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Il vaccino C-19 un programma satanico? Parla un sacerdote della FSSPX

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Renovatio 21 pubblica questo scritto di padre Peter Lang, tesoriere in carica nel Distretto tedesco della Fraternità Sacerdotale San Pio X (Priorato Sant’Atanasio, Stoccarda). I link interni allo scritto non sono presenti nell’originale, ma apposti da Renovatio 21 per eventuali approfondimenti di questa materia che abbiamo trattato, in questi anni, tanto a fondo.

 

 

 

 

 

 

I media ei politici continuano a dirci, attraverso una propaganda massiccia, costante e abilmente orchestrata, che non ci sarebbe altra alternativa contro il «coronavirus 201» (COVID-19; SARS-CoV-2) rispetto al vaccino. Sono unanimi: solo la vaccinazione dell’intera popolazione mondiale potrà garantire la salute futura e il benessere generale. Ma è vero? Ovviamente no. E anche l’OMS ci avverte: «Il vaccino non riporterà la vecchia normalità» (1).

Di fronte a tutte queste contraddizioni, è nostro dovere, come cattolici, chiederci: quali giudizi dovremmo dare su questi fatti coperti da tante zone d’ombra?

 

Tuttavia, in tutto il mondo, vengono implementati programmi di vaccinazione. Ecco perché, di fronte a tutte queste contraddizioni, è nostro dovere, come cattolici, chiederci: quali giudizi dovremmo dare su questi fatti coperti da tante zone d’ombra?

 

 

I – Considerazioni preliminari

  • Idealmente, la questione dei vaccini dovrebbe essere sviluppata in generale, ma ciò richiederebbe uno studio completo che ci allontanerebbe dal cuore di ciò che è in questione qui.

 

  • Nel 2005 è stata l’influenza aviaria, nel 2009 l’influenza suina (2), nel 2014 il virus Ebola  (3) e nel 2016 il virus Zika (4), che sono stati sistematicamente presentati come molto pericolosi e di fronte alla quale la vaccinazione è stata proposta come soluzione definitiva, la cura miracolosa per controllare la loro diffusione. Ad esempio, alcuni governi hanno ordinato milioni di dosi di vaccino, che sono state successivamente distrutte (5).

 

Restiamo quindi sempre cauti di fronte a ciò che ci viene presentato come non avente alternative dalle alte sfere politiche globali e nazionali, soprattutto quando iniziano ad evocare una «salvezza dell’umanità» con il vaccino contro il COVID-19

  • Allo stesso tempo, la menzogna del riscaldamento globale (vale a dire che la CO2 , che rappresenta poco più dello 0,39% dell’atmosfera, è l’unica responsabile) si stava propagando sulla faccia della terra.

 

  • Una semplice analisi oggettiva con un po’ di buon senso mostra che le bugie si susseguono: non perdiamo di vista questo stato di cose quando consideriamo la questione del COVID-19. Restiamo quindi sempre cauti di fronte a ciò che ci viene presentato come non avente alternative dalle alte sfere politiche globali e nazionali, soprattutto quando iniziano ad evocare una «salvezza dell’umanità» con il vaccino contro il COVID-19.

 

 

II – La «pandemia» del COVID-19

Il tasso di mortalità è sufficiente per dimostrare che nel caso del COVID-19 non si tratta di una pandemia: se confrontiamo il 2020 con il 2019, vediamo che il tasso di mortalità in Germania è quasi identico di anno in anno; un altro esempio: negli Stati Uniti il ​​bilancio delle vittime nel 2020 è addirittura inferiore a quello del 2019 – e questo nonostante la propaganda che cercava di far apparire il Paese allora ancora governato da Trump in una sorta di «inferno del COVID-19».

 

Gli ultimi studi immunologici indicano quindi che il tasso di mortalità per COVID-19 nella maggior parte dei paesi è compreso tra lo 0,10 e lo 0,50% della popolazione colpita, che è paragonabile alle onde influenzali del 1957 e del 1968

Gli ultimi studi immunologici indicano quindi che il tasso di mortalità per COVID-19 nella maggior parte dei paesi è compreso tra lo 0,10 e lo 0,50% della popolazione colpita, che è paragonabile alle onde influenzali del 1957 e del 1968.

 

Inoltre, molti virologi hanno dimostrato che il test PCR è molto impreciso (il foglietto illustrativo indica che non è approvato per la diagnosi). Questo test indica solo che c’è qualcosa del COVID-19 (virus, virus morto o frammenti di virus) nel corpo di un individuo, ma non indica in alcun modo se è effettivamente un portatore del virus dell’influenza COVID-19.

 

Pertanto, quasi il 40% degli individui infettati dal virus COVID-19 rimane asintomatico e quasi il 40% ha sintomi lievi nel peggiore dei casi. Tuttavia, le cifre che vengono pubblicate ogni giorno deliberatamente e intenzionalmente omettono questo fatto, le cifre devono rimanere alte, affinché il livello di paura stabilito all’interno della popolazione non diminuisca e la grande massa rimanga docile.

 

Che il COVID-19 sia stato presentato come una «pandemia» dai mass media di tutto il mondo – del resto tutti allineati tra loro, il che non è certo di buon auspicio (si pensi al comunismo o al nazionalsocialismo) – questo è un dato di fatto che abbiamo tutti sperimentato negli ultimi mesi.

 

Quasi il 40% degli individui infettati dal virus COVID-19 rimane asintomatico e quasi il 40% ha sintomi lievi nel peggiore dei casi. Tuttavia, le cifre che vengono pubblicate ogni giorno deliberatamente e intenzionalmente omettono questo fatto, le cifre devono rimanere alte, affinché il livello di paura stabilito all’interno della popolazione non diminuisca e la grande massa rimanga docile

Ma perché tanto accanimento? Perché poteri sottostanti di essenza satanica vogliono installare un nuovo ordine mondiale globalista e comunista – come la Cina – sulle rovine dell’ordine attuale. Un nuovo ordine deliberatamente senza Dio, senza ordine naturale, senza Legge e senza Giustizia.

 

 

III – Il vaccino contro il Covid-19

Ce lo raccontano quotidianamente e attraverso tutti i canali i media e la politica: per tenere sotto controllo il virus COVID-19 bisogna vaccinare tutti gli abitanti del pianeta. Non ci sono alternative .

 

In Inghilterra, la vaccinazione è già avvenuta dalla fine di novembre 2020; in Germania, dalla fine di dicembre 2020 (i centri di vaccinazione sono stati dislocati lì in tutto il Paese): dobbiamo quindi aspettarci che presto, in un modo o nell’altro, saremo costretti a questa vaccinazione, alcuni paesi in particolare già offrono servizi di viaggio a soggetti vaccinati (il vincolo sarà quindi essenzialmente sociale: chi la rifiuterà verrà poi designato come «egoista spericolato» o «pericolo per se stessi e per le proprie famiglie e i propri simili»).

 

Quindi, di fronte a una situazione del genere e considerando l’atmosfera empia di bugie che ci circonda, cosa dovremmo pensare di questo vaccino stesso? Possiamo solo aspettarci il peggio. Affrontiamo questa questione attraverso una breve analisi, sempre con obiettività e senza riserve:

 

Ma perché tanto accanimento? Perché poteri sottostanti di essenza satanica vogliono installare un nuovo ordine mondiale globalista e comunista – come la Cina – sulle rovine dell’ordine attuale. Un nuovo ordine deliberatamente senza Dio, senza ordine naturale, senza Legge e senza Giustizia

a) Lo sviluppo del vaccino

Questo vaccino è stato sviluppato in meno di un anno. Tuttavia, normalmente e in passato, ci sono sempre voluti almeno otto-dieci anni per sviluppare un vaccino (e anche lì l’efficacia spesso non c’era). Con la ricerca per il vaccino Covid-19, abbiamo semplicemente saltato la fase di sperimentazione sugli animali; altri test sono stati ignorati e radicalmente semplificati e/o accorciati per risparmiare tempo.

 

Inoltre, la valutazione del rischio-beneficio, normalmente svolta in tali procedure, non è stata effettuata né dall’UE, né dallo  STIKO [Comitato permanente per la vaccinazione presso l’Istituto Robert Koch di Berlino, ndr], né dall’IQWiG [Istituto tedesco per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria, ndr], per non parlare del Consiglio etico [l’equivalente, più o meno, del Comitato italiano per la Bioetica, ndr], che non abbiamo nemmeno interpellato per il suo parere.

 

Tutto ci porta a ritenere, da questa fase di ricerca e sviluppo eccezionalmente breve e «straordinaria» (rispetto a quanto fino ad ora noto), che il rischio di effetti collaterali legati a questo vaccino sia addirittura superiore a quello dei vaccini sviluppati «secondo le regole dell’arte».

 

In effetti, al momento e in questa fase, nessuno lo sa veramente quale sarà alla fine il danno causato dal vaccino contro il COVID-19.

 

Alcuni casi di paralisi facciale e gravi disturbi neurologici a seguito del vaccino Covid-19 nel Regno Unito ci danno una prima idea del pericolo. Quindi – e in considerazione di quanto sopra – diventa molto più chiaro che nella realtà, siamo noi esseri umani le cavie poco costose nello sviluppo di questo particolare vaccino – cavie tra cui il «Papa della vaccinazione», Bill Gates, stima che dal 10 al 15% morirà a causa della sua assunzione (decessi considerati «danni collaterali») .

 

Tutto ci porta a ritenere, da questa fase di ricerca e sviluppo eccezionalmente breve e «straordinaria» (rispetto a quanto fino ad ora noto), che il rischio di effetti collaterali legati a questo vaccino sia addirittura superiore a quello dei vaccini sviluppati «secondo le regole dell’arte».

C’è già stato un decesso ufficiale a seguito della vaccinazione in Svizzera (6); in Norvegia, sono stati segnalati 23 decessi a metà gennaio 2021 a seguito di vaccinazioni contro COVID-19 (7); il Wochenblick del 24.01.2021 riporta che 11 anziani sono morti dopo la vaccinazione di 40 residenti di una casa di riposo tedesca a Uhldingen-Mühlhofen; etc.

 

E questo è solo l’inizio: questo elenco probabilmente si espanderà nelle settimane e nei mesi a venire. Tuttavia, secondo media e politici, questi sono solo effetti collaterali, molto trascurabili in relazione a questo «terribile» virus COVID-19.

 

L’unico fattore della palese negligenza con cui è stato sviluppato il vaccino contro il COVID-19 dovrebbe già essere sufficiente per rifiutare categoricamente l’iniezione di questo vaccino. Nessuno può e non deve essere costretto a subire le conseguenze dell’irresponsabilità con cui è stato sviluppato questo vaccino.

 

 

b) Il vaccino mRNA

Michael Hesemann scrive (8): «BioNtech, un’azienda con sede a Mainz, afferma di essere in grado di darci un vaccino contro il COVID-19. Ma non sorprende che il fondatore di BioNtech abbia detto in una trasmissione televisiva di Stern che lui stesso non sarebbe stato vaccinato? Attenzione: con il proprio vaccino! Quindi nel rapporto annuale 2020 di BioNtech per gli investitori possiamo leggere (in inglese, pagina 15) (16): «Nessuna immunoterapia basata su mRNA è stata ancora approvata ed è possibile che non lo sarà mai. Lo sviluppo di farmaci a mRNA comporta infatti rischi significativi in ​​termini di sviluppo clinico e regolazione a causa della natura nuova e senza precedenti di questa nuova categoria di prodotti terapeutici».

Nel rapporto annuale 2020 di BioNtech per gli investitori possiamo leggere: «Nessuna immunoterapia basata su mRNA è stata ancora approvata ed è possibile che non lo sarà mai. Lo sviluppo di farmaci a mRNA comporta infatti rischi significativi in ​​termini di sviluppo clinico e regolazione a causa della natura nuova e senza precedenti di questa nuova categoria di prodotti terapeutici»

 

Parlano chiaramente agli investitori. Ma non per noi umani, porcellini d’India. Nel caso del COVID-19, questa è quindi la prima volta nella storia della vaccinazione che è stato utilizzato un metodo basato sull’mRNA.

 

In passato, un tale vaccino non ha mai superato i test sugli animali e non è mai stato approvato a causa dell’elevato rischio di gravi effetti collaterali. Ma con il COVID-19, queste preoccupazioni non giocano più un ruolo. Ma anche qui i media e i politici continuano a minimizzare la gravità di questi fatti.

 

Il virologo Dr. Wolfgang Wodarg riassume il problema del vaccino a mRNA in modo categorico e inequivocabile: «Le “vaccinazioni” pianificate ci cambiano geneticamente» (9). In poche parole, questo significa che noi esseri umani possiamo essere manipolati geneticamente per la prima volta nella storia della vaccinazione. Per il meglio o per il peggio? La risposta a questa domanda è facile da dare: in peggio, ovviamente. Se i poveri ometti, così patetici, pensano di poter intervenire nel patrimonio genetico dell’uomo – creato da Dio – per modificarlo secondo i loro criteri, allora questo non può che portare a conseguenze devastanti.

 

La somministrazione di questo vaccino mRNA non è altro che una rivoluzione contro Dio e contro l’ordine che ha posto in natura. L’uomo prende se stesso per Dio. Di fronte al «vaccino» contro il COVID-19, non è quindi più in dubbio quello che noi cattolici dobbiamo fare: rifiuto categorico.

Se i poveri ometti, così patetici, pensano di poter intervenire nel patrimonio genetico dell’uomo – creato da Dio – per modificarlo secondo i loro criteri, allora questo non può che portare a conseguenze devastanti

 

c) L’uso dei feti

Dagli anni ’60, molti vaccini sono stati sviluppati da linee cellulari fetali di almeno tre bambini abortiti. Naturalmente ci sono anche vaccini che non si basano su queste linee cellulari, ma questi ultimi sono ancora spesso usati per i test.

 

Per quanto riguarda il giudizio teologico e morale sulla problematica dell’uso dei vaccini in questione, molti cattolici si affidano attualmente ad un documento della Pontificia Accademia per la Vita del 9 giugno 2005 (10), che è stato confermato da un comunicato della stessa istituzione del 31 luglio 2017. In questo documento, l’Accademia afferma che «le linee cellulari attualmente in uso sono molto lontane dagli aborti originari e quindi non coinvolgono più questo legame di cooperazione morale che è fondamentale per una valutazione eticamente negativa del loro utilizzo».

 

Tuttavia, in una dichiarazione del 12 dicembre 2020, il cardinale Janis Pujats, l’arcivescovo Tomasz Peta, l’arcivescovo Jan Pawel Lenga, il vescovo Joseph E. Strickland e il vescovo ausiliare Athanasius Schneider hanno plausibilmente spiegato perché il ragionamento della Pontificia Accademia è inaccettabile:

La somministrazione di questo vaccino mRNA non è altro che una rivoluzione contro Dio e contro l’ordine che ha posto in natura. L’uomo prende se stesso per Dio. Di fronte al «vaccino» contro il COVID-19, non è quindi più in dubbio quello che noi cattolici dobbiamo fare: rifiuto categorico.

 

«Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio, il pagamento delle tasse, l’uso di prodotti realizzati da schiavi, etc.). Questo principio, tuttavia, difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini prodotti da linee cellulari fetali, in quanto coloro che consapevolmente e volontariamente accettano tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, anche se molto lontana, con gli ingranaggi dell’industria. Ma il crimine dell’aborto è così mostruoso che qualsiasi forma di concatenazione con questo crimine, qualunque esso sia e anche molto remoto, è immorale e non può in alcun modo essere accettato da un cattolico una volta che lo abbia preso. Chiunque utilizzi questi vaccini dovrebbe essere consapevole che il proprio corpo in qualche modo «beneficia» dei «frutti» (anche se rimossi da una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità. (E qui, precisiamo che non si tratta di cellule di bambini morti, abortiti, assassinati. No, questo non sarebbe appropriato: per essere efficaci, le cellule in questione – come gli organi per i trapiantidevono essere viventi. In concreto, ciò significa che i bambini destinati all’aborto vengono partoriti con taglio cesareo e quindi – senza anestesia – il tessuto agognato viene rimosso).

 

Anche altri importanti religiosi si oppongono molto chiaramente all’uso di questi vaccini COVID-19. In una lettera pubblica datata 15 agosto 2020 l’Arcivescovo Carlo Maria Vigano, che si sta avvicinando alla tradizione, ha affermato: «Da un punto di vista morale, per qualsiasi cattolico che voglia rimanere fedele al suo Battesimo, è assolutamente inammissibile accettare una vaccinazione che utilizzi materiali di feti umani nel processo di produzione. (…) Non si può tacere se le autorità pubbliche realizzassero vaccini obbligatori che pongono seri problemi etici o morali o che, più prosaicamente, non garantiscono il raggiungimento degli effetti attesi e si accontentano di promettere benefici che d ‘origine scientifica punto di vista, sono assolutamente discutibili».

 

In una conferenza tenuta il 20 maggio 2020, il cardinale Raymond Burke ha detto:

 

«Riguardo alla vaccinazione, deve essere chiaro che non è mai moralmente giustificabile sviluppare un vaccino utilizzando linee cellulari di feti abortiti. L’idea di introdurre un simile vaccino nel proprio corpo è giustamente ripugnante. Allo stesso tempo, deve essere chiaro che la vaccinazione stessa non può essere imposta ai cittadini in modo totalitario. Se lo Stato adotta una simile pratica, viola l’integrità dei suoi cittadini. Sebbene lo stato possa emanare regolamenti ragionevoli per proteggere la salute, non è il fornitore di assistenza sanitaria finale. È Dio. Tutto ciò che lo Stato propone deve rispettare Dio e la sua legge»

 

Non c’è niente da aggiungere a queste dichiarazioni chiare e inequivocabili di questi cardinali e vescovi.

Non si tratta di cellule di bambini morti, abortiti, assassinati. No, questo non sarebbe appropriato: per essere efficaci, le cellule in questione – come gli organi per i trapianti – devono essere viventi. In concreto, ciò significa che i bambini destinati all’aborto vengono partoriti con taglio cesareo e quindi – senza anestesia – il tessuto agognato viene rimosso

 

d) Marcatura e tracciabilità mediante vaccinazione 

Bill Gates ha già depositato un brevetto negli Stati Uniti nel 2017, chiamato Luciferase , che consiste nell’aggiungere un enzima a un vaccino che rende la vaccinazione «leggibile» nell’uomo.

 

Il 26 marzo 2020, Microsoft ha depositato un brevetto internazionale numero 060606, che va anche oltre. In questo brevetto, un «corpo estraneo», che può contattare un server di computer, viene posto nel corpo umano mediante vaccinazione o altri mezzi. Dato il numero di questo brevetto, non dovrebbero esserci ulteriori dubbi per chiunque possa capire chi è alla fine dietro la «pandemia» e il vaccino contro il COVID-19. Rendere la vaccinazione «leggibile» comporterebbe ciò di cui parlano le Scritture, ovvero che solo chi ha il marchio sulla mano o sulla fronte può comprare o vendere. Ad esempio, se il sensore sulla porta d’ingresso di un negozio di alimentari rileva che una persona non è stata vaccinata, la porta rimarrà chiusa.

 

Ma perché è necessaria questa verificabilità? Perché ci saranno sempre medici che rilasceranno un certificato che attesta che una persona è vaccinata anche se non lo sono. Gli Stati non ci permetteranno certamente questa scappatoia.

 

Considerando tutti gli elementi di cui sopra (materiale embrionale, modificazione genetica, tempo di ricerca e sviluppo per il vaccino che è troppo breve, effetti collaterali disastrosi fino ad oggi, decessi legati all’assunzione del vaccino, marcatura e verificabilità, rischio di infertilità, ecc. ), può esserci, per noi cattolici, di fronte al vaccino contro il Covid-19, una sola possibile decisione: il rifiuto categorico

e) Questo vaccino causa infertilità nelle donne?

Il dottor Wolfgang Wodarg e il dottor Michael Yeadon, ex direttore della ricerca presso Pfizer, hanno invitato le autorità di regolamentazione a sospendere immediatamente l’approvazione dei vaccini COVID-19, anche per i seguenti motivi:

 

«I vaccini possono introdurre anticorpi contro le proteine spike SARS-CoV-2. Ma le proteine spike includono proteine ​​omologhe alla sincitina, che sono essenziali per la formazione della placenta nei mammiferi come gli esseri umani. È essenziale escludere la possibilità che un vaccino contro SARS-CoV-2 induca una risposta immunitaria contro la sincitina-1, altrimenti nelle donne vaccinate potrebbe verificarsi infertilità di durata indefinita».

 

 

IV – Riepilogo:

  • Considerando tutti gli elementi di cui sopra (materiale embrionale, modificazione genetica, tempo di ricerca e sviluppo per il vaccino che è troppo breve, effetti collaterali disastrosi fino ad oggi, decessi legati all’assunzione del vaccino, marcatura e tracciabilità, verificabilità, rischio di infertilità, ecc. ), può esserci, per noi cattolici, di fronte al vaccino contro il COVID-19, una sola possibile decisione: il rifiuto categorico. Questo vaccino è intrinsecamente cattivo. Questo vaccino proviene da una scienza senza coscienza, cioè da una scienza senza Dio, che non si cura minimamente delle leggi naturali e che trasgredisce sfacciatamente e arrogantemente tutti i limiti posti da Dio.

 

 Questo vaccino è intrinsecamente cattivo. Questo vaccino proviene da una scienza senza coscienza, cioè da una scienza senza Dio, che non si cura minimamente delle leggi naturali e che trasgredisce sfacciatamente e arrogantemente tutti i limiti posti da Dio

  • Chi si lascia volontariamente iniettare questo vaccino accetta da una parte questa scienza senza coscienza e dall’altra il sistema satanico e dittatoriale (060606), che sta rimodellando il mondo nella sua direzione. La fede nel Figlio di Dio e nella sua Chiesa non ha posto lì e le sue leggi naturali si trasformano nel loro opposto (vedi teoria del gender e molte altre cose). Quindi con la vaccinazione di massa dell’intera popolazione mondiale, le persone devono ricevere un «battesimo» satanico per così dire.

 

  • Ciò significa che non può esserci alcun motivo valido per accettare questo vaccino (anche se implicasse che il padre di famiglia perde il lavoro, che l’ipoteca sulla casa non può più essere rimborsata, che la famiglia perde tutto e deve andarsene supplicando di sopravvivere). È in questo senso che l’Ausiliare Mons. Schneider si è espresso in un’intervista del 18 dicembre 2020: «Sono convinto che ci sarà una grande, forse non così grande, ma un numero considerevole di persone. Gente comune, non tanti chierici e non tanti intellettuali, ma persone semplici, mamme, nonne semplici e brave giovani, che andranno in prigione, che non accetteranno questo vaccino, anche se perderanno la loro breve vita terrena » (23).

 

  • Viviamo in tempi molto difficili. Ma questo fatto ci dà l’opportunità di mettere alla prova la nostra lealtà a Dio, che, se restiamo saldi, ci ricompenserà con una generosità che non possiamo concepire qui sulla terra.

 

Potremmo anche ricevere la grazia di diventare martiri:

Chi si lascia volontariamente iniettare questo vaccino accetta da una parte questa scienza senza coscienza e dall’altra il sistema satanico e dittatoriale (060606), che sta rimodellando il mondo nella sua direzione. Quindi con la vaccinazione di massa dell’intera popolazione mondiale, le persone devono ricevere un «battesimo» satanico per così dire

 

– Come San Giovanni Battista che gridò a Erode: «Non hai diritto!»

 

– Come i cristiani dei primi secoli che si rifiutavano di bruciare incenso agli idoli

 

– Come i cristiani sotto i regimi comunisti, che furono mandati nei gulag

 

– Come i cattolici sotto il regime nazista, che hanno dovuto subire gravi rappresaglie o sono stati addirittura uccisi.

 

Il nemico di oggi ci sta davanti non come un idolo, non con una mitragliatrice, ma come una dose di vaccino antidivino che trasgredisce tutte le leggi della natura, con il pretesto di salvarci e di aiutarci. Difficile pensare a un piano più brillante (nel senso satanico del termine).

Non può esserci alcun motivo valido per accettare questo vaccino (anche se implicasse che il padre di famiglia perde il lavoro, che l’ipoteca sulla casa non può più essere rimborsata, che la famiglia perde tutto e deve andarsene supplicando di sopravvivere)

 

È per questo:

 

  • Smettiamola di rimuginare in modo liberale:  i feti sono lontani,  la modificazione del nostro DNA non è provata, la marcatura e la tracciabilità è solo una teoria del complotto.

 

  • Piuttosto, cominciamo oggi con la preghiera quotidiana di supplica per chiedere le grazie di una maggiore fedeltà e di una maggiore fermezza.

 

Chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

 

Il tempo della tribolazione non durerà per sempre.

Il nemico di oggi ci sta davanti non come un idolo, non con una mitragliatrice, ma come una dose di vaccino antidivino che trasgredisce tutte le leggi della natura, con il pretesto di salvarci e di aiutarci. Difficile pensare a un piano più brillante (nel senso satanico del termine)

 

Dio interverrà e umilierà i suoi nemici.

 

 

Padre Peter Lang

Gennaio 2021

 

 

 

NOTE

1) Cfr. «OMS: Impfung wird die alte Normalität nicht zurückbringen»

2) Cfr. Arte, «Profiteure der Angst – Das Geschäft mit der Schweinegrippe» (2009)

3) Cfr. LifeSiteNews, «Obama Admin backing Ebola vaccines using aborted baby cell lines» (2014)

4) Cfr. CNA Deutsch, «Zika-Virus und Schwangere : ist Abtreibung eine Lösung?» (2016)

5) Cfr. Süddeutsche Zeitung: «Millionen Impfdosen übrig» (2010)

6) Cfr. Nordkurier: «Schweiz : Behörde bestätigt Todesfall nach Corona-Impfung»

7) Cfr. Wochenblick, «Skandal in Norwegens Pflegeheimen: 23 Tote nach Covid-Impfungen»

8) Cfr. Gloria TV, «Nach 30 Jahren Forschung (seit 1990) wurde nie eine RNA-Impfung»

9) Cfr. Wodarg.com: «Neue Bedenken über die berichteten Wirksamkeitsergebnisse der COVID-19-Impfstoffstudien» (2020)

10) Cfr. Pontificia Accademia per la Vita (Roma)

23) Cfr. LifeSiteNews, «Bishop Schneider explains why Christians must never take abortion-tainted COVID vaccine (2020)»

 

 

 

Articolo apparso su MPI.

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Mons. Viganò: papato e katéchon, «chi dovrebbe trattenere il mistero d’iniquità ha scelto di assecondarlo»

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella Festa della Madonna della Quercia, Custode di Viterbo.

 

 

 

SUBTER QUERCUM, QUAE ERAT IN SANCTUARIO DOMINI

nella Festa della Madonna della Quercia, Custode di Viterbo

 

Quasi terebinthus extendi ramos meos,

et rami mei honoris et gratiæ.

Eccli 24, 22

Ecce lapis iste erit vobis in testimonium,

quod audierit omnia verba Domini.

Jos 24, 27

Diletti Fratelli e Sorelle,
carissimi Claudio, Mauro e Antonio,
carissimi Silvio e Francesco,

 

Quando Giosuè, giunto al termine dei suoi giorni, radunò le tribù d’Israele a Sichem per rinnovare l’Alleanza, non le condusse in un palazzo, né entro le mura di una fortezza. Le condusse sotto una quercia. E là, dopo che il popolo ebbe gridato Domino Deo nostro serviemus, et obedientes erimus præceptis ejus, egli prese una grande pietra e la pose subter quercum, quae erat in sanctuario Domini, e disse: «Ecco, questa pietra sarà per voi testimone, perché ha udito tutte le parole del Signore».

 

Un patto, un popolo, una quercia. La Scrittura ce lo mostra tremila anni prima che accadesse qui in Viterbo, sul Campo Graziano, nel settembre del 1467. Perché anche Viterbo, liberata dalla peste dopo una settimana di preghiera e penitenza, si legò alla sua Signora con un patto d’amore — così lo chiamarono i nostri padri, e così lo chiamiamo ancora — e anche Viterbo lo strinse sotto una quercia. Non la pietra fu il testimone, ma un povero coppo di terracotta, dipinto da un pittore che si chiamava Monetto e appeso a un ramo da un artigiano che si chiamava Battista. Quel coppo ha udito il voto della Città; quel coppo, da cinque secoli e mezzo, ne è il testimone.

 

Ed è di questo patto che oggi, festa patronale, dobbiamo parlare: perché un patto ha due contraenti, ed è lecito chiederci se entrambi lo abbiano mantenuto.

 

La Provvidenza ha voluto che questa festa fosse anche, per cinque giovani, il giorno in cui essi sottoscrivono personalmente quel patto. Ieri sera, ai primi Vespri della vigilia, Silvio e Francesco hanno rivestito la cappa ed hanno iniziato ufficialmente l’anno propedeutico che li prepara al Seminario; fra pochi istanti Mauro e Antonio riceveranno l’Ostiariato, e Claudio il Lettorato. Cinque nomi in più, dunque, sotto la quercia. Di loro parlerò dopo; ma tenete presente fin d’ora che tutto ciò che dirò della Madonna della Quercia vale, in modo eminente, per chi oggi si consacra al Suo servizio.

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I. La Madonna che non si lascia spostare

Consentitemi anzitutto di ricordare un particolare della storia della Quercia che si tace troppo spesso, e che invece mi pare quello che più ci riguarda in quest’ora.

 

Prima dei prodigi del 1467 ve ne furono altri, più silenziosi, e di un genere singolare. Intorno al 1450 un eremita, tal Pier Domenico Alberti, ritenne che quell’immagine fosse troppo esposta, troppo povera, troppo abbandonata: la staccò dall’albero per portarla nel suo romitorio, dove le avrebbe assicurato un culto più decoroso. Il mattino seguente il coppo era di nuovo sulla quercia. Qualche anno più tardi una pia donna, Bartolomea, fece lo stesso, con la stessa buona intenzione, e più di una volta: e più di una volta l’immagine tornò da sé al ramo dal quale era stata tolta.

 

Riflettete, carissimi. Nessuno dei due voleva profanare la sacra immagine; entrambi volevano migliorarne la collocazione. Erano persone devote, e credevano di comportarsi in modo ragionevolissimo. Perché lasciare l’effige della Madre di Dio in un campo, tra il vento e la pioggia, quando si può darle un tetto e una lampada votiva? E la Vergine, con dolcezza e con fermezza, rispose tornando dov’era. Non dove Le pareva più comodo, ma dove Dio l’aveva posta.

 

Vi è qui un ammaestramento che oso dire profetico. Da sessant’anni si è tentato di spostare la Chiesa dal luogo in cui Nostro Signore l’ha collocata: dalla sua dottrina immutabile, dal suo Sacrificio, dalla sua disciplina, dalla sua costituzione gerarchica. E lo si è fatto, quasi sempre, con le ragioni dell’eremita e di Bartolomea: rendere la Fede più accessibile, più vicina all’uomo, più adatta ai tempi. Si è chiamato aggiornamento ciò che era un trasloco.

 

Ma la Chiesa, come l’immagine della Quercia, non appartiene a chi la vorrebbe sistemare altrove; e ogni volta che la si stacca dal suo albero, cioè dalla Tradizione, essa torna là dove è stata posta, nelle mani di poveri fedeli che non hanno cambiato di una virgola ciò che hanno ricevuto. Guardate dove fioriscono oggi le vocazioni, le famiglie numerose, i giovani in ginocchio: non nelle sale conferenze in cui si discute di sinodalità, ma sotto la vecchia quercia.

 

Il coppo che torna al ramo è il segno che Dio non ratifica gli spostamenti degli uomini, per quanto pii essi si credano. Ne transgrediaris terminos antiquos, quos posuerunt patres tui (Prov 22, 28) — non varcare i confini antichi, che i tuoi padri hanno posto. Colei che conservabat omnia verba hæc non poteva darci lezione più chiara.

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II. Gedeone sotto la quercia

Vi è nella Sacra Scrittura un’altra quercia, e sotto di essa siede un uomo che ci somiglia. Venit Angelus Domini, et sedit sub quercu quæ erat in Ephra; mentre Gedeone, il più piccolo della più piccola famiglia di Manasse, stava battendo il grano di nascosto, nel torchio, per sottrarlo ai Madianiti che avevano invaso e devastato Israele. E l’Angelo gli disse: Dominus tecum, virorum fortissime. Il Signore è con te, o uomo fortissimo.

 

Sono le stesse parole che l’Angelo dirà, tredici secoli dopo, a una Vergine di Nazareth: Dominus tecum. La Chiesa non le ha unite per caso nella sua liturgia. Sotto la quercia di Ofra, Dio saluta la propria forza nell’uomo più debole; a Nazareth, saluta la propria forza nella creatura più umile. E in entrambi i casi la forza non sta nel saluto, ma in Colui che lo pronunzia: Dominus tecum.

 

Che cosa fece Gedeone, salutato così? Tre cose, che sono il programma di ogni cattolico in tempo di occupazione. La prima: di notte, con dieci servi, Gedeone abbatté l’altare di Baal che suo padre aveva innalzato, e tagliò il palo sacro. Non dialogò con Baal, non ne valorizzò gli elementi positivi, non cercò con esso un cammino comune: lo abbatté, e offrì al Signore un olocausto sopra la sua rovina.

 

La seconda: Gedeone chiese a Dio un segno, e Dio glielo diede nel vello — il vello asciutto mentre tutta la terra era bagnata, e poi il vello bagnato mentre tutta la terra era asciutta. I Padri della Chiesa hanno visto in quel vello la Vergine, sulla quale scese la rugiada del Verbo mentre il mondo restava arido.

 

La terza: Gedeone si presentò alla battaglia con trentaduemila uomini, e il Signore gliene lasciò trecento. Ne glorietur contra me Israël, et dicat: Meis viribus liberatus sum (Jd 7, 2) — perché Israele non si vanti dicendo: mi sono liberato con le mie forze.

 

Fratelli carissimi, i Madianiti di quest’ora non arrivano sui cammelli. Occupano cattedre, dicasteri, redazioni, parlamenti; occupano il Vaticano, gli atenei, i seminari e le curie vescovili. E il popolo di Dio batte il grano di nascosto, nel torchio: celebra la Messa di sempre in cappelle di fortuna, insegna il Catechismo in casa, battezza i figli in una Fede che i pastori ufficiali dichiarano superata. Non è la prima volta; e forse non sarà l’ultima. Ma a chi, in questa condizione, si sente il più piccolo della più piccola famiglia, la quercia di Ofra risponde: Dominus tecum.

 

E quanto ai numeri, Dio ha già detto con Gedeone ciò che pensa della preponderanza numerica.

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III. L’albero maestro di Lepanto

Chi entra nella Basilica della Quercia e alza gli occhi, vede tra le sue reliquie più singolari un albero di nave: l’albero maestro di una galea turca, catturata a Lepanto il 7 ottobre 1571, e donato al nostro Santuario da San Pio V. Un papa santo volle che il trofeo della vittoria cristiana stesse qui, presso la Madonna della Quercia, e non è difficile intuirne il motivo: quel legno spezzato accanto al legno che regge l’immagine della Vergine dice, senza parole, quale albero vinca e quale albero affondi.

 

San Pio V non vinse Lepanto con la diplomazia; la vinse con il Rosario. Mentre le galee si urtavano nel golfo di patrasso, Roma pregava, e il papa — ce lo narrano i suoi biografi — si alzò dal tavolo di lavoro, aprì la finestra e disse ai presenti: «Non è ora di affari; andate a ringraziare Dio, perché la nostra flotta ha vinto». Istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, aggiunse alle Litanie l’invocazione Auxilium Christianorum. Ed è lo stesso San Pio V che, un anno prima, con la Bolla Quo Primum, aveva fissato in perpetuo il Rito della Santa Messa che oggi si celebra a questo altare, e che nessun suo Successore aveva il diritto di proscrivere.

 

Ecco allora, dilettissimi, che questa festa unisce ciò che gli uomini vorrebbero separare: la Madonna, il Rosario, la Messa di sempre, e la vittoria sui nemici della Cristianità. San Pio V le teneva insieme, e per questo fu santo e vinse. Chi oggi le separa — chi recita il Rosario ma tollera che si abolisca la Messa, chi vuole la Messa ma si vergogna di parlare di nemici della Fede, chi parla dei nemici ma non prega — non vincerà nulla. L’albero maestro turco ci ricorda che la Cristianità è stata salvata, in un giorno d’ottobre, da un papa che sapeva ancora chi fosse il nemico e Chi fosse l’Aiuto.

 

Ho detto un papa. Perché il papato è stato per secoli il katéchon, ciò che trattiene il mistero d’iniquità. E noi viviamo in un tempo in cui chi dovrebbe trattenere il mistero d’iniquità ha scelto di assecondarlo; in cui la Sede di Pietro dialoga con chi avversa la Fede e la dissacra, e tace con chi Le chiede di essere confermato nella Fede. Non lo dico con compiacimento, ma con il dolore di un Vescovo. Nel frattempo, noi facciamo ciò che fece Roma nel 1571: preghiamo il Rosario, offriamo il Santo Sacrificio e non abbandoniamo la nave.

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IV. I dieci servi di Gedeone

Vengo ora a voi, carissimi Claudio, Mauro, Antonio, e a voi, Silvio e Francesco.

 

Quando Gedeone abbatté di notte l’altare di Baal, la Scrittura annota un particolare che pare secondario: assumptis decem viris de servis suis. Prese con sé dieci dei suoi servi. Non i notabili di Ofra, non i sacerdoti, non i capi delle tribù: dieci servi, di cui non conosciamo il nome, che nel buio portarono la scure, la fune, la legna per l’olocausto. Senza di essi Gedeone non avrebbe potuto fare nulla; e senza Gedeone essi non avrebbero saputo che cosa fare.

 

Questo è il ministero che oggi la Santa Chiesa vi conferisce: essere i servi del Sacrificio dell’altare, coloro che portano gli strumenti del culto sotto la quercia, nell’ora in cui il culto del vero Dio si celebra quasi di nascosto e al suo posto si adorano gli idoli.

 

A voi, Mauro e Antonio, tra poco consegnerò le chiavi, dicendovi: Sic agite, quasi reddituri Deo rationem pro iis rebus quae his clavibus recluduntur. Comportatevi come chi dovrà rendere conto a Dio di ciò che con queste chiavi si apre e si chiude. Giosuè pose la pietra del patto subter quercum, quae erat in sanctuario Domini (Jos 24, 26): sotto la quercia che stava nel santuario del Signore. Un santuario ha una soglia, e la soglia ha un custode. Voi sarete custodi della soglia di questa Chiesa, che è la soglia del patto: aprirete a chiunque venga per rinnovarlo, per pentirsi, per adorare — e non v’è peccatore al mondo per il quale quella porta sia troppo stretta — ma non aprirete a chi viene per riscriverne le clausole.

 

L’ostiario, dice l’antica disciplina, percutit cymbalum et campanam, suona le campane: fate che le vostre campane siano quelle che chiamarono i trentamila del 1467 che si radunarono a Viterbo per implorare la fine della peste, e non quelle che tacciono per non disturbare il mondo. E ricordate l’eremita e Bartolomea: la Madonna non si lascia spostare, e neppure la Chiesa. Il vostro ufficio è il più umile e per questo il più esposto: il portinaio è il primo che il nemico incontra, e il primo che può tradire. Ma voi non tradirete.

 

A te, Claudio, consegnerò il libro: Accipe, et esto verbi Dei relator. E ti dirò di proclamare le divine letture distincte et aperte, absque omni mendacio falsitatis — chiaramente, apertamente, senza alcuna menzogna di falsità. Considera che cosa disse Giosuè della pietra: audivit omnia verba Domini — la pietra ha udito tutte le parole del Signore. Tutte: non quelle gradite, non quelle pastoralmente corrette, non quelle che l’uditorio è disposto ad accogliere. Il lettore è una pietra che ha udito tutte le parole e le restituisce tutte, intere, senza togliere e senza aggiungere.

 

Oggi si è fatto della Parola di Dio un cammino, un ideale, un discernimento: tu ne farai ciò che ne fece la Vergine, che conservabat omnia verba hæc e ne visse fino al Calvario. Con la Parola non si negozia; si proclama, e si obbedisce. Quod ore legis, corde credas, atque opere compleas. E poiché al lettore la Chiesa affida di benedicere panem et fructus novos, ricordati che il primo frutto della terra che tu benedirai è quello che pende da un albero del Campo Graziano.

 

E a voi, Silvio e Francesco, che ieri sera, ai primi Vespri, avete rivestito la cappa, dico una parola sola, perché all’inizio del cammino le parole devono essere poche. La cappa che portate non è un abito da cerimonia: è un manto, ed è il primo segno che voi vi ponete sub tuum præsidium, sotto la protezione di Colei che noi qui veneriamo. Ieri il mondo vi ha visti entrare in chiesa vestiti come tutti; oggi vi vede vestiti diversamente, e già vi giudica.

 

Bene: cominciate ad abituarvi. L’anno propedeutico non serve a imparare il latino — quello verrà — ma a imparare a essere coppi di terracotta, cioè a lasciarvi dipingere il volto di Cristo senza pretendere di scegliere il pennello. Gedeone chiese un segno, e Dio glielo diede nel vello: chiedete anche voi il vostro, con umiltà, e la Madonna ve lo darà; ma non chiedete di essere in molti. Trecento bastarono, e voi siete due.

 

Cinque servi in più sotto la quercia. Non è poco: è precisamente ciò con cui Dio ha sempre cominciato.

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V. Il patto: chi lo ha rotto?

Torniamo dunque al patto d’amore, e alla domanda che ho posto all’inizio: i contraenti l’hanno mantenuto?

 

La Madonna, certamente. Dal 1467 a oggi non vi è generazione viterbese che non abbia potuto testimoniare la Sua protezione: il cavaliere Spiriti che nel 1506, inseguito dai nemici, passò a cavallo un precipizio che nessun cavallo può passare; la giovane Barbara Moscaroli, che nel 1625 restò un’ora a galla nel pozzo profondo in cui era caduta; le mille grazie che coprono le pareti del Santuario della Quercia. La Signora della Quercia ha tenuto fede al Suo impegno con una puntualità che dovrebbe farci arrossire.

 

E noi? Non parlo di Viterbo soltanto, ma della Cristianità intera, della quale Viterbo è un frammento e uno specchio. Un patto con la Madre di Dio è un patto con Suo Figlio, e un patto con Suo Figlio ha delle clausole che non si possono riscrivere: Domino Deo nostro serviemus, et obedientes erimus præceptis ejus (Jos 24, 24). Serviremo il Signore; obbediremo ai Suoi comandamenti. Non ai comandamenti di questa o quella agenda, non alla morale riscritta dei sinodi, non alla religione universale della fratellanza senza Cristo: ai Suoi Comandamenti, tutti, e sempre.

 

Ora, dilettissimi, guardiamo con onestà a ciò che è accaduto. Il patto d’amore è stato spezzato non dal popolo, che ha continuato a salire alla Quercia, ma dai Pastori che avrebbero dovuto custodirlo in nome del popolo. Si è insegnato che i comandamenti sono un ideale, che il peccato è una fragilità, che la Verità è un cammino; si è consegnata la Città di Dio alla città dell’uomo, e si è chiamata questa resa apertura. Chi ha rotto il patto non è chi ha resistito a questo tradimento: è chi lo ha compiuto e chi, per quieto vivere, lo ha subito. E oggi chi resta fedele viene colpito con censure che non si osano applicare a chi apertamente nega la Fede.

 

Ma la pietra sotto la quercia di Sichem ha udito le parole del Signore; e il coppo sotto la quercia di Viterbo ha udito le parole di Viterbo. Testimoni entrambi: e nel giorno del giudizio parleranno.

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VI. Nisi Dominus custodierit civitatem

Da pochi anni questa Città ha voluto proclamare ufficialmente la Vergine della Quercia sua Custode. È un titolo che merita di essere preso sul serio, perché il Salmo ci ammonisce: Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam (Ps 126, 1) — se il Signore non custodisce la città, invano vigila chi la custodisce. Invano vigilano i sistemi di sicurezza, le assicurazioni, i piani sanitari, le reti digitali di sorveglianza che il potere mondiale stende sulle nostre vite in nome della nostra protezione. Invano: perché la città che si è affidata a se stessa ha già perduto ciò che voleva custodire.

 

Viterbo, nel 1467, non chiese soccorso a un’agenzia né si precipitò a farsi vaccinare: salì in ginocchio a una quercia. E la peste cessò. Vi è nella semplicità di quel gesto una sapienza politica che i nostri governanti, e purtroppo anche i nostri pastori, hanno smarrito: la salvezza pubblica si ottiene con la pubblica penitenza. Non lo dico io: lo dice la storia di questa Diocesi.

 

Una Città che ha una Custode in Cielo può permettersi di non temere gli uomini; una Città che si vergogna della sua Custode sarà preda del primo Madianita che passa.

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VII. Rinnoviamo il patto

Rinnoviamo dunque oggi il patto d’amore, ma rinnoviamolo intero, con tutte le sue clausole, e non come una cerimonia civica.

 

Rinnoviamolo come l’immagine che torna al ramo: promettendo di non lasciarci spostare, con tutte le buone ragioni del mondo, dalla Fede dei nostri padri.

 

Rinnoviamolo come Gedeone sotto la quercia di Ofra: abbattendo di notte, se occorre, gli altari di Baal che le nostre Diocesi e le nostre parrocchie hanno lasciato innalzare. Rinnoviamolo chiedendo il segno del vello, cioè la Vergine; accettando di essere trecento.

 

Rinnoviamolo come San Pio V: con il Rosario in mano, la Messa di sempre all’altare, e senza alcuna vergogna di sapere chi è il nemico e Chi è l’Auxilium Christianorum.

 

Rinnoviamolo come i dieci servi di Gedeone: voi, Mauro e Antonio, alla soglia con le chiavi; tu, Claudio, con il libro che ha udito tutte le parole; voi, Silvio e Francesco, sotto il manto della cappa; e ciascuno di noi, nel posto che la Provvidenza gli ha assegnato, senza chiedere un posto migliore.

 

E rinnoviamolo, infine, come i trentamila del 1467: in ginocchio. Perché il patto non lo scriviamo noi; lo scrive la Vergine Madre nel Suo Cuore Immacolato, che ha promesso di trionfare, e che trionferà anche su questa peste, come sull’altra, quando i figli di questa Città e di questa Chiesa avranno di nuovo imparato la strada del Campo Graziano.

 

Quasi terebinthus extendi ramos meos, et rami mei honoris et gratiæ. Sotto quei rami vi sia rifugio; sotto quei rami vi sia il testimone del vostro voto; sotto quei rami, dilettissimi, vi trovi sempre la Madonna della Quercia, Custode di Viterbo e Regina del Santissimo Rosario. E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

Viterbo, 13 Settembre MMXXVI
Beatæ Mariæ Virginis a Quercu, Diœcesis Viterbii Patronæ, et Viterbii Custodis

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Immagine: Filippo Caparozzi (circa 1588-1644), Madonna e Santi, particolare, Santa Maria della Quercia, Viterbo.

Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

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Spirito

Cristo è anche Re delle nazioni

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Questa tredicesima parte ci ricorda che la regalità di Gesù Cristo si esercita non solo sugli individui, ma anche sulle famiglie, sulle istituzioni, sui popoli e sulle nazioni. Riafferma, in contrapposizione al secolarismo moderno, che le società stesse devono riconoscere Dio, conformare le proprie leggi al suo ordine e promuovere il regno sociale di Cristo.  

XII. La regalità sociale di Cristo e la civiltà cristiana

96. Professo che la Santissima Trinità può e deve essere riconosciuta e adorata non solo da ogni singolo individuo, ma anche dalle famiglie, dalle istituzioni e dalla società civile. Nessuna autorità umana è indipendente da Dio, poiché ogni autorità proviene da Lui e deve essere esercitata secondo la legge eterna.   97. Professo che le società civili, al pari degli individui, hanno il dovere di riconoscere e onorare l’unico vero Dio, Gesù Cristo, il Verbo incarnato, la seconda Persona della Santissima Trinità, e di rendergli l’adorazione dovuta, nella vera religione da Lui rivelata e istituita.   98. Professo che le autorità che governano queste società debbano garantire il bene comune conformandosi alla duplice legge divina, sia naturale che rivelata. L’esercizio della libertà non consiste nel dare libero sfogo a tutti i capricci della concupiscenza, ma nello scegliere il modo migliore di utilizzare i beni di questo mondo in vista della salvezza eterna.

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99. Rifiuto pertanto il secolarismo moderno, che pretende di costituire la società come se Dio non esistesse. Il rifiuto pubblico di riconoscere Dio come Signore sovrano non è neutralità, ma un’ingiustizia sociale nei confronti del Creatore e una profonda causa di disordine tra le nazioni. Infatti, una società che nega a Dio l’onore che gli è dovuto distrugge progressivamente le fondamenta della propria giustizia: recide la legge umana dalla sua fonte eterna e abbandona le nazioni ai capricci volubili dell’umanità decaduta.   100. Professo che Nostro Signore Gesù Cristo, poiché è il Verbo incarnato e poiché ha redento l’umanità con il Suo Sangue, è Re non solo degli individui, ma anche delle famiglie, delle istituzioni, dei popoli e delle nazioni. Ogni potere gli è stato dato in cielo e in terra: il Suo regno non si limita al santuario interiore della coscienza o alla sfera privata; deve estendersi alla sfera esterna, alle leggi, alla morale, all’educazione, alla cultura e alla vita pubblica. Il Suo Regno è eterno e universale: un regno di verità e di vita, un regno di santità e di grazia, un regno di giustizia, di amore e di pace.   101. Professo che la società civile, pur perfetta nel suo ordine, non possiede tutti i mezzi necessari per condurre l’uomo alla sua vera perfezione, che rimane inaccessibile alla natura umana decaduta senza l’aiuto della grazia salvifica ed elevatrice.   102. Per questo motivo affermo che coloro che governano la società devono sottomettersi alla salutare influenza della Chiesa, che illumina le menti attraverso il suo Magistero, guarisce e rafforza le volontà attraverso la grazia dei sacramenti e guida l’umanità verso il suo vero destino soprannaturale, di cui è custode. Il bene della società richiede, di conseguenza, che i capi di Stato riconoscano il loro diritto e il loro dovere di promuovere e proteggere la Santa Chiesa e di opporsi, attraverso le leggi del loro governo, a tutto ciò che ne ostacoli la necessaria influenza, che è quella dell’unica vera religione.   103. Rifiuto pertanto il liberalismo politico e religioso: non solo quello che rivendica per l’errore gli stessi diritti della verità e per i falsi culti lo stesso riconoscimento ufficiale e pubblico di quelli veri; ma anche quello che, in nome della dignità umana e di una falsa libertà religiosa, attribuisce a tutti il ​​diritto di agire pubblicamente secondo coscienza senza esserne impediti dall’autorità civile, anche quando tale coscienza è errata e si oppone al bene comune o alla vera religione.   104. Ammetto che in certi casi l’errore possa essere tollerato per evitare mali maggiori o per preservare il bene superiore della pace civile, ma affermo che esso non possiede di per sé un diritto morale a essere difeso o incoraggiato sulla stessa base della verità, né tantomeno a essere ostacolato in nome di una falsa libertà di coscienza.   105. Sostengo inoltre che, sebbene l’umanità possieda una dignità ontologica che la eleva al di sopra degli esseri materiali, la dignità umana che deve essere rispettata non è indifferente alla verità e alla falsità che le persone professano, né al bene e al male che commettono: chiunque professi la falsità o commetta il male perde la propria dignità morale. Pertanto, quando un’autorità legittima, al fine di difendere il bene comune da gravi disordini, punisce i crimini secondo le esigenze della giustizia con pene proporzionate, non viola in alcun modo la dignità umana.   106. Rifiuto altresì questa forma moderna di personalismo che vorrebbe assegnare alla Chiesa la missione di salvaguardare la dignità della persona umana e di instaurare una fratellanza universale sul fondamento di questa dignità, presumibilmente comune a tutta l’umanità, senza però distinguere, da un lato, la vera dignità del cristiano che rinuncia al peccato per vivere secondo la morale evangelica nella Chiesa cattolica, e dall’altro la falsa dignità di coloro che, sviati dall’errore e dal vizio, rifiutano la via della salvezza.   107. Condanno la conseguente falsificazione, che tende a rendere la Chiesa, se non serva, quantomeno collaboratrice del mondo nella realizzazione del suo stesso ideale: quello di una pace puramente terrena e temporale, fondata su un miglioramento naturalistico dell’umanità, senza alcuna prospettiva soprannaturale. Questo ideale favorisce l’indipendenza dell’uomo da Dio, dalla sua legge, dalla verità e dalla bontà; implica il disprezzo per la regalità sociale di Cristo e della cristianità; e conduce in ultima analisi all’ateismo e alla sostituzione dell’uomo a Dio.

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108. Respingo inoltre il pregiudizio moderno che dipinge la civiltà cristiana come oppressiva, oscurantista o nemica della dignità umana. Lungi dal distruggere ciò che di buono c’è nelle diverse culture, l’ordine cristiano lo accoglie e lo purifica. Così, sulla base della dottrina rivelata e attraverso l’influenza della teologia cattolica, in particolare di quella di San Tommaso d’Aquino, Dottore Comune della Chiesa, si è instaurata, sotto la guida del Magistero, una cultura cristiana veramente universale, che ha integrato i migliori elementi delle culture greca e latina. Autentico frutto del Vangelo, ha contribuito a educare i popoli e ad aiutarli a crescere nella fede e nelle virtù cristiane. Anche se non è mai stata perfetta, poiché l’umanità rimane per sempre peccatrice, questa civiltà ha rappresentato nondimeno la più alta realizzazione dell’ordine sociale cristiano nella storia.   109. Al contrario, il rifiuto moderno della regalità sociale di Cristo ha portato a un declino della civiltà, attraverso la secolarizzazione delle istituzioni, lo scioglimento del matrimonio, l’erosione dell’autorità, un’educazione atea, la tirannia delle passioni e la graduale scomparsa dello spirito di sacrificio nelle nazioni un tempo cattoliche. Contro questa pubblica apostasia, professiamo che tutto deve essere ricondotto a Cristo, che è l’unico Santo e, attraverso il suo Corpo Mistico, l’unico santificatore di anime e popoli.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Spirito

Mons. Schneider: la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica»

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In un’intervista pubblicata giovedì sul sito AdVaticanum, dedicata al titolo di Corredentrice della Madonna, alla soppressione della Messa tradizionale in latino e al dialogo interreligioso, il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha illustrato il proprio giudizio sul significato di «sinodalità».

 

Schneider ha sostenuto che il senso di «sinodalità» sia stato lasciato volutamente indefinito e ambiguo, così che ciascuno possa interpretarlo secondo i propri fini.

 

In questo concetto di sinodalità sarebbe implicito un «piano concreto per adattare gradualmente la dottrina e la struttura della Chiesa cattolica alle chiese protestanti e persino allo spirito di questo mondo in materia di sessualità e moralità», ha aggiunto il prelato.

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La sinodalità, in sostanza, «adatta la Chiesa cattolica a questo mondo» e sostituisce la costituzione divina della Chiesa con «strutture e metodi democratici di stampo protestante, inventati dall’uomo», ha affermato il vescovo. «Questo è un metodo molto pericoloso, che deve essere fermato».

 

Sua Eccellenza ha descritto la sinodalità come il punto più alto del «modernismo», perché incarna il «relativismo completo», in particolare il relativismo morale.

 

«Si tratta perlopiù di ecclesiastici che hanno perso la fede, o che non sono più interessati a evangelizzare e convertire le persone per farne veri discepoli di Cristo e membri del Corpo Mistico di Cristo», ha dichiarato monsignor Schneider. Ciò che è «vietato» nel processo sinodale è «la Messa tradizionale in latino» e l’affermazione del «costante insegnamento della Chiesa riguardo alla struttura della Chiesa», ha aggiunto.

 

In precedenza, nel corso dell’intervista, il vescovo ha riproposto l’idea che il Vaticano emani una costituzione apostolica – di portata ancora maggiore rispetto a un motu proprio – per sancire il diritto della Messa tradizionale in latino a essere celebrata liberamente, in un ripudio della Traditionis Custodes.

 

Monsinor Schneider ritiene che un documento del genere dovrebbe prevedere la «coesistenza» della Messa della Tradizione e del Novus Ordo per realizzare una «Pax Liturgica Leonina».

 

Il vescovo ha poi offerto ulteriori precisazioni sulla fede alla luce di dichiarazioni e prassi problematiche da parte di prelati vaticani.

 

In primo luogo ha affermato che i fedeli possono usare il titolo di «Corredentrice» per descrivere la Beata Vergine Maria, nonostante l’attuale Dicastero per la Dottrina della Fede sostenga che tale termine sia «sempre inappropriato».

 

«I fedeli possono ancora usarla, perché esistono messali approvati dai papi, anche con un formulario di Messa, con il titolo di Mediatrice di tutte le Grazie. Pertanto, dovrebbero dire: «Questa Messa deve essere eliminata da tutti i messali», il che sarebbe assurdo», ha osservato Schneider. Ha inoltre sottolineato che questi titoli erano usati dai Dottori della Chiesa.

 

Il vescovo ha criticato anche gli incontri di dialogo interreligioso, spesso tenuti negli ultimi decenni in un contesto religioso o politico. Il loro problema principale, ha detto, è che relativizzano la Chiesa di Cristo e la trattano come se fosse «uguale» alle altre religioni.

 

Il vescovo Schneider ha invece proposto «un incontro e un dialogo interreligioso nella vita quotidiana», come quello praticato in Kazakistan, dove cattolici, ortodossi e musulmani si incontrano, si congratulano a vicenda per le rispettive festività e pregano gli uni per gli altri.

 

«E questo ci mantiene più uniti in armonia e pace rispetto a queste enormi conferenze in cui si incontrano solo i leader e i politici le usano» per i propri fini «relativizzando il nostro Signore Gesù Cristo». «Dovremmo dire subito alla gente, ai cattolici: per favore, amate il vostro prossimo, amate anche gli altri, andate loro incontro, aiutateli nella vita di tutti i giorni. E questo contribuirà maggiormente alla pace e all’armonia interreligiosa».

 

Interrogato su come fosse possibile che la Conferenza Episcopale Cattolica del Kazakistan avesse «reso obbligatoria la Comunione in ginocchio e sulla lingua, vietando la Comunione sulla mano», e continuasse a escludere i ministri straordinari e le ministranti, monsignor Schneider ha ricondotto la questione alla storia del Paese, sostenendo che la sua nazione era stata forgiata dal fuoco sotto il regime bolscevico, quando i cattolici erano costretti a praticare la loro fede «in clandestinità».

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Riferendosi agli attuali vescovi del Paese, li ha definiti «gli eredi dei martiri e dei confessori del Kazakistan. E nutrivano una venerazione così profonda per la Santa Eucaristia, una venerazione così profonda. Non potevano immaginare di ricevere il Signore stando in piedi», ha affermato Schneider, che ha ricordato di aver vissuto da bambino il periodo delle persecuzioni religiose.

 

Si è rammaricato del fatto che Papa Paolo VI, nonostante gli «avverti dei vescovi», avesse «aperto il diluvio» permettendo la Comunione sulla mano.

 

«Ritengo che la Comunione sulla mano abbia causato irriverenza e sacrilegi nella Chiesa e continui a causarli. È una delle ferite più profonde nel corpo della Chiesa e deve essere sanata, naturalmente, lentamente», ha affermato il prelato, autore di un libro sull’argomento intitolato Dominus Est («È il Signore»).

 

Tuttavia «la prima cosa da fare per ristabilire la salute del corpo della Chiesa è fermare la Comunione sulla mano. E questo deve essere fatto di nuovo dal Papa. La Santa Sede ha aperto il diluvio, e la Santa Sede deve richiuderlo. E naturalmente, con passi graduali, ma bisogna farlo»

 

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