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Droni

Gli scienziati progettano «per divertimento» un drone che «caccia e uccide le persone»

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Due scienziati hanno trasformato in poche ore un drone disponibile in commercio in una macchina ad Intelligenza Artificiale pronta a commettere massacri. Lo ha riportato la testata americana Daily Caller.

 

La notizia era stata inizialmente segnalata dell’imprenditore e ingegnere Linus Wenus, che ha condiviso un ampio post su Twitter riguardo al lavoro suo e del suo amico Robert Lukoszko sul drone consumer modificato.

 

I due sostengono di aver impiegato davvero poco tempo nell’operazione, sviluppando la macchina letale «come un gioco».

 

«Abbiamo costruito un drone killer guidato dall’intelligenza artificiale in poche ore» scrive l’uomo.

 

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«Ho pensato che sarebbe stato divertente costruire un drone che ti inseguisse come un gioco. Utilizza semplicemente un modello di rilevamento degli oggetti basato sull’intelligenza artificiale per trovare le persone nell’inquadratura, quindi il drone è programmato per volare verso di essa a tutta velocità non appena rileva qualcuno», ha scritto il Wenus sulla piattaforma social.

 

Nel giro di poche ore, i due uomini si resero conto che potevano attaccare un carico esplosivo al drone e farlo volare dove volevano. «Ci sono volute letteralmente solo poche ore per costruirlo e mi ha fatto capire quanto sia spaventoso. Potresti facilmente legare una piccola quantità di esplosivo su questi e lasciarne volare centinaia. Controlliamo la presenza di bombe e armi da fuoco, ma NON CI SONO ANCORA SISTEMI ANTI-DRONE PER GRANDI EVENTI E SPAZI PUBBLICI», ha continuato l’uomo.

 

«Sono stato anche in grado di aggiungere il riconoscimento facciale e fargli attaccare solo qualcuno che sapeva chi fosse, poteva facilmente identificare la persona da una distanza di 10 metri», ha continuato il Wenus, che è arrivato al punto di scommettere che «nei prossimi anni vedremo una sorta di attacco terroristico utilizzando questo tipo di tecnologia. Ora hai ancora bisogno di alcune conoscenze tecniche per costruirlo, ma diventa sempre più facile».

 

Per la cronaca, il dispositivo utilizzato è un mini-drone Tello prodotto dalla cinese DJI, un piccolissimo quadricottero controllabile con il telefonino disponibile anche in Italia a poche decine di euro.

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Come sa il lettore di Renovatio 21, si tratta di un ennesimo episodio in cui emerge un futuro che vivremo sotto la minaccia degli slaughterbot.

 

Gli slaughterbot sono mini-droni killer in grado di identificare e colpire individui uccidendo tramite una carica esplosiva. Si tratta di una minaccia vera che, come visibile, è sempre più concreta.

 

Gli slaughterbot di fatto possono cambiare le modalità della guerra, del terrorismo e perfino della sorveglianza stessa della popolazione, aprendo a scenari distopici nemmeno immaginati dalla fantascienza più nera.

 

Per sottolineare questo messaggio, il Future of Life Institute, un’organizzazione no-profit focalizzata sull’educazione del mondo sui rischi dell’Intelligenza Artificiale e delle armi nucleari, ha messo insieme un video, pubblicato nel 2017, co-firmato dagli autori di un articolo di denunzia apparso sulla rivista di ingegneria IEEE Spectrum.

 

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso che scienziati cinesi avevano sviluppato sciami di droni autonomi assassini in grado di dare la caccia di esseri umani nella foresta.

 

 

Microdroni esplosivi autonomi sono ora in produzione in Australia. Il loro impiego, dicono agli antipodi, potrebbe essere d’aiuto in caso di invasione cinese. Gli USA stanno sviluppando tecnologia che permette ad un singolo pilota di far volare simultaneamente uno sciame di 130 droni.

 

Come riportato da Renovatio 21, la guerra russo-ucraina sta dimostrando la preminenza dei droni nella guerra del presente e in quelle del futuro. Abbiamo visto all’opera nano-droni e droni commerciali FPV (cioè progettati per volare velocemente mentre sono connessi all’operatore con una sorta di maschera da realtà virtuale) in grado di distruggere anche carri armati con corazza di uranio impoverito, come nel caso dei recenti carri Abrams colpiti dai russi.

 

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All’uso bellico che dei droni di vario tipo fa Mosca, si contrappone l’uso totalmente differente di Kiev. I droni ucraini ad ala fissa, penetrati in territorio russo sino alla capitale, volano su zone residenziali, colpiscono centri direzionali, oltre che – come celebrato dai francobolli kieviti – lo stesso Cremlino. Esisterebbe un programma di assassinio tramite drone programmato da Kiev per uccidere Putin.

 

Erik Prince, fondatore del gruppo di contractor militari privati Blackwater ha dichiarato in un recente podcast su YouTube che quello dei droni è uno dei dati salienti della tattica di conflitto ora visibile nel teatro ucraino.

 

Dobbiamo prepararci ad un futuro sempre più oscuro, in cui la tecnologia dei droni li renderà ancora più letali e pervasivi: ecco, oltre agli slaugterbots, i nano-droni, gli sciami di droni, i droni-taser, i droni-kamikaze, i droni-cacciatore.

 

Una moratoria ONU sui robot killer non ha trovato al momento l’accordo dei vari Paesi, malgrado molti ritengano che l’IA possa essere più destabilizzante e pericolosa della bomba atomica.

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Droni

Gli Stati Uniti stanno perdendo la corsa ai droni con intelligenza artificiale contro Russia e Cina

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Gli Stati Uniti sarebbero rimasti indietro rispetto a Russia e Cina nello sviluppo di droni dotati di intelligenza artificiale. Lo sostiene un articolo del New York Times, che cita fonti anonime della difesa e dell’intelligence statunitensi,   I velivoli militari senza pilota di nuova generazione sono in grado di identificare e colpire i bersagli, nonché di coordinare gli attacchi senza intervento umano.   Una parata militare svoltasi a Pechino lo scorso settembre, durante la quale sono stati presentati diversi droni autonomi, ha indotto i funzionari del Pentagono a credere che «il programma americano per i droni da combattimento senza pilota fosse in ritardo rispetto a quello cinese», riporta il New York Times.   Il quotidiano neoeboraceno ha citato fonti della difesa statunitensi secondo le quali la Russia «sarebbe all’avanguardia nella costruzione di impianti in grado di produrre droni avanzati» e starebbe utilizzando il campo di battaglia ucraino per «testarli e perfezionarli».   Secondo quanto riportato dalla stampa, Pechino ha perseguito una «fusione civile-militare», coinvolgendo aziende tecnologiche commerciali e start-up in «appalti militari, ricerche congiunte e altre attività con le istituzioni della difesa».   Secondo il NYT, «il predominio manifatturiero della Cina le consente di produrre armi autonome su una scala che il Pentagono non è in grado di eguagliare».   È stato citato come esempio il drone cinese Jiutian (Cielo Alto), un velivolo pesante a reazione progettato per fungere da «nave madre» in grado di lanciare sciami di droni, testato con successo alla fine dello scorso anno. Si dice che il veicolo aereo senza pilota, sviluppato dalla Aviation Industry Corporation of China (AVIC), sia in grado di trasportare fino a 100 droni kamikaze più piccoli a guida AI, nonché diverse munizioni aria-superficie e aria-aria.  

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Secondo quanto riportato dal NYT, anche la Russia ha compiuto progressi nell’equipaggiamento delle sue munizioni a guida autonoma Lancet con sistemi di puntamento automatico.   Sebbene il governo statunitense abbia investito miliardi di dollari per recuperare il divario con i concorrenti, «il sistema di appalti del Pentagono, basato su appaltatori tradizionali e tempistiche lunghe», si è precedentemente dimostrato inefficiente, secondo la pubblicazione.   Lo scorso settembre, la CNN, citando il generale di divisione Curt Taylor, comandante della 1ª divisione corazzata dell’esercito statunitense, ha riportato analogamente che Washington stava cercando di recuperare terreno nella produzione di droni militari. Secondo l’emittente, le aziende appaltatrici della difesa statunitensi non sono state in grado di produrre droni piccoli ed economici, poiché per anni l’industria si è concentrata su sistemi di grandi dimensioni e costosi come aerei e carri armati.

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Droni

Il drone kamikaze tedesco «non è pericoloso nemmeno per i carri armati gonfiabili»

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Il colosso tedesco della difesa Rheinmetall starebbe perdendo terreno rispetto ai concorrenti più piccoli nella corsa allo sviluppo di un nuovo drone kamikaze che, allo stato attuale, «non è pericoloso nemmeno per i carri armati gonfiabili». Lo riporta il quotidiano germanico Berliner Zeitung.

 

Il quotidiano ha citato documenti riservati e fonti interne secondo cui il produttore di armi starebbe ricevendo un trattamento di favore da parte del governo, nonostante il suo drone FV-014 abbia riscontrato diversi problemi durante i test. Rheinmetall è in competizione con le startup Helsing e Stark Defence, mentre Berlino investe miliardi di euro in un riarmo militare presumibilmente volto a scoraggiare la Russia.

 

La scorsa settimana, la testata giornalistica ha riportato che un accordo quadro avrebbe conferito a Rheinmetall un vantaggio rispetto ai suoi concorrenti. Un successivo articolo di lunedì suggerisce che l’FV-014 non abbia ottenuto risultati altrettanto brillanti nei recenti test. Funzionari del Ministero della Difesa si riferirebbero internamente al drone come a un «progetto PowerPoint», mentre i parlamentari valutano l’approvazione del contratto da 2,5 miliardi di euro (2,9 miliardi di dollari).

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Rheinmetall definisce il suo drone un sistema «all’avanguardia», «progettato per un impiego dinamico in combattimento a distanze fino a 100 chilometri».

 

Durante i test, l’FV-014 ha avuto il compito di colpire due bersagli fissi, repliche gonfiabili di carri armati, posizionati a meno di un chilometro di distanza, ha riferito la fonte. Secondo quanto riportato, i propulsori non si sono accesi correttamente in due occasioni, mentre i livelli di rumore erano sufficientemente elevati da rischiare di esporre le postazioni degli operatori al fuoco nemico.

 

Tra le ulteriori preoccupazioni emerse, figuravano le prestazioni della batteria, l’integrazione con i sistemi di droni della Bundeswehr e il fatto che i test fossero stati condotti da personale aziendale anziché da operatori militari.

 

Lo scorso novembre sono emersi dubbi sulla procedura di appalto, quando i media hanno rivelato che Helsing e Stark Defence non avevano superato i test iniziali, mentre Rheinmetall non aveva partecipato. Nonostante ciò, il governo ha proceduto al finanziamento di tutti e tre i progetti.

 

Nel frattempo, Helsing e Stark Defence hanno migliorato i loro sistemi e si sono aggiudicate i contratti a febbraio. In base all’accordo generale proposto, attualmente al vaglio della Commissione Bilancio del Parlamento, Rheinmetall prevede di fornire circa 2.500 droni FV-014 per un valore di quasi 300 milioni di euro.

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Immagine di Lunabonn via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported2.5 Generic2.0 Generic1.0 Generic

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Droni

Attacco di droni a un matrimonio: decine di morti in Sudan

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Secondo quanto riferito dall’ONU, almeno 30 civili, tra cui donne e bambini, sono rimasti uccisi in seguito a un attacco di droni che ha colpito una cerimonia nuziale in una città dello stato del Darfur settentrionale, in Sudan.   Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha condannato l’attacco a Kutum definendolo «inaccettabile» durante una conferenza stampa di giovedì, affermando che i civili continuano a «subire il peso maggiore» dell’escalation di violenza nel Paese africano.   «I civili e le infrastrutture civili devono essere protetti nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Nel Kordofan meridionale, gli scontri intorno alla città di Dilling, iniziati lunedì scorso, avrebbero causato la morte di 47 civili e il ferimento di decine di altri», ha dichiarato Dujarric.

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Emergency Lawyers, un gruppo locale per i diritti umani che monitora la guerra, ha affermato che il drone ha bombardato l’assembramento mercoledì e ha denunciato l’attacco come un «crimine efferato».   Nessuna parte ha immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco. Gli attacchi con droni sono diventati sempre più comuni in tempo di guerra, e sia l’esercito che i gruppi paramilitari sono accusati di prendere di mira aree civili.   L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato a marzo che oltre 500 civili sono stati uccisi in attacchi di droni in tutto il paese tra il 1° gennaio e il 15 marzo, con la maggior parte delle vittime registrate nella regione del Kordofan.   Il mese scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che un attacco di droni contro l’ospedale universitario di Al Deain, nel Darfur orientale, ha causato la morte di 70 persone, tra cui donne, bambini e personale medico, rendendo inutilizzabile una struttura che serve oltre 2 milioni di persone.

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Immagine di Rita Willaert via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
   
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