Sorveglianza
Microchip COVID lanciato in Svezia
«Il COVID ci porterà al microchip»: è un’affermazione derisa come una teoria del complotto in tutto questo folle biennio.
Una startup svedese ha provveduto a renderla realtà: un microchip grande come un chicco di riso è stato prodotto e testato con «successi».
Varie testate ne stanno parlando dopo che un video sul microchip è divenuto virale.
A Swedish company has come up with a microchip that can be inserted under the skin so that users can carry their Covid passports in their arm. pic.twitter.com/Vkl82q7dGR
— AFP News Agency (@AFP) December 21, 2021
Nel filmato, il capo della società partner di sviluppo di tecnologie per l’impianto di chip DSruptive Subdermals, Hannes Sjöblad, che spiega che «in questo momento è molto comodo avere un passaporto COVID sempre accessibile».
La tecnologia è stata perseguita e implementata seriamente dopo che il governo svedese – quello invidiato dagli stupidi come terra di libertà – ha recentemente emanato nuove leggi che richiedono ai cittadini di produrre prove di vaccinazione sul posto in qualsiasi assembramento che coinvolga più di 100 persone
La tecnologia è stata perseguita e implementata seriamente dopo che il governo svedese – quello invidiato dagli stupidi come terra di libertà – ha recentemente emanato nuove leggi che richiedono ai cittadini di produrre prove di vaccinazione sul posto in qualsiasi assembramento che coinvolga più di 100 persone.
Secondo France24, «in seguito a quell’annuncio, il numero di persone a cui sono stati inseriti microchip sottopelle è aumentato: circa 6.000 persone in Svezia finora hanno avuto un chip inserito nelle loro mani».
Il video dimostrativo mostra un iPhone che scansione il polso di una persona per ottenere dati che confermano che la persona è completamente vaccinata.
I progettisti affermano che sarà facile rimuovere il dispositivo se qualcuno vuole rinunciare e cambiare idea in qualsiasi momento.
Presumibilmente entrando in un concerto, ristorante, palestra o luogo pubblico in cui sono in vigore i mandati di vaccinazione, il personale di sicurezza potrebbe scansionare un telefono o un dispositivo per vedere immediatamente chi è stato vaccinato o meno.
L’archiviazione dei dati di un tale chip potrebbe eventualmente essere ampliata per contenere una vasta gamma di informazioni identificative , il che solleva questioni di privacy e facilità di sorveglianza da parte del governo ma anche soggetti esterni o entità ostili
Sjöblad, che si definisce anche un «biohacker» che è stato biochippato, spiega nel video dimostrativo: «ad esempio, se vado al cinema o vado in un centro commerciale, le persone saranno in grado di controllare il mio stato, anche se non ho il telefono».
La tecnologia sottostante si basa sull’identificazione a radiofrequenza, o comunicazione RFID, che invia segnali tramite campi elettromagnetici per identificare le informazioni memorizzate elettronicamente. È già ampiamente utilizzato per cose come i pagamenti mobili e in molte carte di credito contactless –qualcosa che è aumentato in uso dopo l’inizio della pandemia, data gran parte dell’avversione del pubblico a «toccare le cose» in pubblico mentre si occupano della loro vita quotidiana.
L’archiviazione dei dati di un tale chip potrebbe eventualmente essere ampliata per contenere una vasta gamma di informazioni identificative , il che solleva questioni di privacy e facilità di sorveglianza da parte del governo ma anche soggetti esterni o entità ostili.
La Svezia – Paese scampato ai lockdown ma, per coincidenza, già completamente riuscito nel processo di abolizione del danaro contante – non è il primo teatro di chippamento della società. Three Square Market, un’azienda tecnologica con sede nel Wisconsin, è stata la prima azienda negli Stati Uniti ad offrire ai propri dipendenti impianti di microchip gratuiti simili nell’agosto 2017. Il chip consente ai dipendenti l’accesso a stanze chiuse e la possibilità di pagare cibo e bevande nella sala pausa.
Il COVID ha solo accelerato un processo che era in atto. Su questo, oramai, qualcuno ha dei dubbi?
Questo video, in cui il titolare spiega entusiasta il chipaggio dei dipendenti, è del 2018.
Il COVID ha solo accelerato un processo che era in atto. Su questo, oramai, qualcuno ha dei dubbi?
Sorveglianza
Scontri a Parigi per la legge di «licenza di uccidere» ai poliziotti
Nel fine settimana a Parigi si sono registrati scontri tra polizia e dimostranti, con migliaia di persone in piazza contro una proposta di legge che, secondo i manifestanti, darebbe agli agenti una «licenza di uccidere».
I video dalla capitale francese mostravano gli agenti sparare gas lacrimogeni e inseguire i manifestanti mentre le strade si riempivano di fumo, e i dimostranti che tentavano di respingere a calci i lacrimogeni ancora fumanti verso le forze dell’ordine.
I manifestanti esponevano cartelli con le scritte «Il popolo non è un bersaglio», «Giustizia per le vittime della violenza della polizia» e «No al permesso per le armi da fuoco».
Charge violente de la police à la manifestation contre la loi « permis de tuer » à Paris.
Alors que le cortège approchait de la place de la Nation, la CI crée des tensions en se faisant plus visible avant de charger violemment le cortège. pic.twitter.com/ny8SV49f4h
— AB7 Média (@Ab7Media) September 20, 2026
🚨 ALERTE | PARIS : UN POLICIER FRAPPE UN CHIEN LORS DE LA MANIFESTATION CONTRE LA LOI « PERMIS DE TUER » !
Des images diffusées il y a quelques minutes montrent un policier portant un coup en direction d’un chien, au milieu des tensions entre forces de l’ordre et manifestants…
— Mandat Media (@mandat_media) September 20, 2026
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Le proteste sono nate da una nuova norma che cambierebbe le procedure giudiziarie nei casi in cui un poliziotto spara a qualcuno. Secondo il testo, le autorità partono dal presupposto che l’agente abbia usato l’arma in modo legittimo. Quel presupposto resterebbe comunque impugnabile se le prove dimostrassero il contrario.
I sostenitori del disegno di legge sostengono che gli agenti non debbano essere considerati automaticamente sospetti se sparano in servizio.
I critici, invece, dicono che la modifica sposterebbe di fatto l’onere della prova e renderebbe più difficile chiamare la polizia a rispondere dopo le sparatorie. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno definito il provvedimento una «licenza di uccidere», affermando che potrebbe «preparare il terreno per sangue e lacrime».
Le manifestazioni si sono tenute in oltre 20 città. La polizia ha comunicato che a Lione hanno protestato circa 4.500 persone e a Tolosa 3.700. A Rennes otto persone sono state arrestate e tre agenti feriti dopo il lancio di oggetti.
Le associazioni per i diritti umani hanno convocato le proteste del fine settimana per fare pressione sui senatori in vista del dibattito previsto per ottobre. Una petizione contro il testo ha superato le 730.000 firme, ma è stata respinta dalla commissione parlamentare per gli affari legislativi.
Il disegno di legge ha superato la prima lettura all’Assemblea nazionale, camera bassa del Parlamento francese, a luglio, ma non è ancora stata fissata una data precisa per la discussione al Senato.
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Immagine da Twitter
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L’orologio Apple ora può registrare automaticamente le conversazioni quotidiane
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Sorveglianza
Gran Bretagna, Oltre 60.000 arrestati per «reati legati alle comunicazioni», come «la visione di video su TikTok»
Secondo un nuovo rapporto di prossima pubblicazione, oltre 60.000 persone sono state arrestate per «reati legati alle comunicazioni», anche banali come la visione di video offensivi su TikTok. Lo riporta GB News.
È ora scoppiata una vasta protesta in difesa della libertà di parola, e i risultati del documento sono stati definiti «orwelliani». Il rapporto, redatto dal gruppo di attivisti Big Brother Watch, evidenzia anche l’applicazione squilibrata delle norme sui messaggi «dannosi», con alcune forze dell’ordine che effettuano un numero di arresti 14 volte superiore rispetto ad altre.
Negli ultimi cinque anni almeno 62.199 persone in Gran Bretagna sono state arrestate per reati di questo tipo: 18.150 sono state successivamente incriminate e 12.292 condannate.
Gli attivisti riconoscono che alcuni arresti sono giustificabili, ad esempio per fermare messaggi minacciosi da parte di partner violenti in casi di violenza domestica, ma sostengono che l’ampia portata della legge ha portato la polizia a effettuare fermi non necessari.
Gli attivisti hanno citato il caso della polizia delle West Midlands, intervenuta a casa di un’adolescente dopo che quest’ultima aveva visualizzato un post su TikTok contenente l’immagine di un’insegnante accompagnata da commenti negativi. Le forze dell’ordine hanno poi chiuso l’indagine perché non vi erano «prove sufficienti per perseguire alcuno» in relazione alle accuse.
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La polizia delle West Midlands ha inoltre dichiarato che l’accusa iniziale era dovuta al fatto che «era stato creato un falso account sui social media a loro nome e che era stato utilizzato per inviare messaggi indecenti».
L’anno scorso una coppia dell’Hertfordshire è stata arrestata dopo aver presentato reclami sulla scuola elementare della figlia in una chat di gruppo su WhatsApp.
Come riportato da Renovatio 21, quattro anni le fa prigioni britanniche avevano iniziato a rilasciare anticipatamente i criminali come parte di un piano governativo per affrontare il sovraffollamento carcerario in tutto il paese, secondo quanto riportato dai media. Il piano prevedeva che 5.500 persone ricevessero il rilascio anticipato. Lo svuotamento delle carceri avveniva nel momento in cui le autorità britanniche, con l’allora premier Starmer in testa, lavorava no per incarcerare chi dissente su internet dalle politiche di immigrazione del governo di Sua Maestà.
La manovra fu chiara da subito a tutti: fuori i criminali (spacciatori, stupratori, etc.) dentro i cittadini che osano esprimersi, online o meno. Tra di essi, Peter Lynch, un nonno che poi si suicidò: la sua colpa era aver urlato alla polizia durante le rivolte.
Come riportato da Renovatio 21, le autorità britanniche avevano dichiarato apertamente che perseguiranno quanti protestano anche online, arrivando a dire che anche ritwittare qualcosa può costituire un reato.
Il lavoro di censura estrema portato avanti in Albione è fuori controllo da anni.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 un uomo fu arrestato un veterano dell’esercito per aver condiviso su Facebook un meme critico degli LGBT, con le bandiere arcobaleno a formare una svastica. Il meme era stato pubblicato previamente dal politico conservatore Laurence Fox, che ebbe l’account Twitter bloccato.
L’anno scorso vi fu il caso di una minorenne autistica arrestata e prelevata con forza da casa dalla polizia per aver detto la parola «lesbica».
La psicopolizia britannica è arrivata al punto di perseguire – davvero – le preghiere detto con la mente, come dimostrano i vari arresti di persone che pregano in totale silenzio fuori dalle cliniche abortiste.
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