Cervello
«Libertà cognitiva» per evitare lo spionaggio cerebrale: la proposta dell’esperto legale
È ora di pensare seriamente al fatto che persino la nostra sovranità cerebrale – quello che un tempo si chiamava «foro interiore» e veniva considerato inviolabile, sacro – sta per essere infranta.
In una dinamica di controllo pervasivo della società e degli individui, non siamo distanti – tecnologicamente e temporalmente – dallo scenario in cui enti come Stati e aziende potranno leggere i nostri pensieri senza il nostro permesso.
In un’intervista al Guardian la professoressa dell’Università di legge Duke Nita Farahany, una critica della «neurotecnologia» che può hackerare il cervello, ha affermato che sebbene la tecnologia dell’interfaccia cervello-computer «non sia ancora in grado di leggere letteralmente i nostri pensieri complessi», pare però che questa possibilità non sia per niente da escludere in un prossimo futuro non troppo lontano dal venire.
«Ci sono almeno alcune parti della nostra attività cerebrale che possono essere decodificate», ha detto la Farahany al quotidiano britannico. «Ci sono stati grandi miglioramenti negli elettrodi e negli algoritmi di addestramento per trovare associazioni utilizzando grandi set di dati e intelligenza artificiale».
«Si può fare di più di quanto la gente pensi», ha aggiunto la scienziata.
Parlando del concetto futuristico di «libertà di pensiero», l’esperta legale ha sottolineato che dovremmo iniziare a pensare ai nostri diritti prima che le tecnologie di hacking del cervello, come la Neuralink di Elon Musk – che ha appena ottenuto l’approvazione per i primi testi sull’uomo – e tante altre, abbiano la possibilità di diventare mainstream.
«Le applicazioni relative alla sorveglianza del cervello sul posto di lavoro e all’uso della tecnologia da parte di governi autoritari, incluso come strumento di interrogatorio, le trovo particolarmente provocatorie e agghiaccianti», ha detto la professoressa Farahany al Guardian. «Vediamo che la tecnologia inizia a essere utilizzata in modi che sono più simili alla sorveglianza neurale involontaria».
Per evitare tale scenario più-che-orwelliano, l’accademica propone la creazione di un nuovo diritto civile, che chiama «libertà cognitiva», che dovrebbe essere accompagnato da aggiornamenti ad altre libertà integrali come «privacy, libertà di pensiero e autodeterminazione».
La sorveglianza digitale dei lavoratori sta già diventando una pratica decisamente comune e l’attuale tecnologia di monitoraggio del cervello è già in grado di rilevare «il tuo livello di affaticamento, impegno, concentrazione, noia, frustrazione e stress… con elevata precisione».
Come riportato da Renovatio 21, tecnologie di rilevamento dell’attività cerebrale degli studenti, anche in tenera età, sono già operative in Cina.
Gli standard di libertà cognitiva, sostiene la Farahany, «proteggono la nostra libertà di pensiero e meditazione, la privacy mentale e l’autodeterminazione sul nostro cervello e sulle nostre esperienze mentali».
«Cambierebbe le regole predefinite in modo da avere diritti sulla mercificazione dei nostri dati cerebrali», ha aggiunto. «Darebbe alle persone il controllo sulle proprie esperienze mentali e le proteggerebbe dall’uso improprio della loro attività cerebrale da parte di attori aziendali e governativi, ponderati rispetto agli interessi della società».
Per quanto possa sembraci strano e apparentemente lontano, questa sorta di controllo cerebrale è un aspetto che dobbiamo prendere seriamente in considerazione, soprattutto dato l’interesse delle aziende di spingere le loro ricerche di mercato e di marketing fin dentro i nostri pensieri – anche, addirittura, nei nostri sogni, che possono essere hackerati a fini pubblicitari.
Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.
Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.
Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.
Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.
La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.
«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.
Come riportato da Renovatio 21, ad un incontro al WEF con il fondatore di Google Sergej Brin, aveva dimostrato tutta la sua frenesia in materia.
«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.
«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.
«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».
Siamo al transumanismo spinto, impudico, tracotante. Ma ciò non riguarda solo noi e le nostre scelte. Esattamente come i vaccini, ciò riguarda soprattutto i nostri figli, sui quali già si allungano i bisturi della chirurgia cerebro-cibernetica.
Per impiantare i microchip nei bambini, dice Davos in un documento emerso tempo fa, ci sono «ragioni solide e razionali».
Chi rideva e parlava di complottismo adesso, per favore, vada a nascondersi.
Cervello
Cellule cerebrali umane coltivate in laboratorio alimentano il primo data center «biologico» al mondo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Alcuni ricercatori di Singapore hanno presentato un prototipo di impianto di calcolo che utilizza neuroni cerebrali umani coltivati in laboratorio e interfacciati con hardware al silicio, sostenendo che potrebbe alleviare il fabbisogno energetico generato dal boom dell’Intelligenza Artificiale. I critici hanno definito la tecnologia «inquietante» e hanno affermato che solleva serie preoccupazioni in merito al più ampio programma transumanista.
Il mese scorso, alcuni ricercatori di Singapore hanno presentato il prototipo di un «centro dati biologico»: una struttura di calcolo che utilizza neuroni cerebrali umani coltivati in laboratorio e collegati a dispositivi elettronici per elaborare i dati.
Il prototipo utilizza «wetware» – cellule neurali viventi derivate da cellule staminali umane e mantenute in laboratorio – per interfacciarsi con l’hardware in silicio.
Le cellule, riprogrammate a partire da cellule della pelle o del sangue di donatori, hanno una durata di vita di sei mesi. Apparecchiature di supporto vitale le mantengono a temperatura controllata in condizioni sterili e le nutrono, ha affermato l’azienda.
Gli elettrodi stimolano le cellule e ne registrano l’attività. Successivamente, i computer traducono tale attività in input e output utilizzabili dal software.
In un comunicato stampa, la Yong Loo Lin School of Medicine della National University of Singapore, che ha collaborato con Cortical Labs e DayOne per realizzare il prototipo, ha affermato che esso offre «una potente dimostrazione di come biologia e tecnologia possano unirsi per trasformare il futuro dell’informatica».
Patrick Wood, caporedattore di Technocracy News, ha definito il prototipo «inquietante».
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I laboratori biologici sono davvero più efficienti dal punto di vista energetico?
Cortical Labs, l’azienda che ha sviluppato la tecnologia (i sistemi CL1), afferma che il vantaggio di utilizzare i neuroni come processori di informazioni risiede nel fatto che, a differenza dei tradizionali chip per computer, i neuroni formano schemi che cambiano nel tempo.
In precedenza, l’azienda aveva «fatto crescere neuroni su un chip» e aveva insegnato loro a giocare ai videogiochi Pong e Doom.
Ogni unità del sistema CL1 contiene circa 200.000 neuroni umani coltivati su un chip di silicio con una matrice di microelettrodi che stimola le cellule e ne registra le risposte. Un software traduce poi queste risposte in un formato utilizzabile da un computer.
I ricercatori sostengono che la loro tecnologia può risolvere alcuni dei problemi energetici associati all’esplosione dell’Intelligenza Artificiale (IA).
I data center che vengono costruiti a ritmo serrato in tutto il mondo richiedono enormi quantità di energia e acqua. Il cervello umano, invece, funziona con molta meno energia: circa 20 watt di potenza, hanno affermato i ricercatori.
Tuttavia, non hanno ancora affrontato pubblicamente la questione del consumo energetico e delle risorse necessarie per mantenere in vita le cellule.
Altri prodotti che utilizzano cellule coltivate in laboratorio, tra cui la carne coltivata in laboratorio, si sono rivelati ad alta intensità energetica.
I critici dei data center biologici avvertono che la tecnologia dell’Intelligenza Artificiale si sta evolvendo così rapidamente che i nuovi data center e l’hardware in essi contenuto diventeranno presto obsoleti, forse anche prima di essere messi in funzione.
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L’ampliamento richiederebbe un numero «enorme» di cellule cerebrali
Il prototipo del centro dati biologico è una piccola installazione informatica altamente controllata. Tutte le affermazioni pubbliche provengono dallo sviluppatore, quindi non esistono prove concrete, indipendenti e su larga scala a supporto di tali affermazioni.
Cortical Labs ha aperto una sede a Melbourne, in Australia, e sta progettando una sede più grande a Singapore.
I sistemi sono «su scala di laboratorio»: la struttura di Melbourne dispone di sole 120 unità. I data center tipici hanno decine di migliaia di server.
I critici sostengono che la capacità dei neuroni di giocare a semplici giochi sia una prova di fattibilità, ma ben lontana dal dimostrare capacità concrete in grado di competere con i computer moderni.
«Ridurre le cellule viventi a un livello di affidabilità tale da poter essere utilizzate nelle infrastrutture rappresenta un ostacolo ingegneristico di notevole portata», secondo Live Science.
Claire Robinson, fondatrice di GMWatch, ha affermato che sarebbero necessari ingenti finanziamenti per l’espansione e che tale espansione «richiederà un numero enorme di celle, che dovranno essere sostituite regolarmente, poiché non durano in eterno».
Cortical Labs è una startup fondata nel 2019. A marzo, aveva raccolto 11 milioni di dollari di finanziamenti, con investitori tra cui Horizons Ventures, Blackbird Ventures, LifeX Ventures, Radar Ventures e In-Q-Tel, una società di venture capital finanziata dalla CIA.
L’utilizzo di questa tecnologia per un «data center» sembra rappresentare una svolta per Cortical Labs.
Quando l’azienda presentò per la prima volta la tecnologia nel 2025, la definì una «piattaforma tecnologica» per la scoperta di farmaci e la modellazione delle malattie, al fine di sviluppare trattamenti per patologie come l’epilessia e il morbo di Alzheimer.
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Stiamo forse entrando nel territorio del transumanesimo?
Wood ha dichiarato a The Defender che la cosa gli ha ricordato l’iniziativa di mappatura cerebrale dell’ex presidente Barack Obama, finanziata, tra le altre agenzie, dai National Institutes of Health (NIH) e dalla DARPA, e promossa dall’ex direttore dei NIH Francis Collins.
«La gente ha troppo tempo libero e, se non fosse per i soldi delle tasse, morirebbe di fame», ha detto Wood.
Robinson ha affermato che il progetto solleva serie preoccupazioni «riguardo al più ampio panorama “transumanista” in cui scienziati e investitori miliardari stanno cercando di confondere il confine tra esseri viventi, compresi gli esseri umani, e Intelligenza Artificiale/computer».
«Abbiamo tutti letto articoli entusiasti sui soldati robot dotati di Intelligenza Artificiale: in pratica computer con aspetto e caratteristiche umane. Sorgono preoccupazioni su chi controlla queste tecnologie, quali siano le sue motivazioni, cosa accada quando qualcosa va storto e/o il robot sfugge al controllo, e chi sia responsabile di eventuali danni causati».
Gran parte di questa ricerca viene condotta in segreto, ha aggiunto. «Dobbiamo esigere con urgenza trasparenza e responsabilità su dove vengono indirizzate la ricerca e gli investimenti, e affrontare le questioni etiche connesse. Dobbiamo governare la tecnologia prima che essa governi noi».
Brenda Baletti
Ph.D.
© 21 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Inaugurato il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane
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Cervello
La Cina batte Neuralink di Musk nella commercializzazione di impianti cerebrali
Chirurghi cinesi hanno impiantato un’interfaccia cervello-computer in un paziente con mobilità ridotta della mano, in quella che viene indicata come la prima procedura commerciale al mondo che impiega un dispositivo non invasivo approvato di questo genere.
L’operazione è stata eseguita lunedì in un ospedale di Sciangai. Il paziente aveva riportato una lesione al midollo spinale in un incidente stradale dieci anni prima e, nonostante anni di riabilitazione, conservava una funzionalità limitata alla mano.
Durante l’intervento, un impianto delle dimensioni di una moneta è stato collocato sulla superficie del cervello del paziente. Il dispositivo è progettato per rilevare i segnali cerebrali e trasmetterli a un computer, che li converte in comandi per un guanto robotico.
Secondo quanto dichiarato dai funzionari, l’operazione si è svolta senza complicazioni e il paziente si sta riprendendo, con parametri vitali stabili. Hanno precisato che l’impianto ha catturato con successo segnali cerebrali stabili e di alta qualità.
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L’impianto, denominato NEO, è stato sviluppato dalla startup cinese Neuracle e approvato dall’ente regolatore medico cinese a marzo, permettendogli di superare la fase di sperimentazione clinica e di essere impiegato commercialmente negli ospedali.
Questo risultato ha consentito a Neuracle di precedere Neuralink, l’azienda di Elon Musk, nella gara alla commercializzazione di interfacce cervello-computer impiantabili. Sebbene anche Neuralink abbia impiantato chip in esseri umani e sostenga di avere 21 persone coinvolte in sperimentazioni cliniche in tutto il mondo, non ha ancora ottenuto l’approvazione commerciale completa negli Stati Uniti.
L’approccio di NEO si distingue da quello di Neuralink ed è concepito per essere non invasivo, poiché il dispositivo viene posizionato sulla superficie del cervello senza penetrarlo, con l’obiettivo di aiutare i pazienti a recuperare la funzionalità degli arti.
Il chip di Musk, al contrario, utilizza fili sottilissimi inseriti direttamente nel tessuto cerebrale grazie all’ausilio di un robot chirurgico. Anche il primo prodotto di Neuralink, Telepathy, è destinato a permettere alle persone paralizzate di controllare computer, telefoni e altri dispositivi con il pensiero.
Anche altre aziende hanno esplorato soluzioni meno invasive. Synchron, una startup statunitense, ha realizzato un impianto inserito attraverso una vena anziché tramite un intervento chirurgico a cranio aperto, mentre Meta sta sviluppando sistemi di intelligenza artificiale capaci di tradurre in testo le scansioni cerebrali non invasive.
Per il momento, l’impiego principale delle interfacce cervello-computer resta in ambito medico, in particolare per pazienti affetti da paralisi, lesioni del midollo spinale e gravi patologie neurologiche. Tuttavia, Musk ha previsto che tali chip finiranno per sostituire gli smartphone. I ricercatori del settore hanno inoltre discusso di possibili applicazioni future nell’elettronica di consumo, nella robotica e nel potenziamento umano.
Come riportato da Renovatio 21, Elone sostiene che gli impianti cerebrali neuralinki «aumenteranno drasticamente le capacità umane». L’anno scorso era emerso che un primo paziente neuralinko utilizzava il chip al cervello per imparare nuove lingue.
Due anni fa Musk disse che il primo paziente Neuralink era giunto a controllare il mouse del computer con i pensieri.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi, in concomitanza con la partenza degli esperimenti sugli esseri umani approvati dall’ente regolatorio americano FDA, era emerso che alle scimmie su cui era stato sperimentato l’impianto erano successe «cose terribili», cosa che Musk ha poi negato.
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Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.
Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.
Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.
Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.
La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose. «Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.
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