Militaria
La Russia appronta i missili intercontinentali Satan 2 e monta gli ipersonici Kinzhal sui cacciabombardieri Su-34
Il direttore generale di Roscosmos, Yurij Borisov, ha annunciato che il primo dei nuovi missili balistici intercontinentali pesanti RS-28 Sarmat della Russia è entrato in allerta di combattimento. Lo riporta l’agenzia russa TASS,
«Il sistema strategico Sarmat ha assunto una posizione di allerta combattiva», ha detto il capo di Roscosmos durante una lezione aperta alla maratona educativa organizzata dalla Società russa della conoscenza.
Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il 23 febbraio che i sistemi Sarmat di prim’ordine dotati di nuovi e pesanti missili balistici intercontinentali entreranno in servizio di combattimento in Russia quest’anno.
Esperti russi hanno riferito che l’RS-28 a combustibile liquido è in grado di trasportare più testate con un peso totale fino a 10 tonnellate in qualsiasi luogo sia al Polo Nord che al Polo Sud.
Come noto, il missileRS-28 Sarmat in codice NATO è detto «Satan 2».
Al contempo, Mosca sta continuando il programma di missilistica ipersonica.
Le forze russe hanno lanciato con successo un missile ipersonico Kinzhal contro un obiettivo in Ucraina da un cacciabombardiere Sukhoi Su-34, ha detto una fonte sempre all’agenzia TASS. L’esercito russo ha riferito in precedenza di aver lanciato l’arma solo dalla sua piattaforma dedicata MiG-31K.
Secondo la fonte, lo spiegamento di un Su-34 è avvenuto nell’ambito del conflitto tra Russia e Ucraina. L’equipaggio dell’aereo biposto è stato proposto per la decorazione militare, aggiunge il rapporto lunedì, senza fornire ulteriori dettagli.
Il Kinzhal è un missile quasi balistico aria-superficie, che gli esperti ritengono derivi dall’Iskander lanciato da terra. È in servizio dal 2017, con la versione specializzata dell’intercettore supersonico MiG-31 che funge da piattaforma.
Secondo quanto riferito, il Ministero della Difesa russo aveva in programma di adattare alcuni dei suoi bombardieri a lungo raggio Tu-160 e Tu-22M3 per trasportare fino a quattro Kinzhal ciascuno. Un MiG-31K è armato con un singolo ordigno da 4,3 tonnellate.
Esperti militari hanno suggerito che anche altri aerei da combattimento pesanti russi potrebbero essere utilizzati come piattaforme per l’arma.
Il ministero della Difesa ha confermato l’ultima volta che un missile Kinzhal era stato lanciato a maggio, per distruggere la stazione radar e i lanciatori del sistema antiaereo Patriot di fabbricazione statunitense a Kiev. All’epoca i funzionari ucraini smentirono il rapporto.
Kiev sostiene che le batterie Patriot americane sono in grado di intercettare i missili ipersonici russi e lo hanno fatto in più occasioni. La parte ucraina ha riferito di aver rilevato l’arrivo dei Kinzhal durante un raid su Kiev a metà agosto.
Funzionari militari a Mosca hanno affermato che il numero di intercettazioni rivendicate dall’Ucraina è maggiore del numero di missili effettivamente lanciati dalla parte russa durante il conflitto.
A giugno, l’allora ministro della Difesa Oleksyj Reznikov si era lamentato in un’intervista del fatto che un funzionario cinese in visita non avrebbe preso sul serio le notizie ucraine sull’arresto dei missili ipersonici.
Come riportato da Renovatio 21, la Repubblica Popolare Cinese disporrebbe di armi ipersoniche, anche, a quanto sembra, in formato drone. Nel club delle potenze ipersoniche vi sarebbero anche, a quanto comunicano, la Corea del Nord e l’Iran.
Il Kinzhal («pugnale») è stato impiegato varie volte nell’attuale teatro ucraino.
Dopo anni di ritardo, parrebbe che ora anche gli USA possano vantare qualche esperimento riuscito in fatto di tecnologia ipersonica, ma praticamente nessuna piena implementazione in vista. Tuttavia in America vi è stato scandalo quando si è appreso il mese scorso che i sistemi ipersonici della Cina Popolare, che sarebbero praticamente pronti, sono stati sviluppati con tecnologia tranquillamente venduta e trasferita da società americane.
Vi lasciamo, come spesso facciamo quando trattiamo di questa tecnologia che ha fatto saltare l’equilibrio tra superpotenze atomiche e il concetto di deterrenza, con le immortali parole del Joe Biden a riguardo dei missili ipersonici: «è come qualsiasi altro missile, solo che è impossibile fermarlo».
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Immagine di Vitaly V. Kuzmin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Droni
La NATO lancia una task force per droni nell’Artico
La NATO ha lanciato una nuova unità sperimentale per testare diversi sistemi senza pilota nell’Artico, mentre il blocco guidato dagli Stati Uniti continua ad aumentare la sua presenza militare nella regione.
Il blocco militare atlantico ha costantemente citato una presunta minaccia russa per giustificare il suo rafforzamento militare nell’Artico. Mosca ha respinto tali affermazioni, sostenendo che la militarizzazione della regione è stata determinata dalle azioni della NATO stessa e promettendo di rispondere di conseguenza a qualsiasi attività nell’Artico, dove la Russia controlla più della metà della costa.
Lo scorso fine settimana è stata presentata l’ultima iniziativa della NATO, con la partenza dallaa Spezia della nave da ricerca Alliance, che ha dato il via alla Task Force X-Arctic (TFX-Arctic). L’unità sperimentale opererà fino al 2026 e all’anno prossimo, con l’obiettivo dichiarato di dimostrare come i sistemi senza equipaggio possano fornire una consapevolezza situazionale multidominio costante nell’Atlantico settentrionale, nell’Artico e nell’estremo Nord. Il dispiegamento si basa sull’esperienza acquisita con una task force simile lanciata nel Mar Baltico lo scorso anno.
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«La Task Force X-Arctic ha lo scopo di testare e integrare nuove tecnologie in uno degli ambienti operativi più impegnativi del pianeta. Aiuterà gli Alleati a definire gli standard del futuro e a mantenere il vantaggio competitivo necessario per operare, adattarsi e prevalere nell’estremo Nord», ha affermato l’ammiraglio Pierre Vandier.
L’annuncio giunge nel contesto delle principali esercitazioni NATO BALTOPS 26 attualmente in corso nei Paesi baltici. La presunta necessità di «scoraggiare le minacce russe» è stata apertamente indicata tra gli obiettivi della 55ª edizione dell’esercitazione, che coinvolge circa 6.000 militari provenienti da 15 nazioni NATO. Quest’anno, per la prima volta, l’esercitazione è guidata da una struttura di comando e controllo interna, l’Allied Joint Force Command Brunssum, con sede nei Paesi Bassi, anziché dagli Stati Uniti.
I funzionari russi, incluso il presidente Vladimir Putin, hanno ripetutamente lanciato l’allarme sul rafforzamento della NATO nell’Artico e oltre, affermando che il blocco militare considera l’Artico una «testa di ponte per possibili conflitti» e avvertendo che Mosca risponderà di conseguenza.
Come riportato da Renovatio 21, durante l’estate 2025 Nikolaj Patrushev, consigliere di punta di Vladimir Putin e presidente del Consiglio Marittimo della Russia, aveva lanciato un avvertimento contro il tentativo dell’Occidente di bloccare la Russia militarizzando le acque del Baltico, dell’Artico e del Pacifico settentrionale
La scorsa settimana, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha suggerito che i «miti folli sulla minaccia russa» nell’Artico e altrove siano stati alimentati dai leader dei Paesi membri della NATO per spiegare alle loro popolazioni «perché devono spendere ancora di più per la militarizzazione e stanziare fondi aggiuntivi per affrontare problemi immaginari piuttosto che sfide e minacce reali legate alla risoluzione di problemi economici e sociali».
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Come riportato da Renovatio 21, la guerra marittima NATO nel Baltico e nell’Artico contro la Russia è discussa da mesi a Mosca.
La questione dell’Artico scalda gli Stati dell’emisfero boreale. Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa il primo ministro canadese Mark Carney ha reso noto un piano da diversi miliardi di dollari finalizzato a rafforzare in modo significativo la presenza militare del Canada nell’Artico.
Lo scorso febbraio era emerco che la NATO stava preparando un incremento della propria presenza militare nell’Artico, con particolare attenzione all’area circostante la Groenlandia. Negli stessi giorni la Francia aveva chiesto esercitazioni NATO in Groenlandia per far fronte delle pretese espansionistiche di Washington sull’isola polare.
Come riportato fa Renovatio 21, nel 2025 l’Artico fu teatro di sperimentazioni di missili ipersonici con capacità nucleare russi all’interno delle esercitazioni militari, condotte con la Bielorussia, Zapad-2025.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Incidente ad elicottero Apache: attacchi di rappresaglia USA in Iran
U.S. Central Command (CENTCOM) forces began launching self-defense strikes against Iran at 5 p.m. ET today at the Commander in Chief’s direction, in response to yesterday’s downing of a U.S. Army Apache helicopter. The mission is a proportional response to unjustified Iranian…
— U.S. Central Command (@CENTCOM) June 9, 2026
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Foreign forces in proximity to our territory are at constant risk on account of their own human errors, plain accidents, or potentially being caught in crossfire. To reduce risk, best solution is for them to leave. We prefer language of diplomacy but speak other languages too. pic.twitter.com/5DDgHAscBj
— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) June 9, 2026
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Droni
Caccia francesi abbattono un drone kamikaze sopra la Lettonia: le immagini
Nelle prime ore di lunedì si è verificato un altro «misterioso» incidente di abbattimento di un drone nello spazio aereo baltico e dell’Europa orientale.
Il ministro degli Esteri e delle Forze Armate lettone ha confermato che caccia francesi hanno abbattuto un drone entrato nel suo spazio aereo, dopo una serie di incidenti simili nella regione negli ultimi mesi. Alcune fonti affermano che si trattasse di un drone russo, mentre altre sostengono che fosse ucraino.
Baiba Braže, ministro degli Affari Esteri della Lettonia, è intervenuto su X per «ringraziare i nostri alleati francesi per aver abbattuto il drone che aveva violato lo spazio aereo lettone».
Le Forze Armate Nazionali (NBS) del Paese hanno comunicato che l’allerta sullo spazio aereo, emessa in precedenza, è stata revocata alle 10:30 ora locale. L’incidente aveva innescato un allarme di emergenza inviato ai telefoni cellulari di tutta la regione.
WATCH: French Rafale jet shoots down a Ukrainian kamikaze drone over Latvia this morning. pic.twitter.com/sZ3gJ3gf2m
— Clash Report (@clashreport) June 8, 2026
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L’Ufficio nazionale di sorveglianza (NBS) ha inviato avvisi ai telefoni cellulari dei cittadini residenti nei comuni orientali di Ludza, Balvi e Alūksne, dopodiché un portavoce militare ha dichiarato a Reuters che il drone era entrato nello spazio aereo lettone provenendo dalla Russia.
«Cercate riparo in casa, chiudete porte e finestre: seguite il principio delle due pareti», ha avvertito la popolazione dopo aver rilevato una potenziale minaccia in arrivo nello spazio aereo lettone.
«Se notate un oggetto che vola basso, sospetto o pericoloso, non avvicinatevi e chiamate il 112. Vi informeremo quando la minaccia sarà cessata», ha aggiunto l’NBS.
L’NBS ha inoltre precisato di aver schierato ulteriori unità al confine orientale della Lettonia per rafforzare le capacità aeree.
Il Cremlino ha continuato a presentare questi incidenti come probabilmente di origine ucraina, cercando di allontanare la colpa dalla Russia. La Lettonia non ha specificato la provenienza del drone. Tuttavia, un incidente simile è stato segnalato nella notte in Moldavia, dove le autorità hanno affermato che un drone precipitato sul posto era molto probabilmente ucraino.
Questi episodi sembrano inserirsi in un quadro sempre più diffuso di droni lanciati da Kiev contro la Russia che finiscono in Paesi terzi.
L’intercettazione in Lettonia è avvenuta sopra la parrocchia di Nautreni, a circa 15 km dal confine russo. Lunedì mattina, il ministero della Difesa ha diffuso due video, girati da terra da alcuni testimoni, che mostrano l’abbattimento dell’aereo. L’esercito lettone ha puntato il dito contro la Russia per la pericolosa intrusione.
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In Europa si sono verificati altri episodi simili con droni, ad esempio la serie di avvistamenti di misteriosi UAV nell’Europa settentrionale e occidentale. In questi casi, è impossibile stabilire con certezza la loro origine. Alcuni esperti hanno ipotizzato che si tratti semplicemente di appassionati irresponsabili o di burloni.
Come riportato da Renovatio 21, la Danimarca ha comunicato la mobilitazione dei riservisti dopo l’allarme dei droni degli scorsi giorni, che avevano interessato anche una base aerea danese che ospita gli F-35. Avvistamenti di droni la settimana scorsa avevano fatto chiudere aeroporti in Danimarca e Norvegia e Francia.
Come riportato da Renovatio 21, alcuni funzionari UE avevano considerato il progetto dell’UE di creare il «muro dei droni» per contrastare presunte incursioni russe come in gran parte un gesto simbolico. Vi era stata una violenta esplosione in un’area industriale del Sud-Ovest dell’Inghilterra, Swindon, dove si prevede sorgerà una fabbrica di droni.
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Immagine di MORH/ T. Brandt via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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