraudati del tempo: trovare la farmacia, ammesso che abbia posto, parcheggiare, fare la fila, aspettare, fare ancora la fila – e ripetere. Altri si sentono primariamente derubati del danaro.

 

Altri ancora umiliati da tutto l’imbuto logistico, le persone ammassate e nervosissime fuori dagli ambulatori, un quadro sempre più simile al Terzo Mondo da cui provengono i gommonauti afromediterranei.

 

È, come da programma, una crudeltà inflittaci arbitrariamente (perché in USA il tampone vale una settimana?) solo per spingerci una volta per tutte alla sprizza di RNA messaggero. Il tampone serve a farvi impazzire. Il tampone serve a frantumarvi. A sottomettervi. Oramai ve lo dicono pure apertamente

La paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro

 

Dovremmo accettare questa follia solo perché la paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro.

 

Dovremo accettare la necessità di tamponarci perché siamo in una vera emergenza – ma il morbo non è il COVID, è la cancellazione della dignità umana, il collasso dello Stato di diritto, la disintegrazione del contratto sociale.

 

Tuttavia, da più parti pare che una resistenza integrale sia possibile. I segni vengono da realtà  lontanissime.

 

A Seattle il 40% dei poliziotti si sta dimettendo per non obbedire all’obbligo vaccinale draconiano di Biden. Metà delle forze che devono vigilare sono sparite, lasciando la città, giocoforza, sprotetta. Il caos è dietro l’angolo – e con nessuna cura se non quella di mandare in strada i soldati, come un Paese del Terzo Mondo qualsiasi. Tutto questo, ricordate, per il vaccino.

 

Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi

L’altro ieri la linea aerea americana South West, la più lesta e implacabile a recepire l’imperio della siringa genetica bideniana, ha cancellato 2.000 (duemila) voli. Hanno detto prima che c’erano problemi metereologici (il sole splendeva dappertutto e le altre compagnie volavano tranquille), poi che c’erano normali questioni di personale. La realtà è che sono rimasti a casa un numero impressionante di piloti, hostess, meccanici di hangar, controllori di volo. Uno dei piloti –che fa parte di una associazione creatasi in queste ore, la US Freedom Flyers – racconta che lui il vaccino non lo fa per questioni religiose, e perché crede nella libertà. Poi aggiunge che i piloti mica fanno volare solo gli aerei passeggeri. Ci sono i cargo: quindi dite addio ai pacchetti di Amazon che vi arrivano in pochi giorni; se vi va bene, aspetterete settimane, e potete già capire che per i regali di Natale, che sul groppone hanno anche la crisi navale globale, probabilmente non andrà tutto liscio.

 

E poi, soprattutto, ci sono loro, i portuali di Trieste. Hanno detto che bloccheranno le operazioni in entrata e in uscita nel primo porto petrolifero del Mediterraneo. Hanno detto che lo fanno per tutti i lavori. Il loro obbiettivo e far sì che il governo pandemico ritiri la follia del green pass. Se il ministero degli Interni ha provato – con grande fair play verso ogni altra categoria che devolve una frazione non indifferente ai cotton fioc epidemiologici – a offrire loro tamponi gratis (generosi…), significa che qualche probabilità di aver successo possono averla. Se perserverano, come hanno detto, «ad oltranza», e se sono davvero così incorruttibili (girano retroscena sullo status di Trieste come Porto Franco) da resistere ad ogni cosa che la tirannide metterà loro sul piatto, potremmo

 

Nel 2021 ci tocca vedere anche questo: il mondo salvato dalle lotte sindacali – cioè la cosa che i sindacati istituzionali non vogliono più fare.

 

Ma nelle ore dello start dell’apartheid biotica, non è di scioperi e manifestazioni che volevamo parlare.  Volevamo parlare di noi. Volevamo parlare alla nostra umanità.

 

Volevamo dire di resistere. Perché ne vale la pena. Perché abbiamo la possibilità di vincere. E, soprattutto perché noi siamo più forti.

 

Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi

Ciò costituisce, per molti, una verità scioccante. Una questione che riguarda il fondo della natura umana. Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi.

 

Questo è uno sconvolgente potere che vi è stato dato assieme alla vita. Come esseri umani potete sopravvivere a qualsiasi cosa facciano schiantare sul vostro spirito.

 

Voi siete liberi.

 

Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi.

 

Quindi: possono bastonarci, insultarci, deriderci, licenziarci, emarginarci. E allora? Tutto ciò non è abbastanza, per noi. Tutto ciò non è in grado di toglierci la libertà, non arriva nemmeno a scalfirla.

 

Basterebbe comprendere questo perché l’incantesimo sparisse. Basterebbe comprendere la forza immane che è in ogni vita umana.

 

Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi

Nel IV secolo, i cristiani furono perseguitati dall’imperatore. Il potere voleva che i cristiani consegnassero le Scritture. Molti, specie sacerdoti e vescovi, lo facevano: la parola «traditore» deriva da lì: il traditore era colui che «consegnava» (etimologicamente, dal latino tradĕre, «trasmettere»). L’impero poi pretendeva che i cristiani significassero materialmente la loro sottomissione all’Imperatore (che era, a modo suo, una figura religiosa del paganesimo romano). Dicevano: fate un sacrificio all’imperatore. Basta poco. Basta un nonnulla: basta un granello di incenso. Se per l’imperatore gettate ritualmente nel fuoco questa cosa microscopica e profumata, vi lasceremo stare, per sempre. Molti cristiani, molti vescovi, lo fecero. Scendendo dai templi dove avevano tradito, magari incontravano file e file di cristiani (fra di essi, tante famiglie con bambini piccoli) che invece no, il granello di incenso all’imperatore non lo avrebbero mai bruciato.  Potevano minacciarli, ricattarli, ferirli, torturarli, ucciderli – ma non avrebbero mai rinnegato il loro principio più sacro. Potevano privarli della vita, ma non della libertà.

 

Come andò a finire la storia, lo sapete bene: l’imperò crollò, i cristiani rimasero. E cristianizzarono il mondo secondo il sangue dei martiri, e non secondo i compromessi dei traditori. Roma, la centrale delle persecuzioni, fu espugnata dal sangue dei martiri.

 

Ora, bisogna riconoscere che ai martiri del IV secolo è andata meglio che a noi. A loro chiedevano di bruciare un semino di incenso, una cosa «simbolica» con cui tradire il loro Dio e quindi contaminare l’anima per renderla prona alla sottomissione imperiale. A noi l’impero chiede la sottomissione non solo simbolica, ma anche biologica: non c’è un rito del fuoco, c’è l’iniezione nel nostro corpo di materiale genetico alieno. Non ci sono micrologici granelli d’incenso, ci sono cellule di feto squartato vivo. Se lo fate non solo perdete la libertà, potreste perdere anche la salute. Non vogliono più solo la vostra anima: vogliono pure il vostro corpo.

 

Tenete presente, quindi, la posta in gioco.

 

Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.

Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi.

 

E soprattutto, sappiate che non siete soli. È finito il tempo in cui ognuno è per sé. Nella persecuzione, siamo divenuti una cosa sola.

 

Contate su di noi. Noi contiamo su di voi.

 

Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Portuali di Trieste, la virilità che mancava

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Ormai tutti conoscono il caso dei portuali di Trieste, un esercito di uomini che pare poter avere la forza, la determinazione ed il coraggio per piegare le logiche discriminatorie del governo del green pass.

 

Fino ad ora, da un anno e mezzo a questa parte, non avevamo mai assistito ad una presa di posizione così forte, così retta da resistere a qualsiasi compromesso.

 

Sappiamo che il ministero dell’Interno con i portuali di Trieste ci ha «provato», con l’idea dei tamponi gratuiti. Il potere è probabilmente conscio non solo di quanto quel porto sia importante per l’Italia, ma anche per il fatto che questa fiamma, come il primo fuoco di Gondor, avrebbe potuto accendere a caduta altre fiamme.

 

E così, in effetti, è stato: il porto di Genova insieme ad altri porti ha aderito allo sciopero indetto dai portuali di Trieste, generando evidentemente non poche paure, nonostante il Governo continui a ribadire che si andrà dritti per la strada tracciata. 

 

Ora, però, anche Assologistica-Confindustria teme dei disagi, ben sapendo che il caso triestino sta prendendo piede e fungendo da esempio per molte altre realtà lavorative, rischiando di rendere indisponibile il 30/40% dei lavoratori nelle prossime ore. 

 

La purezza della resistenza dei portuali è ciò che spaventa davvero

La purezza della resistenza dei portuali è ciò che spaventa davvero, perché la loro posizione è categoricamente ferma, per ora, contro il green pass in tutti i suoi aspetti: come hanno annunciato loro stessi attraverso gli ultimi comunicati, non vi sarà alcun tampone gratuito che possa far loro cambiare idea.

 

Questo per il semplice fatto che i tamponi tengono in piedi questa farsa tanto quanto i vaccini. Perché, l’avversario è l’intero sistema che si sta installando, e lo strumento di cui si serve è proprio il green pass, l’infame tessera verde. 

 

I portuali di Trieste si sono presi, eroicamente, una responsabilità enorme. Il loro portavoce, Stefano Puzzer, è un uomo il cui valore non si vedeva da tempo in questo Paese. 

 

Pensate se tutte le categorie, persino quella dei vaccinati che si rendono conto, pur senza avere scusanti, di questa terribile ingiustizia sociale, facessero lo stesso. Avete idea di cosa succederebbe? Il sistema crollerebbe in un attimo, e la tensione delle aziende si scaricherebbe inevitabilmente contro il governo, reinstallando, pur per obiettivi differenti, l’asse fra lavoratori e datori di lavoro, messo diabolicamente in crisi da chi la crisi la vuole creare a livello sociale, umano, biologico, spirituale. 

 

I portuali di Trieste si sono presi, eroicamente, una responsabilità enorme

Se la virilità mostrata finora dai portuali di Trieste rimanesse tale, senza scendere ad alcun tipo di compromesso con il male, e se l’esempio continuasse nelle azioni da perseguire da domani in poi – il momento in cui potrebbe realmente iniziare una battaglia sociale votata ad un primigenio senso di giustizia –  allora tutto potrebbe improvvisamente essere messo in seria discussione. 

 

Che Dio dia a loro la forza per resistere. 

 

Che dia di contro a noi la saggezza e il coraggio di non fare gli spettatori, ma piuttosto ci fornisca gli gli strumenti e le virtù necessarie per combattere insieme a loro una battaglia che riguarda tutti e che non può essere ritardata di un solo minuto. 

 

Viva i portuali di Trieste, ai quali Renovatio 21 esprime tutta la propria gratitudine ed ogni tipo di incoraggiamento a rimanere in piedi in mezzo a alle rovine dell’ora presente. 

 

Cristiano Lugli 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Sputi e insulti alla studentessa no green pass a Bologna

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Una studentessa universitaria di 20 anni è stata vittima di un grave episodio di discriminazione a Bologna.

 

Silvia, secondo anno di filosofia presso l’Alma Mater bolognese.

 

La ragazza in un video pubblicato su Instagram racconta le sue ragioni. Dice di aver deciso di non aderire «a questo strumento di controllo e discriminazione» che è la tessera verde, continuando comunque a frequentare le aule universitarie.

 

Le è stato detto però di uscire, dice, dalle persone addette al controllo.

 

«Mi è stato detto che non ho il diritto di seguire lezioni che la mia famiglia con una generosa se non esagerata dose di tasse annuali»

«Mi è stato detto che non ho il diritto di seguire lezioni che la mia famiglia con una generosa se non esagerata dose di tasse annuali».

 

«Mi è stato detto da professoresse informate del mio atto di disubbidienza che sarei dovuta allontanarmi dalla struttura, o in caso contrario rendermi responsabile dell’annullamento della lezione» racconta la giovane, che racconta che il corso di cui voleva seguire la lezione si intitolava «i diritti degli altri». Sui giornali progressisti compaiono ora articoli in cui la professoressa interessata «smentisce» dicendo «ho dovuto applicare il protocollo dell’Università».

 

Tuttavia, che lascia completamente basiti è la descrizione della reazione dei compagni di corso di Silvia.

 

La loro reazione, dice la studentessa, «è stata quella di riversare l’estremo emblema della divisione sociale su di me, urla di scherno, insulti, pretese da parte dei pendolari di essere rimborsati del costo del biglietto, incitazioni ad andarsene e non ripresentarsi».

 

«Fuori dall’università un gruppo di miei colleghi si è riunito per minacciarmi, con frasi del tipo che se fossi stato un ragazzo, le avrei già prese, mi avrebbero già menata… manifestazioni di disprezzo da parte di colleghe, di ragazze, che si scansavano comunicandomi di non voler essere contagiate, beffe, altri insulti»

«Fuori dall’università un gruppo di miei colleghi si è riunito per minacciarmi, con frasi del tipo che se fossi stato un ragazzo, le avrei già prese, mi avrebbero già menata… manifestazioni di disprezzo da parte di colleghe, di ragazze, che si scansavano comunicandomi di non voler essere contagiate, beffe, altri insulti».

 

Alcune ricostruzioni parlano di sputi per terra vicino ai piedi della ragazza.

 

La ragazza ricorda che il rettore ha inviato pochi giorni fa un’email riguardante l’Open Day dell’Ateneo come una giornata di «inclusione ed accoglienza».

 

«Sulla base di quello che sto vedendo, mi chiedo quanto ancora si sia disposti a rinunciare alla propria umanità, e penso che la disobbedienza civile non solo sia un diritto – perché è un diritto – ma è anche un dovere, e dopo il 15 sarà un dovere di chiunque non voglia rendersi conto dell’assassinio della libertà, della libertà reale»


L’episodio ha raccolto l’attenzione del facitore di buffi editoriali in prima pagina sul Corriere della Sera, il conduttore televisivo Massimo Gramellini.

 

Dopo una vuota solidarietà alla vittima – dove preme però ricordare «i pendolari che avevano preso un treno per raggiungere l’ateneo», che utilizzano peraltro treni misteriosamente esenti da green pass – il presentatore RAI scrive:

 

«Sulla base di quello che sto vedendo, mi chiedo quanto ancora si sia disposti a rinunciare alla propria umanità, e penso che la disobbedienza civile non solo sia un diritto – perché è un diritto – ma è anche un dovere, e dopo il 15 sarà un dovere di chiunque non voglia rendersi conto dell’assassinio della libertà, della libertà reale»

«Voi no vax&pass sostenete di combattere una battaglia di libertà, ma, per la stragrande maggioranza della comunità di cui fate parte, la prima libertà da tutelare riguarda la riduzione dei rischi del contagio, considerati molto più reali degli ipotetici effetti collaterali del vaccino».

 

Davvero? Ma dove sta scritto? Questa cosa del valore assoluto della sicurezza, del dogma della «libertà da riduzione del rischio di contagio» (non il contagio: il rischio di contagio – badate alle parole)… dove sta scritta?

 

È scritto nella Costituzione? È scritto nella Bibbia? È scritto nella legge naturale? È scritto nelle stelle?

 

No. Sta scritta nelle disposizioni dello Stato pandemico, che sono tipiche dello diritto positivo (quello, per esempio, di una certa vecchia Germania). Cioè, il pensiero fondante la convivenza civile sotto COVID di cui parla il Gramellino – l’imperativo del non-rischio. a scapito di qualisiasi altra libertà – è una regola totalmente arbitraria, una convenzione calata dall’alto che nulla ha a che fare né con il diritto naturale né con il diritto tout court.

 

Il problema è che poi – sempre in prima sul principale quotidiano nazionale – va ancora peggio.

 

«Se fossimo davvero in una dittatura, gli altri oppressi vi capirebbero. Magari tacerebbero per viltà, ma vi capirebbero». Si tratta di una osservazione di profondità disarmante, un colpo di genio che può capitare solo ai grandi scrittori che sono al contempo lavoratori dei varietà RAI. Gramellini non deve aver mai sentito che i totalitarismi, quelli che ci fanno studiare a scuola, si basano spesse volte su un’immane consenso della popolazione, specie quando viene loro proposta una soluzione totalista all’emergenza che la nazione sta vivendo. Hitler fu eletto a suon di voti, Mussolini diciamo era piuttosto popolare, per Stalin morirono forse venti milioni di russi nella «Guerra Patriottica», i cinesi si sono rivoltati contro il Partito Comunista solo decenni dopo i disastri di Mao (per poi essere schiacciati dalla violenza sanguinaria di quelli che adesso sono partner di politici e industriali nostrani che i grandi giornali leccano a dovere).

 

Gramellini non lo sa – lui della dittatura ha questa idea da fumetto (del resto, se ha letto gli ultimi trenta anni di pagine culturali del Corriere non può essere altrimenti): la dittatura è quella cosa dove tutto il popolo odia il dittatore ma non può farci niente perché tristemente oppressa dal potere. Diciamo pure che neanche Di Battista, neanche Di Maio, neanche un grillino qualsiasi possono avere una visione così infantile del concetto di dittatura. Che volete farci, l’editorialista TV è giovane, ha appena 61 anni, ma è diventato padre da poco (ci tiene a farlo sapere) – quindi forse possiamo dire che è un ragazzo-padre. Su certe cose non ha ancora avuto il tempo di metterci la testa. Forse più avanti.

 

Infine, il colpo finale.

 

Forza Silvia. Hai venti anni, ma quante cose hai capito più dei soloni di università e giornali? Quanta più vita, quanta più saggezza, c’è in te rispetto a chi si permette di offendere te e la libertà che difendi

«Le minoranze vanno tutelate, Silvia. Però anche le maggioranze. E quando una minoranza pretende di imporre la propria visione del mondo alla maggioranza, non pensa anche lei che stia esercitando un sopruso in nome della libertà?». Il discorso non fa una grinza, e vorremmo utilizzarlo magari prossimamente quando si ridiscuterà la legge Zan.

 

Tuttavia, il personaggio TV del Corriere non capisce che non stanno imponendo alla nostra minoranza una astratta «visione», ma un siero genico sperimentale, con un’operazione che va contro i principi morali e costituzionali fino a ieri condivisi dalla maggioranza stessa – al punto che la Carta su cui si basa la Repubblica, fino a qualche ora fa, ci risulta fosse ancora lì…

 

Ma forse il Gramellini non sa neppure questo.

 

Forza Silvia. Hai venti anni, ma quante cose hai capito più dei soloni di università e giornali? Quanta più vita, quanta più saggezza, c’è in te rispetto a chi si permette di offendere te e la libertà che difendi?

 

 

 

 

Immagine di sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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