Persecuzioni
Parlamentare austriaco rivela: chiese obiettivo dell’estremismo goscista in tutta Europa
Un membro del Parlamento austriaco ha lanciato l’allarme: le chiese cristiane sono prese di mira da «estremisti di sinistra e islamisti radicali» in un’intervista al sito nordamericano LifeSiteNews.
Norbert Nemeth del Partito della Libertà austriaco (FPÖ) ha dichiarato a LifeSite di aver presentato un’interrogazione parlamentare sulla discriminazione e l’ostilità nei confronti dei cristiani in Austria.
«L’inchiesta è stata motivata dal crescente numero di incidenti di matrice religiosa e politica contro i cristiani», ha affermato il Nemeth. «Si tratta di uno sviluppo particolarmente evidente in una metropoli come Vienna». Il parlamentare ha fatto riferimento a un falso allarme bomba durante una messa cattolica prima della Marcia per la vita a Vienna, nonché al fatto che le chiese sono regolarmente prese di mira da graffiti anticristiani e atti vandalici.
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«Sta emergendo un quadro chiaro: le chiese cristiane, i luoghi commemorativi e gli eventi non sono immuni da attacchi motivati politicamente, ma, al contrario, stanno diventando sempre più il bersaglio di criminali estremisti di sinistra e islamici radicali», ha affermato.
Nella sua risposta all’inchiesta parlamentare, il ministero degli Interni austriaco ha riconosciuto che si è verificato un aumento degli incidenti nelle chiese cristiane della capitale austriaca: «Sulla base delle attuali conoscenze e dei dati, ad eccezione dello stato federale di Vienna, non vi sono indicazioni o riscontri nei dipartimenti di polizia statale di un aumento degli incidenti legati alla sicurezza nelle chiese o nei luoghi commemorativi cristiani».
Interrogato sull’ultimo rapporto di OIDAC Europe, che mostra un aumento significativo degli incendi dolosi contro le chiese in Europa e 2.211 crimini d’odio anticristiani nel 2024, Nemeth ha affermato: «Credo sia urgente scoprire quanti crimini anticristiani siano commessi in Austria e nell’Unione Europea. Purtroppo, i dati in merito sono scarsi, soprattutto perché vengono applicati doppi standard».
«Mentre gli attacchi alle moschee e alle sinagoghe ricevono ampia attenzione mediatica, si sente poco o nulla degli attacchi alle chiese», ha detto il parlamentare austriaco al sito pro-life.
«La situazione è simile per quanto riguarda il reato di denigrazione degli insegnamenti religiosi. Questo può essere descritto come una lettera morta della legge, ma solo quando si tratta di insegnamenti cristiani», ha affermato, lasciando intendere che la denigrazione di altre religioni sarebbe comunque punita.
«Mi aspetterei più coraggio dai rappresentanti delle chiese in questo senso, anziché nascondere la testa sotto la sabbia.»
Interrogato sugli sforzi di censura online dell’Unione Europea, in particolare sulla multa di 140 milioni di dollari inflitta alla piattaforma X di Elon Musk ai sensi del Digital Services Act (DSA), Nemeth ha dichiarato: «Gli attacchi contro la piattaforma X portano chiaramente i segni distintivi di una motivazione politica. Noi, il Partito della Libertà, respingiamo fermamente le azioni della Commissione Europea contro la piattaforma X».
«La Commissione Europea ha ovviamente un problema con l’espressione di opinioni scomode e critiche nei confronti del sistema attuale da parte di cittadini liberi, e ora sta cercando di reprimerle con tali misure», ha dichiarato il deputato FPO. «Questo costituisce un chiaro attacco alla libertà di espressione, che respingiamo fermamente. X dovrebbe rimanere una piattaforma in cui la libertà di espressione è possibile e incoraggiata. Va inoltre sottolineato che la Commissione Europea non è l’organismo che dovrebbe decidere cosa viene pubblicato, su quale piattaforma e da chi».
«Respingiamo fermamente il Digital Services Act», ha sottolineato Nemeth. «È pieno di definizioni vaghe. Ad esempio, non è chiaro cosa costituisca esattamente “disinformazione” o “incitamento all’odio”. Definizioni così vaghe favoriscono abusi politici. Ecco perché il DSA si sta rivelando di fatto uno strumento di censura e controllo».
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Le tensioni tra le élite dell’UE e l’amministrazione Trump sono state elevate a causa di disaccordi su libertà di parola, immigrazione e Groenlandia, tra le altre questioni. In un documento sulla sicurezza statunitense parzialmente trapelato, l’amministrazione Trump ha indicato diverse nazioni europee, tra cui l’Austria, come potenziali partner conservatori in grado di contrastare le élite di sinistra e liberali dell’UE. L’Austria è stata probabilmente nominata a causa della forza del partito FPÖ, che attualmente raggiunge il 37% dei voti, circa 17 punti in più rispetto al secondo posto, il Partito Popolare Austriaco (ÖVP).
«Gli sviluppi dell’ultimo decennio, caratterizzati da migrazioni di massa incontrollate, dall’economia pianificata basata sulla CO2, dalle misure contro il coronavirus e dall’ideologia queer, hanno lasciato ferite profonde», ha dichiarato Nemeth nell’intervista a LifeSiteNews.
Herbert Kickl, leader del partito Kickl è noto per le sue posizioni durante la pandemia COVID-19, quando l’Austria subì uno dei lockdown più draconiani del continente, con arresti in strada, mascherine sulle piste di sci, lotterie vaccinali e persino proposte di carcere per i non vaccinati. Il Kickl ha sostenuto l’uso dell’ivermectina e anche definito l’Organizzazione Mondiale della Sanità «uno strumento per far rispettare gli interessi di potere».
Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa è emerso che il politico è oggetto di indagine della magistratura, fenomeno che sta interessando i leader di destra di tanti Paesi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il cardinale Zen perde l’appello contro la condanna per il fondo di aiuto ai manifestanti di Hong Kong
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Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo
Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.
In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.
Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.
Have you seen this story. Joshua McCormick and his friends had been baptizing ppl at burning man, before he kicked out by rangers.
So you can watch satanic rituals at burning man but not be washed clean. Got it pic.twitter.com/EUs9z0NRiM— Rolltiderissa78 (@rolltiderissa) September 2, 2026
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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.
Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.
Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.
Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.
Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.
Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.
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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.
Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.
Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.
Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.
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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.
Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.
Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.
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Immagine di Carnaval Studios via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti
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Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.
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