Geopolitica
L’occupazione militare israeliana della Siria meridionale sarà permanente
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato l’occupazione indefinita della regione meridionale della Siria da parte delle forze di Difesa israeliane (IDF)
«L’IDF rimarrà sulla cima del monte Hermon e nella zona di sicurezza necessaria per proteggere gli insediamenti del Golan e della Galilea dalle minacce incombenti dalla parte siriana, come principale lezione degli eventi del 7 ottobre», ha annunciato martedì il capo del dicastero militare dello Stato Giudaico.
Israele conferma così che la presenza militare nel territorio conquistato nel sud della Siria è di fatto un’occupazione permanente, il che probabilmente porterà all’annessione. L’esercito israeliano si era mosso rapidamente oltre l’occupazione delle alture del Golan in seguito alla destituzione dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad, avvenuta l’8 dicembre. Da allora ha continuato a espandersi, citando nuove «minacce».
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Negli ultimi mesi, carri armati e unità terrestri delle IDF sono stati avvistati a sole dodici miglia dalla periferia di Damasco, anche dopo che centinaia di raid aerei hanno distrutto le ex basi dell’esercito arabo siriano, le sue attrezzature e le sue unità di difesa antiaerea dopo il rovesciamento del governo.
Katz ha fatto riferimento a presunte «minacce» provenienti dalle parti siriane, tra cui occasionali razzi lanciati da gruppi o località sconosciute.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani, del regime del jihadista al-Jolani (che ora vuole farsi chiamare al-Sharaa), ha attaccato Israele per il suo perseguimento di obiettivi «espansionistici e partizionisti».
È stato riportato che alcuni ministri israeliani falchi hanno addirittura chiesto apertamente la cattura e l’occupazione di Damasco da parte di Israele. È il caso del ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu. «Se volete la sovranità, allora gridate», aveva detto al pubblico di una manifestazione di un movimento politico giovanile. «Vogliamo la Giudea e la Samaria [cioè la Cisgiordania, ndr]? Vogliamo la Siria? Vogliamo il Libano? Vogliamo Gaza?». «Sì» era stata la risposta della folla ad ogni territorio nominato. «Allora dobbiamo gridarlo», aveva replicato Eliyahu, noto anche per la sua apertura alla possibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
L’Elyahu aveva altresì promesso mesi fa che «tutta Gaza sarà ebraica».
La strategia a lungo termine di Israele è nota fin dagli anni Ottanta con il nome di «Piano Yinon» (1982). Redatto da Oded Yinon, ex funzionario del ministero degli Esteri israeliano, il piano prevedeva «la dissoluzione della Siria (…) in distretti di minoranze etniche e religiose» come «obiettivo primario di Israele sul fronte orientale nel lungo periodo (…) La Siria si disintegrerà in diversi stati, secondo la sua struttura etnica e religiosa».
Il piano Yinon sosteneva che la sicurezza e il dominio di Israele dipendevano dalla dissoluzione degli Stati arabi in entità settarie ed etniche più piccole, tra cui drusi, alawiti, curdi, maroniti, copti e altri. La strategia degli Stati Uniti nella regione è sempre sembrata procedere di pari passo con questo, anche se il più potente sostenitore di Israele non lo ha detto esplicitamente.
«Gli Stati Uniti preferiscono una Siria controllata e divisa – sufficientemente debole da potersi piegare ma non completamente al collasso – dove poter mantenere la propria influenza senza innescare una più ampia instabilità regionale» scrive il quotidiano arabo Middle East Eye. «Israele, al contrario, è più disposto a tollerare, o addirittura fomentare, il caos se ciò significa eliminare definitivamente la Siria come potenziale minaccia, soprattutto avendo già annesso le alture siriane del Golan».
«Ciò è attualmente evidente nel modo in cui Israele si è precipitato nella Siria meridionale con la dubbia scusa di voler proteggere la minoranza drusa. I commentatori l’hanno paragonato al “divide et impera“, con alcuni drusi che hanno addirittura chiesto l’assorbimento delle loro comunità in Israele».
Come riportato da Renovatio 21, la strategia del caos siriano come «benefico per Israele» è stata confermata mesi da dall’ex capo della Direzione dell’Intelligence Militare israeliana Tamir Hayman in un’intervista alla Radio dell’esercito israeliano.
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Civili drusi sono stati recentemente giustiziati da forze affiliate al governo siriano. «Continueremo a proteggere i drusi anche in Siria», ha dichiarato Katz, senza menzionare i numerosi cristiani perseguitati nella stessa regione. Le chiese del governatorato di Suwaida hanno recentemente subito bombardamenti incendiari e attacchi da parte di jihadisti affiliati al governo.
Ciò avviene mentre gli Stati Uniti continuano a spingere per il riconoscimento degli Accordi di Abramo e la normalizzazione dei rapporti tra Siria e Israele. Ma questo è avvenuto solo dopo Assad, e mentre la Siria è al suo punto più debole nella storia recente e non ha alcuna potenza aerea degna di nota, anche la Turchia ha cercato di aumentare la propria influenza, ma come sostenitore diretto del nuovo regime sunnita – con tanto di operazioni di disturbo elettronico dei caccia israeliani dediti a colpire obiettivi anche vicino al palazzo presidenziale siriano.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana era stato riportato che Siria ed Israele stavano tenendo colloqui inediti a Parigi, mediati dagli Stati Uniti. Due mesi fa al-Jolani aveva lasciato capire che potrebbe rinunciare alla rivendicazione di sovranità del Paese sulle alture del Golan occupate da Israele in cambio della normalizzazione dei rapporti con lo Stato Ebraico.
Come riportato da Renovatio 21, una presenza militare indefinita in Siria era stata ventilata da Israele ancora sei mesi fa.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani
Footage from another angle shows two ballistic missiles impacting Muwaffaq Salti Air Base in Jordan. The second impact caused a much larger explosion, suggesting it may have hit an important target. https://t.co/Twk7SQthzq pic.twitter.com/jtJwampn6g
— OSINTWarfare (@OSINTWarfare) July 18, 2026
As seen from two different angles; 2 Iranian ballistic missiles bypass 6 Patriot air defense missiles and reach their target at the Muwaffaq airbase in Jordan. pic.twitter.com/rIkvvWgJv3
— ZAMAN (@zamannx) July 18, 2026
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Geopolitica
L’Argentina mostra lo striscione sulle Falkland-Malvinas
La Gran Bretagna ha invitato la FIFA a prendere provvedimenti contro l’Argentina, dopo che alcuni suoi calciatori hanno celebrato la sconfitta dell’Inghilterra ai Mondiali esibendo uno striscione che rivendicava le Isole Falkland per Buenos Aires.
I campioni del mondo in carica hanno superato l’Inghilterra per 2-1 nella semifinale di mercoledì, guadagnando così l’accesso alla finale di domenica contro la Spagna. Al termine dell’incontro, Lisandro Martinez e Giovani Lo Celso hanno mostrato brevemente uno striscione con la scritta «Las Malvinas son Argentinas» («Le Isole Falkland sono argentine»).
L’arcipelago situato nell’Atlantico meridionale, a circa 300 miglia a est dell’Argentina, rappresenta da tempo un motivo di tensione tra Londra e Buenos Aires, a partire dalla guerra delle Falkland del 1982, durata 74 giorni e conclusasi con la vittoria britannica. L’Argentina sostiene di aver ereditato le isole dopo l’indipendenza dalla Spagna nel 1816, mentre la Gran Bretagna le considera un proprio territorio d’oltremare.
🇦🇷🏴 El jugador argentino Lo Celso saca una pancarta que pone “Las Malvinas son argentinas” en la celebración de la victoria de la selección argentina contra Inglaterra pese a la prohibición de la FIFA de meter pancartas políticas. pic.twitter.com/PtIeA71VGu
— 🇪🇦PATRIAM TV🇪🇦 (@patriam_tv) July 15, 2026
Jogadores argentinos mostram bandeira com a frase “As Malvinas são nossas”.
A Fifa havia proibido manifestações sobre o assunto no jogo de hoje. pic.twitter.com/grtQvYPkpS
— Pedro Ramiro (@_pedroramiro) July 15, 2026
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L’episodio ha provocato una reazione indignata da parte dei politici britannici. Il Ministro del Commercio Peter Kyle ha sollecitato la FIFA a condurre «un’indagine approfondita», qualificando lo striscione come «del tutto inappropriato» e una «grave violazione» delle norme dell’organismo calcistico mondiale. Il leader dei Liberal Democratici Ed Davey ha sostenuto che i giocatori responsabili dovrebbero essere esclusi dalla finale di domenica.
Downing Street ha in seguito sostenuto le richieste di un’inchiesta. Il portavoce del Primo Ministro Keir Starmer ha affermato: «la Coppa del Mondo potrebbe non essere nostra, ma le Isole Falkland lo sono sicuramente». Pur precisando che eventuali sanzioni disciplinari competono alla FIFA, ha aggiunto che Starmer condivide la necessità di indagare sull’incidente.
La FIFA e l’International Football Association Board (IFAB) proibiscono messaggi di natura politica, religiosa o personale durante le partite. Le possibili sanzioni includono multe, sospensioni, penalizzazioni in classifica e squalifiche.
La federazione calcistica non ha ancora rilasciato commenti sull’accaduto. L’Argentina era già stata sanzionata con una multa nel 2014 per aver esposto lo stesso striscione con la scritta «Las Malvinas son Argentinas» al termine di un’amichevole contro la Slovenia.
Questo episodio costituisce l’ultimo caso di tensione politica nel corso del torneo. Il mese scorso, durante una partita dell’Iran a Los Angeles, alcuni spettatori hanno mostrato la bandiera nazionale iraniana pre-1979, simbolo adottato dagli oppositori del regime di Teheran, nonostante il divieto della FIFA sui messaggi politici.
Il Mondiale è stato inoltre segnato da varie polemiche legate ai visti, ai prezzi dei biglietti e alle decisioni arbitrali, tra cui la revoca della squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun da parte della FIFA in seguito alle presunte pressioni del presidente Donald Trump, il rifiuto da parte di Washington di far entrare l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan nonostante un visto valido, e l’obbligo per l’Iran di disputare le proprie partite dal Messico dopo che inizialmente gli era stato impedito di allenarsi negli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
L’Iran minaccia vendetta dopo che gli USA hanno bombardato i ponti: «l’intera regione pagherà il prezzo»
🇺🇸🇮🇷 Iran’s infrastructure was hit HARD overnight, as a result of U.S. “shaping operations” intended to cut off IRGC logistics.
A list of targets hit: • 5-6 bridges in Hormozgan province • Chabahar maritime tower was targeted (again) and destroyed • A… — Mario Nawfal (@MarioNawfal) July 17, 2026
Iranian media reports that a key bridge connecting Bandar Abbas to Shiraz, known as the Bandar Abbas–Kahurestan–Lar bridge, was struck in the latest U.S. attacks on the area.
Video description: A missile hit the middle of the bridge. A fuel tanker exploded, the driver was… https://t.co/mNsvY5hS4F pic.twitter.com/1YbBxazVCu — Open Source Intel (@Osint613) July 16, 2026
A bridge struck by U.S. forces in Iran has left a convoy of fuel tankers stranded. pic.twitter.com/coLph52y2d
— Polymarket Intel (@PolymarketIntel) July 17, 2026
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