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La marcia Drag canta: «stiamo a venendo a prendere i vostri figli»

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A New York, capitale dell’orgoglio LGBT – la città dove è partita la rivendicazione omosessualista dopo la rivolta violenta dello Stonewall Inn – stanno andando in scena gli ultimi eventi del giugno del Pride, 30 giorni di festa LGBT: perché non si sono accontentati di una festività di un giorno, ma si sono presi un intero mese.

 

I partecipanti di un evento dello scorso sabato hanno sfilato attraverso il Tompkins Square Park nell’East Village.

 

Qui, secondo il New York Post e alcuni video circolanti online, l’usuale folla variopinta (tra cui, una donna, non bellissima, in topless) ha scandito un canto piuttosto inquietante: «We’re here, we’re queer, we’re coming for your children».
«Siamo qui, siamo queer, stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

«Queer» è un termine ombrello caro agli LGBT con cui in inglese si può tradurre, secondo il dizionario online Wordreference, «omosessuale», «frocio», «finocchio», «culattone», «gay», «non eterosessuale». È un termine offensivo, pare di capire, o forse no.

 

Di fatto, al di là dell’autodefinizione che dà di se stessa, l’orda arcobaleno ha irritato varie figure conservatrici per questa cosa dell’andare a prendere i figli della gente.

 

«Questo movimento spinge i minori a sottoporsi a mastectomie e castrazione e alimenta un’industria di abusi sui minori medici da molti miliardi di dollari», ha twittato l’indomita deputata ultratrumpiana della Georgia Marjorie Taylor Greene.

 

 

«Ricordate quella cosa che hanno detto che non stanno assolutamente facendo?» ha twittato Jenna Ellis, che per breve tempo è stata membro del team legale dell’ex presidente Donald Trump.

 

«Questo è l’aspetto del MALE…» ha scritto il podcaster conservatore Graham Allen.

 

 

Tra la folla dei partecipanti, era poi visibile un cartello: «Groom Cissies».

 

«Groom» è un verbo difficile da tradurre in italiano: significa «preparare», «curare» qualcuno per qualcosa, o anche «adescare». È un termine usato dalle persone critiche della deriva LGBT, che accusano i grandi media e la cultura moderna di essere «child groomer», «preparatori di bambini».

 

«Cissies» sta invece per cisgender, è la parola che definisce, forse un po’ spregiativamente, gli eterosessuali (Elon Musk la vuole bandire da Twitter).

 

Avete quindi capito cosa può voler dire: «Groom cissies». Così come il cartello a fianco: «Drag is’t for Cissies», «il drag non è per gli etero»

 

 

Non si trattava di un evento qualsiasi, ma di una ricorrenza che va avanti da diversi anni, che riguarda la comunità «drag», termine che nel gergo LGBT si riferisce all’esibizione di esagerata femminilità, mascolinità o altre forme di espressione di genere, solitamente per scopi di intrattenimento. Una drag queen è un uomo che si esibisce fingendo di essere femmina fino al parossismo; un drag king è una donna che si esibisce fingendo di essere una figura mascolina.

 

Come noto, le drag queen sono al centro di battaglie scolastiche negli USA, in quanto i loro show, spesso di volgarità immane, sono impartiti a bambini, perfino piccoli, perfino a scuola.

 

L’evento in questione è chiamato «New York City Drag March», una marcia annuale di protesta e visibilità per il drag che si svolge a giugno, il tradizionale mese dell’orgoglio LGBTQ nella Grande Mela. L’evento prevede «musica ad alto volume, tanti balli, canti sfacciati… e centinaia di abiti fantastici» scrive l’enciclopedia online, che ha già aggiornato la sua voce ai fatti dell’altro giorno, mettendo un’ultima riga secondo cui «alcuni canti sfacciati durante la marcia del 2023 hanno suscitato critiche da parte dei conservatori».

«Molti utenti online hanno sottolineato che il canto era molto probabilmente uno scherzo in risposta alle accuse di pedofilia che da destra arrivano alla comunità drag» scrive il New York Post.

 

Sarà, ma non è la prima volta che succede – nel senso, è un concetto messo in musica e in versi varie altre volte.

 

Qualcuno ricorderà, due anni fa – e sempre a giugno – lo scandalo intorno al San Francisco Gay Men’s Chorus, un coro di omosessuali della città californiana capitale morale dell’universo LGBT.

 

Il pezzo, che è uscito come un video-mosaico con decine di persone che si aggiungevano nel canto, si intitolava «Message From the Gay Community» («messaggio dalla comunità gay»).

 

Il video inizia con un cantante che introduce la melodia dicendo: «Mentre celebriamo l’orgoglio [«pride», ndr] e i progressi che abbiamo fatto negli ultimi anni, c’è ancora del lavoro da fare. Quindi a quelli di voi là fuori che stanno ancora lavorando contro la parità di diritti, abbiamo un messaggio per voi».

 

Il testo:

 

Per quelli di voi là fuori che ancora si oppongono a uguali diritti, abbiamo un messaggio per voi:

 

Pensate che spariremo presto, lottate contro i nostri diritti

Dite che tutti conduciamo vite che non potete rispettare, ma siete solo spaventati.

Pensi che corromperemo i tuoi figli se la nostra agenda non viene controllata.

 

Buffo, solo per questa volta, hai ragione.

 

Convertiremo i tuoi figli,

Succede a poco a poco,

In modo silenzioso e sottile e te ne accorgerai appena.

 

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

 

 

 

Il paroliere della canzone – oramai conosciuta universalmente come «We’ll convert your children, we’re coming for them» («Convertiremo i vostri figli, stiamo venendo a prenderli») – ha assicurato su Twitter che si trattava di una parodia, di satira.

 

Lo scandalo si aggravò quando il sito Western Journal scrisse che «alcuni dei membri di un coro di uomini gay che hanno pubblicato il  controverso video virale in cui i cantanti hanno promesso di “corrompere i tuoi figli” e “convertire i tuoi figli” sembrerebbero essere dei condannati per pedofilia».

 

«Usando la  Wayback Machine , il Western Journal ha ottenuto l’elenco apparentemente cancellato dei membri del coro e ha incrociato quei nomi con un database di autori di reati sessuali registrati in California».

 

«Mentre alcuni nomi potrebbero essere una coincidenza – alcuni trasgressori potrebbero essere omonimi dei membri del coro – il Western Journal ha portato alla luce almeno quattro partite credibili».

 

Uno di essi potrebbe essere stato condannato per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 1985, sostiene il sito. Un altro nome ha ricevuto una identica condanna per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 2001.

 

«L’elenco dei cori e il consiglio di amministrazione del San Francisco Gay Men’s Chorus sono stati apparentemente rimossi dal sito web del gruppo nel periodo in cui queste rivelazioni sono diventate pubbliche» scrive il Western Journal.

 

Tuttavia nemmeno questo episodio è il primo di questo genere.

 

Nel febbraio 1987, comparve sulla testata americana Gay Community News un testo (che non sarebbe sbagliato etichettare come un vero hate speech eterofobo, ma per quello la legge non c’è e non ci sarà mai) intitolato Gay ManifestoLo firmava un certo Michael Swift, che alcuni credono fosse solo uno pseudonimo.

 

L’incipit di tale «Manifesto omosessuale» recitava:

 

«Sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostri figli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci».

 

Anche qui, qualcuno ha subito detto che si trattava solo di uno scherzo, una parodia, non c’era da credere a quelle parole. Satira. Eccerto. Epperò, chissà perché, non ci viene molto da ridere.

 

Scherzi o non scherzi, è ora qualcuno che lo spieghi: si è passati dalla Cirinnà con le unioni civili omofile – cioè, il matrimonio gay: catto-conservatori, mettetevela via, è quello – dove l’argomento era «chette frega se sposo chi voglio io? Lasciami libero e fatti gli affari tuoi» alle proteste anche violente per castrare, mutilare e riempire di steroidi (trattamento di cui, come peraltro medicamenti popolari in questi anni, non si ha alcuna idea del lungo termine) e di ormoni che bloccano lo sviluppo sessuale naturale (gli stessi farmaci che danno a pedofili e stupratori per la castrazione chimica), mentre gli studenti delle elementari vanno a scuola dalle drag queen e nelle marce si canta «stiamo venendo a prendere i nostri figli», e i transgender cominciano ad armarsi e sparare pure ai bambini in classe – oltre che, chissà perché, fucilare alle vetrate delle chiese che raffigurano Adamo.

 

Già. Come si è passati da «Love is Love» a queste storie allucinanti?

 

Adesso non abbiamo voglia di scriverne. Epperò una vocina, maliziosa ed inaccettabile – ma qui come lì, è satira, è detto per ischerzo – ci sussurra che bisognerebbe unire certi puntini, ad esempio nell’Africa di questi giorni.

 

A poche ore dal varo della legge anti-LGBT in Uganda, 54 soldati ugandesi di una forza di pace di stanza in Somalia vengono trucidati dai terroristi jihadisti al Shabaab.

 

Passa forse una settimana, e in Uganda si fa vivo un gruppo terrorista, l’ADF, che non aveva mosso attacchi dal 1998. Ora l’ADF spunta dal niente e, sedicente affiliato all’ISIS, massacra un’altra quarantina di persone, con il dormitorio di una scuola che viene dato alle fiamme.

 

Sono curiose coincidenze, che ci colpiscono solo perché in questi giorni, per la storia dell’omosessualità illegalizzata definitivamente, tanto si è parlato dell’Uganda.

 

Nel frattempo, gli USA avevano già fatto sapere che la posizione dell’Uganda era da condannare, perché, dice il portavoce del Pentagono ammiraglio Kirby in un briefing alla Casa Bianca i diritti LGBT sono «una parte fondamentale della politica estera americana».

 

Si tratta di quello stesso Pentagono, quella stessa Casa Bianca che una diecina di anni fa già aveva in qualche modo collegato il terrorismo islamico con l’imposizione agli africani delle leggi omosessualiste.

 

Nel 2015 l’amministrazione Obama ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità. Lo riportarono una serie di testate del giro cattolico americano.

 

La Nigeria, all’epoca, si trovava a combattere i terroristi di Boko Haram, che avevano rapito e ammazzato decine di migliaia di persone. Si disse che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti di Boko Haram, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana.

 

È una faccenda globale, diciamo. In Africa, come a Nuova York o San Francisco, risuona un unico grande canto: «stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

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Attrice gender dell’Odissea dice che gli animali possono essere trans

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Durante un’apparizione al podcast TransLash, Elliot Page già nota come Ellen Page, contestata attrice dell’Odissea di Cristoforo Nolan attualmente nelle sale cinematografiche, ha affermato che le lezioni di biologia vengono usate come arma «contro le persone queer e trans» perché non trattano l’argomento degli «animali queer».

 

«Il mondo naturale e ciò che impariamo a lezione di biologia, in quanto apparentemente un sistema cis-etero-patriarcale (…) comunque lo si voglia definire, a mio avviso viene usato contro le persone queer e trans, facendoci apparire come disadattati, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi o come se fossimo una cosa moderna, cosa che ovviamente sappiamo essere falsa», ha dichiarato la/il Page.

 

L’attrice transessuale hollywoodiana ha poi insistito sul fatto che esistono animali che si identificano come transgender e che gli esseri umani devono liberarsi di quello che Page ha definito uno stigma ingiustificato che circonda queste realtà biologiche. «Gli esseri umani sono l’unica specie così ridicola da sembrare avere un enorme problema con le persone trans», ha concluso

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La/il Page ha anche parlato del suo ruolo di Sinone nell’Odissea nolaniana, un personaggio coinvolto nell’inganno del Cavallo di Troia, che la conduttrice di TransLash, Imara Jones, ha definito un genocidio.

 

Figlio di Esimo e cugino di Ulisse, Sinone è un personaggio della mitologia greca e romana, celebre per essere la spia greca che convinse i Troiani ad accogliere il Cavallo di Troia all’interno delle mura della città. Il personaggio non compare nell’Odissea originale di Omero. Il personaggio non viene mai menzionato né nell’Iliade né nell’Odissea, bensì nell’Eneide di Virgilio, Sinone si fece catturare intenzionalmente dai Troiani. Raccontò una storia falsa, dicendo di essere fuggito dal campo greco per evitare di essere sacrificato agli dei.

 

Guadagnata la fiducia del re Priamo, spiegò che il gigantesco cavallo di legno era un’offerta sacra. Una volta introdotto il cavallo in città, di notte, Sinone aprì la botola segreta per far uscire i soldati greci nascosti all’interno, decretando la fine di Troia.

 

Nella versione cinematografica, in una totale riscrittura del mito Sinone non sa che i soldati sono nascosti all’interno del cavallo: il personaggio interpretato dal trans, insomma, è «innocente». Ciò con buona pace di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia colloca Sinone all’Inferno tra i falsari di parola (Inferno, canto XXX, verso 99 e 117: «L’una è la falsa ch’accusò Gioseppo; / l’altr’è ’l falso Sinon greco di Troia: / per febbre aguta gittan tanto leppo (…) “S’io dissi falso, e tu falsasti il conio”, / disse Sinon; «e son qui per un fallo, / e tu per più ch’alcun altro demonio!».

 

Nell’attuale trasposizione cinematografica tutto, materialmente, è invertito: Sinone affronta Ulisse nell’Ade per il tradimento e le morti che ne sono seguite. «In questa situazione, il mio personaggio non sa che questi uomini sono sul cavallo», ha detto la/il Page, riferendosi al famoso inganno del Cavallo di Troia. «E quindi, nello scontro con Ulisse nell’Ade, in quella scena, lo affronta dicendogli: “Come hai potuto mentirmi? Mi sono sacrificato per te e per questa causa. Come hai potuto mentirmi?” E tutte queste persone dietro di me sono le persone che sono morte per te e per la tua missione».

 

«Credo che il personaggio di Sinon porti sulle spalle questo terribile peso, ovviamente, e si penta di far parte di tutto questo, oltre a sentirsi, per molti versi, usato e ingannato in questa situazione».

 

L’Odissea nolaniana ha riscosso un enorme successo commerciale sin dalla sua uscita, conquistando il primo posto al botteghino statunitense nel weekend di apertura e incassando oltre 700 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando uno dei film di maggior successo dell’anno e il film di Nolan con il maggiore incasso fino ad oggi.

 

Tuttavia, poche testimonianze raccolte da Renovatio 21, sia da parte di critici professionisti che di pubblico comune, raccontano di un film pessimo, mancato, che chiaramente non sa dove andare a parare.

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Moltissimi hanno accusato Nolan di aver ceduto alla dittatura del politicamente corretto e del DEI (diversità, equità e inclusione) – attori trans e afroamericani, compresa Elena di Troia, la donna «dalle bianche braccia» interpretata dalla nerissima Lupita Nyong’o – non tanto per scelte personali, ma per aderire a criteri che consentiranno alla pellicola di vincere ai premi Oscar l’anno prossimo. Dal 2024 (96ª edizione dei premi) sono in vigore i Representation and Inclusion Standards , cioè criteri di eleggibilità per la categoria Miglior Film..

 

Il film è stato inoltre oggetto di critiche per numerose inesattezze storiche, come l’utilizzo di armature non adatte al periodo in cui è ambientata la storia.

 

In opposizione alla pellicola ora nelle sale, Elon Musk ha dichiarato di essere disposto a finanziare Mel Gibson con 100 milioni di dollari per realizzare un adattamento storicamente accurato dell’Odissea omerica.

 

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 Immagine di PhilipRomano via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

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Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.   Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.   «Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

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«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».   «In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.   «Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».   Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».   Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».   Come sa il lettore di Renovatio 21, Don Milani negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.   Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine 386-391.   «… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

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Un piccolo scandalo in merito era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».   Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».   Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.   Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.   La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata  
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Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»

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Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».

 

Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .

 

«Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.

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«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.

 

«Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.

 

Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.

 

«Recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».

 

«Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.

 

«Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»

 

«Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»

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Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».

 

«Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».

 

Il cardinale aveva fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.

 

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