Persecuzioni
Israele rifiuta di riaprire la moschea di Al-Aqsa per la fine del Ramadano
La moschea di Al-Aqsa, uno dei siti più sacri per i musulmani a Gerusalemme, è rimasta chiusa dalle autorità israeliane, nonostante i musulmani di tutto il mondo stiano celebrando l’Eid al-Fitr, l’ultimo venerdì del Ramadano che segna la fine del digiuno.
Il complesso è stato chiuso durante l’attuale guerra con l’Iran e, per la prima volta dal 1967, ai fedeli non è stato concesso di celebrare la festività in quel luogo.
Venerdì, decine di persone si sono radunate a Gerusalemme per pregare, ma i loro tentativi di avvicinarsi alle porte della Città Vecchia sono stati respinti con gas lacrimogeni dalle forze di sicurezza israeliane dislocate ai posti di blocco, come documentano le immagini girate sul posto.
🚨Israeli Forces Attack Worshippers In Occupied Jerusalem
When a group of Palestinians congregated for prayer at Bab Al-Amoud (Damascus Gate) of the Old City, they were viciously attacked.
They were praying there because of a bad on entering Al-Aqsa Mosque during Ramadan. pic.twitter.com/oTBnqrYiiN
— MintPress News (@MintPressNews) March 18, 2026
💔🇵🇸 NOW: The Israeli occupation forces are firing live ammunition at Palestinians & preventing them from advancing towards the Al-Aqsa Mosque to perform the Eid al-Fitr prayer pic.twitter.com/ORNy5eSvzX
— Jackson Hinkle 🇺🇸 (@jacksonhinklle) March 20, 2026
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Il 28 febbraio, Israele ha imposto restrizioni all’accesso alla Città Vecchia, incluso il complesso della moschea di Al-Aqsa, motivandole con ragioni di sicurezza in concomitanza con l’attacco congiunto contro l’Iran da parte di Israele e Stati Uniti. La moschea resta inaccessibile mentre il conflitto entra nella sua quarta settimana. All’inizio di marzo, un gruppo di otto nazioni a maggioranza musulmana – Egitto, Giordania, Indonesia, Pakistan, Qatar, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – ha diffuso una dichiarazione congiunta di condanna per la chiusura.
«Le restrizioni di sicurezza all’accesso alla Città Vecchia di Gerusalemme e ai suoi luoghi di culto, unitamente alle restrizioni di accesso discriminatorie e arbitrarie agli altri luoghi di culto nella Città Vecchia, costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale», ha affermato il gruppo, sottolineando che Israele «non ha alcuna sovranità su Gerusalemme occupata o sui suoi luoghi sacri islamici e cristiani».
Con l’approssimarsi della Pasqua, le misure di sicurezza imposte da Israele nella Città Vecchia mettono a rischio anche le celebrazioni cristiane. La Chiesa del Santo Sepolcro, il luogo più sacro del cristianesimo, rimane inaccessibile, alimentando timori per la cerimonia del Fuoco Santo, un rito ortodosso di grande importanza che si svolge ogni anno il Sabato Santo.
Come riportato da Renovatio 21, la cerimonia del fuoco sacro subisce restrizioni da parte dello Stato Ebraico che le chiese definiscono «irragionevoli».
Quest’anno la cerimonia è prevista per l’11 aprile e non è ancora chiaro se ai gerarchi cristiani e ai fedeli sarà permesso l’accesso alla chiesa. Per i cristiani ortodossi, l’impossibilità di ottenere il Fuoco Sacro è considerata un cattivo presagio e potenzialmente un segnale dell’avvicinarsi della fine dei tempi.
Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa emersero immagini preoccupanti di un raid delle forze israeliane nella Moschea di Al-Aqsa, dove rimasero feriti molti fedeli musulmani palestinesi.
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La moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme è il terzo luogo più sacro dell’Islam, dopo la Kaaba (la pietra nera) alla Mecca e la Moschea del Profeta a Medina. Il suo nome deriva dal Corano (Sura al-Isra’ 17:1), che descrive il viaggio notturno (Isra’ e Mi’raj) del profeta Maometto, che secondo il credo musulmano fu trasportato miracolosamente dalla Mecca ad Al-Aqsa, lì guidò in preghiera tutti i profeti precedenti, poi ascese al cielo.
Per i musulmani rappresenta un simbolo di unità profetica, santità e connessione divina. Fu la prima qibla (direzione della preghiera) prima di volgersi verso la Mecca.
Oggi è al centro del complesso del Monte Majid, detto anche al-Haram al-Sharif (il «Nobile Santuario»), considerato benedetto e vicino al paradiso. Rappresenta fede, identità e resistenza per i musulmani, specialmente palestinesi, e suscita profonda emozione globale quando la sua integrità è minacciata.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Betlemme, truppe israeliane irrompono alla festa di S. Giorgio: lacrimogeni contro i pellegrini cristiani
HORRIFIC: A dispute at St. George Monastery in the village of Al-Khader, near Bethlehem, escalated into violence, with rocks thrown at the monastery while many Christians were inside marking the Feast of St. George.
The Governor of Bethlehem Governorate said that what occurred… pic.twitter.com/6NrGCNcsyx — Ihab Hassan (@IhabHassane) May 5, 2026
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Persecuzioni
Cattolici arrestati dopo che nazionalisti indù hanno fatto irruzione in una riunione di preghiera
Quattro cattolici sono stati arrestati con l’accusa di conversione forzata e macellazione di mucche dopo che attivisti nazionalisti indù hanno fatto irruzione in un raduno di preghiera nello stato indiano del Rajasthan, l’ultimo episodio di quello che i vescovi indiani definiscono un «costante aumento» della violenza anticristiana.
In un’intervista pubblicata da Crux il 6 maggio, il vescovo Devprasad Ganawa di Udaipur ha dichiarato: «l’incidente è fortemente condannabile, poiché sconvolge la vita del villaggio e dell’intera comunità. Era in corso una celebrazione pacifica, alla quale partecipavano esclusivamente fedeli cattolici. Oggi, essere cristiani comporta sfide significative e spesso ci si sente come se fossimo sotto costante sorveglianza».
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Secondo l’arcivescovo Thomas Menamparampil, arcivescovo emerito di Guwahati, un gruppo di «12-13 attivisti Hindutva» ha interrotto un incontro religioso cattolico. All’evento partecipavano circa 70 cattolici. Ha affermato che i presenti sono stati accusati di «attività di conversione forzata e macellazione di bovini», dopodiché «la colluttazione che ne è seguita è degenerata in violenza». Menamparampil ha anche dichiarato che la polizia «si è rifiutata di registrare una denuncia» relativa all’incidente e che i leader indiani «tollerano questi episodi di violenza».
Gli arresti sono avvenuti nel contesto delle continue controversie nazionali sulla legislazione anti-conversione in India. Diversi stati indiani, tra cui il Rajasthan, applicano leggi che regolamentano le conversioni religiose, prevedendo sanzioni per quelle che le autorità classificano come conversioni illegali o forzate. Le organizzazioni nazionaliste indù hanno ripetutamente affermato che i gruppi cristiani ricorrono alla coercizione o all’inganno per convertire gli indù, accuse costantemente respinte dai leader cattolici e da altri rappresentanti cristiani.
L’arcivescovo indiano ha inoltre affermato che «oltre 640 episodi di questo tipo sono stati segnalati nel 2024. Ogni anno si è registrato un aumento costante».
Ganawa ha aggiunto che, «nonostante tutto, il nostro apostolato nell’ambito dell’istruzione, della sanità e dei servizi sociali continua senza sosta. Il nostro personale si dedica instancabilmente al servizio delle persone di ogni casta e credo, senza discriminazioni. Rimaniamo fedeli alla nostra missione di contribuire alla costruzione della nazione».
Dal 2014 l’India è governata dal Bharatiya Janata Party, un partito legato a organizzazioni nazionalista seguaci dell’hindutva, l’«induità», cioè il suprematismo delle religioni nate nel subcontinente – l’induismo sopra ogni altra – nei confronti delle altre, cioè cristianesimo e Islam.
Secondo i dati governativi citati da Crux, i cristiani rappresentano circa il 2,3% della popolazione indiana, che conta oltre 1,4 miliardi di abitanti. Nel Rajasthan, gli indù costituiscono quasi il 90% della popolazione, mentre i cristiani rappresentano circa lo 0,14%.
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Il cristianesimo è visto come un pericolo perché incoraggia la conversione, sfida le gerarchie di casta e rappresenta valori occidentali che gli ideologi dell’hindutva considerano incompatibili con l’ordine sociale tradizionale dell’India.
Secondo un rapporto pubblicato il 4 novembre 2025 dall’ONG United Christian Forum (UCF), gli attacchi contro i cristiani in India sono aumentati di oltre il 500% in un decennio.
L’anno passato la Conferenza Episcopale Indiana aveva condannato l’attacco avvenuto il 6 agosto a Jaleswar, dove due sacerdoti e un catechista sono stati picchiati da una folla di circa 70 persone con false accuse di conversioni forzate, mentre le suore che li accompagnavano sono state salvate da donne del villaggio.
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Immagine di Gerd Eichmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Persecuzioni
Soldato israeliano mette una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria
🇮🇱🇱🇧 Israel said the soldier who placed a cigarette into the mouth of a statue of the Virgin Mary in southern Lebanon will be disciplined. Given the number of times Israeli soldiers have desecrated Christian icons in Lebanon, the “discipline” will probably a stern talk about how… https://t.co/d7GTp9hlJj pic.twitter.com/MgQcNid4Fg
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 6, 2026
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A settler spits on the door of an Armenian church, St. James Cathedral, in the Armenian Quarter of Jerusalem.These are not isolated incidents, but rather something closer to the culture of an entire society. Israelis think and act this way collectively. https://t.co/NYbrAR30aY pic.twitter.com/yeLV1LB8sH
— Settlers From Within (@SettlersFW) May 2, 2026
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