Politica
Mario Monti vuole censura e propaganda: «un sistema che dosi dall’alto l’informazione, con metodi meno democratici»
«Bisogna trovare un sistema che dosi dall’alto la comunicazione, con metodi meno democratici».
Lo ha detto il senatore a vita Mario Monti, già premier per la prima, breve stagione di tecnocrazia del 2011 che fu preludio dell’era dei Draghi.
L’onorevole bocconiano, già Commissario Europeo, lo ha detto in una trasmissione TV de La 7.
Mario Monti a #inonda paragona #COVID19 alla GUERRA e si lagna del fatto che non si sia attuata anche una LIMITAZIONE AL DIRITTO DI PAROLA da porre sotto CONTROLLO del governo ISTRUITO dall’AUTORITÀ SCIENTIFICA
(Una dittatura.. anzi una gerontocrazia in mano allo scientismo) pic.twitter.com/gGYXCnA637— Valeria S. (@valy_s) November 27, 2021
«Da due anni con lo scoppio della pandemia abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il nostro mondo è desueto, non serve più»
«Da due anni con lo scoppio della pandemia abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il nostro mondo è desueto, non serve più» ha dichiarato. La risposta a qualcosa che non va più, lo sappiamo bene, è un reset. Un Grande Reset. Ma il Monti, che nel 2013 aprì il World Economic Forum di Davos, non usa l’espressione. Pone solo la questione.
Il membro del Bilderberg se la prende quindi con un elemento in particolare: la comunicazione.
«Subito, quando è comparso il virus, abbiamo usato il termine guerra, ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra» ha detto il presidente della Bocconi, inconsapevole del fatto che la politica di comunicazione della guerra si chiama, in lingua italiana e non solo, «propaganda».
La comunicazione in stato di guerra è censura, menzogna, strategia falsa e crudele per tenere alto il morale del proprio popolo e fiaccare quello del nemico. Oggi forse si potrebbe porre solo il secondo caso: alcuni dicono oggi che il nemico delle élite è il loro stesso popolo… Ma non divaghiamo.
La cosa più strabiliante tuttavia è che una comunicazione affine alla propaganda bellica in questo biennio pandemico si è vista, eccome. La negazione di qualsiasi contradditorio, la censura di notizie contrarie all’interesse di Stato, la creazione di successivi capri espiatori (i runner, i giovani della movida, i no vax) risponde bene a forme di comunicazione politica degli anni Trenta e primi Quaranta.
Monti tuttavia non sembra averci pensato. Lui vorrebbe militarizzare la comunicazione come, del resto, è stata militarizzata (letteralmente) la campagna di vaccinazione, affidata al Generale Figliuolo.
Lui vorrebbe un diverso schema che contenga, diciamo così, la libertà di espressione.
«Io credo che bisognerà trovare un sistema che dosi dall’alto l’informazione, con metodi meno democratici»
«Io credo che bisognerà trovare un sistema che dosi dall’alto l’informazione, con metodi meno democratici». Testuale.
Nel senso, lo ha detto sul serio. Del resto è quello che non è che si è tirato indietro quando c’era da dire che l’Europa ha bisogno della crisi economica così da fare cedere alle popolazioni riluttanti ulteriori residui di sovranità nazionali rimasti loro.
Amarcord 2011.
In studio la conduttrice Concita De Gregorio osa chiedergli chi dovrà quindi stabilire quale dose di notizie debba essere trasmessa.
Ovvio: «il governo, ispirato, nutrito e istruito dalla autorità sanitarie». Cioè, una junta di politici e virologi, pronti a vagliare su quello che una testata giornalista, un sito, un profilo social media di utente singolo possono avere in cuore di dire.
«Noi ci siamo abituati alla possibilità incondizionata di dire qualsiasi verità o qualsiasi sciocchezza sui media»
Anche qui, a Monti deve essere sfuggito che in realtà in larga parte è già così. Qui a Renovatio 21 ne sappiamo qualcosa, e la questione era iniziata da ben prima della pandemia. Bastava occuparsi di certe cose, o anche solo accennarne, per esempio la possibile correlazione tra autismo e vaccini, e puf ti si materializzava un ente partner di Microsoft a interrogarti e schedarti. Gli stessi, mesi dopo, ti mettevano in una lista di diffusori di fake news per aver riportato la tesi della fuga dal laboratorio del virus, argomento che ti cagionava immediatamente la censura più draconiana sui social media. In molteplici occasioni.
Ma torniamo al bocconico-bilderberghiano a vita e alle sue sorprendenti, liberatorie ultime dichiarazioni TV.
«Noi ci siamo abituati alla possibilità incondizionata di dire qualsiasi verità o qualsiasi sciocchezza sui media».
Tale possibilità, vorremmo ricordare al Mario, si chiama articolo 21 della Costituzione Italiana. Potrebbe consultarla sul sito dell’istituzione che gli pagherà, con il nostro danaro, un emolumento finché campa – il Senato.
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» Costituzione Italiana, art. 21
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
Che volete farci, la Costituzione è per Monti divenuta come il suo partito, Scelta Civica: cioè, biodegradabile.
Quanti ricordi: Scelta Civica il partitone con cui nel 2013 voleva vincere le elezioni, dopo essere atterrato dall’alto (concetto che torna, nella sua vita) nel 2011 in una spirale infinita di eventi pazzeschi… la detronizzazione di Berlusconi (prodromo materiale della fine della democrazia rappresentativa in Italia), la morte di Gheddafi (e il conseguente Tsunami migratorio), lo spread (arma geopolitica tedesca che liquidava i nostri residui di sovranità politica ed economica anche sotto il tendone dell’Euro)…
Il tutto avveniva, enigmaticamente, nei giorni in cui il Monti veniva creato senatore a Vita dal presidente Giorgio Napolitano, mentre la Francia (quella con cui adesso si fanno misteriosi trattati in Quirinale) disintegrava i nostri interessi in Libia con l’aiuto di britannici e americani.
Scelta Civica non prese oltre il 10%: una cifra mostruosa per molti partiti, ma per il veicolo parlamentare del leader una percentuale inaccettabile. Tutti abbandonarono la barca, alcuni rivendicando tutto lo stipendio, alcuni riagglutinandosi magari nel Partito Democratico, alcuni sparendo nel niente come grillini qualsiasi. Scelta Civica era già stata ribattezzata su Dagospia «Sciolta Civica». Un partito biodegradabile, uno dei tanti che ci hanno fatto votare (ma ce ne sono tanti anche che, pur stando in Parlamento, non ci hanno fatto votare).
Vogliamo ricordare, così en passant, che alla confezione del Monti politico partecipò attivamente anche la Chiesa italiana dell’ultima era Ratzinger. A Todi, i «cattolici adulti» fecero un convegno e lo incoronarono. Lui ricambiò mettendo in lista vari personaggi dell’establishment dell’8 per mille.
Nel partito di Monti, come nel suo governo, i «cattolici» di sistema si affiancavano ad altri personaggi chiacchierati per eventuale affiliazione massonica. Sulla carta, una mistura infallibile, che copre tutto lo spettro di potere dell’Italia profonda. Nella realtà, il niente.
Quindi, eccoci di nuovo a incontrare la figura del Mario Monti.
Al quale, vogliamo ricordarlo, in campagna elettorale 2013 fu affidato un cagnolino. Era una trovata di una giornalista TV per contrastare il suo principale avversario, Silvio Berlusconi, che con Dudù e i beagle animalisti faceva sfracelli.
La presentatrice, che voleva umanizzare il tecno-premier, glielo mise in braccio. Lui farfugliò: «questo è un vile ricatto», poi tentò di spiegare perché lo si poteva trovare «empaticamente freddo» all’idea dell’adozione di un cagnolino. Il cagnolino venne ribattezzato quindi «Empy». Monti più tardi rivelò pubblicamente di essere contrariato dall’operazione.
Ad oggi non si sa che fine abbia fatto Empy. Per una volta, ci uniamo ad una richiesta dell’onorevole Brambilla, che aveva domandato che fine aveva fatto il maltese.
Monti ce ne dia comunicazione, anche dall’alto. Nessuno di lui lo censurerà.
Immagine di Niccolò Caranti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine tagliata.
Immigrazione
Il sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio
E così l’orda ha conquistato anche Milano. Perché il segnale, il sintomo, il comando, riguarda non la singola città, non il Paese, ma l’Europa e l’Occidente, la Civiltà tutta. L’anarco-tirannia ha rivendicato la capitale morale d’Italia, e non solo – usando lo schema medesimo della Francia, dove il progetto calergista è in stato più avanzato.
È il «sacco di Milano», andato in onda in mondovisione.
Lasciate perdere la manifestazione di facciata sul caro-vita, e pure le bandiere palestinesi, pardon, «pro-pal». Non facciamoci intortare dalla retorica profusa dallo Stato moderno (i suoi vertici, la sua stampa asservita) quella degli «infiltrati». C’era stato quel segmento televisivo involontariamente tragico e umoristico, ai tempi delle rivolte BLM, in cui l’inviato della TV americana parlava di «manifestazioni per lo più pacifiche» con alle spalle la città incendiata.
Ieri Macron ha parlato della legittimità degli obiettivi della protesta e dei casseurs infiltrati. Chiediamo di guardare le immagini: ma quali infiltrati? Ma quali obiettivi? Ma quale protesta?
È ovvio che non è una protesta, ma una devastazione programmata, il caos manifestato da chi sente il bisogno, o ha l’ordine, di farlo. Guardate questi giovinastri con la pelle scura, ben vestiti, ben nutriti, divertiti come neanche a Gardaland (anzi, nella vicina Peschiera…): quali obiettivi possono avere? Possiamo dire che sono «infiltrati», se poi per due giorni prendono possesso della città più importante d’Italia?
Total chaos in Italy: Milan. pic.twitter.com/3NDaVPpwuV
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 18, 2026
🇮🇹 NOW MILAN IS ERUPTING TOO
The wave of unrest across Europe is spreading.
More than 5,000 protesters took to the streets of Milan over soaring fuel prices and low wages.
And things turned violent.
Rocks, firecrackers and fireworks were hurled at police. Bus shelters and…
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) October 17, 2026
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Capite che per chi conosce Milano, e la ama, la portata simbolica di quanto è accaduto è enorme. Guardate voi stessi: piazza Duomo, luogo centrale della cristianità mondiale, assediata, sconvolta dalla teppa terzomondiale. L’invasore islamico, o islamo-nichilista, o semplicemente barbaro, espugna il luogo che i milanesi considerano con orgoglio il cuore assoluto della città.
Rimirate le immagini del Duomo, questo edifizio gotico meraviglioso, con dinanzi le fiamme. I milanesi ci hanno messo 578 anni per costruirlo, dalla posa della prima pietra di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 al completamento principale con l’ultimo portone nel 1965. L’autore di questo miracolo architettonico, diceva Paolo VI, non c’è, o meglio – è l’intero popolo milanese.
Nel giro di poche ore, abbiamo compreso, il lavoro di mezzo millennio del popolo milanese può essere cancellato dai barbari, che pure non vengono dalla steppa, ma ora vivono a Milano, magari sovvenzionati dalle tasse dei milanesi. Se l’opera principale del popolo milanese può essere oltraggiata e financo distrutta, senza essere protetta, significa che il popolo milanese non esiste più.
Protesters clash with police in Milan, Italy, near the historic cathedral, against the high cost of living. pic.twitter.com/FvCu2JLqe3
— Globe Eye News (@GlobeEyeNews) October 18, 2026
Total chaos outside the symbol of Christianity in Milan, the Cathedral. Paper bombs, firecrackers, cars destroyed, attacks on police, insults and shouting right in front of the Duomo. No Italian, not even the worst, would dare to light fires and shoot fireworks against the Duomo.… https://t.co/lh80b1iC5O pic.twitter.com/Oh3XYvqVhY
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 17, 2026
BREAKING:
Massive riots have now also broken out in Milan, Italy.
An alliance of migrant gangs and Antifa extremists is attacking police officers and setting fires in front of the Milan Cathedral (Duomo) pic.twitter.com/yh8sbPWmsS
— Visegrád 24 (@visegrad24) October 17, 2026
Italy like France. Outside Milan Cathedral. A symbol of Christianity under siege. Fires, clashes, and devastation beneath its spires. This is no celebration — it is a collapse. They are burning the heart of Milan while everyone watches and records it. This is a war on our… pic.twitter.com/fcGWSDF8z0
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 17, 2026
Many shouts in this video are in Arabic. This is Milan’s Duomo, the symbol of Christianity in Italy and Europe. Yesterday’s clashes were not random – they have a clear motive. pic.twitter.com/gpsMckkVcw
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 18, 2026
🔥🇮🇹 Construction on the Duomo di Milano began in 1386, and it wasn’t finished until 1965.
Now it’s under threat of destruction by citizens complaining about the “cost of living”?!
Naw fam… Something, or someone bigger, is instigating this!
Writer: Jamie… https://t.co/WRE6WSp4d8
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) October 17, 2026
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È così. sappiamo cosa è accaduto. La città che fu capitale dell’Impero romano, che fu la culla di santi incredibili, nel giro di un secolo si è venduta a famiglie di vampiri industriali, a politici inetti e corrotti, agli invertiti della moda, a catto-sette di ladri eunuchi, a caste di manager goscisti-elitisti. Nessuno di costoro aveva neanche lontanamente in mente di difendere Milano, ma di spolparla, di sfruttarla, di svenderla.
Siamo solo arrivati al momento in cui ciò è divenuto simbolicamente evidente.
🚨Milan is a battlefield & tourists are hiding.
Smoke bombs are being thrown at rooftop bars. Shops are locked down.
A cost of living protest just became a riot in the heart of the city.
Police are firing tear gas.
Dozens have already been arrested.
British tourists say… pic.twitter.com/7QKXTYgP22— Gauci Reports (@GauciReports) October 17, 2026
Milan, Italy pic.twitter.com/KYsc9X7f4V
— Russian Market (@runews) October 17, 2026
Certamente non si tratta solo dei luoghi storici, le grandi piazze, le gallerie (dove sono rimasti, a permettersele, solo le multinazionali), i palazzi millenari. È la vita stessa dei milanesi che ora è minacciata. Guardate via Torino: un tempo luogo di baretti e negozietti, dove passeggiava, e comprava, la gente comune: c’era il negozio di scarpe, l’ottico bravo, la ricevitoria del lotto, la videoteca fornita, il pronto-moda a portata, la pizza al trancio, etc.
Ora dopo essere stata gentrificata – i negozi sono praticamente solo di grandi catene internazionali – via Torino viene razziata. Ecco che arrivano le immagini del looting di articoli sportivi, a quanto sembra amati dai baluba fino al punto di sfidare la legge per portarseli via aggratis.
Non che sia un fenomeno nuovo. Ricordiamo di averlo visto durante la rivolta di Los Angeles per il pestaggio di Rodney King nel 1992. Distintamente ricordiamo anche Londra nel 2011, quando vi furono disordini pre-olimpici nei quartieri immigrati che si riversarono poi ovunque vi fosse un negozio di scarpe da ginnastica da razziare. Per la Francia di questi anni, gli episodi non si contano.
Anche a Milano ora abbiamo la barbarie firmata, pronta a tutto pur di avere la felpa col loghetto figo. È un segnale chiarissimo: questa gente è disposta a tutto, per niente. Gli lancia una maglietta, e questi sono pronti a fare qualsiasi cosa. È il programma del conte Calergi: il meticcio, teorizzato in Praktischer Idealismus, è più «sentimentale», quindi più manovrabile, quindi ideale per la costruzione della «nuova Europa».
La «nuova Europa» sta nascendo tramite le razzie dei Footlocker. È la conclusione che dobbiamo trarne.
Milan like Paris. Many of them are not Italian and must be kicked out now, put on a raft and sent back to North Africa. pic.twitter.com/bgLJ0Ex2YI
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 18, 2026
Notiamo anche: i negozi di libri possono essere distrutti senza portare via niente, come visibile alla Feltrinelli di Torino. I razziatori sono selettivi, lo sappiamo: lo scrittore William Gibson notava che nei saccheggi losangelini del 1992 venivano spaccati e depredati i negozi di TV Color, mentre quelli con in vetrina computer Apple da migliaia di dollari venivano lasciati intonsi (ora non è più così: ma abbiamo reso l’idea).
A colpire è soprattutto l’idea che l’incursione sia fatta in una libreria Feltrinelli, tempio della cultura goscista, cioè immigrazionista e permissivista, che ha consentito alla società di degenerare fino al punto di far vivere sul suo territorio individui simili. Il cane morde il padrone: o forse, il padrone non è mai stato padrone, era uno che dava da mangiare senza nemmeno sapere quello che faceva, ma credendosi, per questo, buono. La sinistra, e tutta la sua filiera economica, altro non è che una patologia narcisoide di una società che ha perduto la morale naturale.
Scontri tra manifestanti e polizia con il lancio di sassi e bottiglie durante la protesta contro il carovita in corso a Torino. Un folto gruppo di giovani incappucciati ha fatto irruzione nella libreria Feltrinelli in Porta Nuova.
L’articolo di Federico Gottardo su Repubblica… pic.twitter.com/0C06w85pkg
— Repubblica (@repubblica) October 17, 2026
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Milano non è stata l’unica città. Anche a Bologna, altra città invasa dagli immigrati, si sono avuti scontri. Tuttavia sono stati vicino alla stazione, lontani da San Petronio – che ha peraltro altre criticità: la macchina della polizia nei paraggi sta a significare la «protezione» dell’affresco dipinto da Giovanni da Modena tra il 1410 e il 1420 che raffigura il Giudizio Universale e l’Inferno con Maometto (indicato come «Machomet») nel girone dei seminatori di discordie e scismi come da Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri.
Siamo certi che, prima o poi, gli «studenti» e la loro «protesta» arriveranno anche lì.
Riots in Bologna and Milan were equal to what was seen in France.
These are not just exclusively migrant riots either or the ‘far-left’.
Many others participated due to the cost of living and overall despair at the current situation across Europe. pic.twitter.com/Takzg9HPjv
— UNN (@UnityNewsNet) October 18, 2026
Torniamo a Milano. L’assalto alla città, con la polizia praticamente inerme – fa il giro dei siti di informazione il dirigente di polizia in borghese con il sangue in testa perché colpito da un sanpietrino – segna non solo una vittoria per i rivoltosi, ma una direzione precisa delle forze dell’ordine: esse non sono in grado, o non vogliono, risolvere una cosa del genere.
Eppure noi di piazza Duomo avevamo altri, tristi, ricordi. Rammentate le proteste pandemiche? Noi sì. Milano era diventata, ogni sabato, teatro delle più massicce marce contro lockdown, vaccini greenpass. Roba che neanche Melbourne. Per quanto ci è possibile testimoniare, possiamo dire si trattava di manifestazioni completamente organiche, e quelli che volevano metterci il cappello (tra cui qualche vecchio arnese confuso) duravano poco.
La repressione fu pazzesca. Manifestanti bloccati in periferia dalla polizia, che chiudeva vie ed accessi, di fatto mettendoli in trappola. In piazza Duomo, che oggi viene lasciata tranquillamente bruciare, cominciarono ad arrestare chiunque, dalla signora di mezza età al pensionato con la bici colorata, a quelli che sembravano passanti che semplicemente reagivano agli agenti in borghese che affiancavano e prendevano gli sparuti personaggi che protestavano, pensate un po’, con la loro presenza. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva emanato il 10 novembre 2021 una direttiva per «limitare», cioè cancellare, le proteste contro le misure sanitarie COVID. Alla facciazza di qualche articolo della «Costituzione più bella del mondo».
Ricordo la malinconia totale che mi procuravano quelle immagini. Non solo perché vedevo quella stupenda protesta ridotta ad un cumulo di rauchi tizzoni che venivano spenti senza pietà. Ma perché quella era piazza del Duomo, il luogo più bello, più importante, più spirituale. San Carlo Borromeo è custodito proprio lì, nello Scurolo di San Carlo, ed è il santo che non aveva paura di andare dagli ammalati durante la peste, chiamata proprio Peste di San Carlo.
Milano aveva tradito se stessa. Lo Stato moderno aveva vinto contro il suo spirito antico.
Ora rivediamo in trasparenza lo stesso fenomeno, o meglio, ne vediamo la faccia ulteriore. L’anarco-tirannia vuole da una parte tiranneggiare il cittadino, schiacciargli la faccia sotto lo stivale dell’autorità (come visto col COVID), ma al contempo desidera lasciar libero l’elemento barbaro immigrato, così da creare quel caos sociale che permette alle élite di prosperare libere dalla responsabilità di nutrire e proteggere il popolo, divenuto troppo impegnato a proteggersi e nutrirsi da sé.
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Ecco spiegata l’impotenza, pubblicamente esposta, delle forze dell’ordine. Possono avere davvero l’ordine di reprimere gli immigrati le questure dove gli uffici per i loro documenti sono dozzine mentre l’ufficio per fare una denuncia è uno, con ore di attesa per dire alle autorità cosa ti è accaduto?
Curtis Yarvin, il teorico del Dark Illumnism fautore del ritorno ad una forma di governo puramente monarchica, ha scritto su X: «La racaille [in francese, la «teppa», con riferimento ai disordini di questi giorni, ndr], un piccolo problema, è sintomo di un problema ben più profondo: uno Stato restio a risolverlo. Una tale perversità non si era quasi mai vista nella storia dell’umanità».
È più difficile di così: lo Stato, in profondità, non vuole risolvere il problema perché non lo ritiene un problema, ma un obiettivo. POSIWID (The Purpose of a System is What it Does): lo scopo di un sistema è ciò che fa.
E quindi, quello che è programmato per noi e per i nostri figli è un futuro di imbarbarimento a cui nessuno sembra volersi opporre. Milano è, come sempre, la prima città ad anticiparlo chiaramente, come fu per l’industrialismo, il fascismo, il futurismo, il craxismo, etc.
È a questo punto che bisogna invocare il suo Santo – il nostro Santo. Ambrogio. Lo sapete che il flagello, lo scudiscio, è un attributo iconografico tipico del vescovo e patrono di Milano.

Immagine di Vassia Atanassova via Wikimedia CC BY-SA 4.0
Nell’arte cristiana a partire dal Medioevo (fine dell’XI secolo), il flagello viene messo in mano ad Ambrogio per simboleggiare la sua energica difesa della fede cattolica contro le eresie, in particolare l’arianesimo sulla Trinità e sulla natura di Cristo. Ambrogio applicava la tolleranza zero: non dovevano esserci, a Milano, aree in cui gli eretici ariani potessero stare tranquillamente: tradotto in termini attuali, Ambrogio combatteva le no-go zone. L’integrità di Milano, e della fede, era la priorità del Santo.
Nell’iconografia, quindi, il flagello di Ambrogio rappresenta la forza della sua parola e il suo ruolo di pastore deciso nel proteggere il popolo a lui affidato.
Eccoci: sconfiggere l’elemento tossico, proteggere il popolo. È esattamente quello che serve oggi a Milano, all’Italia, all’Europa, al mondo. Alla Civiltà – che altro non è se non la Civiltà cristiana.
Per questo, preghiamo Ambrogio. Ed agiamo, il prima possibile. Perché nulla potrebbe sopravvivere alla barbarie. Né Milano, né la nostra civiltà, né i nostri figli.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Il municipio di Limoges dato alle fiamme dalle proteste immigrate
La mairie de Limoges s’effondre… 🥹 Classé monument historique, le bâtiment existait depuis 150 ans (1876) pic.twitter.com/UW3Ej8UNm3
— Destination Télé (@DestinationTele) October 17, 2026
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🇫🇷🔥 Limoges city hall set on fire by rioters at the end of the Oct. 17 protest; the bell tower collapsed and the prefect says the building is “largely lost”
Rioters attacked Limoges’ hôtel de ville late Saturday afternoon after the Oct. 17 cost-of-living march, breaking windows… pic.twitter.com/SCIqe5EhRx — 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) October 17, 2026
AIUTA Scontri violenti sono stati segnalati a Parigi, Marsiglia, Rennes, Tolosa e Angers.FRANCE: Rioters have set fire to the historic City Hall in Limoges, France, causing its roof to burn and its clock tower to collapse.
Built in 1883, the 143 year old landmark survived 2 world wars and was designated a protected historical monument in 1975. It’s gone now.… — Open Source Intel (@Osint613) October 17, 2026
🔴 🇫🇷 FRANCE
Scènes de chaos à Marseille. La situation est hors de contrôle. La police est débordée. À suivre.⁰#Marseille #17octobre pic.twitter.com/zTInewabU1 — Geocrises FR (@geocrises) October 17, 2026
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Politica
L’ex deputato USA Matt Gaetz accusato di traffico sessuale. È molto inviso alla lobby ebraica
Due donne hanno presentato una causa federale accusando l’ex deputato statunitense Matt Gaetz, prima scelta del presidente Donald Trump per la carica di procuratore generale, di aver partecipato a un giro di traffico sessuale durante il suo mandato al Congresso. Gaetz è stato oggetto di accuse simili per anni e ha sempre negato ogni addebito.
La causa, presentata giovedì in Florida, sostiene che Gaetz e diversi altri uomini, tra cui l’ex esattore delle tasse della contea di Seminole Joel Greenberg e l’ex legislatore della Florida Christopher Dorworth, abbiano abusato sessualmente delle querelanti tra il 2017 e il 2019.
Le donne, identificate come Jane Doe 1 e Jane Doe 2, chiedono un risarcimento danni di importo non specificato ai sensi del Trafficking Victims Protection Act, la legge federale statunitense a tutela delle vittime di tratta.
Secondo la denuncia, Greenberg reclutava giovani donne economicamente vulnerabili attraverso il sito di incontri SeekingArrangemente le presentava a Gaetz.
La denuncia sostiene che Gaetz abbia avuto rapporti sessuali con Jane Doe 1 e una ragazza di 17 anni a una festa nel luglio 2017, durante la quale venivano distribuiti stupefacenti. Avrebbe pagato alla minorenne 400 dollari in contanti e trasferito 500 dollari a Jane Doe 1 tre giorni dopo.
Secondo la denuncia, Gaetz e Greenberg avrebbero successivamente effettuato almeno 19 pagamenti a Jane Doe 1, di importo variabile tra i 150 e i 1.000 dollari. Jane Doe 2 ha affermato di aver avuto un primo rapporto sessuale con Gaetz in cambio di denaro nell’ottobre del 2017.
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I querelanti hanno inoltre accusato gli imputati di aver fornito droga e finanziato viaggi a Miami, Las Vegas, alle Bahamas e in altre destinazioni in cambio di prestazioni sessuali. Secondo l’atto di citazione, gli uomini avrebbero usato «la loro carica pubblica, il loro potere e la loro ricchezza per approfittare della vulnerabilità economica delle querelanti». Entrambe le donne avevano poco più di vent’anni quando conobbero Gaetz.
Nel 2021 Greenberg si è dichiarato colpevole di accuse federali, tra cui traffico sessuale di minore, ed è stato condannato a 11 anni di carcere.
Rispondendo giovedì su X, Gaetz sembra aver deriso la causa, pubblicando una foto di tre donne in costume da bagno con vista sull’oceano alle Bahamas. «Jane Doe colpisce ancora!», ha scritto, chiedendo sarcasticamente perché nessuno avesse risposto alle presunte richieste di aiuto delle donne su Instagram. In seguito ha dichiarato ai giornalisti di essere ansioso di smentire le accuse.
Nel dicembre 2024, la Commissione etica della Camera dei Rappresentanti ha riferito di aver trovato «prove sostanziali» del fatto che Gaetz avesse pagato delle donne per prestazioni sessuali, tra cui una ragazza di 17 anni, e avesse fatto uso di droghe illegali durante il suo mandato.
Un’indagine separata del Dipartimento di Giustizia si è conclusa nel 2023 senza formulare accuse.
Nel novembre 2024, Gaetz si ritirò dalla corsa per la carica di procuratore generale di Trump dopo che diversi senatori repubblicani avevano espresso la loro opposizione alla nomina a causa delle accuse a suo carico.
Come riportato da Renovatio 21, al momento della candidatura a procuratore generale la lobby ebraica si scatenò contro il deputato floridiano. In seguito Gaetz avrebbe raccontato di aver preso parte ad uno di quei viaggi in Israele regalati dallo Stato Ebraico, dicendo di essere per caso tornato in camera d’albergo e trovato un tizio sconosciuto nella sua stanza che sosteneva di essere del personale dell’albergo, ma il Gaetz sospettava altro.
Gaetz è noto per aver chiesto, in solitaria, la chiusura delle basi militari americane in Siria, totalmente al di fuori di ogni legge internazionale e di spiegazione logica – basi in cui peraltro, dice il presidente siriano Bashar al-Assad, gli USA addestrerebbero terroristi.
Gaetz, che si è dimesso da rappresentante floridiano a seguito della nomina al dipartimento della Giustizia, è genero di Palmer Luckey, giovane imprenditore e tecnologo noto per essere il creatore del sistema di Realtà Virtuale Oculus, poi comprato da Facebook, società da cui poi Luckey si sarebbe allontanato, dicono alcuni, per le sue opinioni conservatrici.
Luckey ha quindi fondato Anduril Industries, una società tecnologica attiva nell’ambito della Difesa e in particolare nella sorveglianza delle invasioni.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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