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Musk: i Gates potrebbero portare alla «rovina della civiltà occidentale»

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Elon Musk ha respinto l’appoggio di Melinda French Gates al presidente USA Joe Biden, suggerendo che potrebbe essere negativo per l’intera civiltà occidentale.

 

Giovedì l’ex moglie del magnate della Microsoft Bill Gates ha appoggiato Biden, presentandolo come il candidato che si prendeva cura delle donne. Il democratico in carica dovrà affrontare una rivincita con il suo predecessore Donald Trump a novembre.

 

«Chiedo ancora una volta che venga studiato il percorso tra la moglie miliardaria disprezzata e l’attivista democratico», ha scritto in risposta su X l’influencer conservatrice Ashley St.Clair. «Melinda Gates sta per spendere davvero tanti soldi del divorzio per far eleggere Joe Biden».

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«Potrebbe essere la caduta della civiltà occidentale», ha risposto Musk. Era anche d’accordo con il seguito di St. Clair secondo cui «molti archi narrativi vengono perseguiti con il pretesto di filantropia».

 

Il divorzio di French Gates nel 2021 l’ha lasciata con un patrimonio netto stimato di oltre 11 miliardi di dollari. La donna è passata rapidamente dal suo lavoro di fondazione all’attivismo politico per conto dei Democratici.

 

Tuttavia, il partito al potere a Washington ha già un’importante ex moglie di un magnate della tecnologia in un importante ruolo di supporto. Laurene Powell Jobs, vedova del co-fondatore di Apple Steve Jobs, ha utilizzato parte della sua eredità per donare alla campagna presidenziale del 2016 di Hillary Clinton.

 

L’Emerson Collective, da lei fondato nel 2004 per impegnarsi nella filantropia educativa e nella giustizia sociale, ha ampliato il proprio portafoglio alla difesa dell’immigrazione durante l’amministrazione Obama. Da allora Powell Jobs lo ha utilizzato per acquistare la rivista The Atlantic nel 2017 e una partecipazione in Axios.

 

Nel frattempo, la politica di Musk si è spostata verso i repubblicani dopo che Biden è arrivato alla Casa Bianca. Il fondatore di Tesla e CEO di SpaceX ha finito per acquistare Twitter nel 2022, dopo essersi lamentato della diffusa censura sulla piattaforma e averla rinominata X.

 

Non vi è stato ancora un chiaro endorsement di Musk a Donald Trump per le elezioni del 2024, ma ha sostenuto una vittoria repubblicana come un modo per preservare gli Stati Uniti dal collasso.

 

«Ho votato democratico al 100% fino a qualche anno fa. Ora, penso che abbiamo bisogno di un’onda rossa [cioè una vittoria schiacciante dei Repubblicani, ndr] o l’America sarà distrutta», ha detto Musk a marzo.

 

Tra Musk e Gates non vi è molta simpatia.

 

Il dissidio tra i due magnati tecnologici è proseguito anche con Tesla. Un’ area in cui i due hanno chiaramente differenze inconciliabili è nella loro visione dei veicoli elettrici, con Gates che pretende di dare una lezione a Musk sulla sostenibilità dei semirimorchi elettrici su cui Tesla sta scommettendo molto, i celebri Cybertruck. Gates è arrivato a sostenere che i calcoli di Musk su Marte ed auto elettriche sono errati.

 

Musk nutre un ben documentato odio per gli short-seller, cioè i venditori allo scoperto che scommettono contro Tesla, quindi, quando si scoprì che Gates stesso aveva scommesso 1,5 miliardi di dollari sul fatto che Tesla avrebbe perso valore, il Musk si è adirato. Il sudafricano avrebbe fatto sapere a Gates direttamente il suo disappunto quando l’uomo Microsoft gli aveva domandato danari per un’iniziativa sul cambiamento climatico, ottenendo come risposta che shortare l’azienda che sta facendo di più al mondo per ridurre le emissioni delle automobili non è esattamente coerente con tali impegni filantropici.

 

«Gli ho chiesto scusa», ha dichiarato il Gates al biografo di Musk Walter Isaacson. «Una volta che ha saputo che avevo venduto le azioni allo scoperto, è stato molto cattivo con me, ma è super cattivo con così tante persone, quindi non puoi prenderla troppo sul personale».

 

Da parte sua, Musk ha fatto ricorso a tattiche da cortile. Nell’aprile 2022, aveva twittato una battuta crudele paragonando Gates all’emoji dell’«uomo incinto», aggiungendo la didascalia «nel caso in cui tu abbia bisogno di perdere l’erezione velocemente».

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Messaggi trapelati tra i due, successivamente confermati dallo stesso Musk, hanno rivelato che Gates aveva ancora una posizione di mezzo miliardo di dollari contro Tesla.

 

«A questo punto sono convinto che sia categoricamente pazzo (e uno stronzo fino al midollo)», ha sottolineato Musk in seguito in un messaggio al suo biografo Isaacson. «Volevo davvero che mi piacesse (sigh)».

 

I due uomini si sono scontrati in diverse occasioni, a causa del litigio per Musk che diffondeva disinformazione sul COVID-19 su Twitter, a Gates che acquista una Porsche Taycan invece di una Tesla.

 

La vera battaglia fra i due si svolge, tuttavia, sul campo dell’Intelligenza Artificiale: Musk aveva creato OpenAI, attualmente la più avanzata società di Intelligenza Artificiale, come no profit. Anni dopo, Microsoft vi ha investito 10 miliardi, inserendo l’AI nel suo motore di ricerca Bing e preparando altre applicazioni.

 

Musk ritiene l’AI un rischio per la civiltà umana, Gates invece ne vuole l’impiego nelle scuole. Quando Musk ha imbastito una petizione per chiedere una moratoria sull’AI, Gates si è espresso contro.

 

Da notare anche che Musk dice di aver avuto una reazione avversa al vaccino che Gates ha finanziato e contribuito a rendere obbligatorio nel mondo.

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic

 

 

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Il premier canadese Carney afferma: sta arrivando un «nuovo ordine mondiale», inizierà dall’Europa

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Il premier canadese Mark Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha suggerito che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale».   «Ciò che non si può fare in questo momento, in un ordine mondiale in rapida evoluzione, è affidarsi a un unico insieme di istituzioni, a un unico gruppo, a un unico Paese per ottenere le risposte», ha dichiarato Carney ai giornalisti il 14 giugno, mentre si trovava nella contea di Mayo, in Irlanda, diretto verso il vertice del G7 in Francia, previsto dal 15 al 17 giugno.   Mentre era a Dublino, il giorno precedente al suo intervento nella contea di Mayo, Carney ha sostenuto che il G7 rappresenta il punto di partenza del «Nuovo Ordine Mondiale».   «Il nuovo ordine mondiale si costruirà a partire dall’Europa», ha affermato il Carney. «Il Canada è il più europeo dei Paesi non europei. Stiamo trasformando la nostra cooperazione con l’Europa». «È il riconoscimento che il G7, se mai ha governato il mondo, ora non lo governa più, né pretende di farlo», ha affermato Carney.

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Carney ha legami con tutte le istituzioni del mondialismo ed è stato definito il «golden boy» del World Economic Forum. L’uomo, messo ad un certo punto a capo della Banca d’Inghilterra (la banca centrale britannica), ha pure ammesso di essere un «elitario» e un «globalista».   Non gli è mai stato estraneo commentare il «Nuovo Ordine Mondiale», sia prima che dopo essere diventato primo ministro. In effetti, all’inizio dell’anno, durante un viaggio nella Cina comunista, aveva affermato di essere «incoraggiato dalla leadership» del leader cinese Xi Jinping e che la collaborazione tra le due nazioni avrebbe gettato le basi per un «Nuovo Ordine Mondiale».   All’inizio del 2026, Carney ha inoltre ribadito la sua intenzione di spingere ulteriormente il Canada verso la globalizzazione, dichiarando ai delegati di Davos che il «vecchio ordine» sostenuto dagli Stati Uniti «non tornerà». Carney, come il governo liberale guidato dall’ex primo ministro Justin Trudeau, ha presentato numerosi progetti di legge di stampo globalista che riguardano restrizioni alle libertà personali e online.   Ad esempio, i giganti della tecnologia Google e Apple hanno avvertito che il disegno di legge C-22 del Partito Liberale canadese, definito «distopico» e volto a imporre la conservazione dei dati personali per un’eventuale revisione da parte della polizia, porterebbe alla creazione di un’«infrastruttura di sorveglianza».   Il disegno di legge C-9 è stato recentemente approvato dal Senato e abrogherà le tutele religiose, criminalizzando di fatto la citazione di passi della Bibbia, compresi quelli sull’omosessualità. È stato modificato all’ultimo minuto per vietare le immagini di un cappio, poiché un senatore ha affermato che si tratta di un simbolo di «supremazia bianca».   Come riportato da Renovatio 21, un tentativo di istituire un ID digitale fu fatto due anni fa proprio dall’unione delle banche del Canada, che, dicevano senza pudore, agivano in armonia con il governo di Ottawa. Il video mandato online dall’associazione bancaria canadese citava direttamente il World Economic Forum. Si trattava proprio del periodo in cui il governo Trudeau congelava i conti correnti dei camionisti che protestavano contro l’obbligo vaccinale.  

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Il Carney, sedicente cattolico, l’anno scorso aveva dichiarato che «dobbiamo unirci tutti» ai valori musulmani.   Come riportato da Renovatio 21, quando Carney è stato nel fulcro finanziario statale di Londra, la Bank of England, è stato pioniere della questione della CBDC, la moneta elettronica emessa da banca centrale. Nel 2019, prima di pandemia, dedollarizzazione superinflazione e crash bancari che stiamo vedendo, l’allora governatore della Banca d’Inghilterra Carney ne aveva parlato all’annuale incontro dei banchieri centrali di Jackson Hole, nel Wyoming nel 2019.   Appena eletto lo scorso anno, il Carney ha sostenuto che Ottawa avrebbe vinto la guerra commerciale con Trump, che ha più volte suggerito una possibile annessione.   A Davos lo scorso gennaio il Carney aveva tenuto un discorso di tenore antitrumpiano sostenendo che, se mai è esistito, l’«ordine basato sulle regole» è finito e ci troviamo ora in un era di fantasia geopolitica imperiale. Trump aveva risposto attaccando il recente abboccamento di Ottawa con Pechino, preconizzando che la Cina «divorerà» il Canada., e rivendicando le sue mire sulla Groenlandia.   Come riportato da Renovatio 21, solo cinque mesi fa Carney aveva menzionato ancora una volta il «nuovo ordine mondiale» durante un viaggio nella Repubblica Popolare Cinese, la cui partnership con il Canada egli ha elogiato.   Molti politici hanno pronunciato la locuzione «Nuovo Ordine Mondiale» («New World Order») nei loro discorsi, quasi sempre in senso geopolitico e non cospirativo.   Il caso più celebre resta George H.W. Bush (1990-91), che la usò ripetutamente per descrivere la cooperazione internazionale post-Guerra Fredda e la risposta all’invasione del Kuwait: «un mondo in cui le nazioni si riuniscono per difendere la legge».   In epoca recente l’ex segretario di Stato USA Henry Kissinger (1923-2023) ha dedicato libri e interventi proprio al tema del Nuovo Ordine mondiale, inteso come riorganizzazione degli equilibri tra grandi potenze.   Tra i leader europei e italiani l’espressione è apparsa sporadicamente, spesso legata a crisi globali o assetti post-1989. I primi ministri italiani Giuseppe Conte e Mario Draghi hanno parlato di «Nuovo Ordine Mondiale» in chiave economica-finanziaria durante la pandemia e la guerra in Ucraina, evocando la necessità di riformare governance globale e multilateralismo.

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Anche il premier magiaro Viktor Orbán ha usato l’espressione in chiave critica, attaccando élite globaliste. In Italia la formula resta rara tra i big (Berlusconi, Renzi, Meloni, Prodi non risultano averla usata in modo centrale), ma circola nei dibattiti di politica estera.   Come riportato da Renovatio 21, di Nuovo Ordine Mondiale parlarono apertis verbis, usando proprio questa espressione in accezione chiaramente positiva, l’esponente del PD di origine ebraica Emanuele Fiano e pure il capo sindacalista Landini.     L’espressione fu usata, forse con significati opposti, anche da Joseph Ratzinger, sia quando era cardinale che quando poi divenne romano pontefice.   Di «Nuovo Ordine Mondiale» ha parlato di recente anche il servizio segreto estero tedesco (BND) per descrivere i piani della Russia «nostro nemico».   L’argomento è stato trattato in vari discorsi ed omelie dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che condanna il diabolico progetto arrivando poi a parlare di una chiesa di Roma «concubina del Nuovo Ordine Mondiale» e con una gerarchia divenuta sua serva per l’instaurazione di una Religione dell’Umanità massonica. Per il monsignore, la «sinodalità» della nuova chiesa è una menzogna al servizio del piano ordinovista.   «Opponiamo il Vangelo all’ideologia di morte del Nuovo Ordine Mondiale. Rifondiamo gli Stati sulla roccia che è Cristo Signore» ha detto due anni fa al al Secondo Congresso del Movimento Russofilo Internazionale. In altre occasione ha accusato «la Sinarchia massonica del Nuovo Ordine Mondiale» e la storica infiltrazione del Vaticano».   Viganò ha definito la vittoria elettorale di Trump come una «battuta d’arresto per il piano criminale del Nuovo Ordine Mondiale», una vera «controrivoluzione» contro la tirannide ordinovista, mentre l’Europa delirante e guerrafondai si muove verso il Nuovo Ordine.  

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Immagine di Bank of England via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
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Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte in carcere: la versione del New York Times

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Jeffrey Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte prima della sua morte, avvenuta in una cella di una prigione di Manhattan nel 2019. Un rapporto che descrive gli ultimi giorni del condannato per reati sessuali in custodia federale avrebbe rivelato che gli investigatori avrebbero trovato diversi cappi nella sua cella dopo il decesso. Lo riporta il New York Times.

 

Secondo questa nuova versione, che tende a consolidare la posizione dell’amministrazione Trump che sostiene che Epstein sia sia tolto la vita e non sia stato ucciso per il rischio che poneva alle alte sfere mondiali, pochi giorni prima del suo primo presunto tentativo di suicidio, il finanziere avrebbe chiesto al suo compagno di cella Nicholas Tartaglione come fabbricare un cappio, dopo che un giudice gli aveva negato la libertà su cauzione, secondo quanto riportato dalla testata. L’inchiesta, pubblicata martedì, si è basata su documenti giudiziari, fascicoli su Epstein precedentemente resi pubblici e oltre 50 nuove interviste con detenuti, personale carcerario e altre persone.

 

Il Tartaglione, imponente ex agente di polizia di Nuova York che sta scontando quattro ergastoli per un quadruplice omicidio, ha dichiarato alla testata che la domanda è arrivata circa due settimane dopo l’inizio della detenzione di Epstein al Metropolitan Correctional Center, dove era in attesa di processo con l’accusa di traffico sessuale. Il Tartaglione, ex poliziotto, è stato condannato a quattro ergastoli per lo spietato omicidio di quattro uomini nel 2016. Le vittime vennero attirate in un bar, torturate, uccise con un colpo alla testa e seppellite nella sua villa a causa di una faida legata al traffico di droga.

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L’indagine ha rivelato che Epstein aveva tentato di togliersi la vita almeno altre due volte prima del presunto tentativo di impiccagione fallito del 22 luglio 2019. Tartaglione ha dichiarato di aver sorpreso Epstein mentre si preparava al suicidio in entrambe le occasioni: una volta mentre cercava di legare un lenzuolo a una grata sopra la finestra di una cella e un’altra quando ha trovato un cappio nascosto sotto il materasso di Epstein.

 

Il compagno di cella di Epstein afferma di aver denunciato entrambi gli episodi agli agenti penitenziari, ma questi avrebbero deriso i suoi avvertimenti. La sua versione sarebbe stata corroborata da un altro detenuto, Peter Bright, il quale ha dichiarato al New York Times che il Tartaglione gli aveva descritto i precedenti tentativi di suicidio poco dopo la morte di Epstein.

 

Il 22 luglio, meno di tre settimane prima della morte di Epstein, Tartaglione lo avrebbe trovato immobile sul pavimento della loro cella con un cappio di stoffa arancione intorno al collo.

 

Inizialmente Epstein aveva dichiarato agli agenti penitenziari che il Tartaglione aveva tentato di ucciderlo, ma un’indagine interna del carcere ha scagionato l’ex poliziotto da qualsiasi coinvolgimento nell’incidente. Dopo la morte di Epstein, avvenuta il 10 agosto, gli investigatori hanno scoperto nella sua cella della biancheria non autorizzata, tra cui diversi cappi e strisce di tessuto arancione che potevano essere assemblate per realizzarne uno.

 

Il rapporto giunge in un momento di rinnovato interesse per la morte di Epstein e i suoi legami con alcune delle figure più influenti al mondo. Milioni di pagine di documenti sono state rese pubbliche da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato lo scorso anno una legge che impone al dipartimento di Giustizia di divulgare i fascicoli relativi alle indagini su Epstein, riaccendendo l’interesse per i legami del finanziere con personaggi come Bill Clinton, il principe Andrea d’Inghilterra e Bill Gates.

 

Secondo altre testimonianze, tra cui quella della madame del giro epsteiniano Ghislaine Maxwell, l’ex finanziere non si sarebbe ucciso. LA Maxwell ha dichiarato esplicitamente di non credere al suicidio di Jeffrey Epstein. Durante un lungo colloquio investigativo con il viceministro della Giustizia Todd Blanche, alla domanda diretta sulla morte di Epstein, Maxwell ha risposto: «No, non credo che si sia suicidato». Tuttavia, ha chiarito di non ritenere che si sia trattato di un mandato da parte di personalità ricche o potenti per metterlo a tacere. Sostiene piuttosto che l’omicidio sia legato alle dinamiche interne di violenza del carcere.

 

Esistono diverse testimonianze ufficiali, rapporti investigativi e dichiarazioni dei suoi stessi legali secondo cui Jeffrey Epstein fosse fermamente convinto che sarebbe uscito dalle sue prigioni. Questa certezza è spesso citata da chi mette in dubbio la tesi del suicidio.

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I suoi avvocati avevano preparato un pacchetto per la cauzione estremamente aggressivo. Offrivano come garanzia la sua villa a Manhattan da 77 milioni di dollari e il suo jet privato, proponendo arresti domiciliari con sorveglianza armata h24 a sue spese. Fonti vicine al team legale confermarono che Epstein era convinto che i giudici avrebbero accettato la proposta. Secondo i rapporti del Bureau of Prisons e le successive indagini del dipartimento di Giustizia (DOJ), nei primi giorni di detenzione Epstein ripeteva che la sua permanenza in carcere sarebbe stata temporanea e che i suoi avvocati avrebbero «risolto la situazione» a breve, facendo leva sui suoi agganci e sulle sue risorse finanziarie.

 

Epstein confidava nella validità del suo controverso non-prosecution agreement (l’accordo di non perseguibilità) siglato in Florida nel 2008, all’interno dello sweetheart deal (accordo amorevole»: così in America chiamano gli accordi giudiziali particolarmente favorevoli al criminale) che aveva ottenuto dalle autorità floridiane, dove per procutatore aveva avuto dinanzi anche Alex Acosta, in seguito segretario del Lavoro della prima amministrazione Trump, che in seguito avrebbe dichiarato che qualcuno dall’alto gli aveva detto di far piano perché il finanziere «apparteneva all’Intelligence», senza spiegare quale. Epstein riteneva che quell’accordo lo scudasse legalmente da qualsiasi nuova accusa federale basata sui medesimi fatti, un’argomentazione tecnica su cui i suoi legali stavano impostando l’intera strategia di difesa.

 

Persone che lo incontrarono in parlatorio nei giorni immediatamente precedenti al decesso riferirono che il miliardario era focalizzato esclusivamente sulla strategia processuale per ottenere la libertà vigilata, senza mostrare i segni tipici di chi pianifica un gesto estremo. La cauzione fu ad ogni modo rifiutata dal giudice Richard Berman, che lo definì un «pericolo per la comunità».

 

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Immagine screenshot da Twitter

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Membri dello staff di Medici Senza Frontiere licenziati per abusi sessuali

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Medici Senza Frontiere (MSF) ha licenziato 18 membri del personale dopo che un’indagine interna ha rivelato accuse di abusi sessuali e sfruttamento nei confronti di rifugiati sudanesi in Ciad, secondo quanto riportato sabato dall’Associated Press, che cita una nota interna riservata.   L’organizzazione benefica medica ha affermato che ai lavoratori licenziati è stato vietato di trovare un impiego in futuro. Il rapporto dell’organizzazione no-profit ha rilevato 59 denunce che coinvolgono personale locale e straniero nei campi lungo il confine tra il Ciad e il Sudan, dove centinaia di migliaia di persone sono fuggite dalla guerra in corso tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare.   Secondo quanto riportato, alcuni casi riguardavano ragazze minorenni; altri includevano accuse secondo cui il personale avrebbe scambiato cibo, acqua, latte e lavoro in cambio di prestazioni sessuali. Il rapporto descriveva i risultati come prova di «abusi e sfruttamento sessuale» e affermava che lo sfruttamento ripetuto in alcuni casi suggeriva la possibilità di un traffico sessuale organizzato.

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Medici Senza Frontiere ha dichiarato all’Associated Press che i risultati dell’indagine rappresentano «un’analisi interna franca» delle carenze riscontrate nei suoi sistemi di salvaguardia. L’organizzazione ha affermato di aver rafforzato i controlli sul reclutamento, i sistemi di gestione dei reclami e i canali di segnalazione a seguito dell’indagine. Ha aggiunto che alcune accuse non hanno potuto essere verificate perché le vittime e i presunti responsabili non sono stati rintracciati.   L’indagine ha fatto seguito a precedenti articoli dell’Associated Press del 2024, in cui donne sudanesi nei campi profughi in Ciad accusavano operatori umanitari e personale di sicurezza locale di offrire denaro, lavoro e un accesso facilitato agli aiuti in cambio di sesso.   Il caso si aggiunge ad anni di controversie sugli abusi nel settore degli aiuti umanitari. Secondo quanto riportato, il memorandum di Medici Senza Frontiere (MSF) riconosceva preoccupazioni simili durante la risposta all’epidemia di Ebola del 2021 nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e negli scandali di sesso in cambio di aiuti che coinvolgevano agenzie umanitarie nei campi profughi in Guinea, Liberia e Sierra Leone, emersi all’inizio del 2002.   Una commissione indipendente ha inoltre accertato nel 2021 che 83 operatori umanitari, tra cui 21 dipendenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stati coinvolti in abusi e sfruttamento sessuale durante la risposta all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo tra il 2018 e il 2020.   Le accuse giungono mentre il Sudan si trova ad affrontare quella che le Nazioni Unite definiscono la più grande crisi di sfollamento e protezione al mondo. Il Ciad è diventato una delle principali destinazioni per le persone in fuga dal conflitto, con oltre un milione di rifugiati sudanesi che hanno attraversato il confine con il paese vicino dall’inizio dei combattimenti, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.   Lunedì, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha affermato che «l’orribile conflitto» in Sudan si è «ampliato e intensificato», con un «forte aumento» degli attacchi con i droni, nonché di stupri e violenze sessuali. Ha aggiunto che il suo ufficio ha documentato l’uccisione di oltre 1.000 civili a causa di attacchi con droni solo tra gennaio e maggio.

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Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni un’enorme scandalo di abusi sessuali da parte di membri dello staff dell’OMS ha interessato la missione dell’ente in Congo. Alla fine, l’OMS ha pagato le vittime 250 dollari ciascuna.   Nonostante la sua autorevolezza mondiale, Medici Senza Frontiere (MSF) è stata al centro di diverse polemiche politiche, etiche e gestionali nel corso della sua storia. Le principali controversie riguardano il soccorso in mare, l’equilibrio della sua neutralità nei conflitti e la gestione interna del personale.   A partire dal 2017, le attività delle navi di MSF nel Mar Mediterraneo centrale sono state duramente contestate da vari esponenti politici italiani. L’accusa principale era che la presenza delle ONG fungesse da fattore di attrazione per i migranti o che agevolasse il lavoro degli scafisti, ipotesi sempre respinta con forza dall’organizzazione. 9 anni fa MSF ha rifiutato di firmare il Codice di Condotta proposto dal Ministero dell’Interno italiano, contestando i limiti imposti ai trasbordi di naufraghi e la presenza di polizia armata a bordo, ritenuti lesivi della propria indipendenza e operatività.   Nel 2020 oltre 1.000 tra dipendenti ed ex dipendenti hanno firmato una lettera aperta denunciando un «razzismo istituzionale» radicato nella cultura aziendale. La critica riguardava la disparità di trattamento, salari e tutele tra lo staff internazionale (spesso bianco ed europeo) e lo staff medico reclutato localmente nei Paesi in via di sviluppo   Nel corso degli anni, governi autoritari o fazioni in guerra hanno accusato MSF di spionaggio o parzialità politica. Ad esempio, nel Donbass le autorità filorusse revocarono i permessi all’organizzazione accusandola di manipolare farmaci psicotropi.   Medici Senza Frontiere è stata fondata nel 1971 da un gruppo di 13 tra medici e giornalisti francesi, tra cui Bernard Kouchner, che sarebbe poi divenuto ministro degli Esteri di Francia. Il Kouchner lasciò definitivamente MSF nel 1979 a causa di una profonda frattura ideologica e strategica con la leadership dell’organizzazione, culminata nella vicenda dei «Boat People» del Vietnam: Kouchner voleva noleggiare una nave (la Île de Lumière) per andare a soccorrere nel Mar Cinese Meridionale le migliaia di profughi in fuga dal regime comunista vietnamita. La maggioranza della dirigenza di MSF (guidata da Claude Malhuret) si oppose fermamente, ritenendo l’iniziativa un’operazione troppo mediatica, costosa e politicamente sbilanciata. Dopo essere stato messo in minoranza nel voto interno, Kouchner sbatté la porta e, insieme ad altri quattordici medici dissenzienti, fondò una nuova organizzazione rivale: Médecins du Monde (Medici del Mondo).

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MSF è nata da una rottura con la Croce Rossa durante la catastrofica emergenza del Biafra a fine anni Sessanta, contestando il principio di neutralità e silenzio imposto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).   Durante la guerra civile nigeriana, la regione secessionista del Biafra venne posta sotto un assedio totale che causò una carestia devastante e oltre un milione di morti. Bernard Kouchner e altri medici francesi inviati dalla Croce Rossa constatarono che l’esercito nigeriano stava deliberatamente affamando la popolazione civile e bombardando gli ospedali. I medici volevano denunciare immediatamente al mondo quello che consideravano un vero e proprio genocidio.   Tuttavia, la Croce Rossa richiedeva ai suoi volontari di firmare un accordo di assoluta riservatezza per mantenere l’accesso ai campi di battaglia. Per Kouchner e i suoi colleghi, quel silenzio equivaleva a una complicità con i carnefici. Decisero quindi di infrangere il codice, rilasciare interviste ai media e, una volta tornati in Francia, fondare un nuovo tipo di umanitarismo che unisse la cura medica alla testimonianza pubblica (témoignage).  

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