Gender
Il primo attivista omotransessualista ungherese nominato ministro dell’Istruzione. Al via il canale TV gay 24h
Il neoeletto primo ministro ungherese Peter Magyar ha nominato ministro dell’Istruzione la «prima attivista LGBT» del Paese. Lo riporta la stampa locale
Il leader del partito Tisza, che ha sconfitto il Fidesz di Viktor Orban all’inizio di questo mese, ha presentato venerdì in un post su Facebook i nomi dei 12 ministri del suo governo, in vista della formazione del nuovo esecutivo.
Judit Lannert è stata nominata ministra dell’Istruzione e degli Affari dell’Infanzia, nonostante le aspettative che vedevano Rita Rubovszky, preside di una scuola cattolica cistercense, ricoprire tale incarico. Lannert è nota per le sue critiche al precedente governo, e i media hanno evidenziato il suo utilizzo di colori legati alla comunità LGBTQ sui social media durante i dibattiti sugli emendamenti costituzionali sotto il governo Orban.
La decisione è arrivata un giorno dopo che una proposta per il lancio di un canale televisivo a tema LGBT è stata presentata all’autorità di regolamentazione dei media ungherese, secondo quanto riportato da Magyar Nemzet.
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Sotto la presidenza di Orbán, l’Ungheria ha introdotto limiti ai contenuti a tema omotransessualista destinati ai minori. Una legge sulla protezione dell’infanzia del 2021, adottata insieme a misure contro la pedofilia, ha limitato le modalità di presentazione di argomenti relativi al genere e alla sessualità nelle scuole e nei media.
All’epoca, Orban affermò che la legge garantiva ai genitori di mantenere l’autorità sull’educazione sessuale dei propri figli, definendola una difesa della sovranità nazionale contro l’influenza liberale occidentale.
Nove giorni dopo la sconfitta elettorale di Orban, la Corte di giustizia europea ha stabilito che le riforme violano il diritto dell’UE, ordinando all’Ungheria di revocare le restrizioni sulla promozione dell’omosessualità e della transizione di genere nei media rivolti ai minori. La Corte ha affermato che le misure «stigmatizzano ed emarginano le persone LGBTQ» e violano la dignità umana e la libertà di espressione.
«Il rullo compressore di Bruxelles è già in moto», ha scritto Orban su X, sostenendo che la legge era stata pensata per proteggere i bambini ungheresi dalla «propaganda LGBTQ aggressiva». «Ora l’impero di Bruxelles contrattacca», ha aggiunto, giurando che il suo partito non avrebbe «rinunciato alla lotta per l’anima dell’Europa».
Nel frattempo è in fase di realizzazione un nuovo canale televisivo online a tema LGBTQ chiamato Szivárvány («Arcobaleno») TV, che trasmetterà programmi rivolti alla comunità LGBT 24 ore su 24.
L’imprenditore che sta dietro al progetto, la cui identità per ora rimane segreta, riferisce Media1 , ma ha già presentato la documentazione necessaria all’Autorità nazionale per i media e le comunicazioni.
Secondo quanto riportato, il canale offrirà programmi culturali, contenuti gastronomici e altri programmi sulla storia della comunità omotransessualista. Il proprietario ha affermato che i contenuti per adulti (18+) saranno resi disponibili agli abbonati esclusivamente in forma crittografata, utilizzando adeguate misure di protezione tecnica.
Inoltre, «particolare attenzione sarà dedicata alla tutela dei minori» e al rispetto dei principi di classificazione professionale. Quest’ultimo aspetto è importante, considerando la legge ungherese sulla protezione dell’infanzia, recentemente oggetto di una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), secondo la quale la legge “stigmatizza ed emargina le persone LGBTI+».
La CGUE contesta il provvedimento, non tanto per il suo intento di proteggere i minori dalla propaganda omosessuale, quanto per l’associazione di persone non cisgender a pedofili condannati. Nello specifico, ha stabilito che il provvedimento viola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea a causa del «divieto di discriminazione basata sul sesso o sull’orientamento sessuale, del rispetto della
vita privata e familiare e della libertà di espressione e di informazione» sancito dalla Carta stessa.
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La CGUE ha inoltre sollevato obiezioni in merito al registro ungherese dei pedofili, affermando che il suo ambito di accesso non era sufficientemente rigoroso per essere conforme al regolamento GDPR.
Bruxelles ha chiesto all’Ungheria di ritirare questa legge e, ora che Peter Magyar si appresta ad assumere la carica di primo ministro, molti si chiedono fino a che punto si piegherà alla volontà dell’UE. Avendo ottenuto una vittoria schiacciante, anche tra molti elettori conservatori desiderosi di cambiamento, Magyar deve accontentare diverse fasce di elettori, il che fa pensare ad alcuni che molti dei suoi elettori rimarranno delusi.
In ogni caso, questo nuovo canale televisivo omotransessualista è molto probabilmente il primo di una serie di sviluppi che si discostano dall’Ungheria conservatrice immaginata da Viktor Orban.
Oltre al cambiamento di posizione sulle questioni LGBT, ci si interroga su quanto a lungo l’Ungheria resisterà all’immigrazione di massa e ad altre questioni chiave, soprattutto alla luce dei piani dell’UE di adottare una linea dura riguardo ai miliardi di fondi ungheresi congelati.
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Immagine di pubblico dominio via Wikimedia
Gender
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Arte
Leone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
È accaduto un paio di domeniche fa. Papa Leone XIV è entrato in San Pietro, tra ali di folla, con in sottofondo un inno della sottocultura omotransessualista, Dancing Queen del gruppo svedese ABBA.
L’incongrua circostanza è stata notata da più parti.
Is Dancing Queen an appropriate song for a General Papal Audience? Thoughts? (Lord, help me to hold my tongue…)
pic.twitter.com/rnSinnJfyx— Raymond Arroyo (@RaymondArroyo) May 6, 2026
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Dancing Queen degli ABBA è ampiamente considerata uno dei più grandi e iconici inni della comunità LGBT a livello mondiale.I motivi del successo nella cultura gay. Nonostante il testo parli semplicemente di una ragazza di 17 anni che si diverte a ballare il sabato sera, il brano ha assunto un profondo significato simbolico per diverse ragioni.
Il termine «Queen» (regina) ha una forte risonanza nella cultura e nel gergo della comunità omosessuale, da cui l’appellativo drag queen. La canzone celebra la gioia pura, la libertà di esprimersi e l’evasione dalla realtà attraverso il ballo, un tema centrale per una comunità omotransessualista storicamente costretta a nascondersi e che ha trovato nelle discoteche e bar gay come spazi sicuri in cui dare sfogo alla propria inclinazione disordinata..
Gli stessi membri degli ABBA hanno sempre accolto con calore e orgoglio questo status. Nel 2002, ad esempio, Anni-Frid Lyngstad (la cantante bionda del gruppo) si è esibita in una memorabile versione del brano insieme alla star svedese della comunità gay Lars-Åke Wilhelmsson (noto come Babsan) durante il Gay Pride di Stoccolma.
Gli ABBA sono considerati una delle più grandi icone della cultura gay globale e un punto di riferimento indiscusso per la comunità LGBT. Come avviene per Mina, Madonna, ed altre figure della cultura popolare, il loro status di icona gay non è legato a un coming out dei membri del gruppo, ma all’adozione spontanea e viscerale della loro musica e della loro estetica da parte del mondo queer fin dagli anni Settanta.
Lo stile visivo degli ABBA, fatto di costumi stravaganti, glitter e melodie pop orchestrali, si sposa perfettamente con l’estetica «camp» e pop amata dal mondo omotransessualista. I loro costumi iconici fatti di tutine in spandex, stivali con le zeppe, glitter, paillettes e mantelli riflettevano perfettamente il gusto teatrale ed esagerato tipico della cultura delle drag queen e delle storiche serate delle discoteche gay.
Tracce come Gimme! Gimme! Gimme! o Voulez-Vous sono diventate colonne sonore fisse dei locali gay, celebrando il desiderio, la libertà sessuale e l’evasione senza barriere. L’osessione tutta gay per gli ABBA è ben rappresentata in una scena del film australiano Priscilla la regina del deserto (1994), interpretato da tre celeberrimi attori degli antipodi – Terence Stamp, Hugo Weaving, Guy Pearce – nel ruolo di tre omosessuali travestiti a zonzo per l’outback australiano. In una scena, uno di tre racconta di aver raccolto un pezzo delle feci della cantante degli ABBA nel bagno di una sala concerti, e di averlo conservato in una boccetta che tiene a ‘mo di talismano.
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Non è chiaro chi è a capo della playlist vaticana, e quindi non è possibile sapere se si tratta di un atto di volgarità (ma perché mai la Chiesa, con il suo patrimonio musicale millenario e sublime, deve appoggiarsi sulla musica rock pure passata?), un atto di ingenuità («mettiamo questa, mi piace»), o un atto di sabotaggio e rivendicazione degli omosessuali infiltrati in grande copia in Vaticano.
Considerando le nomine recenti, col cardinale Fernandez, quello delle benedizioni omo della Fiducia Supplicans, che spadroneggia minacciando di scomunica i tradizionisti, diciamo che l’ultima ipotesi farebbe propendere proprio per un aumento di potere dentro le mura leonine di un Opus Gay con tutti i suoi vizi e vezzi.
Va detto che è stato teorizzato controintuitivamente un legame tra gli ABBA e il presidente russo Vladimir Putin. il quale nutrirebbe una grande passione personale di Putin per la musica della band svedese, unita a un celebre e bizzarro fatto di cronaca emerso nel 2009. Secondo quanto riportato, il 22 gennaio 2009 il Cremlino ingaggiò in segreto i Björn Again, una delle più famose tribute band ufficiali degli ABBA, per un concerto privato.
La band sarebbe stata pagata circa 20.000 sterline e portata in una località isolata sul lago Valdai (circa 300 km a nord di Mosca), circondata da imponenti misure di sicurezza e cecchini. Gli spettatori erano in tutto appena otto persone Secondo il fondatore della band Rod Stephen, Putin si scatenò ballando, applaudendo e gridando «Bravo!» sulle note di hit come Mamma Mia, Super Trouper e (eccoci qua) Dancing Queen.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, smentì ufficialmente la presenza del Presidente all’evento per proteggere la sua immagine pubblica di leader «duro», pur ammettendo che a Putin piacesse la musica degli ABBA. Il cortocircuito nella mente omosessuale, che feticizza gli ABBA e demonizza Putin nemico dell’omotransessualismo organizzato, è inevitabile.
Va ricordato inoltre che un altro pezzo chiaramente legato all’omosessualismo, YMCA dei Village People, è divenuto l’irresistibile colonna sonora della campagna elettorale di Donald Trump 2024, con il candidato presidente ad inventarsi anche un’iconico balletto sulle note della canzone.
Secondo alcuni osservatori, i Village People (i quali sembrano aver abbracciato il nuovo successo politico della canzone) rappresenterebbero i gay in una maniera psicologicamente profonda: i personaggi che portano sul palco – i poliziotto, l’indiano, il marinaio – rappresentano archetipi di figure maschie e paterne che, secondo la teoria riparativa, mancano nella psiche dell’omosessuale, il quale ne rimane angosciosamente attratto e scegli di rapportarvisi attraverso la famelica sessualità sodomitica.
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Immagine screenshot da Twitter
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