Essere genitori
Genitori arrestati per essersi lamentati della scuola dei loro figli in un gruppo WhatsApp
I genitori di una bambina britannica di nove anni sono stati arrestati dalla polizia, che si è recata a casa loro dopo che si erano lamentati della scuola della figlia in una chat di gruppo WhatsApp. È accaduto a Borehamwood, in Inghilterra.
Il Times riporta che la polizia ha arrestato Maxie Allen e Rosalind Levin davanti alla figlia con l’accusa di comunicazioni malevole, molestie e disturbo della quiete pubblica all’interno della proprietà della scuola.
La coppia è stata messa in prigione per i commenti fatti sulla scuola elementare cittadina. Secondo quanto riportato, che i genitori avevano contestato il processo di assunzione di un nuovo preside da parte della scuola, con i dirigenti scolastici che erano intervenuti e avevano emesso loro un avvertimento per aver causato «disarmonia».
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Successivamente la scuola ha vietato completamente l’accesso ai genitori e gli è stato detto che potevano comunicare solo tramite e-mail. I genitori sarebbero stati quindi accusati dalla scuola di aver fatto commenti «denigratori» sull’istituto e di aver «gettato insinuazioni» in un gruppo di genitori su WhatsApp, spingendo la scuola a contattare la polizia.
La polizia ha quindi ordinato ai genitori di portare via i figli da scuola, cosa che hanno fatto, ma una settimana più tardi sono stati comunque arrestati davanti alla porta di casa e tenuti in prigione per 11 ore.
EXCLUSIVE from @Fhamiltontimes
Police sent six uniformed officers to arrest two parents who complained about their school on a WhatsApp group
Maxie Allen and Rosalind Levine were put in a cell for eight hours by Hertfordshire police after sending emails to their primary school… pic.twitter.com/63AfWxRAgO
— Steven Swinford (@Steven_Swinford) March 28, 2025
I genitori hanno accusato la scuola di aver utilizzato tattiche aggressive per «mettere a tacere i genitori imbarazzanti» e hanno accusato la polizia di aver «eccessivo potere» a seguito dell’arresto.
«Non abbiamo mai usato un linguaggio offensivo o minaccioso, nemmeno in privato, e abbiamo sempre seguito il giusto processo», ha affermato Allen, che lavora per Times Radio. «Tuttavia non ci è mai stato detto quali fossero queste comunicazioni presumibilmente criminali, il che è completamente kafkiano».
La signora Levin ha affermato che il suo primo pensiero quando la polizia si è avvicinata alla sua porta è stato che sua figlia fosse morta, affermando che «non riusciva a pensare a nessun altro motivo per cui sei poliziotti sarebbero dovuti essere alla mia porta».
Dopo l’arresto, la polizia ha deciso di non intraprendere ulteriori azioni, con un portavoce che ha commentato: «gli arresti erano necessari per indagare a fondo sulle accuse, come di routine in questo tipo di questioni. Dopo ulteriori indagini, gli ufficiali hanno ritenuto che non si dovessero intraprendere ulteriori azioni a causa di prove insufficienti».
Un portavoce della scuola elementare ha dichiarato al Times: «abbiamo chiesto consiglio alla polizia in seguito a un elevato volume di corrispondenza diretta e post pubblici sui social media da parte di due genitori, poiché la situazione stava diventando sconvolgente per il personale, i genitori e i governatori».
La libertà di parola in Gran Bretagna è praticamente finita, come giustamente ha notato il vicepresidente USA JD Vance che lo ha ricordato nello Studio Ovale al premier britannico Keir Starmer. Come riportato da Renovatio 21, sono migliaia i casi di cittadini finiti in carcere per essersi espressi sui social media.
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La repressione contro i genitori di studenti di elementari, medie e superiori non è una novità.
Il trend era più che evidente quando quattro anni fa, all’inizio del mandato Biden, l’amministrazione americana, definì come «terroristi domestici» – quindi passibili di investigazioni e repressioni da parte di enti come l’FBI – i genitori che protestavano nelle scuole per l’insegnamento della dottrina gender (con spinta verso il transessualismo minorile), della filosofia razzista detta Critical Race Theory, o contrari all’uso di mascherine e agli obblighi vaccinali.
Così si apprese che una gola profonda dell’FBI aveva dichiarato che «la divisione antiterrorismo dell’FBI sta compilando e classificando le valutazioni delle minacce relative ai genitori, incluso un documento che indirizza il personale dell’FBI a utilizzare un “tag di minaccia” specifico per tenere traccia di potenziali indagini».
Come riportato da Renovatio 21, Biden si spinse a dichiarare più tardi che «quando sono in classe i figli sono degli insegnanti». La sovranità famigliare è finita, e da ben prima, abbiamo sempre sostenuto, della sovranità biologica.
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Immagine screenshot da Twitter
Essere genitori
Botte da orbi tra adulti alla partita dei «pulcini». Drammatico quanto naturale?
Two coaches were suspended indefinitely after getting into an altercation during a youth football game in Pittsburgh, Pennsylvania, on Saturday. pic.twitter.com/GIqQRt9HXh
— CBS News (@CBSNews) September 1, 2026
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Essere genitori
Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo
Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.
La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.
Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.
Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».
‼️🇦🇹 Sexually abused 12y.o. girl jumps out of a window to escape “Pedagogical Managing Director” at a private youth welfare organization in Vienna — Kronen Zeitung
The girl had developed an acute, paralyzing phobia of men before being scheduled for transfer into the care of the… pic.twitter.com/jkzDkrJwAt
— Lord Bebo (@MyLordBebo) July 26, 2026
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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.
«Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.
L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.
La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.
«Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.
Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.
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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.
Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.
Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.
Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.
In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.
All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.
All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.
Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
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