Connettiti con Renovato 21

Gender

La marcia Drag canta: «stiamo a venendo a prendere i vostri figli»

Pubblicato

il

A New York, capitale dell’orgoglio LGBT – la città dove è partita la rivendicazione omosessualista dopo la rivolta violenta dello Stonewall Inn – stanno andando in scena gli ultimi eventi del giugno del Pride, 30 giorni di festa LGBT: perché non si sono accontentati di una festività di un giorno, ma si sono presi un intero mese.

 

I partecipanti di un evento dello scorso sabato hanno sfilato attraverso il Tompkins Square Park nell’East Village.

 

Qui, secondo il New York Post e alcuni video circolanti online, l’usuale folla variopinta (tra cui, una donna, non bellissima, in topless) ha scandito un canto piuttosto inquietante: «We’re here, we’re queer, we’re coming for your children».
«Siamo qui, siamo queer, stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

«Queer» è un termine ombrello caro agli LGBT con cui in inglese si può tradurre, secondo il dizionario online Wordreference, «omosessuale», «frocio», «finocchio», «culattone», «gay», «non eterosessuale». È un termine offensivo, pare di capire, o forse no.

 

Di fatto, al di là dell’autodefinizione che dà di se stessa, l’orda arcobaleno ha irritato varie figure conservatrici per questa cosa dell’andare a prendere i figli della gente.

 

«Questo movimento spinge i minori a sottoporsi a mastectomie e castrazione e alimenta un’industria di abusi sui minori medici da molti miliardi di dollari», ha twittato l’indomita deputata ultratrumpiana della Georgia Marjorie Taylor Greene.

 

 

«Ricordate quella cosa che hanno detto che non stanno assolutamente facendo?» ha twittato Jenna Ellis, che per breve tempo è stata membro del team legale dell’ex presidente Donald Trump.

 

«Questo è l’aspetto del MALE…» ha scritto il podcaster conservatore Graham Allen.

 

 

Tra la folla dei partecipanti, era poi visibile un cartello: «Groom Cissies».

 

«Groom» è un verbo difficile da tradurre in italiano: significa «preparare», «curare» qualcuno per qualcosa, o anche «adescare». È un termine usato dalle persone critiche della deriva LGBT, che accusano i grandi media e la cultura moderna di essere «child groomer», «preparatori di bambini».

 

«Cissies» sta invece per cisgender, è la parola che definisce, forse un po’ spregiativamente, gli eterosessuali (Elon Musk la vuole bandire da Twitter).

 

Avete quindi capito cosa può voler dire: «Groom cissies». Così come il cartello a fianco: «Drag is’t for Cissies», «il drag non è per gli etero»

 

 

Non si trattava di un evento qualsiasi, ma di una ricorrenza che va avanti da diversi anni, che riguarda la comunità «drag», termine che nel gergo LGBT si riferisce all’esibizione di esagerata femminilità, mascolinità o altre forme di espressione di genere, solitamente per scopi di intrattenimento. Una drag queen è un uomo che si esibisce fingendo di essere femmina fino al parossismo; un drag king è una donna che si esibisce fingendo di essere una figura mascolina.

 

Come noto, le drag queen sono al centro di battaglie scolastiche negli USA, in quanto i loro show, spesso di volgarità immane, sono impartiti a bambini, perfino piccoli, perfino a scuola.

 

L’evento in questione è chiamato «New York City Drag March», una marcia annuale di protesta e visibilità per il drag che si svolge a giugno, il tradizionale mese dell’orgoglio LGBTQ nella Grande Mela. L’evento prevede «musica ad alto volume, tanti balli, canti sfacciati… e centinaia di abiti fantastici» scrive l’enciclopedia online, che ha già aggiornato la sua voce ai fatti dell’altro giorno, mettendo un’ultima riga secondo cui «alcuni canti sfacciati durante la marcia del 2023 hanno suscitato critiche da parte dei conservatori».

«Molti utenti online hanno sottolineato che il canto era molto probabilmente uno scherzo in risposta alle accuse di pedofilia che da destra arrivano alla comunità drag» scrive il New York Post.

 

Sarà, ma non è la prima volta che succede – nel senso, è un concetto messo in musica e in versi varie altre volte.

 

Qualcuno ricorderà, due anni fa – e sempre a giugno – lo scandalo intorno al San Francisco Gay Men’s Chorus, un coro di omosessuali della città californiana capitale morale dell’universo LGBT.

 

Il pezzo, che è uscito come un video-mosaico con decine di persone che si aggiungevano nel canto, si intitolava «Message From the Gay Community» («messaggio dalla comunità gay»).

 

Il video inizia con un cantante che introduce la melodia dicendo: «Mentre celebriamo l’orgoglio [«pride», ndr] e i progressi che abbiamo fatto negli ultimi anni, c’è ancora del lavoro da fare. Quindi a quelli di voi là fuori che stanno ancora lavorando contro la parità di diritti, abbiamo un messaggio per voi».

 

Il testo:

 

Per quelli di voi là fuori che ancora si oppongono a uguali diritti, abbiamo un messaggio per voi:

 

Pensate che spariremo presto, lottate contro i nostri diritti

Dite che tutti conduciamo vite che non potete rispettare, ma siete solo spaventati.

Pensi che corromperemo i tuoi figli se la nostra agenda non viene controllata.

 

Buffo, solo per questa volta, hai ragione.

 

Convertiremo i tuoi figli,

Succede a poco a poco,

In modo silenzioso e sottile e te ne accorgerai appena.

 

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

 

 

 

Il paroliere della canzone – oramai conosciuta universalmente come «We’ll convert your children, we’re coming for them» («Convertiremo i vostri figli, stiamo venendo a prenderli») – ha assicurato su Twitter che si trattava di una parodia, di satira.

 

Lo scandalo si aggravò quando il sito Western Journal scrisse che «alcuni dei membri di un coro di uomini gay che hanno pubblicato il  controverso video virale in cui i cantanti hanno promesso di “corrompere i tuoi figli” e “convertire i tuoi figli” sembrerebbero essere dei condannati per pedofilia».

 

«Usando la  Wayback Machine , il Western Journal ha ottenuto l’elenco apparentemente cancellato dei membri del coro e ha incrociato quei nomi con un database di autori di reati sessuali registrati in California».

 

«Mentre alcuni nomi potrebbero essere una coincidenza – alcuni trasgressori potrebbero essere omonimi dei membri del coro – il Western Journal ha portato alla luce almeno quattro partite credibili».

 

Uno di essi potrebbe essere stato condannato per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 1985, sostiene il sito. Un altro nome ha ricevuto una identica condanna per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 2001.

 

«L’elenco dei cori e il consiglio di amministrazione del San Francisco Gay Men’s Chorus sono stati apparentemente rimossi dal sito web del gruppo nel periodo in cui queste rivelazioni sono diventate pubbliche» scrive il Western Journal.

 

Tuttavia nemmeno questo episodio è il primo di questo genere.

 

Nel febbraio 1987, comparve sulla testata americana Gay Community News un testo (che non sarebbe sbagliato etichettare come un vero hate speech eterofobo, ma per quello la legge non c’è e non ci sarà mai) intitolato Gay ManifestoLo firmava un certo Michael Swift, che alcuni credono fosse solo uno pseudonimo.

 

L’incipit di tale «Manifesto omosessuale» recitava:

 

«Sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostri figli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci».

 

Anche qui, qualcuno ha subito detto che si trattava solo di uno scherzo, una parodia, non c’era da credere a quelle parole. Satira. Eccerto. Epperò, chissà perché, non ci viene molto da ridere.

 

Scherzi o non scherzi, è ora qualcuno che lo spieghi: si è passati dalla Cirinnà con le unioni civili omofile – cioè, il matrimonio gay: catto-conservatori, mettetevela via, è quello – dove l’argomento era «chette frega se sposo chi voglio io? Lasciami libero e fatti gli affari tuoi» alle proteste anche violente per castrare, mutilare e riempire di steroidi (trattamento di cui, come peraltro medicamenti popolari in questi anni, non si ha alcuna idea del lungo termine) e di ormoni che bloccano lo sviluppo sessuale naturale (gli stessi farmaci che danno a pedofili e stupratori per la castrazione chimica), mentre gli studenti delle elementari vanno a scuola dalle drag queen e nelle marce si canta «stiamo venendo a prendere i nostri figli», e i transgender cominciano ad armarsi e sparare pure ai bambini in classe – oltre che, chissà perché, fucilare alle vetrate delle chiese che raffigurano Adamo.

 

Già. Come si è passati da «Love is Love» a queste storie allucinanti?

 

Adesso non abbiamo voglia di scriverne. Epperò una vocina, maliziosa ed inaccettabile – ma qui come lì, è satira, è detto per ischerzo – ci sussurra che bisognerebbe unire certi puntini, ad esempio nell’Africa di questi giorni.

 

A poche ore dal varo della legge anti-LGBT in Uganda, 54 soldati ugandesi di una forza di pace di stanza in Somalia vengono trucidati dai terroristi jihadisti al Shabaab.

 

Passa forse una settimana, e in Uganda si fa vivo un gruppo terrorista, l’ADF, che non aveva mosso attacchi dal 1998. Ora l’ADF spunta dal niente e, sedicente affiliato all’ISIS, massacra un’altra quarantina di persone, con il dormitorio di una scuola che viene dato alle fiamme.

 

Sono curiose coincidenze, che ci colpiscono solo perché in questi giorni, per la storia dell’omosessualità illegalizzata definitivamente, tanto si è parlato dell’Uganda.

 

Nel frattempo, gli USA avevano già fatto sapere che la posizione dell’Uganda era da condannare, perché, dice il portavoce del Pentagono ammiraglio Kirby in un briefing alla Casa Bianca i diritti LGBT sono «una parte fondamentale della politica estera americana».

 

Si tratta di quello stesso Pentagono, quella stessa Casa Bianca che una diecina di anni fa già aveva in qualche modo collegato il terrorismo islamico con l’imposizione agli africani delle leggi omosessualiste.

 

Nel 2015 l’amministrazione Obama ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità. Lo riportarono una serie di testate del giro cattolico americano.

 

La Nigeria, all’epoca, si trovava a combattere i terroristi di Boko Haram, che avevano rapito e ammazzato decine di migliaia di persone. Si disse che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti di Boko Haram, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana.

 

È una faccenda globale, diciamo. In Africa, come a Nuova York o San Francisco, risuona un unico grande canto: «stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

Gender

Il primo attivista omotransessualista ungherese nominato ministro dell’Istruzione. Al via il canale TV gay 24h

Pubblicato

il

Da

Il neoeletto primo ministro ungherese Peter Magyar ha nominato ministro dell’Istruzione la «prima attivista LGBT» del Paese. Lo riporta la stampa locale

 

Il leader del partito Tisza, che ha sconfitto il Fidesz di Viktor Orban all’inizio di questo mese, ha presentato venerdì in un post su Facebook i nomi dei 12 ministri del suo governo, in vista della formazione del nuovo esecutivo.

 

Judit Lannert è stata nominata ministra dell’Istruzione e degli Affari dell’Infanzia, nonostante le aspettative che vedevano Rita Rubovszky, preside di una scuola cattolica cistercense, ricoprire tale incarico. Lannert è nota per le sue critiche al precedente governo, e i media hanno evidenziato il suo utilizzo di colori legati alla comunità LGBTQ sui social media durante i dibattiti sugli emendamenti costituzionali sotto il governo Orban.

 

La decisione è arrivata un giorno dopo che una proposta per il lancio di un canale televisivo a tema LGBT è stata presentata all’autorità di regolamentazione dei media ungherese, secondo quanto riportato da Magyar Nemzet.

Iscriviti al canale Telegram

Sotto la presidenza di Orbán, l’Ungheria ha introdotto limiti ai contenuti a tema omotransessualista destinati ai minori. Una legge sulla protezione dell’infanzia del 2021, adottata insieme a misure contro la pedofilia, ha limitato le modalità di presentazione di argomenti relativi al genere e alla sessualità nelle scuole e nei media.

 

All’epoca, Orban affermò che la legge garantiva ai genitori di mantenere l’autorità sull’educazione sessuale dei propri figli, definendola una difesa della sovranità nazionale contro l’influenza liberale occidentale.

 

Nove giorni dopo la sconfitta elettorale di Orban, la Corte di giustizia europea ha stabilito che le riforme violano il diritto dell’UE, ordinando all’Ungheria di revocare le restrizioni sulla promozione dell’omosessualità e della transizione di genere nei media rivolti ai minori. La Corte ha affermato che le misure «stigmatizzano ed emarginano le persone LGBTQ» e violano la dignità umana e la libertà di espressione.

 

«Il rullo compressore di Bruxelles è già in moto», ha scritto Orban su X, sostenendo che la legge era stata pensata per proteggere i bambini ungheresi dalla «propaganda LGBTQ aggressiva». «Ora l’impero di Bruxelles contrattacca», ha aggiunto, giurando che il suo partito non avrebbe «rinunciato alla lotta per l’anima dell’Europa».

 

Nel frattempo è in fase di realizzazione un nuovo canale televisivo online a tema LGBTQ chiamato Szivárvány («Arcobaleno») TV, che trasmetterà programmi rivolti alla comunità LGBT 24 ore su 24.

 

L’imprenditore che sta dietro al progetto, la cui identità per ora rimane segreta, riferisce Media1 , ma ha già presentato la documentazione necessaria all’Autorità nazionale per i media e le comunicazioni.

 

Secondo quanto riportato, il canale offrirà programmi culturali, contenuti gastronomici e altri programmi sulla storia della comunità omotransessualista. Il proprietario ha affermato che i contenuti per adulti (18+) saranno resi disponibili agli abbonati esclusivamente in forma crittografata, utilizzando adeguate misure di protezione tecnica.

 

Inoltre, «particolare attenzione sarà dedicata alla tutela dei minori» e al rispetto dei principi di classificazione professionale. Quest’ultimo aspetto è importante, considerando la legge ungherese sulla protezione dell’infanzia, recentemente oggetto di una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), secondo la quale la legge “stigmatizza ed emargina le persone LGBTI+».

 

La CGUE contesta il provvedimento, non tanto per il suo intento di proteggere i minori dalla propaganda omosessuale, quanto per l’associazione di persone non cisgender a pedofili condannati. Nello specifico, ha stabilito che il provvedimento viola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea a causa del «divieto di discriminazione basata sul sesso o sull’orientamento sessuale, del rispetto della
vita privata e familiare e della libertà di espressione e di informazione» sancito dalla Carta stessa.

Aiuta Renovatio 21

La CGUE ha inoltre sollevato obiezioni in merito al registro ungherese dei pedofili, affermando che il suo ambito di accesso non era sufficientemente rigoroso per essere conforme al regolamento GDPR.

 

Bruxelles ha chiesto all’Ungheria di ritirare questa legge e, ora che Peter Magyar si appresta ad assumere la carica di primo ministro, molti si chiedono fino a che punto si piegherà alla volontà dell’UE. Avendo ottenuto una vittoria schiacciante, anche tra molti elettori conservatori desiderosi di cambiamento, Magyar deve accontentare diverse fasce di elettori, il che fa pensare ad alcuni che molti dei suoi elettori rimarranno delusi.

 

In ogni caso, questo nuovo canale televisivo omotransessualista è molto probabilmente il primo di una serie di sviluppi che si discostano dall’Ungheria conservatrice immaginata da Viktor Orban.

 

Oltre al cambiamento di posizione sulle questioni LGBT, ci si interroga su quanto a lungo l’Ungheria resisterà all’immigrazione di massa e ad altre questioni chiave, soprattutto alla luce dei piani dell’UE di adottare una linea dura riguardo ai miliardi di fondi ungheresi congelati.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio via Wikimedia

Continua a leggere

Gender

Papa Leone XIV afferma la «benedizione» informale per le coppie omosessuali e minimizza il peccato sessuale

Pubblicato

il

Da

Giovedì, durante un volo di ritorno dall’Africa, papa Leone XIV ha risposto a una domanda sulla pratica della Chiesa in Germania di impartire «benedizioni» formali alle «coppie» omosessuali, dichiarando che il Vaticano si è opposto. Ha tuttavia precisato che le «benedizioni» improvvisate alle «coppie» omosessuali e a coloro che vivono in unioni adulterine rimangono consentite, come previsto dal documento vaticano Fiducia Supplicans, in contrasto con la Tradizione della Chiesa. Lo ha riportato LifeSite.   Nel suo intervento, il Pontefice ha ridimensionato l’importanza del peccato sessuale, affermando: «Tendiamo a pensare che, quando la Chiesa parla di morale, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà, credo che esistano questioni [morali] ben più ampie e importanti, come la giustizia, la parità di libertà tra uomini e donne, la libertà di religione, che hanno la priorità rispetto a questo particolare problema».   Il 23 aprile, parlando con i giornalisti a bordo del volo papale di ritorno da un viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV, dopo aver confermato il permesso concesso da papa Francesco per le «benedizioni» omosessuali, ha aggiunto: «Andando oltre, penso che l’argomento possa causare più disunione che unità, e che dovremmo cercare il modo di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».   Il sacerdote dissidente pro-LGBT padre James Martin ha difeso le dichiarazioni di Leone in un video pubblicato venerdì.   Il 20 aprile, il cardinale Reinhard Marx, seguendo l’enciclica Fiducia Supplicans di papa Francesco, ha introdotto delle linee guida per la «benedizione» di coppie omosessuali e di altre coppie che vivono in rapporti peccaminosi nella sua arcidiocesi. Tuttavia, ha anche offerto corsi per gli operatori pastorali a tempo pieno (sacerdoti e laici) su come celebrare «cerimonie di benedizione», violando in tal modo le disposizioni della Fiducia Supplicans.  

Sostieni Renovatio 21

La controversa dichiarazione di Francesco, formalmente respinta dai vescovi africani, specifica che «la forma d non dovrebbe essere stabilita ritualmente dalle autorità ecclesiastiche per evitare di creare confusione con la benedizione propria del Sacramento del Matrimonio», e ancora, che «non si dovrebbe né prevedere né promuovere un rituale» per tali «benedizioni».   Leone ha detto ai giornalisti sull’aereo: «La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto specificamente consentito da papa Francesco, il quale ha affermato: tutte le persone ricevono la benedizione».   «Non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata», ha ribadito il papa, aggiungendo: «Tutti sono benvenuti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita».   La Fiducia Supplicans ammette specificamente «la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso».   Le osservazioni del papa sono giunte in risposta alla domanda: «Come valuta la decisione del cardinale Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, riguardo al permesso concesso per la benedizione delle coppie omosessuali nella sua diocesi?», posta dalla giornalista tedesca Verena Schälter. «Alla luce delle diverse prospettive culturali e teologiche, soprattutto in Africa, come intende preservare l’unità della Chiesa universale su questo tema specifico?».   «Innanzitutto, credo sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare attorno a questioni sessuali», ha esordito il papa.   «Quando un sacerdote impartisce una benedizione al termine della Messa, quando il papa impartisce una benedizione al termine di una grande celebrazione come quella che abbiamo avuto oggi, si tratta di benedizioni di tutto il popolo», ha affermato il pontefice a titolo di esempio.   Il rifiuto della Fiducia Supplicans da parte dei vescovi più ortodossi in tutto il mondo è stato netto. Oltre al totale rigetto da parte della Conferenza Episcopale Africana, l’Arcivescovo del Kazakistan Tomasz Peta e il Vescovo Athanasius Schneider hanno denunciato «il grande inganno e il male che risiede nella stessa autorizzazione a benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso. Una tale benedizione contraddice direttamente e gravemente la Divina Rivelazione e la dottrina e la prassi bimillenaria ininterrotta della Chiesa Cattolica».   Basandosi sull’immutabile Tradizione della Chiesa Cattolica, i vescovi del Kazakistan hanno affermato che solo un «peccatore sinceramente pentito, con la ferma intenzione di non peccare più e di porre fine alla sua situazione di peccato pubblico (come, ad esempio, la convivenza al di fuori di un matrimonio canonicamente valido, l’unione tra persone dello stesso sesso), può ricevere la benedizione».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Continua a leggere

Gender

Israele ospiterà il più grande evento LGBT del Medio Oriente mai visto

Pubblicato

il

Da

Israele sta promuovendo un nuovo festival chiamato «Pride Land» come «il più grande festival LGBTQ+ mai realizzato in Medio Oriente». L’evento, che si terrà sul Mar Morto, è presentato come un raduno di quattro giorni ricco di spettacoli, feste, mostre e cultura queer.

 

L’account ufficiale israeliano su X ha dichiarato lunedì che il festival avrebbe portato «quattro giorni di celebrazione, comunità e connessione senza sosta». Viene descritto come il più grande festival del suo genere nella storia della regione.

 

 


Sostieni Renovatio 21

Secondo il sito web ufficiale, «Pride Land» si terrà dall’1 al 4 luglio 2026 a Ein Bokek, sul Mar Morto, e viene promosso come un evento a sé stante, piuttosto che come una singola parata. Gli organizzatori offrono pacchetti che includono hotel e biglietti, braccialetti per l’accesso illimitato e promuovono uno spazio eventi centrale chiamato DOME X.

 

Il sito web afferma che il programma includerà spettacoli, feste, mostre, arte e cultura queer, oltre ad attività per famiglie e aree dedicate ai bambini, in aggiunta al più ampio programma di intrattenimento.

 

L’evento viene promosso in un contesto giuridico complesso per i diritti omotransessualisti in Israele. I matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono celebrati in Israele perché la loro celebrazione è gestita dalle autorità religiose e non dal diritto civile.

 

Tuttavia, Israele riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Il ministero degli Esteri afferma inoltre che le coppie omosessuali sono riconosciute dai tribunali israeliani in ambiti quali l’adozione e i diritti familiari, rendendo il Paese una delle giurisdizioni più permissive dal punto di vista legale per le persone LGBT nella regione.

 

L’etichetta di «più grande di sempre», tuttavia, sembra essere più un’affermazione promozionale che un dato oggettivo. Israele ha a lungo pubblicizzato il Tel Aviv Pride come uno dei più grandi eventi LGBT della regione. L’evento annuale è stato cancellato durante la guerra di Gaza nel 2024, così come nel 2025 durante gli attacchi israelo-americani contro l’Iran.

 

La correlazione tra gli ebrei e l’avanzamento dei diritti omotransessualisti in America fu ammessa apertis verbis nel 2013 dall’allora vicepresidente Joe Biden, che ad un evento del Jewish American Heritage Month dichiarò il ruolo attivo dei potentati ebraici riguardo all’arrivo del matrimonio omofilo,

 

«Pensateci: dietro a tutto questo, scommetto che l’85% di questi cambiamenti, che si tratti di Hollywood o dei social media, sono una conseguenza dell’operato di leader ebrei nel settore» disse Biden in lode.

 

«Non è stato nulla che abbiamo fatto a livello legislativo. È stato Will & Grace [serie TV con protagonista un omosessuale, ndr], sono stati i social media. Letteralmente. È quello che ha cambiato l’atteggiamento delle persone. Ecco perché ero così certo che la stragrande maggioranza delle persone avrebbe accolto e accolto rapidamente» il matrimonio gay, ha detto Biden.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Jonatan Svensson Glad (Josve05a) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Continua a leggere

Più popolari